ATP Dubai: Karatsev show contro Rublev. Harris rimonta Shapovalov

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ATP Dubai: Karatsev show contro Rublev. Harris rimonta Shapovalov

Aslan si inguaia con uno dei suoi blackout, ma poi mette fine alla striscia vincente di Andrey nei “500”. A Shapo non bastano set e break di vantaggio per fermare la corsa del sudafricano

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Aslan Karatsev – ATP Dubai 2021 (foto via Twitter @atptour)

C’è tennis russo anche lontano da Mosca. E che tennis. A Dubai, Russia 4, al secolo Aslan Karatsev, mette in campo una prestazione straordinaria per fermare a 23 la striscia vincente di Andrey Rublev negli ATP 500, a “meno 5” dal record di Roger Federer. Una prestazione, appena offuscata dalle occasioni anche clamorose per mettersi in condizione di chiudere in due set, in cui si è dimostrato superiore a Rublev non solo sulla diagonale sinistra, non solo nella maggior capacità di apertura del campo (qui non c’è gara, chiaramente) e nel cambiare in lungolinea, bensì anche sulla potenza pura, su quel ritmo che tanto piace al rosso del 1997. Eppure, a fare partita, è stato quello che si muove supportato da un paio di polpacci che ne basta uno per fare due gambe complete dell’altro. Poco prima, Lloyd Harris si era reso protagonista di quella che, forse, è l’unica vera sorpresa della giornata superando Denis Shapovalov. Ma vediamo prima com’è andata questa cosa che comincia a diventare davvero troppo russa.

[WC] A. Karatsev b. [2] A. Rublev 6-2 4-6 6-4

Il match è quello per cui gli spettatori hanno pagato: grande velocità di palla e intensità degli scambi, botte da orbi, insomma. L’arma primaria di Rublev, quel dritto fulminante che ama il ritmo e avrebbe dovuto togliere molto alla resa dello stesso fondamentale dell’avversario va invece in difficoltà; Aslan non pare subirlo, quasi sempre anzi gli va sopra, angola più efficacemente, il suo rovescio squarcia il campo. E risponde anche con la continuità e precisione che gli abbiamo spesso visto sfoggiare. È il primo – ma sarà anche l’unico nel parziale di apertura – ad arrivare a palla break, due consecutive al terzo gioco, e Rublev deve ricorrere al servizio per uscirne indenne. Non può invece nulla sul 2 pari, con Aslan che ribalta uno scambio iniziato in difesa, costringe Andrey ad accorciare dominandolo di potenza sulla diagonale destra per poi entrare con un rovescio imprendibile. Lo spartito non cambia nei giochi successivi per il quasi spettatore Rublev, con Karatsev che continua a suonargliele issandosi fino al 5-2. Non che lì succeda chissà cosa – servizio tenuto a zero e set in cascina –, ma i primi due punti, vincenti in uscita dal servizio nonostante le ottime risposte moscovite, non possono non essere sottolineati.

 

Quando dall’altra parte della rete tutto funziona alla perfezione, la cosa migliore da fare è rimanere incollati nel punteggio capitalizzando al massimo i propri turni di battuta, aspettando il momento di calo, o almeno quella piccola sbavatura che consente di incrinare una sicurezza apparentemente inscalfibile. D’altra parte, Karatsev ci ha già fatto vedere momenti di appannamento in cui regala turni di battuta. La piccola crepa sembra aprirsi con lo 0-30 del sesto game, ma lui ne esce con facilità disarmante e rilancia la minaccia allungando il successivo gioco in risposta. Andrey è bravo a salvarsi in quattro occasioni, l’ultima della quali mettendo in campo un colpo in più sul quale stavolta lo strettino del ventisettenne di Vladikavkaz non passa l’ostacolo. La grafica ci mostra i pochi dubbi sulla direzione della sua seconda battuta: 100% al corpo da sinistra e 88% alla T da destra. Mai sul dritto. Lo show continua, ma ancora non ne raccoglie i frutti e pesa tanto l’errore rispondendo alla seconda sulla palla che lo avrebbe mandato a servire per il match. Le troppe opportunità non sfruttate reclamano inesorabilmente il conto: finora mai in difficoltà in battuta, due doppi falli valgono altrettanti set point per Rublev che trasforma il primo e porta l’incontro al terzo.

