Aslan Karatsev è venuto fuori dal nulla, ma è forte sul serio

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Aslan Karatsev è venuto fuori dal nulla, ma è forte sul serio

Fuori dalla top 250 lo scorso agosto, Aslan Karatsev è entrato in top 30 in pochi mesi. Nonostante il ranking congelato. Come? Con un tennis fatto per dominare

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Aslan Karatsev - ATP Dubai 2021 (courtesy of Dubai Duty Free Tennis Championships)

La locuzione latina Ex nihilo nihil fit (letteralmente ‘Nulla viene dal nulla‘), introdotta un paio di millenni fa dal filosofo Tito Lucrezio Caro, ha trovato nei secoli più sostenitori che oppositori. Fino all’avvento di un tennista russo praticamente sconosciuto.

Se parliamo infatti di cose buone che sono venute fuori dal nulla, per cercare di dimostrare che qualcosa può manifestarsi senza o con pochissime premesse, è difficile battere l’ascesa di Aslan Karatsev. Di solito la regina delle domande retoriche sugli outsider del circuito – ‘Ma da dove è uscito questo qui?‘ – trova sempre una risposta, quando ci si rivolge agli interlocutori giusti. Anche se a volte è necessario disturbare qualche allenatore di gioventù, il custode di un circolo, un collega che lo ha visto giocare da piccolo. Il caso del 27enne nato a Mosca sembra fare eccezione. Karatsev è davvero passato in un anno dal contesto più somigliante al nulla tennistico (ci sia consentita l’iperbole), quel frustrante ping pong tra circuito challenger e Futures dal quale a inizio 2020 sembrava essersi faticosamente affrancato, a un contesto in cui non sembra così sensazionalistica l’idea di considerarlo uno dei giocatori più temibili sul cemento. D’improvviso e senza segnali, a ventisette anni, che è la parte più strana della questione.

Questo non significa che Karatsev vincerà necessariamente altri tornei quest’anno o in carriera, dopo aver dominato la concorrenza a Dubai, o che a 27 anni prenderà improvvisamente a contendere gli Slam a Djokovic e Nadal. Non divaghiamo troppo. Significa che la semifinale dell’Australian Open non è stato un risultato così casuale come a primo impatto poteva sembrare. E significa soprattutto che Aslan Karatsev sa giocare a tennis assai bene, non tira soltanto forte, anche se non abbiamo idea di quanto possa reggere a questo livello. Sappiamo però che se gioca così – e lo ribadiamo, potrebbe svegliarsi domattina e non riuscire più a ritrovare il bandolo della matassa – per batterlo servono quelli forti davvero. Anche perché gente come Rublev, che forte lo sarebbe già ed è nel picco della sua carriera, a Dubai non è riuscita a fermarlo.

 

Sappiamo che è una dichiarazione forte, dunque contestualizziamo il così. Karatsev gioca un tennis esaltante innanzitutto perché è dotato di due colpi di rimbalzo formidabili, che porta senza fatica e con i quali accelera con estrema naturalezza. Fin qui nulla di strano, i grandi colpitori in questa epoca non mancano. Il russo però è capace di generare potenza e velocità con i piedi piantati sulla riga, sfruttando un timing di primo livello che sul rovescio ricorda quello del miglior Tomic (quando ha voglia, quindi tre volte all’anno – e ora neanche) e sul dritto… onestamente nessuno. I grandi dritti di questa epoca sono capolavori di forza bruta, opere di pura potenza – le prime due menzioni sono per Nadal e del Potro, che al loro prime hanno fatto più danni delle cavallette con quel colpo.

Quando Karatsev colpisce un dritto non si percepisce la stessa sensazione di sforzo. Si apprezza il movimento essenziale, con apertura contenutissima (ci ritorneremo) e un’improvvisa accelerazione; poi la palla vien fuori pulita, piatta e nelle ultime partite spesso vincente. Incrociato o lungo riga, anomalo a tagliare il campo o inside in; Karatsev tira vincenti in ogni modo, impugnando di dritto con una semiwestern che, assicura il nostro Luca Baldissera, ricorda abbastanza quella di Berdych.

