Tennis ed empatia: si può!

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Tennis ed empatia: si può!

Perché è così importante che il coach si metta nei panni dell’allievo? Ce lo spiega Fulvio Consoli, dottore in Scienze Sociali ed esperto di mental coaching

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Matteo Berrettini e Vincenzo Santopadre (via Twitter, @UTShowdown)

Jannik Sinner è convinto che la testa conti al 70% per il successo di un tennista. Tsitsipas, intervistato da Stefano Meloccaro per Sky Sport, ha ridotto la percentuale al 50%. Difficile scendere sotto questa quota, anche intervistando numerosi altri giocatori di spicco.

Ci sentiamo di aggiungere che una grande importanza, all’interno del contesto di ‘allenamento della mente’, è rivestita dalla cura dall’emotività dell’atleta. Per molto tempo si è erroneamente creduto che il tennis si potesse insegnare solo ed esclusivamente attraverso la trattazione della tecnica, e che gli altri aspetti individualizzati e finalizzati al miglioramento o mantenimento delle condizioni psico-fisiche dell’atleta, tattico-strategico e coordinativo, fossero di marginale importanza.

Oggi si sostiene che tutti gli elementi sopra menzionati debbano essere affrontati dagli istruttori/maestri/coach nell’ambito dell’allenamento, della competizione e non solo, al fine di favorire la crescita equilibrata dell’uomo atleta-tennista.

 

Lo sport si può definire un campo di esperienza con una specificità educativa tale da giustificare una rilevanza pedagogica. La dimensione ludica e quella atletico-sportiva sono strettamente legate fino a confondersi l’una con l’altra. Lungo il cammino di una professione come quella di un istruttore/maestro/coach, deve essere messa al primo posto l’autentica intenzione di immedesimarsi con il mondo dei bambini (soprattutto con quelli più piccoli) per far risaltare le doti di questa professione, divenendo a tutti gli effetti degli educatori. Bisogna essere disposti a ‘servirli’ nel senso più nobile del termine, diventando una persona che ispira fiducia.

Con i bambini, bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi e farsi piccoli” (Janusz Korczack, pedagogo). Giocando, il bambino libera la mente da contaminazioni esterne – primo fra tutti il giudizio altrui – e sperimenta la possibilità di scaricare la propria istintività ed emotività. Per questa ragione ha bisogno di una persona accanto, un educatore che sappia ascoltare, un maestro di cognizioni e virtù, una guida spirituale.

Nella visione didattica moderna del maestro di tennis, a nostro modo di vedere, l’aspetto emotivo deve precedere gli altri come importanza. Stiamo parlando dell’empatia (dal greco enphatos, “sentire dentro”), che è una competenza fondamentale dell’intelligenza emotiva. L’empatia è la capacità di mettersi nei panni degli altri. L’imitazione sul piano corporeo, se vogliamo, è alla base dell’empatia nascendo dalla corteccia motoria. Prima di tutto, noi imitiamo il movimento.

Nel 1982 la American Psychological Association (APA) condusse una ricerca e i professionisti appartenenti a diversi orientamenti psicologici descrissero Carl R. Rogers, psicologo statunitense, come colui che più di tutti aveva influenzato il loro lavoro nel campo dell’empatia. Carl R. Rogers seppe accogliere e facilitare il cambiamento con profondo rispetto, sviluppando notevoli capacità di ascolto empatico, in tutti i campi, e fu il primo a democratizzare l’asse della relazione e indicare che la qualità di tale relazione determina i risultati. In sintesi: quanto più corretto e ‘di qualità’ sarà l’approccio con l’allievo, tanto più ne raccoglieremo i benefici. Accettazione ed empatia sono le condizioni preliminari per costruire ogni rapporto consolidato e in particolare quello di un coach con il suo atleta.

Il coach traccia il percorso formativo e non si limita ad affidare i compiti e poi a verificare se e come sono stati fatti. La sua azione pedagogica non è asettica, ma si basa sulla costruzione di un rapporto/patto di fiducia.

Nel tennis l’unica regola è che non ci sono regole sostiene un grande coach dei nostri tempi quale Alberto Castellani, ed è il coach che programma strategie di empowerment e responsabilizzazione mettendo in risalto l’atleta-uomo, strategie vincenti rispetto alle altre usate da docenti eccessivamente scolastici. Il coach accetta il suo atleta accogliendolo con rispetto ed empatia facendolo vivere nel suo modo di costruire le esperienze e di rapportarsi con se stesso, con gli altri e il mondo. Facendo leva sull’empatia, il coach potrà dispiegare completamente la capacità adattiva del proprio atleta, ottenendo validi risultati.

In questo senso sono rilevanti esempi di ex tennisti che hanno saputo mettere a frutto l’esperienza sul campo nella nuova vita da allenatori. Un esempio lo abbiamo in casa ed è Vincenzo Santopadre, ex top 100 che ha portato Matteo Berrettini in top 10. “Le giuste competenze si trovano solamente dopo aver vissuto determinate situazioni” ha raccontato in una recente intervista, e il frequente utilizzo del pronome plurale ‘noi’ quando parla dei miglioramenti di Matteo ci suggerisce un approccio marcatamente empatico, nel quale il coach si mette nei panni dell’allievo per comprendere le sue difficoltà e aiutarlo a superarle.

Da qui l’accettazione della tesi che come nell’allenamento fisico, anche in quello mentale – se non adeguatamente ripetuto –  il passato può condizionare il presente in caso di carenza di risultati, anche se è ancora più importante come nel presente visualizziamo e programmiamo il nostro futuro.

METTERE IN PRATICA

A conclusione, descriviamo alcuni esercizi di base che attraverso l’imitazione corporea consentono lo sviluppo dell’empatia tra allenatore e giocatore. L’empatia arriva con il tempo, quando il coach riesce a mettersi – a livello emotivo –  nei panni dell’atleta, e quando quest’ultimo, non sentendosi giudicato, inizia a fidarsi di lui. A questo punto il processo empatico ha raggiunto il suo scopo. Entrambi devono trovare la chiave, che è quella di trarre soddisfazione per quello che si fa fino al punto di affidarsi l’uno all’altro.

Si tenga conto che non esistono esercizi standardizzati per entrare in empatia con l’atleta, ma esiste la capacità del coach di adattare l’esercizio a seconda della situazione emotiva del giocatore. Attraverso semplici esercizi – come quelli elencati nel seguito – che vengono di routine proposti sui campi, l’allenatore deve saper leggere il “qui ed ora” dell’atleta e di conseguenza saper applicare tutte le varianti all’esercizio stesso per fare in modo che l’atleta si diverta, dia il massimo e rimanga soddisfatto.

a) Esercizio di riscaldamento – L’obiettivo è quello di lavorare sulla mobilità articolare, prima di iniziare il lavoro sul campo. L’atleta, con la racchetta in mano, è posto di fronte al coach il quale gli lancia la pallina: l’atleta deve colpire dapprima con la mano destra, successivamente passare la racchetta alla mano sinistra e colpire e così via dicendo. In alternativa l’atleta può ammortizzare la pallina con la racchetta per poi rilanciarla facendola prima passare intorno al proprio corpo controllando bene l’attrezzo. Nasce così l’intesa che consente di non far cadere la pallina.

Esempio di esercizio di riscaldamento

b) Esercizio di reazione – L’obiettivo è quello di afferrare la pallina e rilanciarla per reagire rapidamente e in modo corretto agli stimoli. L’atleta è sempre posto di fronte al suo coach, il quale colpisce alternativamente la pallina con il dritto e con il rovescio e chiede all’atleta di imitare i propri movimenti, lavorando così sull’empatia corporea, solo dopo aver stoppato la pallina, ponendo attenzione alla rotazione e all’estensione lineare del braccio in entrambi i colpi.

Esempi di esercizi di reazione

c) Esercizio di coordinazione –  Coach ed atleta sono posti su una stessa pedana con le racchette in mano: entrambi ruotano a 360° cercando di palleggiare senza sbagliare. L’obiettivo si raggiunge con dei piccoli spostamenti, attraverso una divertente complicità, sviluppando l’empatia tra allenatore e giocatore.


Fulvio Consoli è dottore in Scienze Sociali, coach GPTCA e membro scientifico della ISMCA. L’autore ha scritto “Un mondo in movimento” (2012) e numerosi altri articoli scientifici. Membro dello staff tecnico del Country Club di Cuneo.

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ATP

ATP Madrid: Sinner mostra i limiti dell’età, salta la sfida con Nadal. “Tornerò più forte”

MADRID – Il 19enne azzurro, nervoso e infastidito dal polline, cede in due set ad Alexei Popyrin dopo aver servito per vincere il primo: “L’ho perso io tre volte”

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Jannik Sinner - Madrid 2021 (photo Ángel Martínez)

dal nostro inviato a Madrid

L’attesa sfida tra Rafa Nadal e Jannik Sinner è saltata. Ci ha messo lo zampino Alexei Popyrin, un paio d’anni più anziano dell’altoatesino. Sinner si è lasciato scivolare dalle mani un match che ha tenuto in controllo per gran parte del primo set; il servizio però lo ha deluso nel momento del bisogno e nel secondo set, cosa sorprendente per lui, è stato preda del nervosismo. Merito va dato anche all’australiano che ha fatto fruttare al massimo il suo gioco non così vario, ma senza dubbio concreto sia col dritto che col servizio (che viaggia attorno ai 210km/h con disinvoltura). Per l’altoatesino dunque la prima partecipazione nel tabellone principale di Madrid si conclude con una vittoria per ritiro contro Guido Pella e una sconfitta contro il campione juniores del Roland Garros 2017.

Sinner ha giocato il secondo match consecutivo sul campo 3, chiuso al pubblico, ma il leggero venticello che ha iniziato a tirare a metà pomeriggio ha reso l’atmosfera ideale. In aggiunta, la grossa struttura ha fatto ombra sul campo sin da subito quindi il sole non ha minimamente impensierito né i giocatori né i pochi addetti ai lavori presenti (ci ha pensato solo il polline, e sfortuna vuole che Sinner sia allergico). Solo Riccardo Piatti, allenatore di Jannik, ha preferito abbandonare il suo box per prendere posto sugli spalti sotto il sole.

Sinner sfrutta subito un passo falso di Popyrin nel primo game – anche se di solito è proprio Jannik a partire a rilento – per mettere subito la testa avanti. Tutto lasciava presagire che questo sarebbe bastato per vincere il primo set, ma al momento di servire sul 5-4 Jannik ha perso incisività rimettendo in corsa il 21enne, che nei game successivi si è caricato ancor di più annullando tre palle break. L’australiano ha iniziato a giocare con cosi tanta convinzione che a un certo punto persino il tie-break sembrava in discussione. Giunti al gioco decisivo, Sinner sembrava aver ritrovato la bussola ma era solo apparenza: dopo aver condotto 4-1 infatti si è spento di nuovo, e complice anche un doppio fallo ha consentito a Popyrin di rifarsi sotto e l’australiano non si è fatto pregare, chiudendo poi a sua volta col servizio.

 

La falla nel gioco di Sinner ha continuato a far imbarcare acqua anche nel secondo set, che si è aperto con un break a suo svantaggio. Come se i problemi sul campo non bastassero, Jannik ha iniziato anche a tossire a causa dell’eccessiva quantità di polline nell’aria e tutto questo, sommato al gioco di Popyrin che non gli ha lasciato un attimo di respiro, ha reso Sinner insolitamente nervoso. Era evidente che qualcosa non andasse, e quando ha scagliato una pallina fin quasi sopra il tetto il suo nervosismo è stato anche certificato da un warningPopryn non si è lasciato irretire e ha messo la parola fine al match con un secondo break dopo un un’ora e 36 minuti di gioco, col punteggio di 7-6(5) 6-2. Proveniente dalle qualificazioni, quello contro Nadal sarà il primo ottavo di finale in un Masters 1000 dopo essersi fermato al secondo turno sia a Miami che a Montecarlo quest’anno. Sinner invece manca l’appuntamento con la 20° vittoria della stagione ma, se come ripete spesso lui da ogni sconfitta sa trarre un insegnamento, questo match sarà un maestro severo ma importante.

Il primo set praticamente l’ho perso tre volte, il mio servizio non è andato per niente bene” ha ammesso onestamente Sinner in conferenza. Tutto sommato, però, non è apparso molto abbattuto e ha anche riconosciuto i meriti dell’avversario: “Lui ha giocato meglio di me, sia col dritto che col servizio.” Jannik poi ha spiegato meglio i problemi attraversati tra primo e secondo set. “Io soffro di allergia e qui c’è tanto polline, inoltre gioco con le lenti a contatto e tutto questo mi ha dato molto fastidio“. Queste però non sono affatto delle scuse e la sua chiosa fa ben sperare: “Tornerò più forte di prima“.

Dal canto suo invece Popyrin si è mostrato decisamente sicuro di sé: “Non credo di essere troppo lontano dal livello di Sinner.Qualcuno potrebbere storcere il naso, ma del resto dev’essere questo lo spirito per poter compere nel tennis dei grandi. “Non ho iniziato la partita pensando di dover perdere” ha poi aggiunto. E infatti l’ha finita vincendo.

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ATP

ATP Madrid: buona la prima per Medvedev. Karatsev sommerge Schwartzman di vincenti

MADRID – Il n.3 del mondo ritrova campo e vittoria dopo lo stop per coronavirus. Vince anche Zverev. Schwartzman sconsolato: “Ha iniziato a tirare 2 vincenti a game!”

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Daniil Medvedev - ATP Madrid 2021 (ph. Alberto Nevado)

dal nostro inviato a Madrid

La sfida inedita tra il 21enne idolo di casa Alejandro Davidovich Fokina, in tabellone grazie a una wild card, e Daniil Medvedev ha aperto il programma di giornata sul centrale della Caja Magica. L’ha spuntata il russo in rimonta (4-6 6-4 6-2), sebbene sia stato lo spagnolo a interpretare meglio il match dal punto di vista tattico: ha preso la rete quando era il momento di farlo, accelerato quando ne aveva l’opportunità e ha tenuto lo scambio da fondo quando il russo cercava di prendere il sopravvento.

Questo mercoledì è la prima vera giornata calda del torneo, con la temperatura sempre sopra i 20°, e Davidovich l’ha scaldata ulteriormente costringendo il suo avversario a scattare spesso in avanti per rincorrere le sue palle corte. Nel primo set con questo colpo ha avuto più fortuna, e la sua maggior dimestichezza con la superficie gli ha permesso di recuperare un break e vincere persino il primo parziale 6-4.

 

Nel secondo set Medvedev ha iniziato ad innervosirsi un po’, sia per il campo a suo dire non perfetto (ha ricevuto anche un warning per aver colpito il suolo con la racchetta) sia per certe palle imprendibili del suo avversario, ma tutto sommato questa frustrazione ha avuto un effetto benefico sul suo tennis. Il n. 3 del mondo si è fatto leggermente più solido da fondo e questo è bastato per rimettersi in corsa; Davidovich Fokina invece, che ha comunque sempre lottato alla pari col suo avversario per quasi due ore, ha pagato a caro prezzo un solo game denso di errori grazie al quale Daniil ha rimesso il punteggio in parità restituendogli il 6-4.

Nel set decisivo Davidovich è calato sensibilmente e Medvedev ne ha approfittato sfiancandolo con i suoi classici scambi lunghi ed estenuanti, chiudendo 6-2 in due ore e 12 minuti. Per il russo questa (contro il più giovane spagnolo in top 50) è comunque un’ottima vittoria, e arriva al primo match dopo il torneo di Miami e soprattutto dopo aver contratto il coronavirus, circostanza che l’ha costretto a saltare Montecarlo.

EL PEQUE DURA POCO, PASSA KARATSEV – Aslan Karatsev, alla sua prima partecipazione a questo torneo, prosegue il suo cammino battendo il n. 9 del mondo Diego Schwartzman. Viste le recenti prestazioni del russo sulla terra (finale a Belgrado con vittoria su Djokovic in semi) non è un risultato del tutto inaspettato, ma sorprende di più l’arrendevolezza dell’argentino nei due set conclusivi, dopo che aveva vinto abbastanza agevolmente il primo set. In conferenza, Diego ha analizzato la partita in modo semplice e conciso: “Io non sto giocando il mio miglior tennis, ma lui, dopo aver sbagliato quasi tutto per un set, ha iniziato a fare due o tre vincenti per game“. Con buona approssimazione, in effetti, è andata così: il 31-3 nel confronto tra i colpi vincenti riassume bene la questione. I due tennisti sono simili per conformazione fisica: baricentro basso e grande potenza nelle gambe, lo stile però differisce eccome. Diego predilige colpi più arrotati, classici da terra battuta, ed è riuscito a tenere a bada Aslan – che invece picchia forte e piatto dalla riga di fondo – solamente nel primo set, nel quale Karatsev era apparso piuttosto impreciso e scarico emotivamente.

Aslan Karatsev – ATP Madrid 2021 (courtesy of tournament)

Ancor meno difficoltà ha incontrato Sascha Zverev nel liberarsi d(el fantasma d)i Kei Nishikori, un rapido 6-3 6-2 da 75 minuti che potrebbe aver riconsegnato uno Zverev decente al circuito: sarà Evans agli ottavi a testarne gli effettivi miglioramenti. Non riuscivo ad allenare come si deve al servizio da più di un mese, praticamente da Miami; in questi giorni per la prima volta da allora sono tornato alla mia routine” ha detto Zverev in conferenza, confermando poi il suo feeling con questo torneo vinto nel 2018 senza perdere il servizio. “L’altitudine aiuta molto chi serve come me, qui mi trovo bene anche se forse a Roma ancora meglio. Mentre Parigi è il torneo in cui posso migliorare di più“.

TSITSIPAS PASSEGGIA SU PAIRE – Seppur il risultato raramente è stato messo in discussione, almeno Paire con le sue frequenti discese a rete ha allietato la serata del pubblico del centrale rimasto un po’ a bocca asciutta dopo il ritiro di Mertens. Questi infatti erano i due match della sessione serale, che combinati hanno fatto un’ora e tre quarti di spettacolo. Il prezzo dei biglietti, per i settori più alti dello stadio partiva da 40 euro… chissà quanti dei presenti avrebbero preferito risparmiarsi l’uscita per restare a casa a guardare il Real. La condizione atletica del francese comunque non era sufficiente per disputare un match ATP, soprattutto se la ‘preparazione’ è consistita in 10 giorni di vacanza alle Maldive. Stefanos Tsitsipas ha dominato nel primo set cercando spesso il dritto del suo avversario, oggi estremamente falloso, e dopo aver chiuso 6-1 se l’è presa un po’ più comoda nel secondo set lasciando un game in più al francese. Con la sua sconfitta esce di scena anche l’ultimo transalpino in gara mentre il finalista dell’edizione 2019 si è conquistato un posto agli ottavi contro il vincente di Ruud-Nichioka.

Il tabellone completo di Madrid

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Flash

WTA Madrid: Barty supera Kvitova al terzo, ora rivincita con Badosa

MADIRD – Un ottimo servizio permette alla n. 1 del mondo di superare Petra. La wild card spagnola è la prima tennista di casa in semifinale nella storia del torneo

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dal nostro inviato a Madrid

Il tabellone WTA di questo torneo è stato difficile per parecchie tenniste e tra esse la più sfortunata è stata sicuramente Petra Kvitova. La ceca, dopo aver battuto Kerber e Kudermentova, si è trovata davanti una n. 1 del mondo Asheligh Barty in gran forma dopo il successo a Stoccarda. Il decimo confronto tra le due è andato in favore dell’australiana per 6-1 3-6 6-3 – riportando il conteggi degli scontri diretti sul 5 pari – dopo un match non particolarmente entusiasmante giocato su un campo centrale quasi deserto (forse erano tutti a pranzo in attesa di Nadal) con un caldo in netto contrasto col fresco dei giorni scorsi. 

Entrambe le tenniste hanno nel servizio una delle loro armi principali quindi era lecito non aspettarsi troppi break e contro-break. I primi due set infatti se li sono spartiti senza che ci fosse troppa incertezza: il primo è stato dominato da Barty sotto ogni aspetto del gioco, mentre nel secondo un break in apertura mantenuto con grande autorità da Petra ha rimesso l’incontro in equilibrio. Nel parziale decisivo Kvitova è apparsa leggermente più stanca e nonostante la sua palla viaggiasse più veloce di quella della sua avversaria, le sue accelerazioni non erano più così pungenti mentre Barty, che oggettivamente dispone di maggior tecnica, ha adottatto un tennis di sostanza con palle profonde e tagliate. Inizialmente la scelta sembrava pagare come dimostra il suo vantaggio 3-0, ma poi la n. 12 ha deciso di adattarsi limitandosi anche lei a gestire gli scambi e si è rifatta sotto. Recuperato il break di svantaggio Kvitova è sembrata in grado di poter portare a casa il match ma Barty si è aggrappata al servizio variando molto con questo colpo e alternando ace centrali a palle lavorate esterne, impossibili da gestire.

 

Alla fine è stato un break nel sesto game a decidere la sfida, rimasta incerta fino all’ultimo, in favore della n. 1 e dove proprio nella parte finale si sono visti gli scambi più spettacolari. Per Kvitova alla fine il torneo si può considerare più che soddisfacente viste le tre prestazioni mostrate, per Barty invece ci sarà la prima semifinale qui a Madrid e affronterà la sorpresa del torneo.

In mattinata infatti ha centrato il successo anche la 23enne Paula Badosa Gibert contro Belinda Bencic per 6-4 7-5. La wild card di casa è la prima giocatrice spagnola a raggiungere la semifinale nella storia di questo evento (la cui prima versione femminile è datata 2009) e come ha ammesso lei stessa in conferenza stampa: “non potrei chiedere niente di meglio per il mio primo grande risultato della mia carriera.” Le due si erano già affrontate a Charleston e a vincere era sempre stata lei. “Sono onesta e ammetto che ero molto nervosa oggi perché certe volte questi match possono essere ingannevoli; quando ci hai già giocato qualche settimana prima pensi subito nella tua testa di avere l’opportunità. Sono felice di aver controllato i miei nervi, questa è la cosa di cui sono più orgogliosa finora.”

Come detto la sua prossima avversaria sarà Barty e anche con lei c’è un fresco precedente a Charleston e in quel caso Badosa era riuscita a spuntarla. “Mi aspetto un match completamente differente, lei è la n. 1 del mondo e ora mi conosce. A questo tipo di giocatrici non piace fare due volte lo stesso errore quindi mi aspetto un incontro duro.”

Il tabellone aggiornato con tutti i risultati

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