WTA Finals: a Guadalajara con l’incognita dell’altura

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WTA Finals: a Guadalajara con l’incognita dell’altura

Dopo la cancellazione del torneo 2020 e la rinuncia della Cina, in Messico si torna a disputare il Masters, con al via sei debuttanti su otto contendenti

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Le otto partecipanti alle WTA Finals 2021 (via Twitter @WTA Finals)
 
 

Questo mercoledì sera cominciano in Messico, a Guadalajara, le WTA Finals 2021. Le Finals sono il torneo più importante di fine stagione, l’evento che, Slam a parte, regala alla giocatrice che lo vince più punti e prestigio. E si tratta di un torneo controllato direttamente da WTA: per questo rappresenta anche una importante fonte di guadagno per l’organizzazione e le giocatrici.

La decisione di ospitare il torneo in Messico rappresenta un ripiego rispetto ai programmi definiti in passato. Infatti a partire dal 2019 WTA aveva deciso di fissare la sede delle Finals in Cina, a Shenzhen, città con la quale era stato firmato un contratto pluriennale. Il contratto prevedeva non solo di approntare un torneo ricchissimo (con il montepremi più alto della storia del tennis, maschile incluso), ma anche di ospitare la manifestazione in un nuovo stadio costruito ad hoc, che si sarebbe dovuto inaugurare nel 2020.

 

Poi però la pandemia ha stravolto ogni progetto. Nel 2020 il torneo non si è disputato: cancellato per cause di forza maggiore (la stagione monca, la difficoltà di far viaggiare le protagoniste, l’impossibilità di trovare una soluzione alternativa a quella cinese); mentre per il 2021 ci si è dovuti accontentare di una sede temporanea con strutture e montepremi molto meno faraonici e ambiziosi rispetto a quelli asiatici.

Al momento non abbiamo la certezza che nel 2022 il Masters (come veniva storicamente denominato) si torni a disputare in Cina, visto che ai tempi del Covid si naviga a vista, con i grandi eventi internazionali di sport costantemente a rischio cancellazione o ridimensionamento.

Sta di fatto che oggi la situazione è questa: in Messico si giocherà all’aperto e con una capienza delle tribune ridotta al 50% per le norme anti Covid. E dato che l’impianto è provvisorio e senza copertura, potrebbe anche capitare qualche ritardo nel programma a causa dalle condizioni meteo. Per tornare a un Masters disputato all’aperto, si deve risalire al 2010, anno della ultima edizione tenuta a Doha (vinta da Clijsters in finale su Wozniacki).

Questo per quanto riguarda gli aspetti logistici. Sul piano tecnico l’elemento più importante da sottolineare riguarda la condizione di gioco della sede scelta. Guadalajara si trova a 1566 metri sul livello del mare, e la fisica applicata al tennis ha dimostrato che l’altitudine influisce in modo drastico sulla velocità della palla; influisce molto più di altri fattori come, per esempio, la temperatura o l’umidità (rimando a questo articolo per un approfondimento dettagliato: “Tennis e fisica: la traiettoria e gli effetti del caldo. Per un dritto più veloce, andate a Bogotá”).

L’altura incide così tanto che nei tornei disputati in altitudine si utilizzano palle differenti, in modo da compensare le condizioni eccezionali rispetto al tennis “normale”, delle quote vicine al livello del mare. A questo proposito merita di essere segnalata la dichiarazione di metà settembre di Craig Tyzzer, coach di Ashleigh Barty: “Abbiamo appena scoperto che verranno usate palle senza pressione. Le palle senza pressione volano letteralmente. È una palla che, se la usi in condizioni normali, non rimbalza. Non è la più grande pubblicità per le migliori ragazze del mondo giocare con qualcosa che non hanno mai usato prima”.

Forse l’asprezza delle parole di Tyzzer è in parte determinata dal fatto che Barty aveva già in mente di rinunciare alle Finals, dopo essere stata molti mesi lontano da casa, senza la possibilità di tornare in patria a causa delle regole australiane sulla quarantena. Ma resta il fatto che la combinazione tra altura, palline e superficie del campo sarà tutta da scoprire e presenta delle incognite. E siccome non sarebbe la prima volta che alle Finals emergono problemi con le condizioni di gioco (vedi QUI), si spera che a Guadalajara la qualità del tennis non risulti penalizzata da fattori esterni mal gestiti.

Detto del contesto, qualche osservazione di insieme dedicata alle protagoniste. La prima: assisteremo a un Masters tutto europeo. Le giocatrici provengono da queste nazioni: due dalla Repubblica Ceca, due dalla Spagna, e una ciascuna da Bielorussa, Grecia, Polonia ed Estonia. Credo però che sarebbe sbagliato considerare questo campo di partecipazione come lo specchio della attuale WTA, che invece è molto più internazionalizzata e “intercontinentale” di quanto risulterà a Guadalajara. Intanto perché al numero 1 della classifica c’è una tennista australiana (Barty, appunto) e poi perché subito dopo le otto partecipanti alle Finals troviamo una tennista africana (Jabeur, numero 10 nella Race) e una asiatica (Osaka, numero 11). Mentre la prima americana, è Pegula (che ha chiuso 14ma nella Race).

Seconda osservazione. Dopo il forfait di Ashleigh Barty, vincitrice dell’ultima edizione disputata (Shenzhen 2019), sappiamo già che l’albo d’oro si arricchirà di un nome nuovo. Nessuna delle otto partecipanti infatti, ha mai vinto il Masters, e solo due non sono alla prima partecipazione: Pliskova e Muguruza. E questo malgrado l’età media non sia poi così bassa, visto che non avremo teenager al via. Questa è la data di nascita delle otto partecipanti, in ordine decrescente:

Pliskova, marzo 1992
Muguruza, ottobre 1993
Sakkari, luglio 1995
Krejcikova, dicembre 1995
Kontaveit, dicembre 1995
Badosa, novembre 1997
Sabalenka, maggio 1998
Swiatek, maggio 2001

Nel torneo mancheranno tre delle quattro campionesse Slam in carica. Infatti, dopo il forfait di Barty (titolata a Wimbledon) l’unica vincitrice di Major 2021 presente sarà la “regina di Francia” Krejcikova. Non avremo la campionessa dell’Australia (Naomi Osaka) e nemmeno quella degli Stati Uniti (Emma Raducanu). Naomi paga la stagione difficile, con il forfait a Parigi e la rinuncia a Wimbledon, mentre Emma ha vinto a New York quasi sbucando dal nulla, e di conseguenza non è riuscita ad aggiungere altri punti sufficienti a quelli conquistati a Flushing Meadows per entrare fra le prime otto.

Ma non vorrei sembrare troppo critico o pessimista; come si dice in questi casi, ”non fasciamoci la testa prima di averla rotta” perché, se saranno in buone condizioni, le otto giocatrici presenti sono comunque in grado di offrire dei bei match.

Come è noto, la formula del Masters prevede una prima fase a gironi all’italiana (round robin) e una seconda fase a eliminazione diretta, con semifinali e finale. I due gironi sono definiti attraverso una procedura che prevede quattro sorteggi: il primo sorteggio è fra la numero 1 e a 2, il secondo fra la 3 e la 4, poi fra la 5 e la 6 e infine tra la 7 e la 8. In caso di arrivo a pari vittorie nel girone, trovate QUI i criteri utilizzati per definire le classifiche.

Il sorteggio tenuto lunedì ha deciso che nella prima fase ci sarà il derby ceco, fra Krejcikova e Pliskova, ma non quello spagnolo, visto che Muguruza e Badosa non sono nello stesso girone. Ecco la composizione dei gruppi:

Gruppo Chichén Itzá
1. Aryna Sabalenka
4. Maria Sakkari
5. Iga Swiatek
7. Paula Badosa

Gruppo Teotihuacán
2. Barbora Krejcikova
3. Karolina Pliskova
6. Garbiñe Muguruza
8. Anett Kontaveit

Ultima nota: questioni di varia natura hanno condizionato la definizione delle due riserve, pronte a subentrare in caso di infortuni (ricordo che nel 2019 erano entrambe scese in campo). La prima avente diritto, Ons Jabeur ha rinunciato; probabilmente a causa del guaio al gomito patito a Mosca, che già l’aveva costretta al forfait a Courmayeur. La seconda in ordine di classifica sarebbe Naomi Osaka, che però ha già annunciato di avere chiuso la stagione agonistica. E così, con Pavlyuchenkova uscita acciaccata dalla Billie Jean King Cup, si è andati a scalare nella Race; le prime giocatrici che si sono rese disponibili sono Jessica Pegula ed Elise Mertens, rispettivamente numero 14 e 15 della classifica.

a pagina 2: Le giocatrici del Gruppo Chichén Itzá

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si è espresso sia il francese che l’ucraina.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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