Montepremi giù, Isner non ci sta: "Perché noi dobbiamo guadagnare di meno e i dirigenti no?"

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Montepremi giù, Isner non ci sta: “Perché noi dobbiamo guadagnare di meno e i dirigenti no?”

Lo statunitense critica la mancanza di trasparenza da parte dei tornei

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John Isner - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

All’inizio della settimana è stato annunciato che il prize money del Masters 1000/Premier Mandatory di Miami (il primo della stagione in virtù del rinvio di Indian Wells) verrà decurtato del 60 percento. Si tratta di una notizia particolarmente fosca per i giocatori, perché Miami è uno dei tornei più redditizi per chi sta fra la cinquantesima e la centesima posizione del ranking assieme agli Slam e ad Indian Wells, visto il tabellone combined da 96 giocatori ciascuno.

Sarà anche la prima volta dall’inizio della pandemia che i guadagni degli atleti verranno ridotti in maniera sensibile anche per chi perderà nei primi turni in un torneo di questa dimensione che si sia effettivamente svolto (al Roland Garros il montepremi era sensibilmente inferiore nel complesso, ma più alto per gli sconfitti delle qualificazioni e del primo turno): da 16.400 a 10.000 dollari per i perdenti al primo turno, da 26.400 a 16.009 per chi si ferma al secondo. Certo, è vero che la decrescita sarà relativamente inferiore rispetto a quella patita da chi arriverà in fondo, ma stiamo parlando di guadagni reali per giocatori di media classifica, giocatori per i quali ogni tipo di taglio  può essere un problema. Un taglio così drastico è dovuto alla seguente formula legata alla presenza del pubblico in situ:

Visto che il torneo di Miami avrà un accesso (al massimo) del 20 percento, l’aggiustamento sarà al 40 percento del prize money, ed è probabile che questa diventerà la norma fino a giugno, come confermato da Herwig Straka (manager di Dominic Thiem e membro del Board ATP) al Tiroler Tageszeitung: “I tornei si giocheranno, il calendario maschile dovrebbe essere consolidato. Il pubblico tornerà solo a giugno probabilmente, fino al Roland Garros la situazione appare negativa”.

 

La specificazione di Straka sulla relativa salute del tennis maschile è confermata da questo confronto fra il numero di tornei che stanno garantendo la soglia minima di 25.000 dollari per i rispettivi montepremi:

I tornei maschili a rimanere sopra la suddetta soglia sono stati 52 finora, contro 30 per il circuito femminile.

LE CRITICHE DI ISNER

In questo frangente, John Isner è quello che si è fatto sentire di più. Ex-membro del Players Council e ora affiliato con la PTPA di Djokovic e Pospisil, lo statunitense è particolarmente affezionato al Miami Open, dove ha conquistato il titolo più importante della propria carriera nel 2018 e raggiunto la finale anche nell’edizione successiva. In un thread pubblicato su Twitter, Long John ha parlato di un “broken system” in riferimento all’ATP:

“Giocatori e tornei dovrebbero lavorare insieme come ‘partner’, ma un taglio del 60 percento del montepremi totale e dell’80 per i vincitori non è una partnership, perché parliamo di uno dei più grandi eventi del circuito. I guadagni dai diritti TV, dalla distribuzione dati, dagli sponsor e dal nuovo accordo sulle scommesse rimarranno identici”, ha scritto, per poi aggiungere nel tweet successivo: “Perché non verificare ufficialmente quanto stiano soffrendo i tornei? In questo modo si potrebbe rivedere il montepremi proporzionalmente ai loro guadagni. Non ha senso che i tornei più importanti non abbiano questo tipo di scrutinio”.

Infine, Isner ha ribadito la mancanza di trasparenza vigente nel tennis e ha concluso: “I promoter dei tornei possono monetizzare i loro asset all’infinito, mentre i giocatori hanno solo qualche anno per massimizzare il proprio talento. Questo è il motivo per cui il sistema è rotto, soprattutto quando i giocatori devono subire tagli dei montepremi del 60 e dell’80 percento mentre i dirigenti continuano a guadagnare le stesse cifre“.

Le sue parole su Miami sono state supportate dal connazionale Reilly Opelka, il quale ha chiosato affermando che se riuscirò a non perdere soldi vorrà dire che sarà stata una grande settimana per me!.

Isner ha dunque risollevato diverse questioni che hanno dominato la conversazione sindacale nel tennis degli ultimi anni (decenni?). Le due tematiche andrebbero però separate: da un lato, sembra abbastanza logico che ci dovrebbe essere maggiore trasparenza da parte dei tornei su quali siano i loro reali guadagni, argomento che Pospisil ha sottolineato più volte quando ha spiegato l’idea dietro alla PTPA. In un’associazione in cui i tornei sono sotto la stessa egida e i giocatori hanno teoricamente il 50 percento del potere decisionale, non dovrebbero esserci particolari dubbi sulla necessità di maggiore trasparenza, e, nonostante il tennis non sia mai stato inappuntabile da questo punto di vista, c’è da augurarsi che qualcosa possa cambiare nei prossimi anni.

Anche quella degli stipendi dei dirigenti è una problematica citata frequentemente (da Opelka stesso e da Simon): è vero che il lavoro degli amministratori del gioco non è diminuito durante i mesi più difficili (il contrario, probabilmente), ma allo stesso tempo non è un bel segnale non decurtare i propri guadagni in un periodo di tagli in ogni altro settore. D’altro canto, tuttavia, si potrebbero sollevare dei dubbi sull’associazione/allusione fatta dall’americano fra mancanza di trasparenza e montepremi troppo bassi (in particolare per un torneo come il Miami Open per il quale Stephen Ross, proprietario dei Miami Dolphins della NFL e di IMG, avrebbe già investito oltre 550 milioni di dollari per rinnovare l’Hard Rock Stadium e altri 60 abbondanti per portarvi il torneo di tennis).

In tempi ordinari, è possibile (o anche qualcosa più di possibile) che la redistribuzione dei guadagni non sia favorevole ai giocatori, ma questi non sono tempi ordinari, e altri giocatori si dicono più dubbiosi sul fatto che i tornei siano in grado di pagare di più al momento. Il membro del Players Council Kevin Anderson, in particolare, aveva spiegato: “Ovviamente capiamo che la fonte guadagno principale dei tornei sia la presenza degli sponsor sul posto più che quella dei fan. Nel momento in cui non ci sono gli sponsor, gli incassi scendono. […] Da quello che so, diversi eventi sono in rosso, quindi credo che i giocatori dovrebbero capire e accettare di guadagnare cifre più basse. Credo che il sistema di aggiustamento legato al numero di persone presenti sia un buon sistema. […] Ovviamente non è la situazione ideale, ma credo che sia necessario far sì che i tornei si possano svolgere”.

Uno degli utenti che hanno commentato il thread di Isner ha suggerito che si potrebbero usare degli ologrammi per aumentare il numero degli sponsor visibili sul campo, ovviando così alla loro assenza sul posto, una proposta molto interessante (già adottata dalla NBA nella bolla di Orlando) che però necessiterebbe della presenza della domanda da parte di sponsor con la disponibilità economica per produrre contenuti di questo tipo. In sintesi, quindi, Isner ha sicuramente ragione quando parla dell’opacità del sistema tennis e della redistribuzione dei guadagni, ma forse il momento storico non è dei più adatti, perché finché i due tour non saranno tornati alla normalità non c’è garanzia che ci sia abbastanza da redistribuire.

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“Una squadra”, la docuserie sulla Coppa Davis del 1976, verrà presentata al Film Festival di Torino

Anteprima d’eccezione: Panatta, Pietrangeli, Bertolucci, Barazzutti, Zugarelli e il creatore della serie Domenico Procacci saranno intervistati da Neri Marcorè. Ci sarà anche il direttore Scanagatta, testimone di quegli anni in qualità di cronista

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Corrado Barazzutti, Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta sollevano il trofeo della Coppa Davis 1976 (Photo Courtesy of Fosforo Press)

La squadra italiana si sta preparando all’esordio contro gli Stati Uniti al Pala Alpitour, ma non sarà l’unica rappresentativa azzurra di Coppa Davis di cui si parlerà nel capoluogo piemontese: in occasione del trentanovesimo Torino Film Festival, domenica 28 novembre alle ore 17.00 (presso la Sala 6 dell’UCI del Lingotto) verrà infatti presentata in anteprima “La squadra“, una docuserie che racconta dello straordinario gruppo composto da Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli, gruppo capace di raggiungere quattro finali di Davis e di sollevare il trofeo nel 1976 in Cile, vincendo anche un clima politico estremamente complicato che all’epoca portò quasi ad una consegna del silenzio sul loro successo, celebrato in maniera importante solo negli ultimi anni.

