Rendimento post-lockdown: Djokovic al comando, Sinner da Top 10

Focus

Rendimento post-lockdown: Djokovic al comando, Sinner da Top 10

Thiem ha fatto più punti di tutti negli Slam, mentre Rublev è quello che ha vinto più partite. Meglio la programmazione tradizionale di Nole o il poco ma buono di Nadal?

Pubblicato

il

Novak Djokovic e Rafa Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @australianopen)

Per chi fosse interessato, i dati completi sui Top 100 possono essere consultati qui

Ormai è stato scritto ad nauseam, ma a pochi giorni dall’inizio di un nuovo anno di tennis occorre tirare fuori di nuovo il truismo: la stagione 2020 è stata unica nella storia del gioco, e per certi versi non è stata una stagione ma due, visto il baratro di cinque mesi solcato dal coronavirus fra marzo e agosto. Il blocco ha causato una temporanea riforma del ranking, che ha un po’ gattopardescamente assicurato la permanenza al top anche a chi, per vari motivi, non è sceso in campo alla ripresa o ha reso al di sotto delle aspettative, offuscando parzialmente la natura competitiva e meritocratica delle classifiche – a scanso di equivoci, non si tratta di una critica, il modello scelto è stato il migliore possibile date le circostanze.

Per questo motivo, è interessante guardare a chi ha fatto meglio tra agosto e novembre, così da vedere quali possano essere le gerarchie attuali del gioco e se i risultati degli ultimi mesi possano avere un valore predittivo per il 2021, soprattutto in termini di attendibilità. Per fare una valutazione si sono scelti tre valori: percentuale di vittorie, vittorie totali e punti totali.

 

I DATI

Di seguito si possono vedere i 15 giocatori con la più alta percentuale di vittorie sull’ATP Tour da agosto a novembre, con fra parentesi i tornei in cui hanno vinto più della metà delle partite giocate:

  • Djokovic 82,14 (Cincinnati, US Open, Roma, Roland Garros)
  • Rublev 78,79 (US Open, Amburgo, Roland Garros, San Pietroburgo, Vienna)
  • Zverev 78,57 (US Open, Roland Garros, Colonia 1, Colonia 2, Bercy)
  • Nadal 77,78 (Roma, Roland Garros, Bercy)
  • Medvedev 76,92 (Cincinnati, US Open, Vienna, Bercy, Finals)
  • Thiem (US Open, Roland Garros, Vienna, Finals) e Raonic (Cincinnati, US Open, San Pietroburgo, Anversa, Bercy) 76,19
  • Sinner 72,73 (Roma, Roland Garros, Colonia 2, Sofia)
  • Hanfmann 70 (Kitzbuhel)
  • Bautista Agut 68,75 (Cincinnati, US Open, Amburgo, Roland Garros, Colonia 1)
  • Humbert (Roma, Amburgo, Anversa, Bercy) e Carreno Busta (US Open, Roland Garros, Bercy) 66,67
  • Davidovich Fokina (US Open, Colonia 1, Colonia 2, Bercy) e Dimitrov (Roma, Roland Garros, Vienna) 64,7
  • Tsitsipas 64 (Cincinnati, US Open, Amburgo, Roland Garros)

La parola d’ordine qui è continuità. Come si può notare, infatti, i primi sei di questa classifica fanno parte della Top 8 del ranking, segno che sostanzialmente i migliori hanno continuato a macinare vittorie, incluso Rublev che si è guadagnato il posto alle Finals da agosto in poi ma che aveva comunque vinto due tornei (Doha ed Adelaide) a inizio anno – non era scontato che questo succedesse, ed è indice di un approccio costruttivo ai mesi di interruzione del circuito.

Gli unici intrusi oltre il 70 percento di vittorie sono Milos Raonic, che ha dimostrato di essere ancora competitivo ai massimi livelli se sano (ha fatto bene in particolare nei 1000 di Cincinnati/New York e Bercy), Yannick Hanfmann, favorito dal gran torneo giocato a Kitzbuhel ma comunque solido anche quando il campione si estende a qualificazioni e Challenger (ha vinto due terzi dei match totali giocati) e Jannik Sinner. L’azzurro ha finito la stagione vincendo 13 delle ultime 16 partite (una delle sconfitte è stata un ritiro, e le altre sono arrivate con Nadal e Zverev) e dimostrato una grande continuità che fa ben sperare per il futuro, soprattutto se si considera che, dopo una partenza lenta con i crampi di New York, l’altoatesino ha iniziato ad ingranare sulla superficie meno amata, la terra battuta, e questo è forse l’elemento più confortante.

