L'italiano che porta il tennis alle Canarie: intervista a Marcello Marchesini

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L’italiano che porta il tennis alle Canarie: intervista a Marcello Marchesini

Comincia oggi a Gran Canaria un challenger con otto italiani. Sette sono tennisti, uno organizza il torneo: è il fondatore di MEF Tennis Marcello Marchesini

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Marcello Marchesini - Challenger Gran Canarie 2021 (foto Marta Magni)

Non è proprio usuale che un italiano vada a organizzare tornei di tennis all’estero, soprattutto se parliamo della Spagna, un paese cui nessuno può insegnare niente in campo tennistico. Ovviamente stiamo parlando di MEF e di Marcello Marchesini, che ha allestito sull’isola di Gran Canaria due Challenger 80, il primo a partire da lunedì 22 febbraio e l’altro a seguire.

Il campo dei partecipanti è ottimo e ricco di italiani (sette): Musetti, Gaio, Napolitano, Giannessi, Giustino, Moroni, Pellegrino e Bonadio. Senza dimenticare gli specialisti spagnoli della terra battuta – Guillermo Garcia Lopez, Nicola Kuhn e l’intramontabile Tommy Robredo. 

Per parlare del torneo, e non solo, abbiamo raggiunto telefonicamente Marcello Marchesini, con il quale avevamo già avuto il piacere di parlare qualche mese fa.

 

Buongiorno Marcello, certo che con te non ci si annoia.
(Ride, ndr). Te lo avevo detto che ho un carattere vulcanico.

Raccontaci com’è nata questa avventura.
La cosa è partita in maniera assolutamente casuale. Al Challenger di Parma 2 in novembre, mia moglie (oltre a diverse persone dello staff e al tennista francese Constant Lestienne, ndr) ha preso il Covid. Mentre era in convalescenza abbiamo pensato che ci eravamo proprio meritati una bella vacanza. Io, avendo lavorato nel turismo, conoscevo benissimo le isole Canarie, tutte tranne Gran Canaria che è diventata subito il nostro obiettivo.

Bel posto, bel clima, ma niente a che vedere col torneo. 
Vero, almeno fino a che non ho guardato in agenda per controllare se conoscevo qualcuno del posto e ho scoperto che David Marrero (ex tennista spagnolo n.5 ATP in doppio nel 2012) era nato proprio lì. Visto che lo conosco perché nel 2009/10 ha giocato un paio di Challenger a Todi, gli ho telefonato. L’intenzione era di chiedergli qualche informazione turistica, poi, sai com’è (ride, ndr), ci siamo messi a parlare di tennis e l’idea di organizzare qualcosa sull’isola ha cominciato a ronzarmi in testa. 

Problemi di concorrenza con gli organizzatori spagnoli?
Per niente, pensa che appena la notizia è trapelata mi ha telefonato la Federazione Spagnola, talmente entusiasta che mi ha proposto un contratto triennale. Allora, verso fine dicembre, sono andato a fare un sopralluogo e ho incontrato il Patronato del Turismo e quello dello Sport del Cabildo di Gran Canaria (praticamente i nostri assessorati, ndr) e in 10 minuti abbiamo trovato un accordo. L’isola vive di turismo e il Covid gli ha inflitto un durissimo colpo. Così due tornei di tennis di rilevanza internazionale gli sono sembrati un’ottima occasione di rilancio. La mossa decisiva è stata poi quando gli ho promesso che promuoverò l’isola anche nei miei tornei in Italia.

Tu sei sul posto da più di un mese, ci sono stati problemi particolari?
È stata una vera fortuna che sia venuto per tempo, perché il rapporto con le banche è stato molto problematico. Se non hai il N.I.E. (Numero de Identidad de Extranjero, ndr) non puoi fare assolutamente niente, nemmeno comprarti una scheda telefonica, tantomeno aprire un conto corrente. Puoi capire che noi, dovendo avviare un’attività e, tra le altre cose, provvedere alla linea internet per le riprese streaming, ci siamo trovati in grande difficoltà. E nonostante avessi il pieno appoggio della municipalità e il contratto firmato con la Federazione, la banca ha avuto un approccio molto burocratico. Per avere questo N.I.E. ci vogliono mediamente diversi mesi (devi risiedere qui da tempo, avere un lavoro etc.), io per fortuna sono riuscito ad abbreviare di molto i tempi e, una volta aperto il conto, tutto è filato a meraviglia. 

