Il coronavirus morde, il tennis lo schiva: tra effetto Sinner e DPCM, la racchetta va di moda

Opinioni

Il coronavirus morde, il tennis lo schiva: tra effetto Sinner e DPCM, la racchetta va di moda

Le società sportive spariscono, ma il tennis resiste . Grazie a chi arriva dagli sport di contatto (oggi proibiti), a decreti permissivi e anche grazie a Jannik Sinner

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Incentivata nelle ultime settimane dalla bolla dei tesseramenti fittizi, o per così dire ‘di opportunità’ per aggirare i decreti (insomma, quelle tessere agonistiche che funzionano un po’ come un vaccino prima che il vaccino stesso sia effettivo), sembra che la pratica del tennis in Italia possa mantenere anche in futuro questo trend di crescita iniziato nell’ultimo triennio.

Gli ultimi dati ufficiali disponibili, quelli relativi al 2017, posizionano il tennis al secondo posto per numero di tesserati – 372.964, in crescita di 42.000 unità rispetto al 2016 – dietro soltanto al calcio, che in Italia è da decenni il parametro di riferimento.

Il primo motivo di questa deduzione è semplice. Nel dossier redatto dal Politecnico di Torino a fine aprile, che il CONI ha consegnato al Ministero dello Sport con l’obiettivo di illustrare i diversi indici di rischio associati alla pratica sportiva, il tennis figura assieme a golf, equitazione, pesca e vela tra gli sport ‘a rischio 0’, su una scala che da zero (rischio minimo) arriva fino a quattro (rischio massimo, quello attribuito a boxe, basket e pallavolo). Archiviata la surreale parentesi dei decaloghi, quel periodo in cui sembrava che le volée potessero diventare proibite in virtù del rischio di contatto ravvicinato tra i due giocatori, al tennis è rimasta appiccicata una buona etichetta. Quella di sport sicuro, o quantomeno molto più sicuro degli altri in regime di pandemia.

 

Il secondo motivo, che attende ancora il conforto dei numeri, è ‘nato’ con l’impresa parigina di Cecchinato nel 2018, è stato alimentato dalla vittoria di Fognini a Montecarlo nel 2019 e dalla partecipazione di Berrettini alle Finals e sembra poter ricevere una spinta ancora più forte dall’incipiente crescita di Jannik Sinner. Su uno sport che gode di una buona base di praticanti, peraltro in crescita, il volano rappresentato dalle eccellenze italiane che si impongono a livello internazionale e riescono a ottenere l’attenzione dei media generalisti è il fattore ideale per scatenare nei giovani praticanti lo spirito d’emulazione.

C’è dunque un motivo terribile, che incidentalmente favorisce il tennis – una pandemia che rende più difficoltosa la pratica degli sport di contatti e più semplice quella degli sport individuali – e un motivo invece assai più felice, ossia la crescita dei risultati del tennis maschile a cui (purtroppo) fa da contraltare la crisi di quello femminile.

LE ‘PORTICINE’ DEL DPCM

Nel decreto del 3 novembre, che tra pochi giorni dovrebbe essere superato da quello dicembrino e natalizio, al tennis viene concessa un’eccezione difficilmente casuale per quanto riguarda le regioni arancioni e rosse, quelle in cui gli indici di contagio sono più preoccupanti. Nelle prime possono giocare tutti all’aperto e soltanto gli agonisti al chiuso; nelle seconde possono giocare solo gli agonisti, sia all’aperto che al chiuso, in preparazione a ‘eventi di interesse nazionale‘. Il CONI ha però diramato una lista assai fantasiosa a riguardo, che ad oggi si compone di 17 pagine e contiene anche tornei riservati ai quarta categoria. Per farla breve, basta una visita di idoneità sportiva, il pagamento di 30 euro alla FIT e l’iscrizione anche fittizia a uno di questi tornei per essere legittimati ad allenarsi indoor.

Diciamo difficilmente casuale perché appare evidente come i decreti vengano scritti per lasciare aperte piccole porticine utili a mantenere un ritmo di cassa decente nei settori e nei contesti in cui il rischio di contagio può essere definito ragionevolmente basso, come una partita di tennis. Da un punto di vista globale, per garantire la sopravvivenza del maggior numero possibile di attività sul territorio nazionale, questa strategia è comprensibile. Come è comprensibile la ‘rabbia’ di chi, per sua sfortuna, si trovi a operare in settori le cui dinamiche di mantenimento di un’attività regolare comporterebbe rischi di contagio troppo alti, e dunque non accettabili a livello nazionale.

Circolo Tennis Siena (ph. Paolo Lazzeroni)

Insomma, ammettere la gabola della tessera agonistica che ‘vaccina’ consente ai centri medici sportivi di incassare i prezzi di una visita, alla FIT di guadagnare sulle tessere, ai circoli di guadagnare sulle ore di allenamento prenotate e (volendo allargare il discorso al massimo) anche i rivenditori di attrezzature sportive di continuare a battere qualche scontrino. Sorvolando sulla cosiddetta ‘invidia di settore’, in base alla quale chi è in difficoltà preferirebbe quasi trascinare chi se la passa un po’ meglio nel vortice della crisi, piuttosto che essere contento perché qualcuno in Italia ancora sopravvive, sembra davvero che il tennis possa uscire da questa brutta situazione meglio degli altri sport.

