Challenger: la bella favola di Jason Kubler che torna al successo a Lexington

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Challenger: la bella favola di Jason Kubler che torna al successo a Lexington

Terzo titolo per Zapata Miralles e Benjamin Bonzi, mentre il 19enne Lehecka sfiora il bis

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Jason Kubler (via Twitter, @ATPChallenger)

Al Challenger 80 di Lexington la finale vede di fronte il mancino cileno Alejandro Tabilo (n.174 ATP) e l’australiano Jason Kubler (n.272 ATP) che riesce a spuntarla alla fine di un match drammatico (7-5 6-7 7-5) durato quasi tre ore. Fondamentalmente Kubler ha quasi sempre avuto il controllo, a parte il tie-break del secondo set (perso nettamente 7-2) e un passaggio a vuoto nel decimo game del parziale decisivo quando subisce il contro-break che potrebbe riaprire la partita. Cosa che, fortunatamente per lui, non succede. Infatti si riprende immediatamente il maltolto e conduce in porto l’incontro, non senza qualche ulteriore patema quando, servendo per l’incontro, spreca tre match point consecutivi.

Ricordiamo che l’australiano nel 2010 fu n.1 del mondo a livello junior, salvo scoprire che le sue ginocchia di cristallo (cinque operazioni al sinistro e una al destro) gli avrebbero reso la vita molto complicata. Adesso, a 28 anni compiuti, sembra finalmente ristabilito e addirittura capace di tornare competitivo anche sul cemento, dopo che per anni le sue poche partite erano sempre state sulla terra battuta, superficie, in teoria, più gentile con le sue malconce articolazioni. Per lui è la sesta vittoria a livello Challenger e soprattutto la chance di riproporsi ai livelli che più gli competono (ricordiamo che nel 2018 arrivò alla posizione n.91). 

Al Challenger 90 di Segovia (cemento) il francese Benjamin Bonzi (n.111 ATP e seconda testa di serie) ha la meglio (7-6 3-6 6-4) sull’olandese Tim Van Rijthoven (n.290 ATP) al termine di una partita combattutissima, nella quale il primo set è stato probabilmente decisivo. Nel tie-break infatti il 24enne olandese si è ritrovato avanti 6-1 e si è rilassato: un paio di risposte sparacchiate e un doppio fallo e si è fatto raggiungere sul 6-6. Due ulteriori set point non avrebbero cambiato la situazione, ormai era scritto che il parziale se lo aggiudicasse il francese (12-10). Van Rijthoven è comunque bravo a rimanere in partita e a strappare il servizio all’avversario nel quarto game, portando l’incontro al set decisivo. In cui i servizi dettano legge (molto buone le percentuali per entrambi) fino al decimo gioco quando l’olandese perde il servizio, infilato sul primo match point da un bel passante di Bonzi che può alzare le braccia al cielo.

 

Per il 25enne francese è la terza vittoria Challenger in carriera, tutte ottenute quest’anno (PotchOpen in febbraio e Ostrava in maggio), che gli regala anche il nuovo best ranking e l’ingresso in top 100 (n.95 ATP). Qualche buon motivo di soddisfazione anche per l’olandese che, pur dovendo rimandare l’appuntamento con la sua prima vittoria Challenger, ottiene il nuovo best ranking al n. 260. 

Al Challenger 90 di Poznan (terra) finale a senso unico tra lo spagnolo Bernabé Zapata Miralles (n.121 ATP) e Jiri Lehecka (n.213 ATP), fresco vincitore a Tampere e finalista a Salisburgo. Il 19enne ceco sta attraversando un momento di forma incredibile, ma Zapata Miralles si è dimostrato semplicemente più esperto, superando senza apparente difficoltà, i pochi momenti difficili. Il punteggio finale 6-3 6-2 definisce bene i termini della questione, consegnando allo spagnolo la terza vittoria Challenger (Cordenons 2020 e Heilbronn 2021), nonché il nuovo best ranking (n.110 ATP). Buon progresso in classifica anche per Lehecka che al n. 188 migliora ulteriormente il proprio record, e siamo convinti che questo sia solo l’inizio di una bella storia.

