USTA: "La bolla divisa in tre livelli. I giocatori hanno tutto ciò di cui necessitano"

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USTA: “La bolla divisa in tre livelli. I giocatori hanno tutto ciò di cui necessitano”

In una teleconferenza la Federazione Americana spiega il funzionamento dei protocolli sanitari a Flushing Meadows

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Arthur Ashe Stadium, US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)
 

Mancano ormai pochi giorni all’inizio del Masters 1000 e dello Slam più improbabili di sempre, quelli che la USTA, la Federtennis Americana, ha voluto cocciutamente organizzare anche in mezzo alle grandissime difficoltà causate dall’epidemia di COVID-19. A partire da sabato 15 agosto i tennisti hanno iniziato ad arrivare nella “bolla” di Flushing Meadows dove si giocheranno uno dopo l’altro prima il Western&Southern Open, torneo combined normalmente di scena a Cincinnati, e lo US Open.

All’incirca il 90% degli atleti sono già entrati nella bolla – ha detto il Direttore del Torneo Stacey Allaster, che è anche direttore esecutivo del tennis professionistico per la USTA – quelli che parteciperanno alla competizione in sedia a rotelle, che comincia più tardi, arriveranno più avanti, e si tratta di circa una ventina di giocatori. Abbiamo altri venti tennisti in arrivo oggi e poi c’è un piccolo numero di doppisti che non sono riusciti ad entrare in tabellone a Cincinnati ma giocheranno lo US Open che si uniranno a noi tra qualche giorno. La maggior parte è comunque già all’interno del nostro ambiente controllato”.

Si tratta di 350 giocatori, più gli accompagnatori che non possono essere più di tre per atleta, che passeranno i prossimi giorni fino alla loro eliminazione dallo US Open nella “bolla” costituita dal Billie Jean King National Tennis Center di Flushing Meadows, l’albergo ufficiale del Marriott Long Island o quello secondario del Garden City e la relativa transportation. Un ristretto numero di tennisti ha scelto di alloggiare in una casa privata affittata per l’occasione che sarà sorvegliata dalla sicurezza della USTA e costituirà una propria mini bolla a sé stante.

 

Ogni persona che soggiornerà nelle case private sarà considerata come Tier 1, sottoposta ai test come tale e non potrà entrare e uscire dalla bolla. Nel caso in cui tutti gli ospitati della casa avranno lasciato l’edificio e saranno andati al National Tennis Center, sarà possibile avere personale di servizio per effettuare le pulizie o fornire aiuto domestico – ha precisato Allaster – che non verrà mai in contatto con le persone del Tier 1, dovrà portare la mascherina tutto il tempo ma non sarà sottoposto a test”.

In altre parole, se qualcuno dei giocatori volesse un cuoco o una bambinaia presenti nella casa privata mentre ci sono anche loro, queste persone dovranno far parte del Tier 1, dovranno rimanere nella bolla per tutto il tempo e lasciare la casa andando quindi al National Tennis Center nel caso in cui ci sia del personale delle pulizie che entra a sistemare l’alloggio durante l’assenza del giocatore.

Alla teleconferenza nella quale martedì pomeriggio la USTA ha spiegato il protocollo di sicurezza approntato per i due tornei newyorkesi erano presenti a rispondere alle domande della stampa anche il CEO della USTA Mike Dowse e il Dott. Bernard Camins, direttore medico per la prevenzione delle malattie infettive del Mount Sinai Health System e membro del Medical Advisory Group della USTA.

Flushing Meadows – Corona Park, New York

Dowse ha spiegato come la USTA non abbia mai voluto organizzare il torneo “ad ogni costo”, ma che tutti gli sforzi fatti dovevano rispondere a tre criteri guida:

  1. È possibile organizzare il torneo in modo da preservare la salute e la sicurezza di tutti coloro che saranno coinvolti, dai giocatori allo staff e alla comunità di New York City?
  2. Organizzare il torneo è nell’interesse del tennis e supporta la missione di crescere e promuovere il gioco del tennis?
  3. Ha senso dal punto di vista economico, per i giocatori, per la USTA e per l’intero ecosistema tennistico?

