Marcello Marchesini, l'uomo che ha salvato il 2020 dei challenger italiani: "Vedere Musetti ci riempie d'orgoglio"

Interviste

Marcello Marchesini, l’uomo che ha salvato il 2020 dei challenger italiani: “Vedere Musetti ci riempie d’orgoglio”

Il fondatore di MEF Tennis Events, che quest’anno ha organizzato ben quattro challenger oltre agli Assoluti di Todi, si racconta a Ubitennis. “Con molti giocatori siamo diventati amici. Ramos-Vinolas mi chiamo di notte per andare al pronto soccorso!”

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Marcello Marchesini con Lorenzo Musetti (foto Marta Magni)
 
 

Siamo con Marcello Marchesini, fondatore e Presidente del MEF Tennis Events che quest’anno, subito dopo il lockdown, ha organizzato ben quattro Challenger (Todi, Forlì e i due di Parma), nonché il ritorno degli Assoluti Italiani e la fase finale del Campionato Italiano a squadre di Serie A. Uno sforzo straordinario in quest’anno così particolare, che si concluderà con il secondo challenger organizzato a Parma, questa volta su cemento indoor (da oggi 2 novembre fino a domenica 9) e purtroppo senza spettatori a causa della recrudescenza dell’epidemia di COVID-19 in Italia.

L’intervista è stata realizzata il 14 ottobre, dopo la conclusione del primo challenger di Parma disputato su terra battuta e vinto da Frances Tiafoe.

Buongiorno Marcello, parlaci del neonato Challenger 80 indoor di Parma che avrà luogo nella prima settimana di novembre al PalaRaschi.
È successo che sono stati cancellati alcuni Challenger in Europa e così l’ATP, con cui da mesi ci sentiamo quasi quotidianamente, mi ha chiesto di verificare la possibilità di organizzare velocemente un torneo indoor. E velocemente in questo caso significa non più di cinque giorni, un vero miracolo. Abbiamo subito coinvolto le istituzioni, il Comune, l’Azienda Turistica che nel suo Presidente Davide Cassani si è dimostrata entusiasta. Allora abbiamo chiuso gli occhi e ci siamo buttati.

 

Hai un’idea dell’entry list o è prematuro?
Purtroppo non abbiamo dato molto tempo ai giocatori per organizzarsi. Come al solito puntiamo molto sulle wild card soprattutto rivolgendoci a quei giocatori che stanno cercando gli ultimi punti per entrare nel main draw dei prossimi Australian Open. Quindi sarà sicuramente un torneo di buon livello, se poi avremo qualche ciliegina sulla torta lo si saprà probabilmente solo all’ultimo momento.

Nel pomeriggio di sabato è stato sorteggiato il tabellone principale del secondo challenger di Parma, che vedrà il ritorno in campo di Lorenzo Musetti dopo l’infortunio che lo ha costretto al ritiro nella semifinale dell’ATP di Pula. Ci sarà anche Luca Nardi, in totale sono undici gli italiani nel main draw, con tre derby al primo turno (Nardi-Zeppieri, Marcora-Napolitano e Baldi-Musetti). Nessun top 100, dopo la cancellazione di Sugita.

Facciamo un passo indietro, torniamo a Todi da dove tutto è iniziato. Precisamente a quando con sette amici rilevaste un circolo comunale praticamente dismesso chiedendo alla banca un mutuo importante. Ti chiedo: quegli amici sono rimasti tali o hanno maledetto quel giorno?
No no, sono rimasti amici. Anzi il rapporto si è consolidato anche perché ci conosciamo da bambini e sanno com’è il mio carattere. Un vulcano sempre in eruzione, una persona che butta il cuore oltre l’ostacolo. Gli presentai questo progetto nel novembre 2005.

E la famiglia come reagì?
Ho una famiglia straordinaria, le ragazze (Elena e Federica, ndr) avevano appena 15 anni e quindi non erano così coinvolte. Mia moglie mi conosce e sa che alla fine non sono uno così pazzo. Il fattore rischio c’è sempre ma cerco di calcolarlo al meglio.