La sua ascesa è ancora più evidente, peraltro, se si guarda ai 15 giocatori che hanno vinto più partite (sempre nel circuito maggiore), con Sinner ad occupare la quinta piazza:

  • Rublev 26
  • Djokovic 23
  • Zverev 22
  • Medvedev 20
  • Thiem, Tsitsipas, Raonic, Schwartzman e Sinner 16
  • Nadal, Humbert e Carreno Busta 14
  • Shapovalov 13
  • Mannarino e Coric 12

Sinner non è l’unico Next Gen a comparire in una delle due classifiche (due nomi di giocatori in forte ascesa ma forse non ancora troppo noti, la cui presenza in queste liste può quindi colpire, sono quelli di Alejandro Davidovich Fokina e di Ugo Humbert), mentre la presenza di giocatori sopra i 30 anni (al di là di Nadal e Djokovic, ça va sans dire) inizia a rarefarsi – gli unici altri nomi sono quelli di Bautista Agut e Mannarino. 

Per riassumere, in ogni caso, il rapporto fra i due dati è rappresentato nel seguente grafico, che include chi ha vinto almeno il 60 percento dei propri match:

Rapporto fra vittorie e percentuale di incontri vinti (agosto-novembre 2020)

Il primo dato che salta agli occhi è che gli stessi giocatori occupano il podio nelle due categorie, con Djokovic e Rublev a darsi la staffetta al comando e Zverev subito dietro. Mentre Nole però gioca e vince quasi solo nell’acme dei tornei (1000, Slam e Finals), il russo e il tedesco hanno diversificato un po’ di più: Rublev ha vinto 15 partite (su 15) nei tre 500 giocati, quindi più della metà delle 26 ottenute, mentre Sascha (che pure ha raggiunto due grandi finali a Flushing Meadows e a Bercy) ha rimpolpato il suo bottino con otto vittorie consecutive nel quindicinale di Colonia, un doppio torneo creato quasi solo per lui.    

In virtù di questo approccio bottom-up e più dimesso dei due, le cose cambiano quando si guardano i 15 leader per punti totali, con Zverev che scivola al quinto posto e Rublev al sesto:

  • Djokovic 3870
  • Medvedev 3545
  • Thiem 3260
  • Nadal 2940
  • Zverev 2690
  • Rublev 2565
  • Schwartzman 1750
  • Tsitsipas 1735
  • Carreno Busta 1360
  • Raonic 1275
  • Shapovalov 990
  • Sinner 865
  • Coric 850
  • Ruud 740
  • Humbert e Bautista Agut 720

Ciò che colpisce in un ranking tanto circoscritto è che i vincitori Slam (intestatari di assegni da 2000 punti cadauno) siano esclusi dai primi due posti, cosa che ci dice molto di quanto portare a casa quei sette match da tre su cinque costi dal punto di vista fisico.

Dopo aver vinto Flushing Meadows, Thiem (primo sia dalla ripresa che in tutto il 2020 per punti conquistati negli Slam) ha saltato Roma, è crollato nel quinto set contro Schwartzman a Parigi, ha giocato Vienna con un problema al piede, ha saltato Bercy, e si è espresso al meglio solo alla O2 Arena; Nadal, di contro, ha scelto (giustamente) di concentrarsi sul suo Slam preferito, vincendo un numero relativamente basso di partite ma chiaramente ottenendo ciò che voleva dalla propria filosofia programmatica (a parte forse vincere un grande torneo indoor dopo 15 anni). Entrambi sono superati da Medvedev, che ha avuto un rendimento per certi versi opposto a quello del connazionale Rublev: nei 500 ha avuto un ruolino da sole tre vittorie ed altrettante sconfitte, mentre fra 1000, Slam e Finals ha vinto 17 match su 20 (10 su 15 per Andrey).

Detto questo, si noterà come Djokovic conduca sia per percentuale di vittorie che per punti totali. Fa dunque sorridere che si possa considerare il post-lockdown come un fallimento per Nole, perché se è vero che non è riuscito ad accorciare le distanze da Federer per il record totale di Slam vinti (perdendo anzi terreno da Nadal) o a raggiungere lo svizzero per vittorie alle ATP Finals, ha comunque vinto due Master 1000 (negli eventi maggiori ha vinto 21 incontri, più di tutti, ed è secondo solo a Medvedev per percentuale, 85 percento a 84) e si è assicurato il sesto titolo di numero uno di fine anno, pareggiando il record Open di Sampras e avvicinandosi sempre più al record di settimane in vetta. Ciononostante, sorge spontaneo il quesito su quale approccio sia stato migliore, se quello più tradizionale del serbo o quello più calibrato di Nadal, che ha deciso di dosarsi giocando (e stravincendo) un solo Slam – la risposta non può che essere soggettiva in questo caso.

CONCLUSIONI

Torniamo però alle domande iniziali: le classifiche di questi tre mesi sono una rappresentazione fedele dei valori del tennis maschile? Possono darci indicazioni per il futuro? Come sempre, la risposta non è manichea. Da un lato, si è fatta menzione della superiorità manifesta dei top player che sono scesi in campo validando la propria posizione di preminenza, e questo sembrerebbe far pensare che tutto sommato il gotha del gioco sia consolidato, e probabilmente è così.

