Il tennis del futuro (o del presente?): panoramica sui sensori per racchette e indossabili

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Il tennis del futuro (o del presente?): panoramica sui sensori per racchette e indossabili

La tecnologia sta cambiando lo sport professionale e ricreativo. Introduzione al mondo dei sensori nel tennis: oggi producono solo dati ‘grezzi’, domani potrebbero aiutare i tennisti a preparare le partite

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Dopo l’articolo dedicato alla robotica nel tennis e quello sugli smartcourts, in cui abbiamo riassunto come si raccolgono i dati sul campo da tennis, il tema di oggi sono i prodotti rinvenibili nell’attuale del mercato dei sensori, prendendo in considerazione tanto quelli applicabili sulla racchetta quanto quelli indossabili dagli atleti. L’articolo originale è disponibile al seguente link.

Questo articolo da una parte conclude il trittico di argomenti relativi al rilevamento dei dati durante la pratica del tennis, e dall’altro correda la serie di articoli più generica in cui vi stiamo illustrando perché i numeri sono importanti nel tennis. Il prossimo articolo di questa serie (il quarto) andrà online sabato 26 dicembre


Prima di esaminare in particolare i sensori di tipo IMU (Unita di misurazione inerziale), si deve chiarire che un sensore è un dispositivo elettronico utilizzato insieme ad altri dispositivi elettronici progettati per rilevare i cambiamenti in un ambiente, come la luce, il suono o il movimento. Il sensore trasmette poi questi dati a dispositivi elettronici a cui è collegato.

Un sensore IMU è un tipo specifico di sensore che misura la velocità angolare, la forza e talvolta il campo magnetico. Le componenti dei sensori IMU sono un accelerometro a tre assi, un giroscopio a tre assi e in questo caso si parla di IMU a sei assi. Si può anche includere un magnetometro con tre assi in più, in modo tale che la configurazione del sensore IMU sia considerata a nove assi. Tecnicamente, il termine “IMU” si riferisce precisamente solo al sensore, ma nella realtà i sensori IMU sono spesso associati a un software che combina i dati di più sensori al fine di fornire misure di orientamento e direzione. Pertanto, nell’uso comune il termine “IMU” può essere utilizzato per riferirsi alla combinazione del sensore e del software di fusione dei dati del sensore; questa combinazione è chiamata anche AHRS (Attitude Heading Reference System).

 

Un sensore IMU può registrare da due a sei gradi di libertà (DOF), intendendo grado di libertà il numero di modi diversi in cui un oggetto è in grado di muoversi nello spazio 3D. Il massimo possibile è sei gradi di libertà (DOF), che includerebbe tre gradi di movimento di traslazione (piatto) su un piano rettilineo, lungo ogni asse (anteriore / posteriore, destra / sinistra, su / giù) e tre gradi di movimento rotatorio attraverso x, y e gli assi z / attorno a ciascun asse (Vedi figura sopra). I dati grezzi raccolti da un sensore IMU danno un’idea del mondo intorno, ma tali informazioni possono anche essere ulteriormente elaborate per ricavare altre indicazioni.

La fusione dei sensori è l’arte matematica di combinare i dati di ciascun sensore in un sensore IMU per creare un’immagine più completa dell’orientamento e della direzione di un dispositivo. La rappresentazione delle informazioni avviene di norma per mezzo di app o di dashboard, in modo tale da poter offrire una panoramica sintetica ma precisa delle informazioni raccolte.

Nel caso del tennis si usano sensori IMU che possono essere posizionati sul corpo dell’atleta o su attrezzature sportive per registrare informazioni quali velocità, accelerazioni e angoli, con la possibilità di essere monitorate e programmate. Sono necessarie molte abilità nel gioco del tennis. Per poter monitorare queste competenze per l’apprendimento e lo sviluppo, è necessario registrare molte metriche. I sensori di tennis intelligenti sono veramente la strada da percorrere? In questa sede analizzeremo i principali sensori disponibili nel mercato per raccogliere dati di tennis.

La prima versione commerciale di sensori applicati al tennis è datata 2013 con Babolat Play. Da allora, sempre più prodotti sono apparsi sul mercato cercando di misurare ogni possibile metrica di un tennista con l’obiettivo di migliorare le sue prestazioni. Inoltre, l’ascesa di marchi più competitivi come, per esempio, il recente sensore Head Tennis hanno dimostrato che il mercato cresce in popolarità. Si presume che nel decennio 2020 – 2030 il mercato crescerà ulteriormente, favorito dalla diffusione massiva di dispositivi IoT, dall’adozione da parte di accademie di tennis – allenatori, dalla creazione di comunità di scambio di dati e dal successivo passo di poter suggerire strategie intelligenti nel corso di una partita. Ad oggi, infatti, si raccolgono dati grezzi, che vengono rappresentati al meglio, ma senza fornire nessuna indicazione a livello strategico, nel contesto di una partita reale. Per fare ciò è necessario elaborare i dati e per mezzo di algoritmi da interpretare per trovare indicazioni valide per determinare la migliore strategia contro specifici rivali.


Passiamo ora ad analizzare alcuni di questi prodotti, focalizzando l’analisi su tre aspetti:

  • Utilità
  • Accuratezza e praticità
  • Posizionamento del sensore e tipologie di prodotti commerciali.

Utilità: Cosa tracciano i sensori?

Attraverso i sensori e le relative app viene fornita una serie di metriche, alcune delle quali sono molto preziose per i giocatori al fine di migliorare il loro gioco. Le metriche utili includono potenza, rotazione, posizione dell’impatto (punto ottimale), numero di colpi colpiti, tipi di tiro (dritto, rovescio, servizio, smash), tipi di rotazione (topspin, slice, flat), velocità di rotazione, velocità della palla e tracciamento dal vivo. Si tratta in ogni caso di dati grezzi (raw data), che vengono poi finemente rappresentati attraverso le app.

Molti sensori sul mercato offrono funzionalità aggiuntive, come ad esempio la sincronizzazione del tracciamento video live (Qlipp) e tracciamento dei colpi della racchetta attraverso la rappresentazione in 3D (Head). La seguente tabella riassume tutte le loro caratteristiche principali. È utile infine considerare che non tutti i prodotti esaminati sono stati approvati dalla International Tennis Federation (ITF), fregiandosi dello status di PAT (Player Analysis Technologies). Per consultare la lista dei prodotti approvati dall’ITF si invita a cliccare nel seguente link.

Accuratezza

La raccolta di tutte queste informazioni è senza dubbio fenomenale, anche se sono emersi alcuni dubbi, in particolare sull’accuratezza delle stesse informazioni. I sensori sono precisi nel fornire dati grezzi come il numero di colpi, tipologia ma tuttavia la precisione dovrebbe essere confermata quando si passa a esaminare la velocità del colpo. Per quanto concerne quest’ultima, a spanne, i sensori riescono a stimarla, ma alcuni sensori hanno margini di tolleranza grandi, che comportano anche margini di errore più ampi.

Praticità

In generale il mercato si è maggiormente interrogato sulla praticità che dipende dal livello di abilità del giocatore. Alcuni sensori sono piuttosto voluminosi, e potenzialmente possono ostacolare gli spostamenti laterali del giocatore, tenendo conto di un peso di circa 8 grammi da aggiungere alla racchetta o al giocatore. Per i giocatori esperti, quest’ aspetto provoca instabilità e potrebbe influenzare il loro colpo naturale e la loro tecnica. Tuttavia, a livello intermedio in cui un giocatore apprende costantemente, questo può aiutare a migliorare il gioco. Ciò è particolarmente vero nei casi dei giocatori che non si allenano sempre con il proprio allenatore; le metriche e le analisi fatte dai sensori per mezzo delle App forniscono un feedback oggettivo cosicché l’allenatore potrebbe monitorare a distanza le sessioni di allenamento.

POSIZIONAMENTO DEL SENSORE

Sensori posizionati all’estremità inferiore della racchetta

Quando i sensori di tennis sono apparsi per la prima volta sul mercato, alcuni marchi li hanno progettati per essere montati all’estremità inferiore della racchetta. I due sensori più popolari in questa categoria sono Sony e Zepp Labs.

Il sensore da tennis Sony è stato realizzato per adattarsi a racchette con cappuccio terminale rimovibile. Un accessorio di montaggio viene inserito all’interno una volta rimosso il cappuccio terminale e il sensore si adatta perfettamente al montaggio e fissato con una semplice rotazione. Le racchette che funzionano con il sensore da tennis di Sony sono: Head, Yonex, Prince e Wilson.

Per una analisi puntuale invitiamo a verificare il test fatto a suo tempo da Ubitennis al seguente link.

Zepp Labs ha progettato i propri sensori per adattarsi a qualsiasi racchetta utilizzando un attacco rigido (o Pro Mount) semi-permanente bloccato sul cappuccio terminale o un supporto flessibile in gomma che avvolge il cappuccio terminale.

Ci sono state reazioni contrastanti all’utilizzo di un sensore sul fondo dell’impugnatura della racchetta. Alcune persone dicono di non accorgersene, mentre altri sostengono che all’inizio non gli piaceva perché tendevano ad avere un’impugnatura della racchetta prossima al fondo del manico e hanno dovuto adattarsi un po’ alla volta. Poi ci sono quelli che avvertivano che stavano spingendo il sensore e pensavano che potesse cadere. Ciò era particolarmente vero nel caso del sensore Sony.

Sensori all’interno del manico della racchetta.

Per risolvere il problema o il possibile fastidio di avere un sensore montato all’estremità inferiore della racchetta, due aziende leader nella produzione di racchette da tennis hanno continuato a progettare e realizzare racchette con sensori incorporati o integrati nella manico della racchetta.

Babolat Play è probabilmente la prima racchetta da tennis integrata con sensore immessa sul mercato nel 2013/14. È disponibile in 3 modelli: pure drive, pure drive lite e pure aero. Le differenze tra loro stanno sostanzialmente nel design e nel peso delle racchette e non tanto nei sensori stessi.

Il test condotto da UBITENNIS nel 2015 è disponibile al seguente link.

Head Tennis Sensor è entrato in gioco un po’ più tardi, esattamente nel 2018 con un sensore che non è proprio incorporato nelle racchette. Head ha progettato una gamma di racchette con una fessura all’interno del cappuccio terminale dell’impugnatura in modo che il sensore possa inserirsi a filo, ed è praticamente tutt’uno con la racchetta. Dal sito Web di Head, sembra che siano disponibili oltre 50 modelli di racchette in grado di ospitare il sensore. Un’altra cosa interessante da notare è che il sensore Head Tennis è basato sulla tecnologia Zepp Labs dato che è possibile apprezzare le parole “Powered by Zepp”.

In generale, a parte il costo delle racchette e le scelte limitate ad alcuni modelli, le persone che le hanno provate sembravano abbastanza sodisfatte delle performance offerte.

Sensore montato sull’ ammortizzatore

Un’altra posizione sulla racchetta in cui si possono trovare i i sensori è l’ammortizzatore o l’ammortizzatore di vibrazioni. Il vantaggio principale di tali sensori è che è relativamente discreto e lo è ancora di più per gli atleti che usano già un ammortizzatore durante il gioco o l’allenamento. Qlipp è uno di questi sensori da tennis che funge anche da ammortizzatore. Il sensore può essere fissato (o Qlipped) sulle corde attraverso il design brevettato “twist and lock“.

Courtmatics è un altro prodotto simile. La differenza più evidente rispetto a Qlipp risiede nella forma rotonda e nel fatto che non ha alcun meccanismo di montaggio speciale dato che è attaccato allo stesso modo di un normale smorzatore di vibrazioni, tirando due corde nel mezzo, in modo da poter fare spazio per far scivolare il sensore. Inoltre, vale la pena evidenziare che questi sensori sono stati progettati per resistere agli impatti diretti delle palline da tennis anche ad alte velocità.

Sensori indossati dall’atleta (wearables)

Gli atleti a cui piace cambiare spesso le racchette e non amano spostare i sensori da una racchetta all’altra, o semplicemente non amano avere altri sensori sulle loro racchette, potrebbero prendere in considerazione l’idea di avere il sensore su se stessi. Supponendo che il sensore sia indossato costantemente nello stesso modo e montato nello stesso punto, si dovrebbero ottenere dati coerenti e comparabili.

Smash Wearable ha sviluppato un sensore per cinturino da polso chiamato Smash. In sostanza, una fascia viene indossata sul polso / braccio dominante dell’atleta o sul lato che tiene la racchetta per la maggior parte del tempo. Ha un design davvero unico e il led verde (per coincidenza) ricorda un po’ Hulk Smash!

Poi c’è Babolat Pop, che è interessante notare come prodotto dopo Babolat Play e lanciato nel 2015. L’ ipotesi è che Babolat volesse offrire agli atleti più opzioni di tracciamento, ma fondamentalmente, è un sensore con fascia da polso, tranne per l’unità sensore (o IMU) che è un dispositivo rimovibile che può essere “inserito” in una fascia da polso regolabile. Potete trovare l’articolo di Ubitennis del 2015 al seguente link.

L’ultimo “wearable” è Pivot Tennis prodotto da TuringSense. Durante la campagna di lancio sembra che il prodotto sia passato per un paio di iterazioni focalizzate sul design. In sostanza, si tratta di un set di cinque (o più) sensori di movimento (IMU) che possono essere indossati da un atleta durante l’allenamento o il gioco. I sensori sono agganciati sugli arti dell’atleta vicino alle articolazioni (ad es. Polso, gomito, ginocchio, caviglia) e catturano tutti i movimenti dell’atleta. In modo simile ad altri  “wearables”, come Notch o Xsens o Perception Neuron, Pivot Tennis ha un sistema di “motion capture”.

Considerazioni finali

Racchette connesse, mazze da baseball dotate di sensori, palloni da calcio intelligenti e scarpe connesse sono solo alcuni esempi di come la tecnologia stia arricchendo l’esperienza sportiva, portando progresso e innovazione sul campo. Questi cosiddetti oggetti “intelligenti” potranno far percepire il senso di come giocatori professionisti, allenatori e giocatori dilettanti capiscono e interpretano il gioco, l’allenamento e gli eventi sportivi.

I sensori delle attrezzature sportive cresceranno in popolarità se di pari passo la loro precisione sarà affinata. I sensori dovranno essere non invasivi e il più leggeri possibile. È utile osservare che le metriche potrebbero finire per essere monitorate solo dalla fotocamera in un prossimo futuro (possibilmente solo su uno “smartphone”).  L’internet delle cose (IoT) favorirà ulteriormente la popolarità. La capacità di tracciare un’ampia gamma di informazioni o e quindi di poterle condividere con altri è un altro potente “driver”, che favorirà la diffusione dei sensori per il tennis, in combinazione con la fruizione di dinamiche ludiche (gamification) al termine del gioco fisico. I sensori montati sulla racchetta potranno dialogare con i sensori montati sulle palline? I sensori saranno in grado di rilevare le debolezze dei colpi e degli angoli degli avversari?

Si ritiene che ad oggi le attuali App non siano in grado di dare indicazioni sulla strategia da seguire nel quadro di una partita, contro uno specifico giocatore, in quanto i software incorporati raccolgono dati grezzi e sono in grado tutt’al più di mostrare statistiche di base, concentrandosi sugli aspetti visuali dell’esecuzione dei colpi. Inoltre, l’interpretazione di questi dati raccolti viene normalmente fatta da un allenatore, mancando di fatto un algoritmo capace di fare ad esempio un’analisi predittiva basata sull’incrocio di diversi fonti di dati, come potrebbero essere le immagini video, i dati reali degli allenamenti e informazioni provenienti da altre fonti esterne. Piuttosto si ritiene che i sensori indossati dagli atleti e quelli applicati sulle racchette potranno godere di una utilità futura nel prevenire eventuali infortuni fisici da parte dei tennisti, in quanto registrando gesti tecnici e atletici saranno tarati sulla persona.

È stato evidenziato che il disegno dei sensori di tipo wearable gioca un ruolo decisivo nel sedurre il potenziale tennista utilizzatore, dato che nelle campagne di lancio di questi prodotti una buona parte del budget è consacrata al trovare le forme, i disegni, i colori e i materiali più seducenti e modaioli. Come raccomandazione, si vorrebbe dire che i sensori di tennis intelligenti potrebbero soddisfare i principianti e soprattutto i giocatori di livello intermedio che desiderano migliorare. Al momento la maggior parte dei prodotti e delle funzionalità sembra più un qualcosa del tipo “Nice to have” e non un “Must have. Più bello da mostrare che utile, insomma. Tuttavia, con la continua crescita del mercato dei sensori, la loro popolarità e frequenza d’uso potrebbero seguire e con più test sul campo e input da parte degli allenatori, i futuri prodotti potrebbero diventare più produttivi e precisi.

A cura di Andrea Canella

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Chi è Ulises Badio, il fisioterapista dietro al recupero di Novak Djokovic

Il fisioterapista argentino ha avuto un ruolo fondamentale durante l’Australian Open, aiutando il serbo a vincere il suo diciottesimo Slam nonostante un problema fisico

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Qui l’articolo originale (scritto prima della finale dell’Australian Open)

Mentre tutti gli occhi sono fissi sulla corsa di Novak Djokovic verso il nono titolo all’Australian Open, è un uomo dietro le quinte a far sì che Nole possa scendere in campo. Il suo nome è Ulises Badio e questa è la sua storia.

Uli ha a cuore la mia carriera e me personalmente, e si prende cura del mio benessere fisico. È un vero professionista e una persona estremamente dedita. Da sei o sette giorni lavora 24 ore su 24 e lo ringrazio di tutto cuore per questo”. Questa è una dichiarazione di Novak Djokovic sul suo fisioterapista Ulises Badio, le cui “mani magiche”, come ha dichiarato Djokovic, hanno aiutato enormemente il numero uno del mondo nel suo cammino a Melbourne.

 

Chi è Ulises Badio? L’argentino si è laureato in kinesiologia e fisioterapia ed esercita sia terapia manuale che chiropratica, oltre che agopuntura e medicina cinese, cose che ben si allineano con l’approccio olistico e la visione del mondo di Djokovic. Il serbo parla regolarmente di questo approccio alla cura, che consiste nel prendere in considerazione l’intera persona, piuttosto che curare un organo, una malattia o i sintomi della stessa.

Oltre a quattro anni come fisioterapista sull’ATP Tour, la vasta esperienza di Badio include anche un periodo passato con la squadra di calcio del Valencia, sei volte campione di Spagna, e un periodo passato a lavorare per diverse cliniche e un centro di medicina sportiva in Arizona.

Secondo chi lo conosce, Ulises è un eterno studente, sempre in cerca di modi per migliorare le proprie capacità e perfezionare il suo approccio. Dopo tutto, non è un compito facile entrare a far parte della squadra di uno degli atleti di élite di questo sport. Badio si è guadagnato il posto non solo con le proprie capacità, ma anche con la sua tenacia durante un periodo di crisi: ha infatti iniziato a lavorare con Djokovic nel maggio del 2017, un mese e mezzo prima che il serbo si ritirasse durante la partita dei quarti di finale di Wimbledon contro Tomas Berdych, cosa che gli ha fatto perdere il resto della stagione a causa di problemi al gomito. Fu allora che il bonario Badio si fece avanti guadagnandosi il posto. Il rapporto fra Novak e Ulises si è consolidato durante quelle difficoltà, e l’argentino è diventato un membro fidato della cerchia ristretta di Djokovic.

La competenza di Uli è davvero vasta, conosce a fondo la materia. E, cosa altrettanto importante, è rimasto con Novak durante il periodo di crisi nel 2017; il suo aiuto è stato enorme per lui nell’affrontare il problema al gomito; è così che Uli si è guadagnato il suo posto“, ha detto lo scorso anno Marian Vajda, l’allenatore di Djokovic, a Sport Klub a Melbourne.

Il ruolo di Badio nella squadra è molto importante anche in circostanze normali. Essendo Djokovic uno dei giocatori più in forma del tour, nulla di questo aspetto viene lasciato al caso, al punto che Uli una volta ha dichiarato che la struttura fisica di Djokovic consente loro di praticare stretching ben quattro volte al giorno. Quest’anno a Melbourne, però, Badio ha avuto pane per i propri denti: dopo che Djokovic si è infortunato nella partita di terzo turno contro Taylor Fritz, praticamente tutto il suo tempo è deputato al solo recupero.

Il tempo dedicato al recupero dall’infortunio è il 100 percento della mia giornata negli ultimi cinque giorni“, ha detto Djokovic dopo aver battuto Aslan Karatsev in semifinale. Non era solo un modo di dire: Badio ha lavorato ogni ora sul corpo di Novak e il lavoro è così immenso che aveva bisogno dell’aiuto dei suoi colleghi, i fisioterapisti dell’ATP.