Marcello Marchesini – Challenger Gran Canaria 2021 (foto Marta Magni)

Hai trovato degli sponsor?
Solo un paio: un’assicurazione spagnola e un’azienda di Las Palmas. Ma la cosa importante era partire e creare un’abitudine. Se credo in una cosa posso anche investire del mio. La municipalità comunque è convintissima tanto che Francisco Castellano (Assessore allo sport) e Carlos Alamo (Assessore al turismo) ci hanno proposto un accordo triennale. Io, per il momento, ho preferito un accordo per un solo anno, poi vedremo. 

Dove si gioca?
Nel ‘El Cortijo Club de Campo de Telde’. Un circolo bellissimo dodici campi, sei in terra e sei in cemento. Poi c’è anche un maneggio e un campo da golf. Certo abbiamo dovuto lavorare un bel po’ per sistemarlo, ma io sono un po’ un maniaco e voglio che tutto sia esattamente come nei miei tornei in Italia. 

Ci sarà il pubblico?
Sì, al 50% della capienza. Le limitazioni sono piuttosto blande, pensa che in tutta l’isola ci sono in questo momento meno di 100 casi Covid su 850.000 abitanti. Nonostante questo la gente è molto attenta e gira sempre con la mascherina. Se la polizia ti trova senza, ti registra e, nel caso di una seconda infrazione, ti espelle dall’isola. L’entrata al Circolo sarà gratuita, e l’attesa è davvero grandissima. La gente ne parla e la TV offre un’ampia copertura. Purtroppo sarà solo gente del posto perché il turismo è quasi a zero.

Ci puoi dire qualcosa degli altri tuoi tornei in Italia?
Io sono piuttosto pessimista per la situazione Covid, contrariamente all’ATP che confida in un rapido miglioramento. Io capisco i miei colleghi che, senza pubblico, hanno paura di non rientrare dell’investimento. Noi, come ti dicevo, investiamo sul futuro e abbiamo già ufficializzato Forlì il 14 giugno. Il 6 di luglio ci sarà Perugia, mentre per quanto riguarda Todi ho lasciato la scelta della data all’ATP, offrendomi di riempire eventuali buchi di calendario. Poi, probabilmente in settembre, ci sarà Parma che rimarrà un Challenger 125.

Ci riservi qualche altra sorpresa?
Può essere (ride, ndr). Ci sono un paio di cose che bollono in pentola, una ancora in Spagna e l’altra in Italia. Però è assolutamente prematuro parlarne perché le trattative sono appena iniziate. 

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Editoriali del Direttore

Ad arte la recente modifica dei punti ATP in funzione Federer? Regalata la super-classifica oltre i 41 anni?

Il Covid e le sue “varianti” tennistiche made in ATP fanno discutere e malignare chi ci rimette e non crede alla buona fede. Fra questi Pospisil, Djokovic, Isner e tennisti USA. Per Musetti e Alcaraz il Paradiso può attendere. O no?

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IL COVID non ci dà tregua, le sue varianti neppure. Sono certamente molto meno importanti e dolorose le varianti che l’ATP in questo lungo e triste periodo ci ha fatto piombare addosso più o meno all’improvviso. Manco a dirlo hanno creato un certo trambusto, non poche polemiche e lamentationes da parte dei giocatori che da esse si sentono penalizzati. Non sono pochi se si pensa che a reputarsi tali sono in pratica tutti quelli che sono fuori dai primi 100 del mondo!

MUSETTI E ALCARAZ, IL PARADISO PUO’ ATTENDERE

Eh sì, prima di entrare nel merito e discutere insieme se ciò possa essere giusto o meno, beh…il Paradiso può attendere. Così come il ricambio generazionale. Anche ragazzi super-promettenti, tipo il nostro Musetti (116 ATP), ma anche lo spagnolo Alcaraz (131 ATP), sembrano destinati a soffrire più del previsto per entrare nell’Empireo, nell’élite del tennis. Fino a una settimana fa sembrava meno difficile, le prospettive erano più rosee.

 

Il mondo del tennis si divide fra chi pensa che ciò sia giusto e chi invece lo trova profondamente ingiusto.Vedremo se avrete la pazienza di leggermi ancora, come Vasek Pospisil, e di sicuro il suo “compare” Novak Djokovic, appartengano certamente alla seconda schiera.

È probabile che appartenga invece alla prima, anche se hanno avuto per ora il buon gusto di non pronunciarsi, quella ricca dozzina di giocatori, fra i quali Lopez, Kyrgios, Fognini e anche sua Maestà Roger Federer e pure Rafa Nadal – da sempre fautore di una classifica imperniata su due anni di attività anziché uno solo – che invece quelle varianti le dovrebbero benedire.

LE VOCI MALIGNE SI RINCORRONO (per Federer e Nadal)

Ve lo anticipo qui prima di sviluppare l’ostico tema: c’è perfino qualche malignetto che insinua che… ”se è stato aiutato Roger Federer a restare a galla fino ai 41 anni compiuti, beh non è stato per nulla casuale! Idem Nadal…”. Non sono uno dei malignetti, tuttavia le voci in tal senso sono state così tante che mi sono sentito in dovere di riportarle e anche di farci (con pochi scrupoli…) il titolo. Da reo confesso dico: grazie a questo titolo i lettori dovrebbero leggere anche il resto che, almeno spero, credo meriti perché riflette un momento di particolare tensione nel microcosmo tennistico.  

In effetti Roger il Magnifico che torna a esibirsi a Doha proprio questa settimana potrebbe invece non giocare più oppure perdere anche tutte le partite fino all’agosto 2022 e, sebbene non abbia giocato neppure un match negli ultimi 14 mesi, resterebbe ampiamente tra i top-100 del mondo, in barba a chi avrebbe voluto inserirsi al suo posto.

Insomma, il celebre detto di Giulio Andreotti, “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, sono in parecchi ad averlo attribuito all’ultima “pensata” dell’ATP che del resto non è la sola associazione ad augurarsi l’eternità di Federer.

Come è noto ormai a tutti dopo le varie esternazioni di Novak Djokovic al 50 per cento l’ATP è formata da giocatori professionisti di tennis e per l’altro 50% dagli organizzatori-direttori dei tornei. Indovinate da che parte stanno questi ultimi. Tutti loro, i tournament’s directors, sognano di aver un giorno fra gli iscritti Roger Federer, anche se Roger avesse 45 anni. Mi sa che qualcuno di loro sarebbe pronto a scambiare il proprio 250 ATP per una tappa del Senior ATP Tour pur di averlo! A Torino per le finali ATP noi italiani faremmo carte false, del resto, pur di averlo fra i Magnifici Otto. La vendita dei biglietti, statene certi, si impennerebbe. Idem l’audience televisiva.

RIASSUNTO DELLA MODIFICA ATP PIÙ RECENTE

Avrete letto – e se non lo avete fatto starei per dire peggio per voi!, ma invece vi voglio generosamente dare un’altra opportunità con questo LINK –  l’esauriente, puntualissimo articolo di Tommaso Villa, sulla modifica recentemente comunicata dall’ATP all’ordinario sistema delle classifiche che era già stato modificato una prima volta quando si era concesso ai giocatori di scegliere il miglior bottino di punti fra quanti raccolti in un torneo giocato due volte fra il marzo 2019 (quando tutto, da Indian Wells in poi, si è fermato per cinque mesi) e il marzo 2021. Si lasciavano intatti anche i punti ottenuti nel 2019 in tornei cancellati nel 2020 (come Wimbledon) ed eventualmente in quei tornei che dovessero saltare nel 2021.

La seconda recentissima modifica appena aggiunta dall’ATP permette ai giocatori che difendono punti in questi eventi di mantenere solo il 50% dello score ottenuto nelle edizioni incluse nella fascia temporale considerata (marzo 2019-agosto 2020). Qualcuno ne risulta favorito, qualcuno molto meno.

I 13 FAVORITI DALLA MODIFICA ATP (e non solo loro… c’è forse pure Nadal)

Beh già sapete dall’articolo sopra citato che Feliciano Lopez, Kyrgios, Fognini, Basilashvili, Lajovic, Isner, Querrey, Simon sono quelli che più di altri godranno di questa novità, seguiti in misura minore da Federer, Paire, Monfils, Goffin, Nishikori. Ma anche Rafa Nadal potrebbe giovarsene nell’improbabile caso che nel 2021 perdesse al primo turno (o non giocasse) al Roland Garros: dei 2.000 punti conquistati nel 2020 gliene resterebbero comunque 1.000. A molti degli altri giocatori la cosa appare sospetta: per l’appunto sia Federer, sia Nadal, sono fortemente avversi alla PTPA e il loro appoggio alla politica ATP è importante non solo agli occhi dell’opinione pubblica. Per il momento, un piccolo svantaggio lo spagnolo lo accuserà perché il 15 marzo verrà superato in classifica da Medvedev proprio a seguito dalla scadenza del 50% dei punti di Indian Wells 2019.

Rafa Nadal – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

IL SORPASSO DI TSITSIPAS A FEDERER

Grazie ai risultati di Rotterdam, e nonostante la sconfitta con Rublev in semifinale, Tsitsipas ha scavalcato Federer ma lo svizzero è ancora n.6 del mondo. Secondo i calcoli puntuali che ha fatto Tommaso Villa, nell’ultimo anno giocato lo svizzero ha comunque fatto una finale e due semifinali Slam (2.640 punti), ha vinto un 1000 (con un’altra finale, quella di Indian Wells, per la quale perderà solo metà dei punti) e tre 500 (3.100 punti).

CHE ASSIST STRAORDINARIO È STATO FATTO A ROGER FEDERER! DEL TUTTO CASUALE?

Ora c’è l’incognita del Federer che riscopriremo a Doha e (forse) Dubai, ma una cosa è certa: le ultime deroghe gli fanno un grandissimo favore. Un premio alla carriera? Non dico che non se lo meriterebbe, però insomma, siamo onesti, non poteva indovinare un periodo migliore per fermarsi, per operarsi due volte al ginocchio – nella sfortuna è stato fortunato – e per “sfruttare” al massimo gli straordinari risultati del 2019.

Fra Miami (dove non giocherà), Madrid, Halle e Wimbledon Roger può contare su almeno 1.440 punti certi, a cui si aggiungono i 1.020 (720 effettivi più 300 congelati) dell’Australian Open e di Indian Wells che resteranno buoni fino al 2022. Questo significa che anche senza giocare terrebbe 2.460 punti, un ruolino da Top 20 mondiale.A quest’ultimo proposito va però precisato a scanso di equivoci: per qualificarsi per le prime finali ATP di Torino contano solo i punti maturati nel 2021. Quindi che Roger si dia da fare se vuole esserci!

Ora va ricordato che tutte queste modifiche di questo periodo eccezionale sono state introdotte perché l’ATP si è sentita di dover mostrare comprensione a chi non si sentiva di ricominciare a viaggiare a pandemia in corso. Ma fino a che punto questa comprensione va giustificata?

UN EQUILIBRIO NON FACILE E CHE NON C’È

Trovare un giusto equilibrio non è sempre facile, ma anche la regolarità di uno sport andrebbe salvaguardata, con il rispetto dei suoi sistemi di classifica e di quanti, soprattutto giovani, si sacrificano per anni per arrivare dove sognano e non sono aiutati dal sistema tennis.

Alludo ai pochi punti assegnati dai challenger rispetto a quelli che chi già si trova fra gli eletti “top-100” raccoglie con maggior facilità anche azzeccando pochi buoni tornei all’anno.

Confesso che al di là dei modi ( e talvolta dai dei tempi) talvolta un tantino sbagliati perchè poco diplomatici usati da Novak Djokovic – forse tentato dal desiderio di conquistarsi un ruolo di leader fra i tennisti meno famosi e fortunati – capisco l’insofferenza di tutti coloro che non sono top-20! Cioè della grande maggioranza dei tennisti, costretti ad un ruolo che sta loro stretto, quello dei comprimari che fanno cornice semi-anonima alle top-star, i nababbi del tennis, cioè di tutti i tennisti che non fanno cassetta e che subiscono le discriminazioni dei direttori di tornei che… sono molto più padroni dell’ATP di quanto lo siano loro.

L’ATP? UN VERO DISASTRO!” SOSTIENE VASEK POSPISIL, IL “COMPAGNO” DI DJOKOVIC

L’ex board-member dell’ATP, il canadese Vasek Pospisil, cui certo non manca personalità, carattere e scilinguagnolo, è stato contattato da diversi tennisti e ha così loro risposto, commentando l’ultima decisione dell’ATP: “Il nostro Tour è un completo disastro adesso. Il solo modo di affrontare questi problemi è avere un’associazione di soli giocatori. Noi stiamo cercando di crearla. L’ATP Tour non farà mai i migliori interessi dei giocatori. Il circuito è controllato dal potere dei tornei. I nostri dirigenti sono condizionati da questi poteri maggiori, come l’IMG (proprietario del torneo di Miami e di diritti tv di una discreta quantità di tornei) e i Masters 1000. Il circuito è nelle mani di chi lo controlla e manipola. Dobbiamo guardarci l’uno con l’altro e sarà la PTPA l’inizio di una nuova storia. È difficile immaginare il cammino verso una soluzione positiva senza di essa”.

Vasek Pospisil – Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

L’ATP CERCA DI CORRERE AI RIPARI OFFRENDO DOLLARI. SONO ELEMOSINE?

L’ATP del Chairman Andrea Gaudenzi, del CEO Massimo Calvelli (che fin qui ha tenuto un profilo più basso di…Draghi, non l’abbiamo ancora mai sentito esporsi), del presidente Kevin Anderson (che ha sostituito il predecessore Djokovic) si è resa perfettamente conto di essere al centro di molte critiche e allora, per guadagnarsi un po’ di credito dopo aver fatto appelli su appelli per cementare l’unità “sindacale” e combattere la PTPA di Djokovic e Pospisil (in ciò sostenuti da Federer e Nadal), sta correndo ai ripari offrendo soldi a compensare le perdite dovute al COVID: 5.040 dollari ai tennisti che nel 2021 affrontino spese di viaggio per i tornei e che nel 2020 abbiano incassato meno di 150.000 di prize money essendo compresi fra il 31° e il 500° posto nel ranking ATP in singolare di fine anno, fra il 1° e il 200° in doppio. Anche i tennisti che avevano il ranking protetto e avessero gareggiato fino al marzo 2019 avranno accesso a questo compenso.

Questo il messaggio inviato ai giocatori: “Siamo contenti di annunciare, come parte degli sforzi di supporto ai giocatori colpiti dalle conseguenze del COVID-19, che l’ATP ha previsto ulteriori contributi alle spese di viaggio dei giocatori nel 2021 attraverso l’ATP Year-End Player Relief”

Altra buona notizia è giunta per i giocatori che erano pronti a giocare un anno fa il torneo di Indian Wells, cancellato all’ultimo momento quando i tennisti avevano già affrontato spese di viaggio e di alloggio. Tutti riceveranno 10.985 dollari: “Informiamo che una compensazione di 10.985 dollari per l’edizione 2020 di Indian Wells sarà presto versata ai giocatori eleggibili, una volta che l’ATP avrà ricevuto i fondi stanziati“.

In precedenza era stato reintrodotto da un gruppo costituito dai quattro Slam e dalla Federazione Internazionale il bonus di 6 milioni di dollari che ATP e WTA dovevano dividersi equamente per distribuirlo ai giocatori in funzione del loro ranking e alla presenza dei quattro Slam. Una volta era previsto per i top-ten, ora ci si augura che lo si distribuisca a quelli che ne hanno più bisogno. Il denaro annusa sempre chi già ce l’ha. Ora il minimo che dovrebbe accadere e che ci si augura accada, è che lo si distribuisca a quelli che ne hanno più bisogno. Per ora però notizie ufficiali riguardo al sistema di distribuzione non sono state rese note.

I RICCHI AMERICANI SEMBRANO DISPOSTI A FAR BARRICATE E BOICOTTARE IL CIRCUITO

Per i più ricchi giocatori americani, da tempo fra i più acerrimi contestatori dell’attuale establishment ATP – Isner e Querrey erano certi solidali con Pospisil e Djokovic – queste “offerte” dell’ATP sono poco più che elemosine in rapporto con le casse ancora floride nonostante il COVID dell’associazione. Soprattutto quando certi tornei, come Miami ad esempio, hanno ridotto il montepremi del 60%. Infatti un discreto gruppo di tennisti sarebbe propenso addirittura a fermarsi per boicottare il circuito fino a che non verranno garantiti premi più alti. “Se non ci ribelliamo mai, saremo costretti sempre a subire le volontà degli organizzatori” dichiarano i più barricadieri… ma scontrandosi con coloro i quali – sudamericani in testa – ritengono di non potersi permettere di incrociare braccia e racchette.

IL MONDO TENNIS STA TIRANDO TROPPO LA CORDA PER MIOPIA?

Insomma, come dicono dalle mie parti toscane, è un periodo in cui c’è parecchio “Bu-Bu”, si bofonchia, si contesta. Il mondo tennis ha sempre protetto di più i top-players che i bottom-players perché come sempre sono i soldi che fanno girare tutto, però – pur tenendo conto delle circostanze del tutto imprevedibili causate dalla pandemia – occorre anche avere una visione che rafforzi la base, dei tornei (challengers e futures) come dei giocatori. Già abbiamo visto come ormai da anni gli ultra trentenni siano tenacemente abbarbicati alle loro posizioni e non abbiano alcuna intenzione di mollarle ai giovani, però il sistema tennis non deve scoraggiare quei giovani dal profondere i loro sforzi.

Sappiamo bene che con il calcio vivono ben sopra i 100.000 euro l’anno di guadagni netti una decina di migliaia di calciatori, mentre nel tennis chi è fuori dai primi 120 fatica a far pari. Da anni. Qualcuno con una visione meno miope dovrebbe farsi carico di arrivare ad allargare almeno a 200-250 professionisti la sostenibilità economica, tenendo presente che ormai salvo pochi fenomeni (Sinner fra quelli, per ora più grazie agli sponsor, che credono nelle sue prospettive, che ai risultati), fino ai 22-23 anni c’è alle spalle una decina di anni in perdita o nella migliore delle ipotesi in pareggio. A tirare troppo la corda alla fine si strappa. Chi sovraintende alla promozione e allo sviluppo del tennis e dei tennisti ha convenienza a che si strappi?

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Tecnologia e statistiche: quanto contano nel tennis moderno? La parola ai coach

Abbiamo chiesto agli allenatori di Berrettini, Musetti e Travaglia cosa ne pensano dell’utilizzo delle statistiche a beneficio dei propri allievi. “I dati non sono la Bibbia, ma possono diventare un fattore molto utile ad alti livelli”

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Vincenzo Santopadre e Matteo Berrettini - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Non sappiamo quale sia stato il nome apparso più frequentemente nei nostri articoli nel corso degli ultimi dodici mesi. Siamo però ragionevolmente certi se facessimo una ricerca in merito agli articoli che parlano di statistiche, ai primi posti troveremmo quello del mago dei numeri: Craig O’Shannessy.

Come ormai tutti gli appassionati sanno, questo signore di mezza età australiano da anni risiedente negli Stati Uniti, ha trasformato in un’attività imprenditoriale una sua intuizione di gioventù, ovvero che in uno sport descrivibile anche attraverso le statistiche averne il pieno controllo sia fondamentale per chi lo pratica a livello professionistico. Sono ormai tanti i giocatori che si avvalgono della sua consulenza per analizzare le partite disputate e preparare la strategia per quelle future, a partire da Novak Djokovic e senza dimenticare il nostro Berrettini.

O’Shannessy è ormai assurto al ruolo di deus ex machina; lo immaginiamo giungere al primo appuntamento con un potenziale cliente e dire: “mi chiamo O’Shannessy e risolvo problemi”.

 

Chissà se e quanto avrebbe potuto essere diversa la storia del tennis se quest’uomo fosse nato qualche decennio prima. Forse grazie ai suoi dati un giocatore disciplinato come McEnroe non avrebbe mai perso la finale di Parigi; per vincere gli US Open Bjorn Borg avrebbe potuto evitare di saltare inutilmente insieme a Bergelin sulle corde delle sue racchette come i Masai alla cerimonia della fertilità e Lendl si sarebbe messo in tasca Wimbledon senza neppure sudare.

Non solo l’analisi statistica dei dati in questi anni ha fatto passi da gigante; seppure in misura non altrettanto eclatante anche la tecnologia applicata al tennis ha fatto significativi progressi come ha efficacemente illustrato in alcuni recenti articoli ad essa dedicati il collega Andrea Canella.

In un futuro non troppo lontano è possibile che i nostri nipoti assistano a partite virtuali di questo tipo: “adesso gli batto uno slice a uscire; lui risponde con un diritto incrociato e io poi piazzo la voleè vincente di diritto” e il giudice di sedia che esclama: “fifteen – love”? Gli auguriamo di no ma allo stesso tempo chi chiediamo: che peso hanno le statistiche e la tecnologia applicata al tennis nella vita quotidiana di un tennista?

Abbiamo rivolto le medesime domande ad alcuni dei più importanti coach italiani: Simone Tartarini, Simone Vagnozzi e Vincenzo Santopadre, tecnici rispettivamente di Lorenzo Musetti, Stefano Travaglia e Matteo Berrettini.

Ecco le loro risposte, per le quali li ringraziamo calorosamente:

1 – Da quali fonti ricavate i dati statistici?

Tartarini: premesso che non sono un grande utilizzatore di statistiche, ricavo i dati relativi ai match di Lorenzo dal data base presente nella pagina “player zone” del sito ufficiale dell’ATP.

Vagnozzi: i dati statistici lì ricavo io da internet, di solito mi guardo i match che riesco su youtube oppure sull’applicazione internet.

Santopadre: da Craig O’Shannessy che collabora con il nostro team e che gestisce tutti i dati.

2 – Nel vostro staff c’è qualcuno addetto all’analisi di questi dati, oppure te ne occupi direttamente tu?

Tartarini: Me ne occupo direttamente io.

Vagnozzi: mi sono avvalso dell’aiuto di un’agenzia di analisi da gennaio 2020 fino allo US Open.

Santopadre: fungo io da riferimento per Craig.

3 – Quali sono a tuo avviso i dati statistici più significativi per valutare la performance di un tennista?

Tartarini:

  1. le percentuali di punti fatti direttamente con la prima di servizio;
  2. le percentuali di punti fatti con la  seconda di servizio dell’avversario;
  3. le percentuali di punti fatti con il  primo colpo in uscita dalla prima e dalla seconda battuta;
  4. il numero di errori non forzati.

Questi 4 parametri sono quelli che a mio parere fotografano più efficacemente l’andamento del match.

Simone Tartarini e Lorenzo Musetti – ATP Challenger Todi 2020 (foto Felice Calabrò)

Vagnozzi: di solito mi concentro molto sul servizio dell’avversario, ovvero dove preferisce piazzare la palla; in più cerco di capire se usa uno schema di gioco ripetitivo sul primo punto e sulle palle break in base all’angolo, se quello destro oppure sinistro. Mi piace analizzare dove fa più errori non forzati e dove piazza i colpi quando è in corsa. Diciamo che questi sono i dati ai quali faccio più attenzione, senza però tralasciare gli altri.

Santopadre: premesso che personalmente ritengo che i dati statistici non costituiscano la Bibbia del tennis ovvero la priorità numero uno, ai massimi livelli se tutto il resto è ben registrato diventano un fattore molto utile se non necessario ed è quindi importantissimo averli; forniscono riscontri statistici che è opportuno conoscere. Durante il lockdown – per esempio – il team ha lavorato molto con Craig per mostrare a Matteo – che era negli USA – un po’ di dati perché vogliamo che mantenga la sua capacità di sapere leggere bene le partite. Ovviamente i dati vanno poi correttamente interpretati. Tornando alla domanda, mi concentro soprattutto sui dati statistici relativi ai primi quattro colpi dello scambio, senza però ignorare i successivi.

4 – Utilizzate questi dati per impostare il piano di allenamento del vostro giocatore  e per preparare un incontro?

Tartarini: non molto. Lavoriamo tanto sui colpi di partenza – battuta e primo colpo in uscita dalla battuta – perché sono i più importanti nel tennis moderno; cerchiamo di migliorarli sotto il profilo meccanico e dell’esecuzione. Cerco di arricchire il più possibile il bagaglio tecnico di Lorenzo per creargli delle basi di gioco solide; ovviamente poi va sempre tutto adattato tatticamente sulla base delle caratteristiche dell’avversario.

Vagnozzi: mi baso soprattutto sul mio occhio durante i match; vedo quali colpi portano più punti a Stefano e quali invece danno più vantaggi all’avversario cercando poi di consolidare  i suoi punti di forza e migliorare i suoi punti deboli.

Santopadre: noi partiamo sempre dal gioco di Matteo, ma poi tramite Craig analizziamo anche i dati relativi all’avversario; sapere quali sono le sue giocate preferite aiuta, seppure si debba sempre prestare attenzione: un conto è quello che il tuo avversario fa di norma in dieci match e un altro quello che fa contro di te perché è bravo e sa adattarsi al tuo gioco. I dati quindi contano, ma bisogna avere l’elasticità mentale per cambiare un piano di gioco all’occorrenza. Per esempio: se Rossi sulla palla break di norma batte al centro ma contro di me quel giorno in 3 precedenti occasioni ha servito all’esterno, è possibile che alla quarta ripeta il medesimo schema perché si è accorto che è più redditizio.

5 – Utilizzate strumenti tecnologici (sensori per racchette, sensori indossabili, sistemi Smart Court) per valutare l’efficacia dell’allenamento ed eventualmente intervenire sull’esecuzione dei colpi?

Tartarini: l’unico strumento che utilizziamo un pò è la videonalisi. Non utilizziamo Sensori, smart court ect..e  non ho in progetto di utilizzarne in futuro, non ne sono un amante; mi piace vedere il gesto, curarlo e adattarlo. Però – ovvio – nella vita mai dire mai

Vagnozzi: nessuno in questo momento; usiamo solo i video quando dobbiamo analizzare  la tecnica di esecuzione e gli spostamenti; è ciò che faccio anche per tutti i ragazzi dell’Accademia  Maggioni di San benedetto.

Santopadre: Matteo non utilizza alcuno strumento tecnologico.

E i giocatori a loro volta cosa ne pensano? Alla prossima puntata…

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ATP

Il ritorno in campo di Roger Federer: a Doha affronterà Evans o Chardy all’esordio

“Nelle ultime settimane mi sono allenato circa tre ore e mezza al giorno”, ha raccontato poco prima del sorteggio. Ai quarti ci sarebbe Coric, in semi Shapovalov o Goffin. 400 giorni dopo l’ultimo match ufficiale

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Roger Federer (dal suo profilo Twitter)

Dopo più di 400 giorni – saranno verosimilmente 404, se indoviniamo che il suo esordio contro Evans o Chardy avverrà di mercoledì – Roger Federer tornerà sui campi da tennis per disputare un torneo ufficiale. La cornice che potrà fregiarsi di tale onore è il campo centrale del Khalifa International Tennis Complex, l’impianto che ospita l’ATP 250 di Doha. Il torneo qatariota si disputa solitamente a gennaio, ma quest’anno è stato posticipato di un paio di mesi a causa del terremoto provocato dallo spostamento dell’Australian Open.

Federer tornerà a Doha nove anni dopo la semifinale raggiunta e non giocata nel 2012, edizione in cui sconfisse Seppi ai quarti prima di arrendersi a poche ore dalla sfida con Tsonga per un problema alla schiena. Ha vinto questo torneo tre volte, cioè ogni volta che è arrivato in finale (2005, 2006 e 2011). Più in generale tornerà a misurarsi in un ATP 250 tre anni dopo la vittoria sull’erba di Stoccarda nel 2018 – una scelta che non gli portò troppa fortuna, perché nelle settimane successive non riuscì a sollevare il trofeo né ad Halle né a Wimbledon. L’ultimo ‘250’ sul duro, invece, Federer lo ha giocato a Brisbane nel 2016 dove da campione in carica fu sconfitto in finale da Raonic.

L’ENNESIMO RIENTRO – Federer può ormai dirsi esperto di comeback. La cronistoria di quest’ultimo periodo di assenza dai campi, nella stagione che lo porterà a compiere 40 anni, è invero piuttosto semplice. Ha giocato l’ultima partita ufficiale all’Australian Open 2020, un match in cui (già mezzo acciaccato) non ha potuto opporre molta resistenza allo strapotere di Djokovic sul suo campo preferito. Poi si è sottoposto a un’operazione di artroscopia al ginocchio destro e ha praticamente anticipato di pochi giorni la sospensione del Tour, rimasta effettiva da marzo ad agosto a causa della pandemia. Non si è mai lasciato solleticare dall’idea di un rientro anticipato, ha rinunciato all’Australian Open 2021 anche per le problematiche connesse alla quarantena e al portare con sé la famiglia e ha quindi scelto, per precisa volontà, il rientro a Doha. “Volevo rientrare in un torneo più piccolo, dove lo stress è inferiore“.

 

Dopo il bye al primo turno, Federer esordirà contro Evans o Chardy. Non ha mai perso contro il britannico (tre vittorie su tre) e ha perso una sola volta contro il francese, sulla terra di Roma nel 2014. Non era certo il suo periodo di maggior splendore. Da seconda testa di serie del tabellone di Doha (capeggiato da Thiem, che in teoria lo attende in finale) il suo è un buon sorteggio con licenza di complicazione. Il suo torneo proseguirebbe infatti con Borna Coric, ancora in gioco a Rotterdam e segnalato in buona forma; il croato lo ha battuto due volte e in tornei anche piuttosto importanti oltre che storicamente favorevoli a Federer (Shanghai e Halle). Se il tabellone non propone sorprese, e Roger fa il suo dovere, in semifinale ci sarebbe uno tra Shapovalov o Goffin; due match-up forse più agevoli di Coric, ma lo svizzero dovrà prima superare la prova del campo. Dopo oltre tredici mesi di pausa.

È cambiato molto nel corso degli ultimi vent’anni” ha raccontato Federer in una lunga sessione di domande e risposte con dei giovani tennisti locali dalla quale estraiamo la dichiarazione più rilevante sul recente periodo di preparazione al rientro in campo. “Quando ero giovane mi allenavo quattro ore al giorno, più la palestra. Adesso devo cercare di trarre il massimo da ogni minuto, perché il mio corpo non tollererebbe di allenarsi per cinque ore; nelle ultime settimane, considerando il tempo trascorso in campo e in palestra, mi sono allenato per circa tre ore/tre ore e mezza al giorno. Considero un privilegio quello che riesco a fare ancora oggi“.

Il privilegio, a prescindere dalle questioni di tifo, sarà per tutti quello di rivederlo in campo. “Spero ci sarà una bella atmosfera e mi auguro che qualcuno possa seguirmi dal vivo. Altrimenti va bene anche in televisione” ha detto Roger. Gli spalti si sono riempiti solo moderatamente per il torneo femminile di Doha, attualmente in corso. La vendita dei ticket prosegue anche per questa settimana, dunque lo stadio dovrebbe popolarsi di qualche tifoso – seppur a capienza ridotta.

Il tabellone aggiornato di Doha

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