La mente dietro al successo di Iga Swiatek

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La mente dietro al successo di Iga Swiatek

Matthew Futterman del New York Times ha intervistato Daria Abramowicz, la psicologa dello sport che lavora con la recente vincitrice del WTA 500 di Adelaide e dello scorso Roland Garros

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Iga Swiatek ha vinto ad Adelaide il secondo titolo della sua carriera dopo il trionfo al Roland Garros. Alla vigilia dell’Australian Open, il New York Times ha pubblicato un bell’articolo sulla figura di Daria Abramowicz, ex velista che oggi lavora come mental coach proprio nel team di Swiatek. Alla luce del secondo successo di Iga, che aumenta le aspettative sul suo conto e la proietta tra le giocatrici più forti e in forma del circuito, pubblichiamo la traduzione di questo articolo – dal quale abbiamo eliminato i riferimenti all’Australian Open, ormai superati dai tempi.

Qui l’articolo originale


Lo scorso ottobre una teenager polacca, Iga Swiatek, ha stupito il mondo del tennis quando ha vinto l’Open di Francia spuntando dal nulla. Si presentava all’inizio del torneo alla cinquantaquattresima posizione mondiale e, nonostante ciò, ha vinto senza perdere set nelle sette partite giocate. Questa impresa l’ha immediatamente resa una delle giovani star del tennis mondiale, una celebrità in patria.

 

La sua straordinaria ascesa, a prescindere da cosa le riservi il futuro, si è compiuta anche grazie all’insolita decisione di lavorare con una mental coach fin dagli albori della carriera. Questa specialista, Daria Abramowicz, 33 anni, è un’ex velista che ha passato buona parte dello scorso decennio a portare in primo piano l’aspetto della salute mentale e della psicologia nello sport polacco. Si è caratterizzata come una costante presenza al fianco della Swiatek dal 2019, e spesso può essere vista sul campo durante i suoi allenamenti, dove, guardandola da vicino a braccia conserte, cerca di scrutarne la mente. Per ore e ore parlano fuori dal campo delle paure di Swiatek e dei suoi sogni. Lavorano per rafforzare le sue relazioni con la famiglia e gli amici, le persone che possono garantire stabilità emotiva“l’ancora umana”, usando le parole di Abramowicz (trovate qui un articolo del nostro Ilvio Vidovich sull’argomento, ndr).

A volte, durante gli allenamenti Swiatek indossa strumenti che misurano il suo livello di stress, monitorando l’attività del suo cuore e del suo cervello. Alla vigilia dell’Australian Open, ha guardato un documentario sulla Principessa Diana per meglio comprendere le insidie che derivano da una fama improvvisa. Due giorni prima della sua partita d’esordio a Melbourne è andata in spiaggia. “La mia vita è cambiata”, ha affermato recentemente Swiatek rispondendo ad alcune domande dalla sua stanza d’albergo a Melbourne, dove ha dovuto passare 19 ore al giorno per due settimane in ragione della quarantena imposta ai giocatori a causa della pandemia da COVID-19. C’è molta più pressione”.

Molti tennisti di vertice si consultano con psicologi dello sport, ma Abramowicz lavora con Swiatek con una frequenza maggiore di quella solita per questo sport. Abramowicz utilizza inoltre un approccio controintuitivo, che consiste nel dare la priorità alla gratifica, alle relazioni umane e alla crescita personale, utilizzandoli come percorso per la vittoria. A questo livello ogni giocatrice ha colpi fantastici e doti atletiche eccelse. Ciò che spesso separa una semplice grande tennista da una campionessa, o una vincitrice di un singolo torneo del Grande Slam da una dominatrice, è l’avere la forza mentale di prevalere in quei pochi punti chiave durante i quali l’inerzia di un match cambia.

“Parliamo tanto di emozioni positive e di quelle distruttive”, afferma Abramowicz in un’intervista. “Il perfezionismo non è così d’aiuto, pertanto cerchiamo di creare sensazioni positive, determinazione e grinta. L’idea è di abbracciare il proprio potenziale alla ricerca dell’eccellenza. Cerchiamo di dare il meglio ma, alla fine della giornata, siamo semplicemente degli esseri umani le cui vite hanno anche altri aspetti, e quando si perde una partita non significa che si valga meno come esseri umani. Abramowicz sostiene che l’autostima e i legami stretti sulla fiducia sono stati punti cruciali con cui supportare aspetti quali la motivazione, la gestione dello stress e la comunicazione che porta al successo dell’atleta. È impossibile diventare una campionessa quando non sei felice e non soddisfi pienamente le tue necessità in quanto essere umano, afferma Abramowicz.

