Gabriela Sabatini: "Ero molto timida ma il tennis ha formato la mia personalità"

Interviste

Gabriela Sabatini: “Ero molto timida ma il tennis ha formato la mia personalità”

Intervistata da ‘La Nación’ a pochi giorni dal suo cinquantesimo compleanno, Gabriela si racconta a 360°. Lo splendido rapporto con Roma, le passioni per fotografia e l’aiuto della terapia. I ricordi di una carriera

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Gabriela Sabatini - ITF World Champions Dinner 2019 (photo ITF/Paul Zimmer)

In questo articolo vi proponiamo la traduzione completa dell’intervista di Sebastián Torok a Gabriela Sabatini comparsa sulle pagine de ‘La Nación’


Non porta più i codini come quando cominciò a palleggiare a Núñez,  impugnando come poteva una racchetta Condor fatta d’acciaio, troppo pesante per una bimba che non aveva ancora compiuto sette anni. Non ha nemmeno l’innocenza che sfoggiava nel giugno del 1984, quando fece innamorare tutto il Bois de Boulogne, conquistò il Roland Garros junior e si mordeva le labbra, timida, durante la premiazione.

Però conserva la stessa essenza, la stessa freschezza e lo stesso calore. Questo sabato Gabriela Sabatini compirà 50 anni. Niente le fa perdere la simpatia. È stata una grande sportiva in un’epoca d’oro. Contemporanea di vere leggende, in carne e ossa, che sembravano uscite da un film di fantascienza. Sensibile e senza malizia, brillò in un circuito caricato di aspettative, che nascondeva anche parti di egoismo e arroganza. Sul campo da tennis, mentre riusciva a “giocare”, nel senso più romantico della parola, Gaby si trasformava e lasciava scorrere la sua poesia

 

Gelosa della sua intimità e della riservatezza della sua famiglia, Sabatini si è mantenuta sempre lontana dai conflitti. È stata una grande attrazione pubblicitaria […]: seduceva per la sua bellezza, ma anche per il suo modo di essere, per la sua naturalezza. 

Lo ha scritto anche Monica Seles nella propria biografia, From Fear to Victory (Dalla paura alla vittoria), facendo menzione all’atteggiamento della tennista argentina dopo che il tedesco Günter Parche l’aveva accoltellata ad Amburgo. Le migliori tenniste della WTA decisero di non congelare la classifica della jugoslava, poi naturalizzata statunitense, che era numero 1. Le rivale le voltarono le spalle con il voto, tranne una che si astenne. 

Gaby fu l’unica giocatrice che mi sostenne dopo l’accoltellamento. Ha pensato come una persona, non con la testa alla classificia, non ha pensato agli sponsor o agli affari. È una persona diversa dal resto delle giocatrici che erano nel tour”, ha spiegato Seles. Bisogna andare a cercare anche lì per capire perché Gabriela è tanto amata. 

Vincitrice di 37 titoli e numero 3 del mondo nel 1989. Però insofferente alla fama e all’esposizione mediatica. Nel 2013, in una chiacchierata con La Nación, confessò: “Quando ero piccola e pensavo che vincendo un torneo dovevo parlare, molte volte perdevo in semifinale per non farlo“. Da quando si è ritirata, nel 1996, a soli 26 anni, non ha smesso di collaborare, in silenzio, senza vantarsi. Lo ha fatto con molte tenniste giovani; la fa come ambasciatrice di una fondazione che lotta contro il cancro al seno. Lo fa perché ci crede. E si lascia coinvolgere. Vive così da quando si è liberata del tennis professionistico prima che potesse cominciare a odiarlo. 

Oggi concilia i suoi doveri da donna d’affari con una vita sana: pratica sport ogni giorno (adora la bicicletta) e mangia con attenzione (molta frutta e verdura). Si permette qualche sgarro, ovviamente: gelato, pasta, cioccolata calda o cappuccino, a seconda della stagione. A Zurigo, una delle tre città in cui vive durante l’anno (insieme a Buenos Aires e Miami) ha seguito corsi per imparare qualcosa di più sull’origine e la preparazione del caffè. Giura che potrebbe rimanere per ore seduta in un caffè.

