WTA-exit: è la fine della WTA in Asia? Come ricostruire il calendario per settembre-ottobre

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WTA-exit: è la fine della WTA in Asia? Come ricostruire il calendario per settembre-ottobre

Ipotesi e idee su come la WTA possa cercare di costruire un calendario che riesca a sopravvivere alla cancellazione dei tornei cinesi

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Optics Valley International Tennis Center - (via Twitter, @wuhanopentennis)
 

Ha suscitato clamore la scelta del CEO della WTA Steve Simon di impedire lo svolgimento di tornei in Cina e Hong Kong come contromossa alla gestione da parte del governo cinese del caso Peng Shuai, la tennista cinese sparita dai radar a seguito della denuncia sui social di aggressione sessuale da parte di un membro di spicco del partito cinese, l’ex vice premier Zhang Gaoli. Negli ultimi giorni, l’ex tennista cinese è apparsa in un video ritrattando quelle stesse accuse. La WTA, tuttavia, non si dice soddisfatta e chiede ulteriori garanzie della sua incolumità e per ora resta fermo il ban della Cina dal calendario WTA.

Questa scelta ha portato quindi alla cancellazione di diversi tornei. Nella prima parte di stagione, secondo il calendario in essere prima della pandemia, si sarebbero dovuti giocare il WTA 250 di Shenzhen (gennaio) e il WTA 250 Anning (aprile). Tuttavia, l’impatto più grande è relativo alla parte finale della stagione, durante la quale la WTA si spostava massivamente in Asia per uno swing che comprendeva diverse tappe in terra cinese: le WTA Finals di Shenzhen, il WTA Elite Trophy di Zhuhai, due WTA 1000, di cui uno mandatory (China Open e Wuhan Open), un WTA 500 (Zhengzhou Open) e quattro WTA 250 (Jiangxi Open, Tianjin Open, Hong Kong Open, Guangzhou Open). Ben nove tornei, un numero in crescita se confrontato con i sei del 2015 o i soli due del 2010, e con un prize money garantito che avrebbe dovuto essere di circa 30 milioni di dollari.

La rimozione dal calendario degli eventi sopra citati porta la WTA di fronte all’enigma di come rimodulare il calendario, per altro già deficitario. Infatti, sono due gli eventi ancora da annunciare per quanto concerne la prima parte di stagione. Tuttavia i veri problemi emergeranno quando si tratterà di pianificare i mesi di settembre e ottobre, anche alla luce della defezione di un altro torneo che si svolgerebbe in quel periodo, ossia il WTA 250 del Lussemburgo.

 

La prima opzione per la WTA potrebbe consistere nel trovare altri partner nel continente asiatico per evitare che i tornei giapponesi di Tokyo (WTA 500) e Hiroshima (WTA 250) e quello coreano di Seoul (quest’anno declassato a WTA 125k off-season) finiscano confinati ad eventi di secondo piano, snobbati dalle principali atlete del circuito. Ipotetiche opzioni possono essere Singapore, la Malesia e Taipei, che negli scorsi anni hanno ospitato tornei ATP o WTA. Eppure, non sembra intravvedersi in questi paesi capacità organizzative e sponsor tali da rimpiazzare i due 1000 cinesi.

La seconda opzione prevedrebbe infoltire il programma europeo che prevede per quei mesi tornei indoor, affidandosi a Paesi che negli ultimi due anni hanno organizzato eventi utili ad aiutare la WTA a colmare i vuoti del calendario. A titolo di esempio non si possono non citare gli sforzi di paesi quali Repubblica Ceca (con Ostrava che per due anni di fila ha ospitato due eventi WTA 500), Italia (Courmayeur e Parma a cui si aggiunge il torneo spagnolo di marca italiana di Tenerife) ma anche Romania (con i due eventi di Cluj), Slovenia e Kazakistan (con Nur-Sultan sempre pronta ad ospitare eventi sia ATP sia WTA). Insieme al vecchio continente occorre sottolineare i contributi arrivati da Stati Uniti e America Latina. A Chicago si sono svolti ben tre tornei di diverse caratura e anche Cleveland ha ospitato un evento di categoria 250, senza dimenticare i due WTA125 sudamericani che hanno chiuso la stagione e coinvolto un pubblico non avvezzo ai tornei WTA, che latitano in quella parte di globo.

A favore della WTA potrebbe giocare il crescente malcontento nei confronti della Cina che si sta diffondendo sempre di più nei paesi occidentali a seguito dello scoppio della pandemia. A riprova di ciò non si può non evidenziare il supporto arrivato da ambo i partiti del panorama politico statunitense. Da una parte, il giorno dopo la decisione di Steve Simon, il Dipartimento di Stato, di matrice democratica, ha accolto con favore la sospensione dei tornei della Women’s Tennis Association in Cina per il silenzio di Peng Shuai data l’assenza di prove che potessero placare le preoccupazioni per il suo benessere. Dall’altra parte il partito repubblicano, non certo noto per le posizioni femministe, era già partito all’attacco cavalcando l’onda della sinofobia, con una lettera firmata dal deputato Jim Banks dove veniva richiesto di “sospendere ogni dialogo di alto livello con la Cina, finché il paese asiatico non risponda in maniera soddisfacente alle nostre domande sulla stato di sicurezza di Peng Shuai”. Che arrivi dal governo e da sponsor statunitensi il supporto a città che volessero rimpiazzare gli slot lasciati liberi dagli eventi cinesi?

Tuttavia, il vero problema della WTA sarà trovare una sede che possa ospitare le WTA Finals cercandosi di avvicinare il più possibile al montepremi faraonico di quattordici milioni di dollari garantiti dagli organizzatori di Shenzhen. Guadalajara è stato un successo in termini di pubblico pur offrendo un montepremi sensibilmente ridotto (quattro milioni) e nonostante il tema dell’altitudine. Trovare una soluzione per chi governa il circuito femminile non sarà per nulla facile e probabilmente si punterà su singoli eventi con cui accordarsi senza pianificare effettivamente una soluzione definita per la sopravvivenza, ridimensionamento o abolizione dello swing asiatico. La stagione post-Wimbledon si snoderà attorno ai soliti punti fermi rappresentati dalla terra rossa europea, i 1000 nordamericani, lo US Open.

La storia della WTA inoltre ci ricorda come molto spesso l’associazione delle giocatrici non si è mai potuta permettere, sin dagli albori, di scegliere in maniera etica i propri partner. Il primo sponsor di quella che poi sarebbe stata la WTA è Virginia Slims, marca di sigarette prodotta da Philip Morris. Nel 2012, inoltre, l’allora CEO Stacey Allaster scelse di affidarsi per la promozione del tour a Donald Trump, che prima di diventare presidente era noto per essere proprietario, tra l’altro, di numerosi casinò e membro della “Gaming Hall of Fame” per il suo contributo al settore del gaming. Non il massimo per uno sport che vuole allontanarsi dalle accuse di match fixing. Per questo non deve sorprendere la scelta della Cina, che già negli anni in cui proliferavano i tornei cinesi nel calendario, era nota per la poca tolleranza alle critiche sia interne che esterne.

Il destino delle Finals e dell’Elite Trophy (cancellato per ben due anni di fila) sarà il tema più spinoso, con la WTA che dovrà trovare il giusto trait-d’union tra un montepremi all’altezza e il calore del pubblico di cui il circuito ha disperatamente bisogno, visti gli spalti vuoti che hanno accompagnato l’avventura in terra cinese.

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Australian Open

Shelton e McNally vincono la Wild Card Challenge per l’Australian Open 2023

Se entrambi saranno qualificati per il tabellone principale, l’invito sarà assegnato a chi li segue nelle rispettive classifiche dell’Australian Open Wild Card Challenge

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Ben Shelton - Cincinnati 2022 (foto Twitter @atptour)

Le classifiche finali dell’Australian Open Wild Card Challenge maschile e femminile hanno decretato vincitori Ben Shelton e Caty McNally. Entrambi hanno conquistato la wild card per partecipare al primo Slam dell’anno secondo gli accordi che ci sono tra la federazione tennis australiana e quella statunitense. Se i due tennisti statunitensi dovessero ottenere l’accesso diretto al tabellone principale dell’edizione 2023 dell’Australian Open (cosa alquanto probabile dato che sono rispettivamente numero 97 e 94 del mondo), le wild card verranno assegnate a chi li segue nella classifica generale di questo avvincente e particolare “Challenge”.

Per l’ottavo anno di fila, la USTA e l’Australian Open hanno trovato un accordo finalizzato al reciproco scambio di wild card per il tabellone principale degli Australian Open e degli US Open 2023. L’Australian Open Wild Card Challange riguarda i punti conquistati dai tennisti dell’USTA in tre tornei disputati dal 24 ottobre al 14 novembre per gli uomini, fino al 24 ottobre e per cinque settimane per le donne.

Inseriti nel Challenge maschile, tutti gli eventi indoor e outdoor su campi in cemento a livello M25 e superiore, inclusi gli eventi ATP e Challenger. In quello femminile invece sono inclusi stati tutti gli eventi indoor e outdoor su campi in cemento a livello W25 e superiore. I destinatari di wild card dovranno ovviamente seguire tutti i protocolli dell’Australian Open in relazione alla quarantena o alla vaccinazione.

 

L’Australian Open comincerà il 16 gennaio per terminare domenica 29: Rafa Nadal dovrà difendere il torneo maschile, mentre in ambito femminile si cercherà colei che succederà ad Ashleigh Barty.

Di seguito sono riportati il ​​totale dei punti di ogni giocatore e la classifica attuale (tra parentesi):

Uomini

1. Ben Shelton (n. 97) — 240

2. Chris Eubanks (n. 124) — 130

3. Tennys Sandgren (n. 272) — 107

4. Michael Mmoh (n. 110) — 87

Donne

1. Caty McNally (n. 94) — 189

2. Madison Brengle (n. 59) — 161

3. Taylor Townsend (n. 131) — 130

4. Alycia Parks (n. 150) — 126

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Flash

Nuovo coach per Bianca Andreescu: è Christophe Lambert

Ritorno alle origini per Bianca Andreescu: la canadese sceglie uno dei suoi primi allenatori. “Sono felice di poterle dare il mio contributo”

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Bianca Andreescu - Toronto 2022 (foto Twitter @NBOtoronto)

Bianca Andreescu ha un nuovo coach: si tratta di Christophe Lambert, che in passato ha ricoperto il ruolo di responsabile tecnico della Nuova Zelanda. Adesso torna a fare il coach e comincerà la collaborazione con Andreescu dal prossimo anno. Julie Paterson, CEO della federazione tennis della Nuova Zelanda, si è così espressa: “Si tratta di un’opportunità importante per Christophe e siamo contenti per lui. Quando me ne ha parlato sapevo che si trattava di un grande passo in avanti per la sua carriera”. Andreescu è al terzo cambio di allenatore in altrettante stagioni: a metà 2021 infatti era arrivata la separazione dopo quattro anni col suo storico allenatore Sylvain Bruneau mentre il mese scorso si era separata da Groeneveld.

Per Lambert si tratta di un ritorno al passato in quanto aveva già seguito Andreescu durante il suo percorso giovanile: “Bianca mi ha chiesto di diventare il suo allenatore e ho accettato di buon grado. Era un’offerta che non potevo rifiutare. Sono felice di poterle dare il mio contributo”. L’ultima apparizione della tennista canadese è stata a Glasgow in occasione delle finali della Billie Jean King Cup dove ha prima vinto un match difficile contro Cocciaretto e poi si è arresa in semifinale alla Svizzera (in particolare da Golubic)

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Flash

Dopo due anni di assenza a febbraio 2023 torna il Thailand Open

Si giocherà, come nel 2019 e nel 2020, a Hua Hin a inizio febbraio. L’ultima vincitrice è stata Magda Linette

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Magda Linette - Hua Hin 2020 (via Twitter, @ThailandOpenHH)

Se sul futuro del tennis (in particolare quello femminile) in Cina rimane un enorme grosso punto interrogativo, è tempo di annunci per il ritorno della WTA in Thailandia. Come i più attenti avranno già notato osservando il calendario ufficiale, pubblicato martedì 15 novembre, nella prima parte della prossima stagione troverà infatti spazio il 250 di Hua Hin. Più precisamente si tornerà a giocare nella città che è una delle mete turistiche più note (e ricche) della Thailandia tra il 30 gennaio e il 5 febbraio, ovvero nella quinta settimana dell’anno, una volta conclusa la tradizionale trasferta in Australia.

A Hua Hin, che dista 150 chilometri dalla capitale Bangkok, non si vedeva tennis internazionale dal 2020, quando il Thailand Open fu uno degli ultimi tornei prima dello stop imposto dalla diffusione mondiale del Covid. Era quella la seconda edizione del torneo nelle vesti di un 250 e a vincere fu Magda Linette (in finale su Leonie Kung), mentre nel 2019 il titolo andò nelle mani di Dayana Yastremska.

Sebbene l’evento si collochi subito dopo l’Australian Open e non ci si possa quindi aspettare un campo di partecipanti arricchito dalle primissime giocatrici del mondo, è facile preventivare comunque un torneo di buon livello. La spiaggia di sabbia dorata, il Cicada Night Market e il lussuoso hotel ufficiale del torneo, l’Holiday Inn Resort Vana Nava, hanno reso l’evento uno dei preferiti dalle giocatrici WTA. Non a caso nel 2020 la prima testa di serie era Elina Svitolina e nel 2019 una campionessa Slam come Garbine Muguruza.

 

Il Presidente onorario del Lawn Tennis Association of Thailand, Mr. Suwat Liptapanlop,ha commentato così l’ufficialità della notizia: “Con il ritorno alla normalità dopo le restrizioni di viaggio del 19 febbraio, gli organizzatori, Proud Group e True Arena Hua Hin Sports Club, la Lawn Tennis Association of Thailand e gli sponsor hanno deciso all’unanimità di riportare il torneo per attirare a Hua Hin giocatrici di livello mondiale e per offrire alle tenniste thailandesi l’opportunità di affinare le proprie capacità. Ci auguriamo di cogliere questa opportunità per promuovere il turismo tailandese e allinearci così alla politica del governo che punta a stimolare l’economia locale e a raggiungere l’obiettivo di 40 milioni di turisti all’anno”.

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