Prima di tutto, Uli è una persona meravigliosa e lo puoi vedere ogni giorno dalle piccole cose che fa. Il modo in cui tratta le altre persone è significativo, scambia sempre due parole con le guardie qui a Melbourne, l’altro giorno ha portato cioccolatini e regali ai suoi colleghi che lavorano con l’ATP”, racconta Djokovic. È davvero raro trovare Ulises senza un sorriso ampio e amichevole stampato sul viso. Apprezza l’opportunità che gli viene data dalla propria posizione, e anche facendo solo poche chiacchiere con lui si può dire quanto il 42enne Uli sia innamorato del suo lavoro. “Uli si è adattato perfettamente, Novak gli vuole bene, noi gli vogliamo bene“, ha riassunto Vajda.

Infine, dato che a Djokovic piace avere tutte le sfaccettature attorno a sé coperte, Badio è un po’ diverso da Miljan Amanovic, un altro fisioterapista di Novak, attualmente non presente a Melbourne. “Miljan è il mio padrino e anche un fisioterapista molto devoto. Una cosa che mi piace di Uli e Miljan è che si completano a vicenda con le loro capacità. Sebbene abbiano approcci diversi in una certa misura, il risultato è che mi fanno sempre sentire bene e pronto“, osserva Djokovic. Non c’è stato molto tempo libero a Melbourne quest’anno, ma nei rari momenti di svago le passioni di Uli includono la musica e lo yoga, che anche Djokovic pratica. Allo stesso modo di Novak, Badio ama la filosofia orientale e spesso cita Buddha: “Quello che pensi, diventi. Quello che senti, attiri. Quello che immagini, lo crei“.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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ATP

ATP Buenos Aires, a Mager il derby contro Caruso: “Giocare a livello ATP è bellissimo”

Due set lottati vinti da Gianluca contro Salvatore in Argentina, tra caldo e umidità. “Fare come a Rio? Mi piacerebbe tanto!” dice il sanremese. “Non ho giocato molto a livello ATP e ma la godo al massimo”

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Gianluca Mager - Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Subito in campo il derby azzurro a Buenos Aires per dare spazio sul Centrale intitolato a Guillermo Vilas ai quattro incontri che vedono impegnati sei tennisti argentini. È il primo confronto a livello ATP tra Salvatore Caruso e Gianluca Mager, ma l’ottava considerando i circuiti minori, con Gianluca vincitore solo della prima e dell’ultima. Ed è proprio Mager a uscire vittorioso in due set da un match complicato da affrontare per entrambi, tipico quando si sfidano due connazionali.

Rispetto ad altre partite si è un pochino più tesi” confermato il vincitore, Gianluca, raggiunto in conferenza da Ubitennis poco dopo l’incontro. Poi qui c’è un’umidità davvero incredibile, oltre al sole che picchia fortissimo. Anche questo non ci ha aiutato a giocare bene“. In Argentina è pur sempre estate e si toccano i trenta gradi.

Le difficoltà iniziali sono tutte dal lato sanremese (‘lui ha cominciato bene, giocava ‘giusto’, dice Gianluca) delle rete con il break in apertura. Quando l’altro è capace di maggiore solidità e tu possiedi più penetrazione nei colpi, è elementare intuire cosa fare in campo. Così Mager affretta soluzioni, anche in uscita dal servizio, che si risolvono in errori e Sabbo mantiene il vantaggio con facilità davvero eccessiva, arrivando anche a incrementarlo fino al 5-2 pesante. Poi ti viene il dubbio di aver fondato quell’elementare intuizione su situazioni e conoscenze vere in generale e anche già sperimentate in campo, ma che non necessariamente valgono per il qui e adesso ed è allora una buona idea evitare di essere responsabili dell’avversarsi dei propri timori. Insomma, Gianluca comincia a tenere in campo qualche palla in più prima di tentare l’accelerazione, di cui spesso non ha bisogno perché incassa l’errore del ventottenne di Avola e lo raggiunge sul 5 pari.

 

Lui sul 5-4 mi ha un po’ aiutato, non ha giocato un buon game, e da lì la partita è entrata in lotta” analizza il sanremese. Il tie-break, a questo punto giusta conclusione, ripropone la situazione di punteggio di 5-2 del set con il doppio (in questo caso mini) break di vantaggio, però per Mager. Si fa anch’egli agguantare, ma poi prende a due mani coraggio e racchetta per un rovescio lungolinea che gli spalanca il campo e approfitta dell’errore di Caruso per chiudere 7-5.

Salvatore Caruso – Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Carte scoperte in un secondo set decisamente più lineare, con “Giangi” che si affida al servizio nei momenti di bisogno e il siciliano che, non sfruttato lo 0-40 in risposta nel secondo gioco, a sua volta esce bene dalle difficoltà, ma solo fino al 4 pari, quando cede a zero la battuta. “Nei momenti decisivi del secondo set ho servito sempre bene, anche quando ero sotto 0-40. Lui è uno che risponde molto bene” è la coda dell’analisi di Mager, che ottenuto il break non esita e chiude senza problemi, tornando alla vittoria dopo le due sconfitte all’esordio della trasferta australiana e quella di Cordoba.

Al secondo turno affronterà Pablo Andujar, fin troppo facile vincitore di Londero, ma non certo nel periodo migliore della carriera a dispetto di quel 57° posto nel ranking. Chiediamo a Gianluca se sono già scattate le ‘Rio vibes‘, i ricordi sudamericani relativi alla finale raggiunta a Rio lo scorso anno poco prima che iniziasse la pandemia. “Eh, mi piacerebbe tanto riuscirci di nuovo! A Rio avevo giocato più partite, perché avevo passato le quali, e venivo da un anno ottimo a livello challenger, mentre dopo il lockdown non ho giocato benissimo. Pablo lo conosco, giochiamo insieme la Serie A a Genova e l’ho affrontato un paio di volte. Per me giocare a livello ATP è una cosa bellissima, perché non ci ho giocato tanto ed è ancora una cosa nuova, quindi me la godo al massimo“.

Dopo la vittoria a Melbourne 1 contro Seppi, arriva invece un secondo derby sfortunato per Caruso, che veniva direttamente dal bel confronto Slam con Fognini. “Ho fatto fatica a ritrovare il mio tennis dal 5-2. Poi lui, che stava facendo molti errori, è salito un attimo e la partita si è rimessa in equilibrio. Sono partite particolari perché giochiamo con degli amici: ceniamo assieme e giochiamo a carte assieme, ma in campo diventano avversari e devi pensare a batterli“. Del resto, poter giocare più derby a livello ATP è solo positivo: “Vuol dire che nel circuito siamo in tanti, adesso“.

Tornando ai padroni di casa, a chiudere l’invasione albiceleste del programma di martedì, precisamente (per modo di dire) non prima della mezzanotte italiana, la sfida mancina ma soprattutto arrotina tra Fede Delbonis e il fenomeno della scorsa settimana, il nuovo idolo di casa, il diciannovenne “dalle quali al trofeo senza passare dal via”, Juanma Cerundolo. Nel novembre 2019, a Montevideo, fu il trentenne di Azul a imporsi per 6-2 7-6 contro l’allora n. 483.

Risultati:

G. Mager b. S. Caruso 7-6(5) 6-4
[WC] F. Diaz Acosta vs [Q] J. Munar
[Q] F. Cerundolo vs F. Coria
[SE] F. Bagnis vs [8] F. Tiafoe
F. Delbonis vs [SE] J.M. Cerundolo
[Q] L Klein b. A. Martin 6-4 6-3
[Q] S. Nagal b. J. Sousa 6-2 6-0

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ATP

Murray vince in rimonta a Rotterdam, fuori Auger-Aliassime

Andy Murray recupera un set ad Haase e passa il turno. Il finalista 2020 Felix Auger-Aliassime si arrende in due set a Kei Nishikori. Fucsovics vince il tie-break decisivo contro Reilly Opelka

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Andy Murray - Rotterdam 2021 (foto Twitter @ABNAMROWTT)

Prima giornata dell’ABN AMRO World Tennis Tournament di Rotterdam, tradizionale appuntamento con l’ATP 500 olandese che costituisce il fulcro della stagione invernale europea sul cemento indoor. Dopo le rinunce di Berrettini e Sinner per infortunio, c’è un solo italiano in tabellone, Lorenzo Sonego, che esordirà mercoledì contro l’americano Tommy Paul.

Nel match di apertura del torneo il qualificato Cameron Norrie (n. 65 ATP), che aveva conquistato l’accesso al tabellone principale a scapito del nostro Andreas Seppi, ha liquidato in due rapidi set il georgiano Nikoloz Basilashvili (n. 40 ATP), che continua il suo momento di crisi che dura dalla ripresa del circuito dopo la sosta per il COVID-19. Solo due vittorie per lui dall’agosto scorso, entrambe conquistate nell’ATP di Antalya ad inizio 2021, contro ben 14 sconfitte.

Successivamente si è avuta l’uscita di scena prematura della testa di serie n. 7, il canadese Felix Auger-Aliassime (n. 19 ATP) che è stato eliminato da Kei Nishikori, ora sceso al n. 45 del ranking ma pur sempre pericoloso soprattutto su queste superfici. In un primo set molto combattuto, nel quale Auger-Aliassime è arrivato a due punti dal set sul 6-5 15-30, il nipponico è riuscito a fare i punti importanti nel tie-break, vinto 7-4. Da quel momento in poi Nishikori ha preso il largo, vincendo facilmente anche il secondo set, anche perché il giovane canadese è stato costretto a chiedere un medical time-out per un fastidio muscolare alla gamba destra. Avrebbe potuto essere una sconfitta costosa a livelli di ranking per lui, dal momento che lo scorso anno aveva raggiunto la finale in questo torneo, ma in virtù delle speciali regole per la classifica introdotte dopo l’arrivo della pandemia potrà conservare i 300 punti conquistati nel 2020 per altri 12 mesi.

 

Nel tardo pomeriggio è sceso in campo l’ex n.1 del mondo Andy Murray (ora sceso al n. 123 del ranking), che ha beneficiato di una wild card degli organizzatori affrontando al primo turno un’altra wild card, ovvero il giocatore di casa Robin Haase, anche lui precipitato in classifica fino al 193esimo posto ma con un recente passato da Top 50.

Per la seconda volta nella stagione Murray ha ribaltato il risultato della partita dopo aver perduto il primo set, venendo fuori alla distanza con una serie di sei giochi consecutivi che dallo 0-3 nel set decisivo lo hanno visto aggiudicarsi il terzo parziale per 6-3 dopo oltre due ore e mezzo di gioco. Murray si è dovuto salvare da due delicatissime palle break sul 3-3 del secondo set, le uniche concesse da entrambi i giocatori nel parziale, che se sfruttate avrebbero probabilmente dato il via libera al giocatore olandese.

In chiusura di programma c’è stata un’altra maratona di quasi tre ore, terminata quasi all’1.30 del mattino, nella quale il qualificato Marton Fucsovics (n. 59 ATP) ha avuto la meglio al tie-break del terzo set dello statunitense Reilly Opelka (n. 38 ATP). Partita decisa da tre tie-break, dominata dai servizi, nella quale ci sono stati solamente due break, nel secondo e nel terzo game del match. Opelka era andato subito avanti 2-0, ma si è fatto immediatamente breakkare da Fucsovics nel gioco successivo. Decisiva nel tie-break finale una risposta di diritto del giocatore ungherese che ha ottenuto il punto decisivo per poi chiudere 7-4 e conquistare il lasciapassare per il turno successivo.

Risultati completi:

[Q] M. Fucsovics b. R. Opelka 7-6(2) 6-7(4) 7-6(4)
K. Nishikori b. [7] F. Auger-Aliassime 7-6(4) 6-1
[WC] A. Murray  b. [WC] R. Haase 2-6 7-6(2) 6-3
[Q] C. Norrie b. N. Basilashvili 6-0 6-3

Programma martedì 2 marzo

CENTRE COURTdalle 11:00
A. de Minaur vs J. Millman
non prima delle 12:30
[Q] M. Giron vs [4] A. Rublev
non prima delle 14:30
[8] S. Wawrinka vs K. Khachanov
non prima delle 19:30
[SE] E. Gerasimov vs [2] S. Tsitsipas
B. Coric vs [WC] B. Van de Zandschulp

COURT 1dalle 11:00
[PR] B. McLachlan/K. Nishikori vs [3] W. Koolhof/ L. Kubot
non prima delle 12:30
H. Hurkacz vs A. Mannarino
[Q] J. Chardy vs U. Humbert
After Suitable Rest – P. Herbert/J. Struff vs F. Auger-Aliassime/H. Hurkacz
non prima delle 19:00
[4] M. Melo/J. Rojer vs K. Krawietz/H. Tecau

Il tabellone aggiornato

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