Attualmente è a Miami, anche se si sarebbe dovuta trovare in Svizzera per preparare i festeggiamenti per il suo compleanno. Lo stava progettando con amici e familiari, ma il coronavirus l’ha sorpresa in Florida. 

Sono qui, cercando di far passare queste giornate così strane che stiamo vivendo, difficili da gestire, perché – racconta alla Nación – ti passano tante cose per la testa. Non mi posso lamentare di niente, mi trovo in un luogo molto comodo, Miami, dove si può uscire, si può fare sport all’aperto, che è una cosa buona. Sono qui, aspettando di poter rientrare in Svizzera prima o poi. L’umore? Bisogna far rallentare un po’ il cervello, perché l’essere umano è abituato a programmare, a pensare nel futuro, a fare piani. Nel mio caso è lo stesso: mi muovo in continuazione, per cui la mente comincia a pensare a tutte queste cose e tutto diventa difficile, soprattutto di sera a volte fatico un po’ a dormire, come penso che succeda a tutti. Penso alla gente che sta attraversando davvero un brutto periodo per la situazione economica… sono pensieri che fanno capolino e come fai a fermarli e non pensare? È molto difficile”.


Il tennis ti ha dato tanto, ti ha insegnato tanto, ma forse ti ha procurato anche qualche dispiacere. Ogni tanto pensi che avresti preferito un’altra vita? Evitare le luci della ribalta, avere più libertà?

No, il tennis mi ha dato molto di più di quello che mi può aver tolto. Sono una persona fortunata. Ho potuto viaggiare, conoscere il mondo, avere amici ovunque. Tutto questo forse non lo avrei avuto. Questa esperienza mi ha fatto crescere e mi ha aiutato a maturare. Ero una persona timida e introversa: negli anni della scuola media ero molto chiusa e condizionata dalla timidezza. Il tennis, dovermi esprimere mi ha aiutata moltissimo nella mia personalità. Ovviamente ho sempre preferito difendere la mia sfera privata, perché sono fatta così e così mi sento più a mio agio; ma il tennis è meraviglioso: il contatto con la gente mi fa stare bene. E adesso me lo godo ancora di più.

Nel documentario The Last Dance, Michael Jordan dice: “Molti vogliono essere Jordan un per un giorno o per una settimana, ma forse dovrebbero esserlo per un anno. Poi vediamo se lo desiderano ancora”. Ti ritrovi in questa frase, per quanto riguarda la fama e la pressione che hai subito? 

Non l’ho visto ancora, ma lo vedrò, perché è stato una delle leggende più grandi dello sport. Non credo al suo livello, ovviamente, ma anch’io ho sentito quella pressione, quelle aspettative con cui ho dovuto fare i conti. Forse è la parte più difficile, perché una ragazza non è abituata ad avere una vita così sotto i riflettori. Sì, credo che sia stato l’aspetto più duro: gestire questa situazione, separare le cose, perché qui e là sentivo giudizi che non mi facevano stare bene, che mi facevano soffrire, per cui ho dovuto separare i piani e concentrarmi quasi esclusivamente nel gioco, nel tennis, nei miei obbiettivi. E questo mi ha aiutato. Però non so se sarebbe così bello stare nei passi di Jordan per qualche giorno… Bisogna saperlo gestire, dev’essere una fatica incredibile a quei livelli.

Una volta hai detto che “la fama e la sovraesposizione hanno avuto qualcosa a che fare” con il fatto di non raggiungere il n.1. A volte le aspettative erano soffocanti?