Dopo essersi improvvisamente riacceso prima di rischiare uno 0-2 a quel punto non troppo inaspettato, Karatsev torna a trasformare una palla break, la sesta del game dopo le prime due bruciate a campo aperto, nell’unico modo in cui era ormai possibile: grazie al doppio fallo. Il più sembra fatto e Aslan rimette i panni del miglior sé stesso volando fino al 5-2, quando, però, non va neppure vicino a chiudere con il servizio a disposizione. Rublev accorcia minacciosamente le distanze: sarà ancora blackout? Quasi, perché il doppio fallo sul 30 pari prima e un altro errore poi che varrebbero l’aggancio sono annullati da una volée (colpita parecchio male) e dal servizio. Al secondo match point, Karatsev piazza l’ace e conquista la sua prima finale del circuito maggiore. 14 vittorie complessive in stagione a fronte di 2 sconfitte, contro Djokovic e Thiem. Sabato, in finale, la sensazione è che Harris dovrà sperare in più di un passaggio a vuoto di questo avversario, ormai vicino ai primi 30 del mondo. Quando il circuito è ricominciato lo scorso agosto, era n. 253.

[Q] L. Harris b. [3] D. Shapovalov 6-7 (5) 6-4 7-6(6)

Continua a stupire, il n. 81 ATP Lloyd Harris, che raggiunge la finale a Dubai superando in rimonta Denis Shapovalov, sul quale tuttavia pende l’imputazione di complicità nel rientro dell’avversario. Se il nativo di Tel Aviv ha follemente gettato il vantaggio di un set e un break nell’arco di pochi minuti, grande merito va però dato a Harris per essersi fatto trovare pronto ad approfittarne e aver giocato il set finale senza mai concedere opportunità di sorpasso a Denis, evitando poi di ripetere gli errori del primo tie-break. In attesa dell’ultimo atto del torneo, il classe 1997, appartenente quindi alla Next Gen originale anche se all’epoca lontano dai radar del circuito maggiore, migliora di una ventina di posizioni il suo best ranking portandosi a ridosso della top 50, un traguardo conquistato partendo dalle qualificazioni e superando tra gli altri Thiem e Nishikori. Delusione per Denis, che rimanda la terza opportunità di battagliare per il suo primo trofeo, la prima a livello di ATP 500, ma si consola scalzando Bautista Agut dall’undicesima piazza della classifica.

IL MATCH – Harris pare comprensibilmente teso nei primissimi punti, ma il servizio funziona bene e non ha problemi a tenere il passo di Shapovalov. Entrambi riescono al massimo ad arrivare a “30” nei turni di ribattuta, con game e scambi che scorrono via veloci. Probabilmente, il 193 cm di Cape Town, che durante la settimana ha messo in mostra ottime qualità anche in difesa, vorrebbe costringere più a lungo nello scambio un avversario che spesso tende a esagerare, ma Denis sfrutta bene le aperture di campo che gli offre la battuta. Sul 3-4, Harris chiede l’intervento del fisioterapista che gli massaggia la coscia destra per poi applicargli una fasciatura in perfetto stile WTA, ma riprende a giocare senza conseguenze evidenti. Tre errori canadesi fanno assaporare all’altro il sapore effimero della parità proprio all’ultima curva, mentre Harris risale da 0-30 tirando un sospiro di sollievo per il rovescio che osserva finire in corridoio. Servizio tutt’altro che dominante nel tie-break, con Shapovalov che gioca con inusuale umiltà per agguantare il 3 pari. Ma la sua natura torna subito a farsi vedere e Harris raccoglie due errori che gli consentirebbero di chiudere con la battuta; invece, sbaglia un paio di dritti comodi e Shapo fa suo il set approfittando della solita curva esterna.

