Chi si salva più spesso da 0-30? E sul 30-30 dov'è meglio servire?

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Chi si salva più spesso da 0-30? E sul 30-30 dov’è meglio servire?

A queste domande risponde l’esperto di numeri Craig O’Shannessy. Chi primeggia tra i Fab 3 nelle due situazioni di pericolo?

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Roger Federer - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Per immergersi nei big data messi a disposizione dalla ATP non c’è compagno di viaggio migliore di Craig O’Shannessy, data analyst che dopo aver lavorato per Djokovic ha offerto i suoi servigi anche a Berrettini e Struff. Qualche settimana fa lo stratega del tennis si era espresso a proposito del rovesci di Sinner, mentre oggi vi proponiamo un’analisi pubblicata sul sito della FIT – O’Shannessy collabora anche con la federazione italiana – sul valore di un giocatore in rapporto alla sua capacità di tenere la battuta quando si trova sotto 0-30.

Questa situazione di punteggio può essere relativamente comune sia per un top player che per un tennista di fascia media, ma i dati relativi al 2018 forniti dall’ATP indicano che solamente 18 giocatori in quell’anno sono riusciti a tenere il servizio più del 50% delle volte. Ben otto di questi erano dei top 10, a testimonianza del fatto che le classifiche non mentono. I cinque tennisti che invece hanno avuto la media migliore sono John Isner che se l’è cavata nel 69.5% delle occasioni (41 volte su 59), Milos Raonic con il 64% (32 su 50), Marius Copil con il 63.3% (31 su 49), Kyle Edmund con il 63.1% (53 su 84) e Juan Martin Del Potro con il 62.8% (49 su 78).

Tra i Fab 3 è Novak Djokovic a vantare i numeri migliori. Il numero uno del mondo ci è riuscito 48 volte su 89 (53.9%), ed è anche quello che si è trovato più spesso in quella situazione di svantaggio. Leggermente più staccato Roger Federer con 52.5% (32 su 61), più indietro Rafael Nadal con il 48.7% (37 su 76). Dati che in qualche modo si accordano con il fatto che il servizio dello spagnolo è il meno ‘adatto’ a togliere le castagne dal fuoco tra i tre fenomeni. Anche Fabio Fognini, che non ha certo nel servizio il suo punto di forza, ha dovuto fronteggiare spesso lo 0-30 nel campione di partite analizzate. Al primo posto c’è il bosniaco Damir Dzumhur – 116 volte – seguito proprio dall’italiano Fabio Fognini con 108. Seguono Adrian Mannarino con 107, e Alexander Zverev, Denis Shapovalov e Diego Schwartzman appaiati a 104. Se la posizione dell’argentino è perfettamente spiegata dal suo stile di gioco – servizio buono ma non eccelso, e tanta combattività – è più strano trovare i nomi di Zverev e Shapovalov, che in teoria col servizio dovrebbero saperci fare abbastanza.

 
Alexander Zverev a Basilea

DALLA PARITÀ – Altra situazione spinosa è quella del 30-30, dove un punto perso può avvicinare il baratro del break. O’Shannessy, in un articolo pubblicato un paio di mesi fa, aveva messo a disposizione qualche consiglio utile tanto per i tennisti professionisti quanto per quelli amatoriali, perché i numeri possono essere cruciali a tutti i livelli ma bisogna sapere come interpretarli. Craig invita il giocatore a riflettere su alcuni aspetti chiave: C’è una particolare direzione del servizio nella quale ti senti più sicuro? Il tuo avversario ha un evidente punto debole quando è alla risposta? Può essere un momento buono per una direzione del servizio che lo colga di sorpresa? Il tuo avversario tende a fare un passo avanti e ad attaccare il tuo servizio? Dove pensi di dover servire perché l’avversario ti rimandi la palla nella zona di campo che vuoi tu?”. In base alle risposte a queste domande, si dovrebbe adattare la direzione del servizio.

Tuttavia, durante una partita non sempre si riesce ad avere la lucidità mentale per portare a termine correttamente tutte queste riflessioni, quindi considerando la delicatezza del punteggio è bene avere un piano prestabilito da seguire. O’Shannessy lo riassume in questi due punti: “Prima cosa, mettere in campo la prima palla di servizio. Seconda cosa, piazzarla in modo da riuscire a spostarti per giocare un diritto sulla risposta avversaria. E possibilmente indirizzarlo profondo sul rovescio del tuo avversario.” Tanto per citare l’esempio di un maestro in situazioni critiche, proprio la direzione del servizio di Nadal era stata oggetto di un suo recente studio sul tema.

I dati statistici relativi al punteggio di 30-30 dicono che i top 10, nell’80% dei casi, sono riusciti a mantenere il servizio, e questa percentuale sale al 93% quando sono stati loro a portarsi 40-30. Le cose ovviamente si complicano se l’avversario va a palla break sul 30-40: in quel caso le chance di vincere il game si riducono al 49%. La differenza in punti percentuali dunque è notevole, ben 44, ma come sottolinea lo stesso Craig, è bene prestare maggiore attenzione a quel 93% affinché tutti gli sforzi vengano incanalati in quel fatidico punto che si gioca sul 30-30. Un punto che, se realizzato, aumenta le chance di vittoria del game di quasi il 50% è un punto sul quale va applicata un’attenzione maniacale.

Nelle tre situazioni di punteggio appena prese in considerazione, all’interno di un campione di partite che in questo caso si riferisce al solo 2019, Roger Federer è stato il più bravo a tenere il servizio, con una percentuale di successo nell’86% dei casi quando era 30-30, nel 97% dei casi quando era 40-30 e nel 59% dei casi quando era sotto 30-40.

Tra i migliori 10 giocatori di questa speciale classifica – lo ripetiamo, riferita alla sola stagione 2019 – che mette in ordine coloro che hanno saputo cavarsela meglio dal 30-30, troviamo anche il nostro Berrettini. Ecco la ‘top 10 dei 30-30’:

1)Roger Federer 86,1%
2)Rafael Nadal 83,2%
3)Matteo Berrettini 82,8%
4)Stefanos Tsitsipas 81,8%
5)Roberto Bautista Agut 80,9%
6)Novak Djokovic 80,6%
7)Dominic Thiem 78,8%
8)Daniil Medvedev 78,0%
9)Gael Monfils 75,3%
10)Alexander Zverev 73,0%

Tutti i campioni elencati hanno dalla loro la capacità di servire sulle righe e trovare gli angoli con grande precisione e costanza. Volendo comunque applicare nel nostro piccolo le strategie suggerite da questi numeri, Craig O’Shannessy dà un consiglio utile a chi non ha l’abilità di Federer di accarezzare la riga con un servizio: mettere una prima solida mirando al corpo dell’avversario. La priorità deve essere quella di crearsi la possibilità di spingere col dritto, piuttosto che cercare la velocità o gli angoli, perché giocare una seconda di servizio – un colpo per definizione più attaccabile – sarebbe troppo rischioso. E nella maggior parte dei casi sono i grandi numeri ad aver ragione.

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Australian Open

Australian Open, salgono a dieci i positivi: facciamo il punto della situazione

Nessuna ipotesi di rinvio dei tornei di preparazione. Dani Vallverdu, coach di Wawrinka, cerca di far posticipare i match dei 72 che non possono allenarsi per dar loro più tempo di prepararsi

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Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

I casi di positività al coronavirus legati ai voli destinati alla bolla dell’Australian Open sono saliti a dieci, secondo quanto riportato dal dipartimento di sanità del Victoria. L’ultimo è un uomo fra i 20 e i 30 anni di età, ma non è un giocatore. L’aspetto più preoccupante è che, come riporta Nine News, tre dei dieci positivi (tre uomini, due fra i 30 e i 40 e uno fra i 50 e i 60 anni, tutti sullo stesso volo) avrebbero la variante britannica del virus, considerata più aggressiva e letale, circostanza che difficilmente verrà ben vista dalla popolazione locale. Ricordiamo inoltre che la spagnola Paula Badosa è risultata positiva al tampone dopo sette giorni, giustificando le misure prese dal governo.

Nel frattempo, Tennis Majors ha preparato una lista di quelle che potremmo definire le domande frequenti (FAQ) che circondano la bolla australiana. Riportiamo di seguito il riassunto.

CHI SONO I GIOCATORI POSITIVI?
La lista è quella dei passeggeri di tre voli da Doha, Abu Dhabi e Los Angeles, e l’abbiamo già inclusa in questo articolo. Voci di un quarto volo con un positivo (probabilmente da Dubai) sono state smentite da Tennis Australia.

 

CRAIG TILEY HA MANCATO DI TRASPARENZA NEI CONFRONTI DEI GIOCATORI?
Il CEO di Tennis Australia è stato accusato da più parti di aver infranto una promessa fatta agli atleti, visto che ad ottobre aveva affermato: “Non possiamo chiedere ai giocatori di stare chiusi in una stanza per due settimane per poi giocare uno Slam subito dopo“.

Tiley si è difeso in un’intervista con Nine News della scorsa domenica, dicendo che i nove giorni di intervallo fra la fine della quarantena e l’inizio del torneo dovrebbero consentire ai giocatori di recuperare la condizione (è piuttosto probabile che molti decideranno di rinunciare agli eventi di preparazione di quella settimana per non rischiare infortuni). Ha anche aggiunto: “La situazione è in costante evoluzione, ma c’è sempre stato un livello di rischio, e l’abbiamo chiaramente detto fin dall’inizio […]. Non si può sapere quale sarà il risultato di una decisione finché non capita una cosa del genere. Sfortunatamente ora ci troviamo in una situazione in cui dobbiamo gestire questo problema. Faremo di tutto per garantire un trattamento equo a tutti in termini di preparazione, è uno dei motivi principali per cui abbiamo messo otto-nove giorni di buco fra la fine della quarantena e l’inizio dell’Australian Open“.

CHI COMANDA IN TEMA DI QUARANTENA?
Un’altra cosa che Tiley ha aggiunto è che alla fine le decisioni le prende Brett Sutton, Chief Health Officer dello stato, perché l’obiettivo primario rimane quello di salvaguardare la popolazione.

L’AUSTRALIAN OPEN SARÀ RINVIATO DI UNA SETTIMANA?
Tiley ha categoricamente escluso questa possibilità, un po’ perché come detto a suo parere i giocatori avranno il tempo di prepararsi, un po’ perché molti biglietti sono già stati venduti – non bisogna dimenticare poi che il mercato televisivo dello sport è fatto di incastri molto complessi fra eventi e discipline, e un altro rinvio rischierebbe di creare conflitti.

I TORNEI DI PREPARAZIONE SONO A RISCHIO CANCELLAZIONE?
No, ma ai giocatori in quarantena dura verrà data la possibilità di chiamarsi fuori qualora non ritenessero di essere pronti a competere. Come detto, sarà molto complicato per questi tennisti riguadagnare la forma partita in breve tempo, e alcuni hanno già espresso la volontà di preservare la propria condizione per lo Slam.

Nelle ultime ore, inoltre, “The Australian” ha raccontato del lavoro che Dani Vallverdu starebbe svolgendo dietro le quinte per conto dei 72 super-isolati: il coach di Stan Wawrinka è il rappresentante degli allenatori nel Player Council, ha proposto che l’esordio per questi giocatori venga messo in fondo alla programmazione dei vari tornei (l’ATP Cup, due ATP 250 e due WTA 500), così da dar loro più tempo per allenarsi; inoltre, farli giocare di sera permetterebbe loro di evitare le ore più calde della giornata.

CI SONO GIOCATORI CHE HANNO INFRANTO LE REGOLE DELLA QUARANTENA?
Fino a questo momento non ci sono stati casi ufficiali di violazione del protocollo (voci di una tentata fuga sono state smentite). Alcuni (la loro identità non è nota) sono stati ripresi per violazioni minori: stando ad Emma Cassar (commissario per l’emergenza dello stato) un paio di giocatori hanno tentato di aprire le rispettive porte per comunicare con i compagni di corridoio/piano, ma questo è quanto.

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Il tennis del futuro: e se Kyrgios o Paire si ‘stampassero’ la racchetta in 3D da soli?

Tra personalizzazione e universalizzazione: breve excursus nell’evoluzione dei materiali per racchette: i tempi della Wilson T2000 di Jimmy Connors sono ormai lontani…

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Nick Kyrgios - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Conclusa la nostra prima serie di articoli sui dati nel tennis (ma non temete: ne sentirete ancora parlare su Ubitennis!), il sabato rimane in qualche modo la nostra finestra sul futuro. E proprio di ‘tennis del futuro‘ parliamo quest’oggi. In particolar modo di racchette del futuro.

Il video illustra l’evoluzione delle racchette dal 1870 al 2020, sintetizzando uno studio pubblicato nell’ottobre del 2019, e dà evidenza visuale di una ricerca correlata alla precedente – la quale ha dimostrato che un giocatore odierno potrebbe servire la palla circa il 17,5% più velocemente usando una racchetta moderna rispetto a quelle usate dai primi giocatori negli anni ’70 dell’Ottocento (l’articolo originale è disponibile al seguente link). In particolare, sono interessanti i due ultimi grafici, visibili alla fine, che illustrano rispettivamente la distribuzione per decade:

  • Delle percentuali di racchette costruite con materiali diversi, con il numero in cima ai rettangoli che rappresenta il numero di costruttori
Distribuzione per decade di numero di costruttori e percentuale di racchette per materiali di costruzione
  • Della ripartizione delle lunghezze medie del manico, della gola e della testa della racchetta, con il centro della massa abbastanza stabile nel tempo

Dai grafici si evince come il passaggio dal dilettantismo o shamateurism all’Era Open avvenuto nel 1968, ma poi affermatosi definitivamente tra gli anni ‘70 e ‘80, sia risultato un momento chiave al fine di favorire l’innovazione in termini di materiali, segnando il passaggio dal legno ai materiali compositi come grafite, alluminio, acciaio, metallo a combinazioni tra gli stessi. La maggiore libertà di progettazione offerta dai materiali compositi è stata dimostrata con l’introduzione di racchette “widebody“, come la Profile di Wilson, alla fine degli anni ‘80. Le racchette “widebody” hanno sezioni trasversali più grandi attorno al centro del telaio rispetto al manico e alla punta, di modo da dare maggiore rigidità nella regione di massima flessione.

 

La maggiore rigidità delle racchette costruite con materiali compositi significa che perdono meno energia a causa delle vibrazioni all’impatto, così il giocatore può colpire la palla più velocemente. Esiste tuttavia un aumento del rischio di lesioni dovute a uno stress del braccio causato dall’uso intensivo di una racchetta ad alta rigidità con una testa grande.

Molto probabilmente esiste una racchetta ottimale per ogni giocatore, piuttosto che una soluzione adatta a tutti, e le preferenze dei giocatori hanno un ruolo importante. È probabile che le tecniche di personalizzazione e il monitoraggio dei giocatori tramite sensori e sistemi di videocamere giochino un ruolo importante nel futuro della progettazione delle racchette da tennis. I produttori di racchette potrebbero poi esplorare materiali più sostenibili, come i compositi di fibre naturali e riciclate, e tecniche di produzione più automatizzate come la produzione additiva. Il tema è stato oggetto di una mostra all’Australian Open del 2020 ed è stato vincolato all’evoluzione del design della racchetta.

COSA CAMBIA CON LE STAMPANTI 3D?

Ci si chiede ora se l’avvento delle stampanti 3D possa costituire un ulteriore incentivo all’evoluzione dell’attrezzo tennistico all’insegna della personalizzazione, dato che tutto sommato il “know-how” necessario per la costruzione di una racchetta risulta abbastanza stabilizzato nel tempo. 

Nel 2013 aveva suscitato un certo clamore la presentazione di un prototipo di racchetta, fatta da CRP, società leader nello sviluppo di materiali per la manifattura avanzata, che aveva messo a disposizione le proprie conoscenze a due studenti dell’Accademia di belle arti di Rimini, Mario Coppola e Salvatore Gallo, così come aveva riportato il Corriere. Il prototipo, stampato in 3D, era stato concepito scorporando la racchetta nelle sue tre parti fondamentali: il manico, la gola e la testa, studiando per ognuna delle varianti strutturali che non alterassero l’omogeneità dell’intera scocca e l’equilibrio tra i diversi componenti. Grazie alle stampanti professionali presenti nel reparto di fabbricazione additiva fu possibile creare la racchetta come parte monolitica. In particolar modo, l’oggetto era stato realizzato con il miglior materiale disponibile, Windform XT 2.0, per conferire la massima affidabilità e performance.


Racchetta realizzata da CRT in Windform 2.0 (nov 2014): sembra quasi l’arma di un personaggio di Tolkien!

Molto più interessante è invece quanto proposto da due aziende britanniche che sono Oglemodels, e Skywide, le quali hanno prodotto un manico completamente personalizzabile e con peso bilanciato che consente agli appassionati giocatori di tennis di godere dei vantaggi di una racchetta completamente su misura per portare il loro gioco al livello successivo. La richiesta fatta alle due aziende proveniva direttamente dallo specialista di personalizzazioni di racchette da tennis, Unstrung Customs, che desiderava un metodo nuovo e innovativo, lontano dallo stampaggio tradizionale, per adattare le dimensioni dell’impugnatura della racchetta. L’obiettivo era accelerare il processo di fornitura e fornire una presa di precisione per il giocatore. La sinterizzazione laser selettiva (SLS) era il più praticabile dei processi di stampa 3D per raggiungere obiettivi in ​​termini di robustezza e peso, pur mantenendo l’accuratezza del design. Inoltre, se un giocatore richiede più di un manico, SLS risulta essere un processo conveniente per la produzione di piccoli lotti di diverse varianti contemporaneamente o multipli delle stesse.


Foto concesse gentilmente da Oglemodels e Unstrung Customs

In conclusione, si ritiene possibile utilizzare stampanti 3D al fine di creare racchette con programmi CAD, ma bisogna capire se e quanto un know-how pubblico possa abbattere i prezzi di mercato, consentendo l’auspicata personalizzazione dell’attrezzo. Ad oggi sembra invece che queste nuove tecniche di produzione industriale favoriscano la creazione di attrezzi ad personam, ma con un aumento ragionevole dei costi sostenuti dall’utente finale – specialmente se padroneggiate da aziende dedite a servizi di “regolazione fine” specializzate su certe parti della racchetta come il manico o la testa.

Potenzialmente, la diffusione massiva delle stampanti 3D e lo sfruttamento di know-how pubblici (fondamentalmente specifiche tecniche plasmate in files CAD) potrebbe abbattere i costi di design, riducendo i costi di fabbricazione all’acquisto dei soli materiali, sempre che questi strumenti siano utilizzabili presso laboratori pubblici o semi-pubblici. Agendo in questo modo, l’obiettivo non sarebbe più tanto la personalizzazione dell’attrezzo tennistico ma la sua universalizzazione. Infatti, un simile approccio, alternativo ma non concorrente a quello di benefattori (come fondazioni o enti istituzionali) che incentivano la pratica del tennis in continenti molto poveri, risulterebbe più capillare e meno dipendente da interventi filantropici – che tendenzialmente si concentrano nelle zone più popolose. Perché se è abbastanza facile per un bambino a qualsiasi latitudine tirare un calcio a una palla, lo è meno impugnare una racchetta da tennis. E con la possibilità di ‘stamparsi’ la racchetta da soli, potrebbe essere un po’ più facile.

Articolo a cura di Andrea Canella

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ATP

L’ATP annuncia nuove modifiche al calendario: si gioca a Singapore e Marbella

Ufficializzati due nuovi tornei, a Singapore (22-28 febbraio) e Marbella (5-11 aprile). Il torneo di Budapest si sposta a Belgrado, mentre Houston viene cancellato

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Come già nella passata stagione, anche nel 2021 il calendario del tennis sarà suscettibile di varie modifiche e aggiunte in corso d’opera in modo da far fronte all’emergenza coronavirus, garantendo al tempo stesso un adeguato numero di eventi. L’ATP ha dunque annunciato l’inserimento di due nuovi tornei, cui è stata concessa una licenza della validità di un anno. Il primo si disputerà sul cemento indoor di Singapore nella settimana successiva all’Australian Open (22-28 febbraio), mentre il secondo avrà luogo a Marbella, in Spagna, dal 5 all’11 aprile e la superficie prescelta sarà la terra rossa.

Per dare ai tennisti maggiori possibilità di giocare e guadagnare, l’ATP ha inoltre aumentato le dimensioni dei tabelloni di alcuni tornei. il caso del torneo di Dubai il cui tabellone principale passerà da 32 a 48 giocatori, mentre quello delle qualificazioni verrà allargato da 16 a 24. Anche i tornei di Acapulco, Cordoba e Santiago del Chile disporranno di tabelloni allargati da 16 a 32 giocatori per le qualificazioni.

Altre misure di aggiornamento del calendario prevedono lo spostamento del torneo di Budapest a Belgrado (19-25 aprile) e la cancellazione dello storico U.S. Men’s Clay Court Championship di Houston (unico torneo nordamericano su terra) inizialmente programmato per la settimana del 5 aprile. Alla data attuale, tutti gli altri eventi presenti nel calendario ufficiale non subiscono variazioni.

 

L’ATP ha inoltre annunciato di essere disponibile a concedere altre licenze temporanee (valide per il solo 2021) in modo da riempire eventuali vuoti nel calendario.

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