Era 'lo Strano', oggi è in top 100 ed è 'quello famoso' di Avola: auguri a Salvatore Caruso

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Era ‘lo Strano’, oggi è in top 100 ed è ‘quello famoso’ di Avola: auguri a Salvatore Caruso

Il tennista siciliano compie 28 anni. “Contro i giocatori forti ho più motivazioni, ed è più facile trovarne uno meno motivato. A livello challenger sono tutti affamati”. I 3 giorni con Federer a Zurigo nel 2013: “Ero emozionato, lui fu un signore. Ma mi rubò una racchetta!”

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Salvatore Caruso - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)
 

Abbiamo contattato telefonicamente Salvatore Caruso, che con Marco Cecchinato forma la miglior coppia di tennisti siciliani dai tempi di Alessio di Mauro (ex n.68 ATP). In questo periodo ‘Sabbo’ sta svolgendo la preparazione invernale a Siracusa e oggi compie 28 anni. Abbiamo deciso di fargli un piccolo regalo, lo stesso fatto a Giulio Zeppieri per il compimento dei 19 anni: un’intervista da pubblicare il giorno del suo compleanno.

Oltre a Caruso, oggi c’è anche il redivivo Paolo Lorenzi a festeggiare i suoi 39 anni. A lui abbiamo consegnato il regalo con qualche giorno d’anticipo, e lo ringraziamo ancora per la disponibilità. Caruso è stato protagonista di un’ottima seconda parte di 2020: qualificazioni superate a Cincinnati/New York, terzo turno allo US Open, finale raggiunta al challenger di Parma (battuto solo da Tiafoe) e quarti a Sofia, il torneo vinto da Sinner, nel quale – con un pizzico di rammarico – Caruso è stato sconfitto da Gasquet.

Questo è quello che ci ha raccontato.

 

Buongiorno Salvo, innanzitutto grazie del tuo tempo. 
Figurati, è sempre un piacere parlare con Ubitennis.

Lo spostamento dell’Australian Open a febbraio ti ha creato problemi?
Un po’ sì, ma non posso fare altro che adeguarmi. Intanto continuo ad allenarmi qui a Siracusa, con un clima che ricorda un po’ l’Australia (ride, ndr).

Non dirmi che siete ancora in maniche corte?
Effettivamente sì, anche se questa settimana la temperatura si è un po’ abbassata ed è scesa sotto i 20 gradi.

Va bene, lo dici per farci invidia. In gennaio cercherai di riprogrammare il tuo calendario?
Potrei anche, ma sinceramente non credo che riescano ad organizzare qualcosa nel periodo che era stato riservato all’Australian Open. (sembra invece che un paio di tornei a gennaio si giocheranno, ndr).

Il 15 dicembre è il tuo compleanno, lo stesso giorno in cui lo festeggia anche Paolo Lorenzi. Un’incredibile coincidenza visto che molti pensano tu sia il suo erede naturale.
Io sarei felice anche solo di avvicinarmi a quello che ha fatto Paolo che, prima di tutto, è una persona splendida. Poi come non prenderlo ad esempio? È l’atleta che ha dimostrato che alla lunga il lavoro paga sempre e che il talento da solo non basta.

Siete nati lo stesso giorno, avete avuto carriere simili, ma siete in realtà molto diversi. Lui così giramondo, tu profondamente legato alle tue radici.
Sì, hai ragione, io sono molto (e lo ripete tre volte, ndr) attaccato alla mia terra. Sono stato anche fortunato perché il mio allenatore (Paolo Cannova) e il mio preparatore atletico (Pino Maiori) sono di qui. Se si fossero trasferiti altrove, magari all’estero, li avrei seguiti a occhi chiusi. Per fortuna non è successo.

All’estero ti sarebbe toccato cercare un ristorante siciliano, immagino. 
O avrei aperto una pasticceria in cui avrei preparato personalmente i cannoli siciliani (ride, ndr).

Ti piace cucinare?
Adesso non esageriamo. Mia madre cucina troppo bene e non voglio entrare in una competizione senza speranza. Questo ovviamente mi complica la vita quando sono in viaggio (ride, ndr).

A proposito dell’attaccamento al territorio so del tuo nuovo sponsor, lo Zafran Hotel di Donnalucata.
Vero, ci ha messo in contatto un amico comune. L’hotel è un hotel boutique, un piccolo gioiello affacciato sul mare con appena 11 camere, una vista unica, un ottimo ristorante e il direttore Santo Gambuzza, guarda caso originario di Avola, è un grande appassionato di tennis. Così si sono create le condizioni perché io possa dare un piccolo contributo a promuovere la mia terra. 

Quando eri ragazzino ti chiamavano ‘Salvo lo strano’. I tuoi amici non si capacitavano del fatto che tu non giocassi a pallone come tutti.
Lo dicevano con affetto e comunque a me piaceva essere quello un po’ diverso. 

E adesso sei anche ‘quello famoso’. 
Avola è un paese di 32.000 abitanti per cui ci conosciamo tutti e la gente partecipa di cuore alle mie vicende. Anzi, visto che io sono spesso via, più che altro fermano mio padre per fargli i complimenti, chiedergli notizie. 

Tuo padre non era convintissimo della tua carriera tennistica. 
Sai, mio padre gestisce un negozio di biancheria per la casa da ormai tre generazioni e forse avrebbe avuto piacere che io e i miei fratelli continuassimo nella tradizione. Ma lui e mia madre non ci hanno mai forzati in questo senso. 

Cosa fanno i tuoi fratelli?
Mio fratello Antonio gioca a tennis, ha 21 anni e sta muovendo i primi passi nel professionismo. Mia sorella insegna italiano e latino a Milano, dopo aver lavorato diversi anni alla Scala come aiuto regista. 

La tua carriera è cresciuta in maniera molto graduale, senza il grafico altalenante che ha contraddistinto molti tuoi colleghi. Ogni anno hai aggiunto un mattoncino con la pazienza della formichina (chiuderà il 2020 da numero 76 del mondo, ndr).
Verissimo, cerco di migliorare un po’ ogni anno e soprattutto di non disperdere nel tempo i progressi fatti. Questo si riflette direttamente sulla classifica. Quest’anno sarà la decima preparazione invernale che affronto e ogni volta sono più motivato della precedente. 

Salvatore Caruso – ATP Challenger Forlì 2020 (foto Marta Magni)

Paolo Cannova nel corso degli anni ha insistito molto perché tu cominciassi a giocare sul cemento e, di conseguenza, a lavorare sul servizio. 
Nel 2013 quando ho affrontato i primi Challenger americani mi sono completamente affidato a lui. Fu una grande intuizione: migliorando nel servizio sarei migliorato anche in tutti gli altri aspetti del gioco. Era un investimento a lungo termine di cui adesso stiamo raccogliendo i frutti. In fin dei conti la maggior parte della stagione si gioca sul cemento o comunque sul veloce e non ha molto senso limitarsi alla terra battuta. 

Quando non giochi cosa ti piace fare?
Quando sono a casa mi piace godermi la famiglia e ovviamente vedo gli amici. Siamo cresciuti assieme e per loro non sono il Salvatore Caruso che si vede in TV, ma solo Salvo. 

Musica, Netflix?
La musica non la seguo particolarmente, Netflix invece mi è utilissimo quando sono in giro per tornei. Mi piacciono soprattutto le serie TV, in questo momento sto guardando ‘Le regole del delitto perfetto’. Il sistema legale americano mi intriga molto.

Allora avrai visto ‘Suits’.
Ovviamente sì, anche se per me il capolavoro è senz’altro ‘Prison Break’, la prima serie TV che ho visto. Per me quella è ‘LA SERIE’. 

Con l’inglese come te la cavi?
Molto bene, lo parlo tranquillamente. Anzi, diverse cose le guardo in lingua originale.

Che rapporto hai con i social?
Di mio non sarei molto attivo ma mi rendo conto che le persone sono molto interessate a sapere di più della mia vita e allora cerco di accontentarle. 

