Monfils chiude la stagione: "Non sono riuscito ad adattarmi alle nuove condizioni"

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Monfils chiude la stagione: “Non sono riuscito ad adattarmi alle nuove condizioni”

Il francese riconosce il periodo negativo che sta affrontando: “Ho intenzione di fermarmi con il tennis per un po’.” Ma poi assicura: “Giocherò fino a 40 anni”

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Gael Monfils - ATP Cup 2020 (via Twitter, @ATPCup)

Seppur con difficoltà, gli amanti del tennis sono riusciti a godersi le partite anche senza il pubblico. L’atmosfera ovviamente non è la stessa e l’adrenalina si fa fatica a farla scorrere, ma quando la posta in gioco è alta, come nei due Slam che si sono disputati dopo il lockdown, le sensazioni di una volta tornano a fluire e ci si riesce ad appassionare. Eppure non per tutti è stato così e a farne le spese è stato proprio un tennista che dal sostegno dei fan ne trae grande ispirazione. Si tratta di Gael Monfils, il quale ieri ha annunciato di aver concluso la sua stagione 2020 con un amaro record di quattro sconfitte consecutive dalla ripresa delle attività agonistiche. A quelle dei tre tornei sulla terra di Roma, Amburgo e Roland Garros, se n’è aggiunta un’altra a Vienna per ritiro contro Carreno Busta.

Il tennista francese, che lo scorso anno di questi tempi si stava giocando con Matteo Berrettini un posto alle Finals di fine anno, adesso è più sconsolato che mai e con una diretta sul suo canale Twitch (un sito che permette a chiunque di intrattenere il proprio pubblico con delle dirette streaming) ha annunciato la decisione: “Non sarò a Bercy e ho anche messo la parola fine alla mia stagione 2020”. La gioia di scendere in campo per Monfils sembra essere al momento svanita. “È molto difficile per me divertirmi, non ho buone sensazioni, sento che è difficile. C’è molta tristezza in me“.

L’attuale n. 11 del mondo ha cercato di dare un punto di partenza a questa sua sensazione negativa e tutto sembra essere cominciato nel momento del lockdown. “Il confinamento mi ha buttato giù, sono tornato senza avere molta fiducia, penso che mi abbia fatto molto male” ha detto Gael.Non sono riuscito del tutto ad adattarmi, a fare le scelte giuste al mio ritorno. Mi sono trovato in una spirale negativa”. E quindi la cosa da fare è proprio uscirne. La tenacia per riuscirci non gli manca di certo e di questo è consapevole.

 

Un periodo di distaccamento, come ha fatto Federer sia quest’anno che nel 2016, può giovargli e sembra essere questa la decisione del francese. “La cosa più importante è interrompere questa spirale, non ho problemi nel farlo. Voglio affrontare il 2021 appieno. Ho intenzione di fermarmi con il tennis per un po’, ma farò ancora sport e affronterò la mia vita da giovane ancora per alcune settimane, senza preoccuparmi del tennis”. Ricordiamo che Monfils ha compiuto 34 anni il 1° settembre, ma il suo grande atletismo potrà regalargli altre soddisfazioni: “Ho ancora anni buoni davanti a me, penso di poter giocare fino a 40 anni“.

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La carriera di Laura Robson è sempre più in bilico: terza operazione all’anca

Nel giorno del suo ventisettesimo compleanno la giocatrice inglese ha annunciato di essersi sottoposta al terzo intervento all’anca. “L’obiettivo primario è vivere senza dolore”

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Non c’è pace, non c’è da anni, per Laura Robson. Nemmeno nel giorno del suo ventisettesimo compleanno, festeggiato, si fa per dire, giusto ieri. In un post pubblicato sul proprio account Instagram, la neo-ventisettenne tennista nata a Melbourne ha comunicato di essersi sottoposta a una nuova operazione all’anca, la terza nel giro di due anni e mezzo.

La notizia è stata un fulmine a ciel sereno, nonostante Laura abbia purtroppo abituato tutti ad annunci di simile tenore: lo scorso dicembre l’ex grande speranza del tennis inglese aveva ripreso gli allenamenti dopo un anno intero di inattività, accendendo qualche speranza sull’esito positivo dell’ennesimo tentativo di recupero tentato in carriera. Ma con ogni evidenza i postumi del secondo intervento all’anca subìto nel dicembre 2019 (il primo le occorse nel giugno 2018) non avevano cessato di causarle problemi.

 

Ho provato ad allenarmi, ma il dolore era troppo forte – ha fatto sapere Robson -. Dopo averne discusso con medici e team abbiamo dovuto accettare il fatto che una terza operazione sarebbe stata inevitabile“. Il futuro nel tennis professionistico di Laura, già numero ventisette WTA nel luglio del 2013, appare ora in grave pericolo. “Il vero, primo obiettivo al momento è vivere una vita felice, senza più dolore – ha proseguito la campionessa di Wimbledon junior 2008 -. Il mio futuro nel tennis dipende da come si svilupperà nei prossimi mesi il processo di guarigione“.

