Venus Williams: "Per combattere la disuguaglianza tra i sessi, bisogna cambiare la cultura"

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Venus Williams: “Per combattere la disuguaglianza tra i sessi, bisogna cambiare la cultura”

Premiata con il Power of Woman 2022 la sorella di Serena ha rilasciato una lunga intervista: “Mia madre mi ha insegnato l’importanza della verità”

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Venus Williams - Miami 2018 (foto via Twitter, @MiamiOpen)
 
 

Venus Williams, una delle più grandi giocatrici di tutti i tempi nonché tennista capace di sedersi sul trono del ranking mondiale sia in singolare che in doppio rispettivamente nel 2002 e nel 2010, ha rilasciato un lunga intervista, mercoledì 4 maggio, a Claudia Eller di Variety – rivista settimanale che si occupa del mondo dello spettacolo, dell’intrattenimento e del cinema – a margine della cerimonia tenutasi a New York per premiare le protagoniste scelte per il 2022 per il riconoscimento di Power of Woman.

Il titolo viene attribuito annualmente dalla rivista americana a tutte quelle donne che, avendo una vita pubblica per via della loro professione e di conseguenza potendo godere di un grande seguito mediatico, si sono distinte per la loro capacità d’influenza al fine di smuovere le coscienze su temi sociali di primaria importanza. Insieme alla 7 volte campionessa Slam, sono state premiate anche le attrici: Drew Barrymore, la canadese Kim Cattrall e Amanda Seyfried (anche ex modella); oltre alla cantante di origini cubane Camila Cabello, e alla produttrice cinematografica e volto noto della televisione statunitense Queen Latifah.

LA LOTTA DI VENUS PER LA PARITA’ SALARIALE – La prima parte delle domande verte sulla tematica centrale e più corposa di tutto il complesso delle dichiarazioni della maggiore delle sorelle che hanno lasciato un solco indelebile nel tennis moderno: la lotta di Venus per l’equità salariale in favore delle donne e di conseguenza per la parità dei diritti fra i sessi nel mondo del tennis. (sulla marcia per la giustizia retributiva, la leggenda americana era già stata intervistata da Sports Illustrated) Una battaglia che per la quattro volte oro olimpico (3 in doppio ed 1 in singolare) è iniziata fin da suoi primi passi nel professionismo, in quella che fu un’esperienza rivoluzionaria per la giovane campionessa a stelle e strisce: “Arrivai a Wimbledon e mi resi conto di quella situazione di ingiustizia sociale. Ricordo che dissi ‘Wow non sono pagata allo stesso modo degli uomini‘. Fu sicuramente uno schiaffo in faccia ad un ragazza di soli 16 anni, duro da digerire. Quell’esperienza mi colpì duramente“. Da lì in poi l’approccio a quella tematica non fu più lo stesso per l’attuale n. 530, che avviò un’autentica crociata per colmare il divario retributivo e far sì che le donne guadagnassero lo stesso premio in denaro degli uomini. Le sue proteste, assieme ad altri fattori, contribuirono al cambiamento. Infatti, quando vinse il primo titolo a Church Road nel 2000 non ricevette il corrispettivo assegno di Pete Sampras; ma quando lo rivinse 7 anni dopo il suo premio in denaro fu identico a quello di Roger Federer ricordiamo che lo Slam britannico fu l’ultimo ad implementare la parità salariale, esattamente un anno dopo il Roland Garros -: “Due anni dopo il mio terzo trionfo sui prati dei Champhionship, dopo oltre trent’anni di lotta per avere lo stesso montepremi, arrivammo finalmente all’obbiettivo. Fu un momento meraviglioso”. E dopo non si è più fermata la cara Venus, issandosi al secondo posto all-time per prize money in carriera.

 

GLI ESEMPI PIU’ LUNGIMIRANTI: BILLIE JEAN KING E KATHRINE SWITZER – La 41enne californiana aggiunge anche un doveroso riconoscimento per un’altra “grandissima” del tennis femminile come Billie Jean king, che fu la prima negli anni ’70 a sollevare il problema della discriminazione salariale; citando inoltre altre grandi sportive che sono state in grado di cambiare la mentalità e le convinzioni arretrate della società dell’epoca come Kathrine Switzer: “Il problema non è mai stato affrontato fino agli anni ’60, quando una donna [Switzer, ndr] ha corso per la prima volta una maratona e ha dovuto fingere di essere un ragazzo“. Williams sottolinea anche: “Fino a non molto tempo fa le donne non potevano neanche possedere carte di credito o ereditare proprietà. Abbiamo combattuto migliaia di anni di disuguaglianza, quindi non possiamo pensare che il cambiamento avverrà da un giorno all’altro. Lo vogliamo e lavoriamo cercando di ottenerlo. Ma si tratta di cambiare le menti, cambiare le culture, cambiare la storia, e si tratta di non arrendersi. Le donne sono in genere pagate 82 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini e il divario salariale è ancora più ampio per le minoranze, in particolare per le donne di colore e oltre i confini americani. Almeno negli Stati Uniti si può avere una conversazione su questo tipo di questioni, mentre fuori dagli Stati Uniti è molto difficile averne“.

