L’ATP progetta un torneo di 11/12 giorni per Roma nel 2022

Editoriali del Direttore

L’ATP progetta un torneo di 11/12 giorni per Roma nel 2022

Complesso piano di Gaudenzi, 92 pagine, con ‘allungamenti’ analoghi per Madrid e Shanghai. Un 1000 sull’erba. Benefici economici per i tennisti e investimenti per attirare un pubblico più giovane “ma se non ci saranno frammentazioni interne”

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Roma 2020 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Alla brutta conferma giunta martedì di un torneo 2020 senza pubblico al Foro Italico e dei conseguenti incassi, segue una lieta novella… per ora in fieri. Se tutto procede secondo i desideri dell’ATP, di Andrea Gaudenzi, Massimo Calvelli e ovviamente Angelo Binaghi, nel 2022 Roma potrebbe godere di 11/12 giorni per ospitare gli Internazionali d’Italia. Forse per tabelloni allargati, non più soltanto da 56 giocatori ma come minimo 64. Con i top-players che dovrebbero giocare un turno in più, ma godendo anche di qualche giorno di riposo fra un match e l’altro. Oggi chi comincia a giocare il mercoledì e va in finale deve giocare cinque giorni di fila. I tabelloni da 96 giocatori invece per Roma e Madrid paiono esclusi: non ci sono abbastanza campi per comportarsi come Indian Wells e Miami. Roma e Madrid dovrebbero rinunciare al torneo femminile e questo non è ipotizzabile.

Questo sviluppo per Roma sarebbe un gran bel colpo. La realizzazione di un sogno risalente a diversi anni fa, quando Roma e Madrid parevano in guerra… Così come è stato un gran brutto colpo quello di martedì. Più che prevedibile, se non addirittura quasi inevitabile, come ho scritto l’altro giorno. Ma pur sempre brutto, perché è chiaro che il tennis – e non solo la FIT – non guadagna se uno spettacolo manca di atmosfera, soprattutto direi al Foro Italico dove non è mai mancata.

I riflessi dell’assenza di pubblico sono negativi per la FIT che non incassa 15/18 milioni di euro, per gli appassionati che non possono godersi uno spettacolo di grande livello, per gli sponsor che perdono la miglior occasione per promuoversi in Italia, per le aziende che lavorano nel mondo del tennis e possono risentirne pesantemente in un anno già pesantemente compromesso dal COVID (ben oltre dagli immediati danni derivanti dall’assenza degli stand commerciali e dalla contrazione delle vendite in loco e fuori), inclusi tutti i media che danno priorità di spazio al tennis. Fra questi ultimi Ubitennis, purtroppo.

 

Chi pensa che io possa essere stato contento perché il torneo di quest’anno sarà giocato senza pubblico non capisce granchè. Non sono stato contento soltanto perché la vicenda non è stata gestita bene dalla FIT, nei tempi e nei modi. E con troppa arroganza. Senza la quale forse il risultato avrebbe potuto essere diverso. Così sono andati a sbattere contro un muro. Dovrebbe essere chiaro a chiunque che un sito di tennis ha tutto l’interesse a che un evento tennistico italiano abbia il maggiore successo possibile, sotto tutti i profili. Commerciale in primis: se l’attenzione e l’interesse sono diffusi tutte le aziende del tennis vanno meglio, se la FIT va meglio, si investirà di più nel tennis, nei vari rivoli. Forse anche in Ubitennis.

Ci ho tenuto a chiarirlo perché c’è sempre chi crede di aver capito tutto e non ha invece capito un bel nulla. Il fatto che chi scrive – il sottoscritto – abbia preso una posizione decisamente critica nei confronti della FIT per l’inaccettabile ingiustizia legata al mancato rimborso dei biglietti venduti in prevendita per una cifra di oltre 7 milioni di euro senza che nessuno abbia accennato a come sarebbero stati spesi né a un minimo di scuse vero i creditori – quella somma è tanta roba e non può essere assolutamente trattenuta con la gabola del presunto Super-voucher che avrebbe semmai potuto essere soltanto un’opzione alternativa – non significa davvero che io non mi augurassi che il pubblico, anche poche migliaia di appassionati per creare un minimo di atmosfera, fosse ammesso a sedersi almeno sul centrale, pur rispettando il giusto distanziamento.