Questa analisi è opinabile: il tennis, come altri sport, ha avuto svariati campioni che erano talvolta infelici, anche quando erano all’apice della carriera. Andre Agassi e Steffi Graf, che sono ora felicemente sposati, e più recentemente Victoria Azarenka, hanno avuto tanto successo durante periodi negativi nelle loro vite private. Detto ciò, Abramowicz ha spinto Swiatek ad abbracciare l’idea che si possa raggiungere un successo duraturo più facilmente (e di sicuro in maniera più piacevole) approcciandosi al tennis non come se fosse la propria vita ma solo una parte di essa. “È importante essere in pace, di modo tale da potersi focalizzare sul lavoro”, dice Swiatek. “Non è vero solo per i tennisti ma per chiunque voglia avere successo”. 

Iga Swiatek – Roland Garros 2020 (via Twitter, @australianopen)

IL CAMPO DA TENNIS È COME IL MARE

Il viaggio di Abramowicz verso la squadra di Swiatek ha inizio 15 anni fa, quando aveva 18 anni ed era una giovane promessa nel programma nazionale di vela in Polonia. Dopo una regata nazionale, Abramowicz fece una caduta di tre metri da un rimorchio mentre stava preparando una barca a vela, fratturandosi il polso sinistro. Dopo l’incidente non poteva più veleggiare e si sentiva svuotata e sola. Ma due settimane dopo un allenatore le chiese se volesse partecipare come allenatrice non ufficiale a una regata in Italia, dove si era già trovata a competere. “Mi ha risollevato, mostrandomi un nuovo percorso”, spiega Abramowicz.

Continuò quindi ad allenare mentre studiava gli sport e la psicologia. Visto che la sua conoscenza diventava sempre più approfondita, creò un sito web nel quale scrivere sulla salute mentale negli sport. Mentre otteneva un dottorato in psicologia nel 2016, la sua reputazione in Polonia in ambito sportivo cresceva grazie alla sua abilità nello spingere gli atleti ad essere più aperti riguardo alle loro necessità psicologiche. Quindi, nel febbraio 2019, un membro della squadra di Swiatek la chiamò per chiederle se fosse interessata a lavorare con un’ancora acerba tennista ma dal potenziale teoricamente illimitato. Swiatek può giocare fenomenali accelerazioni da fondocampo così come eseguire morbide stop volley su passanti fulminanti, ma a volte aveva difficoltà durante le partite a livello mentale.

L’accoppiata era una scommessa. Cosa poteva sapere una velista delle vette del tennis professionista? Abramowicz sostiene che i due sport sono considerevolmente simili. Un velista professionista deve sentire i cambiamenti nelle condizioni del vento e saper valutare le correnti durante una gara, così come un tennista deve assimilare ed adeguarsi ai ritmi di una partita. Durante gli incontri di tennis e durante le gare di vela in solitaria non c’è una squadra su cui fare affidamento – se sei esausto oppure entri in confusione, tutto dipende comunque solo da te.

Dopo la chiamata da parte della squadra di Swiatek, Abramowicz prese un volo da Budapest per vederla nel suo successivo incontro. Mentre la osservava, vide un fuoco della competizione in Swiatek che raramente aveva visto in un giovane atleta. Swiatek le disse che era lusingata che avesse fatto un lungo viaggio fino in Ungheria semplicemente per vederla giocare. Sapeva poco sulla psicologia sportiva, se non che poteva renderla una giocatrice migliore.

STRESS E SUDOKU

A volte, prima che Swiatek entri in campo per gli allenamenti, Abramowicz le applica un sensore che misura le variazioni sul battito cardiaco per poter monitorare il livello di tensione a cui è sottoposta la tennista durante momenti ad alto stress. Altre volte la cinge con un dispositivo che analizza le variazioni delle onde cerebrali per rilevare eventuale stress. L’obiettivo è l’utilizzo di qualsiasi strumento disponibile per allenare la mente di Swiatek a gestire l’adrenalina e la pressione di una partita. All’Australian Open del 2020, Abramowicz ha notato come Swiatek diventasse sia più calma sia più focalizzata se aveva passato le ore prima di un incontro facendo compiti, specialmente di matematica. Swiatek si è diplomata l’anno scorso e ormai non ha più compiti a casa, quindi Abramowicz la fa lavorare su parole crociate o Sudoku, utilizzandoli come allenamento cognitivo. Altri giocatori di vertice spesso passano il tempo libero ascoltando musica o guardando serie televisive senza sosta.

L’approccio è simile a quello di un’altra atleta, che Abramowicz ha sfidato Swiatek a cercare di imitare il più possibile: la campionessa di sci Mikaela Shiffrin, la quale spesso si mette a cercare definizioni prima delle gare per cercare di rilassare e focalizzare il cervello – Swiatek cerca di guardare tutte le gare di Shiffrin. Abramowicz guarda alla Shiffrin, che è diventata campionessa del mondo a 17 anni ed è una grande celebrità in Europa, come a un modello di gestione del successo e delle aspettative senza lasciarsi prendere da una spirale fuori controllo dettata dalla notorietà.

Considerate questo: un anno fa, a una cena durante l’Australian Open, Swiatek disse a Naomi Osaka, la vincitrice di quattro Slam (due all’epoca, ndr), che stava considerando di andare al college anziché proseguire con la carriera di tennista professionista. “Le stavo dicendo che è davvero brava e che pensavo che avrebbe fatto ancora meglio, quindi forse non doveva ancora cercare di spostare le sue energie sul college”, ha ricordato Osaka la settimana scorsa.

DOPO LA VITTORIA IL LAVORO È CAMBIATO

Attraverso il lavoro con Abramowicz, Swiatek è cambiata, passando dall’essere una giocatrice motivata esclusivamente dai risultati – un tratto comune, specialmente nei tennisti giovani – a una persona che, come sostiene lei, può “essere felice anche senza vincere”. Quell’obiettivo cambia col tempo. Mentre Swiatek si giocava il punto della vittoria al Roland Garros contro Sofia Kenin, Abramowicz cercava di capire dove poter spostare il focus del suo lavoro. Prima dell’Australian Open, Abramowicz e Swiatek hanno lavorato su come gestire la vita nelle vesti di favorita e di stella dello sport. “Ci siamo preparate per il successo”, spiega Abramowicz.

In Australia, Swiatek ha partecipato ai suoi primo tornei da ottobre. Dato il periodo di inattività ha cercato prima dell’inizio del torneo di escludere dalla mente qualsiasi aspettativa di vittoria. “Ho vinto contro alcune delle migliori giocatrici”, ha spiegato Swiatek. “A volte questo può davvero creare confusione mentale”. Una volta tornata in campo, per Swiatek è stato come se non avesse mai lasciato Parigi, se si eccettua il fatto che ora buona parte della Polonia la osserva da vicino. Come del resto Abramowicz ha sempre fatto.

Traduzione a cura di Massimiliano Trenti

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Al femminile

Osorio e Fruhvirtova, teenager a Charleston

Nel torneo in South Carolina vinto da Astra Sharma si sono messe in luce protagoniste giovanissime

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Linda Fruhvirtova - WTA Charleston 2021 (via Twitter, @VolvoCarOpen)

Il secondo torneo disputato sulla terra verde di Charleston, un WTA 250, sembrava dovesse rispettare le gerarchie delle teste di serie. Infatti la numero 1 in tabellone, Ons Jabeur, era approdata in finale contro Astra Sharma dopo avere vinto con margine i turni precedenti. Quattro successi in due set, lasciando al massimo cinque game a match. Invece in finale è arrivata la sorpresa.

Jabeur ha vinto il primo set 6-2, e anche nel secondo set sembrava fosse imminente lo strappo decisivo per chiudere la partita e conquistare il titolo. Ma nei game finali Ons ha cominciato a sbagliare di più, e ha perso il parziale 5-7. Poi alla distanza è calata drasticamente, subendo un inatteso 1-6. E così la numero 27 del ranking ha lasciato strada alla numero 167. Con questa controprestazione Jabeur deve ancora rimandare l’appuntamento con il primo successo in un torneo a livello WTA.




 

Dalla stagione 2020, pur tra le difficoltà della pandemia, Jabeur ha compiuto un notevole salto di qualità, certificato anche dal best ranking in carriera: numero 25 raggiunto proprio questa settimana. Ma c’è ancora qualcosa da aggiustare nel suo tennis, tanto spettacolare quando gira al meglio. Forse pecca nella tenuta fisica alla distanza, ma forse è soprattutto un problema di convinzione in alcuni frangenti dei match importanti. La metterei in questo modo: il suo tennis è creativo ed efficace quando tutto funziona, ma tende a diventare forzato e un pochino cervellotico quando le cose non girano a dovere. E i colpi diventano poco produttivi.