Prima degli incontri hai dei riti particolari?
Se in un torneo mi accorgo di un gesto che mi ha portato bene, cerco di ripeterlo. Ma questa piccola superstizione scade alla fine del torneo stesso, dura al massimo una settimana. 

Hai amici nel circuito?
Chiaramente con gli italiani ho un rapporto più immediato, in particolare con Alessandro Giannessi e Federico Gaio, anche se ultimamente non riesco a vederli troppo spesso. Di recente si è creata una bella amicizia anche con Alejandro Davidovich Fokina, ottima persona. 

Quando sei in viaggio riesci a fare del turismo?
Partiamo dal presupposto che sono uno molto pigro per cui mi capita che nei giorni off me ne stia a riposare in hotel. Se però mi trovo in una grande città cerco di sforzarmi. 

La mia opinione è che per te sia quasi più facile giocare in top 100 che affrontare la giungla dei Challenger.
Hai ragione, contro un giocatore forte la mia motivazione è più alta e tra i top 100 può anche capitare di incontrare un avversario in quel momento poco motivato. A livello Challenger questo non succede mai, sono tutti perennemente affamati. Certo quando giochi con un avversario di prima fascia devi avere il giusto livello per competere. Se no, motivato o meno, ti rulla.

A proposito di gente forte, nel 2013 ti sei allenato tre giorni a Zurigo con Federer.
Con Roger sono stati tre giorni incredibili. Oggi forse avrei un approccio diverso ma allora ero davvero molto emozionato. Lui comunque è un signore dentro e fuori dal campo. Appena mi vede mi dice: ‘Grazie di essere venuto’. Ma davvero? Il più grande che mi ringrazia? Da non credere.

Però ti ha fregato una racchetta.
L’ultimo giorno, quando ormai eravamo entrati un po’ più in confidenza, io me ne vado al bar del Circolo e quando torno non trovo più la mia racchetta. Roger rideva sotto i baffi.

Com’è finita?
È finita che adesso Federer ha un souvenir in più a casa sua (ride, ndr).

Poi hai giocato due volte contro Djokovic.
Nel 2019 sul centrale del Roland Garros incontrai Nole al terzo turno (dopo aver battuto Jaume Munar e Gilles Simon, ndr). Purtroppo vissi quella partita come una specie di premio per il bel torneo fatto, senza credere davvero di poter competere. Quest’anno a Roma sono invece entrato in campo per vincere. Forse è stata la miglior partita da me mai giocata e il punteggio 6-3 6-2 è stato fin troppo severo, come lo stesso Nole ha ammesso.

Cosa mi dici di Sinner e Musetti?
Con Sinner quest’anno ho vinto nelle qualificazioni di Cincinnati (partita giocata a New York, ndr). Lui ha un modo molto freddo di affrontare le partite mentre Musetti è probabilmente più emotivo. Poi è ovvio che Lorenzo ha una mano incredibile, ma il talento di Sinner nel gestire le proprie emozioni è unico. Alla sua età, su determinati palcoscenici a me sarebbero tremate le gambe.

E Alcaraz? Ha vinto tre Challenger in rapida sequenza ma personalmente non mi convince tanto.
Lui ha un altro tipo di talento. È molto rapido, ti prende il tempo. Sono però convinto anch’io che i nostri due ragazzi abbiano più margini di crescita.

Il tuo rapporto con i soldi?
I soldi vanno rispettati perché i miei genitori mi hanno insegnato questo, soprattutto quando ti sono costati tanti sacrifici. Ritengo però che siano un mezzo e non un fine. Per cui non è che, arrivato al n.70 del mondo, smetto di investire sulla mia persona. Anzi, adesso non solo posso portare nei tornei Paolo Cannova e Pino Maiori, ma anche permettermi un fisioterapista (Niccolò), un osteopata (Matteo), un biologo dello sport (Michele) e una psicologa (la dott.ssa Monica Bazzano). 

Segui altri sport?
Sono malato di Moto GP!

Il tuo pilota preferito?
Valentino, non ci sono dubbi. E ti confesso che sono preoccupato pensando al suo imminente ritiro. In realtà sto già iniziando a diminuire le dosi di Moto GP e a dedicarmi più intensamente alla Formula 1. 

E il ciclismo? Dalla Sicilia viene il tuo quasi omonimo Damiano Caruso, ottimo atleta professionista e vincitore di tappe al Tour e alla Vuelta.
Lo conosco bene, abbiamo lo stesso nutrizionista. E non mi dispiace guardare un po’ di ciclismo in TV, anche se dovrei chiedere a Damiano di spiegarmi alcune cose. Talvolta le tattiche di gara mi risultano un po’ oscure. 

Grazie Salvo, ti ringrazio del tuo tempo e ti faccio tanti auguri di buon compleanno e di Buone Feste.
Ricambio di cuore gli auguri e vi ringrazio per l’attenzione.

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ATP

Ferrero: “Alcaraz è come un altro figlio per me”. “Djokovic? Uno stimolo averlo in Australia”

Intervistato da Eurosport, Juan Carlos Ferrero ha le idee chiare sul percorso con il suo pupillo Carlos Alcaraz: “Lavorare ancora di più perché, per rimanere al top, bisogna vincere regolarmente Slam e Masters 1000”

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Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La trionfale stagione 2022 ha visto il diciannovenne Carlos Alcaraz diventare il giocatore più giovane di sempre a raggiungere la vetta della classifica ATP. Alcaraz ha vinto il primo titolo del Grande Slam allo US Open di settembre, in assenza di Djokovic, che quest’anno ha dovuto saltare due dei quattro major per non essersi vaccinato.

Il suo allenatore, Juan Carlos Ferrero, ha affermato in un intervista rilasciata a Eurosport che la potenziale opportunità per Alcaraz di confrontarsi con il 21 volte campione slam è un grande stimolo. “Abbiamo bisogno di lui”, ha detto Ferrero, riferendosi a Djokovic. “Penso che Carlos per migliorare il suo tennis abbia bisogno di giocare contro uno dei migliori della storia. Ovviamente Rafa è lì per giocare contro di lui e Novak, abbiamo bisogno di lui. A Madrid Carlos ha giocato contro Novak e lui ha aumentato il suo livello per provare a vincere la partita, quindi è quello che ci serve, per giocare negli Slam contro di lui, penso che sia molto importante per Carlos migliorare”.

 

Ferrero non si reputa sorpreso del ritorno in grande stile del serbo, che giova ricordarlo, ha vinto 18 delle sue ultime 19 partite della stagione, inclusa la striscia alle finali ATP. “Penso che dopo lo US Open, che non ha potuto giocare, fosse molto concentrato per dimostrare a se stesso che è in grado di vincere quasi tutti i tornei a cui partecipa. Abbiamo visto di nuovo che è in grado di farlo“, ha detto Ferrero del serbo . “Avrà la possibilità di giocare in Australia; penso che ne sia molto contento e penso anche il resto dei giocatori lo sia. Carlos e io stavamo parlando del fatto che siamo felici di vedere Novak lì perché se vuoi vincere l’Australian Open devi vincere contro i migliori, e ovviamente è una buona notizia. Ma ovviamente non mi ha sorpreso affatto che abbia vinto a Torino”.

Tornando ad Alcaraz il nativo di Murcia ha iniziato il suo allenamento pre-stagione in palestra lunedì e dovrebbe tornare a fare pratica sul campo in settimana .Al momento Alcaraz non è iscritto a nessun evento di preparazione prima dell’Australian Open, che inizierà il 16 gennaio. Nonostante le brillanti vittorie allo US Open e nei due Masters 1000, Ferrero lesina consigli utili per il suo pupillo in vista del 2023: “Gli dico che ora deve lavorare ancora di più perché se ora vuole rimanere al top, deve vincere costantemente gli Slam e i Masters 1000“, ha detto Ferrero, che è lui stesso un ex numero 1 del mondo. “Quindi è ancora più difficile di prima, quando magari vincendo un ATP 500 e ottenendo un ottimo risultato nel Masters 1000 potevi salire più in alto in classifica, ma ora, se vuoi rimanere al vertice, devi battere i migliori e devi vincere i migliori tornei, quindi è ancora più importante lavorare allo stesso modo o più duramente di prima”.

Il sodalizio tra Juan Carlos e Alcaraz è iniziato nel settembre del 2018, alcuni mesi dopo la fine della collaborazione del coach spagnolo con Alexander Zverev. Ferrero ha aiutato Alcaraz a costruire una squadra stabile attorno a lui.È come un altro figlio per me, il più grande“, ha detto Ferrero di Alcaraz. “È il mio secondo giocatore da allenatore e penso di continuare a imparare da lui e lui sta imparando da me. Stiamo entrambi crescendo insieme allo stesso tempo. È un ragazzo molto simpatico ed è molto facile lavorare con lui. “Quello che so è che avevo bisogno di qualcosa del genere perché dopo aver lavorato con Sascha non è stato così facile per me, non è la stessa cultura, lui capisce in modo leggermente diverso [il significato di] essere professionale, avevo bisogno di ripartire e lavorare con qualcuno con cui potevo lavorare in sintonia anche per il futuro; e in Carlos penso di averlo trovato.

Nell’agenda di Alcaraz in vista del 2023 figura – per ora – solo l’evento d’esibizione del Mubadala World Tennis Championship ad Abu Dhabi, dove sabato 17 dicembre esordirà contro Andrey Rublev o Frances Tiafoe. Come a dire l’Australia è lontana, ma nemmeno poi tanto.

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ATP

Rendimento Slam 2022: Nadal e Alcaraz davanti a tutti, Djokovic resiste. Sinner e Berrettini in top 10, in calo Medvedev

Ottima annata per i colori azzurri, la Spagna fa la voce grossa. Varie sorprese come Ruud e Kyrgios, ma anche tanti delusi, guidati dal russo

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nel tennis, si sa, il metro di paragone principale per giudicare un giocatore è la costanza che questo sa tenere negli Slam, i grandi eventi per antonomasia, nei quali la cronaca si intreccia alla storia per diventare leggenda. E il 2022, con tutte le variabili del caso, tra la questione del vaccino di Djokovic e la guerra dichiarata da Putin che ha portato all’esclusione dei russi da Wimbledon (e la conseguente scelta dell’ATP di non assegnare punti), non può in ogni caso fare eccezione, pur facendo dovute proporzioni. Infatti, molti giocatori, anche di alto livello, non hanno potuto disputare tutte e quattro le prove Major (alcuni anche per motivi fisici), con un rendimento in termini di punti che chiaramente va a calare, premiando alcuni piuttosto che altri. Per valutare con accuratezza chi siano stati i migliori, i più costanti, nei quattro Slam della stagione appena conclusasi, abbiamo quindi stilato un’ipotetica top 20, che tiene conto solo dei punti guadagnati tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.

 Da notare che vengono calcolati anche i punti dei Championships, non assegnati dall’ATP, e che tra parentesi viene riportata anche la classifica reale dei giocatori rientranti nella speciale classifica (dopo i punti è segnalato anche il numero di Slam giocati per coloro che ne abbiano saltato almeno uno). Di seguito i migliori venti nei Major del 2022:

  1. Rafa Nadal (2): 4900
  2. Carlos Alcaraz (1): 2630
  3. Casper Ruud (3): 2445 *3 Slam*
  4. Novak Djokovic (5): 2360 *2 Slam*
  5. Nick Kyrgios (22): 1605 *3 Slam*
  6. Daniil Medvedev (7): 1560 *3 Slam*
  7. Jannik Sinner (15): 1260
  8. Matteo Berrettini (16): 1080 *2 Slam*
  9. Marin Cilic (17): 1020 *3 Slam*
  10.  Stefanos Tsitsipas (4): 1000
  11.  Cameron Norrie (14): 1000
  12.  Karen Khachanov (20): 990 *3 Slam*
  13.  Frances Tiafoe (19): 990
  14.  Alexander Zverev (12): 900 *2 Slam*
  15.  Andrey Rublev (8): 810 *3 Slam*
  16.  Felix Auger-Aliassime (6): 595
  17.  Taylor Fritz (9): 595
  18.  Christian Garin (85): 585
  19.  Denis Shapovalov (18): 505
  20.  Holger Rune (11), David Goffin (53): 470

La risposta alla domanda principe “chi è stato il migliore?” appariva già abbastanza scontata, anche senza stilare una classifica che tenesse conto dei punti, dato che Rafa Nadal ha vinto i primi due Slam della stagione ed è arrivato in semifinale nel terzo, con un piccolo calo allo US Open dovuto a qualche acciacco fisico. E proprio alla luce di ciò, dei problemi che aveva accusato sul finire del 2021, e che ha dovuto sostenere lungo tutto il 2022, gli oltre 2000 punti in più nei Major ottenuti rispetto a Carlos Alcaraz sono anche una piccola sorpresa, oltre che una grande impresa. Il n.1 al mondo, nel primo anno con aspettative contro cui combattere, è andato in crescendo, passando dal terzo turno dell’Australian Open (contro Berrettini) alla vittoria a Flushing Meadows, mostrandosi ancora un po’ acerbo sull’erba, e non del tutto avvezzo alla pressione sulla terra di Parigi, in un Roland Garros che ha incoronato una delle più grandi rivelazioni, almeno a livelli così alti, del 2022: Casper Ruud. Il norvegese, infatti, ha chiuso la stagione con 2 finali su 3 Slam giocati (in Australia diede forfait alla vigilia), guadagnando ben 2120 punti in più in queste prove rispetto al 2021, mettendo a tacere tutti coloro che ne criticavano la poca propensione ai grandi appuntamenti. La finale alle ATP Finals ha mostrato come il norvegese sia prossimo alla sua maturazione completa, che non può prescindere da una grande affermazione. Specie considerando che ha perso l’atto conclusivo del torneo di fine anno solo contro il quarto migliore per rendimento negli Slam 2022, nonché ex n.1 e noto cannibale, cioè Novak Djokovic.

 

Infatti il serbo, pur non avendo potuto competere in Australia e negli USA per motivi legati al vaccino, ha comunque portato a casa il settimo Wimbledon della carriera, riaprendo la questione GOAT (quantomeno nel caso se ne faccia un discorso legato alle vittorie Slam, dato che il serbo è a quota 21, contro i 22 di Nadal), e soprattutto mostrandosi ben lontano dall’abbandonare certi palcoscenici. Dunque sono questi i quattro migliori giocatori negli eventi che contano, coincidenti con i primi tre al mondo e il solito Djokovic (che con i punti di Wimbledon sarebbe stato tra i primi 4 al posto di Tsitsipas), che hanno anche messo un certo distacco tra loro e gli altri. E, procedendo per gradi, analizziamo chi c’è tra questi altri, chi ha sorpreso, chi deluso, e chi è stato piegato solo dalla sfortuna.

Le sorprese e i grandi delusi – il primo risultato che balza all’occhio, che non può che far esultare gli amanti del talento allo stato puro e di un tennis fuori dagli schemi, è certamente il rendimento di Nick Kyrgios, quinto assoluto negli Slam, grazie alla finale a Wimbledon e ai quarti allo US Open. L’australiano sembra aver finalmente trovato la giusta quadratura al suo tennis, avendo anche battuto l’allora n.1 al mondo, nonché campione in carica, agli ottavi dello Slam americano, cioè Daniil Medvedev. Il russo, “solo” sesto per punti negli Slam (l’anno scorso era stato il secondo miglior giocatore per rendimento in questi tornei) è certamente una delle sorprese in negativo, nonché il gran deluso, di quest’anno nei Major. L’impressione è che ancora debba riprendersi dalla finale dell’Australian Open, in cui sprecò un vantaggio apparentemente incolmabile, permettendo a Nadal di strappargli un titolo che lo ha segnato per tutta la stagione, dove mai ha trovato il suo miglior tennis. Discorso analogo, per quanto riguarda la delusione, coinvolge Stefanos Tsitsipas: il greco ha totalizzato solo 1000 punti negli Slam, con un buon inizio dato dalla semifinale in Australia, andando però sempre a calare, e pur chiudendo l’anno da 4 al mondo, si trova solo decimo per rendimento tra le quattro prove.

Altro aspetto che un po’ lascia stupiti è l’assenza dai primi 20 di Hubert Hurkacz (n.10 al mondo), che dopo la semifinale a Wimbledon 2021 ha mostrato ancora una certa tensione nei grandi eventi, con soli 280 punti totalizzati nei 4 Major. Gran sorpresa, invece, è certamente Christian Garin. Il cileno, scivolato al n.85 al mondo (ancora pagando dazio per la questione Wimbledon), ha raggiunto i quarti sui prati inglesi, miglior risultato della carriera negli Slam, eventi in cui in quest’anno ha raccolto ben 585 punti, attestandosi addirittura al diciottesimo posto di questa speciale classifica, mostrandosi un avversario da non sottovalutare sulla lunga distanza. Nella formula su 3 su 5, un altro che quest’anno ha fatto la voce grossa è stato senza dubbio Marin Cilic. Il veterano croato, infatti, ha raggiunto almeno gli ottavi in tutti e 3 gli Slam giocati, uscendo sempre a testa alta, e raggiungendo addirittura la semifinale al Roland Garros, divenendo l’unico giocatore in attività (tolti i Fab 4) ad aver centrato almeno il penultimo atto in tutti e 4 gli Slam. E infatti il n.17 al mondo chiude come nono miglior giocatore nei Major del 2022, della serie “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.

Scorrendo non c’è nessun’altra grande sorpresa, con i vari Rublev, Fritz, Auger-Aliassime tutti quasi allo stesso livello, ancora incapaci di compiere quell’ultimo salto verso l’alto quando la pallina inizia a scottare (per il russo sei quarti di finale su sei persi in carriera, ma per la seconda volta, dopo il 2020, ne ha raggiunti due nello stesso anno), e ondeggianti tra l’impresa e l’avercela quasi fatta. Molto bene invece Norrie, Khachanov e Tiafoe, rispettivamente tra i posti 11 e 13 di questa top 20, spinti verso l’alto dalla storica semifinale di Wimbledon per l’inglese (che, avesse assegnato punti, gli avrebbe permesso di chiudere l’anno tra i primi 10), e quelle incredibili allo US Open per Karen e Frances. Certamente sorprendono la presenza tra i primi 10 di Berrettini (che a breve tratteremo nel dettaglio insieme a Sinner, settimo migliore nei Major) e alla quattordicesima piazza di Alexander Zverev, che avendo chiuso la stagione a giugno ha potuto giocare solo due prove Slam, comunque totalizzando 900 punti. Una pista da seguire per una grande vittoria che potrebbe finalmente essere vicina, chissà…Chiudono i migliori 20 negli Slam Shapovalov, Rune e un redivivo Goffin, almeno nelle due settimane di Wimbledon. Un quarto a testa, tra Australia, Parigi e Londra per i tre, con i primi due, nel pieno delle loro carriere (Rune in piena ascesa e con le idee ben chiare) che puntano a far ancora meglio nel 2023.

I nostri alfieri – ancora una volta, nonostante i tristemente noti problemi fisici susseguitisi, Matteo Berrettini si è dimostrato un giocatore da grande partita, da palcoscenico importante, in breve da Slam. Il romano infatti, che ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa a causa del problema al polso, e ha dovuto rinunciare per il Covid a Wimbledon, è stato comunque capace di risultare ottavo in questa speciale classifica, avendo portato a casa ben 1080 punti in due sole prove Slam, tra Australian Open (semifinale persa da Nadal, futuro vincitore) e US Open (quarto di finale, sconfitta per mano del finalista Ruud). Dunque una grande costanza quando il gioco si fa duro mostrata da Matteo, che è apparso pronto per dire la sua a livelli altissimi, e con l’augurio che il fisico lo lasci in pace, può sognare in grande. Ancora meglio ha fatto invece Jannik Sinner, risultato come settimo miglior giocatore negli Slam, giungendo tre volte su quattro tra gli ultimi 8, e in due casi arrendendosi solo al quinto set contro i futuri vincitori (Djokovic a Wimbledon, dopo due set di vantaggio, Alcaraz nell’epica partita dello US Open). Segnali di grande maturità per l’altoatesino, che dunque ha già raggiunto almeno i quarti in tutte e quattro le prove dello Slam (al Roland Garros ci era già riuscito nel 2020), con il lavoro da fare ora che riguarda la parte mentale, il riuscire a fare quel passo in più di cui certamente Jannik è capace.

Dopo i primi due giocatori italiani meglio classificati, però, c’è ancora da lavorare per gli azzurri subito successivi. Lorenzo Musetti, n.23 al mondo, ha infatti racimolato solo 120 punti in tutti e 4 i Major, uscendo per ben tre volte al primo turno. Certo, spesso i sorteggi non sono stati proprio dei più fortunati (Tsitsipas a Parigi, Fritz a Wimbledon), ma il carrarino, talento allo stato puro, ha ancora molto da lavorare nei grandi eventi. Un po’ meglio Lorenzo Sonego, con 280 punti totalizzati e una quasi impresa contro Ruud al Roland Garros, che ne certificano comunque un buon livello, abbastanza costante, a livello Slam, con la concreta chance di poter sperare nuovamente almeno in qualche ottavo in futuro.

Dunque è questa la fotografia delle prove Major di questo 2022, con la Spagna a dominare, e l’Italia che ha saputo comunque farsi largo nonostante i tanti problemi e gli infortuni. Tante conferme, alcune delusioni, varie sorprese, ma emozioni a non finire e partite epiche, di quelle da raccontare. Questo, ogni anno, ci lasciano in dote gli Slam, quei tornei che ogni appassionato in cuor suo attende tutto l’anno e mai vorrebbe che finissero. Il 2023 si avvicina, e con esso la prima grande prova, l’Australian Open, a meno di due mesi. Alla luce dei risultati dell’anno appena trascorso, potrebbe essere tanto semplice quanto impossibile fare pronostici… ma almeno in Australia tutti dovrebbero essere sulla griglia di partenza, salvo noie fisiche dell’ultimo minuto. E, come abbiamo visto, già questa è una grande vittoria.

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ATP

Nadal batte Ruud a Bogotà e ammicca al pubblico: “Un giorno tornerò con Federer”

Prosegue il tour sudamericano di Rafa Nadal: grande successo in Colombia. E l’accenno a una sfida con Roger Federer che sembra una promessa

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Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)
Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)

Dopo la sconfitta di Quito, Rafa Nadal torna a battere Casper Ruud. A Bogotà, lo spagnolo vince 7-5 6-4 contro il norvegese, uscito sconfitto anche a Buenos Aires e Belo Horizonte, ma avrà la possibilità di rifarsi nell’ultima tappa di questa serie di esibizioni a Città del Messico. I due hanno offerto al pubblico un ottimo spettacolo, con grandi colpi e un gioco offensivo.
Prima del grande clou tra Nadal e Ruud, sono scesi in campo per un doppio misto gli idoli di casa Cabal e Osorio contro Lizarazo e Farah. Una sorta di intrattenimento prima dei due protagonisti attesi che è stato molto apprezzato dagli spettatori della capitale colombiana.

Una partita che non ha disatteso le aspettative: molto equilibrata specie nel primo set, mentre nel secondo ha preso il sopravvento il 22 volte campione Slam. Ruud dopo la partita ha detto di essere rimasto stregato per l’atmosfera e l’accoglienza ricevuta a Bogotà: “Abbiamo fatto del nostro meglio. Grazie a tutti per essere venuti”.

Anche Nadal ha dispensato parole al miele per il pubblico colombiano, aprendo anche ad un clamoroso scenario: “So che alcuni anni fa il mio collega Roger Federer non ha potuto giocare la sua partita qui a causa di un problema. Mi ha sempre detto quanto fosse entusiasta di giocare qui, e spero di tornare con lui un giorno”.

 

Rivedremo ancora una volta un Fedal in un campo da tennis, seppure come esibizione?

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