US Open: Sinner batte la paura, Monfils e i 14000 del Louis Armstrong al quinto set

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US Open: Sinner batte la paura, Monfils e i 14000 del Louis Armstrong al quinto set

Vittoria di gigantesca importanza per Jannik Sinner, che in vantaggio di due set perde in modo folle il terzo e il quarto, con tutto il pubblico contro. Agli ottavi, i primi allo US Open, sfiderà Zverev o Sock

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Jannik Sinner - US Open 2021 (Brad Penner/USTA)

[13] J. Sinner b. [17] G. Monfils 7-6(1) 6-2 4-6 4-6 6-4

Jannik Sinner ha paura, perché ha vent’anni ed è umano, ma evidentemente la sua voglia di vincere supera la paura. Perché è forte e le stimmate del campione le ha davvero. Non si spiega diversamente questa vittoria contro Gael Monfils e i quattordicimila del Louis Armstrong, tutti o quasi schierati dalla parte del francese, al termine di una partita durata tre ore e 44 minuti e i cui equilibri, nel bene e nel male, sono stati decisi più spesso da Monfils. Sinner è stato bravissimo a non lasciarsi trasportare dalla corrente dopo aver perso due set (il terzo e il quarto) in cui era stato in vantaggio e ha centrato il suo terzo ottavo di finale in uno Slam, il secondo nel 2021 dopo quello del Roland Garros nonché il primo sul cemento e di conseguenza qui allo US Open. Per Monfils è la seconda sconfitta di fila in questo torneo contro un italiano, dopo quella subita da Berrettini ai quarti nel 2019.

MONFILS SPRECA, SINNER INCASSA – Quello tirato su da Jannik, in uno stadio come detto decisamente più propenso a tifare per Monfils, è un primo set per nulla banale. Condotto con estremo agio dai servitori nei primi otto game, il parziale ha preso improvviso vigore quando il giovanotto ha manifestato le due principali incertezze che al momento gli impediscono di compiere l’ultimo salto verso la vetta della classifica: le imperfezioni al servizio e un trattamento della palla ancora un po’ agreste nei pressi della rete. Nel nono game è apparso evidente tanto in termini di errori (un doppio fallo e una demi-volée proprio bruttina) quanto di incapacità di prendere in mano lo scambio con continuità dopo aver servito la prima; in soccorso all’italiano è arrivata la concentrazione ondivaga di Monfils, che dopo aver fallito tre palle break ha però convertito la quarta, due game più tardi, approfittando di un dritto impreciso di Sinner.

 

Avanti 6-5 30-0, col servizio a disposizione e il set quasi in tasca, Monfils si è esibito nella pratica dell’auto-break. Nessun eufemismo, il francese ha commesso quattro gratuiti da matita rossa, tra cui un doppio fallo, e Sinner si è riscoperto ancora in vita in un set che pareva pronto per la sepoltura. Nonostante il già menzionato supporto del pubblico e un’esperienza nel Tour che sfiora le due decadi piene, Monfils è rimasto confinato in quel non-luogo inspiegabilmente raggiunto pochi minuti prima e ha lasciato a Sinner anche il tie-break, vincendo un solo punto. Bene per Sinner, concentrato al punto giusto per accogliere il regalo – cosa c’è di meglio di un avversario che ti tende la mano proprio quando ne hai bisogno? – che temendosi disarcionato, si è invece ritrovato in sella a un destriero lanciato al trotto verso il traguardo.

Il merito di Jannik è stato quello di adattarsi rapidamente alla nuova inerzia del match. Per essere onesti, a Jannik è stato sufficiente tornare in campo nel secondo set per ritrovarsi altre due palle break a disposizione, frutto di altrettanti orrori del francese che ha poi annullato entrambe col servizio. Lo schema si è riproposto sul 2-2, quando Monfils ha addirittura alzato (sarebbe meglio dire abbassato) l’asticella regalando il secondo break dell’incontro con due doppi falli e un pessimo rovescio lungoriga. Fotografia dell’incontro quando Sinner è avanti di set e break: l’italiano sta faticando a toccare la palla perché Monfils la tiene in campo poche volte (a fine secondo set, il francese avrà commesso 39 gratuiti in totale). Giusto il tempo di mettere in mostra un paio di prodezze del suo repertorio, tra cui una risposta di dritto fulminante, e Sinner ha guadagnato un altro break di vantaggio ed è diventato padrone del secondo parziale.

