"Il serve&volley di Djokovic? Se lo avesse ripetuto, Thiem lo avrebbe passato..."

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“Il serve&volley di Djokovic? Se lo avesse ripetuto, Thiem lo avrebbe passato…”

“La chiave è far calare l’imprevedibilità fino al punto in cui la giocata rimane efficace. Come Nadal ha fatto per anni contro Federer”. Parole e musica di Shane Liyanage, esperto di dati australiano

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Novak Djokovic e Dominic Thiem - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Dopo l’intervista a Fabrice Sbarro recentemente pubblicata (qui la prima parte, qui la seconda), Ubitennis vi propone un’altra chiacchierata via Zoom con un esperto di dati. Il nostro interlocutore questa volta è Shane Liyanage, fondatore della start up australiana Data Driven Sports Analytics, che nell’estate dello scorso anno ha collaborato con il team di Thomas Fabbiano, periodo nel quale il nostro portacolori ha inanellato una serie di prestazioni rimarchevoli, fra cui la semifinale a Eastbourne e le vittorie di prestigio a Wimbledon contro Stefanos Tsitsipas e agli US Open contro Dominic Thiem.

Di seguito trovate il video dell’intervista integrale, in lingua inglese, che è stata registrata in data 16 maggio.


D: Ciao Shane, come stai? Siamo rimasti molto impressionati dal tuo lavoro. Visto che probabilmente il tuo nome non è noto al grande pubblico, vuoi raccontarci qualcosa di te e della tua storia?
R: Grazie per l’invito, è un piacere fare questa chiacchierata con Ubitennis. Questa settimana avrei dovuto essere a Roma per il Masters 1000 ma ovviamente sono rimasto a Melbourne. Sono sicuro che il prossimo anno potremo recuperare. Parlando del mio background, direi che nel mio caso si è trattato di un viaggio che mi ha portato a toccare diversi settori, accademici, imprenditoriali e sportivi. A livello di studi ho unito un background universitario dato dalla mia laurea in finance e data science a cui ho aggiunto un master in sport analytics. Insomma ho sempre lavorato con i numeri, anche fuori dall’ambito sportivo, fino a che ho deciso di creare una compagnia focalizzata sull’analisi dei dati in ambito sportivo, Data Driven Sports Analytics. Così ho potuto unire i miei interessi lavorativi con la mia passione sportiva, visto che ho giocato a livello semiprofessionistico da juniores, anche se mi rendevo conto che non avrei sfondato.

Così col passare del tempo ho capito che sfruttando le mie competenze sull’analisi dei dati avrei potuto rientrare nel mondo del tennis cercando di lasciare il segno. Oltre a collaborazioni con tennisti professionistici ho collaborato anche con progetti giornalistici per lavori di data visualization e con la federazione australiana di cricket. Di recente sto collaborando con alcune Accademie, ad esempio con Federico Placidilli, ex allenatore di Thomas Fabbiano e membro della Lubrano Tennis Acadaemy di Genova, e con giovani prospetti, fra cui Nicholas David Ionel, che ha vinto il doppio all’Australian Open Juniores 2020. In Italia ci passo spesso, a novembre ero in Val Gardena per il challenger vinto da Sinner perché ero curioso di vedere il ragazzo giocare. La mia impressione è che abbia tutte le caratteristiche dei grandi giocatori, tecnicamente mi ricorda un po’ Berdych, ma con la prospettiva di avere la capacità di reggere la pressione.

Mi sembra una storia molto interessante e credo che non ci siano molte persone con un profilo simile al tuo che si occupano di tennis… è solo una percezione o è la realtà?
Credo che nel tennis probabilmente sia un’affermazione corretta, ma se guardiamo ad altri sport come l’NBA, tante squadre hanno analisti dedicati proprio alla determinazione delle metriche e delle performance per individuare i giocatori che si adattano di più a un particolare tipo di gioco o che hanno migliori livelli di efficienza. Probabilmente il tennis rispetto all’NBA è 5-10 anni indietro, ma credo che le cose stiano cambiando. Vedo sempre più federazioni che stanno collaborando: ad esempio è cosa nota che Craig O’Shannessy stia lavorando con la federazione italiana e con Berrettini. Mi aspetto insomma che questo diventerà sempre più la norma e che i grandi giocatori con maggiori disponibilità avranno sempre di più dei ‘data scientists’ nei loro team.

Parlando di oggi, credi che ci siano già parecchi giocatori che si avvalgono della consulenza di esperti di dati come te?
Credo che ce ne siano, soprattutto fra i grandi giocatori e potrebbe essere fonte di un ulteriore vantaggio competitivo per loro. Ad esempio Djokovic ha lavorato con O’Shannessy, Federer si avvale delle analisi di Golden Set Analytics, Moya sono quasi certo che abbia qualche fonte di dati, anche se Nadal è abbastanza conservativo sul tema. In ambito femminile lo stesso Darren Cahill che ha portato la Halep sul tetto del mondo si avvale di servizi statistici. Anche molte federazioni si stanno muovendo, utilizzando sia modelli basati su tagging manuale che su dati Hawk-eye. Credo insomma che nei prossimi 5-10 anni ci sarà un processo di “democratizzazione”, nel quale tennisti anche con classifiche più basse, tipo top 100, cominceranno a usare questi strumenti. Insomma, diventerà “the new normal”.

Shane, prima stavi parlando sia di tagging manuale che di dati hawk-eye, vorrei capire meglio la tua metodologia, come costruisci il tuo database? E quanti match ti servono per essere sicuro dei risultati che produci?
Senza entrare troppo nel dettaglio direi che ci sono tre componenti fondamentali nel mio lavoro: la prima è quella che ha che fare con il catturare i dati; la seconda consiste nell’analizzarli; la terza è invece la rappresentazione delle informazioni estratte per gli utenti finali. In termini di basi dati noi utilizziamo un “data lake(un ‘magazzino di dati’ centralizzato nel quale sono raccolti dati strutturati e non strutturati provenienti da diverse fonti. Insomma, dati grezzi e non ancora elaborati, ndr). Le fonti di dati sono varie, da input da sistemi di rilevazione come Zenniz, dati HawkEye come nel caso degli Australian open, fino a video tagging, manuali o automatici dei singoli match.

Al momento però siamo in una fase in cui prevale ancora il tagging manuale, anche se stiamo collaborando con un’impresa che lavora su sistemi di intelligenza artificiale per il tagging automatico dei match; su questo fronte stiamo ancora in fase di test, ma abbiamo già raggiunto un’accuratezza del 60%. Certo poi capita ancora che il sistema confonda il berretto di un tennista con la pallina, ma sicuramente questo è il futuro. Credo che in generale sia importante avere un modello di dati flessibile a sufficienza per incorporare ogni nuova fonte che possa venire fuori. Anche perché stanno venendo fuori tanti diversi fornitori tecnologici, diversi wearable (dispositivi indossabili, ndr) che ovviamente producono moli di dati importanti in forme anche diverse. Al momento abbiamo più di 4000 match catalogati e quando lavoro con un cliente ho la necessità di avere a disposizione almeno 50 match per fornire delle analisi solide e poter descrivere dei pattern di gioco sufficientemente sicuri.

Ok, andiamo oltre questi aspetti tecnici e vediamo più in dettaglio su cosa ti concentri nei tuoi report e nelle tue analisi: se più focalizzato nel dare consigli tattici rispetto a come giocare contro uno specifico avversario o piuttosto è un lavoro più a lungo termine di analisi dei pattern di gioco per capire cosa funziona e cosa no?
Credo che davvero dipenda dalla situazione: durante un torneo ovviamente la cosa più importante è andare avanti il più possibile e superare gli avversari che di volta in volta si presentano. E quindi cercare di capire i punti di forza e di debolezza dell’avversario. Ma al di fuori del torneo l’attenzione è sul gioco dell’assistito per capire che miglioramenti apportare al gioco del tennista con cui sto lavorando. Alcuni miglioramenti possono essere anche rapidi, magari se il tempo è limitato, in un paio di settimane ci si può concentrare su due o tre aspetti e vedere come va. Tuttavia, quando invece si parla di pattern di gioco consolidati, per riuscire a produrre dei veri cambiamenti ci vuole più tempo, almeno un mese o due. E quindi le modifiche più sostanziali si lasciano per la off season. Volendo generalizzare, direi che durante i tornei il focus è sull’avversario, mentre al di fuori è sul giocatore stesso.

Ho avuto modo di vedere un esempio di report che fornisci ai giocatori (di cui riportiamo qualche stralcio) e sono rimasto colpito in particolare da due concetti inusuali, ma che mi sembrano di grande potenziale: “predictability” e “shot chain analysis” (minuto 15:30 dell’intervista).
Sì certo, è un tema su cui vorrei incoraggiare maggiori riflessioni, e di cui ho recentemente parlato nel podcast “First serve”. La vera sfida con l’idea di prevedibilità è la necessità di cercare di non utilizzare troppo i migliori schemi di gioco che dovrebbero essere limitati alle situazioni di maggior pressione. D’altronde utilizzarli troppo poco sarebbe dannoso, per cui si deve cercare un bilanciamento fra queste due esigenze. Per questo motivo cerco di fornire una duplice informazione nei miei report: da un lato la prevedibilità di certe giocate e dall’altro quella che definisco come “score pattern robustness”, che invece giudica il successo di quel tipo di giocata. Pertanto il giusto mix è cercare di far calare lo score di imprevedibilità fino al punto in cui comincia a crollare lo “score pattern robustness”, che invece indica il successo di quella giocata.

Volendo applicare questi concetti a dei casi reali, possiamo dire ad esempio che Nadal per anni contro Federer ha usato degli schemi di gioco estremamente prevedibili, come giocare con colpi carichi di effetto sul rovescio dello svizzero, ma che al contempo mantenevano un alto indice di successo (o ‘robustness’). In altri casi tale correlazione non è altrettanto chiara e il mio obiettivo è proprio quello di aiutare coach e giocatori a trovare il giusto mix. Ma se ad esempio guardiamo il serve and volley, vediamo subito che tale tattica nella maggior parte dei casi può funzionare se utilizzata con cura, in caso contrario l’efficacia crolla. Siamo quindi in presenza di uno schema di gioco in cui a un leggero calare dell’imprevedibilità crolla l’efficacia.

(clicca per ingrandire)

Sì, il margine fra coraggio e follia nel serve&volley è molto ristretto. Ad esempio Djokovic, contro Thiem in finale a Melbourne, improvvisò un serve&volley su un break point decisivo nel quarto set; in quell’occasione il serbo riuscì a salvarsi e poi a vincere il match, ma se avesse perso il punto? A differenza di un dado, dove ad ogni lancio c’è la stessa probabilità di ottenere un risultato, nel tennis lo schema di gioco ha influenza sul risultato finale.
Sì è vero, in quel caso è stato bravo e fortunato a vincere il punto. Ma quello che vorrei sottolineare è che se nel punto successivo Djokovic avesse ripetuto la discesa a rete ritengo molto probabile che Thiem avrebbe finito col passarlo. È una cosa che effettivamente può utilizzare ogni tanto, magari ogni 3-4 game. In sintesi, a meno che un giocatore non abbia delle armi devastanti che anche se prevedibili sono ingestibili da parte degli avversari, lo sforzo tattico deve concentrarsi nel trovare il giusto mix fra imprevedibilità ed efficienza degli schemi di gioco.

Un’altra cosa che mi sembra molto utile è la ‘shot chain analysis‘, ed è un tipo di analisi che difficilmente si trova in giro: puoi farci capire come ti è venuta questa idea?
Dalle mie esperienze nel settore privato, dove ho potuto studiare dati grezzi relativi alle transazioni nella grande distribuzione e mi occupavo di analisi dei dati per capire le correlazioni. Se ad esempio risulta che pane e latte vengono spesso comprati assieme, si sceglie di sistemarli ai due estremi del punto vendita in modo da portare il consumatore ad attraversare tutto il negozio e aumentare le possibilità di acquisto. Applicando queste logiche al tennis, abbiamo la shot chain analysis. Cerco di mostrare quali sequenze di colpi all’interno di uno scambio sono più ricorrenti e quali sono quelle più efficienti in termini di punti vinti e persi. Un’altra cosa che facciamo è ragionare per piccole catene di colpi, ad esempio tre, in quanto nella maggior parte dei casi gli scambi tendono ad essere brevi. Spesso è necessario mostrare ai giocatori anche dei video per associare i dati alla percezione empirica in modo da visualizzare meglio. E quindi cerchiamo di disegnare il quadro e operare anche dal punto di vista psicologico per convincere giocatori e coach del messaggio che proponiamo.

(clicca per ingrandire)

Questo aspetto psicologico mi sembra un punto importante: come fai a convincere i giocatori? E a renderti credibile? Alla fine poi in campo ci vanno i tennisti e sono soli.
Credo che sia importante avere il supporto di tutto il team, ovviamente è il giocatore che scende in campo e non tutti i suggerimenti vengono messi in pratica. Il punto di partenza è il coach. Per me è importante discutere prima con il coach gli obiettivi e capire dove vogliamo arrivare; questi obiettivi devono essere realistici, non ci sono formule magiche che funzionano in maniera garantita. E poi si definiscono degli indicatori (Key performance indicator) per monitorare periodicamente come stiamo andando, come nelle aziende. La maggior parte del rapporto è con i coach e secondo me un aspetto importante è cercare di fornire degli insight coerenti con la loro filosofia. Ad esempio alcuni vogliono una review immediata del match, al fine di prenderla come base per la partita successiva, altri invece pensano già all’avversario e alla partita successiva. La catena della fiducia deve passare per forza per il coach.

Un’ultima domanda. Partendo dalla tua idea del futuro e rispetto alla cultura dei dati nel tennis: cosa ci possiamo aspettare?
Mi piacerebbe vedere più dati disponibili nel tennis ovviamente. Però ci sono stati dei miglioramenti rispetto a cinque anni fa, abbiamo una community di esperti di dati più ampia. Ovviamente non è come nella NBA o nella MLB, in cui i dataset disponibili liberamente sono incredibili e i fan possono “giocarci”, anche a livello giornalistico le analisi ne traggono giovamento. Sui social media le discussioni sono spesso di alto livello e analizzano anche metriche avanzate (come ad esempio gli expected goals che stanno arrivando anche nel mondo del calcio, ndr).

Uno dei problemi con il tennis è che le statistiche disponibili sono spesso aggregate e non disponibili a livello di singoli colpi. Spesso anche i giornalisti accreditati a un evento ricevono solo delle informazioni aggregate e poco altro (possiamo confermare: poco più che punti vinti, percentuali di prime di servizio o punti vinti con la prima, ndr). I dati HawkEye dovrebbero essere liberamente disponibili e non visibili solo a volte durante i match. La soluzione potrebbe essere l’utilizzo di tecniche di intelligenza artificiale per la mappatura dei match. Credo che nel giro di 18-24 mesi si possa arrivare ad avere molti più dati ‘lavorabili’ per tifosi e addetti ai lavori. Ci saranno sempre più persone in questo settore e se ci ritroveremo a parlare di queste cose fra un paio d’anni (noi di Ubitennis sicuramente coglieremo al volo l’invito, ndr) credo che le cose saranno diverse.

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Esordio sul velluto per Nadal a Montecarlo: adesso gli ottavi con Dimitrov

Lo spagnolo concede appena tre giochi a Delbonis, capace di creare qualche piccolo problema solo nel secondo set. Al prossimo turno troverà Dimitrov, battuto 13 volte su 14

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Rafael Nadal - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @ROLEXMCMASTERS)

[3] R. Nadal b. [Q] F. Delbonis 6-1 6-2

Doveva essere un esordio agevole per Rafael Nadal e così è stato. Lo spagnolo, a dispetto dei quasi due mesi lontano dal campo, ha mostrato il solito grande feeling con la superficie e con Montecarlo in particolare (72-5 il bilancio aggiornato su questi campi), disponendo agevolmente di Federico Delbonis. L’argentino ha provato a giocarsela, soprattutto nel secondo set, ma semplicemente non dispone delle armi per impensierire Rafa né per tenerne il passo sul rosso. Dopo il massacro del primo set e mezzo, Delbonis ha provato a rifarsi sotto ma è stato prontamente ricacciato indietro da Nadal. Il prossimo avversario del maiorchino sarà Grigor Dimitrov (13-1 i precedenti; 3-0 a Montecarlo), in un match che si spera possa regalare più spettacolo. “Abbiamo giocato tante belle partite insieme, non solo la semifinale dell’Australian Open 2017” ha ricordato Rafa in conferenza. “Sarò pronto per la partita, o quantomeno spero di essere pronto” ha scherzato, dicendosi in ogni caso soddisfatto del tennis espresso all’esordio.