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Jack Draper si aggiudica la finale tutta britannica al Challenger di Forlì

Il ventenne originario di Sutton liquida la pratica Clarke in poco più di un’ora e alza il suo primo trofeo

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Jack Draper al Challenger di Forlì (Foto Gentilmente Concessa dall'Ufficio Stampa del Torneo)

All’entrata in campo dei giocatori per questo derby tutto britannico che decreterà il vincitore del Challenger 80 di Forlì 2, una signora seduta non lontana da noi paragonava Jack Draper a un “cinghialone”. Definizione non strettamente tecnica che però descrive bene questo ragazzone di 193 cm e 85 kg originario di Sutton, un sobborgo di Londra. Insomma si capisce subito che non è un ballerino (infatti gli piace il pugilato), ma poi s’inizia a giocare e il bruco lascia il posto alla farfalla. Vabbè, forse farfalla è un po’ eccessivo, ma si comincia ad ammirare la sua precisione negli spostamenti che lo fa apparire perfino veloce, e non puoi che stupirti dei suoi colpi che escono piatti e ficcanti per finire sempre molto vicini alle righe. Per non parlare di quel servizio mancino che è semplicemente devastante, e che raramente viaggia sotto i 200 km l’ora. Del resto non si arriva per caso alla finale di Wimbledon junior (2018), e sempre non per caso si battono Jannik Sinner e Alexander Bublik sull’erba del Queen’s (giugno 2021) o si strappa un set a Djokovic pochi giorni dopo a Wimbledon.

L’altro britannico Jay Clarke (N.185 ATP) ha potuto ben poco e si è dovuto arrendere col punteggio molto severo di 6-3 6-0. Il ventitreenne di Derby aveva sicuramente messo in preventivo di soffrire sul servizio di Draper, ma forse non si aspettava che il ventenne avversario lo bombardasse anche con la risposta, strappandogli il servizio per ben sette volte. Il problema è che Clarke è un buon giocatore, mentre Draper studia da fenomeno. E questa sua prima vittoria Challenger è molto probabilmente il primo passo di una carriera che prevediamo molto brillante. Intanto stabilisce il nuovo best ranking al N.213 ATP.

Al Challenger 50 di Blumenau (Brasile, terra battuta), trionfa Igor Marcondes che batte l’argentino Juan Bautista Torres (N.431 ATP) al termine di un match non bello ma combattuto (3-6 7-5 6-1), per la gioia del numeroso pubblico che ha fatto un tifo d’inferno per il beniamino di casa. Mentre Fernando Verdasco, da noi indicato come indiscusso favorito, inciampava già al secondo turno contro Moreno De Alboran, dimostrando che la nemesi del cronista è sempre pronta a colpire. Un po’ come succede nel basket quando il telecronista tesse le lodi dello specialista che sta per battere due tiri liberi e lui immediatamente sbaglia.

 

Divaghiamo perché il torneo non è che abbia offerto spunti particolari, come si poteva facilmente intuire, analizzando la modestissima entry list. Bravo comunque il ventiquattrenne mancino a confermare l’ottimo momento di forma dopo che già aveva chiuso l’anno vincendo a Florianopolis ed entrando così per la prima volta nei radar del tennis che conta. Per lui anche il nuovo best alla posizione N.276. Quanto a Torres (compagno di doppio di Luciano Darderi), il suo vero punto di forza è che ha solo 19 anni, un’età in cui i progressi possono anche essere molto rapidi. Non crediamo che sia questo il caso, ma intanto sale al N.398 ATP, ovviamente nuovo best ranking.

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Gli italiani non si ripetono al Challenger di Forlì

Nardi, Gigante e Potenza si fermano prematuramente, ricordando a noi tutti che in fin dei conti sono ragazzi

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Matteo Gigante al Challenger di Forlì 2022 (Foto Gentilmente Concessa dall'Ufficio Stampa del Torneo)

Non si fa in tempo a parlare bene dei giovani giocatori italiani che loro ti riportano subito sulla terra, ricordandoci che, in fin dei conti, sono ragazzi. È soprattutto il caso, veramente eclatante, di Luca Nardi che solo domenica scorsa alzava il trofeo e in questo secondo torneo romagnolo è uscito al secondo turno, andando a stringere la mano all’inglese Jack Draper (N.262 ATP che molti ricorderanno per la vittoria contro Sinner al primo turno del Queen’s 2021) dopo aver vinto un solo game. Non ci stupiamo perché siamo convinti che parlando di un diciottenne la cosa sia assolutamente normale, soprattutto nel caso di Luca che, per tipologia di gioco e attitudine mentale, avrà molto probabilmente una carriera, che prevediamo brillante, caratterizzata da molti up and down.

Per non parlare del suo amico Matteo Gigante che contro la testa di serie N.1, il trentunenne canadese Vasek Pospisil (N.134 ATP, ma N.25 nel 2014) fa match pari per tutto il primo set, non concedendo nemmeno una palla break (ma neanche ottenendone) e arrivando ad un tie-break che rischia di vincere. Non riesce però a sfruttare un set point che avrebbe potuto dare un altro volto all’incontro, al contrario di Pospisil che chiude alla terza occasione utile. Nel secondo parziale l’azzurro parte forte e strappa subito il servizio al canadese, ma è purtroppo un fuoco di paglia perché Pospisil pareggia in fretta i conti e all’ottavo game opera lo strappo decisivo. Per Matteo, mancino dal talento cristallino, vale lo stesso discorso che abbiamo fatto per Nardi. Il ventenne romano deve solo convincersi fino in fondo delle proprie potenzialità, almeno quanto ne sono convinti i suoi numerosi estimatori che non possono fare a meno di guardare ammirati quella pallina che esce veloce e precisa dal suo piatto corde.

