Le più importanti scarpe da tennis di tutti i tempi, con tanta Italia

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Le più importanti scarpe da tennis di tutti i tempi, con tanta Italia

La rivista “Racquet” ha stilato una Top 10 delle calzature più influenti nella storia del gioco. Ne avete mai comprato un paio? E perché proprio le Stan Smith?

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Stan Smith

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I produttori di scarpe creano calzature studiate appositamente per i tennisti da ormai 90 anni. Quasi un secolo di design ha consentito di arrivare ad una vasta offerta in termini di materiali specialistici, così come a proposte di stile al di fuori del campo di gioco. Il boom si è avuto negli anni ’80 e ’90, decadi nelle quali una moltitudine di brand del settore, spesso senza una pregressa credibilità sportiva a livello internazionale, ha introdotto un mix esaltante di efficacia nella performance e stile nella vita quotidiana.

In prima linea c’erano le italiane Lotto, Ellesse e Diadora, assieme ai giganti inossidabili Fila e Sergio Tacchini, ma questo fu solo l’inizio. Basta considerare che a marchi ancora storicamente rilevanti quali Dunlop (australiani) e Tretorn (svedesi) si aggiunse la pletora di calzature diverse indossate da atleti americani e tedeschi: fra queste annoveriamo Nike, adidas, Puma, New Balance, K-Swiss, Reebok e Converse, più le raffinatissime Le Coq Sportif francesi. La lista di firme che saltarono dal campo ai prodotti da passeggio (e viceversa) getta una luce quasi accusatoria sulla mancanza di varietà dell’offerta odierna – insomma, persino Gucci lanciò una scarpa da tennis. Anche se i brand di cui sopra hanno partorito centinaia e centinaia di modelli, ne abbiamo scelti 10 come i più importanti di ogni tempo.

JACK PURCELL

Keds, Converse e adidas avevano già cominciato ad interessarsi al mercato tennistico ai primi del ‘900, ma uno dei trend-setter più popolari per oltre trent’anni è il modello Jack Purcell, scarpa eponima creata nel 1935 per il famoso giocatore di badminton dai canadesi della B.F. Goodrich Company. La scarpa completò immediatamente la transizione verso il tennis, e fu per molto tempo “l’arma” scelta dai professionisti di maggior caratura. Converse comprò i diritti di produzione di questo modello negli anni ’70, e ha mantenuto vivo lo “smile” inciso sul puntale in gomma fino ai giorni nostri, grazie a linee di abbigliamento per uso quotidiano e a modelli creati in collaborazione con vari skater.

 

ADIDAS STAN SMITH

Anche se ci piacerebbe scrivere che sono i modelli intitolati a Rod Laver, a Lendl o il classico di culto Forest Hills a rappresentare il modello più iconico di casa adidas, la Stan Smith è probabilmente la più importante e influente scarpa da tennis di tutti i tempi, senza tema di smentita. Il modello nacque nel 1964, quando il francese Robert Haillet pubblicizzò la prima scarpa in pelle per adidas. È nota ai più la storia di come Haillet si ritirò e la sua immagine sulla linguetta fece posto a quella dell’americano Stan Smith nel 1971. Smith precedentemente utilizzava scarpe di tela, ma la possibilità di una sponsorizzazione fu sufficiente a fargli cambiare idea. Non solo il modello Stan Smith è diventato iconico nella moda di settore grazie a una moltitudine di collaborazioni e iterazioni del modello che ogni altra scarpa può soltanto sognare, ma rappresenta molto di più di un modello che resiste da decenni: la prima scarpa professionale in pelle, infatti, ha inaugurato nel tennis la corsa allo sviluppo e ai materiali che hanno permesso l’esplosione del prodotto negli anni ‘80 e ’90.

NIKE AIR TECH CHALLENGE II

Era lava incandescente a ribollire sui piedi di Andre Agassi ad Indian Wells nel 1990. Il “kid” rese ancora più famoso il modello che indossava in quel momento, l’Air Tech Challenge II, indossandolo qualche settimana più tardi nella medesima variante bianca, rosa e nera all’Open di Francia. La scarpa a tre quarti, disegnata da Tinker Hatfield in uno stile non troppo dissimile da quello della Air Jordan 4, sempre targata Hatfield e commercializzata nello stesso periodo, portò ad un approccio diverso nella costruzione del prodotto grazie all’Air-cuschioning (tecnologia a cuscinetto d’aria nelle suole, ndr), alla pelle sintetica leggerissima e alla conchiglia sagomata, ma non solo: lo stile della scarpa non si era mai visto su un campo da tennis, facendo sensazione e creando un’estetica a cui la Nike fa tuttora riferimento, anche a trent’anni di distanza.