Il Mattino di Napoli ha stimato che il 2020 causerà la sparizione di 4000 società sportive in Campania e l’abbandono (si spera temporaneo) di circa 300.000 praticanti, un terzo dei tesserati totali; il tennis, invece, dovrebbe mantenere in piedi tutte le sue 174 società e intatta la base di praticanti. Sulle pagine de ‘La Stampa‘, il consigliere nazionale FIT Pierangelo Frigerio ha confermato un incremento dell’avvio di corsi tennistici invernali nel torinese: “Lo scorso anno fra Torino e provincia abbiamo avuto 3.160 allievi iscritti alle scuole tennis, adesso si registra un aumento di circa il 25% in quanto molti nuovi adepti arrivano dagli sport di contatto“.

Testimonianze ugualmente positive arrivano dalla Calabria, che proprio oggi diventa regione arancione, dove i circoli ipotizzano per le casse regionali della FIT introiti per svariate migliaia di euro in virtù dei nuovi tesseramenti, e dal Trentino Alto Adige; il Maestro Nazionale FIT e consigliere comunale Roberto Selle ha dichiarato che ‘un istruttore con quattro bambini può rispettare il distanziamento senza problemi‘ e per questo il tennis ‘dovrebbe essere uno degli ultimi sport a dover chiudere perché è oggettivamente molto sicuro‘. Il circolo storico della città di Matera, in Basilicata, racconta che sta riscontrando un rinnovato entusiasmo nella fascia d’età che va tra i 30 e i 50 anni, che di solito non è la più nutrita; i circoli tendono infatti a costruire i propri bilanci sulle gambe dei giovanissimi e su quelle dei più anziani, che trovano nel tennis uno sport ideale da praticare dopo i 60 anni.

Per tutti questi motivi, il tennis (quello amatoriale, almeno) sta riuscendo a trarre benefici da una crisi planetaria che rischia di protrarsi ancora per diversi mesi, in attesa di capire quale impatto avrà il vaccino sulle nostre vite e in particolar modo sulla pratica sportiva, il tema che qui ci interessa di più.

Continua a leggere
Commenti

Opinioni

Naomi Osaka: “Atleti, fate sentire la vostra voce. Io non resterò zitta a palleggiare”

“Anche noi siamo vittime di pregiudizi e razzismo, proprio come chiunque altro. Perché affermare il contrario?”

Pubblicato

il

Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @naomiosaka)

Questo è un articolo tratto da Turning Points, una rubrica che analizza quali momenti critici del 2020 potranno avere effetto sul 2021. Comparso sul New York Times, lo abbiamo tradotto integralmente. Si tratta di un testo scritto in prima persona da Naomi Osaka.


Turning Point (l’accaduto): A seguito delle pressioni da parte dei loro giocatori e dei tifosi, le squadre delle quattro leghe sportive più importanti d’America cancellano partite e allenamenti per protestare contro il razzismo e la violenza da parte della polizia.

“Zitto e palleggia” (Shut up and dribble).

 

Questo è quello che una giornalista televisiva [Laura Ingraham di Fox News, ndr] ha suggerito di fare a LeBron James dopo che quest’ultimo, in un’intervista rilasciata a ESPN nel 2018, ha parlato di razzismo, di politica e delle difficoltà di essere un personaggio pubblico afroamericano.

Inutile dire che il consiglio non sia stato seguito. LeBron, l’attivista, ha attirato la mia attenzione nel 2012. Lui e i suoi compagni di squadra dei Miami Heat hanno postato una foto di loro incappucciati per protestare contro la morte di Trayvon Martin, un adolescente afroamericano della Florida che indossava un cappuccio mentre veniva ucciso a colpi di pistola da George Zimmerman, il coordinatore della ronda di quartiere locale. 

Nel 2014 Eric Garner, un afroamericano, muore a Staten Island dopo essere stato strangolato da alcuni agenti di polizia, una manovra al tempo proibita dalla polizia e che è successivamente divenuta illegale nello Stato di New York. Poco più tardi, in un riscaldamento pre-partita, LeBron ha indossato una maglietta con le ultime parole di Garner – “I can’t breathe” (Non riesco a respirare) – facilmente udibili in un video che ritrae i poliziotti mentre lo strangolano. Il resto della lega lo ha seguito, ma James è stato il punto focale.

Fast forward a quest’anno e lui è ancora sotto i riflettori. LeBron ha la voce più potente sulla piattaforma più grande e la usa per protestare contro il razzismo sistematico, l’ineguaglianza e l’abuso di potere da parte della polizia, il tutto mentre continua a giocare alla grande a dispetto di proteste senza precedenti, di una pandemia globale e di profonde ferite personali, inclusa la tragica scomparsa del nostro amico Kobe Bryant.

LeBron è indomito nel suo sostegno costante alla comunità afroamericana; è risoluto, schietto e appassionato. Sul parquet o al microfono lui è un’ispirazione, semplicemente inarrestabile. È dedito al suo lavoro come nel suo supporto alla comunità, nonostante continui a combattere contro un sistema consolidato che vuole zittire gli atleti che alzano la voce.

I musicisti cantano e scrivono sempre (e da sempre) di movimenti sociali, attivismo e uguaglianza. Gli attori danno voce alle loro opinioni e appoggiano personalmente candidati politici, organizzando raccolte fondi e feste. Ci si aspetta quasi che uomini d’affari, autori e artisti abbiano opinioni a proposito delle ultime notizie e difendano pubblicamente il loro punto di vista. Ma quando lo facciamo noi atleti, siamo sempre criticati se esprimiamo le nostre opinioni.

