Tennis e dati: come si raccolgono i dati sul campo (e quanti soldi servono)

Focus

Tennis e dati: come si raccolgono i dati sul campo (e quanti soldi servono)

Terza puntata della nostra serie di articoli sui dati nel tennis. Oggi vi parliamo dei sistemi per rilevare i dati, dai più costosi (come Hawk-eye) ai meno costosi

Pubblicato

il

Vi abbiamo parlato di chi usa i dati per vincere e di quali siano, effettivamente, questi dati – da quelli più grezzi a quelli più raffinati, i dati Hawkeye. Oggi vi parliamo di come si raccolgono. La terza puntata è dedicata ai generatori di dati per campi da tennis e in generale alla comprensione della “costellazione” di strumenti dediti alla raccolta di dati tennistici.

L’analisi ora verte sui generatori di dati installati nei campi da tennis che possono essere comodamente divisi in tre categorie:

  1. Apparati dediti all’arbitraggio durante le competizioni che offrono i seguenti servizi: vigilanza delle palle che atterrano prossime alle linee, statistiche delle partite, replay video, analisi dei dati per il coinvolgimento dei fan e la trasmissione di servizi in streaming
  2. Apparati specializzati nei servizi di tutoraggio e allenamento che offrono: il monitoraggio degli atleti, le analisi video, retro analisi (feedback) sul campo e propongono dinamiche ludiche (gamification)
  3. Congegni portatili abbastanza flessibili da svolgere funzioni di arbitraggio (con chiamate da giudice di linea e rilevazione di statistiche sugli incontri) ed essere strumenti per l’allenamento per mezzo delle loro funzionalità applicative.

Un campo da tennis è considerato “intelligente (Smart Court) quando una componente tecnologica è installata in modo permanente o semipermanente sul campo ed è posizionata e protetta in modo tale da non interferire con i movimenti degli atleti o intralciarli durante il gioco una partita. Questa analisi si appoggia su un articolo pubblicato su sportstechnologyblog, di cui si riporta il link. La tecnologia hardware più comune utilizzata da questi congegni è una combinazione di videocamere con visione artificiale. Oltre a ciò, ci sono anche radar, sensori sonori, laser e sensori di pressione.

 

Se i dati raccolti attraverso i sensori installati nelle racchette e indossabili (i cosiddetti “wearable”; ne parleremo nel prossimo articolo) sono per così dire monodimensionali, essendo tarati sul tennista che usa l’attrezzo o indossa il sensore stesso, quelli raccolti attraverso campi intelligenti rivelano una componente bidimensionale, registrando gli scambi tra tennisti impegnati in tornei ufficiali o sessioni di allenamento. Pertanto mentre i primi potranno in futuro essere usati per prevenire infortuni e lesioni essendo tarati sulla persona, i secondi manifestano una sempre più crescente utilità nell’analisi strategica delle partite, monitorando l’efficacia dei colpi di fronte a un rivale.

Passiamo all’analisi della prima categoria di apparati, quelli dediti all’arbitraggio.

1. Arbitri intelligenti

Ci sono tre prodotti ascrivibili a questa categoria e sono FlightScope Tennis, Hawkeye Innovations e Foxtenn che sono stati approvati dalla International Tennis Federation (ITF), fregiandosi dello status di PAT (Player Analysis Technologies). Tutti i prodotti approvati dall’ITF che hanno lo status di PAT sono consultabili al seguente link. Sono quindi utilizzati in tornei internazionali come quelli del Grand Slam e dei circuiti WTA e ATP.

FlightScope Tennis

Costo stimato: 35-40mila euro per campo a settimana

Ha probabilmente la storia più lunga costituita da fusioni di tecnologie e sistemi sviluppati nel corso degli anni a partire dal 1984. Flightscope viene costituita nel 1989 in Sudafrica e nel 2008 si fonderà con la società Polacca Jagro dando vita a FlightScope Tennis. I principali prodotti offerti oggi dall’azienda sono il sistema di punteggio in tempo reale e il sistema di chiamata di linea che comprende anche il monitoraggio della palla e del giocatore.