Tra le teenager più in vista a cavallo dello scorso decennio, Robson era assurta all’onore delle cronache tennistiche grazie alla qualificazione agli ottavi dello US Open nel 2012, risultato replicato l’anno successivo a Wimbledon. Sempre legato ai prati di Church Road un altro highlight della sua accidentata carriera, la medaglia d’argento conquistata al fianco di Andy Murray nel doppio misto alle Olimpiadi di Londra. Da lì a non molto l’inizio del calvario, e prima dell’anca fu il polso sinistro: sottoposta a intervento chirurgico per ridurre il problema all’articolazione nel gennaio del 2014, Robson saltò diciassette mesi consecutivi di gare, e non è più riuscita a rientrare tra le prime cento giocatrici del mondo.

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Duro comunicato della RFET contro Tennis Australia

La Federazione spagnola attacca i provvedimenti presi dall’organizzazione contro due suoi tesserati, lamentando poca trasparenza nella comunicazione

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Carlos Alcaraz Garfia - Firenze Tennis Cup 2019 (foto Francesco Peluso)

Craig Tiley, il grande capo del tennis australiano, si aggira circospetto con un bersaglio sulla schiena. Non c’è stato giorno, negli ultimi novanta e più, in cui non abbia dovuto schivare – o meglio, parare – frecce scagliategli da pressoché chiunque fosse coinvolto nell’operazione Happy Slam, e la giornata odierna non ha fatto eccezione. A indirizzare un durissimo comunicato contro le alte sfere di Tennis Australia stavolta è stata la Reale Federazione del tennis spagnolo, profondamente indispettita dal trattamento riservato dall’organizzazione a due suoi tesserati.

Per prima cosa intendiamo esprimere piena solidarietà ai giocatori spagnoli che stanno soffrendo le pesanti conseguenze del lockdown in Australia – l’esordio della nota -. Pur rispettando le decisioni del Governo e di Tennis Australia, la RFET si sente in dovere di dichiarare quanto segue“. E il seguito, articolato in sei punti, si estrinseca in una riprensione nei confronti dell’organo di governo della racchetta aussie, reo di aver sottoposto Mario Vilella e il fenomenale teenager Carlos Alcaraz – entrambi emersi dalle qualificazioni giocate a Doha – a provvedimenti restrittivi inattesi, considerate le fattispecie.

Sebbene gli atleti fossero stati informati del fatto che un tampone positivo avrebbe loro precluso l’accesso al torneo e al Paese, nessuno aveva chiarito che sarebbero stati sottoposti a un confinamento totale qualora sui loro voli fossero state riscontrate positività di altre persone, indipendentemente dai contatti avuti con queste“. Vilella e Alcaraz, loro malgrado, si sono trovati coinvolti nella sfortunata circostanza, e sono stati posti in isolamento senza alcuna chance di allenarsi all’esterno delle rispettive stanze d’albergo.

 

Comprendiamo la necessità di tutelare la salute di giocatori, pubblico, staff e residenti, ma riteniamo che qualsiasi misura dovrebbe tener conto della salute fisica e psicologica dei tennisti. Nello specifico, Mario Vilella e Carlos Alcaraz non possono allenarsi in campo pur essendo entrambi negativi, e questo impedirà loro di competere alla pari con i colleghi all’Open d’Australia. Non solo: un lockdown totale di quattordici giorni avrà riflessi negativi anche sul resto della stagione“.

Infine l’appello della Federazione Spagnola, al quale, almeno per il momento, non ha fatto riscontro alcuna controdeduzione di Tennis Australia. “Gli atleti professionisti hanno assoluto bisogno di allenarsi per rimanere competitivi ed evitare infortuni. Tutto ciò considerato, chiediamo all’organizzazione di risolvere la situazione dei tennisti maggiormente colpiti dai provvedimenti in questione, e in particolare di valutare i casi di Vilella e Alcaraz, che rappresentano l’oggetto specifico di questa nota“.

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Carlos Bernardes in ospedale per un attacco cardiaco, ma si sta riprendendo in fretta

L’arbitro brasiliano si è sentito male in albergo a Melbourne questo mercoledì; sta bene, ma dovrà saltare i tornei australiani

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Carlos Bernardes (via Twitter, @atptour)

Carlos Bernardes, uno dei giudici di sedia più noti del tennis professionistico, ha patito un attacco cardiaco durante la quarantena al View Hotel di Melbourne questo mercoledì, ed è stato ricoverato in ospedale. Fortunatamente si sta già riprendendo, e stando a quanto riportato dal sito brasiliano TenisNews dovrebbe essere dimesso nella giornata di sabato. Anche l’ATP ha rassicurato sulle sue condizioni di salute:

Come si può leggere, il problema di salute non ha a che fare con il Covid, e, come si vede da diverse foto pubblicate sui social media, era cosciente al momento del ricovero in ambulanza; giustamente, però, non potrà lavorare durante i prossimi tornei. Non possiamo che augurargli una rapida guarigione.

 

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