Miami, la politica in campo: Pospisil insulta Gaudenzi (e poi chiede scusa)

Flash

Miami, la politica in campo: Pospisil insulta Gaudenzi (e poi chiede scusa)

Il canadese, volto di punta della PTPA insieme a Djokovic, si è sorprendentemente sfogato contro il chairman dell’ATP dopo aver ricevuto un penalty point. Poi il passo indietro via social, ma svela: “Mi sono sentito attaccato”

Pubblicato

il

Vasek Pospisil - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Nel day 2 di Miami, la politica tennistica è entrata in campo a sorpresa. In maniera dirompente, perché Vasek Pospisil ha perso il controllo di pensiero e parole durante la sua partita persa in tre set contro il qualificato statunitense Mackenzie McDonald. Non il classico momento di nervosismo per il canadese, che è andato ben oltre (per poi rendersene conto). Sul finire del primo set, un penalty point – determinante, a vantaggio dell’avversario – lo ha mandato fuori dai binari. La racchetta spaccata, una pallina lanciata in aria e “ordinari” insulti al giudice di sedia. Poi, una volta nel suo angolo, lo sfogo extra con un preciso destinatario: Andrea Gaudenzi. “Ieri per un’ora e mezza il capo dell’ATP ha alzato la voce contro di me – le sue parole – perché cercavo di unire i giocatori. Per un’ora e mezza! Il leader dell’ATP! Portamelo qui, portamelo qui!”.

OPPOSIZIONE – Il giudice di sedia lo ha esplicitamente invitato a lasciare tali questioni fuori dal campo, trovando in risposta altre parole poco cordiali nei confronti del dirigente italiano. Difficile non cogliere riferimenti alla contrapposizione tra l’ATP e la PTPA, associazione parallela di giocatori di cui Pospisil è al vertice insieme a Novak Djokovic. La PTPA, presentata platealmente ai media a Flushing Meadows, non ha mai trovato un punto di incontro con il Players Council dell’ATP in cui hanno influente voce in capitolo Roger Federer e Rafael Nadal (e dal quale Djokovic, che ne è stato presidente, si è chiamato fuori insieme allo stesso Pospisil ad agosto per poi non poter concorrere alla rielezione). Rientrato in campo dopo la sfuriata, il numero 67 del ranking ha rimesso in pari la sfida nel secondo set per poi cedere in quello decisivo. McDonald al secondo turno incrocerà John Isner.

LE SCUSE – Nella serata di Miami, Pospisil ha voluto però correggere il tiro via social. Svelando anche l’origine del suo nervosismo. Voglio scusarmi sinceramente per il mio comportamento sul campo. Ho mancato di rispetto al gioco che amo e questo mi dispiace davvero. A titolo informativo – svela nel post – ieri sera mi sono sentito attaccato durante un incontro tra giocatori e dirigenti dell’ATP e ne ho sottovalutato la carica emotiva fino a quando sono entrato in campo oggi. Ancora una volta, mi dispiace per il mio comportamento in campo e per il linguaggio che ho usato”. Questione per il momento archiviata così, in attesa di eventuali repliche ufficiali da parte di Gaudenzi e dell’ATP. Al momento non si conosce nemmeno l’ordine del giorno dell’incontro che ha acceso la miccia. Ma non è difficile ipotizzare che si sia ragionato, operativamente, di tutte le difficoltà (e delle relative contromisure) ogni giorno sul tavolo per portare avanti di questi tempi la complessa macchina del circuito.

Continua a leggere
Commenti

Flash

WTA Palermo: Ruse non sa più perdere, 12° vittoria di fila e finale contro Collins

PALERMO – La giocatrice rumena centra la seconda finale consecutiva dopo il titolo di Amburgo. Sfiderà ancora Collins, sconfitta ai quarti in Germania

Pubblicato

il

C’è aria di sport (e pani câ meusa, da assaggiare al mercato Vucciria) anche a Palermo, a oltre diecimila chilometri di distanza dall’epicentro sportivo di queste due settimane, Tokyo, dove si stanno disputando le Olimpiadi. Poco più di quatto ore complessive sono servite per scoprire che la finale della 32° edizione del Palermo Ladies Open sarà un affare tra Danielle Collins – alla prima finale sulla terra battuta, cerca ancora il primo titolo WTA – ed Elena Gabriela Ruse, che sembra aver disimparato la sconfitta e ha vinto la 12° partita consecutiva. Campionessa ad Amburgo partendo dalle qualificazioni, è in finale qui in Sicilia (passata sempre attraverso le forche caudine delle quali) dove ha vinto però una partita in meno, in virtù del ritiro di Teichmann agli ottavi.

Partiamo proprio dalla vittoria di Ruse, che delle quattro ore di gioco odierne ne ha occupate ben tre. A fare da co-protagonista Oceane Dodin, che aveva vinto il primo set ed era riuscita a frenare la rimonta della sua avversaria in ben due momenti del secondo set, salvo poi perdere – a zero – il tie-break che avrebbe potuto darle la vittoria e crollare quindi nel terzo set. Non una partita dai contenuti tecnici memorabili – ne sono prova i ben 22 doppi falli della giocatrice francese, che nel resto del torneo ne aveva commessi altri 30 – ma una partita che si è fatta via via appassionante, e anche più godibile in virtù del sole sempre meno aggressivo.

Dodin era la giocatrice più potente in campo, o quantomeno quella capace di esprimere la maggior velocità sul singolo colpo, ma tante volte l’abbiamo vista sotterrare malamente entrambi i colpi di rimbalzo. Ruse non ha giocato una gran partita, ha anche accusato un mezzo malore dopo il quinto game del secondo set (era in vantaggio di un break, immediatamente svanito al ritorno in campo) a seguito del quale le è stata misurata la pressione, ma sul fatto che lei volesse vincerla più dell’avversaria non c’è mai stato dubbio. Ben incitata dal suo box e da alcuni tifosi dislocati nel resto delle tribune, Ruse ha largamente superato quota venti c’mon nel corso della partita, sbuffato ad ogni errore, incenerito con lo sguardo un gruppo di tifosi troppo rumorosi e proferito a mezza voce qualche frase in rumeno che certamente non aveva i contorni dell’Ave Maria. Dopo aver convertito il match point, ha liberato un urlo tanto acuto da costringere il cameraman a proteggersi dietro l’obiettivo.

 

Insomma, ha tenuto la scena dall’inizio alla fine. Dimostrando grandi doti di mobilità, capacità di colpire in corsa e maggiore abitudine a lavorare la palla per mandare in tilt il fragilissimo cannone avversario. 23 anni, fisico non statuario ma agile e funzionale al suo gioco di rimessa, Ruse forse non diventerà mai una star. Ma probabilmente è destinata a rimanere per tutta la carriera una di quelle giocatrici che non vuoi mai affrontare, specie sulla terra battuta.

Sono morta!” – ha detto Ruse a fine match, – “Ad essere onesta, pensavo che mi sarei ritirata perché mi sentivo davvero male sin dall’inizio. Mi girava la testa, non riesco a immaginare cosa sia successo. Sono così felice di essere in un’altra finale, significa molto per me. Voglio ringraziare il mio allenatore, la mia famiglia, tutti i miei allenatori romeni. Un ringraziamento speciale al mio allenatore di Bucarest e ai miei amici italiani che vengono qui ogni giorno per sostenermi“.

Ha avuto molto meno bisogno di mettere in mostra le sue doti di lottatrice Danielle Collins, che dopo i primi venti minuti disputati a un livello molto alto – da entrambe le giocatrici – nella seconda semifinale contro Shuai Zhang ha alzato di netto i giri del motore, quando era sotto 4-2, finendo per vincere dieci dei successivi tredici game. Decisamente più solida con il servizio (7 ace e il 76% di prime difese, pur avendone messe in campo solo una su due), a un certo punto Danielle ha ritrovato nel borsone il dritto smarrito e ha fatto quello che deve fare la numero uno del seeding, vincere d’autorità. Zhang ha ripreso a colpire qualche buon vincente sul calare del secondo set, col cielo di Palermo ormai scuro, ma Collins aveva smarrito del tutto la voglia di scherzare – ammesso ne abbia, quando va in campo (ci permettiamo di dubitare, visto il temperamento) – e si è presa la finale.