Naomi Osaka e LeBron James

Possibile che le persone ci considerino nient’altro che corpi – individui che raggiungono quello che è fisicamente quasi impossibile per tutti gli altri, e che divertono il pubblico spingendosi oltre i propri limiti? Possibile che si meraviglino che un insieme di muscoli, ossa, sangue e sudore possa anche esprimere un’opinione? Può lo sport essere solo sport e la politica essere solo politica?

Il messaggio è sempre lo stesso. Colpisci la palla. Fai canestro. Zitto e palleggia.

Ma qualunque sia l’argomento, si tende a ignorare un fatto importante: quando non giochiamo, viviamo nello stesso Paese di tutti gli altri. E come la maggior parte degli atleti può affermare, questo significa che anche noi siamo vittime delle stesse ingiustizie e diseguaglianze che hanno portato alla morte persone proprio come noi, ma che non dispongono delle stesse protezioni garantite dalla nostra fama, nonché dalla protezione e dal sostegno che riceviamo. Basta chiedere al giocatore NBA Sterling Brown, colpito con un taser da degli agenti di polizia, o al mio collega James Blake, scaraventato a terra e ammanettato dalla polizia per 15 minuti mentre era fuori da un albergo di New York (i poliziotti hanno poi dichiarato che si è trattato di uno “scambio d’identità”). Solo perché siamo atleti questo non significa che non siamo influenzati da quello che succede nel paese, o che siamo obbligati a tenere la bocca chiusa.

Lo sport non è mai stato apolitico, e finché continuerà ad essere giocato da esseri umani non lo sarà mai.

Muhammad Ali è stato per anni la voce della giustizia, anche quando venne condannato a cinque anni di reclusione per via del suo rifiuto alla leva obbligatoria, motivata dal suo credo religioso. Nel 1968, alle Olimpiadi di Città del Messico, Tommie Smith e John Carlos vennero fischiati quando alzarono i pugni guantati di nero sul podio, e affrontarono successivamente una marea di critiche da parte del pubblico e dai media quando tornarono negli Stati Uniti.

Colin Kaepernick ha messo a rischio la propria carriera quando si è inginocchiato durante l’inno nazionale prima di una partita della NFL, rischiando di non giocare più in una partita di lega per via del suo gesto.

Megan Rapinoe è una convinta sostenitrice del movimento LGBTQ+ e della parità salariale, anche se ciò ha dovuto significare tenere testa al presidente degli Stati Uniti e rifiutare un invito della Casa Bianca.

Venus Williams ha fatto molto più di quanto molti sappiano per portare avanti le battaglie di Billie Jean King e garantire uguaglianza per le donne nel tennis. Coco Gauff, nonostante la sua giovane età, è una fiera e appassionata sostenitrice del movimento Black Lives Matter, sia online che in pubblica presenza.

Nonostante i progressi ottenuti, continuo a pensare che noi atleti abbiamo ancora molta strada da fare. Oggi, data la copertura televisiva e il risalto sui social media, noi atleti disponiamo delle più grandi e visibili piattaforme mai esistite. Per come la vedo io, questo significa avere maggiore responsabilità di far sentire la nostra voce. Non resterò zitta a palleggiare.

Continua a leggere

Opinioni

Il parere della redazione: come sarà il tennis tra 20 anni e come dovrebbe essere

Cinque redattori, cinque opinioni e cinque previsioni sul tennis del futuro. Molto coaching, molto intrattenimento e qualche novità; ma gli Slam non si toccano!

Pubblicato

il

(piacerebbe a tutti ma no, Nadal tra 20 anni sarà in pensione. Ci siamo solo divertiti con una app!)

Argomento scomodo e divisivo, il futuro del tennis. Lo abbiamo affrontato in tante salse, l’ultima è un racconto del nostro Roberto Ferri, una commedia in due atti (primo e secondo) in cui abbiamo immaginato cosa potrebbe succedere al tennis dopo il ritiro dei quattro fenomeni – tra poco serio e molto faceto.

Dopo avervi fatto divertire un po’, torniamo a indossare l’abito buono e vi diciamo come la pensiamo noi sul futuro del tennis. Abbiamo chiesto a cinque dei nostri redattori un parere sul tennis tra 20 anni: come pensiamo che sarà (previsione) o come pensiamo che dovrebbe essere (opinione).


Il parere di Michelangelo Sottili

OPINIONE – Penso a un tennis simile a quello attuale perché preferisco non vedere snaturate le cose che mi  piacciono, ma nulla a che fare con gesti bianchi, racchette di legno o corde che non mordono. Magari una maggior varietà delle superfici, non tale però da avere solo scambi tipo Simon Mannarino o servizio-e-basta. E niente hawk-eye live: giudici di linea e “challenge” elettronico. I tempi morti, nemici di iperattività social e mancanza di attenzione, saranno accorciati  semplicemente applicando le regole, compreso il “senza indugio” della seconda battuta. L’MTO tattico (già vietato dal Codice) sarà eliminato allo stesso modo. Compito facilitato dallo scanner portatile con cui il fisioterapista smaschererà all’istante il truffaldino.  Fatto tesoro degli eventi giocati durante la pandemia, sarà ridotta la forbice tra montepremi dei primi turni e finalisti. Aumenterà il numero di quelli che vivono di tennis, anche grazie alla più equa ripartizione degli introiti dei tornei. 