ADIDAS BJ KING

Non c’è niente di più cool dell’essere un’apripista, titolo che Billie Jean King ha rivendicato innumerevoli volte. Uno dei suoi primati è quello di essere stata la prima atleta donna ad avere una scarpa a lei intitolata. Il suo classico stile di scarpa bassa includeva una suola di gomma e tre strisce con la firma a lato. Addirittura, il suo volto era riprodotto nella linguetta, corredato dalla scritta “endoserd by”. Piace pensare che la popolarità di quella scarpa aiutò Chris Evert a sfondare con il suo modello Converse negli anni ’80. La scarpa di King era popolare al punto che adidas ne creò varianti addizionali, incluso il primo modello in velluto colorato, cementando il blu come colore di riferimento di King.

NIKE AIR TRAINER 1

Quando il designer Tinker Hatfield creò una delle sneakers più cool dell’era moderna, non aveva il tennis in testa. Nel 1986, lavorando con John McEnroe, Hatfield spedì alla star americana una serie di scarpe da testare, incluso un paio di scarpe da allenamento non ancora sul mercato – più tardi rinominato Nike Air Trainer 1. Hatfield voleva soltanto che John le testasse durante l’allenamento e nient’altro, al punto che gli chiese specificatamente di non indossarle in pubblico. McEnroe non solo non ottemperò alla richiesta, ma decise anche di indossarle durante i tornei, segnando così una nuova direzione nelle calzature da tennis con rialzo del tallone, supporto laterale e chiusura di sicurezza a cinturino. McEnroe introdusse così un nuovo stile, sdoganando un look anche per le scarpe da allenamento, il cui utilizzo era già di per sé una novità all’epoca. Bo Jackson (star del football e del baseball, ndr) iniziò la sua collaborazione con Nike usando le Air Trainer 1, e l’impatto del prodotto è stato fondamentale sia per gli sviluppi tecnologici successivi che per il design dei modelli da passeggio.

FILA T-1

Fra tutti i marchi italiani degli anni ‘80, Fila probabilmente era il più innovativo per quanto riguarda il fashion. Conosciuta per il proprio stile e per il mix di colori che aveva portato nel mondo del tennis, Fila rappresentava il concetto di marchio di lusso, specialmente nel mercato nordamericano. La Fila T-1, in particolare, è l’archetipo dei modelli del brand, pensato per abbinarsi con tute variopinte. Questa scarpa in pelle è inclusa nella lista non tanto per ciò che fu in termini di prodotto, ma per ciò che Fila rappresentò per il tennis quando si interessò a questo sport negli anni ’70, e anche per il suo successo duraturo nel mondo della moda e dello sport, con il tennis come trave portante del proprio lavoro.

DIADORA BORG ELITE

Anche le persone che non seguivano il tennis negli anni ’70 avevano una vaga idea di come Bjorn Borg si presentasse su un campo da gioco. E anche se a volte indossava le Tretorn-Nytelites, la sua linea Fila fu quella che contribuì maggiormente a fissare il suo stile nell’immaginario collettivo. Detto questo, la Diadora Borg Elite che lo svedese utilizzò nei primi anni ’80 completò in maniera definitiva il suo iconico look, un esempio di come lo stile italiano – anche proveniente da più marchi messi insieme – stesse dando una vetrina internazionale ai produttori di scarpe che sponsorizzavano gli atleti. Le Borg Elite rappresentavano la massima espressione della tecnologia applicata al prodotto, impiegando la pelle di canguro in uno stile all’ultimo grido. Anche se oggi Borg non rappresenta più il marchio Diadora, il modello a lui dedicato vive ancora col nome di B. Elite, commercializzato come prodotto per la vita di tutti i giorni.