La cosa però non è andata subito benissimo e ti sei ritrovato con un Circolo sovradimensionato per la realtà territoriale cui si rivolgeva.
La nostra intenzione era di creare un’Accademia. E fu sicuramente un errore. Pensavo che ci avrebbe garantito continuità e respiro economico. Non andò così e quindi nell’aprile 2007 parlai del mio nuovo progetto, cioè di organizzare un Challenger, a Franco Pecci, proprietario della Blu Panorama Airlines. Un mio grande amico nonché un vero appassionato di sport. Infatti era già sponsor della squadra di pallavolo femminile di Todi che militava in B2. Un progetto che sembrava follia: un torneo Challenger nella città più piccola del mondo.

Cosa ti rispose?
Mi disse immediatamente di sì, incoraggiandomi. Chiamai subito l’ATP e mi dissero che si era liberata una data nella seconda metà di settembre, subito dopo lo US Open. Di questo torneo abbiamo avuto undici edizioni consecutive e quest’anno, dopo aver saltato il 2019, abbiamo festeggiato la dodicesima.

Siamo al 2014, quando nasce la MEF Tennis Events (dalle iniziali di Marcello, Elena e Federica, ndr).
Sai, le cose andavano sempre bene, i tornei piacevano e allora tutti mi dicevano di provare a fare di questa attività un vero lavoro. Non solo il mio amico Franco Pecci ma anche, tra gli altri, Cino Marchese e Corrado Barazzutti. Il tutto si concretizzò nel dicembre 2014 quando fondammo questa società e chiesi subito all’ATP un’altra data che sarebbe poi diventata il Challenger di Perugia 2015.

Ricordiamo che all’inizio del 2020 avevi in programma l’organizzazione di ben sei tornei. Poi la pandemia ha rimescolato tutto.
Panico totale, ricordo che l’8 marzo ero a Padova (in quel periodo facevo più di 8000 km al mese in macchina per incontrare gli sponsor) e avevo chiuso un contratto importante. Ero veramente felice e mentre tornavo a Todi cantavo. Il 10 dichiararono il lockdown e ci trovammo tutti chiusi in casa. Lì ho passato due settimane d’inferno: vedevo finire il mio lavoro, il mio e quello delle mie figlie.

Ma non ti sei rassegnato.
Certamente no, cominciai a ragionare sul da farsi perché credo che si debbano cogliere le opportunità anche nei momenti più difficili. Mi venne in mente di fare questo MEF Tennis Tour. Chiamai tutti i giocatori, i loro coach e tutti erano entusiasti. Cominciai a far trapelare la cosa anche approfittando del fatto che i giornali in quei giorni avevano ben poche notizie ed erano affamati di novità.

Come in tutti i momenti difficili i migliori sopravvivono. A parte il fatto che con le nuove regole che l’ATP aveva introdotto c’era già stata una forte selezione naturale. Le spese di organizzazione erano aumentate molto.
Proprio così. Questa pandemia, per colpa della quale dobbiamo garantire misure incredibili, ha solo reso più difficile una situazione che si era già notevolmente complicata. Pensa che all’inizio andavo in banca la mattina a cambiare gli assegni degli sponsor per poter pagare il pomeriggio i prize money. Adesso, tanto per dire, devi pagare tutto due mesi prima. Se non sei un professionista è durissima.

Quando hai la data dall’ATP come ti muovi?
Per prima cosa chiedo un incontro con le istituzioni per valutare assieme la ricaduta economica immediata e il ritorno d’immagine. Se le istituzioni ci credono e quindi investono si parte alla ricerca degli sponsor che, nella maggior parte dei casi, sono del territorio.

Tutti i giocatori sono concordi nel dire che i tuoi Challenger, per entry list e organizzazione, sono praticamente degli ATP 250 “sotto mentite spoglie”. Hai mai pensato di fare il grande salto?
Proprio quest’anno ci siamo andati molto vicini ma poi non ce la siamo sentita. Sono sì un po’ pazzo, ma non fino a questo punto. L’investimento sarebbe stato troppo importante. Preferisco fare le cose con gradualità e poi eravamo già molto impegnati. Pensa che anche il torneo di Forlì lo abbiamo organizzato in soli venti giorni.

Lorenzo Musetti e Andreas Seppi – Challenger Forlì 2020 (foto Felice Calabrò)

Prospettive per l’anno prossimo?
Si vive alla giornata perché non sappiamo come si evolverà la pandemia e l’attrattività di un torneo dipende molto dal montepremi. La buona organizzazione non basta. E dopo un anno di Covid quale sarà lo stato di salute della nostra economia?

Girando per il circolo l’impressione è che i giocatori vivano in un’atmosfera molto serena.
Qui mi prendo qualche merito. Tutti i giocatori sono molto tranquilli perché sanno dove vanno e come saranno trattati. Trovano gli stessi fisioterapisti, gli stessi stringer, lo stesso desk-office.

In oltre vent’anni avrai sviluppato un rapporto personale con i giocatori.
Con molti di loro siamo diventati amici. Per fare un solo esempio Simone Bolelli era un ragazzo quando cominciò a frequentare i nostri tornei, senza dimenticare Paolo Lorenzi, Federico Gaio e Marco Cecchinato.

Chissà quanti aneddoti.
Già, te ne racconto solo uno. Una volta Albert Ramos-Vinolas (tennista spagnolo che ha vinto in Italia 3 dei suoi 6 Challenger, ndr) mi chiamò nel cuore della notte lamentando un fortissimo mal di testa vicino all’orecchio. Lo passai a prendere e corremmo al pronto soccorso di Perugia mentre Albert quasi piangeva dal dolore. Eravamo tutti molto preoccupati, un ictus?

Invece?
Un tappo di cerume (ride, ndr).

Nei tuoi tornei ci sono molti giocatori italiani giovani.
Siamo molto felici di poter dare una mano ai giovani emergenti. Ad esempio abbiamo sempre dato una wild card a Lorenzo Musetti, come succederà anche per il prossimo torneo indoor di Parma. E vederlo a questi livelli ci riempie di orgoglio. Nessuno dimenticherà mai che la sua prima vittoria importante è stata a Forlì. Qui a Parma poi abbiamo invitato anche Giulio Zeppieri e altre occasioni non mancheranno.

Questo introduce una considerazione del Direttore Ubaldo Scanagatta. Dice che tu sei un benemerito del tennis italiano perché tanti giovani atleti hanno, grazie a te, l’opportunità di giocare con continuità e ad alto livello senza sobbarcarsi viaggi dispendiosi.
Sono felice per i complimenti di Ubaldo e soprattutto di aver potuto dare una mano anche quest’anno e non era per niente semplice.

Organizzi anche il campionato a squadre di Serie A. Un rapporto che continuerà?
Il contratto era triennale e scadeva quest’anno quando, eccezionalmente, si è giocata la fase finale outdoor. Il contratto è stato rinnovato per altri tre anni e se le cose andranno normalmente si tornerà alla formula indoor.

Intervista realizzata da Massimo Gaiba

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Flash

WTA Toronto, Raducanu: “Giorgi è una grande avversaria. Serena Williams? Ha cambiato il tennis”

La canadese non appare preoccupata dopo la sconfitta contro l’azzurra

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Raducanu Indian Wells 2022

Emma Raducanu è nata in Canada da padre romeno originario di Bucarest e madre cinese proveniente da Shenyang. Si può dire che Toronto sia per lei un torneo di casa, anche se poi alla fine in Canada non ci è cresciuta dato che all’età di appena due anni la famiglia si trasferì a Londra. Tornando alla cronaca recente quella contro Camila Giorgi è stata una sconfitta tutto sommato digeribile per lei: “Sì, penso che sia stata davvero una bella partita, a dire il vero. Penso che il livello fosse piuttosto alto. Soprattutto nel primo set. E Camila è una grande avversaria. Ha vinto questo torneo l’anno scorso. Ho solo bisogno di migliorare nell’affrontare giocatrici che giocano velocemente come lei“. Insomma, la giovane inglese non pare preoccupata, anche se il suo 2022 è stato avaro di soddisfazioni.

La notizia delle ultime ore nel mondo del tennis è il ritiro di Serena Williams, e allora è lecito chiedere ad Emma le sue impressioni su questa grande Regina del tennis femminile: “La sua carriera è incredibile. Ha ottenuto così tanto. E vederla in giro in questo swing americano è davvero stimolante. Come se continuasse a giocare perché ovviamente ama il gioco. E penso che la longevità di una carriera sia qualcosa che molte giocatrici e io in particolare aspiriamo a raggiungere“. L’eredità di una tennista che ha forgiato il nuovo millennio è qualcosa di difficile da quantificare con numeri e parole: “Penso che abbia decisamente cambiato il gioco. A dominare così tanto, penso che sia stata, beh, non c’è stata davvero qualcuna che abbia dominato come lei nel tennis femminile. Quindi penso che abbia cambiato molto il gioco in questo senso“. Le viene quindi chiesto se ha mai avuto la possibilità di parlare con lei di tennis o altro. “No. Ci siamo detto “ciao” un paio di volte. In realtà mi stavo riscaldando accanto a lei questa mattina e poi ha iniziato a piovere“.

Per una tennista professionista non è facile stare fermi in un posto; tra viaggi, allenamenti, partite, si fa una vita da nomade. Però l’occasione di poter visitare la propria città natale è troppo invitante per lasciarsela sfuggire: “Non sono ancora riuscita a visitarla. Sono stata al club tutto il giorno, quindi probabilmente avrò una possibilità oggi e forse domani“. In chiusura una battuta sull’ospedale che le ha dato i natali e sul dottore che l’avrebbe fatta nascere:Non ne sono sicura. Voglio dire, mi piacerebbe incontrarlo. Ma non ne ho ancora avuto la possibilità. E non so davvero il suo nome. Forse i miei genitori lo conoscono”.

 

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DEL WTA 1000 DI TORONTO

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ATP

ATP Montreal, Kyrgios si prepara alla sfida con Medvedev: “Spero lui sia stanco perchè lo sono anche io”

“Sento che ci sono molte persone che mi ammirano e posso ispirare molte persone con il mio modo di giocare”, così l’australiano in conferenza stampa

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

La vittoria di primo turno a Montreal arrivata contro Sebastian Baez non fa notizia, non con il Kyrgios di quest’estate. Le ultime sono state settimane da incorniciare per Nick: dopo la finale di Wimbledon sono arrivati i titoli in doppio con Kokkinakis ad Atlanta e con Sock a Washington, in aggiunta, sempre al Citi Open, la vittoria in singolare contro Nishioka. Fanno 13 vittorie nelle ultime 14 partite per Kyrgios, nella conferenza stampa post Giron si comincia da qui.

IL MODERATORE: Nick, congratulazioni. Hai vinto 13 delle ultime 14 partite. Sei un rullo. Come ti fa sentire?

NICK KYRGIOS: Sì, sono davvero stanco ed esausto in questo momento. Dopo la finale di singolare e di doppio a Washington, non sono rientrato in hotel a Montreal prima delle 3 del mattino, ieri non mi sono allenato. Sono davvero impressionato dalla mia performance di oggi. Sebastian sta probabilmente vivendo l’anno migliore della sua carriera. È tra i primi 35 al mondo. È un grande concorrente. Quindi sapevo che sarebbe stata dura. Sono felice di dare a tutti quello che vogliono: Kyrgios v. Medvedev secondo turno. Vediamo come va (sorridendo).

 

D. Come gestirai la tua energia? Hai un sacco di benzina nel serbatoio.

NICK KYRGIOS: Sì, sarà dura, questo è certo. So fisicamente e mentalmente che non sono fresco come vorrei. Ma lui ha anche vinto un titolo la scorsa settimana a Los Cabos. Si sentirà un po’ stanco, spero (sorridendo). Ma farò tutto bene. Stanotte mi riposerò bene, poi farò una seduta di fisioterapia e in campo darò il massimo. Si spera che il tempo possa essere un po’ più caldo di oggi, così le palle possono essere un po’ più veloci. Andrò là fuori e mi divertirò e cercherò di giocare al meglio che posso. Non è un brutto risultato se perdi contro Medvedev. La maggior parte dei giocatori del mondo lo fa.

D. Dopo il tuo titolo a Washington, hai detto che è avvenuta un’enorme trasformazione in te stesso. C’è stato un punto di svolta specifico in cui hai capito cosa potevi ottenere in questo sport e cosa vuoi ottenere?

NICK KYRGIOS: No, sento di aver ottenuto grandi risultati già prima della scorsa settimana. Sento solo che ora ci sono molte persone che mi ammirano e posso ispirare molte persone con il mio modo di giocare. Penso che sia una buona forza trainante ed è il motivo per cui sto giocando nel modo in cui sto giocando. Ma appena prima dell’Australian Open ho davvero deciso che volevo allenarmi molto duramente, passare un anno davvero buono. Volevo reinventarmi un po’ di più quest’anno. Volevo ricordare a tutti che sono davvero un bravo tennista e posso ancora giocare ai massimi livelli e vincere tornei. Per ora voglio solo continuare con le mie buone abitudini e continuare a giocare a tennis.

D. Hai parlato di come sei più motivato di recente. Ne hai parlato anche agli Australian Open. Vediamo i risultati in campo. Quali sono le piccole cose che contribuiscono al successo? Quali sono le buone abitudini nel quotidiano? Che tipo di impegno ci vuole?

NICK KYRGIOS: Sì, è un’ottima domanda. Ci vuole molto lavoro, ogni giorno bisogna cercare di svegliarsi con una mentalità positiva. Non ho un allenatore. Non ho davvero una persona a Sydney che mi porti ad allenarmi. Quindi devo alzarmi, organizzare il mio allenamento, andare ai campi da tennis, andare in palestra. In un certo senso devo spingermi oltre. Ma è solo una questione di disciplina. Bisogna lavorare tre, quattro, cinque ore al giorno, assicurandomi di riposarmi bene e mangiare bene. Lo faccio ogni giorno. È difficile perché mia mamma è in ospedale in questo momento, mio ​​padre non sta molto bene, mio ​​fratello ha appena avuto un bambino, non posso essere lì con la mia famiglia quando le persone normali vorrebbero stare con la loro famiglia. È difficile essere australiani perché non possiamo viaggiare avanti e indietro. Ci sono molte cose che le persone non vedono. Vedono solo esattamente quello che hai detto, il vincere, il perdere, lanciare una racchetta, fare quelle cose. Non capiscono davvero le sfide che devi affrontare o cosa affrontano le persone, cosa sta succedendo nelle loro vite personali. Ci sono così tante piccole cose con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno e poi tocca provare a battere giocatori come Daniil Medvedev. Sembra impossibile. Ci vuole molto lavoro.

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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Flash

Serena Williams: “Amo giocare a tennis, ma so di non poterlo fare per sempre”

“Sono sempre più vicina alla luce in fondo al tunnel” scherza Williams. “Mentalmente non sono ancora al livello che desidero”

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Serena Williams - Eastbourne 2022 (foto @the_LTA)

Una disinvolta e raggiante Serena Williams si è presentata ai microfoni della sala stampa del Nationa Bank Open, dopo la prima vittoria in singolare arrivata a 430 giorni dalla precedente: la statunitense infatti ha battuto Parrizas Diaz 6-3 6-4 raggiungendo il secondo turno del WTA 1000 canadese.

A questo punto della tua carriera o della tua vita cos’è che continua a guidarti o ti fa venire fame in questo sport?

Non lo so. Immagino che ci sia solo una luce alla fine del tunnel. (Ride) Non lo so, direi che sono sempre più vicina alla luce, quindi… (ride). Sì, è così, ultimamente è stato così per me. Non vedo l’ora di arrivare a quella luce.

 

In che senso una luce?

La libertà. Amo giocare a tennis, per me è fantastico, ma so di non poterlo fare per sempre.

Come si è sentita durante la partita? Il tifo del pubblico l’ha aiutata?

Mi sono sentita bene, tornare a competere era quello che dovevo fare. Mentalmente non sono ancora al livello che desidero, ma è normale dopo aver giocato così poco negli ultimi due anni e scendere in campo mi aiuta a progredire sotto questo punto di vista. Fisicamente mi sento molto meglio in allenamento, sto aspettando di sentire buone sensazioni anche in campo, deve scattare quel clic.

Quanto è stato importante giocare davanti a Olimpia? Probabilmente è in un’età in cui ricorderà di aver visto la mamma in campo.

Vero, ero super emozionata perché non aveva mai assistito dal vivo a un mio match. Scorgendola in tribuna a un certo punto sono entrata in modalità mamma, chiedendomi: c’è il sole, ha la crema protettiva? E poi mi sono detta di rimanere calma (sorride), non era il caso di sbattere a terra la racchetta. In ogni caso sono contenta che questa prima volta sia avvenuta a Toronto.

Molte giovani giocatrici ne hanno parlato proprio in questi giorni: come ci si sente a sapere di aver avuto un impatto sulla crescita tennistica di ragazze come Gauff, Swiatek e Fernandez?

È una bella sensazione, lo so perché è capitato anche a me avere delle persone di riferimento. Sono contenta che sia così e da parte mia continuerò a incoraggiarle per fare in modo che lascino il segno e diventino sempre migliori.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Toronto

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