Djokovic e Pospisil sulla rinuncia al Player Council: "Che la norma sul conflitto d'interessi sia applicata per tutti"

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Djokovic e Pospisil sulla rinuncia al Player Council: “Che la norma sul conflitto d’interessi sia applicata per tutti”

I fondatori della PTPA non hanno potuto correre per la rielezione in virtù di una norma creata ad hoc. Hanno ragione?

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PTPA, la foto degli aderenti

Novak Djokovic e Vasek Pospisil, i due volti della Professional Tennis Players Association o PTPA, hanno deciso di parlare della loro esclusione dal Player Council dell’ATP da cui si erano dimessi ad agosto. Fondata la sera della finale del Western & Southern Open di Cincinnati (quest’anno svoltasi sul Grandstand di Flushing Meadows), la PTPA si propone di difendere gli interessi dei giocatori, una missione che però coincide (e soprattutto collide) con quella che l’ATP ha intrapreso dal 1973 ad oggi. Per questo motivo, quando i due sono stati nominati per rientrare nel consiglio è stata passata una norma che impedisce ai membri di altre associazioni giocatori di far parte del consiglio, impedendo di fatto a Djokovic e Pospisil, ma anche a Isner e Querrey, di rientrare – i loro posti obbligatoriamente abbandonati sono stati occupati da Murray, Auger-Aliassime, Chardy e Millman. Entrambi hanno sempre ribadito in diverse occasioni di non voler fare la guerra all’ATP, sostenendo di aver tenuto aperti i rapporti con Andrea Gaudenzi, ma evidentemente l’establishment del tennis maschile è di altro avviso.

Ora che è passato un po’ di tempo (l’elezione si è svolta durante le Finals), Djokovic ha deciso di scrivere un lungo post su Instagram: “Innanzitutto vorrei dire che come sempre sono grato del supporto e della fiducia mostratemi da coloro che mi hanno nominato per difendere gli interessi collettivi dei giocatori in seno al consiglio direttivo. La mia prima reazione è stata di accettare la nomination con l’intenzione, se eletto, di fare del mio meglio per proteggere gli interessi dei giocatori all’interno dell’ATP“.

“Tuttavia, qualche giorno dopo la mia nomination l’ATP ha fatto passare una nuova norma che mi ha messo in una posizione complicata, stabilendo che i membri della PTPA o di qualunque associazione vista come in ‘conflitto d’interessi’ con l’ATP non possono essere eletti nel Player Council. Come sapete, io faccio parte della PTPA, un’organizzazione creata recentemente senza la minima intenzione di entrare in conflitto con l’ATP. La PTPA deve ancora darsi una struttura e stabilire i propri piani a lungo termine, e, nonostante abbiamo detto chiaramente di non voler combattere l’ATP, non è chiaro come quest’ultima vedrà la nostra associazione in futuro“.

“Sfortunatamente, visti questi ultimi sviluppi, sento la necessità di ritirare il mio nome dalla rosa dei candidati. Non voglio creare conflitti o gettare ombre sull’elezione dei miei colleghi giocatori. Prendo questa decisione con riluttanza. Ho sempre avuto a cuore il mio ruolo di rappresentanza. Credo davvero che ci sia una via per migliorare la qualità della vita dei miei colleghi, soprattutto quelli con una classifica più bassa, e per avere un impatto significativamente positivo sul gioco del tennis nel suo complesso. Sono sicuro che la PTPA riuscirà ad ottenere questi risultati nel prossimo futuro”.

“Prima di concludere, voglio solo dire che penso sia importante non avere conflitti d’interessi nel mondo del tennis. Spero che da qui in avanti questo principio non venga applicato solo alla creazione di nuove associazioni giocatori ma anche ai più alti livelli della dirigenza ATP“.

La decisione dev’essere stata presa di concerto, perché a stretto giro sono arrivate anche le più lapidarie parole di Pospisil (che ripetono sostanzialmente le stesse cose), pubblicate via Twitter:

“Salve a tutti, poco tempo fa sono stato nuovamente indicato dai miei colleghi per essere eletto al Player Council. Ho preso seriamente la portata di questa nomination, perché ho molto a cuore l’idea di apportare cambiamenti positivi per un parco giocatori che fa parte di un sistema progettato per osteggiarli. Prima che potessi prendere una decisione in merito alla possibilità di correre di nuovo per un posto nel consiglio, l’ATP ha passato una norma pensata specificamente per impedire ai membri della PTPA di far parte del consiglio a prescindere dal grado di supporto ricevuto dagli altri giocatori. La spiegazione fornita per questa decisione è la volontà di evitare l’elezione di membri con potenziali conflitti d’interesse”.

“In virtù di questa nuova regola non mi restano considerazioni di merito da fare, e ho quindi rimosso il mio nome dalla lista dei candidati. Credo sia estremamente importante non avere conflitti d’interesse nel nostro sport; tuttavia, penso anche che lo stesso principio dovrebbe valere ad ogni livello della governance ATP, comprese la dirigenza e il gruppo direttivo, e non solo per le associazioni che rappresentano i giocatori. Continuerò a lavorare per far sì che ci sia trasparenza nel tour e che i giocatori vengano trattati come partner nel business del tennis”.

L’impressione è che nessuna delle due parti in causa stia giocando una buona partita: i membri della PTPA parlano di non conflittualità ma hanno deciso di fondare la loro associazione nel momento economicamente peggiore per il tennis mondiale, annunciando peraltro il coup nottetempo, una mossa che di sicuro non sarà stata apprezzata e dal management di Gaudenzi e dai giocatori tenuti all’oscuro. Inoltre, il nuovo sindacato ha più o meno manifestamente fatto trasparire (nelle parole di Djokovic) la mancanza di “una struttura o di piani a lungo termine”, mancanza che peraltro si è tradotta in una mossa di PR negativa, e.g. il mancato coinvolgimento di giocatrici WTA, cosa che secondo Pospisil è nei piani ma ritardata, appunto, dall’assenza di una strategia precisa.

La domanda che sorge spontanea quindi è: se la PTPA è lontana dall’essere un’organizzazione matura, perché fondarla adesso? E le risposte che sorgono spontanee sono: a) perché adesso è il momento in cui si sarebbe potuto arrecare più danno all’establishment; o b) perché le voci di una fusione fra ATP e WTA vanno contro agli interessi della nuova associazione.

Delle due la prima sembra più probabile, visto che in tempi non sospetti Pospisil aveva difeso l’idea della fusione dalle critiche di Nick Kyrgios, e perciò sembra sbagliato bollare la PTPA come misogina. Detto questo, però, se la prima risposta è quella corretta non si può fingere che non si sia cercato uno sgarbo diretto nei confronti dell’ATP, e non ci si può stupire nel momento di una reazione – il doppista brasiliano Bruno Soares parrebbe aver vissuto lo stesso percorso al contrario, d’altronde, venendo escluso dalla chat della nuova organizzazione in quanto membro dell’ATP Council.

D’altro canto, però, l’ATP ha le sue pecche, compresa la tempistica della norma anti-Djospisil: la PTPA ha l’innegabile supporto di molti giocatori, ed era quindi piuttosto prevedibile che questo venisse utilizzato pubblicamente, per esempio per far rieleggere i propri rappresentanti, ed è quindi piuttosto strano che si sia pensato di rendere illegale la loro nomina così a ridosso delle elezioni. Un’altra caduta di stile è stata sicuramente l’assenza dei dirigenti (Gaudenzi compreso) a Flushing Meadows, cosa che certamente non ha destato una grande impressione – siamo sicuri che la PTPA sarebbe stata fondata in quel momento se l’associazione giocatori avesse fatto sentire maggiormente la propria presenza a New York, dove nonostante la giurisdizione “aliena” del Billie Jean King National Tennis Center si stava giocando un Masters 1000, uno dei tornei di maggior prestigio del circuito nonché il primo dopo la sospensione?

E anche le critiche su un eventuale doppiopesismo e violazioni anti-trust non sono in fondo così campate per aria: la recentissima riapertura alle agenzie di scommesse ha il benestare dello stesso Gaudenzi, che ha lavorato con Bwin dal 2006 al 2011, e il Board of Directors comprende nomi come quello di Gavin Forbes (figlio del recentemente scomparso Gordon), che è vice-presidente IMG, una multinazionale che rappresenta sia dei tornei (come Miami) che dei giocatori (Djokovic stesso) – non deve quindi stupire che qualche giocatore possa sentirsi sotto-rappresentato.

L’ATP, con la sua suddivisione del potere ecumenica fra giocatori e tornei, ricalca quella delle leghe USA (come logico per la propria storia, visto che al tempo della sua fondazione il tennis era un gioco americano, vista la presenza della WCT e la sproporzionata produzione di giocatori di alto livello), dove la trattativa sindacale si articola sempre fra giocatori e owners. Il problema di questo sistema è che non è perfettamente sovrapponibile a quello di una NBA o di una NFL: il tennis si gioca in tutto il mondo (creando conflitti giuridici per una corretta suddivisione dei poteri) in una forma “aperta” (il numero dei tornei, la loro dimensione e i loro guadagni sono estremamente variabili), è estremamente frammentato in termini di diritti TV/streaming e media, e non ha un salary cap che garantisca ad ogni giocatore un conguaglio.

Il conflitto fra ATP/WTA e PTPA potrebbe quindi incanalarsi su questi binari in futuro: da un lato i due organi governativi cercheranno una maggiore unità per accrescere i profitti e redistribuirli incrementando il valore del brand del gioco (una strategia top-down), mentre l’associazione di Djokovic e Pospisil tenterà di far valere le ragioni dei giocatori singoli di torneo in torneo (cercando di costruire bottom-up). Magari non sarà una dicotomia dannosa per il gioco, anche se certo, forse sarebbe stato meglio per la PTPA decidere prima cosa fare da grande.

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A Berlino Azarenka supera Petkovic in una sfida dal sapore antico. Mertens out a Birmingham

Vika annulla tre set point nel secondo e supera Andrea nel primo scontro diretto tra le due in otto anni. La belga, prima testa di serie in Inghilterra, sorpresa in tre tie break da Ajla Tomljanovic

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Vika Azarenka - Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Non ci si sarebbe potuti attendere una partita di maggior fascino, visto che il calendario della giornata berlinese già prevedeva lo scontro vintage tra Vika Azarenka e Andrea Petkovic. Due ex top ten d’inizio decennio, periodo in cui la stessa Vika ha per un periodo non certo breve recitato la parte della regina e poi della viceregina, negli anni del famelico dominio di Serena Williams. Tre precedenti, due a uno Bielorussia, l’ultimo otto anni fa: un’era geologica nel tennis, perlomeno. Azarenka ha riaggiornato a proprio favore lo score complessivo con il successo odierno, comunque conteso da Petkovic molto più tenacemente di quanto non fosse lecito attendersi. “Ho abbassato troppo il mio ritmo nel secondo set, smettendo di prendere rischi – ha detto Vika a fine incontro -. Non un’ottima scelta, perché lei ha preso fiducia, tirato tanti vincenti ed è rientrata in partita. Mi sono cacciata in una situazione troppo pericolosa, quando avrei potuto e dovuto controllare la partita“.

E i rischi li ha corsi per davvero, l’ex numero uno WTA, costretta a cancellare tre set point sul sei-cinque Petkovic nel secondo set prima di riparare al tie break, poi vinto. Un match pieno di alti e bassi, ma non privo di qualche indicatore positivo: “Cercare i tuoi colpi nel mezzo di situazioni difficili è forse più utile che allenarsi a lungo. Le partite svelano sempre il tuo vero livello“.

Giocherà il secondo turno anche Garbine Muguruza, senza eccessivi problemi contro Sorana Cirstea, mentre ha salutato tutti Karolina Muchova, dando appuntamento ai prossimi eventi in Inghilterra. La prestigiatrice ceca non è riuscita a completare la rimonta contro una collega comunque molto pericolosa sul veloce e velocissimo come Kudermetova, laddove la scalata da un set sotto è stata completata da Elena Rybakina, la quale ha infine superato Shelby Rogers. Tutto facile, una volta tanto, per Angie Kerber: l’ex numero 2 WTA, in crisi apparentemente irreversibile, ha battuto Misaki Doi nel remake del primo turno all’Open d’Australia 2016: la mancina di Brema vinse a Melbourne il primo Major della carriera, ma all’esordio fu costretta ad annullare un match point proprio alla giapponese.

 

A BIRMINGHAM – Il sorpresone è invece occorso al torneo di Birmingham, dove è già svanita dal draw la prima testa di serie Elise Mertens. La fiamminga è stata battuta in tre ore (e in tre tie-break) da Ajla Tomljanovic. Per fortuna degli organizzatori giocherà anche nei prossimi giorni la seconda favorita Ons Jabeur, impeccabile nel suo match d’esordio nel torneo contro Cathy McNally.

Risultati:

Berlino

[Q] L. Samsonova b. M. Vondrousova 6-4 7-6(6)
V. Kudermetova b. [8] K. Muchova 7-6(5) 5-7 6-2
J. Pegula b. [Q] H. Baptiste 6-6 (Rit.)
P. Martic b. [Q] A. Muhammad 7-6(0) 4-6 6-3
[7] V. Azarenka b. [WC] A. Petkovic 6-4 7-6(2)
E. Rybakina b. S. Rogers 2-6 6-3 6-4
A. Kerber b. [Q] M. Doi 6-2 6-1
[6] G. Muguruza b. S. Cirstea 6-3 6-2

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Birmingham
A. Tomljanovic b. [1] E. Mertens 7-6(5) 6-7(5) 7-6(4)
[6] S. Zhang b. [Q] V. Diatchenko 6-2 7-5
L. Fernandez b. [Q] Y. Wang 7-5 6-3
M. Kostyuk vs M. Brengle
[2] O.Jabeur b. [Q] C. MacNally 6-4 6-2
[4] D. Kasatkina b. P. Hercog 4-6 6-3 6-3
A. Potapova b. N. Stojanovic 5-7 7-6(8) 6-4
[5] J. Ostapenko b. L. Davis 6-4 6-1

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ATP

Berrettini e Fognini cominciano bene al Queen’s: ora le sfide a Murray e Cilic

Altri due tie-break dopo la sfida di Roma 2020, ancora una volta vinti da Matteo. “Qui sull’erba è tutto diverso, ma ormai sono un giocatore che può fare bene ovunque”. Adesso Paire o Murray

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[1] M. Berrettini b. S. Travaglia 7-6(5) 7-6(4)

Dopo le sconfitte all’esordio di Jannik Sinner e Lorenzo Sonego nel lunedì londinese, anche Matteo Berrettini torna finalmente sull’erba, superficie che nel 2019 gli aveva dato ottime soddisfazioni con il titolo a Stoccarda, le semifinali ad Halle e gli ottavi a Wimbledon. Il favorito del seeding conferma le sue potenzialità erbivore superando in poco meno di due ore Stefano Travaglia. Una vittoria annunciata anche nella sua caratteristica di “complicata” di fronte al connazionale che lo aveva costretto a due tie-break anche lo scorse settembre a Roma.

Se Berretto arriva all’appuntamento dopo un’ottima stagione sulla terra battuta, Stetone è invece in un periodo buio: dalla finale di Melbourne 1, il bilancio riporta 12 sconfitte e una sola vittoria nei main draw. L’obbligo” di vincere dell’uno, la scarsa fiducia dell’altro e il derby non sono gli ingredienti ideali per dar vita a un incontro spettacolare e così è soprattutto nel primo set, sebbene non manchino giocate di tutto rispetto e il saldo winners/unforced sia ampiamente positivo per entrambi. Un saldo in cui pesano naturalmente i servizi, soprattutto per quanto riguarda Matteo che ne ha piazzati 16 vincenti. Male invece di rovescio, il 195 cm di Roma, colpo con cui si è peraltro preso la soddisfazione di chiudere la sfida.

 

IL MATCH – Travaglia entra subito in partita, tiene la battuta e risponde quasi sempre in campo, mentre Berrettini sembra ancora un po’ fermo sulle gambe e cede il primo turno di servizio con quattro gratuiti. Entrambi fanno particolare affidamento sul proprio dritto, cercando di crearsi quante più occasioni favorevoli per spingerlo e proteggendo al contempo il lato sinistro, dal quale sono comunque in grado di far partire slice incisivi, utilizzati anche per aggredire a rete l’altrui rovescio. Un turno di risposta efficace nel settimo gioco, un bel lob bimane e un errore pesante spianano a Matteo la strada per il 4 pari; il dritto di Stefano accusa il colpo, ma il servizio rimette le cose a posto. A dispetto del rientro nel punteggio e di una percentuale sensibilmente maggiore in battuta (che ormai non concede più nulla alla risposta), il n. 9 del mondo non riesce a imporre il proprio gioco quando è in risposta e i due arrivano al tie-break. I due dritti sbagliati grossolanamente nello scambio di mini-break dopo il cambio campo sono sintomatici della tensione. Berrettini arriva per primo a set point, risponde alla prima di Travaglia e poi piazza il drittone vincente – appena il secondo di tutto il set.

All’inizio del secondo parziale, la gara è tra la necessaria reazione di quello sotto nel punteggio e un braccio più sciolto di quello avanti. Malgrado le tante prime in campo da parte di Matteo e il dritto che gli offre il 15-40 in ribattuta, è il n. 88 ATP a mettere le mani sui primi due game – un vantaggio che però svanisce subito, complici qualche errore di troppo e un Berrettini che approfitta al meglio delle seconde avversarie. Il servizio torna subito determinante, con entrambi che preferiscono tirare la prima verso il dritto dell’altro, per andare invece al corpo o verso il rovescio con la seconda.

Un paio di gran dritti romani, una volée incerta e al dodicesimo gioco la prima testa di serie arriva a match point, annullato dal preciso servizio esterno. Ecco allora il quinto tie-break consecutivo tra i due (il primo risale a un torneo Futures), con il doppio fallo marchigiano che manda Matteo avanti 4-2. Dopo una buona risposta, Travaglia si crea l’opportunità di incidere con lo sventaglio per tornare in corsa, ma lo manda largo. Entra allora in scena il passante di rovescio con cui Berrettini si prende l’ultimo punto e avanza al secondo turno in attesa del vincente fra Andy Murray e Benoit Paire.

Non ho sottovalutato Murray neanche nel nostro ultimo confronto a Shanghai 2019“, ha detto Matteo in conferenza rispondendo alla domanda di un cronista inglese e sottolineando la sua stima per l’ex numero uno britannico. Sul match di oggi, e in generale sul passaggio dalla terra all’erba, si è espresso così. “Credo di aver giocato più vincenti sulla terra che oggi” – ha detto col sorriso, ma pur considerando la differenza di lunghezza dei match (i 55 vincenti contro Djokovic li ha giocati in quattro set, oggi ne ha giocati solo due) la sensazione è che l’adattamento sia ancora in fase iniziale. “Ormai penso di essere un giocatore che gioca bene ovunque, ma è vero che qui cambia tutto. Sì, già oggi mi sono buttato di più a rete, ma devo sapere che la palla mi ritornerà più rapidamente: se l’avversario incoccia il passante…“.

PASSA ANCHE FOGNINI – Fabio Fognini non fallisce l’appuntamento con il secondo turno, favorito dal sorteggio piuttosto morbido. Pur esperto e dotato di un tennis adatto ai prati, il trentottenne taiwanese Lu ha vinto una sola partita negli ultimi tre anni – contro Querrey nell’ultima edizione del Miami Open; Fognini ha controllato il primo set senza concedere palle break e sembrava poter fare lo stesso nel secondo, ma dopo aver breakkato sul 4-4 ha mancato l’occasione di chiudere l’incontro. Perso il vantaggio si è ritrovato pochi minuti dopo invischiato nel tie-break, addirittura sotto 3-1, prima di alzare nuovamente i giri del motore e chiudere l’incontro con sei punti consecutivi. Tornerà in campo già domani contro il fresco campione di Stoccarda, Marin Cilic, che ha avuto bisogno di oltre due ore, tre set e quattro match point per superare l’austriaco Ofner.

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Steve Flink: “Il terzo set di Djokovic-Nadal al Roland Garros è stato il più bello della loro rivalità”

Ultimo video con il Direttore Scanagatta: Djokovic può fare il Grande Slam? La doppietta di Krejcikova e i difetti caratteriali di Zverev

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Rafael Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (ph. ©Cédric Lecocq _ FFT)

Quella del 2021 è stata un’edizione del Roland Garros con tanti spunti e altrettanti momenti da ricordare, non c’è dubbio. Ubaldo Scanagatta e Steve Flink hanno provato a fare il punto, spaziando dalle grandi rimonte di Djokovic all’interruzione del regno di Rafa Nadal, con uno sguardo anche a Wimbledon già imminente. Di seguito il video:

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

1:14 – Su Djokovic-Nadal. Ubaldo: “Il terzo set è stato uno dei migliori set che abbia mai visto e anche Djokovic lo ha evidenziato come uno dei suoi migliori match giocati al Roland Garros”. Flink: “Nel primo set erano entrambi nervosi, non è stato un grande set, il secondo è stato giocato molto bene, il terzo è stato il miglior set che abbiano giocato l’uno contro l’altro, nel quarto Djokovic ha giocato benissimo mentre Nadal era esausto. È stata una grande performance da parte di Djokovic, una fantastica rimonta e un terzo set che tutti noi ricorderemo”. Ubaldo: “Nel terzo set ci sono stati sette game ai vantaggi, entrambi hanno avuto break point. Per quanto concerne le emozioni non potevamo chiedere di meglio, un ritmo e una intensità incredibili”.

 

4:40 – Flink: “Chiunque avesse vinto il terzo set avrebbe portato a casa il match”. Ubaldo: “Quando hanno iniziato il tie-break del terzo set la sensazione è stata la stessa. L’inizio del quarto set stava per smentirci, ma poi Djokovic ha vinto sei game di fila”. Flink: “Rafa sembrava una po’ scoraggiato, non sembrava avere la stessa fiducia in sé stesso che di solito lo contraddistingue”.

08:40 – Flink: “Djokovic ha fatto un gran lavoro sia agli Australian Open che a Parigi. L’anno scorso la sua priorità era il record di settimane da numero 1 e lo ha ottenuto, quest’anno il suo obiettivo era di vincere tutti e quattro gli Slam e ha conquistato i primi due dell’anno”.

09:40 – Sulla finale con Tsitsipas. Flink: “La partita è cambiata nel momento in cui ha fatto il break del 3-1 nel terzo set in quel game molto combattuto, da lì in avanti non hai più avuto problemi nei suoi turni di servizio”. Ubaldo: “A volte Tsitsipas gioca bene all’inizio e poi perde un po’ la concentrazione, ma da quel momento Djokovic non ha concesso più nulla”.

11:50 – Ubaldo: “Ci sono stati due Djokovic. Quello contro Nadal è stato molto emozionante, le urla, le grida, l’incoraggiarsi. In finale invece è stato un po’ piatto all’inizio, come se fosse stanco e volesse conservare le energie. Anche dopo la vittoria è stato molto calmo”.

17:00 – Flink: “Djokovic ricorderà questo torneo principalmente per il match contro Nadal, ma anche per aver trovato il modo di vincere questa finale dopo essersi trovato due set in svantaggio, anche se non era ispirato come lo era contro Nadal”.

18:50 – Ubaldo: “Djokovic è stato criticato per il suo modo di comportarsi contro Berrettini, quando ha urlato prima e dopo il match point. Nadal e Federer non si sarebbero mai comportati in quel modo”. Flink: “Aveva un sacco di emozioni represse nel match contro Berrettini. È una questione di personalità, esprime le sue emozioni ma è anche una persona cortese. Penso che i media e i fan lo prendano di mira. Non gli danno abbastanza credito per le sue qualità”.

24:45 – Su Tsitsipas-Zverev: Ubaldo: “Quando Zverev si avvicina alla rete e non sta troppo a fondocampo è il miglior atleta tra i giovani, insieme a Tsitsipas. È molto pericoloso sia con il dritto che con il rovescio”. Flink: “Concordo, e se Zverev avesse fatto il break nel primo game del quinto set avrebbe affrontato lui Djokovic in finale invece di Tsitsipas”.

26:00 – Sulla performance di Zverev: “Non puoi giocare in quel modo e poi lamentarti, non puoi permettere che uno come Tsitsipas vada due set sopra. Non credo lui abbia il giusto temperamento, perché si trova spesso in situazioni simili”.

28:20 – Sulle possibilità del Grande Slam. Ubaldo: “Adesso tutti parlano della possibilità di Djokovic di vincere tutti e quattro gli Slam, e per me è il favorito a Wimbledon, dove ha già vinto cinque volte, e probabilmente lo sarà anche allo US Open. Zverev forse è l’unico vero avversario di Novak a Wimbledon”. Flink: “Concordo con te, ma ricordiamoci del 2016, quando era nella stessa situazione di oggi e perse al terzo turno contro Querrey per eccesso di confidenza. Sarei molto sorpreso se una cosa del genere si ripetesse. Non sentirà la pressione a Wimbledon, mentre potrebbe avvertirla allo US Open”.

34:45 – Sul torneo femminile. Flink: “Speravo vincesse Sakkari, perché è dinamica sul campo, si muove bene ed è divertente da vedere in campo. Krejcikova e Pavlyuchekova hanno giocato una finale di buona qualità”. Ubaldo: “Principalmente il terzo set, perché nei primi due set non hanno mai giocato bene nello stesso momento”. Flink: “Krejcikova dovrebbe essere orgogliosa di quello che ha fatto, ha sconfitto Stephens, Gauff e salvato match point contro Sakkari”.

Transcript a cura di Giuseppe Di Paola

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