PUMA GV SPECIAL

Puma non ha mai smesso di produrre questo ibrido on-court/off-court sin da quando lo introdusse come scarpa personalizzata di Guillermo Vilas negli anni ’80. Progettato specificamente per l’appariscente argentino, era il frutto di una miscela di pelle e tessuto nella parte superiore della scarpa, risultando in un accessorio perfetto per la prestazione sportiva ma che allo stesso tempo non perdesse di vista le esigenze della moda. Giocando sullo stile personale di Vilas, Puma riuscì a portare un marchio chiaramente orientato allo sport – e, fatto non secondario, non italiano – nel mainstream del fashion. Tuttavia, i giorni migliori per questa calzatura sono arrivati in tempi più recenti, grazie all’unione fra colori classici e moderni e a un mix fra diversi materiali, combinando le strisce del marchio con design più modaioli.

ADIDAS EDBERG

Alcuni potrebbero opinare sull’inclusione della scarpa sponsorizzata da Stefan Edberg in questa lista, e avrebbero dei validi argomenti. La tecnologia stava iniziando a diventare preponderante nel design delle scarpe da tennis a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, e adidas era un marchio di riferimento in questo senso. Sicuramente la adidas Lendl fu la prima del brand tedesco ad introdurre un prodotto all’avanguardia sul mercato, ma il modello dello svedese fece lo stesso con uno stile unico, a un prezzo più accessibile, e con quella che forse era la miglior tecnologia adidas del momento, la Torsion. Il modello Edberg non ha raccolto tutto il credito che meritava da un punto di vista visivo (sebbene l’accostamento di colori fosse perfetto per lo spirito degli anni ’90) e da un punto di vista tecnico, visto che fu il primo dotato della sopracitata tecnologia, ed è una fortuna che adidas abbia reintrodotto il modello sul mercato nel 2019 con il nome di Torsion Comp.

NIKE VAPOR

La scarpa che deve tutto a Roger Federer. La Nike Vapor è ora una serie ufficiale. Lanciata nel 2004 come Nike Air Zoom Vapor Speed, è stata riconvertita in più stili diversi, trasformandosi poi nel modello rappresentativo dell’intero stile tennis come inteso da Nike, stile che comprende a sua volta la Zoom Vapor Cage 4 indossata da Rafael Nadal. Tuttavia, è la Vapor ad essere meglio conosciuta, soprattutto nei modelli 9, 9.5 e 10. Il modello Vapor 9 fu lanciato nel 2012, quando che Federer e Hatfield si incontrarono per disegnarlo in una suite di un hotel parigino, ispirati dall’immagine di una figura in corsa.

Federer ha indossato una Vapor in 18 dei suoi 20 Slam vinti – non dimentichiamo che il momento più cool nella storia delle sneaker tennistiche ha avuto luogo quando Federer si è presentato calzando una “collaborazione” Vapor 9.5/Air Jordan 3 al primo turno dello US Open 2014 (contro Marinko Matosevic, ndr), ripetendosi nel 2016 quando ha usato entrambi i modelli durante un torneo – nel 2018, non solo era stato il modello più utilizzato da campioni Slam sia nel maschile che nel femminile, ma era anche il più indossato nel mondo del tennis in generale. E non è ancora finita. Nonostante quest’anno il modello Vapor abbia ceduto il passo al Cage, non sarebbe una sorpresa vedere un Vapor 11 in futuro, a mantenere questo modello il più rilevante per la prossima decade come lo è stato per la scorsa.

Tradotto da Michele Brusadelli

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Caos Covid-19 al Roland Garros: tra la minaccia legale di Dzumhur e i dubbi per il freddo

Zapata Miralles e il bosniaco sono stati mandati a casa per i contatti con i rispettivi allenatori, positivi al test del torneo ma negativi al ritorno in patria. Il medico del torneo: “Con pioggia e umidità serviranno più tamponi per distinguere un raffreddore dal Covid”

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Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Roland Garros 2020, le entry list aggiornate. SORTEGGIO ALLE 18

Continuano le polemiche sulla gestione dei controlli sanitari per l’accesso ai tornei. Il caso Paire ad Amburgo si proietta chiaramente sul Roland Garros, dove già sono stati cinque gli esclusi dal tabellone maschile delle qualificazioni. Il comunicato del torneo parla di due positività accertate tra i giocatori e di tre esclusi cautelativamente in quanto a contatto con un coach risultato positivo. Lo spagnolo Bernabe Zapata Miralles (144 ATP) è stato mandato a casa perché il suo allenatore Carlos Navarro era risultato positivo asintomatico, ma i due hanno fatto sapere – una volta rientrati a Valencia – che per entrambi il tampone di controllo ha dato esito negativo.

