Pagelle: Hurkacz, che peccato!

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Pagelle: Hurkacz, che peccato!

Jannik Sinner si ferma ad un passo dal trionfo nella settimana in cui l’Italia si riscopre una nazione di tennisti. Dieci italiani in top 100, Barty da numero 1 e il futuro di Camila Giorgi

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Hubert Hurkacz e Jannik Sinner - Miami 2021 (via Twitter, @atptour)
 

“Dalla catacomba nella quale un ignoto geometra ammanigliato con la vecchia FIT ci costringe a trascorrere ore ed ore della nostra vita, son costretto a uscire per una chiamata urgente. È un vecchio lettore, dei tempi del ‘Giorno di Gianni Brera‘, che reclama la mia presenza in superficie, sotto il sole che ha cotto Roger Federer. Il lettore cerca invano di contenere la sua agitazione, e mi mostra, tutta ciancicata, una copia della ‘Repubblica’, nella quale io affermo, non più tardi di questa mattina: «Soltanto Federer appare in grado di smarrire una partita già vinta». In seguito alla mia incauta profezia, dichiara, ha perduto non meno di cento euro. «Se avessi scommesso su Mantilla vincitore in tre set, ne avrei vinti ben settecento» rincara, e solo alla fine di una lunga e sofferta conversazione accetta le mie scuse, se non proprio le mie giustificazioni. Che sono, più o meno, le seguenti. Soltanto la mamma di Mantilla, la sua fidanzata Berta, il suo allenatore Munoz, il preparatore Fejzula, pensavano che quel bravo ragazzo potesse battere un tipo che ha un talento doppio, se non proprio triplo di lui”.


Lo Scriba, nell’anno del Signore 2003 così commentava la sconfitta di un certo svizzerotto contro Felix Mantilla nella finale del Masters di Roma. Ora, chi vorrà capire, capirà. Peraltro Roger aveva 22 anni e mezzo e non 19, e la differenza tra lui e lo spagnolo era decisamente maggiore di quella che c’è oggi tra Jannik e il suo avversario.

L’Italia è comunque in delirio, anche se non aveva fatto i conti con Hurbert Hurkacz (10), nei suoi 10 giorni da Dio, ma è stata pervasa per una settimana dalla tennis-mania. Come direbbe il mitico Bisteccone: “Siamo tutti grandi tennisti e sport con la pallina”. Jannik Sinner (9) è ovunque, TV, telegiornali, riviste di gossip, siti specializzati e non: l’Italia era pronta a festeggiare il secondo 1000 vinto, esattamente come il primo di Fognini a Montecarlo nel giorno di Pasqua. Oramai più che rinascimento del tennis italiano, possiamo parlare di Resurrezione. Sperando che il Santo Padre non ci legga, altrimenti la scomunica è dietro l’angolo. Comunque il vero Papa, Angelino VI, festeggia degnamente i dieci italiani in top-100, con un bel torneo a Cagliari: il movimento è in stra-salute, il PIL tennistico vola, più pil per tutti.

 

L’Italia domina anche ai vertici dell’ATP con il nostro Gaudenzi, checché ne dica il buon Pospisil (3) che avrà anche le sue ragioni, ma a dare di matto in mondovisione come un Paire (1) qualunque non rende un bel servizio alla PTPA, della quale per inciso si sono perse oramai le tracce. A proposito di Paire, va detto che c’è sempre qualche genio incompreso nei quadri federali: un tipo che, quando il grande Paolo Bertolucci (10) al termine del match con Musetti ha giustamente invocato multe e squalifiche dell’ATP nei confronti del francese, lo ha accusato di lesa maestà nei confronti sella bandiera (“L’ostilità degli ex”). Il confino è prossimo, caro Paolo.

Lorenzo Musetti (7,5) per fortuna continua la sua crescita impetuosa ma non dobbiamo esaltarci troppo e Papa Angelino VI ci ha fatto subito tornare con i piedi per terra: “Sinner e Musetti come Borg e McEnroe”. Alè! A proposito Di Borg, il figlio Leo ha buscato 6-1 6-2 da Taro Daniel a Marbella. Non tutti i Leo figli sono d’arte, e del resto non è facile portare certi cognomi: se Leo Gassman non recita come nonno e papà ma canta discretamente, Leo Federer come se la caverà?

Per rimanere in tema, Karatsev (6) ha tirato un po’ troppo la Korda (8), un altro figlio che sembra ripercorrere la strada paterna. Tra le donne Ashleigh Barty (10), scavallato un match point all’esordio ha giocato e vinto da numero 1, mentre alla ritrovata Andreescu (9), nella settimana santa, urge una vera e propria benedizione. Si è fatta di male di nuovo, ma questa volta non sembra essere nulla di grave.

Gael Monfils alla fine ha capitolato: dopo il tira e molla la cara Elina Svitolina lo ha “costretto” al fatidico anello, attendiamo trepidanti la celebrazione con tanto di video su tik-tok. Camila Giorgi (5) infine non mostra progressi sul campo ma è divenuta improvvisamente loquace. Ha annunciato che dopo il tennis si vede nelle vesti di scrittrice e ha raccontato come sogni una laurea in giurisprudenza: in effetti visti i trascorsi le sarebbe servita a risparmiare i tanti soldi spesi in avvocati…

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Pagelle ATP Finals: Nole 6 il Maestro

Novak Djokovic raggiunge Federer con il sesto titolo alle finals. I dolori di Nadal, i deliri di Tsitsipas e il giro d’Italia di Seppi

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Rieccoci qui, i nostri quattro affezionati lettori si saranno chiesti che fine avessimo fatto, visto che le nostre ultime notizie erano giunte dal golfo di Napoli. Ebbene ve lo confessiamo, c’era un po’ passata la voglia.  

Sapete, noi scriviamo di tennis per passione e per diletto, ma quando abbiamo l’onore ed il privilegio di poterlo raccontare dal vivo, ci sentiamo in obbligo di riportare tutto ciò che accade con un minimo di obiettività. 

Da napoletani innamorati della nostra città, avremmo voluto raccontarvi del miglior torneo della storia dell’umanità. E in realtà, chi ha avuto la pazienza di leggerci nelle scorse settimane avrà notato che abbiamo esaltato la location sul lungomare di Mergellina, il meraviglioso torneo di Lorenzo Musetti, la finale tutta italiana e la favola del Tennis Pozzuoli. Purtroppo però, con le “sfortunate” disavventure occorse ai  campi del Tennis Napoli, non abbiamo potuto fare a meno di raccontare quello che vedevamo sotto i nostri occhi (Ubitennis è stata l’unica testata non locale ad essere presente per tutto il torneo). E quando, con il passare dei giorni e i “nuovi campi” scivolosi , la situazione del torneo è divenuta  sempre più imbarazzate, lo abbiamo raccontato.

 

Eh  peró si sa come vanno le cose in Italia (e anche a Pyongyang pare), le nostre parole non sono piaciute  e quindi il capo ufficio stampa del torneo ha pensato bene di telefonarci di primo mattino per invitarci a non mettere più piede al torneo. Consiglio che non abbiamo seguito ovviamente, ma capirete con che entusiasmo abbiamo continuato a varcare le soglie del Tennis Napoli. 

Poi però abbiamo saputo di non essere stati i soli a meritare tale affettuoso trattamento, qualcun altro è stato “redarguito” via Twitter, qualcun altro al telefono, l’importante era cercare di minimizzzare. Peccato ci abbia poi pensato il Presidente Binaghi qualche giorno dopo a raccontare dei disagi, del suo intervento riparatore, della figuraccia mondiale e della multa salata in arrivo dall’Atp…

Ci scusiamo per questa lunga premessa, ma il fatto è che avremmo dovuto raccontarvi le AtpFinals da Torino e…invece non ci hanno voluto nemmeno lì e quindi siamo stati costretti a guardarle in tv.

Sarà stato per quello, ms non ci è parsa un’edizione indimenticabile del Master. Certo, se Alcaraz è a casa a leccarsi le ferite e Rafa Nadal (5,5) si è presentato in condizioni fisiche precarie, non ci si poteva aspettare un epilogo diverso. 

E dunque guarda caso ha vinto Novak Djokovic (10), maestro esagonale come Roger, che quando gioca in Italia si sente giustamente a casa, con il pubblico quasi sempre schierato dalla sua parte come accade praticamente forse solo in Serbia.

E certamente non potevano essere gli altri aspiranti maestri presenti a Torino a impensierire Nole.

Stefanos Tsitsipas (5) ha fatto rivedere cosa significhi giocare serve&volley ma poi ha preferito pensare a litigare con Apostolos e Julia ed è finita come doveva finire.

Daniil Medvedev (5) non si è più ripreso dalla finale di Melbourne ed è riuscito a perdere tre partite al tiebreak decisivo. 

Felix Auger Aliassime (5,5) ha confermato che chi fa le corse per arrivare alle Finals alla fine scoppia. 

Bravo Rublev (7,5), ci ha provato Fritz (8) a fermare Nole e la speranza per l’Italia è solo che l’americano arrivi cotto a Malaga se no sono dolori.

Casper Ruud (9) chiude l’anno da numero 3 del mondo dopo aver giocato e perso la finale del Roland Garros, degli Us Open e delle AtpFinals (tra le altre cose): non incanterà quando gioca la volee di diritto, ma di cosa stiamo parlando?

Dicevamo, ha vinto Djokovic e non c’è da stupirsi e se solo quei parrucconi di Wimbledon non si fossero inventati la fesseria di non attribuire punti ai Championship’s, Nole sarebbe quasi in vetta al ranking pur avendo giocato solo 2 slam su 4  e saltando tutti i 1000 americani: abbiamo dubbi su chi sia il vero numero 1 e in ogni caso il più forte di tutti?

Intanto va fatto un plauso all’atp per la splendida idea di salutare sul campo delle Finals alcuni giocatori che nella stagione hanno annunciato il ritiro, da Tsonga a Simon, passando per Robredo e Khokschreiber. Ovviamente la Federazione Italiana Tennis (e Padel, sarà per quello) ha voluto organizzare una serata a parte per omaggiare Andreas Seppi, dopo le wildcards offerte per i tornei di Napoli e Firenze e la serata speciale organizzata a Milano durante le NextGen Finals. Una splendida iniziativa (10 e lode) per un simbolico giro d’Italia per applaudire ed abbracciare il nostro ex numero 1 che si concluderà il prossimo anno a Roma in occasione dell’upgrade degli Internazionali con la creazione del nuovo campo “Andreas Seppi”. 

E complimenti anche a Mamma Rai che ha preferito trasmettere su Rai2 l’imperdibile “Amore nel castello di ghiaccio” anziché la finale delle ATPFinals relegata sul canale di “nicchia” numero 58.

“Quando i geni lavorano solo per noi…” cantava Renato Zero. Zero appunto (0).

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Flash

Pagelle Us Open: Re Carlos I, imperatrice Iga

Va in archivio l’ultimo slam dell’anno con l’incoronazione di Alcaraz e la conferma di Swiatek. I rimpianti di Sinner e Berrettini, mentre si intravede un nuovo Kyrgios

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Carlos Alcaraz - US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

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Il video-commento di Ubaldo che compare qui continua sul sito di Intesa Sanpaolo nella sezione “Sottorete” curata in collaborazione con Ubitennis, che potrete trovare al seguente link.

Clicca qui per guardare il video-commento completo di Ubaldo Scanagatta sulla finale maschile dello US Open 2022 sul sito di Intesa Sanpaolo

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Meno male.

Meno male che nè Sinner nè Berrettini abbiano vinto a New York, altrimenti come avrebbe fatto il principale quotidiano sportivo (?) nazionale a ritagliare un trafiletto laterale da dedicare all’impresa? In una domenica dove si è compiuta una delle più storiche imprese dello sport italiano, dove si sono raggiunte delle vette mai viste nella storia dello sport tricolore… l’Italia campione del mondo di pallavolo dite? Ma no, ma che sarà mai, era già capitato tre volte. L’Italbasket vittorioso sulla Serbia? Ma su, un ottavo di finale degli Europei! L’evento storico, tale da meritare la prima pagina a caratteri cubitali è chiaramente la “Rissa da Var” accaduta al termine della finale-scudetto, che dico della finale di Champions, che dico della finale del mondiale per club, che dico della sfida tra ottava e decima del quarto campionato nazionale di calcio più importante d’Europa!

Ma va bene, questo passa il convento, e allora bene così, Jannik Sinner (8) non si disperi per il match point sfumato, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, il suo momento è solo rinviato, anche se adesso lo sport nazionale dell’appassionato di tennis medio – il paragone tra Jannik e Carlos – trarrà nuova linfa.

E non si disperi Matteo Berrettini (7) che ha fatto quel che poteva con quel poco che aveva: bisognerà sperare che prima o poi la ruota giri e riesca ad arrivare sano e salvo in un appuntamento importante.
In alto i cuori comunque, la Davis (o chi per essa) incombe, e poi Firenze, Napoli e chissà una miracolosa rincorsa verso Torino.

Perché poi alla fine vince solo uno, che dovrebbero dire Ons Jabeur (9) e Casper Ruud (9) che hanno appena perso la seconda finale slam dell’anno?
Abbiamo accomunato i due sconfitti anche se tecnicamente siamo su due sponde opposte: il gioco raffinato di Ons, la concretezza massima di Casper. Le vie del tennis sono infinite e con pari dignità.

Insomma, abbiamo avuto l’incoronazione del Re Carlos Alcaraz (10), il più giovane numero 1 di sempre, il campione che tutti aspettavano. Può consolarci il fatto che i nostri lo abbiamo battuto, siano stati sempre alla sua altezza e che in futuro ne vedremo delle belle (da Musetti 7 in su).

Per una regina che lascia – stiamo parlando di Serena (che però ha già minacciato di ripensarci), non siate blasfemi – ad una che prosegue nel suo dominio, Iga Swiatek (10) non pare avere avversarie all’orizzonte.

Secondo qualcuno Nick Kyrgios (7) ha perso l’occasione della vita di vincere uno slam dopo aver battuto il numero 1 Medvedev (5,5): un Nick disperato per una sconfitta, iracondo contro l’odore di erba che proviene da fuori campo, non c’è davvero più religione.

Se è stato l’ultimo slam di Fabio Fognini (6,5) è stato un saluto dignitoso, con una gran rimonta e un’ottima ora e mezza contro Rafa Nadal (6,5), spazzato via dall’uragano Tiafoe (8) e anche lui da una stagione massacrante. Di Tsitsipas (3) oramai devono occuparsi gli psichiatri, ma un votaccio lo meritano anche Auger Aliassime (4) e Hurcacz (4),  mentre il redivivo Khachanov (7,5) ha tenuto alta la (non) bandiera dei russi.

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Pagelle Wimbledon: Nole save the Queen

Il settimo trionfo di Djokovic che evita la profanazione del tempio da parte del ribelle Kyrgios. Ribakyna beffa Jabeur, i progressi di Sinner. E Nadal che per non dare ragione a Fognini rinuncia al Grande Slam

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Clicca qui per guardare il video intero!

Il Centre Court non è un tribunale, checchè ne dica google traslate, ma in ogni caso con sei mesi di ritardo Novak Djokovic (10) si è preso la soddisfazione di avere la meglio su un australiano. Che poi sia il meno amato dagli stessi down under, anzi l’unico che, seppur detestandolo amabilmente (“sei un idiota”, gli disse ai tempi del mitologico Adria Tour”), lo difese a Melbourne, probabilmente più per il gusto di andare contro i suoi connazionali,  è un altro discorso.

È stata un’edizione dei Championship’s anomala, senza giocatori russi e bielorussi per decisione degli organizzatori (0), senza punti per decisione di ATP e WTA (0), senza Roger Federer (10 per l’eleganza) per gli acciacchi dell’età e, ahinoi, senza Matteo Berrettini (per via del Covid anche se qualche genio ha pure avuto il coraggio di suggerirgli di fare finta di nulla e giocare lo stesso…), e dunque capirete se stavolta abbiamo seguito il torneo senza…genio (per i non partenopei, “senza voglia”).

Abbiamo anche dovuto sorbirci le battutone di quelli che ci hanno raccontato del destino cinico e baro che ha voluto punire gli inglesi, nell’anno dell’esclusione dei russi, con la vittoria del torneo da parte di una giocatrice nata a Mosca, dimenticando che la brava Ribakyna (10) è diventata kazaka da anni non per amore ma per soldi e dunque tutto è tranne che un baluardo da ergere contro i cattivoni sudditi della regina.

 

Per fortuna ci sono stati Bertolucci e Panatta (10) a farci sorridere con i loro tweet, decisamente più interessanti dell’intero torneo.

Alla fine usciamo dai Championship’s anche con qualche rimpianto perché Jannik Sinner (8) si è scoperto all’improvviso a suo agio sui prati, ha rispedito al mittente le velleità dei futuro vincitore di qualsiasi cosa, nonché futuro primatista slam etc etc e per due set aveva anche tenuto la testa sott’acqua a Novak. Che purtroppo però si è ricordato di dover fare pipì, si è guardato allo specchio, ha visto con chi avrebbe dovuto fare i conti la mattina dopo, e dunque è tornato in campo e fine dei nostri sogni di gloria.

Che poi diciamola tutta, meno male che la finale l’abbia vinta Nole: non ce l’avremmo fatta ad ascoltare i canti di giubilo dei sostenitori del “più grande di tutti quando ha voglia” Nick Kyrgios (8), bravo a sfruttare l’occasione di un tabellone da challenger e a vincere la battaglia dei cafoni con Tsitsipas, che noi avremmo fatto giocare sul campo 38.

Ci avrebbe pensato Rafa Nadal (7 come i millimetri del suo stiramento) a rispedire il buon Nick a casa, ma purtroppo pur di non dare ragione a Fabio Fognini (2) che non perde mai l’occasione di dire una cosa sensata, soprattutto a Wimbledon, ha preferito ritirarsi e rinunciare al Grande Slam anche se stava benissimo.

Sarebbe stata una bella storia quella di Ons Jabeur (8) ma purtroppo la tunisina, dopo il ko di Iga Swiatek (4, ma prima o poi doveva perdere una partita…) non ha saputo reggere la pressione della favorita fino in fondo.

È stato un torneo in cui hanno trovato gloria e soldi anche Norrie (7,5) e Garin (7), mentre  l’amico Fritz (4) ha dimostrato ancora una volta di essere vittima della sindrome di Stendhal davanti agli addominali altrui: dopo Melbourne 2021 con Djokovic, stavolta l’addominale di Rafa è stato fatale per l’americano, il quale evidentemente quando vede una tartaruga sofferente, fa prevalere la sua indole animalista e si arrende.

Svelato infine il vero motivo del battibecco tra Nadal e Sonego nel finale di partita trai due. A Rafa avevano dato fastidio le urla di Lorenzo, in particolare un “Forza Toro” del granata. Da lì l’equivoco: “il Toro di Manacor sono io”, “No Rafa, di Toro ce n’è uno solo “. Insomma una faccenda di corna, risolta alla fine con un invito di Sonego  a Rafa a comparire nel video del prossimo successo musicale dell’azzurro. “Porta anche Shakira, come in Gypsy, tanto oramai Piquè  pensa ad altro e non alla Davis”. Ecco, sempre faccende di corna…

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