LAMONF PAREGGIA– Sul 7-6 6-2 in favore di Sinner, anche l’Armstrong ha dato la sensazione di credere poco nella rimonta del francese, che ha perso l’ultima partita in questo torneo proprio contro un italiano (nel 2019, lo ricorderete tutti, ai quarti contro Berrettini). A proposito di reminiscenze di partite giocate da Monfils in questo torneo, l’atteggiamento insondabile dal francese ricorda a tratti la semifinale folle persa nel 2016 contro Djokovic. In quell’occasione, dopo essere finito sotto di due set (proprio come oggi), a furia di giocare volutamente ‘male’ – alternando colpi facilmente aggredibili ad autentici missili senza alcun piano tattico – Monfils aveva mandato in confusione il numero uno del mondo estorcendogli un set.

L’impresa gli è riuscita anche contro Sinner, questa volta a doppio; del resto, se quell’atteggiamento scanzonato e quel tennis incostante possono distrarre un pluri-vincitore Slam, perché non dovrebbero funzionare con un ventenne ancora privo d’esperienza. Monfils si è messo lì a tirare tutto quello che riteneva giusto tirare a tutto braccio e nel quarto game sono arrivate quattro palle break, tutte annullate da Sinner. Poi Monfils ha giocato la carta della crudeltà, mandando il suo avversario avanti di un break con un altro pessimo game di battuta (perso da un vantaggio di 40-15) e attivando subito dopo una sorta di ‘God mode‘ della durata di tre game, valida a rovesciare l’esito del parziale: quando forse si sentiva già agli ottavi, Sinner è stato svegliato dall’urlaccio (ai limiti del regolamento) con cui Monfils ha accompagnato il rovescio vincente che ha chiuso il terzo set (6-4).

Gael Monfils (Brad Penner/USTA)

Nel quarto set c’è stata una gran manifestazione di talento di Sinner, che per nulla impressionato dalla reazione di Monfils e da uno stadio in adorazione del suo avversario ha giocato i quattro migliori game della sua partita, vincendoli tutti e quattro, e si è portato sul 4-0. L’italiano ha capito che quello di Monfils è per metà un bluff: il francese ha doti naturali da difensore, questo è indubbiamente vero, ma non ha più la condizione fisica per sostenere al 100% il gioco di rimessa e il mirino perde facilmente in precisione quando c’è da sparare verso gli angoli del campo. In un certo senso però, dopo averla imparata, Sinner ha disimparato presto la preziosa lezione; non si spiega soltanto con l’accorciamento delle traiettorie il bagel virtuale subito da Sinner, che da 4-0 ha finito addirittura per perdere il set 6-4, ma anche con una (strana) assenza di istinto killer, che gli ha impedito di azzannare il match quand’era il momento.

In meno di mezz’ora, Sinner si è ritrovato nella stessa condizione di fine terzo set, un cucciolo di leone spaurito nell’arena dominata dal vecchio gladiatore, acclamato da tutti.

IL CORAGGIO DI JANNIK – Ancora una volta, però, la reazione è stata da applausi. Sinner è uscito dal campo per schiarirsi le idee, tirando un pugno al tunnel degli spogliatoi, ed è rientrato con l’unico atteggiamento possibile per provare a vincere questa partita: una rinnovata ferocia agonistica che gli ha permesso di strappare subito il servizio a Monfils in avvio di quinto set e difenderlo con i denti nel game successivo. I piedi sono tornati reattivi, decisamente più vicini alla riga, e Monfils non ha potuto godersi altri turni di servizi tranquilli. Sinner ha però fallito l’occasione del doppio break, che avrebbe (sinistramente) riportato il set sugli stessi binari del quarto, ma a differenza del parziale precedente ha chiuso la porta in faccia al francese quando ha provato a rifarsi sotto (una palla break annullata), combattendo sia la personale paura di vincere che l’estremo tentativo di Monfils di allungare gli scambi fino allo sfinimento.

Un’altra occasione di doppio break – sarebbe stato il 5-2 – è stata annullata da Monfils con un missile di dritto, e subito Sinner ha dovuto risolvere un altro 0-30, buca dalla quale è uscito con una gran palla corta, un dritto di precisione chirurgica, uno scambio corposo sulla diagonale di rovescio e un super dritto lungolinea. Sul 5-3 30-30 si è aperta una porticina per chiudere il match in risposta, ma una certa difficoltà nel generare potenza sulle palle ‘morbide’ (un problema noto, di cui avevamo parlato in questo articolo) ha costretto Sinner ad andare a servire per gli ottavi, sotto una pioggia di incitamenti per Monfils che avrebbero schiacciato le spalle di tanti ventenni. Non quelle di Sinner, che aiutandosi col servizio e aiutato dagli errori numero 76 e 77 del francese ha gelato gli spalti del Louis Armstrong conquistando il suo primo ottavo a New York.

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Berrettini: “Rispetto al 2019, sono più consapevole di appartenere a questo livello”

Dopo la vittoria su Popyrin, Berrettini parla della qualificazione alle Nitto ATP Finals, del programma di fine anno e della Davis

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)

È molto tardi quando Matteo Berrettini arriva davanti ai microfoni della sala interviste alla Stadthalle di Vienna dopo la sua partita di primo turno. Sono quasi le due del mattino, qualcuno dei giornalisti non ce l’ha fatta a rimanere, ma altri hanno resistito fino alla fine, tra malumori e proteste. “Purtroppo ogni volta che gioco, che vinca o che perda, devo fare una serie di trattamenti per prendermi cura del mio corpo. Alcune volte sono arrivato in camera anche alle 5 del mattino, ma è necessario per preservare il mio fisico”.

È una giornata da festeggiare, perché con la vittoria su Popyrin è arrivata anche la certezza matematica di qualificarsi per le Nitto ATP Finals di Torino.È una qualificazione diversa quella di quest’anno rispetto a quella di due anni fa – spiega Matteo In quella occasione è stato tutto uno “scoprire quello che potevo fare”, adesso invece mi sento di appartenere a questo livello. È stata più intensa a livello emotivo nel 2019, ed è per quello che sono arrivato anche stanco all’appuntamento con le Finals”.

Non mi aspettavo all’inizio dell’anno un risultato come quello ottenuto finora. Il risultato di Torino è arrivato dopo una stagione bella, ma nella quale ci sono stati due infortuni importanti, e che è arrivata dopo un’annata 2020 che era stata molto complicata sia dentro sia fuori dal campo”.

 

La partita con Popyrin ha avuto le tipiche incognite che presenta un match dopo un periodo senza partite e dopo il cambio di superficie e di condizione. “Il primo match è sempre difficile. Non mi aspettavo un incontro così complicato, ma dal secondo set in poi ho giocato meglio, quindi sono contento della mia prestazione”.

Naturalmente tra gli obiettivi di fine stagione non ci sono solamente le Nitto ATP Finals, ma ci sono pure le finali di Davis, che l’Italia disputerà a Torino almeno nella fase preliminare e per gli eventuali quarti di finale. Berrettini avrebbe dovuto giocare il doppio con Sinner a Indian Wells, ma è poi stato costretto a rinunciare per un problema al collo, ma in Davis dovrebbe essere schierato in coppia con Fabio Fognini. “Abbiamo dei doppi che si possono intercambiare. Con Fabio abbiamo giocato bene quando abbiamo giocato, sia in Davis sia in ATP Cup. Deciderà ovviamente il capitano, saranno giorni molto intensi, bisognerà gestirsi bene, ma con Fabio mi sento forte in doppio.

Ora che il posto tra gli otto di Torino è stato messo al sicuro, la programmazione potrebbe anche subire qualche cambiamento, soprattutto nel caso in cui ci fosse qualche problemino fisico da sistemare alla fine della settimana austriaca: “Prendo ogni giorno come viene – conferma Matteo – il programma è di giocare qui, Parigi, Torino e la Davis. Poi sappiamo che ogni tanto il mio corpo ha bisogno di un po’ di riposo. Ma per il momento mi sento bene e l’intenzione è quella di giocare tutto quanto.

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ATP

ATP San Pietroburgo, avanzano Bublik e Korda

Giornata di riscaldamento in Russia, in attesa di Rublev, Shapovalov, RBA e Aslan

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Sebastian Korda – ATP 250 Delray Beach 2020 (foto via Twitter @DelrayBeachOpen)

Un classico lunedì tranquillo al St. Petersburg Open, con tre soli incontri di singolare del tabellone principale. Sebastian Korda viene impegnato più del previsto da Nino Serdarusic, wild card croata che cede in due set molto tirati, con un solo break in tutto il match. Il primo parziale si decide al tie-break, con Korda che prende subito il largo aiutato dall’imprecisione del n. 248 ATP e mette a referto il 7-2. Nel secondo set, sul 5 pari, un paio di ottime risposte su altrettante seconde di Serdarusic e due gratuiti consentono a Korda di chiudere con la battuta. “Penso che lui abbia assolutamente giocato a un livello molto superiore alla sua classifica” spiega il classe 2000 di Bradenton. “Entrambi abbiamo servito molto bene, con tante prime in campo”. Tre su quattro, infatti, con percentuali di trasformazione più alte per Sebi, ma di tutto rispetto anche quelle di Nino che ha annullato 6 palle break delle 7 concesse. Non è invece mai riuscito a rendersi pericoloso in risposta e avrebbe forse dovuto provare a cambiare la posizione in ribattuta, sempre molto vicina al campo sulla prima statunitense e raramente aggressiva sulla seconda, contrariamente a quanto proposto da Korda, che ora affronterà il vincente fra van de Zandschulp e Nishioka, un duello tra qualificati.

Prima di loro, Jan-Lennard Struff ha fatto suo in due set il confronto inedito con James Duckworth, il ventinovenne di Sydney tormentato da mille infortuni che ha iniziato la stagione fuori dai primi 100 e ora è un solo passo dal varcare per la prima volta la soglia della top 50. Nell’occasione, ha faticato eccessivamente sulla propria seconda e non è riuscito a prendersi il primo parziale pur servendo sul 5-3 anche per merito della reazione tedesca. Struff si scatena anche nel tie-break per poi incamerare 6-3 la seconda partita in virtù dello strappo in un quarto gioco da ventisei punti. Al secondo turno troverà Alexander Bublik che senza alcun problema apparente supera Evgenii Tiurnev con un break per set in poco più di un’ora. Il numero 304, wild card alla seconda apparizione nel Tour, è in realtà coetaneo e concittadino del naturalizzato kazako nativo però di Gatchina, in Russia, e il bell’abbraccio sorridente fra i due a fine match fa intuire che qualcosa li lega: “Non ci volevo giocare” dirà infatti Bublik. “Siamo cresciuti insieme, è stato un incontro difficile e molto emotivo”.

Risultati:

 

J-L. Struff b. J. Duckworth 7-6(3) 6-3
[8] S. Korda b. [WC] N. Serdarusic 7-6(2) 7-5
[7] A. Bublik b. [WC] E. Tiurnev 6-3 6-4

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Oggi l’ultimo saluto ad Alessio Ceccarelli, il fisioterapista sorridente del tennis

Aveva frequentato il circuito per molti anni facendo parte anche dello staff medico delle nazionali

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Alessio Ceccarelli (foto tratta dal suo profilo Instagram)
Alessio Ceccarelli (foto tratta dal suo profilo Instagram)

Ha frequentato per anni il circuito maschile come fisioterapista di Aleksandr Dolgopolov jr, e quello femminile al seguito di Laura Siegemund e Andrea Petkovic. Non solo: fino al 2011 è stato membro dello staff medico delle nazionali maschili e femminili di tennis. Alessio Ceccarelli, il “fisioterapista sorridente”, è morto a soli 38 anni nella sua Pisa ed oggi è stato il giorno del suo funerale, al cimitero di Calci. A strapparlo all’affetto del padre Alfredo, della madre Daniela, del fratello Daniele e dell’amata Barbora è stato un tumore fulminante, che se l’è portato via nel giro di pochi mesi.

Ceccarelli era un giovane professionista qualificato e molto onesto che ha sempre portato il suo entusiasmo nelle players lounge in giro per il mondo. “Non ci posso credere. Sono profondamente triste nell’apprendere questa notizia – ha commentato Alexander Dolgopolov -. Era mio amico e mi ha sostenuto per molti anni della mia carriera. Alessio aveva un attitudine positiva ed è dura credere ci abbia lasciato”. A piangere Ceccarelli è anche la FIT, che sul suo sito ufficiale ha esternato le condoglianze della federazione e di tutto il movimento tennistico.

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