Mezz'ora con Seyboth Wild. L’unico 2000 con un titolo, il primo tennista a contrarre il coronavirus

Interviste

Mezz’ora con Seyboth Wild. L’unico 2000 con un titolo, il primo tennista a contrarre il coronavirus

Thiago Seyboth Wild è una delle più grandi promesse mondiali. 20 anni da poco, parla di Musetti (che ha battuto) e Sinner. Il sogno più ambizioso: battere Nadal in finale al Roland Garros. La difficile situazione nel suo Brasile

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Thiago Seyboth Wild - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)
 
 

20 anni compiuti il 3 marzo, n. 114 ATP, è l’unico classe 2000 ad aver vinto fin qui un torneo ATP. È accaduto a Santiago all’inizio di quest’anno “rovinato” dal COVID-19 (è stato il primo tennista a contrarlo, sarebbero seguiti Dimitrov e Coric), più giovane brasiliano di sempre ad aver conquistato un titolo e primo teenager ad aver vinto un torneo ATP dopo Alex De Minaur nel 2019 a Sydney. Ha come coach Joao Zvetsch e il padre Claudio Ricardo Wild che gestisce una Tennis Academy. La madre invece, Gisela Christine Seyboth è medico.

Ha una sorella, Luana. Thiago parla perfettamente portoghese, inglese e spagnolo. Nato a Marechal Candido Rondon (nello stato del Paranà, nella microregione di Toledo) si è trasferito da quando aveva 15 anni a Rio de Janeiro. La sua superficie prediletta è la terra rossa. Nel calcio tifa per il Gremio e il suo difensore centrale Pedro Geromel. Nel tennis… vorrebbe avere l’intensità di Nadal, che è il suo idolo. Si definisce coraggioso e senza paura nei punti importanti, ma a volte deve combattere contro la sua pigrizia.

LA VIDEO-INTERVISTA COMPLETA

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

 

Minuto 00 – Il suo nome si pronuncia con la W dura alla tedesca, perché tedesche sono le sue origini. E la successiva I resta come in italiano, quindi chi la leggesse come una traduzione all’inglese di “selvaggio” sbaglierebbe.

01:30Il racconto di come è andata a Santiago (il torneo che ha vinto), dal momento in cui all’improvviso è arrivata la wild card. Incontra Garin, che si è ritirato dopo aver avuto due set point, ma Thiago ha vinto il primo set…

04:50 – La vittoria su Ruud: “Ero sotto 3-1 15-40 nel set decisivo”.

06 – Il suo coach è in parte italiano, anche se il nome di battesimo è brasiliano e il cognome pare tedesco. Ma ne ha un altro: Pinnuzzi.

07Thiago ha avuto il COVID-19. “Un caso curioso. Non me ne sono accorto. Ho fatto il test a casa, non a Rio. Perché mia madre ha voluto che lo facessi. Ero asintomatico. Pensavo di essere negativo e invece…

08:40 – Il COVID-19 in Brasile: “Situazione bruttissima. Sto a San Paolo”.

10:00“Non sono traumatizzato… ma è molto triste. Due amici hanno contratto il COVID-19, ma sono ok ora”.

11:45Avendo già avuto il COVID-19 dovrei essere più protetto e quindi andrei a New York.

12:00“Non ho molti punti da difendere”.

13:00 – Buone relazioni con Guga Kuerten, Bellucci, Melo, Monteiro. La maggior parte dei tennisti brasiliani si allenano nel Sud del Brasile.

14:00L’ispirazione di Guga Kuerten. “È un personaggio popolarissimo non solo nel mondo del tennis…”. Invece Thiago non ha idea di chi sia Maria Esther Bueno, la più forte tennista brasiliana di tutti i tempi e Hall of Famer dal 1987 (nota triste di UBS: Maria Bueno, che era pure molto bella, è stata n.1 del mondo nel 1959, vinse tre volte Wimbledon e Roma, quattro volte i campionati degli Stati Uniti. Ha fatto il Grande Slam in doppio e conquistato in totale 19 titoli di Slam. È morta nel giugno del 2018).

16:30“Quando avevo 12 anni andai a San Paolo a vedere i campionati del Brasile e guardando Bellucci mi dissi: ‘Oh come mi piacerebbe giocare come lui un giorno’. Non sono un idolo per il Brasile, ma mi piacerebbe ispirare i ragazzini come ha fatto lui con me”.

18:00La differenza fra i tornei challenger e quelli ‘pro’. Una diversa professionalità

18:50Il match fra Thiago e Lorenzo Musetti. “Lui è più giovane, un anno o due, meno forte fisicamente ma è molto talentuoso. I muscoli non sono tutto. Non tutti hanno i muscoli di Nadal e Wawrinka: Goffin, Zverev… ad esempio Djokovic è magrissimo. Se sarà ben preparato Musetti non sarà necessariamente svantaggiato…”

US Open 2018 – Thiago Seyboth Wild dopo aver battuto Lorenzo Musetti in finale

20:00Mi piace Nadal, io ho cominciato a giocare e vedere tennis quando lui già vinceva”.

