Federer c’è ancora! Lunedì memorabile al Roland Garros: i Fab 3 del mondo vs i Fab 3 d’Italia [VIDEO]

PARIGI - Sinner-Nadal, Musetti-Djokovic, Berrettini-Federer, super spettacolo: i nostri contro i più del grandi del terzo millennio. Ma il mondo guarda all’Italtennis e a 5 azzurri fra i primi 21 della Race to Torino

Di Ubaldo Scanagatta
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Rafa Nadal e Jannik Sinner - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Il momento d’oro del tennis italiano prosegue. Tre italiani (uomini) in ottavi al Roland Garros. Mai accaduto nell’era Open, quella del tennis professionistico dove tutto è diventato più difficile, più internazionale  e più competitivo fin dai primissimi turni. E dei tre, due, Musetti e Sinner, sono giovanissimi, addirittura diciannovenni, teenager. Il terzo, Berrettini ha 25 anni e da due anni è un top 10. Qui l’unico che è mancato all’appuntamento è Sonego, 26 anni, che però a Roma era stato il migliore di tutti, semifinalista dopo aver battuto Thiem e Rublev, n.4 e n.7 ATP. Nella Race to Torino che – intendiamoci! – è molto giovane e in questo periodo dell’anno lascia il tempo che trova, Berrettini è n.8, Sinner è n.9, Sonego è n.15, Musetti è n.19 e Fognini è n.21.

Cinque tra i primi 21 del mondo! Roba che se qualcuno me lo avesse detto due anni fa gli avrei dato del pazzo. Tutta la stampa straniera ne parla, perché la sensazione generale è che questo possa essere solo l’inizio di un periodo d’oro prolungato nel tempo e non un’annata e poi puff, tutto che svanisce. Tutti si chiedono e ci chiedono come lo si possa spiegare e su Ubitennis lo abbiamo scritto ormai talmente tante volte che credo che i lettori non ne possano più.

In estrema sintesi tutto consegue a una serie di concause:

  • un’attività organizzativa che non c’era più dagli anni ’90 quando avevamo otto tornei ATP, con tanti challenger e futures che aiutano tantissimo a fare punti ed esperienza senza dover investire grandi capitali per le trasferte all’estero
  • la crescita tecnica di coach privati super-appassionati disposti ad investire su se stessi e i loro allievi anche quando non potevano avere nessuna certezza che sarebbero sbocciati dei campioni: Piatti è quello che ha preso sotto le sue ali Sinner a 13 anni (grazie a Sartori che glielo segnalò), Santopadre ha fatto altrettanto con Berrettini ancor prima, a 10-11 anni, Tartarini idem, anno più anno meno, Gipo Arbino con Lorenzo Sonego stessa cosa. Anziché tecnici legati a uno stipendio federale e meno disposti a rischiare, e soprattutto a viaggiare, questi sono stati anche imprenditori. Hanno creduto nei loro allievi, li hanno “sposati” senza risparmiarsi, trasmettendo la dottrina del lavoro che paga più del talento, e non hanno mai abbandonato il loro credo
  • dopo una dozzina abbondante di anni in cui la nostra Federtennis ha preferito intestardirsi nel far guerra ai team privati, per “sponsorizzare” invece i propri giovani selezionati al centro tecnico federale, i deludenti risultati dello stesso hanno convinto la FIT a cambiare rotta, a usare criteri e incentivi oggettivi per aiutare anche gli allievi degli altri coach, dei team indipendenti. La resa all’evidenza era stata inevitabile: dal centro FIT di Tirrenia creato nel 2004 è uscito fuori un solo top 100, Alessandro Giannessi, in mezzo a centinaia di esperimenti ed esperienze fallite. Le scelte fatte evidentemente non erano buone, le motivazioni di coach e allievi insufficienti, il clima non era produttivo.

Mi fermo qui. Torno a Berrettini, che battendo in tre set il coreano Kwon diventa il primo tennista italiano ad aver raggiunto gli ottavi di finale in tutti i 4 Slam. Panatta, Barazzutti e Pietrangeli, non ce l’avevano fatta in Australia, Fognini è mancato (sinora) a Wimbledon. Forse Matteo ha trovato il modo di leggermi in anteprima, poiché in conferenza ha sottolineato un aspetto che avevo appena finito di introdurre: “Siamo partiti tutti da lontano con un progetto a lungo termine, con allenatori storici…”.

Ci sarebbero altri discorsi, come quelli che ci hanno penalizzato in passato – vedi i modesti investimenti sulla formazione dei coach e il modesto ricorso ai coach stranieri più esperti e più capaci “perché costano troppo”…quando chi meglio investe meglio viene ripagato – ma sarebbero forse noiosi per chi li ha già letti. Oggi però val la pena di ripetere almeno quelli sopra esposti perché so che sempre più gente, sempre più giovani, si avvicineranno al nostro sport. Ci leggerà qualcuno di più, perché questi risultati sono eclatanti e l’interesse generale cresce in proporzione. Il tennis rischia (che bel rischio!) di diventare grazie a questi ragazzi il secondo sport più popolare d’Italia dopo il calcio.

Due dei tre italiani in ottavi non sono certo favoriti – lunedì Sinner affronta per la terza volta in meno di un anno Nadal, Musetti giocherà contro Djokovic – mentre Berrettini trova un Federer che è venuto fuori da una maratona di 3 ore e 35 minuti contro il tedesco Koepfer, che le ha provate tutte. Ma Matteo ha qualche chance in più degli altri. Perché lui oggi è il più solido ed esperto dei nostri. Perché Federer a 40 anni e sulla terra rossa non può essere più il miglior Federer, perché – infine – lo svizzero potrebbe risentire dello sforzo immane compiuto in una notte molto umida contro Koepfer. E in risposta a una mia domanda, che sono riusciti a porgli tramite un… cartello con una scritta, che ho posto davanti a me (erano ormai le 2 di notte) dal momento che il moderatore non mi ha dato la parola per fare la mia domanda a Roger, il campione svizzero (che ha visto il cartello e ha preso la parola) ha detto che non è sicuro di giocare lunedì.

Roger Federer – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Davvero comunque Roger non finisce mai di stupire. L’aver retto così, fino a mezzanotte e tre quarti, questa partita così dura e lunga, significa che Roger si è preparato molto meglio di quanto forse la gente credeva. E Berrettini – che io sospetto avrebbe preferito affrontare Koepfer per mille motivi – sa che Roger avrà tutto il pubblico a favore quando il loro match finirà sul Philippe Chatrier. Anche Nadal-Sinner, a mio avviso, verrà giocato sul Philippe Chatrier e la cosa dispiacerà magari un po’ a Musetti, che ci avrebbe tenuto a giocare sul campo più importante. Per Lorenzo, però, potrebbe costituire un buon presagio il fatto che, quando Cecchinato battè Djokovic, la partita si svolse sul Suzanne Lenglen.     

Magari – e mi auguro di no – i nostri eroi perderanno tutti e tre, ma tutti e tre sono destinati a fare molta più strada in un prossimo futuro. Oggi esultiamo per tre giocatori in contemporanea negli ottavi, presto lo faremo per un paio che saranno nei quarti, magari in semifinale e almeno uno in finale. Chi dei tre non lo so.

Quando a Berrettini sono stati fatti i complimenti per essere diventato il primo tennista italiano di tutti i tempi a centrare gli ottavi in tutti i quattro Slam, lui ha sorriso ringraziando e poi ha subito aggiunto: “Mi fa piacere, ne sono orgoglioso, potevo fare meglio già in Australia quest’anno (quando si è dovuto ritirare per quello stiramento addominale che lo ha messo a riposo forzato per due mesi, ndr) e comunque magari mi piacerebbe arrivare nelle semifinali di tutti gli Slam…”. Se ci riuscisse supererebbe persino Francesca Schiavone, che in tutti gli Slam è arrivata ai quarti.

Insomma, è proprio così. I ragazzi sono forti perché non si accontentano di quanto hanno già raggiunto. Sono già fra i migliori del mondo, sono già famosi e ricchi, ma vogliono di più. Sono ben consapevoli della loro forza. Sinner dice che odia perdere – e chi legge penserà che si tratta di una banalità – ma ascoltandolo dal vivo si avverte che davvero è quel tipo di determinazione, di consapevolezza, di irriducibilità, di ambizione, il prodromo di una carriera di successo. “Sciavo e se arrivavo secondo in uno slalom ero furioso, mai contento. Così nel tennis; ho perso due volte contro Nadal, in situazioni diverse, a Parigi al mio primo quarto di finale in uno Slam e a Roma dove ci tenevo perché si giocava in Italia, ma alla fine ho perso ed ero arrabbiato con me stesso tutte e due le volte. Con Nadal il rapporto personale è ottimo. Siamo stati insieme giorno e sera per due settimane di quarantena in Australia….”

Della partita giocata e vinta da Musetti su Cecchinato avrete letto la cronaca, forse sentito il mio audio a caldo, visto il mio video… oppure niente di tutto questo. Era il decimo derby italiano a Parigi, il secondo a richiedere cinque set, dopo quello vinto dal mio consocio e compagno di tanti doppi Pierino Toci da Montecatini contro Beppe Merlo da Merano, nel ’69, quando Beppe aveva 42 anni e Toci 20. Ricordo bene di aver assistito a tantissimi derby azzurri in diversi tornei, internazionali e nazionali, ma non ho sicuramente mai visto uno del livello straordinario che hanno saputo offrire Musetti e Cecchinato.

Ok, Panatta e Barazzutti, che si sono affrontati mille volte – dieci nel circuito ATP con cinque vittorie ciascuno, ma non so più quante agli Assoluti e in altre gare nazionali – giocavano un altro tipo di tennis, racchette di legno eccetera, ma anche dopo di loro quando ho visto ad esempio Canè con Camporese (3-0 per Omar in ATP), Furlan contro Gaudenzi (4-0 per Renzo), nessuna partita si è mai lontanamente avvicinata al livello di questa.

Un match di Fantatennis” l’ha definito Cecchinato, perché Musetti ha fatto talmente tante di quelle cose, tweener, traccianti dietro la schiena, pallonetti passanti impossibili, vere magie e prodezze come – giuro – non ne ho mai viste tante così in un solo match. Cecchinato non credeva ai suoi occhi. Ma lo stesso Cecchinato ha fatto punti pazzeschi. Io credo che Marco giochi addirittura meglio di tre anni fa quando qui battè Djokovic – che magari non era il miglior Djokovic – e credo che buona parte del merito debba andare a Massimo Sartori che lo ha… restituito a nuova vita.

Certo volee di rovescio, anche quelle dorsali alte, certi smash sul pallonetti a candela difficilissimi, le solite splendide smorzate, molti punti da spellarsi le mani per gli applausi, per l’uno come per l’altro contendente. Il Ceck ha trovato un Musetti monstre, forse eccitato dal suo primo Slam e dalla consapevolezza di non avere nulla da perdere a giocare sulle ali dell’entusiasmo. Splendido a vedersi Lorenzo, ma anche incredibilmente efficace, incisivo. Non solo show, dunque, ma sostanza.

Lorenzo Musetti – Roland Garros 2021 (foto Twitter @RolandGarros)

Cresce l’interesse dalla gente per il tennis, cresce anche quello degli sponsor per i nostri ragazzi, per i tornei – con le ATP Finals e la Davis che dovrebbero trarne grandi vantaggi (figurarsi se avessimo uno, due partecipanti alle ATP Finals di Torino), inevitabilmente. Spero anche per Ubitennis naturalmente.

Non credo che questa novità, possa inquinare l’attitudine fin qui assolutamente encomiabile di tutti i nostri migliori ragazzi, e di quelli che verranno trascinati dal loro esempio, come nella storia del tennis è successo nel tempo, agli americani eredi di Connors e McEnroe, agli australiani “nipoti” di Hoad e Rosewall, ai francesi sulla scia di Noah, Forget e Leconte, agli svedesi su quella di Borg, ai tedeschi su quella di Becker e Graf, agli spagnoli su quella di Bruguera, e via dicendo. L’esempio e l’emulazione sono spesso andati a braccetto. E non era il braccino del tennista.

I nostri ragazzi non sono soltanto molto forti. Sono tutti estremamente maturi, solidi, seri, beneducati. E fra loro, così come fra i loro coach il rapporto è di sana, sanissima rivalità sportiva. Ma anche di collaborazione e di sostegno reciproco. Anche il match fra Cecchinato e Musetti è stato giocato all’insegna del fair-play.

Interpellato su Musetti, Sinner ha ripetuto cose già dette tante volte: Lorenzo è un giocatore incredibile, ha molte opzioni con la palla. Certo lunedì sarà dura. Lui ha Djokovic e io ho Rafa, ma è una buona cosa. Sarà un bel test. Io e Lorenzo siamo diversi, abbiamo due stili diversi, una diversa personalità, differenti stili, diversa personalità. Lui è molto talentuoso, più di me. Anche fisicamente è messo meglio di me, è forte fisicamente. Ha più opzioni di me, ma non c’è un solo sistema di gioco. Io sono più alto, lui è più …emozionale, io do meno a vedere le mie emozioni, ma veniamo da due posti italiani diversi…”.

Come anticipato, alle 2,10 del mattino ecco Federer che mette in dubbio la sua partecipazione all’incontro con Matteo Berrettini. Secondo Simon Graf, autore di un libro su Roger Federer, le probabilità che Roger non giochi sono piuttosto alte. “Ha già ottenuto quello che voleva, è arrivato in seconda settimana, ha dimostrato a se stesso che ha una buona condizione fisica e tecnica, il Roland Garros non era un obiettivo, il timore di rischiare di pregiudicare la stagione sull’erba, Wimbledon, c’è. Qui non vincerebbe comunque il torneo, giocare per perdere contro Berrettini o Djokovic… è solo una sensazione, magari finirà per giocare, ma il fatto che abbia subito messo in dubbio la partecipazione non mi pare casuale. Su come si regoleranno gli organizzatori, cioè se ne l dubbio programmare il suo match sul Lenglen invece che sullo Chatrier, non credo che a lui interessi molto“. 

A lui forse no, agli organizzatori sì. E anche a Musetti che sogna di giocare sul centrale contro Djokovic e pensava che gli sarebbe toccato, quando invece in condizioni normali, potendo mettere sullo Chatrier solamente due singolari maschili e due femminili, i due maschili sarebbero stati ovviamente Federer-Berrettini e Nadal-Sinner.

Lorenzo Musetti con Novak Djokovic dopo aver vinto l’Australian Open junior

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