Questa prima d’eccezione sarà nobilitata inoltre dalla presenza dei quattro campioni e di Nicola Pietrangeli, inizialmente capitano della selezione, che saranno intervistati da Neri Marcorè. Di seguito il teaser:

“La squadra” è stata scritta da Domenico Procacci, Lucio Biancatelli Sandro Veronesi (che saranno presenti a loro volta alla prima) e prodotta da Fandango, di cui Procacci stesso è fondatore – si tratta però della sua prima (e a suo dire unica) esperienza da regista. Qui invece la sinossi ufficiale:

 

“Gli anni di cui parliamo vanno dal 1976 al 1980. Lo sport è il tennis. Siamo in Italia e il trofeo per cui si combatte è la Coppa Davis. La squadra è formata da quattro giocatori: Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli.
In quei cinque anni raggiungono la finale quattro volte, vincendo solo una volta: nel ‘76 contro il Cile. Intorno a quella finale si crea un vero e proprio caso politico, con enormi polemiche sull’opportunità di andare a giocare con i colori dell’Italia nel Cile del dittatore Pinochet. Le finali raggiunte ma poi perse sono nel ‘77 contro l’Australia, nel ‘79 contro gli USA e nel ‘80 contro la Cecoslovacchia. Nelle prime due edizioni, ‘76 e ‘77, la squadra ha come capitano non giocatore una leggenda del tennis italiano, Nicola Pietrangeli, ritiratosi dall’attività agonistica solo da pochi anni. Pietrangeli, da giocatore a sua volta finalista nel 1960 e 1961, verrà esonerato dalla sua stessa squadra dopo la sconfitta del ‘77 in Australia. È lui il quinto protagonista della nostra storia. Raccontiamo una squadra. Ma una squadra divisa, frammentata, con al suo interno rapporti difficili, a volte conflittuali, sia tra i giocatori che con chi li guida e allena. Una squadra, una nazionale, che nel momento in cui ha la vittoria a portata di mano viene osteggiata e combattuta nel suo stesso Paese. E nonostante tutto questo, in quegli anni la squadra più forte del mondo”.

Da sinistra a destra: Adriano Panatta, Antonio Zugarelli, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Nicola Pietrangeli (Photo Courtesy of Fosforo Press)

LE PAROLE DEGLI ORGANIZZATORI

Il direttore artistico del Torino Film Festival Stefano Francia di Celle ha detto: “Il cinema che riscrive la storia: cinque punti di vista per raccontare eventi che hanno infiammato l’ItaliaEmozioni, sorprese, entusiasmi e acrimonie si intrecciano sapientemente a preziosi materiali d’archivio per dare vita sullo schermo a una verità viva e cangiante. Il TFF fa il tifo per l’opera prima da regista di un protagonista del cinema italiano”.

“È stata una pagina importante della nostra storia e in questi giorni a Torino il tennis torna protagonista con le ATP Finals e la Coppa Davis“, hanno invece rimarcato Enzo Ghigo e Domenico De Gaetano, rispettivamente presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino. “Passato e presente si incontrano idealmente sullo schermo cinematografico e in campo, dando agli spettatori quelle emozioni che solo i grandi eventi sanno dare”.