 

Un solo abbonamento permetterà di seguire qualsiasi torneo in streaming. Al costo annuo di $ 99, sarà sottoscritto da (speriamo!) oltre due miliardi di persone. Incontri di cinque set negli Slam. Fallito il tentativo di portarli al meglio dei tre dopo il boicottaggio da parte del pubblico e le tristi memorie rievocate dalle conseguenti tribune vuote. Sciolto precocemente l’accordo venticinquennale con Kosmos, la Coppa Davis tornerà al formato pre-Piqué. 

Nel futuro, i tornei del circuito minore saranno ancora chiamati Futures, non Presents. I dati dei singoli incontri saranno accessibili a tutti. O’Shannessy scoprirà essere parimenti vincente la strategia di non seguirne le indicazioni, ma se lo terrà per sé. Il sito della WTA diventerà user-friendly, ma andrà continuamente in crash per l’eccessivo numero di visite. 

PREVISIONE – Immergiamoci per gradi nella previsione della realtà futura cominciando dall’eliminazione del let sul servizio. Non semplice coaching, ma analisi dei dati del match in tempo reale; l’allenatore spiegherà al suo pupillo cosa fare di ogni singolo colpo e scambio e lascerà il campo schernendo  l’avversario dalla classifica troppo bassa per permettersi l’accesso a quei dati. Due set su tre la prima settimana degli Slam, super tie-break ai 10 invece del terzo set nei tornei  ATP, GTC, WTA e VSR fino ai quarti compresi. Spoiler della parte in cui, lungi dall’essersi unificate, le sigle che governano il tennis aumenteranno. Vantaggi solo dopo la prima parità; se si torna a deuce, killer point.

Duello a rete tra Nadal e Djokovic (foto di C. GIULIANI)

Il parere di Valerio Vignoli

Come sarà il tennis nei prossimi 20 anni? Facciamo un esperimento mentale e immaginiamo di esserci posti la medesima domanda 20 anni fa. Anche allora probabilmente ci si chiedeva come questo sport, ancorato a formati e regole vetuste, potesse prosperare in un futuro digitale, in cui i computer si sostituiscono alle TV, e attirare l’attenzione del pubblico più giovane (in quel caso i Millennials invece della Generazione Z). Anche allora probabilmente la prima idea che era saltata in mente era una velocizzazione del gioco, per evitare interminabili match-maratone da quattro ore e passa, ostici per i palinsesti televisivi così come per qualunque essere umano non voglia/possa prendersi una intera giornata libera per oziare sul divano. 

Bene, ora tiriamo le somme di quello che è cambiato realmente. Le partite al meglio dei cinque set sono state eliminate dai tornei dei circuiti ma sono rimaste in tutti gli Slam. Al Roland Garros sul sei pari si va ancora avanti ad oltranza e Wimbledon ha rinunciato a questa pratica crudele per la pazienza di tennisti e pubblico solo nel 2019. Lo shot clock per evitare tempi morti e sepolti è stato messo in vigore solo da poche stagioni, tra mille polemiche dei giocatori peraltro. Il gioco in sé, invece di velocizzarsi, è rallentato, con la discesa a rete che è diventata un mezzo suicidio. Da notare come questo sviluppo sia stato parzialmente causato da una consapevole scelta delle istituzioni del tennis di rendere i campi rapidi meno rapidi e le palle leggermente più grandi. Addirittura, negli ultimi 15 anni non sono nemmeno cambiati i vincitori Slam: i cosiddetti Big 3 si sono infatti spartiti quasi tutto il bottino, uccidendo la competizione. Segno dell’unico vero enorme cambiamento di questo ventennio, ovvero la longevità dei giocatori stessi, generalmente più meticolosi nella cura del loro fisico. 

PREVISIONE E OPINIONE – Detto ciò, la strada verso il tennis del futuro è tracciata, tutta all’insegna della rapidità e dell’entertainment. In questa ottica devono essere visti gli esperimenti fatti alle Next Gen ATP Finals, in termini di modifiche del punteggio e del contorno al match. E, a mio modesto avviso, non è un futuro così a tinte fosche come lo vogliono dipingere i tradizionalisti. Considerando però come sono andati gli ultimi vent’anni, potrebbe non essere un futuro prossimo.

Allianz Cloud – Next Gen ATP Finals 2019 (foto Cristina Criswald)

Il parere di Giorgio Di Maio

OPINIONE – Mi piacerebbe sicuramente vedere più tennis giocato su erba, che favorirebbe anche la crescita di stili di gioco e giocatori diversi dallo standard. Magari aggiungendo un Master 1000 mandatory prima di Wimbledon, trasformando Halle o il Queen’s in un Master. Spero che venga limitato l’utilizzo del medical timeout alla pausa che precede i turni di battuta di chi ne usufruisce, per eliminare così la pratica del MTO tattico.

Sicuramente non toccherei il formato sia degli Slam che di tutti gli altri tornei. I critici del best-of-5 spesso utilizzano la foglia di fico del “tasso di attenzione dei più giovani” per giustificare la battaglia personale contro le partite lunghe, ma la realtà è diversa. Come spiega il bravissimo Matthew Willis, secondo un sondaggio di InfoSys, sono proprio i più giovani a preferire il formato dei 5 set, e gli stessi Slam sono in crescita di anno in anno a livello di audience televisiva e pubblico negli stadi. La diversità di formato tra i tornei “normali” e gli Slam è una delle cose che rende quest’ultimi speciali ed è uno dei tesori più preziosi del tennis.