LE RADICI E L’IMPORTANZA DI MAMMA ORACENE, CON UN RICORDO PER YETUNDE – A questo punto la traiettoria delle riflessioni e delle considerazioni dell’ex n. 1, punta il mirino sulla famiglia e i valori che gli ha trasmesso; con anche un ricordo della sorella scomparsa. Ricordiamo che Oracene Price ebbe un primo matrimonio con Yusef Rasheed; dal quale nacquero Yetunde, Lyndrea e Isha. Poi dopo la morte del marito convolò nuovamente a nozze: “Il clima era sempre molto sereno, c’era sempre qualcuno con cui spettegolare, essendo una famiglia piena di ragazze. Mentre nostro padre, Richard, ha spinto me e Serena a diventare giocatrici di livello mondiale attraverso l’allenamento, la forza, l’umorismo e la prospettiva di una vita sana e migliore. Sono cresciuta come le mie sorelle a Compton, dove ora gestiamo un ente di beneficenza chiamato Yetunde Price Resource Center che fornisce proventi, aiuti e servizi alla comunità ed è stato fondato in onore di nostra sorella Yetunde, che è stata assassinata a Compton all’età di 31 anni. Infine mia madre fu fondamentale nel modellare me e le mie sorelle durante i nostri anni formativi“. Dopodiché Venus fa un ritratto più approfondito della madre Oracene, facendo capire che meravigliosa ispirazione sia stata ed è tuttora sua madre: Mia madre è stata ed è una fonte d’ispirazione. È una donna meravigliosa e divertente, una donna forte, una brava tennista e un’ottima cuoca. È anche molto forte spiritualmente, quindi ci ha dato l’opportunità di avere fede e speranza e di essere calme e non stressate per le preoccupazioni quotidiane. Inoltre ci ha impresso l’importanza di dire la verità e vivere la verità“.

I MODELLI DI DONNA IDEALE – Nella seconda parte della chiacchierata con la giornalista – tra le più rilevanti del panorama dello spettacolo – è stato chiesto alla 41enne di Lynwood quali siano i suoi modelli di donna ideale e ai quali s’ispira costantemente. Venus ha spaziato molto nella risposta, affermando che oltre alle fondamentali radici familiari, i suoi punti di riferimento femminili sono riscontrabili anche in altre sfere, come quello dell’artista tedesca Anni Albers o della pluricampionessa di atletica leggera Wilma Rudolph o ancora di donne forti come la scrittrice Winfrey e capaci di supportare e sostenere grandi uomini politici con responsabilità non di poco conto come l’ex first lady Michelle Obama: “Sicuramente, oltre a mia madre e alla mie sorelle che sono state fondamentali, guardo a delle tipologie di donne diverse dal solito e che sprigionano in me molto interesse nei loro confronti. Chi non potrebbe amare Oprah Winfrey e Michelle Obama“. Poi sposta il focus sulla defunta creativa teutonica. “Ha finito per dover lavorare nel settore tessile perché era quello che veniva previsto in quel periodo. Ma era un’artista incredibile che ha davvero abbattuto le barriere per le donne”. Infine spazio alla velocista e tre volte medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma ’60, alla quale fu diagnosticata la grave malattia infettiva da bambina e gli venne detto che non avrebbe più potuto camminare: “Non so come si diventa un campione olimpico con la poliomielite, ma lei lo ha fatto. Incredibile“.

IL RITIRO E’ ORMAI IMMINENTE – L’ultimo stralcio del dialogo è invece riservato a quello che sarà il nuovo capitolo della sua vita quando deciderà di appendere definitivamente la racchetta al chiodo. Venus non ha voluto rivelare nessun dettaglio in merito a quando ha intenzione di ritornare alle competizioni, ma comunque si è lasciata andare nell’immaginare cosa gli riserverà il futuro, e negli ultimi mesi grazie ad attività extracampo – come la sponsorizzazione del film King Richard e il suo ruolo di produttrice esecutiva nel progetto. Nel quale ha cercato di sviluppare al massimo ogni personaggio, si è però rifiutata di commentare lo scivolone di Will Smith durante la notte degli Oscarha iniziato già ad assaporare cosa ci sarà per lei dopo il tennis. Prima di tutto le sensazioni sul ritiro, seppur non ancora deciso, ormai imminente vista l’età: “ Sono consapevole che ormai il ritiro non è così lontano“. Poi la cinque volte campionessa di Wimbledon ha posto l’accento sul meraviglioso viaggio che è stato King Richard – film sulla sua famiglia e soprattutto sulla figura del padre.

IL FUTURO NEL CINEMA, SENZA ABBANDONARE LO SPORT – Si è infatti concentrata su quanto sia stato bello condividere quest’esperienza con le sorelle Serena (qui il libro sulla storia mai raccontata sulla dinastia Williams) e Isha Price e in particolar modo su quanto l’attrare il mondo del cinema, soprattutto quello dei documentari sportivi. Che sia stata delineata la sua professione futura? Chi lo sa, sicuramente chi meglio della prima giocatrice afroamericana della storia dell’Era Open ad occupare la prima posizione mondiale, per raccontare le gesta sportive: “Ci sono così tante donne straordinarie a Hollywood con cui sarebbe bello lavorare. Mi piacerebbe lavorare con la regista Ava DuVernay, che ha diretto il documentario di ESPN del 2013 ‘Venus Vs’, il quale racconta la mia lotta per l’equità salariale nel tennis. Voglio continuare a raccontare storie di sport perché questa è la mia natura, ma non penso che si debba sempre raccontare una storia sportiva attraverso esclusivamente la lente della competizione, tralasciando quella umana. Dunque il mio sogno sarebbe quello di raccontare storie in cui mi rispecchio e con le quali riesco a creare anche un legame speciale, con l’obbiettivo di farle rivivere nei cuori dei bambini”. Ci tiene però a precisare che non ha nessuna intenzione di passare dall’altro lato della telecamera: “Non sarò mai un’attrice e non vorrei mai stare davanti ad una telecamera (ride)”. Infine per concludere una curiosità molto simpatica riguardante un oggetto che non può mai mancare nella sua valigia, con la quale ha viaggiato e continua a viaggiare in giro per il mondo: “Sono una regina del karaoke. Adoro cantare tutto il giorno e porto sempre con me in viaggio un microfono“.

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Wimbledon, preview quarti: Halep-Anisimova, Nadal-Fritz e Garin-Kyrgios

LONDRA – Due semifinali anticipate fra Simona e Amanda, e fra Rafa e Taylor. Più la curiosità per Nick contro Cristian, fisico dell’australiano permettendo

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(da Londra il nostro inviato)
Simona Halep – Amanda Anisimova
Dal punto di vista di Simona, una partita molto molto simile a quella vinta in modo nettissimo su Paula Badosa, che è una giocatrice di tipologia quasi sovrapponibile ad Amanda. Bei fisici, belle botte con tutti i fondamentali, tendenza a cercare le palle filanti e semipiatte. Purtroppo per loro, davanti a una maestra della corsa e del contrattacco come la Halep in forma vista qui a Wimbledon, o realizzano percentuali straordinarie, o non ne escono. Favorita Simona, quindi, a meno di una prestazione straordinaria di Anisimova.
Consigliata a chi apprezza le battaglie fra violenza e manovra.

Taylor Fritz – Rafael Nadal
Il match del giorno, perchè Taylor è arrivato ai quarti giocando bene, in crescendo, e mettendo in mostra un bell’adattamento all’erba. Mi perdoneranno gli avversari precedenti, a cominciare da Lorenzo Sonego, ma questo sarà il primo vero test per Rafa, e se lo supererà probabilmente la semifinale con chi vincerà tra Garin e Kyrgios sarà meno pericolosa, dati i problemucci fisici e di affaticamento accusati dal favorito di quella sfida Nick. Se poi dovesse uscirne Garin, insomma, immaginarlo battere Nadal sul centrale mi riesce difficile. Ma prima, per lo spagnolo ci sono da affrontare i gran servizi, i drittoni, i rovesci ficcanti e l’ottima fisicità di Fritz, che a Indian Wells l’ha battuto, anche se era stata una partita fra infortunati vinta dal meno malconcio.
Consigliata ai tifosi di Rafa, e pure a quelli di Djokovic che potranno monitorare lo spauracchio.

Cristian Garin – Nick Kyrgios
Il simpatico Cristian piace un po’ a tutti, è un ragazzone allegro e davvero forte (è stato nei primi 20, ora è 43 ATP), ma decisamente quello che gli sta succedendo quest’anno a Wimbledon ha del miracoloso, considerato che è un picchiatore da terra e cemento prestato ai prati con diverse perplessità tecniche. Qualche giorno fa ha dichiarato: “quando ho visto che avrei dovuto giocare contro Berrettini ero furibondo. Lui e Djokovic per me erano i più forti del torneo, mi sembrava una vera sfortuna avere Matteo al primo turno“. Sono d’accordo con lui, i rimpianti per Matteo vengono fuori ogni volta che scrivo il suo nome. Dovrebbe bastare una versione di Nick appena sufficiente per far valere la differenza di talento e propensione all’erba, ma con l’australiano fare pronostici è semplicemente inutile. Speriamo che Kyrgios stia bene atleticamente, e che sia un confronto divertente.
Consigliata a tutti, come sempre quando scende in campo Nick.

 

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Wimbledon, Maria: “Mi piace che si parli di me come madre. Cambiare il rovescio non è stato semplice”

La veterana tedesca raggiunge la prima semifinale Slam della carriera. Dopo i 34 anni, solo altre cinque campionesse sono riuscite nell’impresa a Wimbledon

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Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Non si ferma l’incredibile corsa di Tatjana Maria, che a quasi 35 anni (li compirà l’8 agosto) ottiene la prima semifinale Slam della carriera. La tedesca fa suo il derby contro la connazionale Jule Niemeier, che al secondo turno aveva eliminato la testa di serie numero due Anett Kontaveit. “È fantastico, ho cercato di mantenere la calma nello spogliatoio e capire quello che avessi fatto, ma è ancora difficile da realizzare!”. Queste sono state le primissime parole della numero 103 del mondo all’esordio in conferenza stampa, lei che è soltanto la quarta giocatrice dal 1984 a raggiungere le semifinali a Wimbledon nonostante fosse fuori dalla top100 ad inizio torneo (le altre sono Mirjana Lucic, n°134 nel 1999; Jie Zheng, n°133 nel 2008 e Serena Williams, n°181 nel 2018).

D: Ti sei attenuta alla tua solita routine questa mattina, con la solita lezione di tennis con tua figlia? E oltre a ciò, ci racconti che cosa vuol dire vivere queste emozioni insieme alla tua famiglia?

Tatjana Maria: “Sì, era tutto uguale. Questo mattina siamo arrivati ​​alle 8:30 e Charlotte (sua figlia, ndr) aveva una lezione. Continuiamo alla stessa maniera: fuori dal campo per me non cambia nulla, quindi cerco di continuare così. Anche se giocherò le semifinali (sorride)!”

 

D: Si parla molto del fatto che sei madre di due bambine e quanto tutto ciò sia incredibile. Ti piace essere descritta così o preferiresti, semplicemente, che si parlasse di te come una tennista?

Tatjana Maria: Mi piace assolutamente che si parli di me come madre. Penso che questa sia la cosa più importante della mia vita. Sono in semifinale di Wimbledon ed è incredibile, ma sono pur sempre una mamma. Dopo questo torneo vedrò i miei figli e farò le stesse cose che vedo e faccio ogni singolo giorno”.

D: Hai appena detto che è incredibile quello che hai raggiunto. Come mai?

Tatjana Maria: “Sicuramente perché questo è il miglior Grande Slam della mia carriera. In passato avevo soltanto raggiunto una volta il terzo turno qui, mentre negli altri Major non ero mai andata oltre il secondo turno: ora sono in semifinale a Wimbledon. Ho sempre creduto di avere qualcosa dentro, però essere arrivata a questo punto, specialmente dopo che un anno fa ho dato alla luce la mia secondogenita, è qualcosa di incredibile.

D: Che cos’ha detto Charlotte della tua vittoria?

Tatjana Maria: Charlotte è felice di poter stare altri due giorni qui! Ha capito che è qualcosa di davvero speciale, è molto orgogliosa di me e questo è fantastico”.

D: Posso chiederti qualcosa sul cambiamento del tuo rovescio? Dev’essere molto rischioso cambiarlo ad un punto già avanzato della tua carriera: quanto è stato difficile? Ha funzionato fin dall’inizio oppure no?

Tatjana Maria: “È stato molto complicato, perché dalla parte del rovescio giocavo soltanto lo slice. Non avevo mai giocato un rovescio a due mani, nemmeno quando la mia avversaria veniva a rete. Mio marito mi ha detto di voler provare a cambiare il mio rovescio e farmelo giocare a una mano: è stato rischioso, certo, ma mi sono totalmente fidata di lui. Ora mi sembra di non aver mai giocato un colpo diverso da questo. Ovviamente all’inizio non era facile, avevo bisogno di fiducia e di giocarlo quante più volte possibile. Con il tempo è sempre andato meglio.

D: La lista delle donne che sono riuscite ad approdare in semifinale a Wimbledon dopo i 34 anni comprende Billie Jean King, Martina Navratilova, Chrissie Evert, Venus Williams, Serena Williams e ora Tatjana Maria. Che effetto fa far parte di questo gruppo?

Tatjana Maria: È incredibile, davvero. Non riesco ancora a credere che il mio nome appartenga a questo gruppo, senza dubbio mi rende orgogliosa.

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Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.


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D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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