Numeri: la finale più inattesa a Dubai

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Numeri: la finale più inattesa a Dubai

Una finale di un ATP 500 tra un qualificato e una wild-card non è fatto di tutti i giorni. Le incredibili avventure nel Golfo di Karatsev e Harris

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79 – Sono gli ace che Lloyd Harris ha centrato nei 19 set del lungo cammino che dalle qualificazioni lo ha portato a giocare la finale dell’ATP 500 di Dubai, dove è divenuto il primo tennista nella quasi trentennale storia del torneo degli Emirati Arabi a centrare un simile risultato partendo dalle quali. Del resto, anche l’unica finale che Harris aveva raccolto in precedenza nel circuito maggiore, l’anno scorso ad Adelaide (persa in finale contro Rublev) era arrivata accedendo nel main draw da qualificato e gli era valsa il precedente best career ranking di 72 ATP, piazzamento raggiunto anche con quanto fatto a Chengdu, dove nel settembre 2019 aveva raggiunto la semifinale, vincendo per la prima volta tre partite di fila nel circuito maggiore.

Una crescita lenta ma continua quella di Harris, che aveva continuato a manifestarsi alla ripresa del circuito dopo la pausa per pandemia da Covid-19: il sudafricano aveva raggiunto a Colonia e Anversa, rispettivamente per la terza e quarta volta in carriera, i quarti di finale a livello ATP (ovviamente, verrebbe da dire) sempre partendo dalle quali. La definitiva conferma dei miglioramenti compiuti è arrivata quasi due mesi fa, quando a Melbourne Harris per la prima volta ha raggiunto un terzo turno in un torneo dello Slam. Al 24enne tennista nato a Città del Capo, che eliminando Wawrinka a Doha (due settimane fa) ha centrato la prima vittoria contro un top 20, la finale a Dubai ha garantito un assegno di 110 mila dollari e 290 punti in più in classifica, che lo hanno fatto passare dalla 81° alla 52° posizione del ranking ATP – il balzo più grande tra i primi 100 la scorsa settimana.

E dire che per arrivare a un ottimo risultato come quello raggiunto negli Emirati, Harris per due volte ha dovuto recuperare pesanti situazioni di svantaggio. La prima si è verificata nel primo turno del main draw: dopo avere superato le quali e aver vinto facilmente su Basilashvili e Rola, Lloyd si è ritrovato indietro di un set e di un break contro Cristopher O’ Connell, 112 ATP, prima di avere la meglio facilmente al terzo. Nel match successivo è arrivata quella che sinora è la vittoria più importante della carriera, contro Dominic Thiem, al quale si è concesso il lusso di lasciare solo sette giochi. Una gioia la cui legittimità tecnica è stata poi confermata dalle successive ottime vittorie contro Kraijinovic e Nishikori. In semifinale, contro Shapovalov, 12 ATP, Harris ha poi centrato la seconda rimonta della settimana: sotto di un set e 2-4 nel secondo ha rimontato il canadese (che sino a quel momento aveva mantenuto tutti i 37 turni di servizio giocati nel torneo) per poi vincere, dopo quasi tre ore di partita, al tie-break del terzo set.

 

Nulla ha potuto contro Karatsev in finale, dove è stato sconfitto piuttosto nettamente, ma a 24 anni compiuti da poco e con una carriera tennistica ancora più breve di quanto faccia immaginare la sua età (ha deciso di dedicarsi esclusivamente al tennis solo verso i 15-16 anni), Harris può guardare con fiducia ai prossimi mesi e magari già a Miami potrebbe togliersi la soddisfazione di vincere la prima partita della carriera in un torneo della categoria Masters 1000.

Lloyd Harris – ATP Dubai 2021 (courtesy of Dubai Duty Free Tennis Championships)

427- È la posizione nel ranking ATP dell’avversario che poco più di un anno fa eliminava Aslan Karatsev dal Challenger di Bangalore. Il russo veniva sconfitto in quel torneo con un duplice 6-3 da Saketh Myneni, tennista classe ’87 che in carriera non ha mai vinto una partita nel circuito maggiore e che da gennaio 2019 solo una volta aveva sconfitto un top 200. Karatsev, nato a Vladikavkaz, capitale della Ossezia (regione caucasica confinante con la Georgia e visitata dai turisti russi per le belle montagne da cui è circondata) ha vissuto dai tre ai dodici anni in Israele, per poi continuare senza sosta a cambiare residenza. Negli scorsi anni il tennista russo si è infatti allenato tra Taganrog, Mosca, Halle e Barcellona, per poi stabilirsi negli ultimi anni a Minsk, dove ha incontrato il (quasi)coetaneo bielorusso Yahor Yatsyk, che gli fa da coach e al quale lo stesso Karatsev – nelle interviste di questi ultimi mesi – ha dato molta importanza nel processo che lo ha portato ad affermarsi a livello ATP.

Aslan, che tra gli junior non si era mai fatto particolarmente notare (la sua miglior classifica è stata 47) nel circuito maggiore si è fatto conoscere per la prima volta da ventenne nel settembre 2013, giocando in doppio con colui che per certi versi è stato il suo mentore, Dimitri Tursunov: assieme raggiungevano le semifinali all’ATP 250 di San Pietroburgo (e in quello stesso torneo, sfruttando una wild card, Karatsev impegnava fino al terzo set Youzhny, allora 20 ATP). Due anni dopo, nel 2015, Aslan coglieva quella che sino a novembre 2020 era rimasta l’unica sua vittoria nel circuito maggiore, superando proprio l’ex 8 ATP e attuale coach di Shapovalov, sconfitto nel primo turno del torneo di Mosca. Sino alla pausa del circuito dovuta alla pandemia per Covid-19, Karatsev aveva vinto solo sei volte contro top 100 (l’avversario sconfitto dalla miglior classifica era il nostro Simone Bolelli, allora top 70, che il russo superò nel challenger di Ortisei nel 2014) e in altre trentasette occasioni si era imposto su avversari tra la 101°e la 200° posizione. Aveva vinto un solo Challenger nelle cinque finali da lui disputate, arrivando al massimo alla 153° posizione del ranking ATP. Nulla di eccelso, pur presenziando con buona regolarità nel circuito minore: negli ultimi otto anni Karatsev ha sempre giocato una media di almeno cinquanta partite a stagione, ad eccezione del 2017, quando – infortunatosi durante gli allenamenti sostenuti in Spagna – è stato costretto ad operarsi al ginocchio, infortunio che ha causato la sua discesa fino alla 764° posizione del ranking.

Facendo attenzione al periodo che va da gennaio 2019 a febbraio 2020 – nel quale ha comunque guadagnato più di duecento posizioni, salendo dalla 484° alla 263° posizione – per rintracciare avvisaglie di quanto è poi riuscito a fare nel 2021, si scorge poco: una vittoria su Auger-Aliassime, allora 106 ATP, nel Challenger di Rennes; una semifinale al torneo della medesima categoria sulla terra di Sopot, superando il nostro Paolo Lorenzi; la vittoria su Hugo Dellien che era 75 ATP nell’aprile di due anni fa a Sarasota, e, infine, un successo su Vesely nel gennaio dello scorso anno sul cemento di Bangkok, dove arrivava in finale a tre anni e mezzo di distanza dall’ultima volta che era riuscito a spingersi così avanti. Molto poco, anche perché a questi barlumi di luce alternava, considerando solo gli ultimi mesi precedenti la sospensione del circuito momenti di profondo buio nel suo rendimento: basti ricordare le ben otto sconfitte contro tennisti non compresi nella top 250 ATP (e sei di questi non erano nemmeno tra i primi trecento al mondo).

Aslan Karatsev – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Così, dopo una prima fase di carriera che aveva visto 256 vittorie e 192 sconfitte diluite tra i vari livelli del circuito, Aslan dalla fine della scorsa estate a oggi, pur avendo visto aumentare notevolmente il livello dei suoi avversari, ha vinto quarantuno match e ne ha persi solo otto. Partito ad agosto 2020 da 253 ATP, in Repubblica Ceca ha dato la prima importante svolta alla sua carriera: ha raggiunto la finale al primo Challenger di Praga (superando due top 100 come Vesely e Herbert e perdendo in finale contro Wawrinka) e vinto la settimana successiva il secondo challenger consecutivo giocato a Praga, per poi imporsi anche a Ostrava. Karatsev ha poi perso all’ultimo turno delle quali del Roland Garros da Korda, una delusione parzialmente riscattata dalla prima vittoria della carriera contro un top 50, Sandgren, ottenuta a San Pietroburgo, che però non è stata sufficiente per chiudere il 2020 tra i primi 100. 

Il 2021 e i suoi risultati sono noti a tutti: a Melbourne è stato il primo qualificato dell’Era Open ad arrivare in semifinale in uno Slam (sconfiggendo tra gli altri Schwartzman, Auger Aliassime e Dimitrov), due settimane fa a Doha si era arreso in tre set a Thiem e con la vittoria del titolo a Dubai la settimana scorsa ha confermato che quello australiano non era un fuoco di paglia, mostrando anzi anche grandi dote di combattente, oltre che tecniche. Dopo essere stato in campo quasi due ore per liquidare Gerasimov con un duplice 6-4, per arrivare in finale ha impiegato ulteriori nove ore e venti minuti e ben dodici set per superare nell’ordine Evans, Sonego, Sinner e Rublev. Paradossalmente, l’unica partita “facile” è stata la finale, nella quale ha lasciato solo cinque giochi ad Harris, per guadagnare la vittoria del primo torneo nel circuito maggiore, un successo che lo ha proiettato al 27° posto del ranking ATP. Quando ci si chiede quanto conti la fiducia in se stessi nel rendimento di un tennista professionista, sarebbe bene ricordare la storia di Karatsev.

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Laver Cup, l’Europa parte (stra)favorita

I favori del pronostico sono tutti per il Team Europe, sempre vincitore e che schiera solo Top 10

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Alexander Zverev - Laver Cup 2019 (via Facebook, @LaverCup)

Tutto pronto per la Laver Cup, torneo di tennis a squadre che si disputerà dal 24 al 26 settembre al TD Garden di Boston. Si tratta della quarta edizione del torneo, che torna in programma dopo lo stop del 2020, quando negli Stati Uniti la possibilità di svolgere manifestazioni sportive con il pubblico era fortemente limitata e lo spostamento a fine settembre del Roland Garros aveva reso la disputa della Laver Cup pressoché impossibile.

I capitani del Team Europa e del Team Resto del Mondo, rispettivamente Bjorn Borg e John McEnroe, hanno diramato i convocati, e a giudicare dai nomi non dovrebbe esserci letteralmente partita, con l’Europa super favorita anche nelle quote dei bookmakers. Tutti i giocatori europei, infatti, rientrano nella top 10 della classifica ATP, a cominciare da Daniil Medvedev, numero 2 al mondo e fresco vincitore dello US Open, dove ha battuto in finale Novak Djokovic, negando al serbo la consacrazione della sua straordinaria carriera con il secondo Grande Slam dell’era Open.

Anche gli altri convocati da Borg e dal vice-capitano Thomas Enqvist sono “pezzi da 90”: tra Stefanos Tsitsipas (numero 3 al mondo), Alexander Zverev (numero 4), Andrey Rublev (numero 5) e il nostro Matteo Berrettini (numero 7), c’è solo l’imbarazzo della scelta. Completa il sestetto il norvegese Casper Ruud, numero 10 del ranking ATP e probabilmente, ad oggi, l’unico anello un po’ più debole di una catena altrimenti più che solida.

 

John McEnroe e suo fratello Patrick (meno talentuoso come giocatore, ma conosciuto soprattutto come ex capitano di Coppa Davis e telecronista televisivo negli USA), si affideranno a un roster composto dai canadesi Félix Auger-Aliassime (numero 11 ATP) e Denis Shapovalov (numero 12), l’argentino Diego Schwartzman (numero 15), gli statunitensi Reilly Opelka (numero 19) e John Isner (numero 22) e infine l’australiano Nick Kyrgios, che anche se sceso al n. 95 della classifica mondiale può comunque esprimere un tennis in grado di mettere in difficoltà chiunque. Kyrgios è infatti uno dei maggiori sostenitori della Laver Cup, da lui definita “la settimana più importante dell’anno”, e delle gare a squadre in generale, nelle quali riesce a trovare grandi motivazioni.

Si tratta della prima edizione della manifestazione, finora vinta sempre dal Team Europa, che non vedrà impegnato nessuno dei Big 3, ovvero Novak Djokovic, Roger Federer e Rafael Nadal. Fa soprattutto notizia l’assenza di Federer, la cui agenzia di management Team 8 (guidata dal suo manager di lunga data Tony Godsick) è tra gli ideatori e fondatori della manifestazione, che è comunque organizzata con il supporto economico e logistico di Tennis Australia e della federazione statunitense USTA. Lo svizzero, attualmente impegnato nel processo di riabilitazione a seguito del terzo intervento al ginocchio in due anni, potrebbe essere comunque presente a Boston, anche se forse sarà costretto a camminare con le stampelle. Sicuramente assenti saranno anche Rafael Nadal, pure lui in stampelle per il problema al piede che lo assilla dallo scorso agosto, e Novak Djokovic, impegnato a ricaricare le batterie dopo la delusione di Olimpiadi e US Open.

La Laver Cup si prepone di essere una manifestazione itinerante per poter dare a quanti più appassionati possibile la chance di vivere in prima persona l’atmosfera unica di questo evento: in questi primi anni di storia un’alternanza tra Europa e Stati Uniti ha portato il torneo a esordire a Praga nel 2017, per poi spostarsi a Chicago nel 2018 e poi tornare nel vecchio continente, a Ginevra, nel 2019. L’edizione 2020 era in programma appunto a Boston, ma i problemi legati al COVID hanno suggerito uno slittamento di un anno per far approdare la Laver Cup alla casa dei Celtics e dei Bruins proprio il prossimo fine settimana. L’edizione 2022 è già in calendario, sempre nell’ultimo fine settimana di settembre, alla O2 Arena di Londra, che perse le Nitto ATP Finals a favore di Torino, tornerà così ad ospitare i grandi nomi della racchetta.

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WTA Ranking: volano Paolini e Trevisan, entrambe a best ranking

Best ranking per le due italiane che entrano per la prima volta nelle prime 70 del mondo. Giorgi perde tre posti. Krejcikova in top 5

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La Slovenia porta bene all’Italia. Nella stessa serata in cui l’Italia del volley vince il suo settimo titolo europeo contro la nazionale del piccolo paese balcanico, Jasmine Paolini conquista il primo torneo della sua carriera a Portorose, battendo in finale la più quotata Alison Riske, ex top 20 con un quarto di finale a Wimbledon come miglior risultato Slam. Con il titolo in Slovenia, Paolini si mette alle spalle 23 posizioni e si issa fino al n.64 della classifica. Fino ad oggi non era mai stata così in alto nel ranking, ma potrebbe non essere finita qui. Entrare in top 50? Sarebbe un sogno, ma oggettivamente servirebbe un’altra prestazione maiuscola per colmare quei 275 punti che la dividono dall’attuale n.50, Katerina Siniakova. Certamente, però, qualche posizione in più entro fine anno potrebbe guadagnarla ancora.

Paolini non è l’unica italiana a gioire oggi. Martina Trevisan raggiunge il suo nuovo best ranking, il n.66. La tennista toscana è riuscita a vincere l’ITF di Valencia, confermando l’ottimo momento di forma dopo la finale al WTA 125 di Karlsruhe. Per lei oggi sono 13 posti in più, che sommati ai 27 della settimana scorsa fanno 40 posizioni guadagnate in 15 giorni. Niente male davvero. Anche nel suo caso, valgono le considerazioni fatte per Paolini: la top 50 è a 285 punti, difficile da raggiungere entro fine anno ma non impossibile. L’obiettivo a medio termine più alla sua portata? Migliorare ulteriormente il best ranking e tentare nel 2022 il salto tra le migliori 50 del mondo.

Dopo questa doverosa apertura dedicata alle nostre connazionali, vediamo cosa è successo in top 10 e in top 20. Nonostante si siano giocati solo i due WTA 250 di Portorose e del Lussemburgo, in cui le migliori non erano coinvolte, ci sono movimenti degni di nota. Complice il crollo di 3 posizioni di Naomi Osaka (n.8), che perde per strada i 470 punti di Osaka (ai quali si sommeranno i 1000 di Pechino a fine mese), salgono al n.5  Barbora Krejcikova e al n.6 Iga Swiatek. È superfluo sottolineare che queste posizioni sono il miglior risultato di sempre per le due campionesse del Roland Garros. Raggiungono il best ranking anche Maria Sakkari (+1, n.12), Elena Ribakina (+1, n.16) e Ons Jabeur (+1, n.17). Non è una settimana positiva per Simona Halep (-3, n.14), che si allontana di nuovo dalla top 10, e per Elise Mertens (-2, n.18). Non ci sono nuovi ingressi in top 20.

 

Alle spalle delle migliori, racimola una posizione in più Emma Raducanu (+1, n.22), ma la teenager su cui sono puntati i riflettori oggi è senz’altro Clara Tauson, neo-campionessa in Lussemburgo. La danese fa un salto di 18 posti e si porta al n.52. Altri movimenti in salita: Alison Riske (+6, n.32) e Saisai Zheng (+11, n.83) vincitrice a Caldas da Rainha, sono i movimenti più consistenti oltre a quelli di cui abbiamo già scritto. Molto più nutrito è il gruppo di atlete in discesa. Tra tutte ricordiamo Marketa Vondrousova (-8, n.43), Danka Kovinic (-17, n.80), Johanna Konta (-15, n.81), Svetlana Kuznetsova (-13, n.89), Su-Wei Hsieh (-10, n.93) e Polona Hercog (-7, n.100).

Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Ashleigh Barty1910075
20Aryna Sabalenka267720
30Karolina Pliskova225315
40Elina Svitolina274860
5+2Barbora Krejcikova294668
6+2Iga Swiatek154571
7-1Sofia Kenin204413
8-3Naomi Osaka134326
90Garbiñe Muguruza204135
100Petra Kvitova224060
11+1Belinda Bencic263820
12+1Maria Sakkari233750
13+1Anastasia Pavlyuchenkova223285
14-3Simona Halep173152
150Angelique Kerber203115
16+1Elena Rybakina313068
17+1Ons Jabeur252975
18-2Elise Mertens292890
190Cori Gauff232815
200Bianca Andreescu142777
210Jennifer Brady222695
22+1Emma Raducanu152571
23+2Jessica Pegula232425
240Daria Kasatkina282355
25-3Karolina Muchova192353
260Danielle Collins222330
270Paula Badosa332272
280Leylah Fernandez282254
29+1Jelena Ostapenko232220
30-1Anett Kontaveit212146
310Veronika Kudermetova292030
32+6Alison Riske211895
33+1Tamara Zidansek271860
34-1Ekaterina Alexandrova281856
35-3Victoria Azarenka161801
36+1Sara Sorribes Tormo291748
37+3Sorana Cirstea271745
38+1Nadia Podoroska401722
39-3Camila Giorgi221660
40+1Serena Williams111591
41+1Petra Martic271585
42+1Jil Teichmann291564
43-8Marketa Vondrousova221536
44+4Liudmila Samsonova351526
45+1Shelby Rogers331458
46+4Ajla Tomljanovic301400
47-2Viktorija Golubic291387
48+1Shuai Zhang291384
49-5Yulia Putintseva301365
50+1Katerina Siniakova261350

CASA ITALIA

Perde tre posti Camila Giorgi, che scivola al n.39. Le altre atlete in ascesa, oltre a Trevisan e Paolini, sono Lucia Bronzetti (+19, n.148), che ha ben figurato a Portorose, Lucrezia Stefanin (+6, n.199) e Cristiana Ferrando (+20, n.298).

Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
39-3Camila Giorgi221660
64+23Jasmine Paolini361075
66+13Martina Trevisan381065
106+4Sara Errani36742
140-3Elisabetta Cocciaretto25545
148+19Lucia Bronzetti46510
197+3Giulia Gatto-Monticone36351
199+6Lucrezia Stefanini43351
210+2Federica Di Sarra35334
274-3Jessica Pieri42232
280-1Martina Di Giuseppe42224
292-6Bianca Turati26215
298+20Cristiana Ferrando35211
365-1Martina Caregaro30166
405+2Camilla Rosatello37133
411+1Stefania Rubini31128
422-1Anna Turati17122
423-1Nuria Brancaccio31121
438-2Dalila Spiteri29115
459-3Anastasia Grymalska13105

NEXT GEN RANKING

Sono stabili le prime quattro in classifica. Risale fino al n.5 Clara Tauson, dopo il successo in Lussemburgo. Si scambiano di posto Clara Burel (n.9) e Anastasia Potapova (n.10). (Nel Next Gen ranking del 2021 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 2001).

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
10Iga Swiatek20016
20Cori Gauff200419
30Emma Raducanu200222
40Leylah Fernandez200228
5+1Clara Tauson200252
6-1Marta Kostyuk200256
70Maria Camila Osorio Serrano200172
80Amanda Anisimova200179
9+1Clara Burel200191
10-1Anastasia Potapova200192

LA RACE TO GUADALAJARA

Quasi tutte stabili le prime 20 della RACE. L’unico movimento riguarda Elise Mertens, che supera Anastasia Pavlyuchenkova e rientra in top10.

PosizioneVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Ashleigh Barty126411
20Aryna Sabalenka164669
30Barbora Krejcikova154398
40Karolina Pliskova163972
50Iga Swiatek122921
60Maria Sakkari142842
70Naomi Osaka92771
80Garbiñe Muguruza152671
90Ons Jabeur162435
10+1Elise Mertens172384
11-1Anastasia Pavlyuchenkova142329
120Cori Gauff162325
130Elina Svitolina172283
140Emma Raducanu42282
150Jessica Pegula162232
160Angelique Kerber142171
170Daria Kasatkina192061
180Paula Badosa142057
190Belinda Bencic171998
200Leylah Fernandez161911

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ATP

Bella vittoria di Sonego a Metz, ma va fuori Mager. Sconfitta inattesa per Seppi a Nur-Sultan

Lorenzo straripante contro Fucsovics, mentre Andreas si incarta con la wild card Skatov

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ATP 250 Nur-Sultan

La giornata azzurra inizia con la brutta sconfitta di Andreas Seppi nel suo match di esordio all’Astana Open contro la wild card locale Timofey Skatov, n. 280 ATP, al suo secondo incontro del circuito maggiore. 7-6 (3) 4-6 6-1 per quasi tre ore di battaglia in cui è stato decisivo il lunghissimo primo parziale, andato al ventenne kazako (di nascita, non frutto della campagna acquisti della federtennis nazionale) dopo aver recuperato un break e annullato quattro set point. Troppo incostante Andreas nel corso del match e alla fine la stanchezza si è fatta sentire.

Peccato, perché tutto era iniziato come previsto: il nostro fa valere la differenza di livello in termini di ritmo e solidità, arrivando 4-1 in virtù del break al secondo gioco. Skatov, con la sua eastern di rovescio, serve praticamente solo kick a velocità contenute verso il lato sinistro di Seppi. Batti sul rovescio, girati sul dritto: più semplice di così… Il trentasettenne di Caldaro allenta un po’ la presa, incappa in un brutto game di servizio mentre l’altro trova continuità e la partita si riapre. Determinante il turno di battuta di Skatov sul 4-5, quando risale da 15-40 e salva due vantaggi esterni per poi chiudere dopo ventidue punti. Sui quattro set point per Andreas, l’allievo di José Altur ha invece indirizzato la battuta verso il dritto avversario, in un paio di occasioni ottenendo il punto diretto, nelle altre due uscendo vincitore dallo scambio prolungato. Tie-break con Skatov che non sbaglia più e mette le mani sull’insperato primo set dopo un’ora e venti minuti.

Il suo momento prosegue fino al 3-0 del secondo set, poi la Seppia nazionale torna nei propri panni (e anche Timofey, diciamolo), infila una serie di cinque giochi e pareggia con un 6-4 che potrebbe far svanire qualsiasi velleità kazaka. Invece resta lì, Skatov, fa suoi i primi tre game ai vantaggi che restano nella gambe e nella testa dell’azzurro, il quale peraltro mette in campo meno di una prima su tre nel parziale (46% nel match). Dopo dieci punti di fila per il 173 cm di Petropavlovsk, c’è il moto di seppioso orgoglio finale che tuttavia non evita il 6-1. Prima vittoria ATP per Skatov e secondo turno contro Ymer o Ivashka, assente, come del resto Gerasimov, nel tie di Coppa Davis contro l’Argentina a Baires.

 

Martedì, secondo incontro dalle ore 8 italiane, tocca invece a Lorenzo Musetti che incrocerà per la prima volta il qualificato australiano Marc Polmans.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

ATP 250 Metz

Va meglio in Francia, con la convincente vittoria di Lorenzo Sonego che pareggia il bilancio negli scontri diretti con il (quasi) sempre ostico Marton Fucsovics, n. 41 ATP, ma 26° della Race. Un 6-3 6-2 in un’ora e dodici minuti che lascia poco spazio alle interpretazioni, con un Lorenzo tornato in grande spolvero, dopo le delusioni post-Wimbledon, in quella che è in ogni caso la sua miglior stagione: vittoria n. 25 (18 sconfitte), best ranking al 23° posto raggiunto un mese fa, titolo a Cagliari, finale a Eastbourne e la splendida semifinale contro Djokovic a Roma. I piedi che di nuovo girano a mille hanno supportato l’aggressività, i recuperi, l’agonismo – insomma, tutte le caratteristiche del miglior Sonego. Anche Fucsovics sta avendo un’ottima annata e anch’egli ha un po’ tirato il fiato dopo i quarti raggiunti sui Sacri Prati, ma nel lunedì francese c’è stato poco da fare con questo avversario.

Il primo parziale si decide con il break al quarto gioco, propiziato da un grossolano errore sullo smash del ventinovenne di Nyiregyhaza; Sonego va a prendersi i successivi due punti a rete senza dare tempo di riordinare le idee all’altro che si fa infine sorprendere dalla risposta azzurra (o, forse, dal suo stesso servizio). Meno di metà di prime in campo per Lorenzo, che però vince tanti e più punti con la seconda.

Fucsovics, grande atleta e solidissimo negli scambi, è il classico tennista che non si batte da solo. Tranne quando lo fa. In questa sfida, sono senz’altro più i meriti dell’azzurro che, inesorabile in risposta sulle seconde, passa subito avanti dopo il riposo. Marton si inguaia ancora al quinto gioco, che finisce con il cedere con un doppio fallo e un dritto al volo comodamente appoggiato sul grigio oltre la linea di fondo. Non si arrende, però, e si fa ammirare quando gira uno scambio con un recupero incredibile su un contropiede che pareva irraggiungibile e poi, fintando la smorzata, scodella il dritto vincente con nonchalance. Al punto successivo, che potrebbe riaprire il game, tocca a Sonego l’ottimo recupero sul notevole lob magiaro in sensibile mezza volata – sensibilità che però svanisce del tutto sul successivo tentativo di drop shot. Sul 5-1 è ormai show, Fucsovics vince uno scambio ravvicinato con un passante in tweener spalle alla rete, ma può solo accorciare lo svantaggio perché Sonego chiude con la battuta a disposizione.

73% di punti vinti al servizio e nessuna palla break concessa – di più, mai permesso all’avversario di arrivare a “40” in risposta. Quinta testa di serie sorteggiato nel quarto inferiore presidiato da Carreño Busta, al secondo turno Sonego troverà il vincente fra il qualificato Holger Rune e un lucky loser, non ancora annunciato, che sostituirà in tabellone Popyrin.

Niente da fare invece per Gianluca Mager, fermato 6-3 7-6(5) dal n. 36 ATP Nikoloz Basilashvili nel primo confronto diretto in assoluto. Il risultato del primo set è frutto di una partenza dell’azzurro praticamente senza la prima di servizio (uno su dieci). In grossa difficoltà sulla seconda, rischia addirittura lo 0-4 ma, sulla palla del doppio break, la risposta resta sulle corde di Basilashvili. Mager si procura poi un’opportunità del rientro anche grazie a una delle classiche pause del ventinovenne di Tbilisi, il quale si riprende però in tempo per cancellare l’occasione giocando con la sua solita spinta. Ritrovata in fretta la solidità, Nikoloz si fa bastare l’iniziale vantaggio per assicurarsi il set.

Gianluca non controlla la risposta sulla pesante prima georgiana e sfuma il possibile 2-0, ma il servizio è finalmente arrivato a dargli una mano e anche negli scambi da fondo riesce a essere meno falloso. Tra gran colpi e brutture, il ventiseienne di Sanremo salva il settimo gioco, mentre sul 5-4 sbaglia un dritto in palleggio a due punti dal set. L’impressione è che ci sia spesso un’immotivata fretta da parte di Mager e il testa a testa nel tie-break è risolto dal passante di Basilashvili che punisce l’avventurosa – se non precipitosa – discesa a rete del nostro.

Il tabellone aggiornato di Metz

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