Ma va dato merito anche alla avversaria in finale, Astra Sharma. Con i nuovi meccanismi di calcolo del ranking, Sharma aveva appena visto scadere i punti della finale ottenuta a Bogotà nel 2019, e questo le aveva causato un arretramento di oltre 30 posti. Ma il successo di Charleston le ha permesso di risalire sino alla posizione 120. E così dopo la sconfitta di due anni fa contro Amanda Anisimova in Colombia, Sharma ha conquistato alla seconda occasione il suo primo titolo a livello WTA.

Malgrado la finale abbia offerto il confronto tra due giocatrici in piena maturità (Jabeur ha 26 anni e Sharma 25), a mio avviso l’aspetto più interessante di Charleston “bis” è legato alla presenza di ben tre teenager nei quarti di finale: Clara Tauson, Maria Camila Osorio Serrano e Linda Fruhvirtova.

Di Tauson (nata nel dicembre 2002) ho già scritto in occasione del suo successo nel WTA 250 di Lione, all’inizio di marzo (vedi QUI). Allora aveva vinto partendo dalle qualificazioni, e quella vittoria non aveva solo significato il primo titolo in carriera a livello WTA, ma anche l’ingresso in Top 100. Questa volta è il momento di parlare di Osorio Serrano e Fruhvirtova.

Maria Camila Osorio Serrano
La semifinale raggiunta dalla giovane tennista colombiana in South Carolina segue di pochi giorni il suo trionfo a Bogotà: anche per lei primo titolo in carriera a livello WTA, da profeta in patria. La classica settimana da sogno, conclusa come meglio non poteva, con la vittoria in finale su Tamara Zidansek.

A livello tecnico, però, probabilmente vale di più la semifinale nordamericana rispetto al successo sudamericano. Facciamo due conti: in Colombia la giocatrice sconfitta più alta in classifica era stata la numero 93 Zidansek. In South Carolina invece, Osorio ha battuto la numero 51 Linette al primo turno e la numero 91 McHale al secondo. Poi ha avuto la meglio su Tauson (ma con un successo per ritiro), prima di fermarsi contro la futura vincitrice Sharma in semifinale. Mettendo in fila le partite di Bogotà con quelle di Charleston, Osorio ha vinto otto partite consecutive, e questo le ha permesso di ottenere il best ranking della sua breve carriera: numero 118 WTA. 

A 19 anni compiuti (è nata il 22 dicembre 2001), Osorio nei prossimi mesi proverà a sfondare la barriera della Top 100, cercando di avvicinare i risultati ottenuti nel recente passato da altre due colombiane: Mariana Duque Marino (best ranking numero 66 e un titolo vinto, anche lei a Bogotà) e soprattutto Fabiola Zuluaga (best ranking numero 16 nel 2005 e semifinalista all’Australian Open 2004). Zuluaga ha vinto 5 titoli a livello WTA, e 4 di questi a Bogotà: nel 1999, 2002, 2003, 2004.

Sorprende fino a un certo punto che per tre giocatrici colombiane il torneo di casa si sia trasformato nel “terreno di caccia” preferito: dato che la capitale della Colombia si trova a oltre 2600 metri sul livello del mare, le condizioni di gioco sono molto particolari, e probabilmente chi è cresciuta in un contesto del genere riesce a esprimersi meglio rispetto a chi deve adattarsi in pochi giorni al tennis in altura.

Maria Camila proviene da una famiglia di sportivi, ma non di tennisti: infatti sia il nonno che il fratello sono arrivati a giocare nella nazionale di calcio colombiana. Lei invece ha scelto il tennis dopo che da bambina aveva incrociato per caso in televisione un match di Federer. È rimasta stregata dal gioco in generale ma anche da Roger, tanto da averlo “inseguito” nei tornei dello Slam che ha affrontato da junior. È riuscita ad agganciarlo e a farsi fotografare insieme a Roger proprio nell’ultima occasione, a New York 2019. Osorio infatti ha vinto il suo titolo Slam (US Open 2019) quando stavano per scadere i limiti di età.

