Bublik spiega la sua filosofia: “Il tennis è in buona parte fortuna”

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Bublik spiega la sua filosofia: “Il tennis è in buona parte fortuna”

Il tennista kazako, che ieri al Roland Garros ha conseguito la sua prima vittoria su un Top 10 contro Monfils, ha parlato della sua visione rilassata del mondo e di quando ha smesso di preoccuparsi del futuro, fra Goethe e Bill Gates

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Alexander Bublik - Roland Garros 2020 (via Twitter, @atptour)

Si scrive Alexander Bublik, si legge Jeffrey Lebowski. Intervistato dal direttore Scanagatta al termine della vittoria di lunedì contro Gael Monfils, il ventitreenne russo di passaporto kazako ha dichiarato, come The Dude del film dei fratelli Coen che ha ispirato il Dudeismo, una religione sbertucciata dai più ma assolutamente presa sul serio dai suoi fedeli, di ritenere superflue le preoccupazioni per il futuro, perché “se va bene ok, altrimenti va bene lo stesso”, e questo vale anche se non soprattutto per il tennis.

Secondo Bublik, che in conferenza è un diesel – parte piano ma alla lunga spazia per un imperdibile one-man show – il tennis “è molto semplice: se non stai prendendo le righe, allora vuol dire che non devi mirarle”. Soprattutto, il male assoluto della racchetta è pensare troppo, “perché se pensi troppo perdi”. Non c’è tattica o premeditazione nemmeno quando si parla dei suoi famigerati servizi da sotto, di cui lui ritiene di fare un parco utilizzo (“In fondo ne ho fatto solo uno a partita negli ultimi tre match”) e che oggi gli ha fruttato un ace e magari un’occhiataccia del francese, ma non è dato saperlo, perché se anche fosse a lui non interesserebbe: “Non studio gli avversari prima dei match, mi concentro sul mio gioco, e anche quando faccio ace con il servizio da sotto non guardo l’avversario, non me ne frega niente, quindi non saprei dire come abbia reagito. In fondo se ci si pensa bene la strategia migliore al servizio è fare 25 ace in due set, come è successo ad Amburgo contro Ramos [ne ha fatti 17, comunque tantissimi, ndr]”.

Proprio la battuta che potremmo definire “alla Chang” è uno snodo fondamentale della zeitgeist di Bublik, secondo il quale non solo il tennis è uno sport semplice e scevro di preparazione tattica (al prossimo turno affronterà Sonego, di cui coerentemente sa poco o nulla), ma è anche un’attività umana in cui la Dea Bendata la fa da padrona, mutatis mutandis: Il tennis è anche 20-30 percento fortuna, perché a volte fai un ace all’incrocio e il giorno dopo non lo fai e perdi. Chiaramente c’è una questione di abilità quando un Top 10 gioca contro il N.150, ma quando due giocatori dello stesso livello si affrontano, la fortuna è importante. Nel servizio da sotto la fortuna conta al 50, forse anche al 70 percento; per esempio, oggi ho fatto ace anche se lui aveva i piedi sulla riga, ho solo avuto fortuna con il timing del colpo”.

Non sono mancati dei commenti sulla vittoria di oggi, e anche sul suo significato: La parte peggiore dell’affrontare Monfils è… affrontare Monfils! Lui è partito male, perché mi ha sì breakkato ma mi ha anche dato tanto tempo per rientrare in partita. Sono contento perché verso la fine del quarto stavo lottando contro me stesso, e sono contento di essere riuscito a tirarmene fuori. È la mia prima vittoria su un Top 10, e per di più sulla terra, che non è certamente la mia superficie preferita. Questo mi fa pensare di potermela giocare contro chiunque, a parte forse Rafa o Dominic”.

La verità, però, è che vittoria di oggi è sì importante, per carità, ma fino a un certo punto, perché anche un risultato di questo tipo deve essere raggiunto senza preoccupazioni né elucubrazioni di sorta; queste le sue parole sul finale di partita, quando è riuscito a chiudere pur avendo perso il terzo: Non so come sono tornato in partita, forse sono solo cresciuto, non lo so, whatever [che giustamente sembra essere la sua parola inglese preferita, ndr]”.