Danielle Collins

La giornata si è poi conclusa lì, perché l’after suitable rest che avrebbe dovuto separare la fine del match dall’inizio della semifinale di doppio con la stessa Zhang in campo si è prolungato ad libitum fino all’annuncio del ritiro della cinese, troppo stanca per scendere in campo dopo le 22.

Sarà quindi ancora Collins vs Ruse, come una settimana fa ad Amburgo con vittoria della rumena in tre set. Oltre al logico sentimento di rivalsa, Danielle (Rose) Collins avrà probabilmente voglia di togliersi dalla spalla la scimmia dei zero tituli in carriera, che per una giocatrice che ha trascorso buona parte degli ultimi tre anni in top 50 è un peccatuccio che deve essere corretto. Sarebbe un peccato, questa volta nostro, dimenticare che in questi mesi ha subito prima una diagnosi di artrite reumatoide e poi quella di endometriosi, storia quest’ultima che si è messa alle spalle appena due mesi fa. Giocherà la sua prima finale in carriera, mentre per la sua avversaria sarà la seconda (ma entrambe negli ultimi sette giorni). Vinca la migliore: si giocherà alle 19:30, col sole basso, alleluja. Anche perché la spiaggia di Mondello dista appena un paio di chilometri e forse è opportuno farci un salto.

Il tabellone completo

Continua a leggere

Flash

ATP Los Cabos: la finale sarà Norrie-Nakashima

Prima finale in carriera per il giovane statunitense che supera Isner in due set. Anche Norrie cercherà il primo titolo, dopo quattro finali perse

Pubblicato

il

La finale dell’ATP 250 di Los Cabos sarà un affare tra Cameron Norrie e Brandon Nakashima. Entrambi andranno a caccia del loro primo titolo in carriera, ma con un background completamente diverso. Il britannico, che in Messico vestiva la corona di prima testa di serie, ha già giocato e perso ben quattro finali – tre delle quali nel solo 2021 – mentre il quasi ventenne statunitense (compirà gli anni il prossimo 3 agosto) è alla sua prima apparizione in assoluto in un match che vale un trofeo ATP.

Impossibile non dare per favorito Norrie, indiscutibilmente uno dei tennisti più in forma del momento e ben più esperto, ma chissà che l’incoscienza giovanile dell’avversario e il peso delle tante finali già perse non gli giochino un brutto tiro. Nakashima tra l’altro si approccia all’incontro forte di una vittoria di grande prestigio in semifinale contro John Isner, non certo un cliente semplice soprattutto su questi campi. Brandon invece ha amministrato l’incontro con una maturità e una freddezza davvero eccezionali, arraffando subito le poche chance concesse dall’avversario e concedendo a sua volta le briciole. Il primo set si è deciso in volata con un break di Nakashima nell’undicesimo game, dopo che il più giovane dei due statunitensi aveva già avuto un’occasione sul 3-3. Al momento di servire per chiudere il parziale Brandon ha mancato un set point e si è esposto a una pericolosa palla del controbreak, che ha però annullato andando poi a trasformare il secondo set point. Nel secondo parziale, Nakashima ha ottenuto un preziosissimo break nel primo gioco e lo ha difeso, senza grossi problemi, fino alla fine dell’incontro.

Molto più semplice – ovviamente per propri meriti – la partita di Norrie che ha dominato Taylor Fritz. Scappato subito sul 3-0, il britannico ha avuto un unico momento di difficoltà nel quinto gioco che lo ha visto cancellare ben tre palle break. Da quel punto in poi il match è scivolato via liscio per Norrie, che ha chiuso con un perentorio 6-3 6-1 in settantuno minuti di gioco.

 

Continua a leggere

Flash

Musetti ed Errani eliminati al primo turno alle Olimpiadi di Tokyo 2020

L’Italia che non sorride. Lorenzo esce con qualche rimpianto contro Millman: “È un momento difficile”. Pavlyuchenkova (nonostante un colpo di calore) lascia un game a Sara

Pubblicato

il

Lorenzo Musetti - Olimpiadi Tokyo 2020

Si è conclusa una prima giornata agrodolce per l’Italia del tennis a Giochi della XXXII Olimpiade. A Tokyo gli azzurri impegnati nel primo match in programma (alle ore 11 in Giappone, le 4 del mattino in Italia) sono usciti dal torneo, nel singolare maschile Lorenzo Musetti e nel femminile Sara Errani. Musetti aveva un primo turno complicato da gestire, ma comunque alla portata del suo talento. John Millman però si trova a suo agio sul cemento all’aperto e non soffre le alte temperature, che hanno condizionato i match della prima giornata. L’australiano ha vinto 6-3 6-4 in un’ora e 36 minuti un match più equilibrato di quanto racconti il punteggio finale.

Musetti, alla sua prima Olimpiade a 19 anni, ha avuto la chance di brekkare il suo avversario alla metà di entrambi i set, ma non ha convertito le quattro occasioni che avrebbero cambiato totalmente il volto nella partita. Prima non ha sfruttato un vantaggio di 15-40 nel settimo game del primo parziale, perdendo poi i due game successivi. Più confuso invece il secondo set: Lorenzo, un po’ scarico dopo il parziale sfuggitogli di mano così rapidamente, ha commesso un doppio fallo sulla palla break nel primo game. Poco dopo i due si sono strappati il servizio per tre volte di fila, ma – tornati on serve – l’occasione più ghiotta l’ha avuta ancora l’azzurro (due palle break sul 4-3, sarebbe andato a servire per andare al terzo). Millman però ha giocato bene sotto pressione, sfruttando il servizio per chiudere il punto.

Col palleggio da fondo l’australiano ha controllato la partita, spostando Musetti da un lato all’altro del campo senza che l’azzurro riuscisse a spostare gli equilibri. Con un altro break improvviso, con un paio di errori di troppo di Lorenzo, Millman ha chiuso la partita. La qualità di Musetti non è emersa quasi mai. Solo 11 i colpi vincenti a fronte dei 28 errori non forzati. “Ho assolutamente qualche rimpianto” ha detto Lorenzo ai nostri inviati dopo la partita. Ho provato a fare gioco col dritto, ma è un periodo che non riesco a trovare fiducia anche se questi giorni mi ero allenato molto bene. Dopo il Roland Garros non ho giocato tante partite, dunque per me non è facile esprimermi al meglio dopo così poche partite. Non sono stato molto incisivo”.

 

“Il servizio oggi non mi ha aiutato, neanche il kick” ha continuato il carrarese. “In più non riuscivo mai a sfondare sul lato del suo rovescio. Non ho avuto mai il controllo del gioco. Ora penserò al doppio, anche se preferivo puntare più sul singolo. Spero di togliermi qualche soddisfazione in doppio e provare cose che in singolare faccio meno. Ovviamente però sono giovane ed è comprensibile un periodo di adattamento considerando da dove partivo un anno fa. Quest’anno ho preso fiducia ad Acapulco e sono riuscito a mantenere una costanza che non avevo mai avuto. Ora però è arrivato questo momentino più difficile, ma spero di riprendermi in America per entrare nei primi 50, che è il mio obiettivo per fine anno”.

Ha perso molto più nettamente, nel torneo femminile, Sarita Errani. La giocatrice emiliana ha ottenuto il pass per i Giochi quasi all’ultimo minuto e nel primo round il sorteggio non le ha dato una mano. Ha sfidato la finalista dell’ultimo Roland Garros, Anastasia Pavlyuchenkova, rappresentante del Comitato Olimpico Russo. Sara ha racimolato solamente un gioco nella sua quarta presenza ai Giochi Olimpici, uscendo dal torneo di singolare in appena 70 minuti. Era facilmente pronosticabile un match molto complicato da gestire per la nostra giocatrice, che sul cemento non vince un incontro da febbraio.

Ha mosso il punteggio con fatica, solo nel quarto game del secondo parziale quando Pavlyuchenkova ha sofferto un colpo di calore. Impallidita, ha chiesto un medical time out per poter continuare la partita. Dopo essersi ripresa, la russa ha salvato una palla del contro-break prima di riprendere a martellare con servizio e dritto e mettere in saccoccia il match il più velocemente possibile.

Il tabellone maschile delle Olimpiadi con i risultati aggiornati

Il tabellone femminile delle Olimpiadi con i risultati aggiornati

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement