ATP Indian Wells: Tsitsipas supera un commovente Sock. Kyrgios passeggia, Brooksby domina

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ATP Indian Wells: Tsitsipas supera un commovente Sock. Kyrgios passeggia, Brooksby domina

Manca solo la vittoria all’epica partita di Jack Sock. Kyrgios in scioltezza su Delbonis. Brooksby non lascia neanche le briciole a Khachanov

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Stefanos Tsitsipas - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)
 
 

Doveva essere una notte di grande tennis, ma non di grande equilibrio, nei tre match di cartello, fatta eccezione per Brooksby-Khachanov (rivelatosi poi il più scontato e meno godibile). Forse qualche speranzoso sognatore si augurava un miracolo di Jack Sock (che in passato, vedi la stagione 2017, qualcosa del genere l’ha fatta) contro il numero 5 al mondo Tsitsipas; e pur non riuscendo ci è andato terribilmente vicino. Ha chiuso la giornata ATP lo spettacolo quasi circense offerto da Kyrgios ai danni del buon Delbonis.

[5] S.Tsitsipas b [WC] J.Sock 7-6(5) 3-6 7-6(5)

Com’era prevedibile il match si apre con grande equilibrio, con game rapidissimi tenuti senza problemi, senza neanche grandi colpi. Molto gira sul dritto di Sock, che spesso pur di usare questo fondamentale si sposta troppo lasciando il campo spalancato, e su quanto riesca a tenerlo in campo con concentrazione, mentre Tsitsipas deve cercare di essere il più solido possibile. I primi 7 game vanno via in una ventina di minuti, sempre sul copione dell’equilibrio, senza punti particolarmente degni di nota ma con tanti vincenti, grazie anche a Tsitsipas che inizia a trovare molta incisività con il dritto, indirizzando molti punti. L’americano è il primo a fronteggiare difficoltà al servizio nel decimo gioco, in cui era 40-15, e si vede costretto ad annullare la prima palla break del match che coincide con un set point, anche propiziata da un paio di suoi errori dettati dalla fretta; se la cava chiamando il servizio e spingendo bene di dritto. Il tie-break, soluzione più giusta per quanto visto, prosegue sulla falsariga del set, con un equilibrio di fondo che non sembra spezzarsi fino al minibreak sull’ottavo punto da parte di Sock, arrivato attaccando con prepotenza di dritto e chiudendo a rete. Ma sciupa l’occasione, un po’ di fretta e un po’ di superficialità, restituendo il minibreak e subendo anche quello del controsorpasso. Tsitsipas chiuderà 7-5 il tie-break con un gran rovescio vincente, uno dei rari dal lato sinistro.

 

Nel secondo parziale la musica però cambia: si rompe subito l’equilibrio, con Sock che ottiene il suo primo break nel secondo game: da 15-40 si fa rimontare ai vantaggi e rischia addirittura di sciupare del tutto l’occasione, ma 3 errori di fila di Tsitsipas, tutti su cui ci sarebbe da ridire, gli consegnano il break, che poi conferma a ’15’ con dritti che sono cannonate, e addirittura uno in salto (una delle sue giocate tipiche) a seguire il servizio sull’ultimo punto. Si inizia ormai a giocare sulla battuta di Sock, che nel quinto game deve ricacciare l’avversario indietro da 30-30, dopo essere stato 30-0, con 2 vincenti spettacolari, specie il secondo di rovescio dopo un grande scambio. Anche da sinistra ora gioca benissimo Sock, spingendo come un forsennato, mentre Tsitsipas è po’ in ritardo e impreciso. L’americano, spinto anche dal pubblico, chiuderà 6-3 in 37 minuti, non concedendo neanche una palla break e al massimo facendo arrivare a ’30’ sul suo servizio il greco, che appare un po’ appannato nel secondo parziale, meno brillante del già non eccellente primo set; chiude l’ultimo game con un servizio vincente, un ace e un rovescio vincente in controtempo dopo aver sballottolato un po’ qui e un po’ lì Stefanos, il manifesto del set tra dritti e rovesci.

Il terzo set si apre all’insegna dell’equilibrio, ricordando il primo; il greco prova ad alzare il ritmo col dritto, un vero e proprio spazzarighe, che si alterna a martellate impressionanti, resta però a galla anche quello di Jack Sock. Si procede senza colpo ferire, con i giocatori che sembrano già orientati verso il tie break, ben sapendo la difficoltà di ottenere break in questo match (solo uno di Sock nel secondo set, su 3 tentativi; 0/1 il greco) e che gli errori in serie sono cosa rara, quasi impossibile. A tratti anche arrendevoli in risposta, i servizi e i colpi in uscita vanno a pieno regime. Come nel primo set, il primo ad avere chance di rompere il dominante equilibrio è Tsitsipas nell’ottavo game, che spreca malamente questa palla break, perdendo proprio il controllo del dritto, per poi essere domato dai dritti e dai cambi di ritmo di un Sock, sempre più sicuro. Nel dodicesimo game c’è l’apparente svolta emotiva del match: Sock annulla 3 match point consecutivi per conquistare il tie-break, uno più bello dell’altro, e appare in convinzione di poter vincere. Il tie-break si sviluppa come quello del primo sull’equilibrio, ma con più scambi e più qualità (chiude con poco meno di 50 vincenti il match Sock), e anche qui arriva il minibreak nell’ottavo punto per l’americano che, di nuovo, si fa recuperare, dando però stavolta una grossa mano e perde il tie-break decisivo 7-5 a testa altissima dopo 2 ore e 37 minuti, forse meritando anche qualcosa di più di Tsitsipas. Resta l’amaro in bocca per Jack Sock, che ha mostrato un tennis che da anni non vedevamo uscire dalla sua racchetta, e chissà che non possa essere un segnale per il futuro, di un campione ritrovato. Dunque avanza Tsitsipas, che affronterà al terzo turno un altro americano, un padrone di casa stavolta: Jenson Brooskby.

Il nativo di Sacramento ha concluso il suo match di secondo turno quasi in contemporanea con quello del greco e di Sock, pur iniziando più tardi. Brooskby non ha lasciato neanche le briciole alla tds n.25 Karen Khachanov, giocatore che sul ritmo è molto pericoloso, ma che non poteva far altro che soffrire le variazioni continue e le tante alternative del gioco di Jenson Brooksby. Il classe 2000 ha vinto 6-0 6-3 in un’ora e venti, vincendo il 75% di punti con la prima e salvando 4 palle break su altrettante concesse, in quella che più che una partita è stata una vera e propria esecuzione. Un giocatore sulla cresta dell’onda, che scala sempre più posizioni nel ranking, oltre ad aver scritto insieme a Zverev una pagina di storia del tennis qualche settimana fa ad Acapulco, e che non parte battuto con nessuno. Non ci sono precedenti tra lui e Tsitsipas, e valutando le partite di oggi insieme alla spinta prepotente che avrà il pubblico verso un ragazzo di casa, è lecito aspettarsi un’altra partita memorabile in questo terzo turno.

[WC] N.Kyrgios b. [32] F.Delbonis 6-2 6-2

Doveva essere una partita senza storia, considerate la superficie e la condizione con cui arrivava Kyrgios dopo un ottimo inizio di stagione, e così è stato. Delbonis dalla sua doveva giocare il suo tennis solido e lottato su ogni punto, augurandosi anche dei regali da parte dell’australiano, che per sfortuna della tds n.32 non sono arrivati, rimpiazzati da vincenti e grandi giocate, e hanno influito sull’esito di un match mai realmente in discussione. E dire che aveva iniziato anche bene Delbo, avanti 2-1 e con due chance di break nel quarto game, che l’australiano, di braccio e (strano a dirsi) di lucidità annulla e fa permanere l’equilibrio nel match… finché non decide di romperlo. Vince 5 game di fila Kyrgios, tra accelerazioni fuori dal mondo, smorzate e numeri da circo che mandano ai matti il povero Delbonis, totalmente in balia del gioco di Nick, che chiarisce man mano che la partita avanza, come si giochi secondo i suoi ritmi e il suo divertimento. Chiude 6-2 il primo parziale in poco più di mezz’ora, perdendo solo 4 punti al servizio.

Dopo un primo set comodo come da pronostico, subito ottiene il break nel secondo Kyrgios, anche aiutato un po’ da Delbonis, non al massimo della precisione. Passeggia poi per confermarlo, e addirittura arriva anche il doppio break: si issa a 15-40, ma di cuore e prepotenza Delbonis annulla le due palle break, attaccando anche la rete, ma sul 40-40 un passante di dritto in corsa da incorniciare dell’australiano dà un’altra chance di break, finalizzata con una risposta sulla riga e dritto a chiudere. Con un Kyrgios così c’è ben poco da giocare. Nel quarto game, per la solita svogliatezza, si ferma, e arrivano 3 palle break per Delbonis, almeno per recuperare un break e alzare un po’ la testa, ma allora subito si riscuote Nick: ace e spazzola il campo col dritto per poi chiudere a rete (oltre a un errore dell’argentino) e non lascia più nulla, vincendo il nono game di fila. Poi Kyrgios in risposta arriva ai vantaggi nel settimo, ma l’orgoglio dell’argentino per una volta è più forte: non ci sta al 6-1, e attaccando e forzando anche al servizio (forse anche un po’ irritato da tanti colpi irrisori dell’avversario, che però onestamente per un’ora ha dominato mostrando grande tennis) allunga la sfida ancora un po’. L’autraliano chiude 6-2 anche il secondo parziale, in totale poco più di un’ora, con la sua combo preferita: servizio e dritto, colpi devastanti, ma non così armoniosi come il rovescio stretto dell’australiano, che ha fatto molto male al povero Delbonis

L’argentino se l’è giocata fino alla fine su ogni punto, come se fosse in partita, e ciò gli fa onore, ma nulla ha potuto contro la strapotenza di questo Kyrgios versione deluxe, che sembra finalmente aver deciso di giocare un po’ seriamente in queste settimane, come detto anche in conferenza stampa, onorando la wild card concessagli. Quindi dopo l’annichilimento di Baez al primo turno, un altro rioplatense più da terra rossa finisce tra gli scalpi conquistati da Nick Kyrgios, che al terzo turno affronterà un altro giocatore non proprio amante del veloce, la testa di serie numero 8 Casper Ruud, con cui ci sono precedenti non solo tennistici. Un solo incontro, agli Internazionali d’Italia del 2019, vinto dal norvegese a tavolino a causa del lancio di una sedia in campo da parte di Nick in uno dei suoi momenti di follia. Ci sono stati vari botta e risposta anche sui social, dunque il match di dopodomani che, per la superficie e il livello mostrato vede favorito Kyrgios, sarà bollente sotto ogni punto di vista.

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Gestaccio di Elias Ymer a Salisburgo: con una pallata rompe la telecamera

Ancora episodio di intemperanza nel circuito ATP, con protagonista il maggiore dei fratelli svedesi

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Elias Ymer - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Abbiamo tutti ancora negli occhi la partita di sabato tra Nick Kyrgios e Stefanos Tsitsipas, uno spettacolo dal punto di vista del gioco, una vergogna per quello che hanno combinato entrambi. Se ormai le multe e le intemperanze di Kyrgios sono all’ordine del giorno (già due multe in questo Wimbledon, la prima per lo sputo verso uno spettatore dopo il match con Jubb) aveva sorpreso l’improvvisa perdita della ragione di Tsitsipas. Il greco infatti, dopo aver perso il secondo set, ha scagliato una pallina in tribuna, e ciò gli è valso 10.000 dollari di multa.

Senza entrare nei meriti di chi abbia ragione tra i due, anche perché hanno più probabilmente entrambi torto, ieri c’è stato un altro episodio che con lo sport ha poco a che fare. Elias Ymer, il più grande dei due fratelli svedesi, ha avuto un accesso d’ira dopo un errore non forzato a fine primo set nella sua partita (poi persa 2-0), al Challenger di Salisburgo contro Corentin Moutet. Ancora una volta, preso dalla rabbia, si vede il giocatore scagliare violentemente la pallina verso le tribune… solo che in questo caso la corsa si è fermata prima. Ymer infatti riesce a colpire, e chiaramente anche a rompere, la videocamera di Challenger TV posta in alto, spargendo vetri sul campo e causando l’interruzione del match da parte dell’arbitro, per verificare la praticabilità.

Ora, chiaramente si può sindacare sulla volontà o meno di centrare proprio la telecamera da parte di Ymer, ma resta il gesto di scagliare una pallina con tanta forza e veemenza verso l’alto, alla cieca, e spesso anche verso il pubblico: celebre tra questi episodi poco edificanti per professionisti come questi, quello di Djokovic allo US Open 2020, che colpendo una giudice di linea con una violenta pallata, fu anche costretto a subire la squalifica dal torneo. Dunque, al di là del livello o del nome del giocatore, sempre meno raramente accade che gesti di rabbia per un errore o un punto perso generino reazioni di questo genere, che alla lunga possono essere pericolose. E, più che procedere con delle multe, il modo migliore per iniziare ad eliminare questo fastidioso vizio sarebbe passare direttamente alle squalifiche.

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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