D’altro canto, però, ci sono dei caveat altrettanto evidenti, rappresentati dall’assenza di molti grandi giocatori e dalle condizioni psico-fisiche di altri, talmente negative da non poter essere oggettivamente considerate dei trend a lungo termine. Da agosto, quattro top 100 non sono mai scesi in campo: Federer, Kyrgios, Tsonga e Pouille. Altri non hanno vinto neanche una partita in assoluto: Basilashvili (zero su nove!), Monfils e Querrey sono rimasti a secco, mentre quelli che hanno vinto delle partite ma non nel tour principale sono Chardy, Sousa, Ymer, Kohlschreiber e Mager.

In Top 50, inoltre, diversi sono rimasti sotto i propri standard, spesso per ragioni specifiche: tra loro Fognini (reduce da un doppio intervento alle caviglie), Paire (la cui non abnegazione durante il lockdown non è mai stata in dubbio), Edmund, e in misura minore Goffin, unico altro Top 25 oltre al ligure e a La Monf a rimanere sotto il 50 percento di vittorie – nel suo caso i preparativi per le nozze e la susseguente positività al Covid-19 sono le probabili cause.

In sintesi, pertanto, molti giocatori hanno dovuto prendere questa fase (loro malgrado) come un periodo transitorio in cui risolvere i propri problemi fisici con il conforto del nuovo ranking, per molti altri è possibile che le motivazioni siano venute a mancare, e per la sicurezza in classifica e per la mancanza del pubblico, e per altri la condotta durante il lockdown potrebbe non essere stata ineccepibile. Inoltre, la distribuzione dei tornei a livello di superfici è stata un po’ diversa dal solito, senza erba, con una percentuale di molto inferiore di tornei sul cemento all’aperto e con delle condizioni probabilmente irripetibili su terra – giocatori che hanno fatto bene soprattutto indoor, come per esempio Mannarino, o sul rosso pesante dell’autunno appena passato, potrebbero non riuscire a ripetere gli stessi risultati nel 2021.

La somma di questi fattori fa quindi pensare che il declino dei delusi possa essere solo temporaneo, anche se va sottolineato che molti dei tennisti elencati fra gli inattivi o fra quelli dal rendimento negativo sono decisamente avanti con gli anni, e come detto gli ultratrentenni in grande spolvero da agosto non sono stati molti – è possibile che la lunga pausa abbia consumato gli ultimi scampoli della competitività della gran parte dei veterani.  

CHALLENGER E QUALIFICAZIONI

Diamo una breve occhiata, infine, a chi è stato particolarmente continuo nelle aree ancillari al tour principale. Di seguito si trova un grafico che mette in relazione vittorie totali e percentuale fra coloro che includendo qualificazioni e Challenger hanno raggiunto il 60 percento di vittorie:

Rapporto fra vittorie e percentuale di incontri vinti di chi ha giocato Challenger e qualificazioni (agosto-novembre 2020)

Tolti Stan Wawrinka, che ha deciso di giocare i due Challenger di Praga invece di giocare a New York, finendo per affrontare avversari ben al di sotto del suo livello, e Ricardas Berankis (troppe poche partite per fare una valutazione), gli altri (Cecchinato e Martinez in particolare) hanno tutti vinto in maniera consistente, spesso trovando degli exploit anche nel circuito maggiore. E nel 2021 aver chiuso così tante partite potrebbe spingerli a salire ulteriormente in classifica, perché una vittoria è una vittoria a qualsiasi livello, e trovare continuità ed autostima in una fase con così pochi tornei potrebbe garantire loro un vantaggio, al netto, urge ribadirlo, di condizioni che potrebbero essere molto diverse.

Continua a leggere
Commenti

Australian Open

Fabio Fognini che cosa pensi di fare da grande? Berrettini e Sinner sono da semifinale?

Sognare costa poco, ma dando retta al ranking, Berrettini è il primo candidato a un posto in semifinale così come Sonego lo è per i quarti…contro Matteo. E Sinner, dopo il forfait di Ruud, lo è per i quarti: contro Tsitsipas?

Pubblicato

il

Dal record di partecipazione, 10 azzurri nel tabellone maschile, si passa al record degli eliminati al primo turno, sette su dieci, ma direi che il record che conta è il primo e non il secondo che è più una boutade.

E poi dopo aver visto il sorteggio direi che era tutto abbastanza prevedibile. Berrettini, Sinner e Sonego sono i nostri migliori giocatori, tutti e tre compresi fra le teste di serie, n.7, n.11 e n.25 ed è normale che abbiano superato il primo turno. Il solo ad aver perso un set è stato Berrettini che incontrava in Nakashima il giocatore più forte, il solo compreso fra i primi 100, e dopo aver perso ill primo set ha rischiato forte di cederne un altro perché non stava neppure bene, ma ha dimostrato anche in questa occasione una solidità di nervi non comune per venir fuori da una situazione preoccupante. Prima di dire che cosa mi aspetto dai nostri 3 tenori – vabbè, non è una definizione originale, ma mica potevo chiamarli Fab 3 – mi pare si debba spendere qualche commento su Fabio Fognini.