IL MATCH – Fin dall’inizio si capisce che Delbonis non può tenere il ritmo forsennato imposto da Nadal. L’argentino o va fuori giri tentando di spingere o si rifugia in back difensivi che però raramente mettono in difficoltà l’avversario. In pochi minuti Rafa si ritova già sul 3-0. Delbonis prova a darsi una scossa con un bel rovescio lungolinea vincente forzando poi Rafa all’errore dopo uno scambio tutto in difesa. La riscossa dura però giusto questi due punti: Nadal infatti impatta sul 30-30 con un bel dritto e una smorzata, prima di accogliere benevolmente i due doppi falli consecutivi dell’avversario, costretto a forzare (senza successo) anche col servizio. Finalmente sul 5-0, Delbonis riesce a muovere il punteggio e a evitare quantomeno l’onta del bagel.

 

In avvio di secondo set, le cose non mutano in meglio per l’argentino, che cede subito la battuta. Il martellamento asfissiante di Nadal non accenna a diminuire d’intensità e gli frutta un secondo break che lo proietta sul 3-0. Qui Delbonis si procura due insperate palle break consecutive grazie a una serie di (s)fortunati eventi: una risposta colpita male ma che rimane in campo, un doppio fallo di Rafa e infine un non semplice smash ‘appoggiato’. Nadal non fa una piega e le annulla entrambe con autorità, così come fa anche con una terza occasione. Delbonis però sente che questo è probabilmente l’ultimo treno per sperare di rientrare in partita e si aggrappa al game, guadagnandosi una quarta palla break che riesce stavolta a convertire complice anche un nastro benigno.

Immediata arriva la reazione di Nadal, parecchio infastidito dal break appena subito, ma Delbonis riesce a tenere la battuta e ad andare sul 3-2, cancellando anche una palla break con un gran dritto lungolinea. La rinnovata spinta del volenteroso argentino però non è sufficiente a riaprire davvero la partita che anzi, ritorna saldamente nelle mani di Nadal con il break ottenuto nel settimo gioco. Sul 5-2 arriva l’ultimo sussulto di Delbonis che annulla un match point e si procura addirittura una palla break. Rafa però esce alla grande dal mini momento di difficoltà e chiude il match al terzo match point, dopo un’ora e venti minuti di gioco.

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ATP

ATP Montecarlo: Sonego non supera l’esame Zverev

Il numero 6 del mondo ritrova la costanza che gli era mancata a Miami e in due set regola un buon Sonego

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[5] A. Zverev b. L. Sonego 6-3 6-3

Troppo solido alla distanza Alexander Zverev per un buon Lorenzo Sonego, che come suo solito lotta parecchio e mostra un bel tennis ma deve cedere in due set ad uno Zverev apparso molto concentrato soprattutto al servizio. La prima sfida tra i due arrivava in momenti completamente opposti di forma. Sonego era reduce dal brillante torneo vinto a Cagliari, oltre che dal buon primo turno vinto contro un tennista ostico come Fucsovics. Meno positivo il periodo di Zverev, che non aveva giocato finora su terra battuta e la sua ultima partita risaliva a Miami, il secondo turno perso contro Emil Ruusuvori.

Il tennista italiano parte giocando un buon tennis, ma il primo a passare davanti è il tedesco, che sfrutta due indecisioni di dritto di Sonego per prendere il primo vantaggio della partita. La prima per Zverev però continua a mancare e Sonego si riporta sotto con due palle break. Entrambe vengono annullate da Zverev che ritrova la prima e non dà la possibilità al suo avversario di poterlo attaccare. Una nuova possibilità si para davanti a Sonego nel settimo game, uno splendido dritto diagonale gli porta due palle break.

 

La prima di servizio torna in aiuto del numero 6 del mondo, anche se la seconda palla break annullata arriva con un servizio che il replay mostra essere di poco largo. Sonego non si perde d’animo e dopo aver annullato due palle game si guadagna e converte la terza palla break con un pesante dritto lungolinea, meritata per il livello espresso finora dal tennista torinese.

Zverev non resta a guardare e reagisce subito al break diventando un muro da fondo. Gli errori di Sonego si accumulano e il finalista degli US Open si riporta avanti di un break. Uno dei meriti della buona partita del tedesco oggi è la costanza di rendimento al servizio, ed è di nuovo la battuta a cavarlo d’impaccio quando si fa rimontare due set point da Sonego. Il primo punto ai vantaggi è un ace, con il secondo si crea lo spazio con il servizio per chiudere con uno schiaffo al volo di dritto un set giocato molto bene da entrambi i giocatori. Da notare il dato dei doppi falli del tennista di Amburgo, zero per tutto il primo set, una rarità visti i suoi problemi recenti.

Il numero 6 del mondo capisce che è il momento di affondare il colpo e tramortisce Sonego ad inizio secondo set sfruttando la forza della sua diagonale di rovescio. A dire la verità il tennista italiano sta facendo un’ottima partita anche da quel punto di vista, mostrando tutti i suoi miglioramenti con quel fondamentale. Confrontato però con un colpo come quello di Zverev è normale vada in difficoltà. Come successo nel primo set Sonego risponde subito al fuoco con due palle break, ma ancora la prima di Zverev torna dominante e gli toglie le castagne dal fuoco. Sonego non molla la battaglia e con due splendidi pallonetti si mantiene dentro il game, e l’occasione arriva di nuovo con un dritto steccato dal tedesco. Questa volta il servizio tradisce Zverev e con un doppio fallo rimette Sonego nel set.

Ora il livello del tedesco è calato vistosamente ed anche gli errori da fondo cominciano ad arrivare. Un rovescio scagliato male rischia di costargli il secondo break consecutivo, ma con l’aiuto del servizio si salva. Piano piano, nonostante un dritto molto meno affidabile del primo set, Zverev si ritira su e torna a farsi prepotente durante i turni di Sonego. La prima chance nel settimo game è ben controllata dall’italiano, ma sulla seconda il “solito” rovescio devastante vale game e break per il tennista tedesco.

La partita si mette ancora più in salita quando Sonego sotto 15-30 e 3-5 commette il primo doppio fallo della partita. Non poteva esserci momento peggiore, il colpo in uscita dal servizio è lungo e Zverev chiude la partita dopo un’ora e mezza di battaglia. Un peccato per Lorenzo, che oggi ha giocato bene e reso la partita più equilibrata di quanto dica il punteggio. Il tedesco sfiderà David Goffin per un posto nei quarti di finale di Montecarlo. Sonego invece perderà almeno quattro posizioni del ranking, a causa dei punti persi dei quarti dell’anno scorso. Ma vista la posizione attuale, numero 32, se continua con questo stato di forma può mantenersi tra le teste di serie del Roland Garros. Con la sconfitta di Sonego Fabio Fognini resta l’unico italiano ancora presente in tabellone.

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ATP

Djokovic, lezione e investitura a Sinner: “È il presente e il futuro del tennis”

Nel match del giorno Jannik parte bene e va in vantaggio di un break, ma via via soffre la pressione di Nole, che domina alla distanza

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[1] N. Djokovic b. J. Sinner 6-4 6-2

Era stata presentata come la partita del giorno, e le attese non sono andate deluse, almeno per una buona oretta. Dopo il battesimo del fuoco ricevuto da Rafa Nadal sul Philippe Chatrier in autunno, il sacerdote Novak Djokovic ha somministrato il secondo segno sensibile al fenomeno nascente Jannik Sinner sotto la terrazza di Montecarlo. Sei quattro sei due per il primo favorito, un’ora e mezza abbondante molto lottata, giocata a ritmi esagerati e trapunta di scambi ad alta intensità. Poi Nole ha preso il sopravvento, e non sarebbe stato difficile prevederlo, ma chi voleva una partita – e un’altra conferma sulla crescita di Jannik – l’ha avuta.

Aveva iniziato molto bene il kid di Sesto Pusteria: secondo game in battuta molto sudato, offerto da un Djokovic intento a far intendere al ragazzo su quale pianeta fosse capitato, poi Sinner ha strappato il servizio al serbo nel terzo, complici un paio di vincenti da urlo, tra i quali ha particolarmente brillato un gran rovescio incrociato sulla linea, utile a provocare la sorpresa del numero uno. Jannik non ha però saputo consolidare, come si suol dire, e qui Djokovic non ha messo troppo di suo: un doppio fallo, un dritto tirato fuori con lo scambio in mano e un rovescio addosso alla star con il campo aperto sono valsi il pareggio: tanta ingenuità direbbero quelli che non hanno mai avuto a che fare con la pressione. Certo è che l’età verdissima in qualche modo può rappresentare un mismatch di non poco conto contro un avversario persino più famelico dei canoni quando deve inseguire. Si è un po’ disunito Jannik, ci mancherebbe: Djokovic gioca profondo come nessuno, si sa, e sulla seconda ha la bava alla bocca. Il combinato disposto, direbbe il giurista, ha costretto Sinner a forzare molte prime, con conseguenze problematiche sulle sue percentuali. Anche a questo è addebitabile il secondo break consecutivo Serbia, viatico al cinque due che pareva una precoce pietra tombale sulla frazione.

 

Detto questo, anche Nole di tanto in tanto pare umano, e Sinner certamente non vende la pelle a buon prezzo: gravato da un paio di errori di misura, dal trenta a zero a due punti dal set Djokovic ha subìto quattro punti consecutivi, consentendo al giovane collega di servire per il pareggio. Ma ribattitore migliore della storia del gioco non si diventa per caso: una manciata di palle a un palmo dal fondocampo hanno costretto Sinner a diversi fuori giri e a salvare un primo set point, prima che un nastro malandrino sul suo lungolinea, beffardo nell’apparecchiare il vincente al serbo, ne forzasse un secondo, stavolta raccolto da Nole con un forcing da dietro reiterato fino all’errore con il rovescio dell’italiano.

Jannik Sinner – ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

Cinquantasei minuti, ritmi alti, lunghi scambi e una lotta tutt’altro che disprezzabile. Non male l’offerta di Jannik, forse un po’ troppo legata mani e piedi al vincente, con tutti i rischi del caso. Nole in giornata, lo è quasi sempre, quando impone la proverbiale pressione da fondo al momento è ancora un po’ troppo. E la sua giornata, già serena, è migliorata nel secondo set, a fronte della resistenza ora forse un po’ ammaccata del nostro: break Serbia nel quarto gioco. Sinner, puntiglioso, con il solito atteggiamento impeccabile, concentrato sul tema fino al parossismo, ora annaspante e sempre più ingarbugliato nella ragnatela. Poche chance per lui di rientrare; una, sostanzialmente, nel settimo game, quando Nole ha offerto palla break ingarbugliandosi con due doppi falli, ma qui è mancato Sinner, autore di una rispostaccia fuori di metri su una seconda attaccabile. La partita lì si è eclissata, insieme allo sguardo fattosi torvo del diciannovenne. Agli ottavi di domani, contro il campione di Miami Hubert Hurkacz o Dan Evans, andrà Djokovic, come sempre, come prevedibile. Per un’ora c’è stata partita, per il resto una lezione di cui Jannik saprà far tesoro.

Mi sento bene – ha detto Djokovic a Tennis TV -. Questo club è la mia base d’allenamento da 15 anni, mi sembra di giocare a casa. E’ stato un bell’esordio, non era una sfida semplice ma sono riuscito a trovare il ritmo e i colpi. Sinner colpisce la palla nel modo giusto più o meno su tutte le superfici, è polivalente, ha molto talento ed è in forma. E’ il futuro del nostro sport, e forse già il presente. Del resto ha già giocato la finale di un 1000 da teenager“. A diciannove anni Nole non era certamente prossimo a somigliare alla sua versione odierna.

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