Sì, soprattutto all’inizio, perché parliamo di quando avevo 16, 17 anni e cominciava la storia della fama, dei giornali che parlavano di me e a volte fa male quando si scrivono cose che non si conoscono davvero. È lì che bisogna separare i piani e imparare come funziona, non uscire dal proprio terreno, seguire gli obbiettivi e la professione. Questo mi ha permesso sempre di restare concentrata. Devi trovare un equilibrio: isolare la tua parte più privata, senza smettere di essere te stessa, e senza che questo incida su tutto il resto.

A pagina due, il suo rapporto con l’Italia… e i consigli alla Gabriela tennista

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Montecarlo, Fognini: “Devo mantenere questo atteggiamento. Il tennis è lì, mi aspetta”

Dopo la vittoria agli ottavi contro Krajinovic, Fognini parla in conferenza stampa. “Quando spingo, l’errore si può fare. Se ho questo atteggiamento le partite posso anche perderle”. Ma intanto vince e convince

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Quando vince, Fabio Fognini è un altro giocatore anche in conferenza stampa. Non stupisce dunque la sua serenità dopo la vittoria ai danni di Filip Krajinovic, agli ottavi del torneo del Principato. Di sicuro contribuisce anche l’ambiente di Montecarlo, che il ligure descrive come ‘un torneo di casa, speciale, che sin da bambino guardavo in televisione‘. Qui ha giocato i quarti di finale già due volte, nel 2013 e nel 2019, e nella seconda occasione ricordiamo tutti come è andata a finire.Ho avuto il culo, cioè la bravura di vincerlo una volta scherza Fabio. “Sono contento di essere di nuovo ai quarti. Questa settimana sta andando bene. Se sto così, il tennis risponde; devo solo cercare di rimanere con questo atteggiamento, che è sempre la cosa più difficile per me senza ombra di dubbio. Il tennis, per fortuna, è lì. Mi aspetta“.

Giocare a tennis mi diverte ancora, soprattutto – sono sincero – se gioco così” continua Fognini, che tra poco più di un mese compirà 34 anni. “Ovviamente sono molto più contento se vinco, ma a prescindere dai pochi soldi che ci sono adesso rispetto a prima, come tutti i lavori, anche il mio quando va bene si è più contenti. Sto toccando bene la palla e ho ripreso un paio di partite che potevano diventate complicate. Di solito sono un mago a far resuscitare gli avversari, o addirittura a lanciarli nel torneo. È la cosa che mi è costata di più durante la mia carriera, l’attenzione; in fondo non vedo perché puntarci il dito sopra oggi” risponde a chi gli fa notare che anche oggi la partita ha rischiato di complicarsi nel secondo set. “Ho giocato un brutto game, quando mi sono incavolato e ho detto qualche parolaccia (c’è stata anche una bestemmia piuttosto udibile, ndr), poi ho perso un altro game sfortunato con un paio di errori banali“.

Fognini ricostruisce il suo percorso di avvicinamento al torneo, che non è stato così sereno. Dopo il buon Australian Open finito agli ottavi contro Nadal, dall’altra parte del mondo ha raccolto solo una vittoria tra Miami e Acapulco. “Ho avuto questa brutta trasferta in America, non per colpe mie – sono stato male. E poi forse non avrei dovuto giocare la scorsa settimana (a Marbella, è stato sconfitto nettamente da Munar, ndr). Se devo essere sincero ero in disaccordo col mio team, però ormai è andata, è stata una brutta parentesi. Sono venuto qui con tanta voglia, tutti i bei momenti vissuti qui mentalmente aiutano. Non avevo un obiettivo, se non quello di cambiare atteggiamento in allenamento. E l’atteggiamento ora è quello giusto“. Non soltanto a livello di attenzione, ma anche per quanto riguarda la strategia da adottare in campo. “Quando spingo, l’errore si può fare. Io devo muovere la palla su tutte le superfici, soprattutto qui sulla terra dove ho ottenuto risultati migliori; non devo abbassare la guardia. Quando il risultato arriva sono più contento, ma se ho questo atteggiamento le partite posso anche perderle. Cioè, sono scontento se le perdo, ma è questa la direzione giusta per cercare di fare di nuovo qualcosa di importante in un grande torneo“.

 

La sensazione, insomma, è che Fabio creda di poter arrivare in fondo anche quest’anno. O quantomeno di presentarsi al cospetto di Nadal, che verosimilmente lo attenderebbe in semifinale. Lo stesso turno della sfida del 2019, dominata da Fognini, che lanciò il tennista italiano verso la finale contro Lajovic e la successiva conquista del Principato. Prima però c’è da superare un altro ostacolo, che avrà le sembianze di Casper Ruud. Il norvegese lo ha sconfitto due volte su due, a inizio (ATP Cup) e fine (Amburgo) 2020, una stagione in cui Fognini non è quasi mai riuscito a esprimere il suo miglior tennis. Fabio scenderà nuovamente in campo per i quarti di finale venerdì attorno alle 15 italiane, come terzo incontro sul Court Rainier III. Tra i cancelli del Principato, l’italiano su cui fare affidamento rimane sempre lui.

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Gilles Simon: “Abbiamo i nervi a fior di pelle. Solo i giocatori fanno sacrifici”

Gilles Simon, rientrato dalla sua pausa, ha criticato le bolle e la riduzione del prize money. “Bisognerebbe bloccare la classifica. L’ATP rappresenta più i tornei che noi”

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Gilles Simon - Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Quando il nome di Gilles Simon è comparso fra quelli degli iscritti al torneo di Cagliari, molti addetti ai lavori sono rimasti sorpresi. Qualche settimana fa, infatti, l’ex-N.6 ATP aveva annunciato di volersi prendere una pausa perché non si sentiva in grado di reggere le condizioni delle bolle, cosa che si era infine tradotta in un brutto sfogo durante il match di primo turno a Montpellier contro Dennis Novak.

Dopo la vittoria al primo turno del torneo sardo contro Stefano Travaglia, Gillou si è dilungato in un’intervista con L’Equipe, spiegando il suo punto di vista su molti aspetti, a cominciare dal momento in cui il nervosismo si è manifestato: “Ci sono tante regole al momento, alcune che hanno senso, altre molto meno. A Montpellier il giudice di sedia mi ha dato un warning per aver tirato una palla in tribuna e gli ho detto, ‘Stai zitto!’. Mi sono reso conto di essere andato troppo oltre. Si sono visti altri giocatori che hanno avuto degli sfoghi, da Pospisil a Miami a Dzumhur ad Acapulco“.

Anche a Montecarlo si è già avuta una buona dose di intemperanze, ancora una volta a firma Benoit Paire, che dopo la sconfitta al primo turno contro Jordan Thompson ha definito l’atmosfera monegasca simile a quella di un cimitero e ribadito ancora una volta che sta continuando a giocare solo per il montepremi.

 

BOLLE E MONTEPREMI

Interrogato sul perché stiano affiorando tensioni di questo tipo, Simon ha commentato: “Ci sono tante cose che possono far saltare i nervi; è importante riuscire a distanziarsene, ed è quello che ho fatto da quando sono tornato a casa, per evitare di sprecare energie stupidamente cercando di negoziare delle cose che al momento non sono negoziabili“.

La crisi ha rivelato un sistema in cui solo ai giocatori è richiesto di fare sforzi

In generale, la sensazione del francese è che gli atleti siano gli unici all’interno del mondo del tennis a cui stia venendo imposto di adeguarsi al momento storico: “Tutti abbiamo i nervi a fior di pelle, ma alla fine solo i giocatori viaggiano, e la bolla serve più a proteggere i tornei che i giocatori. La crisi ha rivelato un sistema in cui solo ai giocatori è richiesto di fare sforzi, visto che siamo noi a dover sopportare condizioni di gioco più complicate e prize money ridotti, peraltro con la pressione della classifica, visto che se decidi di non giocare per via delle condizioni attuali finisci per perdere posizioni. Si è costretti a giocare in perdita, e non è facile con le bolle“. Se da un lato il suo pensiero è condivisibile, va forse riconosciuta un po’ di ingenerosità in riferimento alle classifiche, visto che le misure messe in atto fino a questo momento hanno aiutato non poco giocatori di classifica medio-alta ed età avanzata come lui (basti pensare che almeno la metà del suo punteggio più alto, i 300 punti ottenuti al Queen’s nel giugno del 2019, gli rimarrà per un altro anno).