Oltretutto, con una punta di egoismo, sarebbe piaciuto anche a me, dopo quasi mezzo secolo di presenze ininterrotte agli Internazionali d’Italia, non ritrovarmi accreditato solo virtualmente – come anche per l’US Open ma spero non a Parigi – a seguire il torneo da casa mia a Firenze.

Il progetto ATP è ancora in nuce e forse è uscito – sospetto – non tanto perché ci sia stata una vera fuga di notizie, ma perché penso si possa aver voluto lanciare un messaggio trasversale a chi dei tennisti debba ancora scegliere se seguire Djokovic e Pospisil e la PTPA. Un messaggio un tantino ambiguo, riassumibile da questa frase: “Il progetto potrà avere un risultato positivo se non ci saranno frammentazioni all’interno”. La notizia del possibile (probabile?) allungamento degli Internazionali a 11/12 giorni nel 2022 è quella che interessa probabilmente di più il pubblico italiano e la FIT di tutto il resto. Il resto è più per i giocatori, i direttori dei tornei. Ma anche gli appassionati più curiosi. Sono invece una priorità per i tennisti i loro prospettati aumenti, a partire da un iniziale incremento dei montepremi del 2,5 per cento.

LA TRASPARENZA DEI CONTI NEI MASTERS 1000

Questi potrebbero crescere assai di più per i Masters 1000 una volta che venisse concordata con tutti gli organizzatori dei tornei la possibilità di dare accesso ad una società di revisione neutrale e indipendente ai conti dei tornei. Questa società dovrebbe – a caro prezzo e con tempi tutt’altro che brevi – cercare di stabilire la vera entità degli eventuali guadagni di un torneo ATP (nel corso di due anni e non di uno solo). Lo scopo è quello di avere una trasparenza di quei conti per accrescere le percentuali spettanti ai giocatori. Se l’ATP riuscisse a centrare questo obiettivo si spunterebbero inevitabilmente le armi della PTPA. Ma chissà quanto ci vorrà!

Sì perché l’obiettivo dichiarato sarebbe quello di arrivare al 50-50 per organizzatori e giocatori una volta coperte le spese e le tasse. Che i primi accettino, visto che sono loro a correre i rischi imprenditoriali, non mi sembra facile. Infatti finora se ne sono ben guardati. Vero che se i Masters 1000, collettivamente e non ciascuno individualmente, avessero perso soldi in quel caso il montepremi del biennio successivo verrebbe ridiscusso e magari abbassato. Cosa che finora non accadeva. Anche questo presuppone la volontà di una “solidarietà finanziaria” fra i diversi Masters 1000 alla quale io personalmente credo piuttosto poco.

Ci si arrivasse nel 2022 verrebbero accertate le suddivisioni degli eventuali introiti del 2018 e del 2019. Le società di revisioni hanno bisogno di tempo per andare a fondo sui conti di nove tornei. Mi immagino che se il progetto andasse avanti ci sarà la corsa a gonfiare le spese da parte dei promoter più disinvolti. La società di revisione avrà il suo bel daffare a orientarsi, credetemi. Soprattutto in alcuni Paesi. E non fatemi dire quali.

CON GLI SLAM SARÀ PIÙ DURA

E comunque sia i giocatori, poi, in realtà amerebbero poter mettere le mani soprattutto sui profitti netti dei quattro Slam, cioè su una fetta ben più ricca che non quella dell’attuale 15% (mediamente) rappresentato dai montepremi dei quattro Majors. Ma sugli Slam, che generano il 58% degli incassi totali del tennis, l’ATP non ha alcuna giurisdizione. E i veri incassi sono sempre stati nascosti ai tennisti. Senza un accordo fra le sette entità del tennis, ATP, WTA, ITF, e ciascuno dei quattro Slam sarà dura. Riusciranno a collaborare? Mah…