Nicola Pietrangeli (Credit: Alberto Novelli)

I RICORDI DEL DIRETTORE

L’idea di presentare la serie al Festival di Torino è da ascrivere a Intesa Sanpaolo, Main Sponsor della kermesse e come noto legata a doppio filo anche alle Next Gen milanesi (infatti ufficialmente denominate Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals) e alle Nitto ATP Finals appena conclusesi proprio a Torino. A seguito della proiezione, infatti, si svolgerà una serata dedicata presso il Grattacielo dell’istituto di credito, durante la quale sarà possibile scambiare qualche battuta con i protagonisti. Alla cena sarà presente anche il direttore del sito Ubaldo Scanagatta, che ha promesso di realizzare delle brevi interviste esclusive con gli eroi di quella spedizione.

Paolo Bertolucci (Credit: Alberto Novelli)

Nonostante quella squadra faccia parte della memoria collettiva (anche perché fino agli ultimi anni il tennis maschile non era esattamente stato prodigo di istantanee storiche), Ubaldo ha infatti un legame molto personale con il loro successo: ancora collaboratore esterno de La Nazione, fu infatti incaricato dall’allora direttore Domenico Bartoli di scrivere un pezzo che raccontasse in modo equilibrato il dibattito che circondava quella finale: secondo molti, infatti, l’Italia non avrebbe dovuto giocare quella finale in un Paese dove si era recentemente instaurata una truculenta dittatura. “Non si giocano volée contro il boia Pinochet” era il coro ricorrente del periodo, a cui faceva da contraltare la battaglia di Nicola Pietrangeli, che invitava a “non perdere l’occasione di conquistare la prima Coppa Davis anziché fornire uno strumento di propaganda proprio al regime di Pinochet”. Qui potete leggere il ricordo delle tensioni dell’epoca scritto da Ubaldo e rileggere il suo articolo del 1976.

Come detto, il girato verrà presentato domenica 28 novembre, ma sarà preceduto da una presentazione in programma sabato 27 alle 14 e da una conferenza stampa in programma domenica alle 13. Ubitennis, ça va sans dire, sarà presente anche a questi eventi, magari chiedendo un paragone con quelli che potrebbero essere gli eroi del 2021 e oltre per il tennis maschile italiano.

Adriano Panatta (Credit: Alberto Novelli)

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Challenger

Il Challenger di Bari parla italiano: bene Nardi, Vavassori e Cobolli

Ben sei azzurri raggiungono i quarti di finale nel capoluogo pugliese. Eliminati Matteo Viola in Bahrain e Luciano Darderi a Brasilia

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Andrea Vavassori – ATP Stoccolma 2021 (foto via Twitter @sthlm_open)

Al Challenger 80 di Bari (cemento outdoor) erano ben 14 gli italiani presenti in tabellone e sei di loro sono arrivati ai quarti di finale. A cominciare da Thomas Fabbiano che mai quest’anno aveva superato più di un turno. Qui a Bari, sarà forse l’aria di casa, ha prima battuto Roberto Marcora in un derby molto combattuto 7-6(8) 6-3 e poi con un netto 6-4 6-3 la diciannovenne promessa inglese Jack Draper (N.258 ATP, semifinalista a Ortisei e nei quarti all’ATP 500 del Queen’s). Che sia l’inizio di un’inversione di tendenza, dopo un anno da incubo, per il tennista pugliese? Il quarto di finale contro Brancaccio ci darà una prima risposta.

E proprio Raul Brancaccio è stato autore della sorpresa di giornata, eliminando Carlos Taberner (N.101 ATP e prima testa di serie) in un match durato due giorni, sospeso per pioggia nel tie-break del primo set sul 6-4 per l’italiano. Alla ripresa Raul accusa la partenza a freddo e commette un doppio fallo che potrebbe costargli caro. Per sua fortuna non è che lo spagnolo sia molto più caldo e restituisce il favore con la stessa moneta. Vinto il tie-break, per l’azzurro il resto della partita è una passeggiata di salute fino al 7-6(6) 6-3 che lo promuove al turno successivo.

Anche un bravissimo Flavio Cobolli si guadagna i quarti al termine di un incontro molto tirato contro Tobias Kamke (N.250 ATP). Drammatico poi il primo set che il romano si aggiudica al tie-break 12-10, nonostante la maggiore esperienza del trentacinquenne veterano tedesco. Dopo aver rifiatato nel secondo parziale, l’azzurro domina il set decisivo, ottenendo il break decisivo nel quarto gioco. Il confronto che lo attende nei quarti contro l’altro tedesco Oscar Otte (N.112 ATP e recente vincitore di Ortisei e Ismaning) è di quelli impegnativi.