Secondo la USTA questo progetto nel quale si sono imbarcati diversi mesi fa, quando New York veniva dall’essere una degli epicentri mondiali della pandemia di COVID-19 e nei campi indoor dell’impianto di Flushing Meadows era stato allestito un ospedale temporaneo per la cura dei malati, la risposta a tutte le domande è sempre stata “sì”.

I PROTOCOLLI

I protocolli sanitari sono stati riveduti e approvati dal Center for Disease Control degli Stati Uniti d’America, il Dipartimento della Sanità dello Stato di New York e il Dipartimento di Sanità e Igiene Mentale della città di New York.

La pietra d’angolo di questo programma – ha spiegato il Dott. Camins – è il sistema a livelli disegnato per dividere i gruppi di individui in maniera tale da ridurre al massimo le possibilità di contagio. Inoltre la frequenza dei test permetterà alla USTA di isolare le persone infette che saranno mantenute al minimo dalla politica di distanziamento sociale e di utilizzo universale delle maschere in ogni momento durante la permanenza nelle zone pubbliche della bolla”.

Tutti gli accreditati sono stati divisi in tre livelli, o “tier”: nel primo livello (Tier 1) ci sono tutti i giocatori, gli ospiti, la direzione del torneo, gli arbitri e i membri del team medico per un totale di circa un migliaio di persone; nel secondo livello (Tier 2) ci sono le persone che trasmettono il torneo in televisione – questo gruppo ha pochissima interazione con il Tier 1; infine al terzo livello (Tier 3) ci sono tutti i membri dello staff del torneo, la sicurezza, il parcheggio, gli addetti alla ristorazione, la cui interazione con i membri del Tier 1 sarà ancora inferiore.

L’albergo ufficiale del torneo, il Marriott Long Island, ubicato di fronte alla Nassau Coliseum Arena di Uniondale, una volta casa dei New York Islanders della NHL, era soprannominato dal popolo dell’hockey “Alcatraz” per il suo isolamento. La USTA lo ha quindi trasformato con un progetto denominato “progetto Manhattan”: visto che i giocatori non possono andare a Manhattan, si è portato Manhattan dai giocatori.Ci sono palestre, una stanza per il recupero fisico – ha detto Allaster – una stanza videogames, un simulatore di golf, simulatori di altri sport, una enorme lounge all’aperto e ogni sera ci saranno diversi venditori di cibo ambulanti”.

Trofei US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

La USTA ha già comunicato che uno degli ospiti del Tier 1 è stato trovato positivo a uno dei test per il COVID-19 effettuato. “Si tratta di un evento per cui eravamo preparati – ha commentato il Dott. Camins – la procedura prevede un primo test appena arrivati, con successivo isolamento in camera per le ore che servono per avere il risultato, e un secondo test circa 48 ore dopo il primo, per poter scongiurare l’ipotesi di un’infezione avvenuta durante il viaggio. In questo caso si è trattato proprio del secondo test che è risultato positivo. La persona, asintomatica, è stata isolata e rimarrà isolata per 10 giorni per vedere se compariranno sintomi. Inoltre la persona con cui questa persona condivide la stanza sarà in isolamento per 14 giorni, periodo più lungo per tenere conto del possibile periodo di incubazione del virus. Nel frattempo, il nostro sistema di tracciamento RFID ci permetterà di capire con quali persone l’individuo positivo è stato in contatto nel periodo di permanenza nella bolla per consentirci di fare test supplementari”.

Nonostante le defezioni che si sono succedute nelle ultime ore, lo US Open a livello femminile potrà contare su 10 campionesse dello Slam, sette ex n.1 e 81 delle prime 100 giocatrici del mondo. A livello maschile, invece, ci saranno sette dei primi 10, otto finalisti dello Slam e 90 dei primi 100 del mondo.