PREVISIONE – Credo che ci saranno cambiamenti, ma saranno più legati al contesto di gioco che al gioco stesso. Tutto porta verso l’introduzione del coaching, quantomeno nei tornei non-Slam, che spero si accompagnerà a maggior introiti per i tennisti di medio-bassa classifica. Progressivamente scompariranno i giudici di linea, quantomeno nei tornei più grossi (e ricchi) non-Slam. Il FoxTenn rimpiazzerà HawkEye come tecnologia di challenge, oltre ad essere introdotto in pianta stabile sulla terra battuta già nel brevissimo termine. Non prenderanno piede le varie proposte ‘estreme’ di accorciamento dei match, come il killer point o il no-let, che causerebbe il manifestarsi di punti assurdi – magari in situazioni decisive. Il formato dei set resterà lo stesso sia negli Slam che fuori; l’unico cambiamento che credo possa avvenire è quello di uniformare l’esito del quinto set in tutti e quattro gli Slam.

John Isner e Kevin Anderson – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Il parere di Tommaso Villa

OPINIONE – Trovare qualcosa di concreto da cambiare in uno sport che ci piace tanto sarebbe come trovare dei difetti ad un romanzo di J.M. Coetzee, ma tant’è! Dovendo scegliere, non sono particolarmente affezionato all’omologazione delle superfici, e sarei curioso di vedere una stagione giocata sempre con la stessa tipologia di palla invece di avere quelle più rapide (Type 1) sulla terra e quelle più grandi e lente (Type 3) sull’erba.

PREVISIONE – Plastic-free come vuole Thiem! Oltre a questo, credo che il coaching e la sua relativa spettacolarizzazione verranno portate avanti, rendendo i giocatori delle sorte di gamer di Twitch (hello, Monfils), pur pensando che vada a ledere la capacità di alcuni di leggere meglio le partite e che nei match al meglio dei cinque potrebbe diluire un po’ troppo l’azione – il futuro potrebbe quindi essere una soluzione à la WTA senza coaching negli Slam. 

Per quanto riguarda il format, un cambiamento che mi aspetto è la trasformazione del due su tre in un tre su cinque al 4 con il tie-break sul 3-3, il sistema già in uso alle NextGen di Milano, perché ha il vantaggio di aumentare il numero degli stessi tie-break e più in generale quello dei punti decisivi, visto che il valore di una palla break a inizio set verrebbe ingigantito da parziali più brevi e che, banalmente, ci sarebbero più set point. Non credo che si vada verso baracconate stile UTS-Mouratoglou o verso altre soluzioni estreme, e.g. l’abolizione del tre su cinque negli Slam, che avrebbe la sola funzione di rendere pedestri le maggiori fonti d’interesse e di reddito del gioco, o quella del deuce, alfiere massimo della meritocrazia tennistica che vuole il vincitore capace di superare l’avversario di almeno due punti e non solo grazie (magari) a un nastro fortunoso – prima che mi si @ con Becker-Lendl all’MSG nell’89, il tedesco era comunque già avanti 6-5.

Il parere di Antonio Ortu

Nei primi giorni di un incerto 2021 è difficile pensare al futuro del tennis. Soprattutto perché per farlo è necessario cancellare totalmente le ingombranti figure dei ‘Tre Moschettieri’, un’operazione complessa al giorno d’oggi. Figure che pur consentendo all’intero movimento tennistico di raccogliere più appassionati, tendono a trattenere quella spinta verso la modernizzazione che in tanti si augurano. Perché è sempre meglio lasciare le cose così come stanno, se (bene o male) funzionano. Ma sarà necessario fare un passo avanti.

OPINIONE – Dal mio punto di vista, sarà importante evitare cambiamenti troppo bruschi nel format dei tornei e delle singole partite e rispettare la storia dei quattro Slam: al di fuori di essi, ben vengano i tornei come le Next Gen Finals se la rapidità del gioco crea davvero maggior coinvolgimento, ma niente tennis a tempo o carte speciali (come quelle viste all’Ultimate Tennis Showdown). Mi piacerebbe vedere la Laver Cup (o un evento con lo stesso format) estesa anche al circuito femminile, ma soprattutto avere una Coppa Davis e una Fed Cup, senza “ibridi” che assegnano punti targati solamente ATP.

PREVISIONE – Detto ciò, ritengo molto probabile (anche nel breve periodo) il passaggio degli Slam maschili al due su tre e la creazione di una categoria di tornei ‘Fast4’ di fianco ai 250, 500, 1000. Lo sviluppo tecnologico, del quale ancora non conosciamo i confini, permetterà ai tennisti e agli spettatori di avere dati statistici e grafici in tempo reale, ma soprattutto lo sviluppo dei materiali consentirà la creazione di racchette in grado di migliorare la potenza e le traiettorie.

Stop carta e appunti: i grafici arriveranno in tempo reale!


Continua a leggere

Opinioni

Il parere delle redazione: chi farà il botto nel 2021? Non solo Sinner

Abbiamo chiesto a cinque storiche firme di Ubitennis chi sarà protagonista nella stagione che sta per iniziare. Sono venuti fuori tanti nomi: in testa Sinner, Musetti e Alcaraz Garfia. Ma anche qualcuno meno chiacchierato…

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Cosa si richiede a fine anno a un (presunto) addetto ai lavori in vista della nuova stagione? Di individuare i talenti che esploderanno nell’anno nuovo, of course! È una parola! Che stagione avremo? O meglio, avremo un’intera stagione? Dove si giocherà? Quando? In che condizioni? Insomma, tutti questi interrogativi per mettere le mani avanti e giustificare i vostri commenti e sorrisini quando tra dodici mesi verrà ripreso questo articolo. Ma, come ormai saprete, siamo temerari e amanti del rischio e, richiamati all’ordine, ci prenderemo le nostre responsabilità.

Vi diciamo dunque che c’è un talentuosissimo ragazzo che abbiamo avuto la fortuna di ammirare dal vivo più di una volta, sul quale ci sentiamo di scommettere qualche centesimo per la sua definitiva esplosione nel prossimo anno. In verità quest’anno ha giocato poco, causa qualche infortunio di troppo, ma con il suo rovescio ad una mano ed il tocco raffinato ha dimostrato di sapersi destreggiare anche sui tetti dei palazzi. Svizzero ma di madre sudafricana, è chiamato alla prova della verità: o dentro o fuori, questo deve essere il suo anno

Come che sia, per capirne qualcosa in più abbiamo chiesto a cinque storiche firme di Ubitennis di farci dei nomi. Ne è venuto fuori questo pezzo ‘a dieci mani’ che vi proponiamo di seguito.

 

Il parere di Ilvio Vidovich

Il primo nome in campo maschile è ovvio: Jannik Sinner. Come dice coach Piatti, nei prossimi 2-3 anni il 19enne talento di Sesto dovrà ancora soprattutto imparare – e quindi deve poter “sbagliare” per imparare – ed il 2021 potrà rivelarsi complicato contro avversari che ora lo conoscono, ma da uno con un simile potenziale è comunque lecito aspettarsi un ulteriore, importante, step di crescita. La top 25, per intenderci. Tricolore anche il secondo della lista: Lorenzo Musetti. Per il 18enne di Carrara la prossima sarà una stagione in cui fare tanta esperienza, dato che sarà la prima in cui si cimenterà con una certa regolarità a livello di circuito maggiore. Ma non è certo un’utopia pensare di ritrovarlo top 100 in pianta stabile a fine 2021.

Il terzo nominativo è la grande promessa iberica: Carlos Alcaraz Garfia. Il 17enne allievo di Ferrero, ATP Newcomer of the Year, ha ancora dei limiti al servizio, ma sulla sua superficie preferita, la terra rossa, dopo aver vinto tre Challenger nel 2020 potrebbe già far bene anche a livello ATP 250. Come fece nel 2019, con la semifinale a Estoril, il connazionale Alejandro Davidovich Fokina, ultimo della lista. Attenzione al classe 1999 di Malaga, last but non least: arrivato alle soglie della top 50 e competitivo su tutte le superfici, pare pronto a fare un altro salto di qualità, magari con la vittoria in un torneo ATP e annessa top 30.

In campo femminile la nomination vuol essere soprattutto un augurio per una tennista giovane, ma non giovanissima: Ana Konjuh. Ma se consideriamo che la neo 23enne (è nata il 27 dicembre 1997) croata è tornata a giocare a settembre, vincendo l’ITF di Zagabria, dopo un calvario di tre anni (e tre operazioni al gomito), la deroga appare più che giustificabile. L’augurio è quello di ritrovarla protagonista nel tennis che conta, lei che era salita al n. 20 WTA proprio prima dell’infortunio. Sarebbe una bella storia da raccontare per i  ”Dintorni di Djokovic” del prossimo Natale.

Ana Konjuh

Il parere di Ruggero Canevazzi

Prima di leggere il pronostico che segue, va sempre tenuto presente che il tennis è (diventato) uno sport per vecchi, dove i Nadal e i Becker diciassettenni sono oltre la via dell’estinzione e dove i Wawrinka e, in misura minore ma comunque significativa, i Caruso e i Fabbiano raggiungono i loro apici ben oltre i venticinque anni. Insomma, avete capito, chi scrive non ha nemmeno trovato una scusa più originale per mettere le mani avanti in caso di un roboante fiasco…     

Jannik Sinner: oltremodo scontato, ma più ne parliamo più lui vince. Perché fermarsi ora? Aver giocato alla pari con Nadal al Roland Garros per quasi due set non lascia spazio ad altri dubbi.

Lorenzo Musetti: avete capito, non siamo scaramantici. Secondo tennista e secondo italiano. Anche se i punti interrogativi rimangono e sono paradossalmente gli stessi che ci fanno sperare per il suo successo. Musetti ha un tennis completo e brillante. Troppo bello per essere vincente? No!

Denis Shapovalov: finalmente una grande prova di maturità per Denis, che agli US Open ha davvero disputato una grande Major. L’ingresso in Top Ten a fine Settembre suggerisce che il 2021 sarà davvero il suo anno

Miomir Kecmanovic: noi di Ubitennis, mai stanchi di autocelebrarci, lo avevamo scoperto da junior nei dintorni di Djokovic e poi “rilanciato” (?!) al Roland Garros junior 2017. Il passaggio al tennis dei grandi è stato molto peggio di una doccia gelata, eppure ci sentiamo di perseverare. Tra una sofferenza e l’altra, questo fortunato ragazzo del ‘99 ha toccato il n. 39 ATP e non si fermerà.

Hugo Gaston: diverso da Musetti ma anche lui particolarmente talentuoso, quindi se dobbiamo portare sfortuna a Lorenzo perché non farlo anche con lui, che è pure francese? Scherzi a parte, il suo Roland Garros parla chiaro.

Hugo Gaston – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Anett Kontaveit: se già è difficile in campo maschile avventurarsi sulle sorprese 2021, figurarsi tra le fanciulle. Più che un pronostico, una – temeraria – speranza. Ve la ricordate l’estone nel 2017?


Il parere di Antonio Garofalo

La prossima dovrà essere la stagione della consacrazione di Felix Auger-Aliassime, altro nato l’8 agosto, ma una ventina di anni dopo quello di cui sopra, che è sì 21 del mondo (e già 17) ma ha una necessità impellente da sbrigare: togliersi dalla spalla quell’antipatica e fastidiosa scimmietta chiamata “finale”. Sei sconfitte su sei all’atto conclusivo non sono proprio una statistica da vincente e predestinato, termini forse abusati con il giovane canadese, ma restiamo convinti che una volta rotto il ghiaccio, le vittorie arriveranno come le ciliegie. Certo, resta il sospetto che dietro il tennis aggressivo di Felix si celi qualche insicurezza mentale di troppo, ma noi scommettiamo sul definitivo stappo della bottiglia del talento del Quebec.

Non si può poi non menzionare l’ascesa repentina dello spagnolo Carlos Alcaraz Garfia, diciassette anni appena e già tra i primi 140 del ranking, più giovane in assoluto trai primi 500 giocatori del mondo. Sorvolato il livello futures, Carlos si è accaparrato tre challenger nel finale di stagione, mostrando una “garra” e una solidità clamorose per un teenager. L’allievo di Juan Carlos Ferrero non ha certo un tennis champagne, né colpi che incantano lo spettatore, ma se ricordiamo che alla sua età né Djokovic né Nadal avevano vinto già tre challenger, immaginarlo nei primi 100 il prossimo anno è il minimo, così come è facile profetizzare qualche colpaccio sull’amata terra rossa.  Per vederlo competitivo altrove dovrà lavorare sul servizio, evidente punto dolente a momento. Ma diremmo che il tempo non gli manca…

Bando alle ciance, passando alle faccende tricolori. Jannik Sinner deve puntare deciso alla top-10. I nostri esperti di ranking e matematica sapranno spiegarvi quale imprese dovrà compiere il nostro per raggiungere il traguardo ma nulla sarà precluso al rosso altoatesino. Ci ha esaltato a Parigi, ha conquistato il primo trofeo e dopo due settimane a spazzolare il campo con Rafa Nadal (e poi Stanimal ed El Peque) chi potrà fermare la cavalcata di Jannik? Sinceramente, avesse avuto un altro carattere avremmo potuto temere che i fari puntati su di lui come il nuovo Messia dello sport italiano (abbiamo già sentito paragoni con Tomba, Valentino e Pellegrini per dire) potessero distrarlo. Ma Jannik è costruito per uccidere, sportivamente parlando, e il mirino è già puntato sul 2021.

Ma noi siamo degli inguaribili romantici e quindi non ci accontentiamo di quello che sarà il dominatore del futuro. No, noi vogliamo la sfida fratricida il Coppi-Bartali, il Rossi-Biaggi, il Di Centa-Belmondo: e allora il 2021 vedrà eccellere anche il tennis poetico di Lorenzo Musetti da contrapporre al killer instinct di Jannik. Lorenzo ha già disegnato percorsi di sogni negli scampoli di 2020 e se saprà rimanere concentrato e solido nel nuovo anno lo troveremo nei tornei più importanti a fronteggiarsi con i migliori. Lo diciamo sottovoce ma c’è qualcosa nel suo tennis leggiadro e dal timing perfetto che evoca quel signore di cui abbiamo parlato all’inizio del nostro sproloquio. Sì, siamo dei sognatori.

Elisabetta Cocciaretto – Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

E allora, per concludere l’opera invece di parlarvi del boom di Coco Gauff, del ritorno di Bianca Andreescu o della conferma della regina di parigi Swiatek, vi diciamo che nel 2021 ammireremo i grandi progressi di Elisabetta Cocciaretto. Dopo il primo tabellone Slam conquistato a Melbourne, la prima vittoria su una top-30 a Palermo e la prima finale WTA a Praga il prossimo, schiena permettendo, sarà l’anno dello sbarco in top100 e di una nuova fiammella azzurra di speranza nel circuito femminile.


Il parere di Ferruccio Roberti

Escluderei dalle previsioni Auger-Aliassime (da diciotto mesi attorno alla top 20) e Sinner (in una virtuale Race del 2020 sarebbe stato al 20° posto): non perché non creda che i due continueranno a migliorare, ma in quanto entrambi già realtà del circuito. Il pensiero va allora ai successivi migliori due – per risultati raggiunti – under 20 di questa stagione: il “nostro” Lorenzo Musetti (61° per punti conquistati da gennaio in poi, grazie agli ottavi a Roma, alla semi all’ATP 250 di Santa Margherita di Pula e alla vittoria del Challenger di Forlì) e Carlos Alcaraz, di quattordici mesi più giovane del toscano (è nato a maggio del 2003) e già 68° nella Race del 2020 (in virtù di tre titoli e una finale Challenger e della vittoria su Ramos al primo turno di Rio, con la quale ha infranto una serie di longevi record di precocità). Entrambi saranno ancora per poco fuori dalla top 100.

Carlos Alcaraz – Challenger Alicante 2020 (via Twitter, @ATPchallenger)

Una classifica che nei prossimi mesi raggiungerà anche Sebastian Korda, figlio del grande Petr (ex numero 2 ATP e vincitore degli Australian Open 1998): dopo la vittoria su Simon a Cincinnati e gli ottavi al Roland Garros, a novembre ha confermato i progressi vincendo un Challenger. Il circuito avrebbe bisogno di un tennista della tipologia di Hugo Gaston: il classe 2000 di Tolosa dopo aver fatto spellare le mani ai parigini (vittoria su Wawrinka, sconfitta al quinto contro Thiem) è tornato nel limbo ma il prossimo anno sarà per lui quello della verità: ci conto. Tra gli ancora giovanissimi ma “fuori categoria” è quasi generale per Shapovalov il pronostico che il 2021 lo vedrà stabilmente tra i primi 10 e allora nomino Ugo Humbert un tennista meno esplosivo, ma comunque talentuoso: non mi meraviglierei se concludesse la prossima stagione a ridosso della top ten.


Il parere di Stefano Tarantino

Andiamo subito al sodo e iniziamo dalle signorine.

DAYANA YASTREMSKA – La giovane tennista ucraina, 20 anni, è gia stata sulla soglia della TOP20 all’inizio di quest’anno ma poi si è persa per la strada. Ha già vinto 3 titoli (1 nel 2018, 2 nel 2019), ma le manca l’acuto che la porti alla ribalta, soprattutto negli Slam. Che sia il 2021 l’anno buono?

LEYLA FERNANDEZ – Campionessa juniores nel 2019 al Roland Garros, nel 2020 ha iniziato con frequenza a giocare nel circuito maggiore cogliendo subito la prima finale nel torneo di Acapulco, oltretutto partendo dalle qualificazioni. Giocatrice versatile (si difende bene sia sulla terra che sul veloce), ha nella combattività la sua arma in più. Il 2021 potrebbe rappresentare il suo trampolino di lancio verso posizioni di ranking di primo livello. Ha chiuso la stagione appena passata al suo best ranking, nr.88

MARTA KOSTYUK – Altra giovane ucraina, 18 anni. Al momento nr. 99 della classifica, nonostante la giovane età, già da un paio di anni sui palcoscenici principali. Agli ultimi Us Open ha raggiunto il 3° turno, sconfitta dalla Osaka. Ha ampi margini di miglioramento, potrebbe rappresentare la classica mina vagante nei tabelloni del prossimo anno

KAJA JUVAN – La 20enne slovena nel 2020 ha colto i primi risultati di prestigio ed ha fatto vedere cose molto interessanti. A Parigi ha battuto Angelique Kerber, ad Acapulco Venus Williams. Vero che si tratta di giocatrici lontane dal loro momento migliore, ma sicuramente la Juvan non ha mostrato alcun timore reverenziale. Il 2021 ci dirà probabilmente di che pasta è fatta.

Passiamo ora agli uomini.

UGO HUMBERT – Il francese emergente che si propone di colmare il vuoto lasciato dai vari Simon, Tsonga, Monfils e Gasquet. Due titoli nel 2020, naturale predisposizione ai campi veloci e anche all’erba. Nr.30 ad appena 20 anni, se gioca bene gli Slam (al momento solo un 4° turno a Wimbledon nel 2019) non gli sono preclusi ulteriori avanzamenti nel ranking. Da seguire

Ugo Humbert – Anversa 2020 (via Twitter, @EuroTennisOpen)

ALEJANDRO DAVIDOVICH FOKINA – La garra e la combattività sono quelle “nadaliane”, ottima propensione ai campi veloci, sulla terra al momento non ancora sugli standing iberici. Quest’anno ha navigato a media andatura, iniziandosi a mettere in luce a fine anno. Attualmente nr. 52, c’è da capire se può ambire ad avanzare in maniera decisa nel ranking.

CORENTIN MOUTET – Aveva iniziato il 2020 con il botto, finale a Doha partendo dalle qualificazioni. Poi non ha mantenuto le promesse iniziali. Mano molto educata, ha le carte in regola per venire fuori ed emergere dal gruppo. Vedremo se nel 2021 saprà fare il definitivo salto di qualità. Attualmente nr. 77 ATP

EMIL RUUSVUORI – Tennista finlandese di cui si dice un gran bene da tempo. Ha iniziato a mettersi in luce quest’anno, soprattutto sul veloce. 21 anni, nr. 86 del ranking, semifinalista a Nur-Sultan (la vecchia Astana) nella parte finale della stagione partendo dalle qualificazioni. Tenace e combattivo, non sarà un avversario tenero nei tabelloni del prossimo anno.

LORENZO MUSETTI – Diciamoci la verità, ci stiamo abituando troppo bene e dopo l’esplosione di Jannik Sinner (dal quale ci aspettiamo ancora grandi cose) non ci par vero di aver trovato subito un altro giovane tennista italiano che si inizia a far largo nel circuito. 18 anni, attualmente nr.128 Atp, campione juniores agli Australian Open 2019 e finalista agli Us Open juniores 2018. Terzo turno a Roma battendo tra gli altri Wawrinka e Nishikori, semifinalista in Sardegna nel 2020. Il 2021 sarà l’anno delle verifiche e delle conferme, se saprà stare calmo e non pretendere troppo da sé stesso i risultati non tarderanno ad arrivare.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement