Wimbledon: Shapovalov sbaglia quando conta, Djokovic giocherà la 30° finale Slam [VIDEO]

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Wimbledon: Shapovalov sbaglia quando conta, Djokovic giocherà la 30° finale Slam [VIDEO]

Novak Djokovic lascia lo spettacolo al suo avversario e vince tutti i punti importanti: contro Matteo Berrettini sarà favorito nella sua settima finale a Wimbledon. Per agganciare Federer e Nadal

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Novak Djokovic - Wimbledon 2021 (via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [10] D. Shapovalov 7-6(3) 7-5 7-5

Ventesima vittoria consecutiva a Wimbledon per Novak Djokovic che si impone in tre set su un Denis Shapovalov che stupisce con effetti speciali e colori utravivaci, per poi staccare la spina in ogni preciso istante in cui conta davvero.

Rispetto ai turni precedenti, un Djokovic prevedibilmente chiamato ad alzare il livello, almeno quel tanto che basta per tenere il punteggio sotto controllo e approfittare dei passaggi a vuoto dell’avversario, autore comunque di un’ottima prestazione sotto il profilo squisitamente tennistico; però questo è un torneo, anzi, il torneo, dove non solo si contano i punti, ma si pesano, e Shapovalov è puntualmente sparito quando la palla scottava di più, tra scelte inopportune, doppi falli falli e altri errori macroscopici – uno su tutti, il dritto a campo spalancato che lo avrebbe portato a set point nel primo.

 

Difficile dire se sarebbe cambiato qualcosa nel caso avesse incamerato il parziale; di sicuro, Djokovic avrebbe avuto un po’ più di pressione affrontando le cinque palle break del secondo set, ma il numero 1 del mondo si è dimostrato niente meno che granitico nei finali di ciascuna partita, che non a caso hanno coinciso con le tre palle break convertite (su 10) a fronte di un insufficiente 1 su 11 per il giovane mancino, complessivamente ottimo con la prima di servizio diretta con più frequenza alla T, anche da sinistra.

Una battaglia di due ore e tre quarti al termine della quale Nole riconoscerà: “Non credo che il punteggio dica abbastanza sul match: lui ha servito per il primo set, è stato probabilmente il giocatore migliore per gran parte del secondo”. E chiede l’applauso del pubblico per “tutto ciò che ha fatto oggi e in queste due settimane. Era la sua prima semifinale Slam ed era emozionato, ma lo vedremo spesso a questi livelli in futuro”.

WARM-UP – Degli avversari affrontati finora, Shapovalov è il primo che, per livello e arsenale dei colpi, potenzialmente può diventare un grattacapo per Djokovic e, conseguentemente, dare vita a una sfida degna di questo nome. Questa è almeno l’illusione di chi è qui per assistere a un incontro di tennis che è anche una semifinale di Wimbledon. Un’illusione che deve far ribaltare dal ridere i bookmaker, pronti a pagare la vittoria serba unovirgolazeroqualcosa – quasi dei professionisti dello spoiler: per fortuna non erano presenti al botteghino dei Soliti Sospetti sbandierando le impari quote per Kevin Spacey contro Gabriel Byrne e tutti gli altri. Denis ha mostrato carattere quando è stato costretto al quinto set da Kohlschreiber e da Khachanov ed è passato letteralmente sopra a Bautista Agut, semifinalista uscente. Tutto quello che Shapovalov deve fare, oltre a quella cosa che spesso sottovaluta (rispondere in campo ogni volta che è possibile), è trovare il giusto bilanciamento tra il gioco di attacco e la solidità. Volgarmente, tirare colpi imprendibili sbagliando molto poco, cosa che non gli è riuscita abbastanza a lungo neanche nelle sue migliori prestazioni precedenti con Nole.