Una volta finita l’avventura allo US Open, i giocatori potranno lasciare New York e arrivare in Italia per gli Internazionali BNL d’Italia senza dover sottostare alla quarantena, come confermato dal DPCM del 7 agosto scorso. Per quel che riguarda invece chi vorrà andare in altri luoghi, in Austria per il torneo di Kitzbuhel, in Germania per quello di Amburgo o direttamente in Francia al Roland Garros, le federazioni italiane e francesi, FIT e FFT, stanno negoziando direttamente con i governi europei per eventuali esenzioni.

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L’ultimo scambio del coach dei coach: addio a Nick Bollettieri

A 91 anni, ci lascia il più grande coach della storia del tennis. La sua Tennis Academy, fondata nel 1978, ha cambiato per sempre il modo di approcciare al tennis professionistico

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Si è spento a 91 anni Nicholas James Bollettieri, meglio noto come Nick. Figlio di immigrati italo-americani, è stato il coach che più di tutti ha saputo cambiare l’approccio dei giocatori al tennis professionistico. Una vita dedicata a giovani tennisti talentuosi, che lo ha visto trascurare la propria vita privata, in cui si contano ben 8 mogli diverse e 7 figli, per dedicarsi al mestiere di “allenatore di tennis”, sebbene non abbia mai giocato un torneo in tutta la sua vita.

Laureato in filosofia, inizia la sua avventura nel mondo del tennis nei primi anni Settanta, diventando il direttore delle attività agonistiche al Dorado Beach Hotel a Porto Rico, di proprietà dei Rockefeller. Nel 1978 apre la sua Tennis Academy a Bradenton, in Florida – ora di proprietà della IMG. La vera rivoluzione introdotta da Bollettieri è stata quella di trasformare l’accademia in un luogo simile a college americano: i suoi allievi erano invitati a vivere all’interno dell’impianto, dove erano a loro disposizione campi da gioco aperti a tutti le ore, affiancati dall’offerta di numerosi corsi di studio compatibili con gli allenamenti. Secondo Nick, l’amore e la passione per il gioco erano l’elemento cardine per ambire alle vette della classifica mondiale. La sua lungimiranza gli ha permesso di capire, prima degli altri, la direzione futura del tennis: si può lecitamente considerare l’ideatore del power tennis, basato sulla potenza e la forza degli scambi da fondo campo. Forse, in fondo, più che capire in che direzione stava andando il tennis, è lui stesso ad averne indicato la strada.

Ben 12 dei suoi allievi hanno raggiunto la vetta delle classifiche ATP e WTA: Andre Agassi, Jim Courier, Marcelo Rios, Pete Sampras, Jennifer Capriati, Jelena Jankovic, Martina Hingis, Monica Seles, Maria Sharapova e le sorelle Williams.

 

È l’uomo che impose ad Andre Agassi il rovescio a due mani perché, secondo lui, era il colpo migliore per vincere i grandi tornei: in un tennis sempre più rapido, il rovescio a una mano sarebbe diventato un problema. Lo stesso Agassi, nella sua biografia Open, ha parlato molto degli allenamenti alla Bollettieri Academy, criticando aspramente i metodi utilizzati, a suo dire, troppo duri. Anche oggi, chi sceglie di varcare la soglia dell’Accademia deve accettare rigide regole che coinvolgono tutti gli aspetti della vita: dall’alimentazione allo studio, dalla fatica fisica alla preparazione mentale.

Bollettieri è stato anche il primo ad applicare il concetto di mental coaching e a dare risalto all’aspetto mentale dei giocatori. A Milano, nel 2015, in occasione della presentazione della sua ultima fatica editoriale, Bollettieri su Sharapova e Seles aveva detto Nessuna delle due era un’atleta, ma erano entrambe forti mentalmente”.

La sua formula per essere un ottimo coach Capire chi sono i tuoi allievi, anche le loro manie. Non si tratta di insegnare a colpire una palla, ma aiutare i giocatori 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 365 giorni all’anno”.

Nick ci lascia con una grande eredità che, siamo certi, non sarà lasciata cadere nel vuoto. Dopo aver letto o ascoltato le sue parole, si rimane con la sensazione di aver assistito a una vera lezione di vita che si adatta bene a qualsiasi contesto dell’esistenza umana, non solo all’interno del rettangolo da gioco E come diceva lui stesso, “tutte le persone grandi nella vita devono fare errori, se non commetti errori non puoi diventare una grande persona”.

Buon viaggio Nick.

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Tsitsipas, retromarcia su Rublev: “Sono stato ingiusto, Andrey ha una grande varietà di armi”

Tre settimane dopo le dichiarazioni sulla povertà di mezzi di Rublev, Stefanos Tsitsipas si dice dispiaciuto e spiega il perché di quelle parole

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Stefanos Tsitsipas - Astana 2022 (Instagram @atptour)
Stefanos Tsitsipas - Astana 2022 (Instagram @atptour)

Stefanos Tsitsipas aveva lasciato le ATP Finals alla sua maniera, vale a dire con una di quelle dichiarazioni normalmente da evitare in nome della sportività e che certo non contribuiscono ad attirare le simpatie dei più. Parlando di Andrey Rublev, l’avversario che lo aveva appena sconfitto mettendo anticipatamente fine alla sua corsa verso secondo titolo di Maestro, Tsitsipas aveva detto: È un peccato, mi sento il giocatore migliore. Non credo di dover dirlo, mi sembra abbastanza ovvio. Ma, sì, lui ha prevalso con i pochi mezzi a sua disposizione”.

Una frase poco carina, nonostante sembri innegabile che il greco abbia la capacità di perdere un match in più modi rispetto a Rublev. A mente fredda, Stefanos pare dispiaciuto di quelle affermazioni e così, in un’intervista al quotidiano di Riad Arab News in vista della sua partecipazione alla Diriyah Tennis Cup, corregge il tiro e fornisce una spiegazione per quella sua uscita non troppo felice.

“Quanto ho detto in quella conferenza stampa su Rublev è stato molto ingiusto nei suoi confronti e poco corretto. La vedevo da un punto di vista differente: volevo farlo arrabbiare in vista del suo match successivo [la semifinale contro Casper Ruud] in modo da farlo giocare anche meglio. Inutile spiegarne i motivi perché era piuttosto ovvia la mia situazione”.

 

Tsitsipas era numero 3 del mondo, ma l’eventuale vittoria di Ruud su Rublev avrebbe significato il sorpasso norvegese e la conseguente estromissione dal podio. Che appunto c’è stato, anche perché Andrey ha praticamente smesso di giocare dal 4 pari del primo set, arrabbiato, furibondo, come lo voleva Tsitsipas ma non “come” lo avrebbe voluto.

“Desideravo davvero che Andrey vincesse quel match e la mia tattica è stata di gettare un po’ di benzina sul fuoco per renderlo più affamato e concentrato” continua la sua razionale spiegazione Stef che, non va dimenticato, era arrivato a Torino con la possibilità, alzando il trofeo da imbattuto, di diventare numero 1 del mondo. È anche comprensibile che vengano in mente piani che ad altri possono apparire contorti una volta buttato il tie-break contro Djokovic e perso la sfida decisiva per la semifinale contro il rosso moscovita dopo aver giocato con le ali ai piedi il primo set mettendosi a litigare con Zeus, cioè Apostolos, e pure con la mamma. Della prestazione di Andrey contro Ruud si è naturalmente accorto anche lo stesso Tsitsipas. “Penso che sia stato sbagliato farlo perché [Rublev] ha dato la sensazione di non essere in grado di giocare. Ho visto il match, non penso che abbia giocato bene come mi sarei aspettato. La sua vittoria era l’unico modo per me di finire l’anno in top 3. Ci ho scherzato un po’ cercando di usare al meglio le mie possibilità, ma la cosa migliore sarebbe stata vincere il mio incontro”.

In ogni caso, quella tra Stefanos e Andrey ha già tutti i crismi si un’ottima rivalità che si sta assestando su tre confronti a stagione, con il ventiquattrenne di Atene avanti 6-5 secondo l’ATP. Un bilancio che potrebbe anche essere letto in pareggio o addirittura invertito, togliendo dal piatto il torneo con i set ai quattro e senza vantaggi e aggiungendo un duello Challenger.

“Andrey è un giocatore eccellente” dice ancora Tsitsipas. “Ha una grande varietà di armi che usa estremamente bene in campo. Colpisce la palla davvero forte, una specie di Marat Safin della nuova generazione. É uno dei più disciplinati, è divertente, un’anima bella e gli piace prendersi in giro. Alla fine, “sì, mi dispiace aver detto quelle parole, mi faceva male essere stato eliminato e ho cercato di liberarmi dell’energia negativa, ma non è stato il modo giusto di farlo”.

I due saranno tra i protagonisti dell’esibizione saudita dall’8 al 10 dicembre che vedrà all’opera anche Matteo Berrettini, quindi ci sarà l’occasione di un incontro almeno fuori dal campo. “Mi piacerebbe scusarmi con lui. Quello che avevo detto non è ciò che penso”.

In definitiva, anche Tsitsipas sa dire le cose giuste e riconoscere i propri errori. Questo, va da sé, non significa che in futuro non saprà fornire altro materiale off-court su cui scrivere mentre tenterà di limitare offese gratuite ai colleghi senza perdere l’indispensabile dose di arroganza. Come del resto Rublev che, dopo la bella vittoria su Medvedev alle ATP Finals, ha rivelato di essere al lavoro sul proprio comportamento, salvo poi, contro Ruud, percuotere con più efficacia sé stesso della palla. Insomma, un ulteriore obiettivo per entrambi che aggiunge un nuovo livello alla loro rivalità.

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Diriyah Tennis Cup, presente anche Berrettini: “Qui per capire il mio attuale livello”

Matteo Berrettini completa il campo dei partecipanti all’esibizione saudita insieme a Hubert Hurkacz

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Matteo Berrettini - Napoli 2022 (foto Riccardo Lolli - Tennis Napoli Cup)

Sono stati annunciati i nomi degli ultimi due giocatori che prenderanno parte alla Diriyah Tennis Cup presented by Aramco, torneo di esibizione che si disputerà in Arabia Saudita dall’8 al 10 dicembre e che vanta ora la partecipazione di cinque top 10 e di altri nomi illustri del tennis. Sono dunque Matteo Berrettini e Hubert Hurkacz coloro che vanno ad aggiungersi a Stefanos Tsitsipas, Daniil Medvedev, Andrey Rublev, Taylor Fritz, Alexander Zverev, Cameron Norrie, Nick Kyrgios, Dominic Stricker, Dominic Thiem e Stan Wawrinka.

“Non sono mai stato in Arabia Saudita, ma sono certo che l’atmosfera sarà fantastica e spero che il tennis ispirerà gli appassionati del posto e in particolare la generazione più giovane” ha detto Matteo. “Dopo alcune difficoltà, sono entusiasta di competere contro un fortissimo campo di partecipazione per vedere a che punto è il mio livello prima dell’inizio della nuova stagione”.

Il numero 10 del mondo Hurkacz afferma che “giocare torneo come la Diriyah Tennis Cup è una grande opportunità perché puoi dare il meglio contro alcuni dei migliori giocatori del mondo. Ti aiuta a vedere aspetti del tuo gioco che dovresti migliorare nella off-season e fino a gennaio hai tempo per fare qualche modifica”.

 

Per quanto riguarda la formula, le prime quattro teste di serie hanno un bye al primo turno e sono direttamente ammesse ai quarti di finale che si disputeranno giovedì dopo il completamento degli ottavi. Venerdì le semifinali e sabato la finale che designerà il vincitore. In questa edizione ci sarà spazio anche per il doppio, gara aperta agli sconfitti della prima giornata.

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