C’è poi Luca Potenza che la scorsa settimana aveva fatto quarti di finale e questa volta è stato vittima al primo turno dell’ungherese Zsombor Piros (N.277 ATP) che l’ha fermato 6-3 6-4. Il ventiduenne magiaro è uno forte, che si sta mettendo in luce con alcune prestigiose vittorie come quella con Alcaraz al Future di Antalya nel 2020, o con John Millman e Marin Cilic in Coppa Davis nel 2021. Ma, al di là della forza dell’avversario, il tennista siciliano ci aveva confidato, il giorno prima di scendere in campo, che durante le feste aveva accusato problemi di salute che gli avevano impedito di allenarsi, tanto da aver perso tre chili di massa muscolare. Così era venuto qui a Forlì solo perché gli avevano dato un paio di wild card, ma ora sospenderà l’attività agonistica per prepararsi come si deve per una stagione che per lui sarà cruciale.

 

Discorso a parte quello che riguarda Stefano Napolitano, in gara con una wild card, che perde ancora una volta al primo turno, questa volta contro lo statunitense Alexander Ritschard (N.276 ATP), al termine di una partita molto combattuta che si chiude col punteggio di 7-6(5) 7-5. L’azzurro è in evidente deficit di fiducia e dopo il rientro dall’operazione al gomito (febbraio 2020) non riesce a ritrovare confidenza con la partita. Dal suo entourage ci dicono che si allena bene e che ha sensazioni molto positive ma poi in gara gli manca l’abitudine e non riesce a trasformare in punti una superiorità tecnica che spesso appare evidente. 

Francesco Forti perde 7-6(6) 6-7(4) 6-3 contro il francese Antoine Escoffier (N.314 ATP), inanellando la tredicesima sconfitta nelle ultime 15 partite. Non sappiamo cosa stia succedendo al tennista cesenate, ma il momento di difficoltà è evidente.

A parte gli italiani, ci piace segnalare il bel risultato di Evan Furness (N.289 ATP) che, dopo una lunga gavetta nel circuito Future (8 vittorie), sta finalmente cominciando a raccogliere qualche buon risultato al piano di sopra. Il ventitreenne di Pontivy, paesino di 14.000 abitanti in Bretagna, gioca molto bene, pur senza avere alcun colpo definitivo. In ogni caso è la quarta volta da giugno che raggiunge i quarti.

Si gioca anche in Brasile, a Blumenau (Challenger 50, terra battuta), città di 360.000 abitanti nello Stato di Santa Catarina. Il torneo, in realtà di livello non eccelso, si sta allineando ai quarti di finale con due delle prime quattro teste di serie (Orlando Luz e Gonzalo Lama) già eliminate. Fernando Verdasco (N.170 ATP) è il primo favorito del seeding e sinceramente, età permettendo, non vediamo come possa perdere.

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Luca Nardi vince a Forlì il suo primo Challenger

Il diciottenne pesarese batte nettamente l’indiano Sasikumar e si aggiudica il Challenger 50 romagnolo, mentre a Bendigo Hugo Grenier si fa ispirare da Djokovic

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Luca Nardi alza in terra romagnola il suo primo trofeo Challenger, battendo nettamente (6-3 6-1) il ventiquattrenne indiano Mukund Sasikumar (N.414 ATP) che, partito dalle qualificazioni, mai avrebbe immaginato di poter arrivare all’atto finale del torneo. Peccato per lui che la partita con Nardi sia stata un vero monologo dell’azzurro, che parte a razzo e già nel terzo game gli strappa il servizio a zero, dando il via alla fuga che lo porterà al traguardo in poco più di un’ora. Sasikumar non ha chiaramente le armi per contrastare un avversario che oggi gioca sul velluto, limitando al minimo i cali di tensione e quei momenti di nobiliare indolenza che talvolta appesantiscono il suo gioco. Luca, che stabilisce il nuovo best ranking al N.306 ATP, si conferma uno dei diciottenni più forti al mondo. Davanti a lui ci sono infatti solo gli inarrivabili Carlos Alcaraz e Holger Rune, e allora la fantasia galoppa, sognando traguardi ambiziosi già per questo 2022. Intanto è inevitabile considerarlo tra i favoriti nei prossimi due Challenger in programma sempre qui a Forlì.

Fuori nei quarti invece Luca Potenza, che perde 7-5 6-3 contro Cedrik-Marcel Stebe (N.227 ATP ma al N.71 nel 2012), pur dimostrando in maniera definitiva di potersela giocare a questi livelli. Contro l’esperto tedesco l’ha tradito quel pizzico d’inesperienza che l’ha portato a commettere qualche errore di troppo nei passaggi decisivi del match. Il nuovo best ranking alla posizione N.514 è comunque per lui un buon premio di consolazione. Non possiamo poi dimenticare la vittoria nel torneo di doppio di Marco Bortolotti che, in coppia con l’indiano Arjun Kadhe, ha avuto la meglio su Geerts/Ritschard col punteggio di 7-6(5) 6-2. Con questo successo il quasi trentunenne emiliano centra in un colpo solo la terza vittoria Challenger (Barletta e Napoli 2 gli altri) e il nuovo best ranking di doppio alla posizione N.187 ATP.

Piccola delusione al Challenger 80 di Bendigo (cemento outdoor) per chi aveva già pregustato una finale tutta italiana. Nel bellissimo impianto del Fosterville Gold Tennis Centre, a rompere le uova nel paniere sono stati il francese Enzo Couacaud (N.179 ATP e decima testa di serie), che ha battuto 6-1 6-7(6) 6-4 Franco Agamenone, e lo statunitense Ernesto Escobedo (N.164 ATP e ottavo favorito del seeding), che ha prevalso 6-3 6-1 su Salvatore Caruso. Il ventottenne italo-argentino ha lottato duramente per oltre due ore, è stato bravo ad annullare un match point nel tie-break del secondo set ed ha mantenuto l’incontro su un piano di perfetta parità nel parziale decisivo, fino al decimo gioco in cui la prima palla break gli è stata fatale. Del resto si sapeva come il ventisettenne giocatore originario delle Mauritius fosse avversario ostico e quindi Agamenone ha poco da rimproverarsi, anzi si presenta alle qualificazioni del prossimo Australian Open con motivato ottimismo e col nuovo best ranking alla posizione N.190 ATP. Più difficile capire invece a che punto del proprio cammino si trovi Caruso che, dopo un percorso agevolato da bye e ritiri vari, ha perso in maniera sorprendentemente netta contro Escobedo, con cui pure vantava nei precedenti un incoraggiante 3-1. Anche per lui l’appuntamento è per le imminenti qualificazioni dell’Australian Open.

 

Eliminati gli italiani, la vittoria è andata a Escobedo che in finale ha battuto in rimonta Couacaud 5-7 6-3 7-5 al termine di un match molto combattuto e durato più di due ore e mezza. La quarta vittoria in carriera (Lexington, Monterrey e Granby i precedenti) permette al californiano di origini messicane di risalire al N.141 ATP, ben lontano comunque da quella posizione N.67 che raggiunse nel 2017. C’è stato poi il triste fuoriprogramma offerto dal francese Hugo Grenier che, nell’incontro dei quarti contro Caruso, sotto 3-0 nel terzo set, chiedeva l’intervento del fisioterapista per un problema alla gamba destra. Il giudice di sedia Timo Janzen invitava allora il giocatore ad indossare la mascherina, sentendosi però rispondere: “Non mi interessa, tanto ho il Covid“. Alla fine, con malcelata insofferenza, l’ha indossata, anche se dopo il trattamento ha giocato solo un altro game prima di ritirarsi. A futuri tamponi stabilire se Grenier sia sceso in campo da positivo o abbia solo avuto un colpo di matto. Evidentemente il pessimo esempio di Djokovic sta facendo scuola, con toni che questa volta si declinano sul farsesco.

Nell’altro Challenger 80 australiano di Traralgon (cemento outdoor), tornato in calendario dopo due anni di sospensione causa pandemia, vittoria finale per Tomas Machac (tds N.4) che, una volta eliminati i primi due favoriti Gilles Simon e Jiri Lehecka, non ha potuto esimersi dal passare alla cassa a riscuotere i dividendi dovuti al suo grande talento. In finale lo statunitense Bjorn Fratangelo ha fatto il possibile ma non è riuscito ad andare oltre un’onorevole difesa. Il ventunenne ceco, con il punteggio di 7-6(2) 6-3, si porta a casa il suo terzo Challenger (Koblenz 2020 e Nur-Sultan 2021 i precedenti) e migliora ancora il best ranking alla posizione N.130, un altro piccolo passo verso quella Top 100 che siamo convinti raggiungerà in breve tempo.

Al Challenger 50 di Buenos Aires finale in tono minore che l’argentino Santiago Taverna (N.2 del seeding) si aggiudica 6-4 6-2 contro il connazionale Facundo Diaz Acosta. Per lui prima vittoria in carriera a livello Challenger e nuovo best ranking al N.266 ATP

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