La sconfitta che fa più male forse è la sua. Anche perché è stata nettissima e contro un giocatore, Griekspoor, che anni fa lui avrebbe ridicolizzato. Invece Fabio ha raccolto 9 miseri game in tre set in un’oretta e tre quarti di tennis da dimenticare. La metà del suo avversario.

 

Non intendo assolutamente infierire nei confronti di Fabio. Mi aspetto che qualche maligno pensi che non si aspettasse altro che di farlo, visti i rapporti spesso polemici tenuti da Fognini nei confronti miei, di Ubitennis e dei suoi collaboratori, però mi pare che Fabio da un bel po’ non sia più lui.

a 35 anni è difficile tornare ad essere quello che si era se non si ha – o quantomeno si mostra di non avere – più neppure grande fiducia nelle proprie possibilità. E forse neppure la voglia di continuare a giocare. Tanto Murray appare irriducibile, tanto Fabio pare sconsolato, sfiduciato, quasi rassegnato.

Figurarsi se mi permetto di dargli consigli. Anche perché lui farebbe certamente il contrario di quel che io gli consigliassi. Ma giocare senza pensare di poter vincere non ha molto senso. Sono abbastanza sicuro che a lui non piaccia viaggiare, lasciando Flavia e tre bambini a Arma di Taggia, o anche in Spagna, per fare figure che non avrebbe mai fatto.

C’è il doppio, meno male, e l’amicizia con Bolelli che può essere uno stimolo a continuare. Qualche risultato, abbiamo visto, lì arriva ancora se non si affrontano i più forti della specialità come quelli che non gli hanno dato scampo in Davis a Torino, e questo lo può tenere su di morale.

Del resto tanti tennisti che non si sentivano di lasciare da un momento all’altro il tennis, l’agonismo, il circuito, gli amici frequentati per anni (nel caso di Fabio quasi una ventina d’anni fra carriera junior e adulta), si sono rifugiati nel doppio e hanno continuato a giocare e anche a guadagnare dei bei soldini fino a 40 anni e oltre.

Ovviamente quello dei soldi per Fabio è l’ultimo dei problemi, beato lui.

Fra moglie e marito – senza mettere il dito – i Fognini hanno guadagnato 30 milioni di dollari (lordi) di soli premi ufficiali.  Quanto da  sponsor, esibizioni, gettoni di presenza in Davis e Fed Cup non ho idea. E mica sono l’agente delle tasse. Ma la coppia Fognini potrà mantenere serenamente i 3 figli e i figli dei figli, forse anche i pronipoti.

Fabio è stato il miglior tennista che abbiamo avuto dal tramonto di Panatta e&. Miglior come talento puro dei tre migliori tennisti italiani di oggi, quei tre tenori che abbiamo visto essere ancora in gara a Melbourne.

Sono contento per lui che proprio poco prima che l’anagrafe e qualche problema fisico gli facessero pagare dazio, Fabio si sia tolto la soddisfazione di entrare finalmente fra i top-ten (n. 9 il 15 luglio– dopo essere stato n. 13 del mondo per un breve periodo nell’estate di 9 anni fa: chiuse l’anno a n.16) e di vincere un Masters 1000 a Montecarlo 2019. A febbraio perderà la seconda metà di quei 1000 punti congelati da allora e il suo ranking peggiorerà notevolmente.

Con Montecarlo ha vinto 9 tornei, ma purtroppo negli Slam non ha raggiunto grandissimi traguardi, un solo quarto di finale a Parigi 2011 quando battè annullando caterve di matchpoint Montanes negli ottavi ma facendosi così male da non poter disputare i quarti contro Djokovic.

Si fosse programmato meglio sarebbe probabilmente riuscito a qualificarsi una volta per un Masters che invece ha solo sfiorato.

Gli sono mancati dei centimetri per servire meglio, in tempi in cui i più forti tennisti oggi sono quasi tutti più vicini ai 2 metri che al metro e 90, ma forse ancora di più una testa per uno sport che è durissimo proprio per gli aspetti psicologici che comporta.

Non avendo mai avuto la continuità dei Fab Four, quelli sì veri fenomeni e stiamo constatando anche in questi giorni di cosa sia capace Andy Murray, i 35 anni di Fognini pesano di più, sono quasi come i 40 di un Federer. Nadal e Djokovic, vaccino a parte, reggono ancora alla grande, ma da Fognini ormai non credo ci si possa più aspettare vittorie in qualche torneo che conta. Qualche exploit magari ancora sì, perché di talento ne ha da vendere e quindi qualche bella giornata gli potrà anche capitare. Ma tre di fila non credo proprio. Il mio non vuole assolutamente essere un De Profundis, perché una partita ben giocata da Fognini varrà sempre il prezzo del biglietto, ma quante di queste partite riuscirà ancora a giocare? Cosa vuoi fare da grande caro Fabio? Ai posteri…  

E sempre posteri saranno anche quelli che vedranno a che punto del ranking mondiale sarà capace di issarsi Lorenzoo Musetti.