21:00“A cena, potendo scegliere, vorrei stare con Nadal, Fognini e Federer”.

21:46“Fra US Open e Roland Garros cosa sceglierei? Per vincere l’US Open, per giocare Parigi. Mi piace giocare sulla terra. In altitudine sulla terra, come Cordoba, a livello del mare sul cemento che non sia troppo veloce”

22:00 – Il suo gioco. Mi piace giocare piatto, non amo quelli che giocano top-spin stando tre metri dietro la riga di fondo”.

24:00“La maturità dipende da te, così come la professionalità. La mia priorità era sempre il tennis. Non ho mai mollato un allenamento, una sveglia mattutina, per aver preferito andare a un party”.

25:00 –Su Sinner cosa pensi? “L’ho visto giocare qualche volta. È come per Musetti, è molto magro, ma ha un ottimo servizio, ottimi colpi da fondo, è veloce, si muove bene, e sentiremo parlare molto di lui”.

27:00 – Obiettivo? Ascoltatelo, è facile anche per chi non capisce l’inglese… andate al minuto 27 e ascolterete in un minuto questa risposta e la prossima.

28:00 – Il sogno per il torneo da vincere e l’avversario? Beh… ascoltate il video, a Thiago non manca il coraggio!

29:00“I miei colpi preferiti sono…”

30:00“Sto lavorando su…”

30:00L’importanza della strategia, gli scacchi di Djokovic, “tutti dovrebbero giocare a scacchi!”

32:00 – Lo scouting su You Tube degli avversari.

32:45La vecchia Davis Cup mi piaceva di più. Ora è un torneo normale”.

34:00“Mio padre giocava a tennis, ma non so il suo ranking. Giocava a Nizza, a Lille. I miei genitori non volevano che io facessi il tennista, preferivano che facessi una vita normale. Ma io…”

35:00“I miei non mi hanno mai spinto a fare qualcosa… Penso che verranno a vedermi a New York”

36:00 – Regole che cambieresti? Niente shot-clock… sono sempre in ritardo, verrei sempre multato”.

37:00 – Thiago sorride quando dico che Flink è molto più vecchio di me…


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John Lloyd, intervistato da Scanagatta, presenta l’autobiografia “Dear John” [ESCLUSIVA]

Intervistato in esclusiva per Ubitennis, l’ex-tennista britannico Lloyd si racconta tra aneddoti e ricordi. “Avrei dovuto vincere quel match” a proposito della finale all’Australian Open con Gerulaitis

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L’ex tennista britannico John Lloyd, presentando la sua autobiografia “Dear John”, viene intervistato in esclusiva dal direttore Ubaldo Scanagatta e racconta tanti aneddoti relativi alla sua carriera, inclusi i faccia a faccia con l’Italia in Coppa Davis. Le principali fortune di Lloyd arrivarono in Australia dove raggiunse la finale dello Slam nel 1977: “All’epoca era un grande torneo ma non come adesso” ricorda il 67enne Lloyd. “Mancavano molti tennisti perché si disputava a dicembre attorno a Natale, ma ad ogni modo sono arrivato in finale. Avrei dovuto vincerlo quel match– ammette con franchezza e una punta di rammarico –ho perso in cinque set dal mio amico Vitas (Gerulaitis). Fu una grande delusione ma se dovevo perdere da qualcuno, lui era quello giusto. Era una persona fantastica”.

Respirando aria di Wimbledon, era impossibile tralasciare l’argomento. Lo Slam di casa fu tuttavia quello che diede meno soddisfazioni a Lloyd, infatti il miglior risultato è il terzo turno raggiunto tre volte.Sentivo la pressione ma era davvero auto inflitta, da me stesso, perché giocavo bene in Davis e lì la pressione è la stessa che giocare per il tuo paese” ha spiegato l’ex marito di Chris Evert. “Ho vinto in doppio misto (con Wendy Turnbull, nel biennio ’83-’84) ed è fantastico ma sono sempre rimasto deluso dalle mie prestazioni lì. Ho ottenuto qualche bella vittoria: battei Roscoe Tunner (nel 1977) quando era testa di serie n.4 e tutti si aspettavano che avrebbe vinto il torneo. Giocammo sul campo 1. Ma era una caratteristica tipica delle mie prestazioni a Wimbledon, fare un grande exlpoit e poi perdere il giorno dopo. In quell’occasione persi contro un tennista tedesco, Karl Meiler”. In quel match di secondo turno tra i due, Lloyd si trovò due set a zero prima di perdere 2-6 3-6 6-2 6-4 9-7. Insomma cambieranno anche le tecnologie, gli stili di gioco, i nomi dei protagonisti… ma certe dinamiche nel tennis non cambieranno mai.