IL MATCH – Shapo ci prova da subito, precisamente dal terzo game: poche prime per Djokovic, anche due seconde fuori bersaglio, il biondo lascia andare i colpi, non si fa ingannare da un tentativo di cambio di ritmo con lo slice sulla terza opportunità e sfonda. Il servizio fa il suo dovere e consolida il 3-1. Nole rimane in scia – non che ci fossero dubbi al riguardo – e riesce a ribattere battute che sarebbero vincente contro chiunque altro, ma il colpo di inizio gioco del n. 12 del mondo è on fire nonostante i parecchi lanci sbagliati e, quando chiamato all’appello, il colpo successivo è preciso e letale. Concentrato sul gioco più di quanto si sia disposti ad ammettere, Shapo non “sfida” due chiamate che Hawk-eye avrebbe dato a suo favore e si avvia al primo momento della verità. Servendo per chiudere, rimedia provvisoriamente con la battuta prima allo 0-30 figlio di fretta e di un colpo steccato di Djokovic pure aiutato dal nastro, poi alla palla break dopo aver fallito il citato dritto nel campo vuoto; ma ormai le certezze sono scalfite e al fenomeno di Belgrado è sufficiente entrare nello scambio per incassare un paio di gratuiti completamente insensati.

Autoritario nel game che lo riporta avanti, Djokovic è raggiunto sul 6 pari dall’illusivo Shapo. La smorzata-assist serba che apre il tie-break è subito contraccambiata dal tentativo canadese che si ferma un buon metro prima della rete, foriera degli errori seguenti. Nole ci mette del suo per non dilagare (errore al servizio e di rovescio), ma si affida sapientemente al terzo serve&volley del parziale per assicurarsi il 6-3. Shapovalov chiude con il doppio fallo, perfetto corollario al +1 nel saldo winner/unforced (Novak in pareggio) e allo stesso numero di punti vinti.

Alla ripresa, Djokovic è di nuovo in difficoltà sul secondo turno di battuta: lo 0-40 a cui contribuisce con una volée che vola via e un doppio fallo non è però sfruttato da Denis, che nell’occasione più chiara decide di tirare un complicato passante incrociato sulla racchetta serba piuttosto che appoggiare comodamente nel lungolinea sguarnito. Continuando a fare quello che deve, manca un altro paio di palle break nel sesto gioco, ma nei propri turni di battuta il ventiduenne nato a Tel Aviv lascia le briciole alla risposta, grazie a un’alta percentuale di prime che trasforma quasi sempre – 17 su 18 nei primi cinque turni di battuta. Nel sesto, dopo un inizio promettente sotto questo punto di vista, Nole fa suoi due “15” su altrettante prime consecutive, una al termine di uno scambio vinto grazie a una difesa da urlo, l’altro con un regalo canadese. Cinque palle break non sfruttate da Shapovalov nel set e, alla prima che affronta, commette doppio fallo. Senza patemi, Djokovic si prende la seconda partita per 7-5.

Quello che non si può non riconoscere a Denis è di non crollare dopo la prima occasione mancata. E neanche la seconda, la terza, eccetera. Il classe 1999 continua a crederci, tirare, dare spettacolo, bucare la difesa noliana, meritarsi e fallire palle break (tre per il 2-0 nel terzo). Djokovic capisce che è il momento di dare l’ultima spinta e alza il livello degli scambi, ma questa volta è lui a veder svanire tre chance di prendere il largo. Ci si possono godere gli scambi senza troppi sussulti fino al 5 pari. A ricordare a tutti che siamo al finale di set, Denis esordisce con un doppio fallo, mentre Djokovic si fa trovare pronto e ribatte tutto, no, quasi tutto, perché il biondo non rinuncia a spaccare la palla, arrivano un altro doppio fallo e il vincente numero 40, ma alla fine capitola con il più classico degli errori in uscita dal servizio accompagnato dall’urlo serbo. Qualche minuto dopo, davvero pochissimi (il tempo di un servizio a zero), e Shapovalov esce tra le lacrime accompagnato dall’applauso del pubblico, mentre Novak Djokovic esulta per la sua trentesima finale Slam e settima a Wimbledon.

