La Coppa Davis arriva a Reno negli USA: un omaggio ricco di aneddoti

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La Coppa Davis arriva a Reno negli USA: un omaggio ricco di aneddoti

“Giocare la Davis Cup era un’ossessione. Qualsiasi altra cosa, persino i tornei, veniva in secondo piano”, disse l’australiano Adrian Quist

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Davis Cup Trophy ready to be lifted by the DCF 2021 winnner team
Davis Cup Trophy ready to be lifted by the DCF 2021 winnner team
 

(Traduzione dell’articolo di Bill Simons pubblicato su Tennis Inside del 1° marzo 2022 – a cura di Massimiliano Trenti)

Il trofeo della Davis Cup è una magnifica coppa del peso di 217 once troy di argento (ndt, circa 6,8 kg). E ora la competizione, il cui calice d’argento è, a nostro parere, il trofeo più bello nello sport, sta arrivando nel Silver State, in Nevada, e nella Silver City, Reno, cresciuta dopo la scoperta del giacimento d’argento di Comstock Lode a sud-est della città nel 1859.

Per oltre un secolo c’è stato ben poco nel tennis che abbia superato la frenesia e l’eccitazione delle battaglie della Davis Cup. Erano crude, senza filtri, vicine alla gente e, soprattutto, rumorose. Una questione di cultura e di tradizione.

 

Nel mondo è conosciuta con molti nomi, tra cui Copa Davis o Tazza Davis. Bud Collins la soprannominò Dwight’s pot, in onore del fondatore della competizione Dwight Davis, lo studente di Harvard che arrivò ad essere il segretario del dipartimento della guerra del presidente Calvin Coolidge.

La Davis Cup è stata giocata a Wimbledon, a Forest Hills, in un piccolo club nel Kazakistan e anche su di un molo nel mezzo del porto di Rotterdam. L’abbiamo guardata in una arena di hockey gocciolante in Zimbabwe e in un enorme stadio di calcio a Siviglia, dove 27.000 spagnoli urlavano a pieni polmoni. È stata giocata su letti di conchiglie, su sterco di mucca, sopra tappeti di varia sorta, su soffice erba verde a Palm Springs e anche sul mare a La Jolla. E, nonostante svariati intoppi lungo la strada, rimane, assieme alla Laver Cup, la competizione a squadre annuale più illustre nello sport.

Il 4-5 marzo il Reno Events Center, a pochi passi dal Silver Legacy Hotel, ospiterà la battaglia tra la Colombia e gli Stati Uniti. La squadra americana capitanata da Mardy Fish, che ha perso dalla Colombia in Italia lo scorso novembre, sarà composta dai giocatori migliori: il n.20 ATP Taylor Fritz, il n.38 ATP Sebastian Korda, che farà il suo debutto nella competizione, Tommy Paul e gli assi del doppio Jack Sock e Rajeev Ram.

La Davis Cup è un mondo a sé stante. Tanto per cominciare, ha un suo proprio linguaggio. Le sfide tra squadre si chiamano ties. Una partita è un rubber. E, se una sfida al meglio delle cinque partite è stata già decisa, la partita si chiama dead rubber.

Per decenni poco e niente è stato fatto per cambiare il suo format problematico. Già nel 1927 Bill Tilden sosteneva che dovesse essere snellito. I critici inveivano contro i big del tennis che regolarmente non si presentavano, anche se la Davis Cup è servita spesso e volentieri da palcoscenico per giocatori meno conosciuti, facendoli risplendere e diventare eroi nazionali.

Nel 2019 c’è stato un radicale, in un certo senso confusionario, cambiamento della formula, sorretto da grandi investimenti economici. Alcuni sostengono che siano state fatte troppe correzioni. La mossa ha lasciato la Davis Cup, per certi versi, nelle mani di una ricca stella del calcio spagnolo, che voleva cambiarne il nome in Coppa del Mondo di Tennis. Il fascino delle partite in casa e fuori casa è stato ridimensionato.

Le ultime volte che le finali di Davis Cup si sono tenute, nel 2019 e nel 2021, sono state giocate a Madrid e solo con molte difficoltà potevano essere viste sulla TV in Nord America. La Russia ha vinto l’ultima edizione. Ma ora l’ITF ha escluso Russia e Bielorussia dalla Davis Cup e da altri eventi internazionali.

Difficilmente politica e Coppa Davis sono slegate. Nel 1937 Adolf Hitler telefonò al tedesco Gottfried Von Cramm per augurargli buona fortuna prima della sua sfida con l’americano Don Budge. Durante la Guerra Fredda, il giocatore cecoslovacco Jan Kodes disse: “Dobbiamo vincere. Il nostro Paese non ci permetterebbe di perdere contro i Russi”.

Nel 1972, tra le varie tensioni della Guerra Fredda, gli americani Stan Smith ed Erik van Dillen riuscirono ad avere la meglio sui plateali imbrogli e sulle bislacche interruzioni del gioco inscenate dai rumeni Ilie Nastase e Ion Tiriac, i quali, secondo il capitano americano Dennis Ralston, avrebbero dovuto essere banditi dal tennis a vita.

L’apartheid sudafricano indusse l’India a ritirarsi dalla finale del 1974 e nel 1977 ci fu una confusionaria manifestazione antiapartheid a Newport Beach, dove venne gettato catrame sul campo di gioco e dieci persone vennero arrestate. Anche la partecipazione di Israele ha spesso dato adito a controversie.

Nonostante tutto la Davis Cup ha sempre e comunque suscitato passioni pure. L’australiano Pat Rafter confidò “Penso alla Davis Cup anche sotto la doccia.” Il britannico Mark Cox invece disse, “Nessuna somma di denaro può compensare la perdita di autostima per una brutta prestazione in Davis Cup.”

Il giovane Andre Agassi ci disse: “Ci sono due cose secondo cui vivo: n.1, non puoi mai guidare troppo lontano pur di avere un Taco Bell. n.2, in Davis Cup non puoi battere nessuno in maniera brutale.” Una volta sorvolò uno stadio dove si giocava la Davis Cup col suo aereo privato.

I giocatori si sono sputati addosso. Yannick Noah salì sulle tribune per raggiungere un tifoso che lo aveva insultato. Il capitano della trionfante nazionale ecuadoregna si ruppe una gamba nel tentativo di saltare la rete per festeggiare. In Zimbabwe un tifoso sollevò un cartello con la scritta “Ciao mamma. Mandami del diesel.”

Giocatori sono stati lanciati in aria in trionfo e hanno ballato in estasi la conga dopo vittorie, oppure sofferto devastazioni emotive dopo umilianti sconfitte alle 2 del mattino in stadi quasi vuoti. Jimmy Connors fece causa ad Arthur Ashe perché il capitano della Davis Cup aveva sostenuto che Connors non fosse patriottico in quanto non giocava per gli Stati Uniti.

Ora la squadra americana sta giocando sulle elevate altitudini di Reno, una città che non è esattamente conosciuta come una Mecca del tennis. Gli USA hanno diversi giocatori nei migliori 100 della classifica mondiale. La Colombia ha un favoloso doppio, composto da Juan Sebastian Cabal e Robert Farah, ma il ranking medio dei singolaristi è 398. Se con 32 vittorie gli Stati Uniti restano la nazione col maggior numero di vittorie in Coppa Davis di sempre, c’è comunque una lunga storia di squadre del Sud America che hanno assaporato il gusto di aver sconfitto lo Zio Sam.

Dopotutto Davide si diverte ad abbattere il potente Golia. Ma i tifosi americani a Reno sperano che la loro squadra vinca così da essere una delle 12 qualificate alle finali, che si giocheranno il titolo a novembre in una città che non è ancora stata designata.

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Coppa Davis, il ct croato Martic: “Con l’Austria sarà dura, servirà l’aiuto del pubblico”

Nel weekend, a Fiume, la Croazia priva di Cilic ospita l’Austria di Thiem nello spareggio per le Finals di Davis. Tra l’assenza del n. 1 ed i risultati non entusiasmanti di Melbourne, il selezionatore Vedran Martic predica prudenza: “Non sarà facile batterli, ma i ragazzi si stanno allenando per essere pronti per sabato”

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Il ct croato Vedran Martic durante la sessione di allenamento di martedì a Fiume (Foto: Mario ĆUŽIĆ/HTS)

Neanche il tempo di archiviare il primo Slam stagionale ed è già tempo di Coppa Davis, con i riflettori puntati soprattutto sui match di qualificazione alle fasi finali del prossimo settembre. Dodici gli incontri in programma nel prossimo weekend, tra i quali la sfida tra la Croazia, n. 1 del ranking ITF e semifinalista della scorsa edizione, e l’Austria, che si è garantita la permanenza nel World Group I con la vittoria sul Pakistan nei play-off dello scorso settembre. Il tie si disputerà in terra croata, per la precisione a Fiume (e noi di Ubitennis ci saremo per raccontarvelo).

I favori del pronostico vanno alla squadra di casa, ma sicuramente rispetto al momento del sorteggio, a fine novembre, c’è un po’ più di preoccupazione tra le fila croate. In primis per il forfait di Marin Cilic, operatosi un paio di settimane fa al ginocchio , ma anche per le prestazioni non certo entusiasmanti del resto della squadra all’Australian Open (in singolare Coric, tds n. 21, è stato eliminato al primo turno da Lehecka; in doppio la coppia Pavic e Mektic, n. 4 del seeding, è uscita al secondo turno per mano degli australiani Saville e Bolt). Non che gli austriaci stiano molto meglio a dire il vero, considerato che il loro n. 1 Thiem a Melbourne nel corso dell’incontro di primo turno (poi perso) contro Rublev ha accusato un infortunio ai muscoli intercostali e quindi le sue condizioni saranno tutte da verificare. Ma l’Austria è comunque una squadra equilibrata, che può scegliere il secondo singolarista tra due solidi top 150 ATP come Dennis Novak e Jurij Rodionov, e fare affidamento in doppio sulla coppia formata da Erler e Miedler, attualmente 18esima nella Race di specialità (semifinalisti ad Adelaide quest’anno, sconfitti proprio da Pavic e Mektic, dopo aver eliminato al primo turno gli azzurri Fogni e Bolelli).

Insomma, la Croazia rimane la favorita ma non può permettersi di prendere sottogamba i vicini mitteleuropei. Ne è ben conscio il selezionatore della nazionale balcanica, Vedran Martic, intervistato martedì dai media locali al termine della sessione di allenamento riservata alla squadra di casa. “Sono una buona squadra, sono pericolosi. Non sarà facile batterli. Thiem è un giocatore fantastico e anche se non sappiamo in quale stato di forma si presenterà a Fiume non sarà semplice batterlo. Gli altri due singolaristi sono attorno alla centesima posizione ATP, ma sono dei giocatori veramente bravi. Ed in doppio Erler e Miedler stanno crescendo sempre di più e giocano sempre assieme“. 

 

Martic ha poi confermato che i due singolaristi croati saranno i due Borna, Coric e Gojo (“Negli ultimi due anni hanno giocato delle partite fantastiche. Coric ha dato sempre tutto, ha giocato in modo eccelso, e Gojo quando gioca in nazionale è in grado di esprimere un tennis eccezionale, spero accada di nuovo“), con Nino Serdarusic in veste di riserva, chiamato in sostituzione di Cilic. Completa la squadra, ovviamente, una delle migliori coppie di doppio al mondo, quella composta da Mate Pavic e Nikola Mektic (15 titoli ATP vinti insieme dal 2021 ad oggi, l’ultimo ad Adelaide poche settimane fa). Ad allenarsi con loro sul Rebound Ace del Palazzetto dello Sport Zamet, sede del match, ci sono però anche un altro doppista sopraffino come il 38enne Ivan Dodig, n. 11 del ranking di specialità, e le due maggiori promesse croate in campo maschile, il 18enne Mili Poljičak, vincitore lo scorso anno del singolare juniores di Wimbledon, ed il 17enne Dino Prizmic, che ha finito il 2022 vincendo tre tornei ITF di fila e ha iniziato il 2023 con due quarti di finale consecutivi a livello Challenger, entrambi già tra i primi 500 della classifica mondiale. “Con noi ci sono ì giovani e anche Ivan Dodig, che ringrazio veramente tanto per essere venuto. Non è stato bene in Australia, ma ha stretto i denti per essere con noi qui a Fiume. I ragazzi sono qui per fare esperienza e giocare con i giocatori più maturi. Sono due juniores di talento dai quali ci aspettiamo molto in futuro.”

Il capitano croato (e coach di Khachanov) si è infine soffermato sulle condizioni di gioco, da lui valutate in modo assolutamente positivo. “Le condizioni sono ottime. Il palazzetto è stupendo e spero che ci sia il tutto esaurito nel weekend (anche se i prezzi dei biglietti non sono proprio economici: minimo 50 euro per la singola giornata, 80 euro per le due giornate, ndr). I ragazzi si stanno allenando per abituarsi alle condizioni, alla superficie ed alle palline e confidiamo di essere pronti per sabato.”

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Escobedo e altri tennisti messicani si ritirano dalla Coppa Davis

I giocatori accusano la Federazione Tennis Messicana di non voler migliorare le condizioni di gioco e di anteporre gli interessi personali a quelli sportivi. Non parteciperanno al tie del prossimo fine settimana

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Ernesto Escobedo - Los Cabos (foto Twitter @AbiertoLosCabos)

Non ha fatto in tempo a “diventare” messicano, Ernesto Escobedo, che già si scontra con la federtennis del Paese che da un paio di settimane ha scelto di rappresentare al posto degli Stati Uniti. Non solo il nativo di Los Angeles e primo giocatore del Messico, in realtà, ma un gruppo di otto tennisti ha emesso un comunicato in cui viene in pratica annunciato il boicottaggio del prossimo tie contro Taiwan valido per il primo turno di playoff del World Group I di Coppa Davis. Ecco cosa hanno scritto lunedì 30 gennaio rivolgendosi ai media e al tennis messicano:

“Per noi è sempre stato un grande onore e ci ha riempiti di orgoglio rappresentare a livello internazionale il nostro Paese nel tennis, specialmente in Coppa Davis. La nostra professionalità e la disciplina che abbiamo dimostrato in tutti questi anni di carriera ci forniscono gli strumenti che ci consentono di rivolgerci a voi in questo comunicato.

“Dopo una deliberazione difficile per noi e vari tentativi di dialogare con la la Federazione Messicana di Tennis, non si è giunti ad alcuna conclusione positiva e perciò abbiamo deciso di non partecipare al prossimo tie contro la squadra di Taipei Cinese del 4 e 5 febbraio a Metepec, nello Stato del Messico.

 

“La mancanza di comunicazione, la programmazione nulla con la squadra e l’assenza di interesse nel cercare le migliori condizioni di gioco dimostrano che la situazione non è stata gestita nel modo corretto e gli interessi personali hanno avuto la priorità su quelli sportivi.

“L’ITF cerca come priorità che le rappresentative di Coppa Davis abbiano i migliori elementi possibili, così come ottemperare gli standard ottimali per la competizione globale più grande del mondo. È triste che la FMT non abbia i livelli minimi nei rapporti e nella programmazione con i migliori rappresentanti nazionali. L’ITF è a conoscenza delle nostre ragioni per non prendere parte al tie.

“Senza ulteriori indugi, il nostro unico desiderio è cooperare in modo corretto, lavorare collettivamente – giocatori, corpo tecnico, federale e organizzatori degli eventi. Siamo pronti a collaborare alla programmazione migliore per i futuri incontri tra squadre nazionali.”

In calce, i nomi di Escobedo, n. 320 ATP, e sette suoi colleghi sotto la scritta “Squadra Messicana di Coppa Davis” e, infine, l’elenco dei tie (con Taiwan sarà il quarto) giocati sotto le gestione dell’attuale presidente, Carlos González López.

Sui campi del Club Deportivo La Asuncion di Metepec, verosimilmente a 2600 metri di altitudine, il giocatore con ranking più alto nella formazione messicana sarà quindi Rubio Fierros, n. 859 della classifica. A fargli compagnia, due colleghi ben oltre la millesima posizione e altri due senza ranking, mentre gli avversari dispongono di un paio di top 200. Ancora nessuna replica da parte della Federazione Tennis Messicana.

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Comunicato del Grand Slam Board: “Uniti nel supporto alla Coppa Davis”

I quattro Slam hanno comunicato il loro sostegno ad una competizione, la Davis, che si trova in un grave momento di crisi

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Coppa Davis a Montreal (foto Ubitennis)

A causa della rescissione del rapporto fra ITF e Kosmos, la Coppa Davis si trova attualmente in una fase decisiva per il suo futuro. La competizione, che aveva diametralmente cambiato formato nel 2019, a seguito dell’acquisizione del gruppo Kosmos, non aveva convinto appieno, ed era stata criticata l’intenzione di Gerard Piqué di trasformarla, come più volte dichiarato, in un “mondiale del tennis.” Ciò non si è avverato, anzi. Ed ora, concluso il breve rapporto fra ITF e Kosmos, la Davis si trova in una fase delicata della sua storia, sul punto di una svolta cruciale: farsi persuadere dal fascino di una restaurazione del vecchio format, oppure puntare al futuro?  

L’ITF avrà ancora un’edizione di tempo (quella che si appresta a cominciare, infatti, si disputerà ancora secondo il format Kosmos) per decidere il da farsi, e tentare nel frattempo di risollevare le sorti della storica competizione.  

In questi difficili momenti, in virtù del tennis tutto, le varie e spesso divise associazioni tennistiche dovrebbero unire le forze e puntare al bene dello sport che rappresentano: è questo, fondamentalmente, il messaggio trasmesso dal Grand Slam Board nella giornata di venerdì. L’augurio è che alle parole corrispondano i fatti. Per ora, ecco il comunicato completo: 

 

“I tornei del Grande Slam sono uniti nel supporto alla Coppa Davis, di cui riconoscono l’importanza storica e l’importante ruolo nella crescita del nostro sport nel mondo.  

“Siamo convinti esista un’opportunità di intraprendere ulteriori discussioni con l’ITF e l’ATP riguardo al futuro della competizione con l’ambizione di vederla tornare ad essere un evento importante con un ottimo formato e un piazzamento in calendario da cui traggano vantaggio i giocatori, i tifosi e lo sport in generale. 

“Proteggere il patrimonio dello sport e salvaguardare le più importanti competizioni a squadre come la Coppa Davis e la Billie Jean King Cup è una priorità per la community globale del tennis e riceverà la piena attenzione dei Grandi Slam.” 

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