Che il kazako fosse un tipo particolare era chiaro, ma le sfaccettature che emergono da questa intervista lo rendono ancora più affascinante, perché anche la semplicità è frutto di vissuti e di ragionamenti. Infatti, per quanto svagato possa apparire, il suo pensiero ha delle basi e delle cause molto precise, e anche il servizio da sotto, che come reificazione/feticcio sarebbe il suo White Russian (e d’altronde lui è un White Russian) in realtà è legato a delle scelte precise: “Lo eseguo solo da sinistra, perché è l’unico angolo in cui riesco davvero a fare una palla corta”.

Quand’è che Alexander ha smesso di preoccuparsi (senza però amare la bomba, per citare un altro film famoso)? “Nel 2018, quando sono sceso fino al N.220 o giù di lì [253, ndr] e pensavo di voler mollare il tennis; questo mi ha aiutato durante la pandemia, non mi stresso perché non c’è niente che possa fare a riguardo. Nel tennis vedi tanta gente che crolla mentalmente, soprattutto a livello Challenger e Futures, perché se arrivi a giocare uno Slam vuol dire che non hai così tanta pressione sulle spalle, e soprattutto hai realizzato i tuoi obiettivi”.

One of the best lobs you'll ever see 😂

Pubblicato da ATP Tour su Martedì 29 settembre 2020

La questione dell’ambizione (o della sua mancanza) è centrale per Bublik, che a 16 anni diceva proprio alla sua ultima vittima che l’avrebbe battuto entro tre primavere ma che oggi, memore degli alti e bassi delle scorse stagioni, la prende con spirito: Non sono ambizioso, devi avere obiettivi ma senza essere ambizioso, perché se poi fallisci diventi un alcolista o un nevrotico – per questo non mi alleno 15 ore al giorno né dormo con la racchetta. I grandi come Roger, Rafa, Elon Musk, Bill Gates, loro ce la fanno, ma sono una manciata di persone, tutti gli altri non raggiungono le stesse vette”.

Oggi dice che il suo obiettivo a lungo termine è vivere una vita normale, con moglie e figli, ma soprattutto, in questo momento, ciò di cui Bublik parla molto è la necessità di avere una guida più anziana, ulteriore segno che l’indifferenza è solo apparente, ed è anzi solo un mezzo per imparare a controllare quello che posso controllare, so che se il mio avversario tira un vincente lungolinea su una palla break non c’è niente che possa fare”.

Il suo sensei è un amico di 75 anni, di cui non fa il nome, la cui grande qualità è quella di indirizzarlo verso maestri ancora più venerabili, quelli che si possono trovare nei libri giusti: Non leggo per divertimento, leggo per trovare risposte; per esempio, anche il mental coach è importante, ma penso che le risposte si trovino nei libri, hai solo bisogno di qualcuno di più anziano di te che ti consigli cosa leggere. Finisco un paio di libri al mese, in questo momento sto leggendo il Faust di Goethe per la seconda volta”.

Anche in questo caso, però, la risposta è più complessa, e anche il rapporto fra Mentore e Telemaco si deve articolare su canali precisi secondo il Bublik-pensiero: “Non credo nel dare consigli, bisogna far vedere come si fa – le persone intelligenti con cui parlo non ti danno consigli, ma piuttosto un pensiero con cui lavorare. Ogni spunto è cangiante con questo ragazzo, e forse dietro a quest’attitudine sì che c’è una strategia, quella di non volerci dire chi è, anche se di sicuro sappiamo cos’è, vale a dire un gran tennista e una persona di raro interesse, anche se magari non fonderà una religione.

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ATP Vienna: Berrettini avanza, le Finals sono una certezza

Ordinaria giornata di lavoro all’Erste Open per Matteo: Popyrin dà battaglia per un set

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)
[3]M. Berrettini b [Q]A. Popyrin 7-6(3) 6-3

Se Sinner dovrebbe offrire una cena di pesce a Hurkacz, certo Berrettini almeno un caffettino lo potrebbe proporre allo scozzese, visto che oggi Matteo si è guadagnato la matematica certezza di staccare il biglietto per le Nitto ATP Finals, unico italiano della storia a fare il bis. Ma lasciando da parte la matematica che tanto ci appassionerà nelle prossime due/tre settimane andiamo a vedere cos’è successo in campo. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Una massima che in pratica si applica in tutti quei casi in cui due giocatori molto simili si incontrano allora 9 volte su 10 quello un po’ migliore tende a vincere. Certo, nei casi in cui coincidono la giornata ottima e la giornata mediocre, ma non è stato questo il caso e Berrettini ha portato a casa il match. 

Popyrin nel 2019 agli US Open aveva dato filo da torcere all’italiano prima di cedere in quarto set. Stasera, facendo le dovute proporzioni è successa un po’ la stessa cosa; il primo set si è mantenuto sui binari dell’equilibrio con Berrettini che ha fatto ampiamente il suo dovere sia sulla prima che sulla seconda, mentre l’Australiano, pur concedendo qualcosina in più della seconda, ha sbarrato la strada egregiamente con la prima. Insomma in una partita dominata dai servizi (come si vede anche dai dati) ha portato inevitabilmente il primo set al tie break. 

Un tie break nel quale entrambi i giocatori hanno accusato segni di nervosismo, con ben 4 minibreak nei primi 7 punti. Poi però Matteo ha ripreso il comando delle operazioni con l’uso intelligente di alcune palle sui piedi di Popyrin (molto intelligente l’uso dello slice lungolinea da parte del romano in alcune occasioni). In generale proprio la capacità di manovrare quando lo scambio si avviava e le combinazioni servizio e dritto non riuscivano a uccidere lo scambio è emersa con chiarezza la superiorità di Berrettini, come emerge dalle statistiche.

 

Il secondo set comincia così sulla falsariga del primo, con un Popyrin che perde un po’ di intensità al servizio, con Berrettini che arrivava più minacciosamente a palla break nel quarto game, nel quale però l’australiano riusciva in qualche modo a salvarsi. La sentenza era però nell’aria e veniva rimandata solo di un turno di servizio, chiuso da Matteo con sicurezza. Emblematico il punto che ha concesso il break a Berrettini, che grazie ad una velenosa risposta bloccata che finiva bassa sui piedi di Popyrin portava quest’ultimo all’errore e a consegnarsi ad una sconfitta in due set; sconfitta onorevole ma tutto sommato netta se consideriamo che l’avversario di Matteo non è riuscito in tutta la partita ad arrivare nemmeno a palla break. Nell’intervista post partita il tennista romano ha poi parlato ad ampio raggio, soprattutto in chiave Finals: 

Sono ovviamente contento e molto orgoglioso di essere il primo italiano ad arrivare per due volte alle Finals e a raggiungere questo risultato… Rispetto al 2019 ho un livello di consapevolezza diverso: allora era stata un risultato completamente inatteso ed è stata un’esperienza fantastica poter aver preso parte a quell’evento; oggi la situazione è diversa: ho raggiunto maggior maturità e consapevolezza dei miei mezzi e sono convinto di poter far parte dell’elite del tennis…Rispetto a quello che erano i miei obiettivi e le mie aspettative, devo dire che anche in considerazione di quanto si stato complicato il 2020 – sia sotto il profilo agonistico che sotto il profilo personale – non mi aspettavo di riuscire a tagliare il traguardo delle Finals con tanto anticipo e con questo margine: pensavo fosse un obiettivo raggiungibile ma il come è andato oltre le aspettative…Essere a Torino sarà una grande festa, con le Finals organizzate in Italia e un italiano a rappresentare il nostro paese nella crema del tennis mondiale…rispetto alle mie condizioni fisiche al momento mi sento bene; giocare indoor è sempre una cosa particolare, giocare aiuta a trovare il feeling giusto, per cui ascolterò il mio corpo e se non ci saranno problemi confermerò la mia schedule per la fine anno che prevede appunto Vienna, Bercy, le Finals e la Davis”.

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ATP Vienna: Alcaraz con i muscoli, Murray con il cuore

All’Erste Bank Open prima giornata di match che non tradiscono le attese con le prime tre partite che vanno avanti fino alle 10 di sera

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Andy Murray (GBR) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).
[WC] A. Murray b. [5] H. Hurkacz 6-4 6-7 6-3

Terzo match sul centrale di giornata che vede opposti il principale avversario di Jannik Sinner, Hubert Hurkacz a quel Murray che ormai è diventato una wild card fissa in ogni torneo in cui desidera giocare, un po’ ovviamente per il blasone, un po’ per la simpatia che ormai si è attirato lo scozzese per quel suo continuare a provarci. Due ottimi motivi insomma per tifare Murray stasera dalle parti del Bel Paese, nella speranza che il gigante Opelka mercoledì non decida di entrare in modalità cecchino con Sinner.