E proprio le misure anti-Covid implementate dai tornei sembrano essere la maggiore fonte di rabbia: “A Montpellier mi sono un po’ intristito a vedere le mogli dei giocatori che cercavano di far fare una passeggiata ai figli davanti all’ingresso dell’albergo, mentre il resto della popolazione aveva il coprifuoco alle 18. Perché noi no? La situazione è così dallo US Open dello scorso anno [torneo in cui non lesinò critiche ad Andrea Gaudenzi, ndr]. I giovani gestiscono meglio le bolle, perché non hanno ancora una famiglia“. Sul tema, Gillou non usa mezzi termini: “Sono contro le bolle, soprattutto per i tornei indoor. Per questo che ho deciso di giocare dove c’è bel tempo: ora sono venuto qui in Sardegna e poi andrò a Barcellona e all’Estoril. Mi adatterò, e ho smesso di dire ‘non fate le bolle’, nonostante sappia che non c’è differenza in termini di casi fra il circuito maggiore e quello dei Challenger, anche se in questi ultimi le bolle non ci sono. O ti batti o ti adatti“.

E se da un lato i giocatori sono meno liberi, dall’altro stanno anche guadagnando di meno, visto il crollo del prize money (che per la verità ha colpito soprattutto i giocatori più forti): “Anche con il montepremi bisogna cercare un equilibrio. Ognuno ha un’opinione diversa: per me, bisognerebbe bloccare le classifica, così da far viaggiare solo chi vuole farlo – niente più classifiche, niente più pressione, e così chi non è d’accordo con questo prize money non dovrebbe più viaggiare. Ma se l’ATP facesse così, potrebbe anche darsi che nessuno giocherebbe più. Ora siamo obbligati a giocare e a perdere soldi. Tutto è complicato, è complicato andare a Miami. Ci prendiamo dei rischi, visto che potremmo rimanere bloccati in un luogo per 14 giorni per aver contratto il virus, per di più rimettendoci dei soldi se abbiamo perso presto. Si sarebbe dovuto agire in modo diverso dall’inizio della crisi, senza aggrapparsi al calendario, ma ormai è così e non c’è modo di cambiare le cose. Si proverà a resistere come si potrà, si aspetteranno i vaccini“.

LO SCONTRO POLITICO

Le sue parole non faranno di sicuro piacere all’ATP, perché Simon fa parte del Player Council (è stato eletto a fine dicembre insieme a Pablo Andujar e Marcus Daniell), e le sue parole disilluse sembrano paventare un forte contrasto interno: “Sono tornato nel consiglio ATP perché non mi piaceva la situazione alla fine dell’anno scorso e volevo esserci per discutere. Mi sono stancato anche di quello, però, mi sono stancato di dire a delle persone che quello che fanno non ha alcun senso e vedere che lo fanno lo stesso”.

Ho sempre detto che l’ATP rappresenta più i tornei che i giocatori, e lo ripeto oggi

Ha poi proseguito: “Ho preso le distanze, sono rassegnato al fatto che non cambierà niente e che le decisioni saranno prese sempre allo stesso modo. Cerco solo di dare la mia opinione su come migliorare le condizioni per i giocatori il più possibile”. Come se non bastasse, verso la fine dell’intervista è arrivata anche una benedizione per la PTPA: “Credo in un’associazione giocatori, non mi sono mai nascosto in quel senso. Ho sempre detto che l’ATP rappresenta più i tornei che i giocatori, e lo ripeto oggi“.

Simon ha poi concluso con un esempio, quello del rinvio del Roland Garros annunciato giovedì (non era ancora ufficiale al momento dell’intervista), a suo dire emblematico di cosa non funzioni nel tennis a livello decisionale: “Anche sullo spostamento del Roland Garros, non verrà chiesto il parere dei giocatori: spostare il torneo distrugge Stoccarda e Rosmalen, e forse nemmeno Wimbledon sarà contento. In una situazione di crisi, ognuno fa quello che ha voglia di fare, come l’Australian Open che è scalato a febbraio. È la legge del più forte, e nessuno ha detto niente“. Trattandosi dei commenti di un insider teoricamente dallo stesso lato della barricata, è probabile che il contenzioso si accenderà ulteriormente nelle prossime settimane.

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Nadal: “Mi sento bene, l’importante è rimanere in salute. Sono felice di rivedere zio Toni nel circuito”

Il maiorchino ha parlato anche del potenziale secondo turno di Sinner (con cui si è allenato stamattina): “Per Jannik sarebbe difficile giocare con Djokovic, ma lo stesso vale anche per Novak”

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Rafa Nadal - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Rafa Nadal si sta allenando da qualche giorno presso il Monte Carlo Country Club, dove ha trionfato per 11 volte fra il 2005 e il 2018 (con anche una striscia di otto titoli consecutivi), e con questo pedigree sembra naturale che si possa solo dire fiducioso delle proprie possibilità in questo torneo e nella stagione sul rosso in generale. Nonostante un inizio di stagione non semplice (un problema alla schiena l’ha costretto a giocare l’Australian Open senza preparazione e gli ha poi impedito di giocare a Rotterdam e Miami), durante la conferenza stampa pre-torneo Rafa ha confermato di essere in buona forma, a dispetto dei problemi avuti: “Sto bene e sono in fiducia, credo di star giocando bene. Mi sto allenando bene in questi giorni prima dell’inizio del torneo. È vero che non ho giocato molto, ma allo stesso tempo è vero che in passato mi è capitata la stessa cosa ma sono riuscito a fare bene comunque”.

LA SUPERFICIE PREFERITA

“Mi sento bene, anche se ci è voluto un po’ a rimettersi dopo l’Australian Open. Questo sarà solo il mio secondo torneo stagionale, e devo ammettere che la situazione attuale non aiuta a giocare spesso. Lo sapete, questa è una parte importante della stagione per me, e credo di aver lavorato bene per essere pronto, quindi vediamo come va, ho ancora un paio di giorni d’allenamenti qui a Montecarlo”, ha dichiarato. “In ogni caso sono contento del modo in cui sto giocando, il mio corpo è in buona forma, e non vedo l’ora di giocare qui di nuovo, perché come tutti sanno è uno dei miei tornei preferiti. Di sicuro ci mancherà il pubblico, ci mancherà la normalità, ma sono felice che si possa ancora giocare, sono pronto a fare del mio meglio. Spero di poter giocare il prossimo anno in condizioni normali”.

Tornando sullo scarso numero di partite inanellate fino a qui, non si è detto preoccupato: “Il mio atteggiamento è lo stesso di sempre, no? Cercherò solo di essere pronto per mercoledì, andando giorno per giorno. Domani ho un altro allenamento, e proverò ad essere pronto per il primo match – poi si vedrà. Spero di essere in grado di rimanere in salute, questo è il fattore principale; se starò bene nel prossimo mese e mezzo, allora sarò in grado di competere al livello necessario per far bene“.

 

Questa sarà una stagione su terra particolare, visto che quella scorsa si è consumata neanche sei mesi fa, seppur in versione rimaneggiata, ed è proprio quest’ultimo l’elemento che Nadal ha voluto sottolineare, esternando la sua contentezza per il ritorno ad un calendario più tradizionale:Lo scorso anno si è giocato poco sulla terra, io ho fatto solo due tornei. Posso solo dire di essere contento di essere qui; certo, sono anche contento che si giochi sulla terra, ma la cosa che mi rende più felice è di poter venire qui a Montecarlo, e poi di poter andare a Barcellona, Madrid, Roma e Parigi. Amo questi tornei, anche se non sarà lo stesso senza la loro tipica atmosfera. Allo stesso tempo, tuttavia, avrò la possibilità di giocare in posti che conosco molto bene, posti dove ho una grande storia personale, e per me questo è importante. Sono solo contento di avere un’altra opportunità di competere in questi storici tornei”.

DJOKOVIC VS SINNER

Non è un mistero, il potenziale secondo turno di maggior richiamo a Montecarlo sarebbe quello fra Novak Djokovic e Jannik Sinner. Negli ultimi mesi, peraltro, quest’ultimo ha sottolineato più volte l’importanza del lavoro svolto proprio con Rafa ad Adelaide, dove i due sono stati compagni d’allenamento in vista dell’Happy Slam.

E in effetti i risultati sono sotto gli occhi di tutti, visto che poco più di una settimana fa è arrivato il più grande exploit della carriera dell’altoatesino con la finale raggiunta a Miami. Alla domanda sul potenziale match di cartello di mercoledì, Nadal ha risposto alla sua maniera, ricordando a tutti che ci sia un altro incontro da vincere, per di più contro un ex-finalista di questo torneo, cosa di cui Sinner sarà ben conscio:Sono felice per Jannik, è una grande persona e sta facendo una grande stagione. Non ho visto molto del torneo di Miami, quindi non posso avere una chiara opinione della sua performance. Allo stesso tempo, però, ho visto il sorteggio di questo torneo, e Jannik ha un primo turno molto duro con Albert Ramos, che sulla terra gioca molto bene, come si è visto la scorsa settimana a Marbella”. I due fra l’altro si sono allenati insieme questa mattina.

Di sicuro, però, Nole rimane il grande favorito: “Sono sicuro che Jannik sarà focalizzato sul primo match, se poi si troverà contro Djokovic, be’, è un match duro per lui, ma sarà un match duro anche per Novak, no? In ogni caso, però, Novak è venuto qui dopo aver vinto un altro Slam, e sono sicuro che, non giocando tornei da un po’, abbia avuto la possibilità di allenarsi a lungo sulla terra, quindi sarà pronto. Come detto, non ho una chiara opinione su un loro potenziale incrocio, ma qualora dovessero affrontarsi sarebbe sicuramente una battaglia molto dura”.

Sempre parlando di Djokovic, gli è stato chiesto un parere sul record di settimane in vetta alle classifiche ottenuto il mese scorso, un risultato che Rafa considera un nuovo capitolo della saga scritta dai Big Three negli ultimi tre lustri abbondanti: “Negli ultimi anni sono stati infranti molti record, tre giocatori hanno fatto delle cose importanti per la storia del nostro sport. Questo è certamente un altro grande risultato per Novak, quindi posso solo fargli le mie congratulazioni. Non so cosa significhi per la storia del tennis, però, è solo un altro record battuto. Di nuovo, complimenti a lui“.

IL RITORNO DI ZIO TONI

Due parole, infine, anche sulla decisione di Toni Nadal di tornare a ricoprire il ruolo di coach durante lo swing sulla terra, stavolta nel box di Félix Auger-Aliassime. Sono contento per mio zio, ma anche per la mia Academy, perché avere qualcuno del livello di Félix è una cosa positiva. Toni ha un sacco di esperienza e conosce bene questo sport, sono sicuro che sarà di grande aiuto per lui”. Interrogato su un suo eventuale coinvolgimento nella decisione di accettare il lavoro, Nadal ha fatto subito chiarezza: “Io e Toni non abbiamo parlato di questa cosa, ma non ho problemi, voglio solo il meglio per mio zio e sono contento di rivederlo nel circuito. Sono molto grato per ciò che ha fatto per me, e di sicuro non mi deve chiedere il permesso per fare qualcosa. E sono contento per Félix, perché avrà un grande coach come Toni a supportarlo”.

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