Situazione simile per il numero 114 del mondo Damir Dzumhur e il suo coach Petar Popovic: “È uno scandalo come è stata gestita la cosa – ha dichiarato il bosniacoandrò in tribunale e sono sicuro che vinceremo. Abbiamo subito un’ingiustizia e una discriminazione“. Il portale bosniaco Klix.ba dà conferma del fatto che Dzumhur – che nel frattempo ha pubblicato in una storia Instagram il referto del test negativo di Popovic – si sia mosso per affidare la questione a un avvocato portando in giudizio la Federazione francese.

CARICA VIRALE – L’allenatore aveva spiegato così la sua versione in un’intervista a L’Equipe: “Ho superato 20, 25 test tra gli USA, l’Italia e anche qui a Parigi, dove siamo arrivati sei giorni fa. Tuttavia siccome ho già contratto il virus due mesi e mezzo fa, può darsi che ci siano degli anticorpi che possano ancora far risultare il mio test positivo”. L’organizzazione del Roland Garros – è la loro accusa principale – non gli avrebbe consentito di effettuare in loco il tampone di controllo, per scongiurare l’ipotesi che il primo non fosse attendibile. Al ritorno in Serbia, Popovic è risultato negativo ben due volte.

Bernard Montalvan, responsabile medico del torneo, ha spiegato però il protocollo stabilito dal comitato scientifico parlando sempre al quotidiano francese: “Non vengono effettuati due tamponi, ma lo stesso viene analizzato da due macchine differenti a distanza di cinque ore e serve un responso univoco da parte di entrambe per dichiarare la positività. Può rimanere una carica virale bassa anche in chi ha già avuto il virus a luglio e sviluppato anticorpi, come nel caso di Popovic. Per questo abbiamo sconsigliato ai giocatori di condividere le stanze con i loro coach“.

Damir Dzumhur – Parigi-Bercy 2018 (foto Erika Tanaka)

IL PESO PSICOLOGICO – Rimanendo aperta la questione della diversità dei protocolli nei singoli Paesi – il motivo per cui Paire in Germania ha potuto giocare -, Montalvan ha reso pubblico un tema latente tra le righe sin dalla nuova calendarizzazione del Roland Garros in autunno. “Il freddo autunnale previsto nelle due settimane del torneo probabilmente ci costringerà a fare più tamponi, perché non sarà semplice distinguere una febbre a 38 con il naso che cola per un raffreddore da un ipotetico caso di Covid“. Problematica oggettiva che verso l’inverno complicherà la vita al mondo intero, ma con una specificità per i tennisti.

È impossibile rinchiuderli in una bolla – ha concluso Montalvan -, viaggiano in aereo, cambiano alberghi ogni settimana, per quanto si possano prendere tutte le precauzioni rimangono una delle popolazioni sportive maggiormente esposte al rischio. Capisco che per loro è anche psicologicamente difficile, sono giovani e possono essere fermati da un test positivo anche se si sentono in forma (ne aveva parlato Schwartzman a Roma, dopo la finale, ndr). Cerchiamo anche di ascoltarli, pur dovendo rispettare le regole in vigore. Capisco bene che per gli atleti sia un periodo logorante anche dal punto di vista mentale“.

 

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WTA Ranking: Halep può chiudere il 2020 al n.1

La rumena ha solo una possibilità per terminare in vetta la stagione per la terza volta in carriera: vincere il suo terzo slam a Parigi. Giorgi cede 5 posizioni

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Quattordici match vinti consecutivamente da Simona Halep, tre tornei di fila conquistati nel 2020, di cui due al rientro dal lockdown. E benché affermi, come da copione, di andare a Parigi senza alcuna pressione, è indubbio che al Roland Garros Simona si giochi le sorti di questa disgraziata stagione. Vincendo a Parigi tornerebbe n.1 del mondo e chiuderebbe l’anno in vetta per la terza volta in carriera. E incamererebbe il terzo slam, continuando un trend che la vedrebbe vincitrice di almeno un major dal 2018 in poi. Al contrario, chiuderebbe in Francia una buona stagione “di transizione” verso un 2021 in cui, si spera, questa nuova normalità consenta al Tour di avere una continuità che finora è mancata.