Dettaglio impugnature del dritto – Berdych a sinistra, Karatsev a destra

Il servizio è un ottimo colpo. Nelle ultime 52 settimane, le statistiche relative al solo circuito maggiore gli attribuiscono sul cemento 7,2 ace di media a partita (come Djokovic) e un dignitosissimo 28° posto per punti vinti con la prima. Il rendimento scende se prendiamo in esame la percentuale di prime in campo e i punti vinti con la seconda, ma occorre sottolineare come nel 2021 – 17 partite, quali comprese – abbia vinto meno del 50% dei punti con la seconda solo quando ha perso, ovvero contro Djokovic e Thiem. Fare una cattiva figura con la seconda contro Djokovic (34%) è come sfigurare in una gara di triple con Steph Curry: del tutto inevitabile. A completare il pacchetto c’è un buon gioco di volo, con ottime capacità di lettura del gioco e una discreta mano – qualità assai evidente anche quando deve giocare angoli stretti da fondo, una cosa che gli riesce assai bene specie col dritto.

Il motivo principale per cui crediamo che Karatsev sia forte sul serio, però, è la sua capacità in risposta. Se è vero – ed è vero – che saper conquistare il dominio dello scambio entro due colpi è la skill più importante del tennis moderno, il quinto posto di Karatsev tra i miglior ribattitori delle ultime 52 settimane, che diventa addirittura un primo posto se consideriamo soltanto i match giocati sul cemento, è il dato che meglio esemplifica la sua reattività. Qui lo aiutano tantissimo le aperture contenute di cui sopra, che in risposta perdono addirittura gli ultimi fronzoli per trasformarsi in un vero e proprio schiaffo. Come questo assestato a Harris nella finale di Dubai, il prodromo del secondo break che ha chiuso set, match e torneo. Il sudafricano serve una prima non abbastanza esterna verso il dritto del russo, che scatta la più classica delle fotografie.

Tutto questo per dire che sembra esserci differenza tra Karatsev e altri carneadi capaci di spingersi sino alle fasi conclusive di uno Slam grazie a congiunture particolarmente favorevoli. Come già detto, da qui a pontificare sul suo futuro ce ne passa – anche perché il fatto che non abbia mai giocato ad alti livelli sino a 27 anni è un dato incontrovertibile, almeno quanto la sua capacità di esprimere un tennis dominante. Tra avere le potenzialità per vincere la maggior parte delle partite e vincerle sul serio, ci passa un oceano di differenze sul quale il più sintetico dei coach non riuscirebbe a scrivere meno di 200 pagine.

Il suo allenatore Yahor Yatsyk, che ha soltanto un anno più di lui, dice che ‘per molto tempo si è comportato come un ragazzino, era poco professionale e arrivava in ritardo agli allenamenti‘ e per questo ha vissuto la quasi totalità della carriera ai margini del tennis che conta. Il coach bielorusso ha iniziato a lavorare con Karatsev a fine 2018, e questa è una delle poche cose che il tennista russo ha avuto voglia di raccontare durante le brevi conferenze stampa di Dubai.

Aslan si è fatto vedere su Zoom per la prima volta dopo la vittoria con Sinner, e poi dopo aver vinto semifinale e finale. In tre presenze in sala stampa ‘virtuale’ ha sempre parlato pochissimo, mostrando scarso interesse a commentare il gioco dei suoi avversari (interrogato sulle differenze tra Sinner e Sonego, ha praticamente rispedito la domanda al mittente) e rifugiandosi nelle solite frasi di rito, tranne quando gli è stato chiesto come mai non abbia ancora un contratto con qualche sponsor. Domanda legittima, dal momento che è il numero 5 della Race ma ha giocato il torneo di Dubai con una vecchia t-shirt dell’Adidas ormai fuori produzione, lanciata nella primavera di cinque anni fa. “Me lo stai chiedendo perché hai qualcosa da propormi o cosa? Se mi trovi qualcosa sono felice, ma per il momento, come hai potuto vedere, non ho uno sponsor” è stata la secca risposta, a metà tra sarcasmo e voglia di sfuggire alla tortura delle domande.

Durante la premiazione, mentre Harris ha predetto per lui un futuro con molti altri trofei, Karatsev è sembrato quasi disinteressato. In conferenza si è detto felice del suo livello, di aver vinto una finale molto tirata – ehm, non proprio Aslan – e poi ha finalmente raccontato qualcosa sul clic scattato improvvisamente dopo la sospensione del tour nel 2020, quando al rientro in campo ha giocato tre finali Challenger di fila (con due vittorie) e si è presentato ai piedi della top 100, traguardo che non aveva neanche mai sfiorato in carriera (era stato al massimo n.153 nel 2015). Al challenger di Praga, il suo primo impegno dopo cinque mesi di stop, si era presentato da n. 253 del mondo.

Ci sono stati momenti difficili nella mia carriera. Quando sono passato da junior a pro, ad esempio: all’inizio il ranking cresceva rapidamente, poi (a 21 anni, ndr) sono andato in Germania e dopo due anni ho deciso di trasferirmi a Barcellona“. Perché ad Halle, dove si era recato, le cose non stavano funzionando. Il racconto, seppure un po’ svogliato, continua. “Poi nel 2017 ho avuto problemi al ginocchio: mi è servita metà stagione per tornare in salute e due anni per trovare confidenza col tennis. Quindi ho incontrato il mio allenatore in Francia, tre anni fa, dopo aver vinto un Futures; abbiamo parlato e ci siamo detti di provare a lavorare insieme“. Parla del suo allenatore attuale, Yahor Yatsyk, e dell’ITF vinto ad Ajaccio nel luglio 2018 – mostrando a quanto pare un buon livello di tennis, se il coach bielorusso si è lasciato convincere a iniziare una collaborazione. Assieme al riconoscimento di miglior junior russo ricevuto dalle mani di Safin nel 2011, quando Karatsev raggiunse la 43° posizione mondiale tra gli under, questo incontro è probabilmente l’unico checkpoint che potesse vagamente lasciar presagire una sua esplosione ad alti livelli.

Adesso le cose stanno funzionando benissimo, ci capiamo alla grande” continua Aslan. “La cosa più difficile per un giocatore, probabilmente, è definire il coach giusto. Non deve essere per forza un grande nome; devi trovare la persona giusta, quella che riesce a tenerti testa. Sono felice di averla trovata“. Durante un’intervista rilasciata nel corso dell’Australian Open, Yahor Yatsyk ha raccontato di aver detto a Karatsev, appena dopo averlo conosciuto, che avrebbe dovuto scegliere di smettere di giocare se non avesse avuto intenzione di cambiare. “Ho usato parole dure, forti, ma lui ha capito e ha avuto l’umiltà di ascoltarmi“.

Questo spiega qualcosa ma non tutto, perché Karatsev ci ha comunque messo quasi altri tre anni per arrivare dove si trova adesso, in viaggio verso Miami col trofeo a forma di veliero vinto a Dubai in stiva. E sul volto l’espressione di chi non sta prestando troppa attenzione ai 750.000 dollari vinti quest’anno (più di quanto vinto nel resto della carriera) e al fatto che sia già numero 27 del mondo, con una testa di serie quasi certa a Parigi e assai probabile a Londra. Delle due l’una: o gliene frega davvero poco, e quindi è pronto a tornare nell’anonimato, o è sicuro di poter continuare così. Fino a sfidare persino i più forti.

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WTA Ostrava, Teichmann a sorpresa. Maratona Putintseva

La svizzera batte nettamente Kerber grazie ad un 6-2 6-3. Putintseva ha la meglio su Zhang dopo 3 ore e 24 minuti

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Ha il dolce sapore della piccola ma grande impresa la vittoria di Jil Teichmann, sulla più quotata Angelique Kerber, numero 15 al mondo, ottenuta nel primo turno del torneo di Ostrava. La svizzera, che per la prima volta in carriera affrontava l’ex numero 1 al mondo, si è infatti imposta con il netto punteggio di 6-2 6-3 in 1h12′.

Un punteggio abbastanza netto che lascia pochi dubbi sull’andamento dell’incontro, incanalatosi subito e prepotentemente verso la via dei tre cantoni grazie ad un iniziale parziale di 5-0 del primo set. La 24enne rossocrociata non ha praticamente permesso mai il ritorno in partita di Kerber chiudendo il primo set sul punteggio di 6-2. Sulla stessa falsariga anche il secondo parziale che ha visto subito Teichmann portarsi avanti di un break che ha gestito fino alla fine dell’incontro nonostante i tentativi di rientrare in partita da parte della tedesca. Teichmann se la vedrà ora con la vincente dell’incontro tra l’americana Alison Riske (fresca finalista a Portorose, battuta da Jasmine Paolini) e la francese Fiona Ferro.

Primo turno del torneo caratterizzato da partite che hanno visto nella lunghezza delle stesse una caratteristica comune. Tra queste sicuramente la più interessante ed intensa è stata il confronto tra Yulia Putintseva e Shuai Zhang risoltosi a favore della kazaka con il punteggio di 5-7 7-6(7) 6-4 dopo 3h:24 di gioco. Partita che ha vissuto di altalenanti momenti come le due volte in cui Putintseva si è trovata a due punti dalla sconfitta nel tie break del secondo set annullando sul 5-4 Zhang un match point per la tennista cinese. Grazie a questo successo Putintseva affronterà Iga Swiatek testa di serie numero 1 del torneo.

 

Da segnalare tra le partite del primo turno, andata anch’essa oltre le tre ore di gioco è il derby ceco tra Tereza Martincova e Katerina Siniakova vinto dalla prima con il risultato di 5-7 6-4 7-6(7). Anche in questo match il risultato è stato in bilico fino alla fine: decisivo in tal senso il match point a favore di Siniakova nel tie break del terzo set che avrebbe potuto regalarle il secondo turno del torneo che invece sarà disputato dalla sua connazionale Martincova.

Il tabellone aggiornato

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Al femminile

Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.




 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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Cecchinato e Simon lasciano presto Metz. Sarà Rune a sfidare Sonego agli ottavi

Il siciliano perde in due set contro Kohschreiber. Rune domina Zapata Miralles e si guadagna la sfida con Sonego. Continua il periodo nero di Simon

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Marco Cecchinato - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Finisce subito il torneo di Marco Cecchinato, fermato 7-6 6-3 da Philipp Kohlschreiber, ripescato come lucky loser dopo la sconfitta per mano di Rune nell’ultimo turno delle qualificazioni. Nel primo set, il classe 1983 ha affrontato una sola palla break, salvata nel secondo gioco dell’incontro. Nessuna opportunità concessa invece alla risposta da parte di Cecchinato, che però perde i primi sei punti del tie-break prima di soccombere 7-3. Ancora un’opportunità per l’azzurro sempre nel primo turno di battuta tedesco e sempre senza fortuna. Tenuto il servizio al sedicesimo punto, Kohli passa invece al gioco successivo trasformando l’unica occasione, che difende senza difficoltà fino al 6-3 finale.

A proposito di Holger Vitus Nodskov Rune, sarà lui l’avversario di Lorenzo Sonego agli ottavi. Il diciottenne con un numero insensato di nomi ha rifilato un doppio bagel al perdente (poco) fortunato Bernabé Zapata Miralles nel match che ha seguito quello del Ceck sul Campo 1. Un campo che ricorda un po’ una palestra delle scuole medie – forse per quello si è trovato più a suo agio il giovane danese? Di sicuro è stata stortissima la giornata (o, almeno, quei 47 minuti) di Bernabé, incapace di centrare il campo per tre colpi di fila e, quelle poche volte che riusciva ad aprirselo, falliva il dritto in entrata. Capita. Così come è capitato che la sfida tra Rune e Zapata si sia sostituita a quella inizialmente prevista dal sorteggio tra Martinez e Popyrin, entrambi ritirati. Nel primo incontro, un Jan-Lennard Struff in periodo negativo si era fermato davanti all’alt…ernate Mikael Ymer.

Trasferiamoci sul Centrale, dove c’è un francese in ognuno dei quattro incontri in programma: perderanno tutto dopo essersi illusi accaparrandosi il primo parziale. Fuori Arthur Rinderknech, rimontato da Marcos Giron, e fuori Alexandre Muller, anch’egli vincitore del primo set, salvo poi subire il recupero di Karen Khachanov. Il ventiquattrenne di Poissy, qualificato, ha avuto una ghiotta opportunità di rientrare nel match all’ottavo gioco della partita finale, ma ha messo lunga una volée tutt’altro che impossibile e ha così perso i successivi (e ultimi) otto punti.

 

Continua la stagione da dimenticare per Gilles Simon che, arrendendosi in tre set ad Alejandro Davidovich Fokina, vede il suo bilancio vittorie-sconfitte sempre più in rosso: 3-16. E non è certo andata meglio nei tre tornei Challenger al n. 99 del ranking, che si era preso anche sei settimane di pausa dopo il torneo di Montpellier per cercare di ritrovare la voglia di giocare. Nel primo parziale, Simon serve sul 5-4 e sul 30 pari segue a rete il dritto lungolinea dopo essersi aperto il capo; Fokina, rientrante di gran carriera da un recupero in scivolata sul piede esterno, lo trafigge con il rovescio bimane scivolando sul piede esterno (l’altro piede). Fenomeno, ma tirare un po’ più forte quel dritto non avrebbe nociuto a Gilou. Che poi incappa nel doppio fallo e poco dopo si ritrova sotto 5-6, mentre il deejay diffonde una versione strumentale di Bella Ciao che sarebbe stato simpatico ascoltare durante il match di Zapata.

In ogni caso, il trentaseienne nizzardo ripara al tie-break che fa suo con la complicità di un paio di smorzate spagnole. Secondo parziale dal finale quasi speculare rispetto al primo: doppio fallo di Davidovich che rende il break all’avversario al momento di chiudere, ma poi, sotto 0-2, si aggiudica il tie-break con sette punti consecutivi. Anche i primi tre giochi del terzo, lottatissimi, vanno a Davidovich Fokina che chiude 6-2 dopo tre ore di gioco.

L’incontro di cartello del martedì vede un ritrovato Andy Murray liberarsi della brutta prova di Rennes e di Ugo Humbert – quarta sconfitta consecutiva per lui – dilagando nel terzo set. Arrivato in Mosella, aveva detto di sentirsi bene fisicamente, Sir Andy, e di voler “tentare di giocare il più possibile da qui alla fine della stagione”. Il piano è allora di volare negli Usa per l’ATP 250 di San Diego e il 1000 di Indian Wells e tornare in Europa alla volta di Anversa, il suo ultimo torneo vinto (il primo dopo l’operazione di rivestimento all’anca) battendo in semifinale Humbert, attuale detentore del titolo.

Per quanto riguarda il match, è l’ex numero 1 del mondo a partire più centrato e, al secondo game, Humbert deve già affrontare tre palle break da sinistra, ben annullate prendendo l’iniziativa, con qualche colpa di un Murray troppo conservativo su un paio di seconde. La partita procede piacevole fino al nono gioco, in cui Murray si esibisce in un lob bimane di origine controllata, ma la pessima volée tiene aperto il game; gran sventaglio mancino, bello scambio rete-rete ed è break che Humbert conferma risalendo da 15-40, bruciandosi quindi le sue due chance di riscrivere il copione della giornata.

Grande attenzione di entrambi fino all’ottavo gioco, quando il dritto francese va in tilt: quattro errori in un climax di bruttezza e, alla quarta opportunità del game e nono complessiva, Murray strappa e va a prendersi il set. È proprio vero che il fisico è a posto perché, nel terzo, Murray alza il livello senza problemi, varia il ritmo, la sua prima continua a far male (85% di trasformazione nel match), mentre il rovescio tradisce Ugo ed è 4-0 Scozia. Humbert tenta di riprendersi, le opportunità ci sono in paio di di turni di risposta, ma Andy è pronto a respingerle e dopo due ore e ventitré minuti pianta l’ace numero 18 che lo porta al secondo turno contro Vasek Pospisil.

Risultati:

M. Giron b. A. Rinderknech 3-6 7-6(3) 6-4
[7] K. Khachanov b. [Q] A. Muller -6 6-1 6-3
A. Davidovich Fokina b. [PR] G. Simon 6-7(4) 7-6(2) 6-2
[WC] A. Murray b. [6] U. Humbert 4-6 6-3 6-2
[alt] M. Ymer b. J-L. Struff 7-5 6-3
[LL] P. Kohlschreiber b. M. Cecchinato 7-6(3) 6-3
[Q] HVN Rune b. [LL] B. Zapata Miralles 6-0 6-0

Il tabellone aggiornato di Metz

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