L’impressione è che il match possa scivolare via da un momento all’altro. Attento a comandare uno scambio di alto livello senza strafare e preciso in risposta, il n. 12 del mondo vede lo 0-40 così guadagnato crollare sotto i colpi di cinque prime di servizio. Lloyd non si salva però al quinto game dopo essersi distratto in una discussione senza senso con l’arbitro Kader Nouni, giustamente intenzionato a far ripetere il punto. Rifiuta però la parte dell’underdog che scompare come previsto dalla prima stesura del copione, continua a lottare e viene premiato da un gioco disastroso del mancino canadese, il quale si ritrova nel giro di pochi minuti a dover servire per restare nel set. Se i momenti di pausa capitano a tutti, non tutti – in quei momenti – iniziano il game più importante del parziale cercando un rovescio lungolinea in salto. Sudafrica 1 rimane alla finestra a guardare l’altro che gli offre un primo set point, prontamente annullato dall’ace, poi un secondo con un doppio fallo, altrettanto prontamente bissato: 6-4 a favore di un Harris che aveva già aperto il rubinetto della doccia, mentre Denis va diligentemente a chiuderglielo approfittando del toilet break.

Di nuovo, se non più che mai in fiducia, Harris torna a fare male con servizio e dritto e, a differenza del primo parziale, ora tocca Denis inseguire, compito che peraltro assolve diligentemente, venendo a capo di alcune difese disperate del ventiquattrenne sudafricano. Sono tutt’altro che rari gli scambi godibili ad alto ritmo e Harris sorprende per continuità e tenuta mentale procedendo sicuro verso il finale. Anche Shapovalov non traballa, piazza l’ace a due punti dalla sconfitta e agguanta il 6 pari. Grande tensione e intensità nel gioco decisivo, con un piccola recriminazione di nuovo per il colpo preferito di Harris, il dritto, timido in un approccio che gli costa il mini-break appena conquistato. Ma è proprio il dritto – risposta stellare lungo la linea – a dargli il 6-5 e primo match point, però il rovescio vola lungo. Nessun problema: ace, poi entra nello scambio fino all’errore di Shapovalov. Seconda finale per Harris, dopo quella di Adelaide del 2020, sempre partendo dalle qualificazioni e persa contro quel Rublev che aveva appena iniziato a fare sul serio. E che forse si aspettava di ritrovare qui.

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Roma, Djokovic in crescendo: steso Davidovich Fokina, adesso un quarto di finale da top 10

Poco più di un’ora è bastata al numero uno ATP per superare lo spagnolo, messo subito fuori dalla partita. “Ho vinto bene – ha commentato -, contro Berrettini o Tsitsipas mi attende una grande sfida”

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Novak Djokovic - Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

In attesa di un quarto di finale nobile (affronterà Stefanos Tsitsipas), Novak Djokovic ha archiviato velocemente l’inedito incrocio con l’emergente Alejandro Davidovich Fokina, 21 anni. Uno che di tempo ne avrà per togliersi di dosso la fisiologica timidezza che viene fuori questi livelli. Dopo aver lottato contro Medvedev a Madrid, lo spagnolo – risalito dalle qualificazioni – si è questa volta schiantato su un ostacolo più alto. Eppure il primo set, per la testa di serie numero uno degli Internazionali, è arrivato a destinazione più facilmente di quanto potesse sembrare in avvio. Questo perché il numero 48 ATP era partito anche bene: subito prendendosi il break al primo game, poi facendosi applaudire per un pregevole lob e – in sostanza – costringendo Djokovic ad alzare immediatamente il livello.

ACCELERATA – Sul 2-2, in ogni caso, il serbo ha cambiato passo tra accelerazioni improvvise sulle diagonali e palle corte che hanno spezzato il ritmo da fondo campo. Il primo parziale si è concluso con 11 punti su 12 finiti dalla parte di Djokovic, che ha spaccato così la partita intimidendo l’avversario anche sul piano psicologico. Un significativo passo in avanti in termini di sicurezza rispetto al primo turno, quando ha superato Fritz viaggiando però a marce più basse. Totalmente senza storia il secondo set, in cui Davidovich Fokina non è mai riuscito a tenere il servizio se non alla fine, giusto in tempo per evitare il peso del 6-0. Pratica archiviata in un’ora e undici minuti, con lo sguardo subito puntato sulla Grand Stand Arena per scoprire il prossimo avversario.

In ogni caso affronterò un top 10 – ha commentato Nole in sala stampa – sono contento di come ho vinto oggi e sicuramente andrò incontro a una grande sfida. Berrettini non mi ha sorpreso raggiungendo la finale di Madrid. È vero, è stato infortunato (e quindi protetto dalla classifica, ndr), ma si è guadagnato del tutto la posizione che ha raggiunto“. Purtroppo, nonostante le belle parole di Nole, non sarà Berrettini a sfidarlo ai quarti ma Stefanos Tsitsipas. Il greco ha severamente impegnato Djokovic nell’ultimo confronto al Roland Garros, allungandolo fino al quinto set.

 

Ma il numero uno ha voglia di rivincita. Dopo le delusioni di Montecarlo e Belgrado, per Djokovic Roma sembra in ogni caso il posto giusto per riavvicinarsi agli standard di inizio stagione. “Mi sento sempre a casa quando vengo agli Internazionali – ha raccontato -, non soltanto per i tifosi, anche per il rapporto con gli organizzatori, persino gli autisti che mi portano in giro. Probabilmente aiuta il fatto che parlo italiano. ‘La gioia della vita’, come dicono qui“.

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ATP Roma: Sinner ancora rimandato da Nadal. “Potevo e dovevo fare meglio” [VIDEO commento]

Jannik gioca alla pari, ma sciupa due break nel primo set e un vantaggio di 4-2 nel secondo. Rafa in ottima forma vola agli ottavi contro Shapovalov

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[2] R. Nadal b. J. Sinner 7-5 6-4

Non riesce l’impresa a Jannik Sinner che, sul centrale del Foro Italico, cede in due set a Rafael Nadal dopo due ore e un quarto di partita. L’italiano ancora una volta se l’è giocata alla pari, a viso aperto, ma non è riuscito a concretizzare molte chance e alla fine ha dovuto cedere alla maggiore esperienza dell’avversario, autore a sua volta di una prestazione ottima. I passi avanti rispetto al precedente giocato al Roland Garros lo scorso anno ci sono stati, con Sinner capace di assorbire il colpo di un primo set perso pur avendo avuto chance e di ripartire da zero nel secondo.

Jannik è stato due volte in vantaggio di un break nel primo parziale, facendosi riprendere subito entrambe le volte, e nel secondo era avanti 4-2 prima di perdere quattro giochi consecutivi. La differenza, oltre all’esperienza, l’ha certamente fatta il servizio che ancora non gli permette di guadagnarsi molti punti facili, anche se c’è da dire che spesso sotto pressione la prima gli è venuta in soccorso. La cosa che però consola e impressiona, come sempre, è la forza mentale di Sinner così come l’espressione quasi arrabbiata con cui ha lasciato il campo a fine partita. Evidentemente sentiva di poter vincere e in effetti qualche speranza il match gliel’aveva data.

 

Contro Rafa sulla terra però i miglioramenti non sono bastati, così come non era bastata un paio di settimane fa la partita quasi perfetta di un top 5 come Stefanos Tsitsipas in finale a Barcellona. Sinner può comunque lasciare Roma con la consapevolezza dei grandi passi avanti compiuti e con un nuovo best ranking da numero 17. Nadal invece proseguirà la sua corsa nel torneo contro Denis Shapovalov (2-1 i precedenti in favore del maiorchino), che ha eliminato in due set Stefano Travaglia. L’azzurro ha giocato molto bene nel primo set, ma una volta perso il tie-break non ha più tenuto il ritmo del canadese che ha vinto piuttosto agevolmente il secondo parziale per 6-3.

Appena sono uscito dal campo, io e Riccardo ci siamo detti la stessa cosa” ha esordito Jannnik in conferenza.Ora non voglio dirlo qui, però sento che potevo e dovevo fare meglio. Il lavoro è ancora veramente tanto, oggi fa male e questo non mi farà dormire bene stanotte. D’altra parte so a che punto sono, so dove devo migliorare e vediamo la prossima volta come va“. Una certezza però c’è: “Oggi sono entrato in campo per vincere, non è che se incontro Nadal le cose cambiano. Anzi, devo fargli capire che voglio vincere“.

IL MATCH – Come suo solito, Jannik prende da subito il controllo degli scambi e con i piedi dentro il campo sa come fare male agli avversari, anche del calibro di Nadal. L’azzurro trova il break già in apertura di match, ma pecca un po’ di imprecisione e offre una palla dell’immediato controbreak che Rafa concretizza con il proprio marchio di fabbrica, il dritto lungolinea. I due continuano a scambiarsi mazzate da fondo con Sinner che non rinuncia a prendersi molti rischi, anche a costo di sbagliare. Il gioco sembra valere la candela perché l’italiano riesce nuovamente a far breccia nel servizio dell’avversario e a salire 3-2. Ancora una volta però Jannik non riesce a confermare il break e la situazione torna subito in equilibrio. Nadal, da vecchio volpone e maestro di questa superficie, mischia bene le carte al servizio e alterna benissimo palleggi più carichi a mortifere palle corte, cercando di presentare più problemi possibili al gioco di Sinner. L’iniziativa è più nelle mani del maiorchino, che subisce molto meno la pressione dell’avversario rispetto a inizio match.

Senza ulteriori strappi si arriva sul 5-4 ed è qui che le cose si complicano terribilmente per l’italiano. Il servizio non fa troppo male a Rafa, che tiene profonda la risposta e costringe Jannik a forzare da dietro. Tre errori portano Sinner a dover fronteggiare altrettanti set point consecutivi. Stavolta la battuta gli dà una mano, mentre il dritto e la testa fanno il resto. Una a una, con calma e diligenza, Jannik annulla le tre chance e va a impattare sul 5-5. La differenza nella gestione dei turni di servizio è però abissale tra i due: Nadal ormai viaggia abbastanza tranquillo, mentre l’italiano deve faticare enormemente. Sul 6-5 Sinner si mette di nuovo nei guai con un doppio fallo che regala all’avversario il quarto set point, cancellato da una buona prima. Sempre con l’ausilio del servizio ne annulla altri due, ma il settimo deve giocarselo con la seconda e gli risulta fatale. 7-5 Nadal dopo un ora e dieci minuti di gioco.

Perdere un set in questo modo, a un passo dal tie-break e dopo essere andato due volte avanti di un break, dovrebbe costare molto in termini di energie mentali, ma Jannik riparte come se niente fosse e anzi, quasi con rinnovata energia. L’italiano spinge benissimo con il rovescio coperto, anticipando più che può sul dritto mancino di Nadal, e strappa il servizio all’avversario nel terzo gioco. A differenza di quanto accaduto nel primo set, Sinner riesce a confermare il break e a salire 3-1. Jannik regge bene il ritmo e si difende bene fino al 4-3, quando un paio di imprecisioni gli costano la prima palla break del set, trasformata da Nadal al termine di uno scambio massacrante.

Lo spagnolo sale 5-4 e scarica la pressione sul più giovane avversario, che si ritrova ora a dover servire per restare nella partita. Jannik sale 30-0, ma subisce la rimonta di Rafa che si arrampica a match point. La prima gli permette di salvarsi, ma subito dopo ne arriva un altro, annullato con una coraggiosa palla corta. Una terza occasione se ne va su un dritto steccato di Nadal, che però non sbaglia sul quarto match point e chiude con un gran dritto lungolinea.

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ATP Roma, Berrettini domina Millman e vola da Tsitsipas: “Siamo due giocatori simili”

Matteo non soffre e supera l’australiano in due comodi set. Agli ottavi super sfida contro Tsitsipas: “Non credo sia più giusto chiamarci Next Gen, stiamo macinando risultati”

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Matteo Berrettini - ATP Roma 2021 (ph. Giampiero Sposito)

Altra grande prova di Matteo Berrettini che supera in due set John Millman e si qualifica per gli ottavi di finale agli Internazionali d’Italia. Una partita da vero top 10 per Matteo, che dal 4-4 nel primo set ha cambiato marcia, vincendo sette game consecutivi e mettendo in ghiaccio una partita potenzialmente insidiosa contro un avversario di buon livello. Più che la solita grande prestazione al servizio (appena quindici punti persi in tutto il match e zero palle break concesse), è importante sottolineare la grande autorità e consapevolezza con la quale Berrettini ha affrontato l’incontro. Al prossimo turno sarà fondamentale alzare ancora l’asticella perché dall’altra parte della rete ci sarà Stefanos Tsitsipas. Sarà la prima sfida su terra rossa tra i due, dopo che il greco si è aggiudicato i precedenti incroci, al primo turno dell’Australian Open 2019 e nelle qualificazioni dello US Open 2017.

IL MATCH – Millman parte bene vincendo i primi sei punti del match e affacciandosi sullo 0-30 nel primo turno di servizio di Berrettini. Matteo reagisce aggiudicandosi otto dei successivi nove, cosa che lo porta ad avere tre consecutive palle break. L’australiano riesce però a salvarsi e a salire sul 2-1. Entrambi continuano a servire molto bene e a spartirsi pressoché equamente gli scambi più lunghi da fondo. L’equilibrio si spezza improvvisamente sul 4-4: Millman commette qualche errore di troppo e offre di nuovo a Berrettini l’occasione di strappargli il servizio. Sulle prime due palle break l’australiano se la cava, ma sulla terza non riesce a recuperare la smorzata di Matteo e capitola dopo un game da ben quattordici punti. Forte del break appena ottenuto, l’azzurro tiene agevolmente il servizio e fa suo il set dopo 47 minuti di gioco.

L’onda lunga del parziale perso si fa sentire per Millman, che va subito sotto 0-30 sul proprio servizio. L’australiano scivola nello scambio successivo e viene punito dal passante di rovescio di Matteo, finendo poi per completare il disastro con un doppio fallo. Millman osserva con occhio polemico il punto nel quale ha rischiato di cadere poco prima, ma non si lascia andare a vistose polemiche. Berrettini dal canto suo appare ovviamente alleggerito dal vantaggio e riprende a martellare a più non posso, lasciando all’avversario lo sgradevole compito di correre da un lato all’altro del campo. Matteo strappa ancora la battuta a Millman e sale 4-0 in appena 18 minuti. L’italiano si procura anche una palla del 5-0, ma il suo drittone si stampa in rete, permettendo all’australiano di interrompere la striscia di sette giochi consecutivi del suo avversario. Cambia poco, Berrettini non si distrae e chiude un paio di game più tardi (6-2) dopo ottanta minuti di gioco.

 

Fa sempre bene vincere una partita in poco tempo e giocando bene” ha detto Matteo in conferenza. “Ovviamente sto già pensando a Tsitsipas, anche se devo fare tutta la routine di recupero“. Andrà in scena la sfida saltata a Melbourne per l’infortunio agli addominali di Berrettini: “Secondo me per alcuni versi siamo simili; servizio e dritto, ci piace giocare con spin, usiamo slice e palle corte. Ovvio, è un giocatore in fiducia, ma lo sono anche io. Non credo sia più giusto chiamarci Next Gen, siamo top 10, stiamo macinando risultati – chi più chi meno“. In chiusura, arriva un pensiero interessante: “Capisco Paire. Capisco il fatto che quando arrivi in un torneo come questo o come Montecarlo, che di solito è pieno di gente che urla il tuo nome, invece vedi tutto vuoto ed è più difficile. Io non dico quello che dice lui perché non lo penso, ma capisco che è difficile trovare motivazioni se sei un giocatore che ‘va’ col pubblico“.

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