Il primo trionfo a Roma consolida la seconda posizione in classifica della rumena. Il forfait di Osaka al Roland Garros mette al riparo Simona dall’eventualità di cedere una posizione alla giapponese. Le altre dirette inseguitrici non hanno alcuna possibilità di scalzarla dal n.2: Pliskova, le cui condizioni dopo la drammatica finale a Roma sono tutte da verificare, non riuscirebbe a sopravanzare Halep nemmeno se vincesse lo slam rosso e se Simona uscisse al primo turno. Purtroppo (o per fortuna) il nuovo sistema di calcolo del ranking, messo a punto per minimizzare lo stravolgimento del calendario dovuto all’emergenza sanitaria, rende inevitabilmente la classifica molto statica.

Ed è per questo che non si vedono grossi movimenti, soprattutto nei piani alti della classifica. In top10, recupera un posto Svitolina (n.5) ai danni di Kenin (n.6), brutalizzata da Azarenza (stabile al n.14) al Foro. In top20, due posizioni in più per Muguruza (n.15), ottima semifinalista a Roma, che scavalca Keys (n.16) e Martic (n.17). Scorrendo la classifica delle prime 100, i movimenti più significativi sono quelli di Putintseva (+3, n.27), Kuznetsova (+5, n.33), Blinkova (+6, n.59), Sorribes Tormo (+8, n.70), vincitrice a Cagnes-sur-Mer, Kovinic (+13, n.73) e Bolsova (+10, n.97). Scende di 5 posti Venus Williams (n.75).

 
Classifica WTA Variazione Giocatrice Tornei Punti
1 0 Ashleigh Barty 17 8717
2 0 Simona Halep 17 7255
3 0 Naomi Osaka 16 5780
4 0 Karolína Pliskova 20 5205
5 1 Elina Svitolina 24 4740
6 -1 Sofia Kenin 25 4700
7 0 Bianca Andreescu 10 4555
8 0 Kiki Bertens 25 4335
9 0 Serena Williams 13 4080
10 0 Belinda Bencic 25 4010
11 0 Petra Kvitova 16 3736
12 0 Aryna Sabalenka 25 3615
13 0 Johanna Konta 18 3152
14 0 Victoria Azarenka 17 3122
15 2 Garbiñe Muguruza 17 3016
16 -1 Madison Keys 16 2962
17 -1 Petra Martic 23 2850
18 0 Elena Rybakina 27 2546
19 0 Marketa Vondrousova 17 2538
20 0 Elise Mertens 28 2490
21 0 Anett Kontaveit 20 2330
22 0 Angelique Kerber 21 2271
23 0 Alison Riske 23 2256
24 0 Maria Sakkari 26 2240
25 0 Jennifer Brady 24 2165
26 0 Karolína Muchova 17 1982
27 3 Yulia Putintseva 26 1955
28 1 Dayana Yastremska 25 1925
29 -2 Amanda Anisimova 19 1905
30 -2 Donna Vekic 25 1880
31 0 Ekaterina Alexandrova 28 1775
32 0 Qiang Wang 23 1706
33 5 Svetlana Kuznetsova 18 1631
34 -1 Sloane Stephens 21 1573
35 -1 Ons Jabeur 22 1573
36 -1 Magda Linette 29 1573
37 0 Barbora Strycova 21 1570
38 -2 Anastasia Pavlyuchenkova 22 1570
39 0 Saisai Zheng 24 1510
40 0 Shuai Zhang 26 1475
41 0 Julia Görges 21 1423
42 0 Veronika Kudermetova 29 1388
43 0 Jeļena Ostapenko 24 1360
44 0 Kristina Mladenovic 28 1335
45 0 Caroline Garcia 28 1325
46 1 Marie Bouzkova 23 1314
47 3 Polona Hercog 24 1310
48 -2 Anastasija Sevastova 23 1288
49 -1 Fiona Ferro 26 1267
50 -1 Rebecca Peterson 24 1255

CASA ITALIA

Settimana dove prevale il segno negativo nel ranking delle italiane. Camila Giorgi perde 5 posizioni e scende al n.74. Perdono terreno anche Cocciaretto, Errani, Gatto-Monticone, Trevisan, Di Giuseppe e Pieri. Fanno eccezione Jasmine Paoline (+5, n.94) e soprattutto Di Sarra che guadagna ben 80 posizioni (n.332) dopo la vittoria all’ITF di Tarvisio.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
74 -5 Camila Giorgi 930 24
94 5 Jasmine Paolini 755 30
130 -2 Elisabetta Cocciaretto 549 21
150 -1 Sara Errani 446 27
156 -1 Giulia Gatto-Monticone 432 27
159 -1 Martina Trevisan 429 27
195 -2 Martina Di Giuseppe  339 30
290 -3 Jessica Pieri 209 28
300 0 Martina Caregaro 195 19
314 1 Stefania Rubini 180 21
321 2 Bianca Turati 172 13
332 80 Federica Di Sarra 158 17
336 -1 Lucia Bronzetti 155 23
356 -3 Cristiana Ferrando 136 23
386 7 Lucrezia Stefanini 122 25
409 -5 Deborah Chiesa 112 20
433 -2 Camilla Scala 100 14
435 -1 Camilla Rosatello 99 18
459 0 Gaia Sanesi 91 16
466 -1 Angelica Moratelli 89 21

NEXT GEN RANKING

Non c’è nessun nuovo ingresso nella top10 delle giovani under20. Si scambiano tra loro le posizioni Yastremska (n.2) e Anisimova (n.3), Gauff (n.51) e Swiatek (n.53), Gracheva (n.89) e Potapova (n.92). (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 2000).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Bianca Andreescu 2000 7
2 1 Dayana Yastremska 2000 28
3 -1 Amanda Anisimova 2001 29
4 1 Cori Gauff 2004 51
5 -1 Iga Swiatek 2001 53
6 1 Varvara Gracheva 2000 89
7 -1 Anastasia Potapova 2001 92
8 0 Leylah Fernandez 2002 100
9 0 Kaja Juvan 2000 103
10 0 Ann Li 2000 110

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Area test

Toalson S-Mach Pro, la scelta ibrida per potenza e controllo

Recensione e test della Toalson S-Mach pro in versione 310 e 295 grammi, un ibrido che soddisferà l’agonista alla ricerca di una valida alleata in campo

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Una racchetta da prendere in considerazione per l’agonista in cerca di un attrezzo di livello è sicuramente la Toalson S-Mach Pro 97. Questo marchio potrebbe sembrare non troppo famoso ma in realtà non è così: si tratta di un’azienda giapponese con oltre 60 anni di storia che produce telai e corde in Giappone, già questo dovrebbe dire parecchie cose in termini di qualità dei suoi prodotti. Toalson inoltre mette direttamente a disposizione, tramite il proprio sito, anche telai con piatto corde molto piccolo per allenamenti specifici, macchine incordatrici e altro.

La S-Mach Pro 310 grammi

A livello di racchette Toalson propone principalmente due linee di prodotto: la S-Mach Pro e la S-Mach Tour. Entrambe le serie hanno modelli in diverse opzioni di peso. La S-Mach Pro è l’oggetto di questo test, proposta in versione 310 grammi con bilanciamento a 31 centimetri e mezzo e in versione 295 grammi, con bilanciamento a 33 centimetri. Entrambe hanno un piatto corde ampio 97 pollici, il che specifica da subito che si tratta di racchette che si rivolgono a giocatori esigenti che cercano telai altrettanto performanti. Il profilo di questo telaio è variabile dai 23 millimetri del manico ai 21 degli steli passando per i 24 del cuore. Differenze cromatiche per i due pesi: il nero opaco domina il telaio, con l’aggiunta di piccole serigrafie e della scritta Toalson e S-Mach in blu elettrico per la versione 310 grammi e in verde per la versione 295 grammi. Il risultato finale, votato al minimalismo, è molto elegante, un fattore questo spesso apprezzato.

A livello di tecnologie impiegate su questa racchetta, costruita con un materiale proprietario dal nome Premium Carbon 30T, spicca il Flex Torque System, un sistema che ha nella struttura esagonale in zona cuore della racchetta la soluzione per prevenire perdita di potenza anche in occasione di colpi non centrati oltre alla riduzione di vibrazioni.

 

Caratteristiche tecniche

S-Mach Pro 310 grammi

Piatto corde 97 pollici quadrati
Peso 310 grammi
Schema corde 16×19
Bilanciamento 31,5 centimetri
Rigidità 68 RA
Profilo 23-21-24 mm
Lunghezza 68.6 cm

S-Mach Pro 295 grammi

Piatto corde 97 pollici quadrati
Peso 295 grammi
Schema corde 16×19
Bilanciamento 33 centimetri
Rigidità 68 RA
Profilo 23-21-24 mm
Lunghezza 68.6 cm

La S-Mach pro 295 grammi

In campo

Iniziamo con la 310 grammi: la rigidità dinamica è elevata, di fatto la sensazione di avere una racchetta tosta e reattiva si percepisce subito non appena si colpisce la palla con vigore. Il livello di flessione della racchetta è abbastanza basso in termini di localizzazione, e cioè in zona steli, ne consegue un impatto molto solido nello sweet pot. Lo schema di incordatura è un 16 x19 molto classico a livello di spaziature, una soluzione affidabile e senza fronzoli.

La versione pesante della Mach-S Pro è compatta negli impatti, che risultano pieni e molto solidi proprio grazie alla rigidità del telaio. Il livello di potenza “gratuita” è buono, per avere risultati maggiori bisogna lavorare di braccio, a questa potenza però si abbina in controllo di palla e la relativa precisione. Il taglio in back spin esce molto rapido e profondo. A livello di spin possiamo dire che il telaio non è progettato per essere una spin-machine, le rotazioni ci sono, funzionano bene su colpi con leggero effetto ma non è un telaio per gli amanti dello spin estremo.

Questo si ripercuote anche a livello di servizio: i migliori risultati si hanno quando si colpisce di piatto o in slice. Con leggero taglio insomma, questo telaio asseconda molto bene il gesto producendo ottimi risultati. Pur essendo una 97 pollici, con i limiti che ne conseguono a livello di impostazione di gioco, risulta più “gestibile” rispetto alle competitor, decisamente più esigenti.

La versione 295 grammi è invece diversa nell’impatto, che non risulta più pieno e compatto come con la 310 grammi. La mancanza di peso è ovviamente la causa di tutto ciò ma questo si traduce in una maggiore maneggevolezza e in una reattività nettamente maggiore. La 295 grammi è veloce, graffiante, delle due è quella maggiormente indicata per chi cerca maggiore spin. Potrebbe essere un’ottima soluzione per chi è in cerca di un telaio che non arrivi a pesare intorno ai 330 grammi, un attrezzo più difficile da gestire rispetto alla versione leggera che conserva le caratteristiche della serie ma in versione più aggressiva dal punto di vista della gestione, la Toalson ideale per i giocatori di attacco, per chi ama andare a rete e beneficiare di un attrezzo dal peso giusto per coniugare precisione da fondo campo, rotazioni e gestione della palla nel gioco di volo.

Entrambe le racchette comunque forniscono una sensazione di ibrido, la potenza e la facilità di uscita di palla tipica delle racchette profile con le caratteristiche di solidità di impatti e controllo delle classiche.

S-Mach Pro 295 grammi

Conclusione

Le due racchette coprono due tipi di giocatori differenti proponendo soluzioni leggermente diverse ma conservando il core delle qualità del prodotto: è come se fosse la stessa racchetta customizzata a livello di peso. Chi ama colpire in maniera pulita con leggera rotazione e che ha una buona tecnica di base troverà nella versione 310 grammi una fida alleata capace di rispecchiare in campo i gesti tecnici prodotti.

Chi invece ama giocate più arrotate e un gioco più veloce a livello di braccio potrà orientarsi verso la versione 295 grammi, specie gli amanti del gioco di rete (doppisti?) potranno beneficiare degli impatti solidi con una maneggevolezza superiore.

Si tratta di racchette comunque indirizzate entrambe ai giocatori attivi, non cioè ai controattaccanti da fondo campo soprattutto per via della dimensione del telaio, 97 pollici.

Racchetta testata con corde String Project Keen 1.18 (tensione 23/22) e String Project Armour 1.24  (23/22)

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