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Interviste

Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.

D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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Flash

Wimbledon, Simone Vagnozzi: “Jannik contro Djokovic non deve stravolgere il suo gioco” [ESCLUSIVA]

“Contro Alcaraz ha giocato un grande match facendo tutto quel che doveva. Due ragazzi che sono due fenomeni. E’ stato bravo tatticamente, ma non solo. Ha sorpreso Alcaraz”. I miglioramenti al servizio. “Soprattutto la seconda non è più attaccabile”  

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Jannik Sinner e Simone Vagnozzi – ATP Dubai 2022 (foto Aldo De Florio)

Incontro Simone Vagnozzi, per parlargli di Sinner, del suo exploit con Alcaraz, delle sue prospettive con Djokovic, nel giardino che sta sopra alla sala stampa, dopo che Lawrence Frankopan, il manager di Sinner, mi permette di parlargli, una volta che il media manager dell’ATP Nicola Arzani aveva invece cercato di impedirmelo.

Un giorno scriverò con dovizia di particolari perché Arzani arriva – anzi continua – a comportarsi in un modo inaccettabile, inventandosi addirittura – come ieri – che era stato il management di Sinner a programmare una tavola rotonda con Vagnozzi alla quale non ero benvenuto.

Mister Frankopan, da me per l’appunto incontrato casualmente 5 minuti dopo, non solo non ne sapeva nulla, ma mi ha risposto esattamente quel che mi aspettavo: “Mi è stato chiesto un incontro con la stampa italiana e ho detto sì, why not. Ma a me che ci fossero 4 o 5 o più giornalisti italiani, uno o un altro, ovviamente non cambiava assolutamente nulla”.

 

Infatti, molto cortesemente ed elegantemente, Frankopan subito dopo questo breve colloquio ha dato l’ok a Vagnozzi perché parlasse anche con me. No comment sulla bugia del media manager.

Frankopan, che con me è sempre stato gentilissimo, un vero signore, non aveva nessun motivo per escludermi da una chiacchierata con Simone, altro personaggio cortesissimo.

Purtroppo non è il primo episodio. Lo scorso anno, quando io ero stato il solo giornalista italiano presente per tutta la seconda settimana dei Championships coronati dalla finale raggiunta da Matteo Berrettini, lo stesso Arzani organizzò all’indomani della finale perduta una tavola rotonda via Zoom con 4 colleghi (due dei quali nemmeno erano venuti a seguire il torneo a Wimbledon) lasciando anche quella volta fuori dal gruppo il sottoscritto sebbene Ubitennis avesse dato straordinaria copertura di Wimbledon con oltre 15 articoli al giorno, video, etcetera.

Nei confronti del media p.r. in questione ho il torto originale di averlo rimproverato vivacemente nel lontano 2008 al Foro Italico per aver condotto malissimo la conferenza stampa di Djokovic, che aveva appena vinto gli Internazionali d’Italia.

Non me l’ha mai perdonato. E sì che quando era un ragazzino e voleva fare l’assistente di Telepiù gli avevo dato mano come nessuno. Vabbè, l’erba della riconoscenza non alberga in certe persone.

Novak aveva detto in tv, a Sky, cinque minuti prima di venire alla conferenza stampa, che c’era stato più di un momento nel quale aveva pensato di chiedere il passaporto italiano quando, diciottenne, faceva parte della scuderia di Riccardo Piatti e a quei tempi la federtennis serba non aveva i mezzi né troppa intenzione, con la guerra dei Balcani da poco conclusa, di curare da vicino la crescita agonistica di Nole.

Chiaro che avrei voluto approfondire l’interessantissima questione. E non solo io.

Ma dopo solo sei domande ovviamente collegate alla finale appena vinta e al torneo romano, invece dell’abituale dozzina di domande che vengono normalmente chieste al vincitore di un torneo, Arzani decretò chiusa la conferenza stampa e quindi non fu possibile a nessuno dei presenti di chiedere al tennista serbo campione al Foro Italico quel che avrebbe fatto davvero notizia se Nole avesse confermato appieno la rivelazione fatta poc’anzi in tv.

Tornando all’incontro con Vagnozzi, tutti, e non solo Nole Djokovic che ha visto la partita vinta da Sinner contro Alcaraz prima di scendere sul centre court contro l’olandese Van Rijthoven poi battuto in 4 set (“Jannik was dominant  for the first two sets, ha dominato per i primi due set… ma anche quando il match si è fatto più equilibrato Jannik è sempre stato in controllo” mi ha detto sabato sera Nole), sono rimasti super impressionati dalla sua performance e non solo Nole che ha anche detto: “Il gioco di Jannik è forse quello che assomiglia più al mio, mi ci rivedo un po’”.

Lo dico anche a Simone e lui: ”Ieri è stata una bellissima partita. Una partita fra due ragazzi già maturi con un comportamento esemplare da parte di tutti e due (ogni riferimento al match Kyrgios-Tsitsipas viene in mente a e di farlo e non a Simone, desidero precisare visto che in questi giorni non si è parlato d’altro), sono davvero due fenomeni, sono molto contento di come Jannik ha gestito la partita, sia sul piano tecnico, che come attitudine mentale. Ma sappiamo che domani sarà una partita durissima, giochiamo contro chi ha vinto gli ultimi 3 Wimbledon e sicuramente sarà lui il favorito, ma noi siamo contenti perché noi siamo venuti qui per imparare, lui lo sta facendo in fretta e quindi…”

-Ti aspettavi che lui riuscisse a giocare due partite per sette set complessivi senza mai perdere il servizio?

Naturalmente con Isner poteva anche essere un’opzione perché sapevamo che lui risponde meno bene, ma con Alcaraz sarebbe stata più dura. Ma Jannik ha servito benissimo il primo set, poi è calato un po’, però si vedono i suoi miglioramenti soprattutto sulla seconda di servizio. E’ una seconda di servizio molto meno attaccabile, anzi non lo è proprio perché fa male anche con la seconda perché è più varia, più veloce e sull’erba gli dà la possibilità di perdere meno il servizio

-Pensi che poi abbia forse anche più coraggio? O lo ha sempre avuto…?

No, credo che il coraggio lo abbia sempre avuto. E’ solo una questione di lavoro. Piano piano le cose su cui stiamo lavorando stanno venendo fuori”.

-E’ evidente che dovete lavorare un po’ su tutto… ce ne saranno tante, ma in particolare quali sono?

Sicuramente il servizio, anche dal alto tecnico, ci sono stati più passaggi, anche con Darren Cahill che ci ha aiutato in qualche cosa, videoanalisi, anche con i telefonini si segue tutto, non ci dobbiamo fermare, è work in progress, deve continuare a lavorare, migliorare ancora di più il suo gioco, per arrivare a essere un giocatore ancora più completo…”

-Che cosa ti ha detto, vi siete detti a fine partita?

Mi ha detto che era stato proprio un match di livello veramente alto, anche come atmosfera, una partita bella…”

Mi permetti di dire che Alcaraz, soprattutto nel primo set, non era il miglior Alcaraz…

Io penso che sia rimasto anche un po’ sorpreso per come Jannik giocava. Gli ha tolto un po’ di certezze… la verità sta un po’ a metà. Diciamo che il terzo set, ma anche il secondo poteva finire un po’ più facilmente, perché le occasioni le ha avute Jannik. E’ stato 0-40, diverse volte 0-30, poi alla fine poteva girare anche in un’altra maniera, poi Jannik è stato bravo a tenersi a galla su  due servizi difficili nel quarto, ma poteva anche venir fuori un risultato più netto e vincere in tre set”.

-Gli altri aspetti dei suoi progressi? Servizio a parte ieri ha giocato dei dritti straordinari con movimenti corti, fantastici…-

Sicuramente si sta adattando all’erba, gioca un po’ più piatto rispetto al solito, palle più penetranti, questa era un po’ la tattica, togliere il tempo ad Alcaraz per evitare che si potesse girare di dritto, potendo poi sparare botte di dritto o smorzate, può farti l’inside out, l’inside in…Ha fatto bene tutto il piano partita, come era stato deciso”.

-L’ultima cosa… che cosa si pensa di fare contro Djokovic. Quale è il tipo di approccio diverso nell’affrontare Alcaraz o Djokovic?

Non penso che ci sia tantissima differenza nel modo di affrontarli. Djokovic ha più esperienza su questa superficie, la conosce meglio, di rovescio ha più varietà di Alcaraz, può giocare più spesso e meglio il lungolinea, può fare la smorzata, però non penso che sia un match nel quale Jannik debba stravolgere il suo gioco”.

Vero è che Djokovic forse gioca meglio sull’erba che da qualunque altra parte, perfino meglio che sul cemento australiano dove ha trionfato tante volte. Lo aiuta il suo fisico naturalmente elastico, la capacità di stare giù ben piegato sulle gambe nonché i rimbalzi del tennis su erba che sono bassi, perfetti per lui.

Vedremo martedì alle 14,30 in Italia come finirà. Senza troppe illusioni, magari, ma nemmeno con eccessivo pessimismo. Le prove di Jannik sono state troppo confortanti per non sperare nell’exploit. Ma sarebbe già una gran bella cosa se ci fosse lotta e suspense.

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