Speravo proprio che Lorenzo ce la facesse contro de Minaur e invece dopo un illusorio primo set, vinto in rimonta come avrete constatato dalla nostra cronaca e dalla sua intervista , è purtroppo sceso di intensità, ha perso sempre più campo. Tuttavia, anche se era certamente dispiaciuto, non credo possa avere troppi rimpianti.

De Minaur, classe 1999, fra meno di un mese compierà 23 anni. Ha cioè 3 anni più di Lorenzo (che è nato nel marzo 2002) e a quest’età tre anni di differenza sono un abisso.

Ho fiducia che fra tre anni Lorenzo sarà un altro giocatore.

Questa, come le altre sconfitte degli altri 6 azzurri eliminati ci stavano tutte. E salvo Travaglia che ha lottato parecchio, fino ai crampi, con Bautista Agut, e ha almeno vinto un set quando avrebbe potuto vincerne anche due –nel primo ha servito per il set ma ha perso il game a 15 – tutti gli altri hanno perso 3 set a zero. Dominati.

Ho scritto questo editoriale quando i “tre tenori” dovevano scendere in campo e spero di non portare loro male se dico che in teoria potrebbero arrivare tutti e tre nei quarti.

Se ciò accadesse, visto che per centrare quel traguardo Sonego e Berrettini, i gemelli diversi, si troverebbero l’un contro l’altro armati, avremmo la certezza di uno di loro due in semifinale. Roba da stropicciargli gli occhi, perché a seguito del ritiro di Ruud testa di serie n.8 nel settore di Sinner, Jannik è rimasto come il miglior classificato lì.

Quindi Sinner è il maggior candidato a raggiungere i quarti, proprio come Berrettini, ma senza avere sul suo cammino tennisti del calibro di Alcaraz e Korda che invece Matteo potrebbe dover affrontare. Per carità, il Braveheart Murray che ha vinto al quinto con Basilashvili e che a fine anno scorso  battè proprio Sinner non sarà certo avversario arrendevole, ma secondo me Sinner è più solido di Basilashvili…sebbene quando c’è da chiudere un set con il servizio a disposizione tende un po’ troppo spesso a irrigidirsi e a perderlo.

Forse sarebbe stato meglio per lui incontrare  Murray subito, già al secondo turno, perché lo scozzese sarebbe ancora stanco per la battaglia del primo turno, dopo la finale di domenica scorsa. Invece dovrà giocare contro il giapponese Taro Daniel e probabilmente avrà modo di recuperare.

C’è anche de Minaur nel settore di Sinner, ma Sinner oggi come oggi è ben più forte di Musetti. E De Minaur è comunque un tennista con limiti ben definiti.

Sinner giocherà da favorito i prossimi 3 match con Johnson, Murray e de Minaur. Se li vince eccolo nei quarti, probabilmente contro Tsitsipas, il n.4 del seeding e il più abbordabile rispetto a Medvedev, Zverev e secondo me anche rispetto a Nadal (che è n.6).

Sinner ha battuto a Tsitsipas a Roma, dove ci ha anche perso. E per quanto con il greco abbia perso 2 volte su 3 potrebbe – se arrivassero entrambi a scontrarsi – il traguardo della semifinale non sarebbe un traguardo impossibile.

Ben più difficile sarebbe l’eventuale semifinale con Medvedev, nonostante il matchpoint avuto a Torino…quando però il russo un momento sbadigliava (o si fingeva disinteressato) e un altro momento faceva numeri e recuperi da prestigiatore.

Lo so che mi sono spinto troppo in là, nemmeno io fossi parente del Mago Ubaldo, però se ho detto del tutto illogiche fatemelo pure presente. Non mi offendo. E non ho scritto che due italiani giocheranno due semifinali eh. Diciamo che, sebbene io guardi soprattutto a Berrettini contro Alcaraz con grandissima preoccupazione, quasi maggiore di quella che proverei alla vigilia di un Sonego-Monfils – ma attenzione già stanotte a Otte perchè a New York mi impressionò e non sarà facile domarlo, batte molto bene – magari sotto sotto ci spero. Voi no?

Continua a leggere

Australian Open

Chi dei gemelli diversi, Berrettini e Sonego, ha più chances di centrare gli ottavi?

Strapiombo Kenin, delusione Gauff, dispiacere Jabeur. Febbrile attesa Brit per Murray contro… chiunque e per Raducanu-Stephens

Pubblicato

il

A un boomerang dall’Australia risponde un boomerang dalla Francia. Novak Djokovic dovrà decidere cosa farà da grande. Cioè a 35 anni. Il pensionato coerente con le sue libere opinioni? Il tennista professionista che rispetta tutte le stesse regole che rispettano i suoi colleghi? Molte alte strade non le vedo. Salvo che il COVID ci faccia la grazie di scomparire dalla terra con la stessa rapidità con cui si affacciato in Cina e poi nel resto del mondo.

Ma su quest’ultima ipotesi perfino coloro che accusano di ipocondria coloro che contano tristemente i 5 milioni e 500.000 morti disseminati nel globo dal Covid, sembrano poco ottimisti, pur tenendosi attaccati quasi morbosamente _ e per questo morbo davvero non pare ci sia vaccino che funzioni – alle proprie convinzioni NoVax.

Il caso Djokovic ha tenuto banco per tutto questo fine2021-inizio2022, e penso che ci terrà compagnia ancora per qualche mese, ci piaccia o no. E certamente ancora l’anno prossimo a gennaio quando si capirà se a) Djokovic vorrebbe giocare il prossimo Open d’Australia mettendo una pietra sopra a quanto successo quest’anno, b) se le autorità australiane gli apriranno uno spiraglio per evitargli i tre anni di semaforo rosso al Paese.

 

Io mi auguro entrambe le cose, a scanso di equivoci.

Ma siccome oggi volevo parlare di tennis e in fondo nella prima giornata dell’open d’Australia non è poi successo granchè, eviterò di asfissiarvi con un editoriale troppo lungo.

Cominciamo da sciovinisti. Gli italiani. Ce n’erano 8 in gara, hanno vinto in 5. Le due sconfitte, Fognini con Griekspor, Caruso con Kecmanovic per me non sono sorprese. Per quella della Paolini con la Ruse, assai peggio classificata della nostra, preferisco non pronunciarmi perché non conosco abbastanza la tennista rumena. So che ha 24 anni e che ha avuto come best ranking il n.87, ma non ricordo di averla vista giocare abbastanza a lungo. Certo che il punteggio è netto. Come sono netti anche i due punteggi patiti da Fognini e Caruso (per l’appunto i due che lo scorso anno si presero a male parole).

E le cinque vittorie? Mi sono svegliato stamattina, erano le 8 e mezzo, con una grande apprensione. Ero andato a letto poco prima delle quattro del mattino, con Berrettini che aveva salvato diverse pallebreak ma non il primo set. Mentre di occasioni ne aveva avute pochissime con Nakashima, dal servizio con una motion simile a quella del grande Pete Sampras.

Grande sollievo quando stamani ho visto che Matteo aveva vinto in 4 set. Non ci avrei giurato, anche perché i commenti che si udivano indirizzati al suo angolo (leggi Santopadre) erano piuttosto negativi “Ehi ma questo non sbaglia mai! Ma che devo fare? Quante righe prende?” e così proseguendo. Bene che approda al secondo turno e bene anche trovarsi di fronte Kozlov piuttosto che Vesely il quale, con il servizio mancino che si ritrova, in giornata di vena contro Matteo che ha nella risposta il punto più debole, era meglio riuscire ad evitare. Penso che l’ostacolo vero sarà Alcaraz. E più Alcaraz che forse in ottavi Carreno Busta o Korda (che ha fatto fuori brutalmente Norrie, n.12, con Harris n.30, una delle due teste di serie eliminate on the first day. Lo spagnolino allievo di Juan Carlos Ferrero ha avuto il Covid ma lo si è visto allenarsi come un assatanato.

Sonego ha regolato con discreta tranquillità Querrey che per nostra fortuna non è più quello che eliminò Djokovic a Wimbledon e tanti altri giocatori in carriera. Lorenzo deve cercare di vendicare la sconfitta patita con l’ostico tedesco Otte a New York.

E’ notevole l’opportunità che ha di raggiungere gli ottavi, approfittando del vuoto lasciato dall’espulsione di Djokovic. Né Otte né il vincitore di Paul-Kecmanovic sono avversari scarsi…ma al terzo turno è difficile che possa capitare di meglio. Testa di serie n.25 Lorenzo è il miglior in classifica rispetto ai tre che ho citato. Qualcosa dovrebbe pur dire, anche se il ranking non è anche un ranking di specialità, cioè di superficie.

Voglio mettere alla prova i lettori – mi serve capire chi legge e chi “posta” commenti eh – chiedendo loro: secondo voi ha più chances di raggiungere gli ottavi Sonego oppure Berrettini? Son curioso di leggere come la pensiate.

Delle ragazze, anche se ho parlato con la mia vicina di casa Martina Trevisan subito dopo la sua vittoria sulla giapponese Hibino (sostituta dell’ultimo momento della cinese Zheng…sempre occhi a mandorla erano), non ho visto che Camila Giorgi con la nervosissima Potapova che ricordavo aver visto bambina tredicenne superpromettente al torneo junior pasquale di Firenze.. Talmente nervosa che dopo aver concesso pallabreak sul 4-5 e subito il set è scomparsa di scena nel secondo: 6-0. Di Camila …mi ha fatto piacere vedere che apparentemente non sta male. Il suo forfait ritiro nel torneo precedente mi aveva preoccupato. La Martincova non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile come (sulla carta) la Barty al terzo turno.

Non avendo viste le loro partite vi rimando alle cronache dei vittoriosi match della Trevisan (che ha però la Badosa al secondo) e della Bronzetti sulla Gracheva: bravissima Lucia, complimenti perché vincere all’esordio in uno Slam è sempre una piccola grande impresa. Ma anche lei ha l’ostacolo Barty e subito. Si toglierà la soddisfazione di giocare su un grande campo, con tanto pubblico. Quanti pagherebbero? Lei invece con i 154.000 dollari australiani del secondo turno, uscendo dalle qualificazioni, ha già fatto Bingo.

Chiusa la pagina azzurra, accennato all’exploit di Korda ai danni di Norrie (che non penso valga la classifica che ha), sarei stato curioso di guardare dal basso lo scontro fra Opelka e Anderson (2m,11cm contro 2m,03; solo Opelka-Isner avevano raggiunto altezze più elevate) vinto dal primo.

Mentre Nadal che perde solo 7 game con Giron conferma che Rafa, almeno a livello di tornei 250 ATP, sta benino. Non ha nemmeno troppo bisogno di sollecitare il piede malato.

Fra le donne è successo forse qualcosa più importante fuori dal campo, la Jabeur n.9 del seeding che si è ritirata – e davvero dispiace perché oltre a essere la tennista araba più forte di sempre è anche una ragazza deliziosa e che gioca un tennis piacevole come poche – anche se sul campo va registrata la sorprendente netta sconfitta di Coco Gauff  con una delle tante Wang Qiang  (la riconosco a fatica, ammetto, ma so che è la più forte delle omonime) e anche la nuova battuta d’arresto della Kenin, campionessa a Melbourne del 2020, con Madison Keys finalista US Open 2017.

La Kenin perde i 2000 punti che la classifica congelata le aveva lasciato in dotazione, scenderà intorno alla sessantesima posizione …me lo segnala la redazione più informata sulle vicende dei punti congelati che prima o poi dovremo riprendere a discutere perché sono quasi certo che ben poche ne conoscano, o ricordino, tutte le implicazioni e variabili.

Mi appresto stanotte a fare nuovamente le ore piccole. Abbiamo in campo i 6 azzurri del tabellone maschile che non abbiamo visto nella prima giornata.

De Minaur Musetti sarebbe il match più intrigante fra tutti, ma anche uno dei più duri, tranne che per il Travaglia-Bautista Agut e Mager-Rublev. Ma non è che con Cecchinato-Kohlschreiber e Seppi-Majchrzak  si possano fare nottate tranquille e senza caffè. Quanto a Sinner con Joao Sousa beh, non ci faccia scherzi. Se non vince lui allora davvero buona notte.

Se avessi dovuto pagare un biglietto per vedere qualche match della seconda giornata avrei scelto, oltre a Musetti-de Minaur, certamente Murray Basilashvili e Stephens-Raducanu. Si fosse giocato due set su tre anche il maschile avrei puntato su Murray. Tre su cinque forse il georgiano. Se si giocasse su un set su due…non mi perderei mai Kyrgios. Sapendo che già dal secondo set può succedere di tutto. Nel match di cartello femminile…se lo si fosse giocato su un campo periferico avrei avuto il dubbio che la Stephens potesse anche giocare un match distratto, come tanti dei suoi. Ma questo genere di match lei invece lo adora. E allora penso che vincerà. Anzi, lo pensa il Mago Ubaldo.

Continua a leggere

Flash

Ranking WTA, Paula Badosa al sesto posto. Serena Williams esce dalla Top 50

Best ranking anche per Cori Gauff, male Mertens e Vondrousova

Pubblicato

il

Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Pochi movimenti verso l’alto nel WTA Ranking di questa settimana, come d’altronde è tradizione per il periodo immediatamente precedente ad uno Slam. In Top 10 c’è grande stabilità, con una sola eccezione: forte del titolo conquistato al 500 di Sydney, Paula Badosa ha conquistato il best ranking di N.6 WTA; e pensare che un anno fa era stata l’unica tennista positiva (uomini compresi) alla vigilia del torneo, finendo isolata in un hotel senza nemmeno gli attrezzi per allenarsi. A fare le spese della sua ascesa sono Maria Sakkari (-2, da N.6 a N.8) e Iga Swiatek (-1, da N.8 a N.9).

In Top 20 ci sono altre due tenniste che raggiungono la propria miglior classifica, vale a dire Elena Rybakina (N.12, +1) e Cori Gauff (N.16, +3). Calo per Angelique Kerber (N.17, -3) e soprattutto per Elise Mertens, che esce dalle prime venti accasandosi alla 26 (-6). Il suo posto viene preso da Petra Kvitova (+2, N.19). Poco più indietro, buon salto per Daria Kasatkina (N.23, +3).

I veri spostamenti di rilievo sono avvenuti più indietro. Si segnalano infatti i forti cali di Marketa Vondrousova (-7, N.41) e soprattutto di Serena Williams, che è uscita dalla Top 50 perdendo 12 posizioni. Questo è solo il prodromo di un vero e proprio crollo per la leggenda statunitense, che dopo l’Australian Open (dove difendeva la semifinale ma è stata costretta al forfait) uscirà addirittura dalle prime 200 (il suo live ranking è di N.244). Destino simile per la finalista uscente Jennifer Brady, che fra due settimane si troverà fuori dalle prime cento (live ranking di N.110). Di seguito la Top 50:

 
Classifica WTAVariazioneGiocatricePunti
10Ashleigh Barty7111
20Aryna Sabalenka5698
30Garbiñe Muguruza5425
40Barbora Krejcikova5213
50Karolina Pliskova4582
6+3Paula Badosa4264
70Anett Kontaveit4231
8-2Maria Sakkari4071
9-1Iga Swiatek3916
100Ons Jabeur3500
110Anastasia Pavlyuchenkova2968
12+1Elena Rybakina2765
13-1Sofia Kenin2762
140Naomi Osaka2696
150Simona Halep2657
16+3Cori Gauff2655
17-1Elina Svitolina2641
180Emma Raducanu2595
19+2Petra Kvitova2530
20-3Angelique Kerber2517
21+1Jessica Pegula2474
22+1Belinda Bencic2415
23+3Daria Kasatkina2360
240Leylah Fernandez2279
250Victoria Azarenka2166
26-6Elise Mertens2091
27+1Jelena Ostapenko2035
28-1Jennifer Brady1953
29+2Tamara Zidansek1931
30-1Danielle Collins1911
31+1Karolina Muchova1734
32-2Veronika Kudermetova1695
330Camila Giorgi1692
34+3Jil Teichmann1620
350Sara Sorribes Tormo1588
360Shelby Rogers1583
37+2Liudmila Samsonova1577
380Sorana Cirstea1502
39+2Clara Tauson1459
40+2Viktorija Golubic1452
41-7Marketa Vondrousova1447
42+1Yulia Putintseva1400
43+2Ajla Tomljanovic1395
44+2Bianca Andreescu1378
45-5Ekaterina Alexandrova1356
46+11Alison Riske1271
47+1Tereza Martincova1226
48+1Katerina Siniakova1220
49+2Anna Kalinina1188
50+3Camila Osorio1167

CASA ITALIA

Le migliori giocatrici italiane rimangono piuttosto stabili, anche perché la N.1 Camila Giorgi ha deciso di non scendere in campo prima dell’Australian Open, mentre Trevisan, Errani, Bronzetti, Cocciaretto, Stefanini e Di Sarra erano impegnate nelle qualificazioni dello Slam – Trevisan e Bronzetti sono riuscite ad accaparrarsi un posto in tabellone, con Lucia che si è guadagnata l’esordio assoluto in un Major. Si segnala purtroppo la forte discesa di Bianca Turati, che ha perso 64 posizioni rispetto alla scorsa settimana. Di seguito le venti migliori azzurre:

Classifica WTAVariazioneGiocatricePunti
330Camila Giorgi1692
520Jasmine Paolini1153
111+2Martina Trevisan713
121+2Sara Errani621
142+3Lucia Bronzetti511
159-4Elisabetta Cocciaretto43′
184-3Lucrezia Stefanini368
190+2Giulia Gatto-Monticone361
204+1Federica Di Sarra337
280+4Martina Di Giuseppe243
294+4Cristiana Ferrando229
295-2Jessica Pieri228
386-64Bianca Turati148
411+3Stefania Rubini131
413+3Camilla Rosatello129
414-7Martina Caregaro129
424+2Anna Turati123
430+1Nuria Brancaccio121
444+1Dalila Spiteri115
469-1Anastasia Grymalska105

NEXT GEN RANKING

Raggiunto il best ranking, Coco Gauff si riprende anche lo scettro di miglior teenager del circuito grazie alla semifinale raggiunta all’Adelaide International 2. Superata Emma Raducanu, travolta senza tema di smentita da Rybakina a Sydney. Brutto calo per Marta Kostyuk, che perde 16 posizioni ed esce dalla Top 50. Qui le migliori tenniste nate dopo il 1° gennaio 2002:

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
1+3Cori Gauff200416
20Emma Raducanu200219
30Leylah Fernandez200224
4+2Clara Tauson200239
5-16Marta Kostyuk200266
6+3Qinwen Zheng2002108
7+3Diane Parry2002114
8+1Daria Snigur2002151
90Victoria Jimenez Kasintseva2005202
10+3Elina Avanesyan2002211

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement