Il rovescio di Sinner è il più "pesante" del mondo, parola di O'Shannessy

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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Rublev perfetto: batte Tsitsipas e vola in finale a Rotterdam

Il russo gioca una partita solidissima e centra la diciannovesima vittoria consecutiva in un ATP 500. In finale aspetta il vincente di Coric-Fucsovics

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[4] A. Rublev b. [2] S. Tsitsipas 6-3 7-6(2)

Andrey Rublev supera in due set Stefanos Tsitsipas e approda in finale a Rotterdam al termine di una partita di grande solidità. Il russo conferma lo splendido feeling con i tornei ATP 500 e conquista la 19esima vittoria a questo livello, eguagliando il record di Rafael Nadal che ne accumulò altrettante tra il secondo turno di Barcellona 2012 e la semifinale di Pechino 2013. Il russo è stato bravissimo a vincere tutti i punti importanti e ad approfittare di ogni minima sbavatura dell’avversario, portandosi a casa un match molto equilibrato e pareggiando il bilancio dei confronti diretti contro Tsitsipas (3-3). Per lui domenica si profila la decima finale in carriera (ha vinto le ultime sei) contro uno tra Borna Coric e Marton Fucsovics.

IL MATCH – Tsitsipas non parte benissimo e con qualche imprecisione di troppo regala un break di vantaggio a Rublev già nel terzo gioco. Il greco avrebbe la chance di rientrare subito in partita, ma non riesce a sfruttarla e anzi deve poi cancellare una palla del 4-1 pesante che avrebbe compromesso precocemente il set. Rublev mena come un fabbro ferraio con il dritto – e questa non è una novità – e trova ottime variazioni in lungolinea anche con il rovescio, dominando di fatto gli scambi. Tsitsipas però, superato un primo momento di sconforto, inizia a carburare e a ribaltare un po’ la situazione. Al greco manca sempre però un centesimo per arrivare all’euro, o meglio, è il russo a rubargli spesso l’agognata ultima monetina di rame. Rublev salva una palla break nel sesto gioco e ben tre nell’ottavo. Sul 5-3 poi, un nastro beffardo e un dritto in rete di Tsitsipas proiettano il russo sullo 0-30. Due robustissime risposte di dritto (di cui la prima vincente) valgono a Rublev un altro break e il primo set dopo 44 minuti di gioco.

 

Nel secondo parziale, Tsitsipas è bravo a resettare e a ripartire senza lasciarsi troppo turbare dalla rocambolesca conclusione del set precedente. Il greco si attacca al servizio e procede spalla a spalla con Rublev che dal canto suo non ha intenzione di cedere di un millimetro. I due si scambiano legnate da fondo con alterne vicende, mentre il russo solletica spesso il passante di Tsitsipas con buone discese a rete in controtempo. Alla fine è il tiebreak a decidere le sorti del parziale. L’equilibrio però dura davvero poco, anzi non lo si intravede nemmeno. Rublev infatti carica a testa bassa con il dritto e vola rapidamente sul 4-0. I punti consecutivi potrebbero anche diventare cinque, ma il russo affossa in rete una comoda volée non raccogliendo i frutti dell’ennesima grande accelerazioni. L’esito della partita è comunque segnato ed è proprio un’altra sortita a rete, stavolta vincente, a regalare la vittoria a Rublev, che esulta alzando sobriamente un pugno al cielo.

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Il ritorno in campo di Roger Federer: a Doha affronterà Evans o Chardy all’esordio

“Nelle ultime settimane mi sono allenato circa tre ore e mezza al giorno”, ha raccontato poco prima del sorteggio. Ai quarti ci sarebbe Coric, in semi Shapovalov o Goffin. 400 giorni dopo l’ultimo match ufficiale

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Roger Federer (dal suo profilo Twitter)

Dopo più di 400 giorni – saranno verosimilmente 404, se indoviniamo che il suo esordio contro Evans o Chardy avverrà di mercoledì – Roger Federer tornerà sui campi da tennis per disputare un torneo ufficiale. La cornice che potrà fregiarsi di tale onore è il campo centrale del Khalifa International Tennis Complex, l’impianto che ospita l’ATP 250 di Doha. Il torneo qatariota si disputa solitamente a gennaio, ma quest’anno è stato posticipato di un paio di mesi a causa del terremoto provocato dallo spostamento dell’Australian Open.

Federer tornerà a Doha nove anni dopo la semifinale raggiunta e non giocata nel 2012, edizione in cui sconfisse Seppi ai quarti prima di arrendersi a poche ore dalla sfida con Tsonga per un problema alla schiena. Ha vinto questo torneo tre volte, cioè ogni volta che è arrivato in finale (2005, 2006 e 2011). Più in generale tornerà a misurarsi in un ATP 250 tre anni dopo la vittoria sull’erba di Stoccarda nel 2018 – una scelta che non gli portò troppa fortuna, perché nelle settimane successive non riuscì a sollevare il trofeo né ad Halle né a Wimbledon. L’ultimo ‘250’ sul duro, invece, Federer lo ha giocato a Brisbane nel 2016 dove da campione in carica fu sconfitto in finale da Raonic.

L’ENNESIMO RIENTRO – Federer può ormai dirsi esperto di comeback. La cronistoria di quest’ultimo periodo di assenza dai campi, nella stagione che lo porterà a compiere 40 anni, è invero piuttosto semplice. Ha giocato l’ultima partita ufficiale all’Australian Open 2020, un match in cui (già mezzo acciaccato) non ha potuto opporre molta resistenza allo strapotere di Djokovic sul suo campo preferito. Poi si è sottoposto a un’operazione di artroscopia al ginocchio destro e ha praticamente anticipato di pochi giorni la sospensione del Tour, rimasta effettiva da marzo ad agosto a causa della pandemia. Non si è mai lasciato solleticare dall’idea di un rientro anticipato, ha rinunciato all’Australian Open 2021 anche per le problematiche connesse alla quarantena e al portare con sé la famiglia e ha quindi scelto, per precisa volontà, il rientro a Doha. “Volevo rientrare in un torneo più piccolo, dove lo stress è inferiore“.

 

Dopo il bye al primo turno, Federer esordirà contro Evans o Chardy. Non ha mai perso contro il britannico (tre vittorie su tre) e ha perso una sola volta contro il francese, sulla terra di Roma nel 2014. Non era certo il suo periodo di maggior splendore. Da seconda testa di serie del tabellone di Doha (capeggiato da Thiem, che in teoria lo attende in finale) il suo è un buon sorteggio con licenza di complicazione. Il suo torneo proseguirebbe infatti con Borna Coric, ancora in gioco a Rotterdam e segnalato in buona forma; il croato lo ha battuto due volte e in tornei anche piuttosto importanti oltre che storicamente favorevoli a Federer (Shanghai e Halle). Se il tabellone non propone sorprese, e Roger fa il suo dovere, in semifinale ci sarebbe uno tra Shapovalov o Goffin; due match-up forse più agevoli di Coric, ma lo svizzero dovrà prima superare la prova del campo. Dopo oltre tredici mesi di pausa.

È cambiato molto nel corso degli ultimi vent’anni” ha raccontato Federer in una lunga sessione di domande e risposte con dei giovani tennisti locali dalla quale estraiamo la dichiarazione più rilevante sul recente periodo di preparazione al rientro in campo. “Quando ero giovane mi allenavo quattro ore al giorno, più la palestra. Adesso devo cercare di trarre il massimo da ogni minuto, perché il mio corpo non tollererebbe di allenarsi per cinque ore; nelle ultime settimane, considerando il tempo trascorso in campo e in palestra, mi sono allenato per circa tre ore/tre ore e mezza al giorno. Considero un privilegio quello che riesco a fare ancora oggi“.

Il privilegio, a prescindere dalle questioni di tifo, sarà per tutti quello di rivederlo in campo. “Spero ci sarà una bella atmosfera e mi auguro che qualcuno possa seguirmi dal vivo. Altrimenti va bene anche in televisione” ha detto Roger. Gli spalti si sono riempiti solo moderatamente per il torneo femminile di Doha, attualmente in corso. La vendita dei ticket prosegue anche per questa settimana, dunque lo stadio dovrebbe popolarsi di qualche tifoso – seppur a capienza ridotta.

Il tabellone aggiornato di Doha

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ATP Rotterdam: Tsitsipas piega Khachanov, super semifinale con Rublev

La parte bassa del tabellone rispetta i pronostici: il greco e il russo si giocheranno un posto in finale. Il vincente sarà il favorito per il titolo in Olanda

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Stefanos Tsitsipas ATP Rotterdam 2021 (foto via Twitter @abnamrowtt)

Venerdì dedicato ai quarti di finale a Rotterdam. Tra rinunce anticipate e sconfitte precoci, sono rimaste in gara solo due teste di serie, Tsitsipas e Rublev, entrambe nella parte bassa del tabellone. Pronostico rispettato ma non senza difficoltà e dando vita a incontri di alto livello: vediamoli nel dettaglio, mentre Stefanos è sceso in campo anche per il doppio in coppia con il fratello Petros.

Come già al turno precedente contro Hurkacz, Stefanos Tsitsipas si impone 7-5 al set decisivo su Karen Khachanov, conquistando al contempo l’accesso alla semifinale e la quinta piazza mondiale a spese di Roger Federer. Se agli ottavi era stato l’avversario polacco a sparire improvvisamente dal campo nel finale, in questa occasione molto del merito va ascritto all’atteggiamento maggiormente propositivo di Tsitsipas, con colpe solo residuali da attribuire a una certa passività russa. A sprezzo della lamentata lentezza della superficie, è stata così premiata l’aggressività di Stefanos dopo aver perso il set di apertura, il primo ceduto a Karen dopo i due vittoriosi precedenti. Ha senza dubbio contribuito all’esito del match la precisione nei pressi della rete: più a suo agio e perciò sicuro il ventiduenne di Atene, nei momenti decisivi sono arrivati gli errori dell’altro.

IL MATCH – Un primo set quasi di aggiustamento, per cercare di capire dove si vuole andare, tra la smorzata che rimane orribilmente sulle corde di Tsitsipas, il dritto western che spara il vincente scavando dal terreno lo slice apparentemente insidioso, le autostrade per i passanti lungolinea evitate da Karen, forse per timore del pedaggio, a favore di stradine incrociate a fondo chiuso, ma anche un suo serve&volley chiuso con la piccola morte della palla toccata in mezza volata. Quando non ha il tempo di pestare e a dispetto dei suoi 198 cm, Khachanov si fa valere in difesa, anche se non ai livelli del concittadino e pari altezza Daniil. È così che si procura il 15-40 al quinto gioco, quando già c’era stato uno scambio di break, costretto anche a quattro dritti slice consecutivi per poi incassare l’errore avversario. Il lungo scambio reclama una pausa, tuttavia insufficiente perché Tsitsipas faccia suo il gioco e Karen si riprende in tempo per strappargli il servizio e vivere di tale rendita fino al 6-4.

 

Tsitsipas avanza la sua posizione, prende la rete con maggiore frequenza e vola 5-0 dispensando giocate che esigerebbero spalti gremiti. Comprensibilmente, rimane un po’ troppo a specchiarsi, Stef, e agevola il tentativo di rimonta moscovita, ma poi sfrutta il secondo turno di servizio utile per chiudere: 6-3. Khachanov è il più lesto ad allungare, ma non consolida il 3-1 in un durissimo game di servizio rimasto aperto per una volée non impossibile fallita; di nuovo al volo, questa volta era davvero semplice, colpisce in ritardo e manda fuori rimettendo in equilibrio il parziale. Fino al 5 pari, quando la continuità in risposta, a cui dà seguito mantenendo l’aggressività, vale il break decisivo a Tsitsipas, che con la battuta a disposizione mette fine al confronto, invero godibile, al secondo match point. Achille si riprende così il numero 5 del ranking impiegando oltre un anno per superare la tartaruga, peraltro rimasta a casa a occuparsi di pargoli e ginocchia. Tre ore più tardi è raggiunto in quella che troppo facilmente potremmo definire la finale anticipata da Andrey Rublev.

“Russia 2” ha sofferto non poco per mettere a segno, contro un Jeremy Chardy in grande spolvero, la 18a vittoria consecutiva a livello di ATP 500. Il barbuto francese, quello dal drittone performante e perforante, che non può quindi essere confuso con quell’altro, proviene dalle qualificazioni nonché dalle semifinali di Antalya e Melbourne 2 e non ha timore di giocare con Andrey a chi spacca la palla. Entrambi cedono il primo turno di servizio, poi tirano dritto e dritti senza problemi fino al dodicesimo gioco, quando Chardy riesce a rispondere con continuità e si procura un set point, cancellato però dall’ace alla T. Rublev prende subito il comando del tie-break grazie al doppio fallo e non si volta più indietro.

Per nulla propenso a indossare i panni dello sfavorito che scompare una volta perso il primo set lottato, il trentaquattrenne di Pau parte a razzo nel secondo parziale, andandosi a prendere anche il secondo break per il 3-0 con cinque punti consecutivi in risposta, approfittando di un avversario che probabilmente già pensava a come rientrare nel game successivo. Aveva pensato giusto, a quanto pare, perché prima accorcia, poi impatta sul 4 pari e infine sorpassa. Una risposta profonda sul 15-30 seguita dal rovescio vincente vale due match point consecutivi per Rublev, annullati da altrettanti ace. Due buchi per terra con il dritto ed è ancora tie-break. Quando Jeremy sbaglia la prima battuta al secondo punto, i pensieri non possono andare al doppio fallo con cui ha aperto l’altro tie-break e la profezia si avvera. Precipitoso (anche per i suoi standard), Rublev affossa l’inside-in; l’imprecisione prosegue fino al 7-2 (decimo tie-break vinto su 12 quest’anno per Chardy) che rimanda alla partita finale.

Nella metà campo francese, la stanchezza sembra pesare almeno quanto i colpi che arrivano dal fronte russo e non vengono in aiuto punti gratis con la battuta. Centrato in risposta e scatenato negli scambi, Andrey passa implacabile sopra all’avversario che non riesce a opporre resistenza. Sul 4-0, però, il n. 64 ATP si ridesta accorciando le distanze, mentre Andrey deve ricorrere alla battuta per mantenere almeno un break di vantaggio e arrivare 5-4. Jeremy annulla il terzo match point, ma una prima robusta gli impedisce di giocarsi la palla del 5 pari; poco dopo, Rublev scrive la parola fine scagliando l’ace numero quindici. Due ore e 39 minuti ad alta intesità, con saldo winner/unforced ampiamente positivo per entrambi, 23 vincenti di dritto a testa e Chardy che può consolarsi con l’ulteriore avvicinamento alla top 50, un ritorno che attende dal giugno 2019.

Risultati:

[2] S. Tsitsipas b. K. Khachanov 4-6 6-3 7-5
[4] A. Rublev b. [Q] J. Chardy 7-6(2) 6-7(2) 6-4
B. Coric b. K. Nishikori 7-6(2) 7-6(4)
[Q] M. Fucsovics b. T. Paul 6-4 6-3


Il tabellone completo

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