Anche se in WTA non ha ancora raggiunto i livelli di Duque Marino e Zuluaga, è comunque la prima colombiana della storia a essere arrivata alla posizione numero 1 della classifica junior; raggiunta il lunedì successivo alla vittoria nello Slam (9 settembre 2019). Forse non è stata precocissima nei risultati (ricordo per esempio che sono nate nel 2001 Amanda Anisimova e Iga Swiatek), ma ha dimostrato di avere cominciato con il piede giusto il passaggio al professionismo: numero 478 a fine 2018, numero 184 a fine 2019, con il primo successo a livello ITF nel 15K di Cucuta, che è la sua città natale.

Nelle partite di Charleston Maria Camila ha dato prova di possedere alcune tipiche doti di chi è cresciuta sulla terra rossa: due buoni fondamentali da fondo, ma anche la capacità di utilizzare il drop-shot e di misurarsi con i frequenti corpo a corpo che la palla corta può innescare. D’altra parte non dispone di una potenza devastante, e difficilmente può fare la differenza con i colpi di inizio gioco. Per questo penso che per crescere in futuro dovà trovare i giusti equilibri che le permettano di valorizzare il pià possibile gli aspetti tattici e agonistici.

a pagina 2: Linda Fruhvirtova

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Pagelle

Pagelle Montecarlo: un Dio greco in terra

Stefanos Tsitsipas trionfa nel Principato, Djokovic e Nadal in affanno. Roger Federer preferisce la Svizzera

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Stefanos Tsitsipas - Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Stefanos figlio di Apostolos fece una palla di pelle di Rublev, tutti i russi salirono a galla per vedere la palla di pelle di Rublev fatta da Stefanos, figlio di Apostolos. E così il Dio greco Tsitsipas (10) finalmente è sceso in terra a calpestare e dominare il suolo del mattone tritato, nuovo principe di Montecarlo approfittando dei tentennamenti dei precedenti tiranni. Nulla ha potuto il robotico Rublev (8,5), eroico nell’abbattere l’antico dominatore ma poi arresosi dinanzi a cotanta bellezza e superiorità.

D’altra parte Novak Djokovic (5) aveva dato tutto per dimostrare al nuovo leoncino Jannik Sinner (6) che il vecchio leone comandava ancora la foresta e soprattutto era distratto dal progetto di annettere la PTPA alla nuova Superlega ed ha dovuto cedere il passo dinanzi allo scatenato Daniel Evans (8), che ha all’improvviso dimostrato di avere birra, non solo da bere, anche sulla terra battuta. In verità anche fuori dal campo visto il risentimento mostrato nei confronti di Lorenzo Musetti (5,5): caro Dan fai il bravo che per difendere l’onore del Magnifico siamo pronti ad invadere la perfida Albione. Rafa Nadal (5) è apparso un po’ stralunato, ma Parigi è ancora lontana e, come di consueto, lì si parrà la sua nobilitade e dunque non è il caso di preoccuparsi.

Per quanto riguarda lo squadrone azzurro, eravamo nove in tabellone eravamo giovani e forti ma a salvarci dal tracollo è stato il vecchio bucaniere Fabio Fognini (7) che ha ritrovato l’aria di casa ma ha dovuto arrendersi allo scatenato Casper Ruud (7,5). Matteo Berrettini (5) ha dimostrato di non essere ancora pronto, Caruso (6) si è salvato da una figuraccia, Travaglia (6) ha difeso l’onore della propria donna dalle ingiurie del villano Carreno, da Sonego (6) forse potevamo aspettarci qualcosa di più, ma veniva dalla vittoria in terra sarda e dobbiamo essere clementi.

A proposito di Sardegna, altro successo del movimento italiano con il nuovo torneo ATP in programma nella settimana prima del Roland Garros: sarà Parma, nel frattempo annessa con provvedimento presidenziale alla provincia di Nuoro, ad ospitare il nuovo 250.

 

Nel frattempo Roger Federer, dal suo buen ritiro ha fatto sapere che tornerà in quel di Ginevra e dunque non figura nell’entry list di Roma. A questo punto gli appassionati italiani potranno sperare solo in una improbabile retromarcia di Roger e in una wildcard degli Internazionali. Dubbioso Binaghi: “Beh stiamo parlando di una vecchia gloria, un giocatore che non ha più nulla da dare e che è riuscito a non vincere questo torneo neanche quando il suo avversario era Mantilla, che è riuscito a perdere con Stepanek, Chardy, Gulbis e Volandri. Valuteremo ma in questo momento abbiamo altri nomi prima di lui, Londero, Coria e Delbonis certamente più adatti di lui alla terra”.