ANDREA GAUDENZI DISSE

Fin dalla prima intervista che Andrea Gaudenzi rese a Ubitennis, insieme a colleghi di altre testate, il nuovo chairman mise l’accento sul fatto che in termini di popolarità il tennis è il quarto sport nel mondo, dopo calcio, basker e (non ci crederete) cricket! Ma genera soltanto l’1,3% dei diritti mondiali dello sport. I 2,200 miliardi che il tennis fatturerebbe sono divisi in tre fette più o meno equivalenti: biglietti, sponsor, diritti tv più dati media. Ma rispetto ai principali sport il tennis riscuote la percentuale più alta dalla biglietteria e la più bassa, di gran lunga, dai diritti media-tv.

Se ricordate tutte queste cose Gaudenzi ce le aveva dette in quella prima intervista. Adesso, in 92 pagine (anticipate da L’Equipe) che sono sicuro non vorreste vi riassumessi aggiungo solo alcune cosette, ma poi ritorneremo sopra tante altre che avrebbero richiesto tre articoli.

a) Soltanto il 55 per cento degli appassionati segue il tennis in diretta. Il 30% opta per gli highlights (ergo i match durano troppo…), il 12% segue contenuti extracampo (gossip, foto, vita privata, lo sport live). Questo significa che i contenuti digitali sono e saranno in continua espansione. Per questo motivo l’ATP pensa a creare un proprio centro di produzione, con contenuti brevi e non necessariamente legati alle partite. Lo si potrà fare ovviamente solo con la collaborazione dei giocatori… più richiesti.

b) Ci saranno, come è accaduto adesso per Kitzbuhel, più tornei ATP 250 nelle seconde settimane degli Slam e dei tornei che dureranno 11/12 giorni.

c) C’è una idea di aggiungere un decimo Masters 1000 (dopo che per tanti anni l’ATP voleva ridurli a sette), aggiungendo agli attuali nove uno sull’erba. Sia il Queen’s sia Halle godono di un discreto successo…

d) I Masters 1000 pagherebbero una quota per aumentare l’espansione dei diritti tv e il bonus pool e anche per aiutare gli ATP 250 (che non godono di buona salute). In cambio otterrebbero la protezione del loro status per 30 anni. Così come i Masters 500, che verserebbero una quota minore, avrebbero la garanzia di poter mantenere la loro categoria per 15 anni.

e) Come aveva già fatto capire Gaudenzi il tennis deve conquistare i giovani. E ampliare i numeri dei fan. Come? Sviluppando una politica rivolta a loro in un mondo in cui i vari Netflix, Spotify, Facebook, Amazon, Instagram, i social network hanno indicato una strada.

f) Si dovrà studiare anche i data emergenti dal mondo delle scommesse, i vari streaming ad esso connessi, e utilizzarli in modo intelligente riunendoli sotto un solo tetto comune. Cominciando ad analizzare quelli in possesso dell’ATP. L’ITF ha un accordo per 70 milioni di dollari in cinque anni con Sportsradar, ma finora ogni sigla ha fatto corsa a sé. Gaudenzi, che intanto ha raccolto un comitato del quale fanno parte alcuni executive di Apple Music, BWin, Facebook e Amazon, stima che ci vorranno dai tre ai cinque anni per raccogliere tutti i dati possibili sotto un unico cappello… ma se ci sarà la collaborazione di tutti i sette padroni del microcosmo tennis. Ci sarà?

g) Djokovic e Pospisil stanno facendo proseliti fra quelli che vogliono allargare la base. Gaudenzi la pensa diversamente: prima occorre far crescere la torta che oggi corrisponde a 270 milioni di dollari di prizemoney totale annuo, e soltanto poi occuparsi della distribuzione delle fette. Non è un contrasto ideologico da poco. Quindi i giocatori meno forti secondo Gaudenzi dovranno munirsi di santa pazienza. L’ATP non ha gli Slam e soltanto i Masters 1000 (nemmeno tutti) guadagnicchiano: in genere somme non diverse dal montepremi che mettono in palio. Non tantissimo, alla fine, se poi tanti vorrebbero acchiapparne delle fette sempre più grosse.


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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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