Djokovic: "L'infortunio è uno strappo. Non è bello sentire chi giudica senza sapere i fatti"

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Djokovic: “L’infortunio è uno strappo. Non è bello sentire chi giudica senza sapere i fatti”

Il nove volte campione dell’Australian Open Novak Djokovic in conferenza stampa. “Questo titolo è stato uno dei più impegnativi. Avrete la possibilità di vedere come ho recuperato dall’infortunio quando uscirà il documentario”

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Novak Djokovic - Australian Open 2021 (dal suo account Twitter)

Novak Djokovic è riuscito a fare quello che qualcuno, forse riponendo troppe speranze nel valore assoluto di Daniil Medvedev o sottovalutando le armi del più forte giocatore della storia di questo torneo, riteneva un po’ meno probabile degli ultimi anni. Vincere l’Australian Open, per la nona volta in carriera,

A inaugurare la conferenza stampa del vincitore c’è il boss del torneo e di Tennis Australia – Craig Tiley. “Vorrei proporre un brindisi in onore di Novak, autore di una prestazione esemplare come tutti avete visto. Ricordo che nel 2008 hai battezzato questi campi, era la tua prima vittoria e fu un momento speciale. Da allora hai vinto nove Australian Open: congratulazioni, Novak. Grazie per l’esempio che dai, dentro e fuori dal campo. Sei un campione vero, te lo meriti“. Nole contro-ringrazia per lo sforzo fatto nell’organizzare il torneo, c’è il brindisi e la conferenza può iniziare.

Nelle prime battute emerge subito il tema dell’infortunio patito nella sfida di terzo turno con Fritz, che ha reso questo trionfo ulteriormente pieno di significati. Nole chiarirà qualche domanda più tardi il suo punto di vista, in modo piuttosto deciso, confermando la diagnosi che aveva anticipato al termine di quella partita. “È uno strappo al muscolo obliquo dell’addome (non specifica se interno o esterno, due muscoli differenti, ndr). L’ho sentito appena è successo contro Fritz ed è quello che ho detto nell’intervista post-partita. Sono andato a intuito, ma ho pensato quello a causa dello schiocco e di come mi sono sentito subito dopo. Ero preoccupato e non sembravo in grado di giocare. Non ne avevo idea fino a due ore prima degli ottavi, quando sono sceso in campo e ho giocato a tennis per la prima volta dopo il terzo turno. Mi sentivo ok, il dolore era sopportabile e ho accettato di dover giocare con il dolore. Nello sport professionistico si gioca spesso con il dolore, ma questo era un dolore diverso, derivante da un infortunio piuttosto che da un indolenzimento. Se ero consapevole del fatto che avrei potuto peggiorare le cose? Sì, lo sapevo. Come ho già detto, se devo scegliere un torneo in cui rischiare un infortunio più grave pur di avere una chance di vincere, è questo. Ovviamente non ho fatto tutto da solo, il mio team e il mio fisioterapista hanno fatto un lavoro incredibile. Grazie a Dio sono riuscito a fare quello che ho fatto“.

 

Proprio sulla natura del suo infortunio, e sulla sua capacità di recuperare tanto rapidamente, Nole non ha ricevuto – eufemismo – grossi attestati di fiducia. “So che ci sono state molte speculazioni, la gente si è chiesta se fossi davvero infortunato e come abbia potuto recuperare così rapidamente. Lo capisco, ognuno ha diritto di esprimere la propria opinione e di criticare. Mi sembra ingiusto, ma non sarà né la prima né l’ultima volta. Avrete la possibilità di vedere nel dettaglio cosa abbiamo fatto negli ultimi 9-10 giorni quando uscirà il documentario, a fine anno. Abbiamo ripreso molte delle cose che abbiamo fatto qui ma anche nei sei mesi precedenti. Potrete vedere di più sulla routine del mio recupero, cosa è successo dietro le quinte“.

Novak ci tiene a rimarcare la veridicità della sua versione, oltre all’umano dispiacere per le diverse critiche ricevute. “Non è bello sentire chi giudica senza aver davvero verificato i fatti. Ma come ho già detto, non è la prima volta – mi è successo molte volte in carriera. Sta a me decidere se reagire o meno e in che modo, ma non permetto che questo ostacoli il mio rendimento in campo. In un certo senso, credo che vincere il trofeo sia la mia risposta“. Non è la prima volta che Nole ammette, sebbene in modo velato, di sentirsi un po’ accerchiato dall’opinione pubblica. Gli chiedono se queste critiche costanti gli facciano male, in qualche modo. “Ovviamente sì, sono un essere umano come tutti. Provo emozioni e non mi piace quando vengo attaccato apertamente. Non posso dire che non mi interessa, devo essere onesto. Ma credo di aver sviluppato una corazza spessa nel corso degli anni per schivare queste cose e concentrarmi su ciò che conta“.


La conferenza è lunghissima, circa trenta minuti, e potete rivederla integralmente qui. Riporteremo in altra sede alcune battute di Djokovic sui suoi rivali, giovani e meno giovani.


Sul significato dei suoi nove trionfi australiani, Nole si lascia andare a una lunga considerazione. “Ognuno è differente, sono difficili da comparare. Sicuramente questo è stato uno dei più impegnativi dal punto di vista emotivo, per tutto quello che è successo fuori dal campo, l’infortunio, la quarantena. Queste quattro settimane sono state un viaggio sulle montagne russe. Ovviamente non sono l’unico a essermi trovato in quella situazione, non posso lamentarmi anche perché mi è andata meglio rispetto a chi non ha potuto allenarsi per 15-20 giorni. Ho provato emozioni contrastanti, molta sofferenza, molto sacrificio”.

Poi torna sulle difficoltà di organizzare il torneo in queste condizioni, e sulle difficoltà dei giocatori di restare concentrati sulle faccende di campo. “All’inizio non sembravamo i benvenuti a giudicare da quello che hanno scritto i media, ma alla fine credo sia stato un torneo di grande successo. Tutti ci auguriamo altri tornei come questo in calendario, ma sarà difficile vedere pubblico altrove. Per me è stato difficile mantenere la mente serena e concentrata su quello che contava di più, e ho speso molte risorse col mio team per ritrovarmi qui con il trofeo. Vedremo cosa mi riserverà il resta della stagione“.

Le risposte di Nole sono tutte molto lunghe e dettagliate. L’esigenza di tirare fuori quello che ha dentro è evidente, e traspare dall’espressione serena dipinta sul suo volto. “Nonostante io abbia vinto e giocato così tante finali negli Slam, mi godo ogni singolo successo – adesso persino di più perché so che più tempo passa, più difficile diventerà per me mettere le mani su un trofeo Slam. I giovani stanno arrivando e sono affamati come me, forse anche di più, e stanno sfidando me, Roger e Rafa. Non mi sento vecchio o stanco, ma biologicamente e realisticamente le cose sono diverse rispetto a dieci anni fa. Devo essere furbo con la programmazione, per essere in forma al momento giusto e gli Slam sono i tornei nei quali voglio esprimermi al meglio“.

A diradare ulteriormente la programmazione del campione serbo potrebbe contribuire anche il record che si è appena assicurato. “Essere diventato il numero 1 per settimane in testa alla classifica è anche un sollievo perché potrò spostare la mia attenzione principalmente sugli Slam. Quando competi per il numero 1, devi giocare l’intera stagione – e giocarla bene. I miei obiettivi si adatteranno e cambieranno un po’, il che significa che farò qualche modifica al calendario. Non sono costretto a farlo, ma avrò l’opportunità di farlo anche in qualità di padre e marito”.

Nole lascia intendere che da questo momento in poi gli Slam saranno una priorità, al pari della sua famiglia. “Devo fare in modo che la mia assenza da casa abbia un valore, sono in viaggio ed è da molto che non vedo i miei figli e mia moglie. Ovviamente mi mancano e non vedo l’ora di rivederli, però ci sono molte persone che soffrono più di me, quindi non posso lamentarmi”. Sarà inoltre probabile che nei prossimi mesi Nole dovrà rispettare le stesse imposizioni di Tennis Australia, ovvero staff al seguito ridotto e quindi niente famiglia al completo. “A giudicare da quello che stiamo vedendo in giro per il mondo, portare la famiglia in giro per il mondo sarà molto difficile perché ci sono regole che non consentono di viaggiare con più di due persone in occasione dei tornei. Non ho preso alcun impegno dopo l’Australia, vedremo. Ora sto solo cercando di godermi questo successo il più possibile“. Difficile fare altrimenti, dopo aver superato la prova del nove. A tutti gli effetti.

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Australian Open, il padre di Djokovic: “Sotto questi ricatti è probabile che Novak non giochi”

Intervistato da un programma televisivo in Serbia, Srdjan spiega: “Novak vorrebbe giocare, ma è suo diritto dire o non dire se si è vaccinato”

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Novak Djokovic - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

“È improbabile che Novak Djokovic giochi l’Australian Open se le condizioni sono queste”. Ad affermarlo è Srdjan Djokovic, il padre del numero uno del mondo, durante un’intervista in Serbia, a TV Prva. Come noto, il primo Slam dell’anno ha imposto la vaccinazione obbligatoria per i giocatori che vorranno prendere parte al torneo, mentre Novak, nove volte campione del torneo, non ha mai detto ufficialmente se si sia vaccinato o meno (e ciò fa pensare, ovviamente, che abbia rifiutato di sottoporsi all’immunizzazione).

Mentre il figlio Novak è impegnato in Coppa Davis, Srdjan interviene sul tema e lo fa senza mezzi termini: “L’essere vaccinati o meno risponde a un diritto personale di ogni individuo. Nessuno può violare la privacy del singolo perché ognuno ha il diritto di decidere per la propria salute. Se Novak si è vaccinato o meno è un argomento che riguarda esclusivamente lui: non lo so e anche se lo sapessi non lo direi pubblicamente. Non credo che lo rivelerà, e sotto questi ricatti probabilmente non giocherà l’Australian Open. Inoltre non è chiaro il perché vaccini come quello russo e quello cinese non siano ritenuti validi secondo i criteri dell’Australia”.

Djokovic senior rincara la dose, facendo capire quale sia al momento la linea di pensiero del numero uno del mondo: “È imbarazzante il fatto che ci sia qualcuno che possa prendersi il diritto di escludere dal torneo il nove volte campione dell’Australian Open. Novak vorrebbe competere, ma se giocherà o meno dipenderà dalla posizione delle autorità e degli organizzatori”.

 

Djokovic, a proposito della questione, è stato evasivo durante una conferenza stampa alle ATP Finals di Torino, trincerandosi dietro un “aspettiamo e vedremo quello che succede”. Se Djokovic saltasse l’Australian Open, oltre a rinunciare alla possibilità di rincorrere quel Grande Slam saltato nel 2021 solo per la sconfitta in finale allo US Open, perderebbe la chance di arrivare a 21 Slam vinti, superando Roger Federer e Rafael Nadal nella classifica dei giocatori con più titoli di sempre (Rafa dovrebbe essere regolarmente in campo a Melbourne e potrebbe quindi cercare a sua volta di staccare i rivali). Djokovic ha sempre giocato a Melbourne Park sin dal 2005.

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Australian Open 2022, vaccino obbligatorio. E Djokovic che farà?

Il direttore del torneo Craig Tiley afferma che la decisione sui vaccini è definitiva; confermata anche la capienza al 100%. Anche le qualificazioni si giocheranno a Melbourne

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Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il CEO di Tennis Australia Craig Tiley è intervenuto al programma mattutino “The Today Show” alla vigilia della presentazione ufficiale dell’Australian Open 2022 (visibile a questo link), e ha confermato una volta per tutte che per giocare il torneo sarà necessario vaccinarsi.

Non è un mistero che gli interrogativi in materia riguardino soprattutto Novak Djokovic, la cui partecipazione rimane in dubbio. Queste le parole di Tiley: “Ci aspettiamo che Novak partecipi. Ovviamente ci sono state tante speculazioni sul tema vaccinale, ma abbiamo conferma del fatto che quasi tutti i giocatori e le giocatrici l’hanno ricevuto. Novak ha sempre detto che per lui si tratta di una questione privata, ma è un torneo in cui ha sempre avuto grande successo e che gli ha permesso di iniziare alla grande la stagione, quindi ci auguriamo che ci sia”. Djokovic, come noto, ha sempre rifiutato di confermare pubblicamente la sua decisione sull’adesione alla vaccinazione. E intanto a Torino, nella giornata che vede il numero uno del mondo impegnato nella semifinale delle ATP Finals contro Alexander Zverev, arriva ai giornalisti la richiesta di inviare le domande per la conferenza stampa post-partita in anticipo e in forma scritta. Probabile segnale del fatto che Nole voglia mantenere il riserbo su alcune questioni.

Tornando all’Australian Open, il dirigente sudafricano è passato subito al dunque, parlando dei giocatori che sicuramente saranno presenti: per quanto riguarda il campo femminile sono confermate Ashleigh Barty, Serena Williams, Naomi Osaka, Emma Raducanu e Leylah Fernandez; si tratterà peraltro della centesima edizione del torneo femminile, ricorrenza simbolicamente celebrata dalla nuova programmazione delle semifinali che vedrà un incontro in prime time per genere.

 

In campo maschile, invece, Rafa Nadal ci sarà, e lo stesso vale per Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas, Alexander Zverev e Carlos Alcaraz. Più in generale, il tasso di vaccinazioni fra i tennisti ATP ha superato l’80%, e questo significa che i forfait saranno sparuti, se ci saranno. Di sicuro sarà tuttavia assente Roger Federer: “Roger è un amico e amiamo vederlo giocare ma si sta riprendendo da un’operazione, e a 40 anni ha bisogno di più tempo per recuperare. Probabilmente ci vorrà un po’ prima di vederlo in campo, probabilmente non prima di marzo o aprile [in realtà lo svizzero ha detto che sarebbe vederlo in campo già a luglio, ndr]. Rafa o Nole potrebbero superare il suo record qui a Melbourne”.

PUBBLICO E QUALIFICAZIONI

Durante la presentazione è stata confermata anche la full capacity: “Non avremo restrizioni a livello di pubblico e potremo ricevere spettatori da tutta l’Australia, sarà un torneo magnifico. […] Continueremo a rispettare i protocolli ma non ci sarà obbligo di mascherina”. Inoltre è stata ufficializzata la permanenza dell’Australian Open a Melbourne fino al 2044, ed è stato presentato il nuovo Show Court da 5000 posti, parte di un investimento da un miliardo di dollari australiani nel corso degli ultimi dieci anni da parte del governo.

Infine, Tiley ha confermato che le qualificazioni si giocheranno a Melbourne (a dispetto dei report iniziali che ipotizzavano un secondo trasloco consecutivo in Medio Oriente), così come gli eventi preparativi (al momento le indiscrezioni parlano di quattro tornei oltre alla ATP Cup, che dovrebbe avere 16 squadre, meno del numero previsto di 24 ma più delle 12 dello scorso febbraio).

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Australian Open: i giocatori vaccinati potrebbero essere esentati dalla quarantena

Una lettera inviata alle giocatrici WTA confermerebbe che la quarantena in Australia sarà richiesta solo ai non vaccinati. Le qualificazioni si giocheranno a Melbourne

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Melbourne Park - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Buone notizie per i giocatori e i membri del loro staff che dovranno recarsi in Australia il prossimo gennaio per disputare l’Australian Open. Secondo una lettera confidenziale inviata dalla WTA alle giocatrici, il cui contenuto è comunque trapelato ben presto alla stampa specializzata, le informazioni che sono circolate nei giorni scorsi secondo cui agli atleti non vaccinati non sarebbe permesso di entrare in Australia non sono veritiere.

Il Governo dello Stato di Victoria, dove si trova Melbourne, non ha ancora approvato il piano messo a punto da Tennis Australia e dalle associazioni dei giocatori, ma secondo quando comunicato alle atlete tutti coloro che saranno completamente vaccinati (quindi due dosi, assunte da almeno 14 giorni) potranno entrare in Australia a partire dal 1° dicembre previo un test negativo effettuato 72 ore prima della partenza. Ci sarà un test all’arrivo entro 24 ore dallo sbarco in Australia, ma a parte questa incombenza non ci saranno altre restrizioni: nessuna quarantena, nessuna limitazione ai movimenti, insomma una trasferta normale.

Per coloro che invece non sono vaccinati, le condizioni previste al momento sono le seguenti: la data d’arrivo possibile sarà sempre quella del 1° dicembre, ma sarà previsto l’obbligo di due settimane di quarantena in un albergo deciso dal governo; rimarrà l’obbligo di avere un test negativo entro 72 ore dalla partenza, e durante la quarantena i soggetti saranno sottoposti a frequenti test. Nessuna concessione a possibilità di allenarsi come era successo lo scorso anno per coloro che non avevano avuto contatti stretti con soggetti positivi: chi non sarà vaccinato dovrà passare 14 giorni chiuso in una camera d’albergo senza poter giocare a tennis.

La lettera conferma la presenza di voli charter che saranno organizzati da vari aeroporti di partenza per facilitare l’arrivo degli atleti in Australia, ma non sarà obbligatorio utilizzarli. L’Australia ha infatti deciso di riaprire progressivamente i confini a partire dal mese di novembre (per il momento solamente per cittadini e residenti) e le compagnie aeree stanno adeguando la loro offerta per consentire a chi vuole recarsi nel nuovissimo continente di poterlo raggiungere.

Ovviamente la situazione è ben lungi dall’essere definita: si tratta della proposta su cui si sta lavorando al momento, ma che comunque non ha ancora ottenuto il nulla osta da parte delle autorità competenti. Mancano anche informazioni su quel che riguarda il trattamento dei cosiddetti “close contacts”, ovvero coloro che sono stati a contatto di un individuo poi risultato positivo, siano questi vaccinati o meno.

Quello che sembra confermato, e che contraddice comunicazioni che erano state date in precedenza, è che le qualificazioni dell’Australian Open 2022 si disputeranno a Melbourne Park, e non in Medio Oriente come precedentemente dato a intendere. Ciò significa che l’Australia si prepara ad accogliere una quantità di giocatori, allenatori e staff molto superiore a quella che ha effettuato il viaggio verso Melbourne lo scorso febbraio, e che molto probabilmente viene dato per scontato che la maggior parte di queste persone sarà vaccinata. In caso contrario, infatti, sarebbe necessario mettere a loro disposizione un numero molto elevato di camere d’albergo per la quarantena, in un periodo in cui ci sono ancora decine di migliaia di australiani che attendono da oltre un anno di poter rientrare in patria dalle loro famiglie.

Se si danno per valide queste indicazioni, quindi, si può dedurre che la vaccinazione non sarà un prerequisito per arrivare in Australia, ma fornirà un vantaggio enorme a chi vorrà giocarsi le proprie chance di far bene al primo Slam stagionale, o anche soltanto poter vivere una vita normale durante il soggiorno australiano. È necessario infatti ricordare che, oltre alla quarantena iniziale in albergo senza la possibilità di allenarsi sul campo o in palestra, la non-vaccinazione metterebbe gli individui in condizione di non poter fare praticamente nulla in Australia, dal momento che per qualunque attività pubblica (ristoranti, bar, cinema, etc…) è necessario il pass vaccinale, ed è fortemente improbabile che questo requisito venga abolito prima della metà del prossimo anno.

Il trattamento dei tennisti verrebbe quindi equiparato a quello degli australiani che tornano in patria: da qualche settimana infatti prima il New South Wales (lo stato di Sydney) e poi il Victoria hanno iniziato a consentire agli australiani vaccinati di evitare la quarantena in albergo, mantenendo comunque la necessità per tutti coloro che non sono vaccinati. Certo i tennisti sarebbero esonerati dalle quote di arrivi attualmente stabilite, e sarebbe possibile l’ingresso in Australia anche ai non australiani, cosa invece non permessa per tutti i comuni mortali non collegati all’Australian Open, ma il trattamento una volta giunti nella terra dei canguri dovrebbe essere similare a quello riservato ai cittadini.

Sicuramente ci saranno parecchi aggiornamenti sulla questione nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, ma è auspicabile che si arrivi a definire i dettagli piuttosto rapidamente perché non manca molto a dicembre ed è necessario dare ai tennisti la possibilità di pianificare la loro preparazione ed eventualmente la loro vaccinazione con sufficiente preavviso.

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