Al Challenger di Trieste troppo Etcheverry per Tirante: secondo titolo e ingresso in top 150

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Al Challenger di Trieste troppo Etcheverry per Tirante: secondo titolo e ingresso in top 150

Il 22enne di La Plata domina la finale tutta argentina del “Città di Trieste” e conquista il secondo titolo Challenger in carriera, tre settimane dopo la vittoria di Perugia. Entra così tra i primi 150 al mondo

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Thiago Tirante e Thomas Etcheverry - ATP Challenger "Città di Trieste" 2021

La finale della seconda edizione del Challenger “Città di Trieste” (montepremi €44.820) è stato un derby argentino. Per la precisione addirittura una stracittadina, dato che i due finalisti Thomas Etchverry e Thiago Tirante sono entrambi originari di La Plata. La sfida tra i due platensi ha però deluso le aspettative del pubblico, giunto in buon numero per vedere l’ultimo atto del torneo, che durante la settimana aveva avuto modo di apprezzare il tennis di pressione del 20enne Thiago e soprattutto dopo la sua bella vittoria in semifinale contro il n. 1 del seeding Dzumhur si immaginava di assistere ad un match interessante ed equilibrato.

Invece ha assistito ad un monologo di Etcheverry, che ha superato con un doppio, nettissimo, 6-1 il più giovane concittadino. Tirante ha forse pagato la stanchezza accumulata in settimana sui campi del TC Triestino – la finale è stata la settima partita in otto giorni, visto che ha disputato le qualificazioni – non riuscendo mai ad imporre il suo pressing da fondo e a far partire quelle accelerazioni di dritto che avevano entusiasmato il pubblico triestino nei giorni scorsi (tanto da farlo diventare il beniamino di molti). Merito anche di Etchverry, che ha messo in mostra una volta di più la sua estrema solidità da fondo, che unita all’ottima capacità di variare profondità e angolazione dei colpi non ha mai consentito all’avversario di impostare il match sui binari a lui più consoni.

Thomas Etcheverry durante la finale – ATP Challenger “Città di Trieste” 2021

La partita ha avuto un piccolo sussulto solo all’inizio del secondo parziale, quando Tirante, dopo un primo set assolutamente abulico (solo 11 punti vinti), dava qualche segno di risveglio. Il 20enne argentino annullava due palle break nel primo gioco grazie ad un paio di bei vincenti di dritto e subito dopo arrivava per la prima volta ai vantaggi sul servizio dell’avversario. Ma si trattava in realtà di un fuoco fatuo. Che si esauriva subito, prima che in tribuna iniziasse a farsi strada la speranza di iniziare ad assistere ad un incontro equilibrato. Nel game successivo infatti, il più lungo dell’incontro (16 punti), alla quarta occasione il n. 2 del tabellone otteneva il break. Etcheverry non si voltava più indietro e con un parziale di cinque giochi a zero chiudeva il match e conquistava il suo secondo torneo Challenger, tre settimane dopo la vittoria di Perugia.

 

Con questa vittoria il 22enne tennista argentino – che durante la premiazione ha ringraziato il pubblico triestino e Trieste, ricordando che questa per lui è stata la terza apparizione nel capoluogo giuliano, dopo la sconfitta al primo turno nel Future del 2019 e quella nei quarti lo scorso anno contro il futuro vincitore Alcaraz – entra per la prima volta tra i primi 150 del mondo. E non sarebbe una sorpresa vederlo tra i primi cento entro fine stagione. Anche per Tirante la seconda finale in un torneo del circuito cadetto, dopo quella del novembre scorso a Lima, porta in dote l’ingresso in un club mai frequentato prima: la top 300 ATP.

Finale:
[2] T. Etcheverry b. T. Tirante 6-1 6-1

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ATP Challenger: quattro italiani ai quarti di finale

Tre azzurri protagonisti a Bucarest mentre a Braga si distingue Arnaboldi

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Stefano Travaglia - ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @atptour)

Al Challenger 80 di Bucarest (terra battuta) raggiungono i quarti di finale ben tre italiani e precisamente Stefano Travaglia (testa di serie n.1), Riccardo Bonadio e Lorenzo Giustino.
Quest’ultimo ha bisogno di due mezze maratone (in campo complessivamente per circa sei ore) contro l’indiano Sumit Nagal (n.185 ATP e quinta testa di serie) e poi contro il promettentissimo Matteo Arnaldi (n.476 ATP) che, dopo la sua prima vittoria al Future M25 di Bolzano e le finali a Casinalbo ed Eupen (sempre M25), comincia a farsi le ossa a livello Challenger. Il 20enne sanremese gioca davvero bene, con colpi molto puliti e un ritmo asfissiante. Nel derby con Giustino aveva vinto il primo set per poi, nel secondo, commettere un tremendo doppio fallo mentre serviva per difendere il set point. L’errore gli è costato non solo il secondo parziale ma probabilmente anche un certo calo di tensione (2-6 7-5 6-4) che ha permesso al napoletano di raggiungere i quarti dove troverà Riccardo Bonadio.

Il friulano ha superato nell’ordine l’inglese Jay Clarke e il moldavo Radu Albot, continuando a collezionare risultati in questa sua ottima estate. Da giugno è la sesta volta che, senza troppi clamori, raggiunge i quarti di finale nei tabelloni Challenger. Stefano Travaglia ha ben difeso la sua testa di serie n.1 (e soprattutto la propria permanenza in top 100), superando prima l’esperto Lukas Rosol e poi vincendo in rimonta (2-6 6-4 6-2) un derby non facile col teenager Flavio Cobolli. Adesso gli tocca Vitaly Sachko e con il 24enne ucraino (finalista a Lugano e Perugia) non sono mai partite scontate.

Al Challenger 80 di Braga (Portogallo, terra battuta) si qualifica alla grande per i quarti Andrea Arnaboldi, battendo prima il belga De Loore (n.970 ATP) in gara con il ranking protetto, e poi l’insidioso statunitense di origini vietnamite Thai-Son Kwiatkowski (n.222 ATP) col punteggio di 6-4 6-1. L’azzurro è andato avanti in entrambi i match 3-1, nel primo si è fatto riprendere per poi ottenere il break decisivo nel decimo gioco. Nel secondo invece ha visto il traguardo vicino e ha accelerato senza più voltarsi indietro. Nei quarti gli tocca il 27enne Thiago Monteiro (n.90 ATP e prima testa di serie). L’unico precedente è a favore del brasiliano che oltretutto sembra stia ritrovando una buona condizione dopo che quest’estate il circuito ATP non gli ha davvero riservato troppe soddisfazioni. Il milanese non parte quindi favorito, ma i mezzi tecnici per confezionare la sorpresa non gli mancano di certo.

Fuori al secondo turno il rientrante Alessandro Giannessi (non giocava dalle qualificazioni degli US Open), che, dopo aver battuto il giapponese Kaichi Uchida, deve arrendersi 6-3 7-5 all’olandese Jesper De Jong che, a 21 anni appena compiuti, sta giocando il suo miglior tennis di sempre (n.242 ATP). Fuori subito Andrea Pellegrino (6-3 3-6 6-2 dal tedesco Stebe), Giulio Zeppieri (6-4 6-4 dall’argentino Santiago Taverna) e Filippo Baldi (6-2 4-6 6-0 dal giapponese Taro Daniel, seconda testa di serie). Jacopo Berrettini non aveva superato le qualificazioni.

Al Challenger 80 di Biel (Svizzera, terra battuta) due soli italiani in tabellone: Matteo Viola e Alessandro Bega. Il veneto non supera il primo turno e cede dopo una dura lotta al forte turco Cem Ilkel (n.180 ATP) con un doppio tie-break 7-6(3) 7-6(1). Bega si perde per strada nelle qualificazioni fermato dal non irresistibile inglese Anton Matusevich (n.404 ATP).

 

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ATP Challenger: terzo trofeo consecutivo per Bonzi

Per il 25enne francese è il sesto in stagione. Per lui record e nuovo best ranking

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Benjamin Bonzi - Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

Al Challenger 90 di Rennes (cemento, indoor) finale di lusso tra il tedesco Mats Moraing (n.193 ATP) e il padrone di casa Benjamin Bonzi, forse i due giocatori più caldi del circuito. Moraing ha appena vinto il Challenger di Tulln, bissando il successo di Forlì di giugno. Bonzi, da parte sua, ha semplicemente dimenticato come si fa a perdere, con le sue cinque vittorie stagionali che adesso sono diventate sei. Domenica non è certo andato a passeggio, ha infatti dovuto lottare duramente per oltre un’ora e mezza e il punteggio finale 7-6(3) 7-6(3) dimostra in maniera eloquente quanto sia stato duro lo scontro. Ma ancora una volta quando si arriva ai momenti decisivi del match, Bonzi mostra una convinzione e una fiducia in se stesso che niente riesce a scalfire.

Qualche indizio lo avevamo già avuto in semifinale quando era riuscito a prevalere contro il connazionale Arthur Rinderknech (n.77 ATP) 6-7(9) 7-6(4) 6-1, rimontando dopo un tie-break sfortunato in cui aveva sciupato due set point. Rinderknech giocava meglio, il suo tennis era più elegante, il suo servizio implacabile… ma alla fine gli è toccato andare a fare i complimenti all’avversario. Che abbia ragione il nostro Sinner a dire che la mente vale il 70% del risultato? Comunque sia Bonzi stabilisce anche il suo nuovo best ranking al n.61 ATP e, subito dopo la doccia, è volato in Kazakistan per l’ATP 250 di Nur-Sultan dove al primo turno lo aspetta il finlandese Ruusuvuori. In semifinale si è fermato anche Richard Gasquet, la testa di serie n.1, che in quanto a eleganza tennistica porta ancora tutti a scuola. Purtroppo Moraing gli ha ricordato che in questo sport è prevista anche la corsa e qui per il 35enne francese (ex n.7 ATP) sono cominciati i dolori.

A Stettino (Challenger 125, terra battuta) la finale se la sono giocata il padrone di casa e grande favorito Kamil Majchrzak (n.139 ATP) e lo slovacco Zdenek Kolar (n.185 ATP) che abbiamo sempre presentato come specialista del doppio. Definizione che dovremo per forza rivedere dopo la partita di oggi dove ha fatto sfoggio di grande maturità, anche in solitaria. Ha infatti vinto 7-6(4) 7-5, dopo una grande lotta, conquistando addirittura il terzo titolo stagionale, dopo Iasi in luglio e Oeiras in aprile. Al Challenger 80 di Istanbul (cemento) il primo favorito del tabellone, l’australiano James Duckworth ha rispettato il pronostico prevalendo nettamente in poco più di un’ora di gioco (6-4 6-2) contro il 23enne cinese di Taipei Tung-Lin Wu (n.295 ATP). Per il 29enne australiano dodicesima vittoria in carriera e nuovo best ranking al n.65 ATP.

Al Challenger 80 di Cary 2 (North Carolina, cemento) derby americano tra due specialisti del cemento: il 28enne Bjorn Fratangelo (n.189 ATP) e il 27enne Mitchell Krueger (n.182 ATP). Età simile, classifica simile, gioco a specchio, ma purtroppo livello non eccelso. Tocca accontentarsi se la testa di serie n.1 prende a pallate il giudice di linea e la n.2 (Denis Kudla) si perde per strada, come spesso gli capita. Krueger vince facile 6-4 6-3 grazie all’efficienza al servizio e alla maggiore freddezza nei passaggi delicati dell’incontro. Per lui è la terza vittoria Challenger in carriera (i precedenti a Dallas 2019 e ancora Cary 1 nel luglio di quest’anno) e anche il nuovo best alla posizione n.156.

 

Nemmeno al Challenger 80 di Quito (Ecuador, terra battuta) il livello era granché. Così l’atto conclusivo tra il 28enne cileno Gonzalo Lama (n.417 ATP) e l’argentino Facundo Mena (n.322 ATP) di un anno più giovane, è sembrata più una finale Future, con tutto il rispetto per i protagonisti. Per la cronaca la spunta Facundo Mena (6-4 6-4) al termine di un incontro a senso unico che sicuramente non ha soddisfatto il numeroso pubblico che gremiva il delizioso centrale dell’Arrayanes Country Club. Per l’argentino è la seconda vittoria Challenger (Como 2019 il precedente) che lo riporta al n.295 ATP, a cinque sole posizioni dal suo best.

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Challenger: Sandgren imita Djokovic, Murray perde presto, gli italiani steccano

Nessun azzurro supera il secondo turno nella settimana Challenger, Tennys Sandgren nemmeno il primo, perché colpisce un giudice di linea e viene squalificato

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Tennys Sandgren - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Al Challenger di 80 di Cary (North Carolina, cemento) Salvatore Caruso (testa di serie n.3) viene eliminato 6-2 6-4 al secondo turno dal 25enne australiano di origine serba Aleksandar Vukic (n.233 ATP). Il palmares molto modesto di Vukic (un solo Future in bacheca) autorizzava a pensare che l’azzurro non dovesse avere troppi problemi a proseguire nel suo cammino. Non avevamo però fatto i conti con l’annata storta di Caruso che purtroppo vede allontanarsi sempre più la top 100. Adesso è n.125 e ai prossimi AO, salvo miracoli, dovrà passare dalle forche caudine delle qualificazioni.