 

Un altro tedesco aspetta nei quarti il nostro Luca Nardi, quel Daniel Masur (N.204 ATP) che ha eliminato nei turni precedenti due italiani (Fabrizio Andaloro e Francesco Forti), ma siamo certi che il giovane marchigiano, incurante di ogni scaramanzia, saprà farsi valere. Del resto le due vittorie contro Maxime Cressy (N.122 ATP e recente finalista a Ortisei ed Eckental) e Julian Lenz sono di quelle importanti, soprattutto per il modo autoritario in cui sono state ottenute.

Nel derby tra Andrea Vavassori e Andrea Pellegrino, il pugliese parte meglio e nel terzo gioco ottiene il break che gli consente di portare a casa il primo parziale e quasi il risultato pieno: il tie-break del secondo set sembra più volte prendere la strada di Pellegrino, che però non riesce a sfruttare ben quattro match point. Bravissimo infatti Vavassori a resistere e a vincere 12-10, portando l’incontro a un terzo set che dominerà. Il piemontese, con il punteggio di 4-6 7-6(10) 6-2, vince così il quarto dei sette scontri diretti con Pellegrino e guadagna il pass per i quarti. Dove dovrà affrontare un altro derby contro Filippo Baldi che ha eliminato Andrea Arnaboldi 6-4 3-6 6-3, complice anche un problema alla spalla sinistra accusato dal mancino milanese nel terzo set. Peccato perché all’esordio Arnaboldi aveva battuto addirittura Holger Rune, ritiratosi per un problema al gomito quando era sotto 6-4 1-0.

Al Challenger 80 del Bahrain (cemento outdoor) era presente il solo Matteo Viola che, dopo aver superato 6-4 7-5 il cinese di Taipei Yu Hsiou Hsu (N.358 ATP), è andato letteralmente a sbattere contro il britannico Jay Clarke che gli ha inflitto un severo 6-2 6-1.

Al Challenger 80 di Brasilia (terra battuta), Luciano Darderi era l’unico italiano in gara e si è molto ben comportato, superando due turni di qualificazioni non banali. Poi sfortuna ha voluto che si trovasse accoppiato con la testa di serie N.1 Federico Coria. Il diciannovenne italo-argentino si è difeso con coraggio ma alla fine ha dovuto cedere 6-3 7-6(7).

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Coppa Davis

Davis Cup: Herbert/Mahut regalano il successo alla Francia

Il duo francese sconfigge in rimonta la giovane coppia ceca Lehecka/Machac nel doppio decisivo. Di Mannarino l’altro successo francese. Gasquet sconfitto in due set da Machac.

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Nicolas Mahut, Pierre-Hugues Herbert, Jiri Lehecka e Tomas Machac (Photo by Pedro Salado / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Francia b. Repubblica Ceca 2-1

Dopo aver perso il primo singolare ed essersi trovata sotto di un set sia nel secondo incontro sia nel doppio decisivo, la Francia ha ribaltato la sfida e conquistato il successo nel primo tie del gruppo C delle Davis Cup Finals.

Nel deserto dell’Olympiahalle di Innsbruck, a causa del lockdown imposto dal governo austriaco, Francia e Repubblica Ceca hanno inaugurato la loro campagna di Coppa Davis. La Francia ha rinunciato a schierare il proprio numero 1 Arthur Rinderknech, numero 58 del ranking mondiale. Infatti, il capitano Grosjean ha deciso di puntare sulla maggiore esperienza di Mannarino e Gasquet. La Repubblica Ceca, dal canto suo, ha deciso di schierare come singolarista, oltre all’esperto Vesely, il ventunenne Machac, al suo debutto in Davis.

 

T. Machac b. R. Gasquet 7-6 (3) 6-2

Inizio molto teso da parte del giovane ceco che si è trovato subito a fronteggiare tre palle break, ma scrollata la tensione di dosso e con l’aiuto poco cinico, il ceco è riuscito ad emergere dalla situazione di difficoltà. Il break era nell’aria. Partenza nuovamente ad handicap per Machac, sotto 40-0, ma stavolta non c’è stato nulla da fare per il ceco dato che un dritto lungolinea del francese ha messo il sigillo del 2-1. Al cambio campo, Gasquet ha restituito malamente il favore all’avversario commettendo diversi errori non appena abbia tentato di cambiare ritmo. Il controbreak Repubblica Ceca è divenuto realtà grazie al doppio fallo del francese.

Dopo i primi due games di sofferenza, Machac ha aumentato il proprio livello al servizio e per Gasquet le opportunità di essere aggresivo in risposta sono via via diminuite. Il match è scivolato velocemente verso l’inevitabile tie-break alterando scambi molto combattuti a errori di misura.

Il tie-break è gestito in pieno controllo dal ceco. Machac si è portato avanti di due mini break entrambi generati da due errori di diritto del francese. Gasquet è riuscito a recuperare un mini break, ma Machac in pieno controllo si è portato sul 6-2 colpendo una volée in allungo sul dritto lungolinea del francese. Gasquet ha annullato il primo set point con uno smash ma l’ennesimo errore di diritto ha consegnato il set al giovane ceco.

 Il secondo set si è aperto con il games più lungo del match, durato ben oltre 10 minuti e con ben venti punti giocati. Machac ha preso sempre più fiducia, approcciando la rete quando ne aveva l’occasione, con Gasquet, che ha faticato per riuscire ad annullare le tre palle break al ceco.

Dopo la strenua difesa nel primo game del secondo set, le difese di Gasquet sono crollate nel turno di servizio successivo. Machac ha convertito la prima delle tre palle break con una chirurgica risposta di rovescio sula seconda del francese.

Machac concede pochissimo al servizio, mentre Gasquet sbaglia molto soprattutto di diritto. E proprio un dritto di misura del francese finito a rete ha concesso a Machac la palla del doppio break. Break puntualmente realizzato grazie al doppio fallo di Richard.

Il caso fisico di Gasquet è evidente. L’ultimo sussulto è nel corso del sesto game quando il francese si è portato 0-30 provando ad attaccare di più l’avversario. Gli errori di dritto di Gasquet e due ottime prime di Machac hanno riportato il punteggio in una situazione di pieno controllo per il ceco.

Due ace consecutivi hanno messo la firma sul 7-6 (3) 6-2 finale con cui il giovane ceco ha suggellato il suo esordio in Davis Cup.

Per mantenere vive le speranze in questa Coppa Davis, la Francia necessitava di un successo di Adrian Mannarino nella sua sfida con Jiri Vesely.

  • A. Mannarino b. J. Vesely 6-7 (1) 6-4 6-2

Inizio di set con livello di gioco non altissimo, entrambi tengono bene il proprio turno di servizio, con il ceco che si lascia preferire. L’equilibro si è incrinato nel corso del sesto game durante il quale Mannarino ha incrementato notevolmente il livello in risposta. Il francese è riuscito a conquistare due palle break. La prima è stata sprecata con un rovescio a rete, la seconda viene convertita grazie ad una risposta di rovescio che bacia la riga: 4-2 Francia. La svolta nel set si realizza nel nono game con Mannarino al servizio per chiudere il set. Il francese appare teso ma con un ace riesce a conquistare una palla set. Da quel momento in poi il dritto di Mannarino lo ha abbandonato commettendo due errori. Vesely, dal canto suo, è stato efficace con un dritto in avanzamento a piazzare il break. L’inerzia del set si è spostata verso il ceco grazie al recupero da 2-5 a 5-5. Si arriva al tie-break, momento nel quale Mannarino è sparito dal campo. Il 7-1 è eloquente da questo punto di vista, con l’unico punto a favore del francese rappresentato da un doppio fallo di Vesely.

Il secondo set si è aperto con un Vesely leggermente in difficoltà. Primo game chiuso ai vantaggi e terzo, invece, caratterizzato da errori di diritto banali e non in spinta che hanno concesso il break a Mannarino. Vesely ha continuato a servire bene mentre Mannarino è iniziato ad andare incontro a delle difficoltà. Nell’ottavo game, il francese da 40-0 si è ritrovato sul 40 pari prima di tenere il servizio, game fotografia di un momento in cui si è vista la tensione da parte di entrambi. Il decimo game ha visto Mannarino i fronteggiare due palle break, annullate rispettivamente con un dritto sulla linea e con un ace. Superato il pericoloso il francese, alla seconda opportunità, ha messo in cassaforte il secondo set.

Game maratona da ben venti punti ha aperto il terzo set, con il ceco che ha fronteggiato e annullato ben quattro palle break. Il livello in risposta di Mannarino è cresciuto sempre di più e nel terzo game una risposta profonda di rovescio in allungo concretizza il break. Il ceco non è più il giocatore del primo set, soprattutto al servizio, nel quinto game un dritto vincente in spinta di Mannarino ha regalato due palle break al francese. Vesely ha annullato la prima con una volèè, ma di dritto Mannarino si è issato sul 4-1 pesante. In un terzo set di maggiore qualità, Mannarino ha convertito la prima palla match con una volée alta di diritto.

Herbert/Mahut b. Machac/Lehecka 3-6 6-4 6-3

Il doppio decisivo ha visto Grosjean confermare i “maestri” Herbert e Mahut, recenti vincitori delle NITTO ATP Finals torinesi. Navratil, invece, ha schierato il vincitore del pomeriggio Machac, preferendolo a Kolar, al fianco del ventenne Lehecka.

Primo set in cui il giovane duo ceco ha affrontato i propri turni di servizio senza alcuna difficolta. Non si può dire lo stesso per i francesi, costretti a fronteggiare una palla break nel corso del quarto game con Mahut al servizio. Herbert a rete è stato reattivo nell’annullarla. Meno fortunato nel sesto game lo stesso Herbert al servizio. Il francese è riuscito ad annullare la prima palla break con una volée alta dopo un’ottima seconda, ma un doppio fallo di Herbert, ha regalato alla coppia ceca l’opportunità di piazzare il break. Palla break prontamente convertita grazie allo smash di Lehecka. Conquistato il break di vantaggio, Lehecka e Machac sono riusciti agevolmente a chiudere il set per 6-3, concedendo complessivamente solo tre punti sul proprio servizio alla coppia francese.

Apertura di secondo set ancora in affanno per Herbert, con i francesi che hanno concesso subito due palle break non consecutive agli asservari. Mahut in entrambi i casi ha risolto i problemi a rete. Superato il momento di difficoltà, il livello dei francesi si è alzato soprattutto nei game di risposta, conquistando la prima palla break in occasione del quarto game, sul servizio di Machac. Il ventunenne ceco si è trovato ancor più sotto pressione nell’ottavo game sotto 0-40, ma due ottime prime e il gioco a rete di Lehecka hanno tolto le castagne dal fuoco al duo ceco, che poi è stato bravo ad annullare anche una quarta occasione. Nel decimo game, con Lehecka al servizio per rimanere nel set, i francesi salgono in cattedra approfittando di un leggero calo degli avversari. La volée al corpo di Mahut ha convertito la palla break e rimesso il match in equilibrio.

Nel terzo e decisivo set, si va ai vantaggi in due dei primi tre games. Il momento chiave è stato il quarto game. Lehecka ha annullato la prima palla break del set con un servizio vincente sulla T, ma poi è stato costretto a capitolare a causa di due errori: un dritto finito lungo e un doppio fallo sanguinoso, che regalano il break ai francesi. Da quel momento Herbert e Mahut hanno mantenuto il controllo del set non lasciando nessuna occasione ai giovani cechi per rientrare in corsa, nonostante l’ottimo livello espresso dalla giovane coppia contro un doppio collaudato come quello francese. Lo smash di Mahut ha messo sul sigillo 6-3 che ha chiuso la sfida e ha regalato il successo alla Francia.

La Francia ritornerà in campo sabato alle 10 contro la Gran Bretagna per ipotecare il passaggio del turno. I cechi affronteranno sempre i britannici nell’ultimo match del gruppo C, domenica alle 10.

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