Se Federer limita le sue apparizioni sul rosso, Nick Kyrgios (4) ha invece deciso di saltare totalmente la stagione sulla terra. “Non mi alleno altrimenti sporco la macchina. La terra non dovrebbe essere nemmeno considerata una superficie” ha ricordato più volte Nick. D’altra parte nemmeno lui dovrebbe essere considerato un tennista.

Dato un applauso alle nostre Cocciaretto (7,5) e Trevisan (7) che hanno spezzato le reni alla Romania nella ex Fed-Cup, l’oscar quadrifoglio della settimana va a Federico Gaio (10): ko nell’ultimo turno delle qualificazioni di Barcellona, è stato ripescato come lucky looser e sorteggiato all’esordio con Benoit Paire. Più gaio di così…

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Flash

WTA Charleston 2: primo titolo per Sharma, delusione Jabeur

Ons Jabeur domina il primo set ma si spegne alla distanza. Astra Sharma sale fino al numero 120

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Astra Sharma - Charleston 2021 (foto Chris Smith)

A. Sharma b. [1] O. Jabeur 2-6 7-5 6-1

La talentuosa giocatrice tunisina Ons Jabeur (n. 27 WTA) dovrà aspettare ancora per poter festeggiare il suo primo successo in un torneo WTA. In quella che sembrava l’occasione perfetta per lei, al MUSC Health Women’s Open di Charleston, nella Carolina del Sud, contro un’avversaria classificata oltre cento posti più in basso di lei in classifica, Jabeur ha vinto molto agevolmente il primo set ma poi è andata via via smarrendo la brillantezza di gioco e si è fatta soverchiare dalla maggiore freschezza atletica dell’australiana Astra Sharma (n. 165 WTA), 27 anni, n. 165anche lei alla ricerca della sua prima affermazione a livello WTA.

Dopo un primo set completamente dominato da Jabeur in 35 minuti, nel secondo la tunisina ha recuperato da 1-3 a 3-3 in quello che sembrava solamente un incidente di percorso. Tuttavia Sharma prendeva sempre più autorità nei suoi turni di servizio mettendo sempre più pressione sulla tunisina nel corso degli scambi. Un set point sul 6-5 era sufficiente, con Jabeur che quasi rinunciava a correre sulla stop volley di Sharma che chiudeva il parziale.

 

La spalla destra dolorante per la quale Jabeur aveva richiesto il timeout medico verso la fine del secondo set non sembrava dare troppo fastidio alla testa di serie n. 1, che però man mano che il match si allungava appariva sempre più stanca e meno mobile. Nel terzo set la tunisina non è riuscita a tenere la battuta nemmeno una volta ed è andata progressivamente spegnendosi lasciando via libera alla più fresca avversaria.

Ons Jabeur – Charleston 2021 (photo Chris Smith)

“È una sconfitta dura – ha detto Jabeur dopo la partita – Non sono stato in grado di giocare il mio gioco, avrei dovuto tenere più palle in campo, non sono riuscita a farlo e lei ha meritato di vincere. Lei serve in maniera diversa da tutte le altre, è stata solida sui punti importanti, ma io non sono riuscita a giocare come sono in grado di fare“.

Ovviamente di tutt’altro tono le parole della campionessa Astra Sharma, che con questa affermazione guadagna ben 45 posizioni nel ranking arrivando fino alla posizione n. 120: “Credo che Ons abbia giocato benissimo nel primo set, non credo avrei potuto fare molto altro. Ho cercato di continuare a pressarla cercando di farle sbagliare l’esecuzione dei magnifici colpi che faceva. Sapevo che con questo caldo se fossi riuscita ad allungare la partita avrei avuto qualche chance in più, ed è quello che è successo“.

La mia forma fisica è la base del mio tennis. Non ho le armi che ha una giocatrice come Ons, ma ho la velocità di poter chiudere a rete dopo che ho messo in difficoltà l’avversaria, e riesco a vincere punti anche in difesa facendo giocare sempre un colpo in più“.

Due anni fa ero andata così vicino a vincere il torneo a Bogotà, ma i miei nervi mi hanno tradito. Qui sono riuscita a rimanere più calma e sono davvero felicissima“.

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