Ma vediamo alla partita; Murray ormai come da abitudine degli ultimi mesi, non potendo più contare sull’imperforabilità difensiva che lo contraddistingueva parte subito forte giocando un bel tennis aggressivo (certo che se qull’aggressività l’avvesse usato un po’ di più anche prima, magari contro Nole chissà…magari qualche soddisfazione in più se la sarebbe tolta…). A differenza del match precedente tra Evans e Alcaraz la partita fila via sui binari dell’equilibrio con i due giocatori che tengono abbastanza agevolmente i propri turni di servizio; l’unico a soffrire è Hurkacz nel terzo gioco che non trova grande aiuto dalla prima, ma comunque riesce a scamparla. Si arriva così al nono gioco con Murray che riesce a strappare il servizio al polacco, e porta poi a casa in scioltezza il primo set.

Nel secondo set i due continuano a marcarsi stretti, con Hurkacz che sale di tono, i colpi cominciano a filare via più fluidi e Murray va in difficoltà, specie a metà set quando nel sesto game deve annullare ben quattro break point. Lo scozzese però riesce a tenere botta e alternando aggressività laddove possibile a buone giocate difensive, specie con il diritto incrociato carico di effetto, riesce a salvare la pelle e portare la partita al tie break. Nel tie break, che va avanti sul filo dell’equilibrio con lo scambio di un paio di mini break, Andy riesce anche ad arrivare a match point, che viene però annullato con una meravigliosa soluzione lungolinea di rovescio da Hurkacz, che poi si va a prendere a rete i punti successivi per chiudere il match, aiutato anche da un Murray che sul set point avversario non trova la prima. A questo punto tutto lascerebbe pensare che da una parte ci sia un Hurkacz che si sia scrollato di dosso la tensione, e dall’altra parte un Murray che invece risente della mancanza di abitudine a giocare match tirati con top ten, (come dirà anche nell’intervista dopo partita Andy ha giocato quest’anno soltanto un pugno di partite con grandi giocatori); e probabilmente anche il fatto che nel recente passato lo scozzese è spesso arrivato vicino al grande risultato senza centrarlo ha influito.

 

E infatti nel primo gioco del terzo, Hurkacz riesce finalmente a breakkare lo scozzese (a fine match la statistica sarà impietosa, una palla break convertita dal polacco in 10 tentativi). Addirittura il break arriva con un doppio fallo di Murray che lascerebbe pensare ad un crollo dello scozzese che pare subire il colpo del mancato match point. Poi però al polacco manca il killer instinct di affondare il colpo e torna irrigidirsi nei colpi; se la fluidità infatti è il punto forte del tennista polacco che gioca quando sta libero di testa colpi potenti e piatti, perfetti sul veloci, oggi è apparso a volte un po’ contratto e non sempre preciso. Si va avanti così nel terzo set con Murray che riesce ad affondare il colpo chirurgicamente (2/2 la conversione nel set). L’ultimo sussulto di Hurkacz arriva proprio sul finire del match, con le ennesime due palle break non convertite, che lasciano così strada a Murray, che torna meritatamente alla vittoria. Alla fine non è bastato essere ingiocabile a Hurkacz sulla prima di servizio, la capacità di soffrire di Murray ha fatto la differenza.

Carlos Alcaraz (ESP) – Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).
Carlos Alcaraz b Daniel Evans 6-4, 6-3

Partita gradevole e ben giocata per lunghi tratti, con Evans che come al solito gioca un tennis vario e d’attacco. Purtroppo per l’inglese alcuni passaggi a vuoto di troppo lo hanno condannato contro un Alcaraz che ha unito aggressività e solidità. Partita che comunque ha visto Evans partire subito in salita ma in grado di recuperare due volte il servizio perso (alla fine saranno ben 8 break ottenuti, su un totale di 18 game giocati, che sarebbe un dato notevole anche sulla terra battuta, non parliamo poi sul veloce indoor).

Il primo set si decide quindi nel nono e nel decimo gioco con Alcaraz che tiene botta agli arrembaggi dell’inglese, che invece non riesce a mantenere i giri del motore e butta via malamente il set con un paio di errori non forzati. In generale comunque, in un tennis in cui il mantra sembra quello di rispondere sempre e comunque tre metri dietro la linea di fondo, abbiamo visto belle cose; sia Evans che che Alcaraz si sono avventati sulle seconde dell’avversario: lo spagnolo con soluzioni più potenti, l’inglese con più varietà, anche con soluzioni di attacchi slice interessanti. Fatto sta che in generale l’impressione è che Evans fosse sempre più sotto pressione, sia in generale – dovendo cercare sempre soluzioni creative per girare l’inerzia dello scambio – sia in particolar modo sulla seconda di servizio, che veniva regolarmente massacrata dallo spagnolo. Non a caso i due punti che hanno deciso la partita sono stati coerenti con questa narrativa: un secondo fallo di Evans, con il britannico che ha rischiato la seconda per evitare di andare subito sotto nello scambio, e uno smah banale steccato al termine però di uno scambio in cui però il ragazzo di Murcia aveva recuperato l’impossibile.

Due errori che suonano come una condanna a morte per Evans che infatti nel game successivo deve alzare bandiera banca senza opporre resistenza. Il ragazzo poi si fa notare anche per le dichiarazioni in conferenza stampa: la notizia del giorno è la convocazione del ragazzo alle finali di Davis al posto di Nadal. E la reazione di Carlos è che ovviamente è stato molto contento, ma che la sfida non lo preoccupa, anzi è desideroso di mettersi alla prova se dovesse servire; ci sono grandi campioni al suo fianco come Carreno e Bautista ma se dovesse toccare a lui sicuramente non si tirerebbe indietro, a l’espressione del giovane spagnolo era di quelle che lasciano ben sperare. L’attuale detentore del record di precocità in Davis appartiene oggi ad uno spagnolo che a  18 anni e 6 mesi è il più giovane vincitore nella storia della Coppa Davis. Non è difficile immaginare chi possa essere, ma il ragazzo di Murcia avrebbe le carte in regola per spodestarlo, anche se per un paio di mesi.

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ATP San Pietroburgo, avanzano Bublik e Korda

Giornata di riscaldamento in Russia, in attesa di Rublev, Shapovalov, RBA e Aslan

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Sebastian Korda – ATP 250 Delray Beach 2020 (foto via Twitter @DelrayBeachOpen)

Un classico lunedì tranquillo al St. Petersburg Open, con tre soli incontri di singolare del tabellone principale. Sebastian Korda viene impegnato più del previsto da Nino Serdarusic, wild card croata che cede in due set molto tirati, con un solo break in tutto il match. Il primo parziale si decide al tie-break, con Korda che prende subito il largo aiutato dall’imprecisione del n. 248 ATP e mette a referto il 7-2. Nel secondo set, sul 5 pari, un paio di ottime risposte su altrettante seconde di Serdarusic e due gratuiti consentono a Korda di chiudere con la battuta. “Penso che lui abbia assolutamente giocato a un livello molto superiore alla sua classifica” spiega il classe 2000 di Bradenton. “Entrambi abbiamo servito molto bene, con tante prime in campo”. Tre su quattro, infatti, con percentuali di trasformazione più alte per Sebi, ma di tutto rispetto anche quelle di Nino che ha annullato 6 palle break delle 7 concesse. Non è invece mai riuscito a rendersi pericoloso in risposta e avrebbe forse dovuto provare a cambiare la posizione in ribattuta, sempre molto vicina al campo sulla prima statunitense e raramente aggressiva sulla seconda, contrariamente a quanto proposto da Korda, che ora affronterà il vincente fra van de Zandschulp e Nishioka, un duello tra qualificati.

Prima di loro, Jan-Lennard Struff ha fatto suo in due set il confronto inedito con James Duckworth, il ventinovenne di Sydney tormentato da mille infortuni che ha iniziato la stagione fuori dai primi 100 e ora è un solo passo dal varcare per la prima volta la soglia della top 50. Nell’occasione, ha faticato eccessivamente sulla propria seconda e non è riuscito a prendersi il primo parziale pur servendo sul 5-3 anche per merito della reazione tedesca. Struff si scatena anche nel tie-break per poi incamerare 6-3 la seconda partita in virtù dello strappo in un quarto gioco da ventisei punti. Al secondo turno troverà Alexander Bublik che senza alcun problema apparente supera Evgenii Tiurnev con un break per set in poco più di un’ora. Il numero 304, wild card alla seconda apparizione nel Tour, è in realtà coetaneo e concittadino del naturalizzato kazako nativo però di Gatchina, in Russia, e il bell’abbraccio sorridente fra i due a fine match fa intuire che qualcosa li lega: “Non ci volevo giocare” dirà infatti Bublik. “Siamo cresciuti insieme, è stato un incontro difficile e molto emotivo”.

Risultati:

 

J-L. Struff b. J. Duckworth 7-6(3) 6-3
[8] S. Korda b. [WC] N. Serdarusic 7-6(2) 7-5
[7] A. Bublik b. [WC] E. Tiurnev 6-3 6-4

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