Ancora più in fretta se l’è sbrigata quella testa matta di Tennys Sandgren (n.103 ATP e prima testa di serie) che a Cary, invece di farsi notare per le sue dichiarazioni che lo allineano al pensiero del ‘suprematismo bianco’, ha pensato bene di colpire un giudice di linea. Dinamica rocambolesca: nel secondo game dell’incontro di primo turno contro Chris Eubanks, un raccattapalle lo colpisce per sbaglio con la pallina al bassoventre e Sandgren, accecato dalla rabbia, scaglia la pallina stessa lontana, neanche tanto lontana in realtà, giusto quel che basta per colpire il giudice. Ovviamente squalifica immediata e adesso il ragazzo del Tennessee può finalmente dire di condividere qualcosa con Djokovic.

Al Challenger 80 di Istanbul (cemento) i quattro italiani fanno davvero pochissima strada, a partire da Lorenzo Giustino che cede subito (7-5 6-1) alla testa di serie n.1 l’australiano James Duckworth (n.80 ATP); Andrea Arnaboldi continua la sua stagione di up and down e perde dal qualificato belga Christopher Heyman (n.400 ATP) che vince in rimonta 3-6 6-2 6-4. Anche Thomas Fabbiano, che sta vivendo una stagione decisamente negativa, è stato sconfitto subito. A punirlo questa volta è stato il veterano ucraino Illya Marchenko (n.155 ATP) che vince 7-5 6-2. Evidentemente il nuovo allenatore, l’australiano Jack Reader, non ha ancora portato grandi giovamenti, anche se siamo consapevoli che probabilmente serve più tempo. Eliminato anche Roberto Marcora, che cede in tre set (6-1 2-6 6-4) al 20enne cinese di Taipei Chun-Hsin Tseng (n.253 ATP).

Più o meno stessa musica al Challenger 125 di Stettino (Polonia, terra battuta) dove la pattuglia azzurra sembrava davvero competitiva, una previsione che purtroppo non ha retto alla prova dei fatti. Marco Cecchinato (testa di serie n.4) supera un turno per poi cedere in tre set al tedesco Yannick Hanfmann che prevale col punteggio di 6-3 4-6 7-6(2). Per carità il tedesco è un ottimo giocatore (n.132 ATP e sei Challenger in bacheca) ma se Ceck non vince queste partite sarà molto difficile per lui risalire in classifica. Nonostante qualche timido segnale di rinascita (si veda la finale raggiunta quest’anno a Parma), complessivamente da quando si è separato da coach Simone Vagnozzi (giugno 2019), ha avuto più problemi che gioie.

Stefano Travaglia perde inaspettatamente 7-6(3) 3-6 6-2 contro la wild card locale, il 27enne Pawel Cias (n.640 ATP e giocatore così anonimo da non essersi nemmeno guadagnato una foto sul sito ufficiale ATP). Per l’ascolano (anche lui orfano di coach Vagnozzi) l’unico ricordo positivo di questo 2021 rischia di rimanere l’ATP 250 giocato a febbraio in Australia, torneo in cui è stato sconfitto in finale da Sinner. Un po’ poco per i propositi con i quali aveva affrontato una stagione che ora rischia di vederlo uscire dalla top 100.

Fuori subito anche Andrea Pellegrino che si difende con coraggio contro il forte polacco Kamil Majchrzak (n.139 ATP) ma deve alla fine cedere 6-3 7-6(7). Da notare che nel tie-break decisivo il pugliese è riuscito a risalire da 1-5 fino a procurarsi due set point, che però il padrone di casa è stato bravo ad annullare.

Al Challenger 90 di Rennes (cemento indoor) l’unico italiano in gara Alessandro Bega riesce a superare le qualificazioni per poi perdere contro l’inglese Liam Broady 6-2 6-1. Si ferma al secondo turno anche la corsa di Andy Murray, che era entrato in tabellone con una wild card. Il russo Roman Safiullin (n.158 ATP) non ha usato riguardi verso il malandato ex numero 1 del mondo e lo battuto 6-2 4-6 6-1.

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