Matteo Berrettini è allora chiamato a un’impresa finora risultata impossibile per qualsiasi rappresentante della Next Gen o di quella precedente: battere un Big 3 in una finale Slam. Domenica andrà così in scena questo nuovo assalto, il cui esito potrebbe addirittura costituire una pietra miliare nel tennis degli ultimi quindici anni se non dell’Era open. E il candidato a posarla, alla faccia del dress code di Church Road, vestirà d’azzurro.

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ATP Vienna: il toro Alcaraz incorna un generoso Murray

Continua la corsa a Vienna dello spagnolo Carlos Alcaraz che non fa sconti e si prende la rivincita sullo scozzese Andy Murray

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Carlos Alcaraz (ESP) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

C. Alcaraz b. [WC] A. Murray 6-3 6-4

Altro britannico per il giovane spagnolo, che dopo essersi sbarazzato dell’attuale numero 2 Daniel Evans, si trova ora a giocare, anche se fa strano a dirsi, con Gran Bretagna 3, ovver Sir Andy Murray. Per lo spagnolo si tratta di vendicare la sconfitta patita a Indian Wells un paio di settimane fa, proprio per mano dello scozzese. Alcaraz parte favorito, ma mai dare per battuto in partenza Murray, che qua a Vienna è ancora imbattuto (vincitore nel 2014 e nel 2016) e che lunedì a sorpresa ha portato a casa lo scalpo di Hurcacz.

Un match sfibrante, che nelle prime fasi del primo set è stata un’autentica battaglia con Alcaraz dato per favorito, sia in funzione del ranking che per la maggiore freschezza; diamo solo alcuni numeri per dare la dimensione dell’intensità a cui abbiamo assistito nei primi 5cinque giochi, una media di 8 minuti per game, con i due che sono andati complessivamente 13 volte ai vantaggi. Una braccio di ferro clamoroso che vede prevalere alla fine lo spagnolo che finisce per filare via e chiudere il primo set 6-3 con un doppio break di vantaggio.

 

Secondo set in cui Murray riesce a risollevare la china e a mettersi in scia al giovane spagnolo, che poi produce il massimo sforzo con soluzioni di tigna (come il lob a pelo soffitto dello stadio che rimane in campo) e l’attacco a rete a seguire la risposta sulla seconda dello spagnolo che lo portano a conquistare addirittura a zero il break per il 2-1 Gran Bretagna.

Il murciano però non ci sta e come in una corrida carica a testa bassa con soluzioni sublimi (come il dritto a sventaglio al volo che pizzica la riga) e sciagurate (come lo smash a rimbalzo comodissimo che sparacchia fuori). Qui però il sapiente torero scozzese tira fuori il meglio dalla sua mano educata con un pallonetto in allungo e una deliziosa demi-volée smorzata di rovescio su una passante velenoso dello spagnolo (a proposito, il ragazzo oltre a menare dimostra anche una bella sagacia, confermando quanto visto lunedì con Evans; quando è in difficoltà il ragazzo è capace di proporre passanti complicati, che finiscono sulle stringhe del proprio avversario).

La battaglia va avanti quindi anche nel secondo set, con Murray che deve continuare a rispondere alle domande che gli presenta Alcaraz. Impressionante anche dall’alto della tribuna media constatare come viaggi la palla dell’iberico, anche se ovviamente andrebbe vista da bordo campo, come negli allenamenti. E con queste bordate Murray gioca in difesa come meglio riesce, e qua si vede il fatto che nelle ultime settimane sta trovando il ritmo partita: sicuramente non sarà la versione de luxe del 2016, ma almeno lo scozzese sente gli scambi e si muove in maniera più che adeguata. Ogni game di Murray è una lotta con palle break e tante spallate ai vantaggi, che riesce a salvare in qualche modo, fino all’ottavo game, dove finisce per crollare anche mentalmente (si veda in particolare un sanguinoso errore dello scozzese in uscita dal servizio e la penuria di prime palle nel game). Alcaraz così prende il comando delle operazioni e allo scoccare delle due ore si porta sul 5-4. Tutto all’attacco lo spagnolo anche nel successivo game di servizio di Murray (clamoroso un dritto d’attacco su una palla tagliata velenosissima di Andy) e a seguire un dritto in corsa vincente a tutto braccio dopo uno scambio da 24 colpi, che gli procura match point e poco dopo la partita, con l’ennesima risposta aggressiva che Murray non riesce a gestire.

Match insomma bellissimo ed estremamente combattuto, in cui però va fatto notare come per la seconda volta Alcaraz conceda parecchio sul proprio servizio: lunedì con Evans sono state ben 7 le palle break concesse; oggi nel solo primo set sono state 9 quelle concesse a Murray (saranno 10 in totale a fine partita). Un dato che si spiega con la scarsa incisività questi giorni con la prima di servizio da parte dello spagnolo (oggi addirittura 60% di successo sulla seconda, che è un ottimo dato, e 59% sulla prima, dato quest’ultimo che in queste condizioni di gioco di solito è ampiamente deficitario…); è chiaro che se il ragazzo riuscirà a migliorare il servizio (vi ricordate ad esempio un certo maiorchino come ha migliorato il servizio nel corso degli anni) allora saranno guai seri per il resto del circuito.

In termini di shot selection partita quasi a specchio, con Alcaraz che si è dimostrato disponibile a mantenere per larghi tratti la partita sulla diagonale di rovescio.

Lo scozzese ha cercato così di manovrare con giudizio, cercando di evitare di rimanere invischiato in palleggi troppo lunghi che spesso premiavano il suo avversario, ma non è bastato, contro l’aggressività tattica e l’esuberanza fisica del suo avversario.

Nell’intervista post partita lo spagnolo ha confermato di aver giocato a tutta cercando di non lasciare giocare Murray e cercando di essere il più possibile aggressivo. La differenza con Indian Wells è che stavolta non era la prima volta e il ragazzo sapeva cosa aspettarsi (c’era anche un discorso di emozione probabilmente, visto che in spagnolo ha detto che lo aveva visto un milion de veces, però solo in tv). Prossimo match con Berrettini – giocatore che lo spagnolo ovviamente rispetta molto, ben diverso come stile da Murray. Curiosamente poi, ma neanche tanto visto il gioco aggressivo dello spagnolo, il ragazzo ha affermato di non avere problemi con i campi rapidi, e anzi di gradirli, come sta avvenendo questa settimana

A seguire poi è arrivato Murray in sala stampa (pardon, nella stanza virtuale su zoom), nel quale si è detto dispiaciuto di essersi lasciato sfuggire il secondo set, dove il livello era un po’ sceso rispetto all’inizio spettacolare del primo. In ogni caso abbiamo visto parecchio bel tennis. “È stato sicuramente un match fisico, – ha spiegato l’ex n.1 del mondo – e nell’arena faceva veramente caldo, di solito indoor non è così; ma quando si giocano scambi e game come quelli che abbiamo giocato nel primo set il caldo diventa un fattore, in quanto fisicamente diventa complicato. Carlos è un gran ribattitore e il suo servizio non è definitivo, per cui gli scambi sono molti lunghi e lui ha fatto veramente pochi gratuiti, specie considerando la potenza dei suoi colpi; io avrei potuto e dovuto fare meglio, in quanto ho avuto le occasioni“.

Per quel che riguarda il resto della stagione – ha continuato Murray – sicuramente Stoccolma, e a Parigi Bercy è probabile che possa ricevere una wild card. La Davis non è una cosa che metto in conto, al momento direi di no, perché vorrei una off season come si deve. Sebbene il mio tennis stia migliorando, credo di aver bisogno di 3-4  settimane per sistemare con calma il mio gioco. E giocando in Davis Cup non potrei farlo. Infine credo che nel giro di qualche mese riuscirò a mettere insieme dei buoni risultati e risalire in classifica. Credo che se riesco ad essere un po’ più consistente e cinico comincerò a vincere e ad avere delle buone strisce. I sorteggi poi contano, e qua il tabellone era durissimo. Rispetto al futuro infine è qualcosa a cui non sto pensando parecchio, ho buttato Hurcacz che ha fatto semi a Wimbledon, Alcaraz ha fatto bene allo US Open, credo di poter ripetere delle buone prestazioni guardando a quei match. E so che posso giocare meglio“.

Infine tornando ad Alcaraz : “Credo che sicuramente abbia il potenziale potrebbeer diventare un campione Slam, ma non lo conosco, non ci lavoro tutti i giorni: il suo team e il suo coach che lo vedono tutti i giorni possono rispondere meglio di me, anche se per un diciotenne ha già un’ottima base, con pochi buchi“.

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WTA Cluj-Napoca 2: Halep avanti in scioltezza

Simona domina 6-1 6-2 il derby con Ruse e sfiderà Gracheva. Esordio agevole anche per Kontaveit contro Krunic

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Simona Halep - Cluj Napoca 2021 (foto Twitter @Transylvaniaopn)

Tutti incontri abbastanza a senso unico in questo mercoledì al Transylvania Open. Spicca la vittoria all’esordio di Simona Halep che si è aggiudicata il derby contro Elena Gabriela Ruse con un inequivocabile 6-1 6-2. Troppa la differenza nello scambio tra le due giocatrici con la più blasonata delle due che ha fatto suo il match in un’ora e 15 di gioco. Al secondo turno sfiderà Varvara Gracheva. Avanti senza problemi anche Anett Kontaveit, fresca vincitrice della Kremlin Cup di Mosca. L’estone ha superato Aleksandra Krunic 6-3 7-5, accusando un singolo passaggio a vuoto a metà del secondo set quando si è lasciata riprendere sul 4-4 con un controbreak a zero. Anett ha comunque prontamente ripreso in mano le operazioni e chiuso la partita senza ulteriori patemi. La sua prossima avversaria sarà Alison Van Uytvanck.

Si sono invece già qualificate per i quarti di finale Anhelina Kalinina e Lesia Tsurenko. La prima ha rifilato un doppio 6-2 a Ana-Lena Friedsam, mentre l’ucraina ha domato in due set le resistenze di Anastasia Gasanova (6-2 7-5).

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ATP Vienna, il programma di giovedì 28 ottobre: Sonego e Sinner in campo nel pomeriggio

Jannik Sinner secondo match sul centrale (ore 16 circa) contro Dennis Novak. Lorenzo Sonego cercherà di fermare Casper Ruud (ore 15 circa) sul #glaubendich

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Gael Monfils (FRA) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Si completano gli ottavi di finale all’Erste Bank Open di Vienna, con tre dei pretendenti agli ultimi posti per le Nitto ATP Finals di Torino ancora in corsa. Inizierà Cameron Norrie alle 13 sul campo #glaubendich contro il canadese Felix Auger Aliassime, poi a seguire ci sarà Casper Ruud che se la vedrà con il nostro Lorenzo Sonego.

Sonego potrebbe “fare gioco di squadra” vincendo il suo match perchè in quel modo aiuterebbe Jannik Sinner a raggiungere il norvegese in graduatoria. Sinner sarà sul campo centrale contro la wild card austriaca Dennis Novak, vincitrice al primo turno del nostro Gianluca Mager.

Le prime due teste di serie, Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev, saranno impegnate nella sessione serale non prima delle 17.30.

 

Questo il programma completo (cliccare l’icona in alto a destra per ingrandire l’immagine)

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