Il sistema di punteggio in tempo reale si avvale principalmente di telecamere e radar e un ProScorer che è uno strumento tablet per il giudice di sedia. Tutti i dati raccolti vengono quindi fruiti durante un incontro, mediante visualizzazioni e distribuiti anche ai media televisivi.

Il sistema delle chiamate di linea consiste principalmente di videocamere montate su ogni campo, quattro di esse ad alta velocità per il rilevamento della palla e altre otto dedicate alla chiamata di linea. Durante la chiamata di linea, i dati vengono elaborati e forniscono un aggiornamento all’arbitro tramite l’applicazione ufficiale di revisione. I dati aggiuntivi del tracciamento della palla come i parametri di volo e le traiettorie, più i dati del tracciamento del giocatore come i modelli di movimento e le mappe di calore, forniscono interpretazioni aggiuntive e analisi disponibili per i vari stakeholder dello sport analizzato.

C:\Users\OLYMPIA\Desktop\Personal Andrea\UBITENNIS\T-TOOLS\Pics Products\line-calling-scheme.png

Schema di funzionamento delle chiamate in linea

Hawk-Eye

Costo stimato: 60-70mila dollari per campo a settimana

Il sistema Hawk-Eye è stato creato nel 1999 nel Regno Unito ed è stato utilizzato per la prima volta nel cricket (nel 2001) in un test match tra Pakistan e Inghilterra. È stato poi utilizzato nel tennis in coppa Davis nel 2002, poi all’Australian Open nel 2003 ed è diventato un sistema ufficiale di arbitraggio del tennis nel 2005. Dal 2010 Hawk-Eye è una società controllata da Sony. Nelle competizioni viene utilizzato principalmente per le chiamate elettroniche durante le partite e il sistema fornisce anche statistiche sui singoli giocatori, su ogni colpo, sul servizio e sugli scambi.

C:\Users\OLYMPIA\Desktop\Personal Andrea\UBITENNIS\T-TOOLS\Pics Products\Hawk-Eye 2.jpg
Organizzazione e disposizione delle videocamere.
Fonte: http://www.studiosayers.com/

Essenzialmente, il sistema di tracciamento si basa sui principi della triangolazione utilizzando immagini visive e dati di temporizzazione catturati da telecamere ad alta velocità installate intorno allo stadio, telecamere che vengono calibrate e sincronizzate prima di ogni evento. Queste sono solitamente posizionate in alto sopra i campi in modo tale da poter catturare la traiettoria delle palline con ostruzioni minime. Sebbene ci siano state alcune controversie con riferimento alla precisione della chiamata di linea, che è in grado di garantire un margine di errore fino a 3.6 mm, il sistema si ritiene generalmente affidabile e accurato tranne per alcuni casi limite.

Quanto all’accesa discussione relativa alla fruibilità dei dati generati da Hawk-Eye, da parte di appassionati, media e soggetti terzi esterni all’ATP e alle società informatiche incaricate dagli Slam, abbiamo in programma di trattare diffusamente l’argomento nel prossimo articolo. Nel frattempo, potete riferirvi a quanto riportato da Ubitennis nel 2015.

FoxTenn

Costo stimato: meno di 50.000 euro per campo a settimana

L’ultimo arrivato nel settore è FoxTenn, società fondata nel 2012 con sede a Barcellona, che ha sviluppato un sistema tecnologico per competere con lo status quo dell’accuratezza delle chiamate di linea. Il sistema è composto da 40 telecamere (ultra) ad alta velocità e 10 laser ad alta velocità posizionati intorno a un campo. Ogni telecamera ad alta velocità può acquisire immagini a 2500 fotogrammi al secondo (FPS), ovvero più di dieci volte rispetto alle altre. Un’altra differenza rispetto a Hawk-Eye è il posizionamento, dato che sono posizionate alla fine delle linee del campo a livello del suolo invece che sopra il terreno di gioco.

C:\Users\OLYMPIA\Desktop\Personal Andrea\UBITENNIS\T-TOOLS\Pics Products\FoxTenn Set up.png
Organizzazione e disposizione nel suolo delle videocamere e dei laser

Foxtenn pensa che il suo approccio ‘rasoterra’ consenta di evitare molti potenziali errori riscontrati negli altri sistemi esistenti. Innanzitutto con le telecamere montate sopra le tribune, c’è la possibilità che le palle da tennis vengano oscurate dai giocatori o da oggetti che si muovono tra le telecamere e il campo; le videocamere a terra sono così vicine all’azione che c’è una possibilità minima o nulla che la palla venga oscurata. Le videocamere montate sopra gli spalti, inoltre, possono essere più sensibili alle vibrazioni del vento e persino ai movimenti degli appassionati che camminano sugli spalti. Il tracciamento può essere influenzato anche se la palla colpisce la rete o se la traiettoria è un pallonetto molto alto. Ciò potrebbe portare a una stima meno accurata di dove è caduta la pallina. Il sistema di Foxtenn cattura i filmati reali del rimbalzo e il tracciamento non è influenzato dalle situazioni anzidette. Con la certificazione e l’approvazione da parte delle principali federazioni di tennis, potenzialmente FoxTenn potrebbe diventare la tecnologia “Line Calling” utilizza nelle più importanti competizioni di tennis.

L’articolo di Ubitennis su FoxTenn è disponibile al seguente link.

2. Assistenti per gli allenamenti e il tutoraggio tecnico-strategico

In questa categoria di applicazioni, rientrano i prodotti destinati a club di tennis, accademie e in generale a strutture dove agli allenatori può essere utile tilizzare la tecnologia di tracciamento per assistere i tennisti durante e dopo l’allenamento, al fine di monitorarne i progressi. Le tecnologie sono per lo più installate in modo permanente nelle strutture. In questa categoria troviamo i seguenti prodotti: AccuTennis, Mojjo, Playsight, Wingfield e Zenniz. Dobbiamo ricordare che anche Hawk-Eye e FoxTenn, prima menzionate, hanno sviluppato soluzioni per il tutoraggio (coaching) e l’allenamento nelle accademie di tennis. Le caratteristiche comuni a queste soluzioni sono le seguenti:

  • Usano principalmente videocamere e visione artificiale per monitorare i giocatori e la palla.
  • Hanno un’interfaccia touch screen montata in un chiosco per consentire agli utenti di accedere e avviare il gioco o la sessione di formazione.
  • I sistemi acquisiscono video di ogni riproduzione o sessione, consentendo agli utenti di rivedere un colpo anche da diverse angolazioni.
  • I sistemi sono generalmente connessi in rete, per cui tutti i video e i dati vengono caricati in piattaforme cloud.

Sono dotati di un applicazione in modo che gli utenti finali possano rivedere le statistiche di gioco o di allenamento, condividerle con il proprio allenatore e scambiarle su piattaforme social.

AccuTennis

Costo: 5 dollari per ogni giocatore che lo utilizza (modello di revenue sharing)

Questa start-up Statunitense, con sede a Newtown in Pennsylvania, nasce tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017. Le persone chiave sono Adam Sher (CEO), Dave Kliebhan (CTO) e Andy Hatstat (COO). Il sistema di AccuTennis è dotato di 22 videocamere installate attorno a ciascun campo per monitorare tutte le attività svolte, altoparlanti per fornire feedback sonori durante il gioco o l’allenamento e uno schermo a LED a doppia faccia montato sul lato che mostra il punteggio o fornisce un feedback visivo della sessione. Un tablet accompagna ogni campo AccuTennis per consentire agli allenatori e agli utenti di accedere e iniziare la loro sessione. Il sistema include strumenti utili a creare esercitazioni e programmi di allenamento personalizzati per i loro giocatori.

Gli allenatori possono monitorare i progressi dei loro giocatori, indipendentemente dal fatto che abbiano raggiunto gli obiettivi fissati per quelle sessioni e identificare dove hanno bisogno di lavorare di più. Oltre alle sessioni di formazione, il sistema esegue anche il monitoraggio del gioco, inteso come chiamata di linea, monitoraggio del punteggio, elaborazione delle statistiche e acquisizione di video. Dopo la partita, AccuTennis genera altri numeri rappresentati in grafici e mappe di calore per ulteriori analisi mentre i video sono classificati in base ai colpi e al tipo di gioco in modo che i giocatori possano rivedere segmenti specifici del loro gioco, annotare e riprodurre a velocità diverse. Al momento, sembra che la soluzione sia valida principalmente per campi indoor ed è disponibile solo negli Stati Uniti.

C:\Users\OLYMPIA\Desktop\Personal Andrea\UBITENNIS\T-TOOLS\Pics Products\AccuTennis Pics.PNG

Mojjo

Costi: 3000 € installazione, licenzia annuale tra 1500 e 4000 €

Mojjo è una società Francese co-fondata nel 2013 dall’ingegnere Emmanuel Witvoet, che annovera Fabrice Santoro nel doppio ruolo di investitore e testimonial. Il loro sistema basato su telecamere è disponibile in due versioni: una versione Premium con due telecamere HD (una al centro del campo e una nella parte posteriore) e un chiosco touchscreen per consentire agli utenti di interagire con il sistema. C’è anche la versione “lite con una sola videocamera HD montata nella parte posteriore. Entrambe le versioni hanno anche opzioni per esterni, che è essenzialmente una struttura con tetto che protegge il chiosco dagli elementi atmosferici.

Oltre alla maggior parte delle funzionalità di tutoraggio, formazione e monitoraggio del gioco menzionate in precedenza e più o meno simili, ci sono alcune caratteristiche uniche nel prodotto. Una di queste è la possibilità per un utente di utilizzare il proprio telefono cellulare come una videocamera aggiuntiva per acquisire filmati mentre è sincronizzato con il sistema principale. Utilizzando l’applicazione Mojjo Remote, il telefono cellulare può essere posizionato ovunque sul campo fornendo una prospettiva personalizzata sopra la vista centrale o posteriore. Un’altra caratteristica interessante è il loro live streaming di giochi su YouTube o Facebook Live. La soluzione si rivela piuttosto pratica e intuitiva. Il prossimo obiettivo della società francese è il potenziamento del modulo per media e aziende sponsorizzatrici. L’articolo di Ubitennis su Mojjo è disponibile al seguente link

C:\Users\OLYMPIA\Desktop\Personal Andrea\UBITENNIS\T-TOOLS\Pics Products\Mojjo-Set-Up-Kiosk.PNG
Organizzazione e disposizione delle videocamere e chiosco

PlaySight

Costi: 10-12.500 dollari + tariffa mensile per altri servizi

PlaySight è una società Israeliana creata nel 2010. In modo analogo a FlightScope, la soluzione tecnologica implementata affonda le sue radici in applicazioni militari. Il sistema basato su videocamere, visione artificiale e algoritmi di intelligenza artificiale, sebbene ora venga utilizzato in molti sport diversi, è stato inizialmente concepito per assistere i giocatori di tennis, al fine di aiutarli a migliorare il loro gioco utilizzando una tecnologia avanzata. Attualmente, lo “Smart Court Pro” (ad alte prestazioni) può avere fino a 10 videocamere, tutte sincronizzate per un’esperienza di visione multi-angolo, fruibile sia in tempo reale che nel dopo partita. Ogni campo è dotato di un chiosco che consente agli utenti di registrarsi, creare le proprie esercitazioni e iniziare a monitorare i propri allenamenti o sessioni di gioco.

C:\Users\OLYMPIA\Desktop\Personal Andrea\UBITENNIS\T-TOOLS\Pics Products\PlaySight_Pics_Kiosk-Setup.PNG
Organizzazione e disposizione delle videocamere e foto del chiosco

Sono disponibili opzioni per vari feedback audio e gli utenti/allenatori possono mettere in pausa in qualsiasi momento per rivedere il video o consultare le statistiche fino a quel momento raccolte. Dopo la partita o la formazione, gli utenti possono ancora accedere a tutti i propri dati sulla app mobile. Il prodotto annovera tra i suoi punti di forza la raccolta approfondita di dati e analisi. Altre caratteristiche interessanti della applicazione di PlaySight includono: 1) la possibilità per gli utenti di creare i propri video con i propri contenuti sintetici e condividerli con allenatori, amici o postarli sui social media; 2) il caricamento di altri video se non sono stati registrati su un campo equipaggiato con PlaySight, nonché la possibilità di sfruttare le analisi con le funzionalità dell’app; 3) l’accesso allo streaming live e agli eventi “on demand”.

L’USTA sta collaborando con PlaySight nel suo Campus Nazionale di Orlando, in Florida, al fine di dotarsi di strumenti tecnologicamente avanzati, nei suoi campi di gioco. L’articolo di Ubitennis che parla di questa collaborazione è disponibile a questo link. Playsight è disponibile in molte località negli Stati Uniti, in Europa e in alcune parti dell’Asia Pacifico.

Wingfield

Costi: da 3600 a 4500 € per anno (contratto minimo tre anni)

Wingfield è una start-up con sede ad Hannover in Germania, nata nell’ottobre del 2017, che ha sviluppato una soluzione anch’essa basata su videocamere, sebbene sia leggermente diversa da quelle di cui abbiamo parlato prima, dato che si tratta di un sistema compatto progettato per integrarsi nel campo da tennis.

C:\Users\OLYMPIA\Desktop\Personal Andrea\UBITENNIS\T-TOOLS\Pics Products\WingField_Pics.PNG

Il Wingfield Box sostituisce uno dei due pali della rete e ospita uno schermo tattile e due videocamere ad alta velocità che puntano su ciascun lato del campo. Inoltre, c’è una videocamera IP che può essere montata ovunque intorno al campo per acquisire una visione completa di ogni sessione. Ha la maggior parte delle funzionalità di tutoraggio, formazione e monitoraggio che sono state menzionate in precedenza, comprese le analisi video, il tracciamento dei colpi, misurazioni delle prestazioni e analisi dei dati, e altro. Tuttavia un paio di caratteristiche uniche del loro sistema si distinguono e includono 1) un modo semplificato per i giocatori di accedere alla sessione di allenamento utilizzando l’app con codice QR personalizzato, 2) Stroke Scores che fornisce agli utenti una metrica unica per comprendere la qualità dei diversi colpi e tenere traccia dei progressi nel tempo.

Zenniz

Costi: 8900 € o 260/mese per quattro anni

Zenniz è un’altra startup che ha sviluppato una videocamera incorporata nel paletto della rete ed è pensata per essere installata in modo permanente su un campo da tennis. La startup è stata fondata nel 2018 e ha sede a Helsinki in Finlandia. Tuttavia sembra che il prodotto sia ancora in fase di finalizzazione, dato che dal loro sito web si evince che sarà disponibile dal 2021. A prima vista, sembra simile a Wingfield in quanto consiste in una “scatola” (o chiosco) che viene installata al posto di uno dei pali della rete. Il chiosco ha uno schermo tattile nella parte superiore con due videocamere che catturano le attività su ciascun lato del campo. C’è anche una videocamera di riferimento che fornisce la visione completa del campo. Le poche differenze chiave rispetto a Wingfield sono che in primo luogo il chiosco è dotato di due schermi LED, rivolti verso ciascun lato del campo che forniscono in tempo reale l’andamento del punteggio e le statistiche chiave. In secondo luogo, il sistema è composto anche da 30 sensori sonar posizionati intorno al campo che sono in grado con le videocamere di fornire una precisione di tracciamento della palla fino a 1 cm. 

C:\Users\OLYMPIA\Desktop\Personal Andrea\UBITENNIS\T-TOOLS\Pics Products\Zeniz_imgs.PNG
Organizzazione e disposizione dei sensori sonar e videocamere, foto del dispositivo vicino al palo

A pagina due, le soluzioni meno costose (quelle portatili) e le nostre conclusioni

Pagine: 1 2

Continua a leggere
Commenti

Opinioni

Naomi Osaka: “Atleti, fate sentire la vostra voce. Io non resterò zitta a palleggiare”

“Anche noi siamo vittime di pregiudizi e razzismo, proprio come chiunque altro. Perché affermare il contrario?”

Pubblicato

il

Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @naomiosaka)

Questo è un articolo tratto da Turning Points, una rubrica che analizza quali momenti critici del 2020 potranno avere effetto sul 2021. Comparso sul New York Times, lo abbiamo tradotto integralmente. Si tratta di un testo scritto in prima persona da Naomi Osaka.


Turning Point (l’accaduto): A seguito delle pressioni da parte dei loro giocatori e dei tifosi, le squadre delle quattro leghe sportive più importanti d’America cancellano partite e allenamenti per protestare contro il razzismo e la violenza da parte della polizia.

“Zitto e palleggia” (Shut up and dribble).

 

Questo è quello che una giornalista televisiva [Laura Ingraham di Fox News, ndr] ha suggerito di fare a LeBron James dopo che quest’ultimo, in un’intervista rilasciata a ESPN nel 2018, ha parlato di razzismo, di politica e delle difficoltà di essere un personaggio pubblico afroamericano.

Inutile dire che il consiglio non sia stato seguito. LeBron, l’attivista, ha attirato la mia attenzione nel 2012. Lui e i suoi compagni di squadra dei Miami Heat hanno postato una foto di loro incappucciati per protestare contro la morte di Trayvon Martin, un adolescente afroamericano della Florida che indossava un cappuccio mentre veniva ucciso a colpi di pistola da George Zimmerman, il coordinatore della ronda di quartiere locale. 

Nel 2014 Eric Garner, un afroamericano, muore a Staten Island dopo essere stato strangolato da alcuni agenti di polizia, una manovra al tempo proibita dalla polizia e che è successivamente divenuta illegale nello Stato di New York. Poco più tardi, in un riscaldamento pre-partita, LeBron ha indossato una maglietta con le ultime parole di Garner – “I can’t breathe” (Non riesco a respirare) – facilmente udibili in un video che ritrae i poliziotti mentre lo strangolano. Il resto della lega lo ha seguito, ma James è stato il punto focale.

Fast forward a quest’anno e lui è ancora sotto i riflettori. LeBron ha la voce più potente sulla piattaforma più grande e la usa per protestare contro il razzismo sistematico, l’ineguaglianza e l’abuso di potere da parte della polizia, il tutto mentre continua a giocare alla grande a dispetto di proteste senza precedenti, di una pandemia globale e di profonde ferite personali, inclusa la tragica scomparsa del nostro amico Kobe Bryant.

LeBron è indomito nel suo sostegno costante alla comunità afroamericana; è risoluto, schietto e appassionato. Sul parquet o al microfono lui è un’ispirazione, semplicemente inarrestabile. È dedito al suo lavoro come nel suo supporto alla comunità, nonostante continui a combattere contro un sistema consolidato che vuole zittire gli atleti che alzano la voce.

I musicisti cantano e scrivono sempre (e da sempre) di movimenti sociali, attivismo e uguaglianza. Gli attori danno voce alle loro opinioni e appoggiano personalmente candidati politici, organizzando raccolte fondi e feste. Ci si aspetta quasi che uomini d’affari, autori e artisti abbiano opinioni a proposito delle ultime notizie e difendano pubblicamente il loro punto di vista. Ma quando lo facciamo noi atleti, siamo sempre criticati se esprimiamo le nostre opinioni.

Naomi Osaka e LeBron James

Possibile che le persone ci considerino nient’altro che corpi – individui che raggiungono quello che è fisicamente quasi impossibile per tutti gli altri, e che divertono il pubblico spingendosi oltre i propri limiti? Possibile che si meraviglino che un insieme di muscoli, ossa, sangue e sudore possa anche esprimere un’opinione? Può lo sport essere solo sport e la politica essere solo politica?

Il messaggio è sempre lo stesso. Colpisci la palla. Fai canestro. Zitto e palleggia.

Ma qualunque sia l’argomento, si tende a ignorare un fatto importante: quando non giochiamo, viviamo nello stesso Paese di tutti gli altri. E come la maggior parte degli atleti può affermare, questo significa che anche noi siamo vittime delle stesse ingiustizie e diseguaglianze che hanno portato alla morte persone proprio come noi, ma che non dispongono delle stesse protezioni garantite dalla nostra fama, nonché dalla protezione e dal sostegno che riceviamo. Basta chiedere al giocatore NBA Sterling Brown, colpito con un taser da degli agenti di polizia, o al mio collega James Blake, scaraventato a terra e ammanettato dalla polizia per 15 minuti mentre era fuori da un albergo di New York (i poliziotti hanno poi dichiarato che si è trattato di uno “scambio d’identità”). Solo perché siamo atleti questo non significa che non siamo influenzati da quello che succede nel paese, o che siamo obbligati a tenere la bocca chiusa.

Lo sport non è mai stato apolitico, e finché continuerà ad essere giocato da esseri umani non lo sarà mai.

Muhammad Ali è stato per anni la voce della giustizia, anche quando venne condannato a cinque anni di reclusione per via del suo rifiuto alla leva obbligatoria, motivata dal suo credo religioso. Nel 1968, alle Olimpiadi di Città del Messico, Tommie Smith e John Carlos vennero fischiati quando alzarono i pugni guantati di nero sul podio, e affrontarono successivamente una marea di critiche da parte del pubblico e dai media quando tornarono negli Stati Uniti.

Colin Kaepernick ha messo a rischio la propria carriera quando si è inginocchiato durante l’inno nazionale prima di una partita della NFL, rischiando di non giocare più in una partita di lega per via del suo gesto.

Megan Rapinoe è una convinta sostenitrice del movimento LGBTQ+ e della parità salariale, anche se ciò ha dovuto significare tenere testa al presidente degli Stati Uniti e rifiutare un invito della Casa Bianca.

Venus Williams ha fatto molto più di quanto molti sappiano per portare avanti le battaglie di Billie Jean King e garantire uguaglianza per le donne nel tennis. Coco Gauff, nonostante la sua giovane età, è una fiera e appassionata sostenitrice del movimento Black Lives Matter, sia online che in pubblica presenza.

Nonostante i progressi ottenuti, continuo a pensare che noi atleti abbiamo ancora molta strada da fare. Oggi, data la copertura televisiva e il risalto sui social media, noi atleti disponiamo delle più grandi e visibili piattaforme mai esistite. Per come la vedo io, questo significa avere maggiore responsabilità di far sentire la nostra voce. Non resterò zitta a palleggiare.

Continua a leggere

ATP

ATP Delray Beach: Korda non ne ha più, secondo titolo per Hurkacz

Hubert Hurkacz vince il titolo a Delray Beach senza perdere un set. Sebastian Korda, seppur sconfitto, bussa alla Top100

Pubblicato

il

Hubert Hurkacz con il trofeo di Delray Beach 2021 (foto Twitter @DelrayBeachOpen)

(4) H. Hurkacz b. S. Korda 6-3 6-3

Il futuro può attendere ancora un po’ per il figlio d’arte Sebastian Korda (ATP n. 119), ma non ci sono dubbi che la strada intrapresa sia quella giusta. Dopo una settimana quasi trionfale, durante la quale quattro giocatori classificati più in alto di lui (Kwon, Paul, Isner e Norrie), l’ex campione juniores dell’Australian Open 2018 ha dovuto cedere il passo in finale alla maggiore esperienza e alla maggiore freschezza atletica del polacco Hubert Hurkacz, n. 35 ATP e testa di serie n. 4 del tabellone.

Entrato in campo con grande spavalderia, Korda ha subito ottenuto il break a zero aggredendo l’avversario con la risposta. Hurkacz tuttavia non si è fatto impressionare dalla partenza a razzo del suo avversario, e dall’1-3 del primo set ha infilato cinque giochi consecutivi per chiudere il primo parziale 6-3 in 34 minuti. Decisivo l’ottavo gioco, nel quale Korda ha ceduto la battuta da 30-0, iniziando ad avvertire il fastidio alla gamba sinistra che lo ha costretto poco dopo a chiedere un medical time-out. “Ho giocato diverse partite piuttosto lunghe questa settimana, ho cominciato a sentire un dolore all’adduttore che si propagava fino all’inguine ogni volta che atterravo dal servizio – ha spiegato Sebastian dopo la partita – In ogni modo non si tratta di una scusa, dal 2-1 del primo set è stato lui il giocatore migliore”.

 

L’intervento del fisioterapista sull’1-2 del secondo set non ha potuto far molto per migliorare la situazione della gamba di Korda, che ha continuato a fare esercizi di allungamento tra un punto e l’altro ed ha subito il break decisivo subito dopo, siglato da un doppio fallo e due errori gratuiti da fondocampo.

Secondo sigillo in carriera per Hurkacz, dopo il successo di Winston-Salem nel 2019, che gli vale l’ingresso nei Top 30 e nelle teste di serie per il prossimo Australian Open. Per il diciannovenne Korda, invece, un po’ di riposo a casa con la sua famiglia, che era in tribuna a Delray Beach per sostenerlo durante la finale: oltre a papà Petr (camipione dell’Australian Open 1998) e a mamma Regina (ex n. 26 WTA) c’erano anche le sorelle Jessica e Nelly, entrambe golfiste professioniste. Korda si è infatti cancellato dal Challenger di Istanbul della settimana prossima e raggiungerà il suo preparatore atletico in Repubblica Ceca per una sessione di rafforzamento fisico. “Anche se mi piacerebbe giocare quanti più tornei possibile, il mio corpo ha bisogno di riposo e di rinforzarsi – ha spiegato Korda – Sono fortunato che il mio preparatore è un ottimo comunicatore e dopo essermi riposato qui in Florida andrò da lui”.

Nel frattempo con questo risultato Korda si è avvicinato alla Top 100: a partire da lunedì prossimo salirà fino al n. 103, suo miglior ranking in carriera.

Continua a leggere

ATP

Il battesimo del figlio d’arte: Sebastian Korda giocherà la prima finale a Delray Beach

Bella vittoria in due set su Cameron Norrie: il figlio di Petr Korda sfiderà Hurkacz per vincere il primo titolo in carriera ed entrare in top 100

Pubblicato

il

A quasi ventitré anni – era il 1° febbraio 1998 – dal primo, unico e contestatissimo successo Slam di papà Petr sui campi di Melbourne, il mondo del tennis deve volgere lo sguardo a Sebastian Korda, 20 anni, che raggiunge la prima finale della sua giovane carriera all’ATP 250 di Delray Beach.

Sui campi che guardano la costa della Florida opposta alle rive su cui è nato Sebastian – gli ha dato i natali Bradenton, ‘terra di tennis’ per via dell’accademia di Nick Bollettieri – Sebastian ha battuto in due set e con insospettabile saggezza Cameron Norrie, mancino dal tennis assai interessante. “Sono veramente gasato, non potrei essere più felice” ha detto Korda dopo il successo, tradendo tutta l’eccitazione dei vent’anni. “Mi sono allenato con il mio coach (Dean Goldfine, è nel team assieme a papà Petr – e chissà che non si aggiunga Agassi a breve, come da rumors), lui colpisce molto piatto. Ha funzionato. Norrie ha un gioco super estroso, il rovescio incrociato è di livello mondiale e il dritto è difficile da difendere. Sono contento del modo in cui ho giocato l’intera partita, per come sono rimasto aggressivo“.

Dicevamo dell’insospettabile saggezza perché dopo aver corsa di testa praticamente per tutto il match, sul 6-3 5-4 e servizio a disposizione il giovane Sebastian ha sentito un po’ la pressione e ha mancato due match point. “Sul primo è stato bravo lui, ma sul secondo ho fatto doppio fallo“. In realtà Korda ha buttato via entrambi i punti (il primo con un dritto abbastanza comodo in corridoio), ma ha ricevuto un piccolo aiuto dal suo avversario che nel game successivo gli ha reso il favore del doppio fallo; ottenuto così un altro break di vantaggio, lo statunitense ha rimesso in moto il suo tennis di pressione da fondocampo, sempre guidato dal dritto, e si è guadagnato la sua prima finale tra i grandi.

 

Non partirà favorito nel match contro Hubert Hurkacz, che da un lato ha fatto percorso netto – nessun set ceduto e due soli turni di servizio non difesi in tre partite – ma dall’altro non ha dovuto affrontare alcun top 100; tra quarti e semifinale, ha addirittura superato un giocatore che occupa la top 300 per un soffio (Quiroz) e un altro (Christian Harrison) che ha iniziato il torneo da numero 789 del mondo. Non certo un campo minato per il polacco, che ringrazia e oltre ai favori del pronostico in finale si prende anche la certezza di una testa di serie all’Australian Open (al momento la 29°); non a scapito di Lorenzo Sonego, per fortuna dell’italiano, poiché i forfait di Isner e Garin consentono al torinese di mantenere la 31° piazza nel seeding. Con Sinner che attende alla finestra: un altro forfait e ci sarà spazio anche per lui tra le teste di serie.

Il tabellone completo di Delray Beach

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement