Roland Garros, Trevisan: "Sono felice in campo e amo quello che faccio. Il mio passato mi aiuta a stare nel presente" [VIDEO]

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Roland Garros, Trevisan: “Sono felice in campo e amo quello che faccio. Il mio passato mi aiuta a stare nel presente” [VIDEO]

Martina Trevisan guarda già avanti: “Non vedo l’ora di sapere cosa mi riserverà il futuro”. Sull’etica dell’allenamento: “Perdere il secondo set, e arrivare al terzo cercando di dimenticandosi quello che è successo, è il lavoro di tanti giorni.”

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Martina Trevisan - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

Ritorna sul luogo del delitto Martina Trevisan e fa ancora meglio di quanto fatto due anni prima. Dopo essersi spinta ai quarti di finale partendo dalle qualificazioni nell’edizione autunnale 2020 riprogrammata dopo lo stop del circuito per il COVID, quest’anno Martina sfrutta l’entusiasmo del primo titolo WTA conquistato a Rabat e si proietta verso la prima semifinale slam in carriera. Gioia ed entusiasmo che emerge tutta dalla conferenza stampa che ha seguito il successo contro Leylah Fernandez. Dopo aver ascoltato in esclusiva il suo allenatore Matteo Catarsi, è il momento di prestare attenzione anche alle parole della nuova n.1 d’Italia, Trevisan.

Domande in italiano.

D. Che cosa ti sei detta a fine secondo set? Perché poi sei rientrata in campo molto aggressiva. MARTINA TREVISAN: Ero molto stanca e avevo bisogno di andare in bagno. E poi niente, avevo bisogno di stare un attimino in una stanza chiusa, senza le persone, un po’ in silenzio per riprendermi, darmi una sciacquata al viso. Insomma, stavo giocando per la semifinale, c’era ancora un set davanti a me ed era giusto ripartire da zero.

 

D. Quando è finita la partita e ti sei incontrata con il tuo team, qual è stata la prima cosa che hai detto? Qual è stato il primo pensiero che hai avuto quando hai alzato le braccia al cielo. MARTINA TREVISAN: Ero semplicemente felice, come ho già scritto, lo dedico al mio babbo. È stata una partita lunga, piena di difficoltà, tensione, paura, gioia. Ero molto felice e allo stesso tempo stanca. Ora sento che ancora un po’ di stanchezza deve arrivare, poi da domani ci si inizia a ricaricarsi.

D. Come hai approcciato la sfida tatticamente? MARTINA TREVISAN: Il gioco che ci eravamo promessi di fare era di tenerla il più lontana dal campo, da dentro il campo, perché lei comunque sta sempre sulla riga quindi bisognava essere profondi. E poi cercare di farla muovere perché da ferma e da vicino gioca molto bene.

D. Che rapporto hai con le tenniste italiane del passato come Pennetta e Schiavone? Che cosa ti ha colpito di loro? MARTINA TREVISAN: Sono state tutte un’ispirazione per noi che eravamo un po’ più piccole, che eravamo un po’ più indietro. Vederle in televisione raggiungere quello che hanno raggiunto è stata una cosa bella. Flavia è sempre stata quella che mi piaceva di più ammirare e guardare, e quindi credo che l’ammirazione, sia tecnica che personale, sia una cosa che ci ha aiutato.

D. Rispetto al successo di due anni fa qui (quarti di finale), cosa c’è di diverso? Questa volta ci credi di più avendo avuto quel successo? MARTINA TREVISAN: Sì, senz’altro è diverso. Perché comunque due anni fa arrivavo da poca esperienza in questi palcoscenici quindi è diverso. Lo scorso anno è stato molto importante e oggi lo sto vivendo in maniera migliore. […] Riuscire a vincere partite del genere è frutto dell’allenamento di tutti i giorni, non ci nasci. Bisogna fare tanta esperienza lavorando ogni giorno. Credo che perdere il secondo set, e arrivare al terzo cercando di essere lucida dimenticandosi quello che è successo, è il lavoro di tanti giorni.

Domande in inglese (tradotte). IL MODERATORE: Sei in semifinale in un torneo del Grande Slam per la prima volta nella tua carriera. Quanto sei felice?

MARTINA TREVISAN: Tanto (sorridendo). È un momento incredibile per me. Oggi è stata una partita molto difficile, ma ce l’ho fatta, quindi sono molto felice.

D. Leylah Fernandez ha avuto un problema fisico oggi. Quanto è stato difficile per te chiudere la partita? Hai avuto match point nel secondo set. Quanto è stato difficile mettere fine a questa sfida?

MARTINA TREVISAN: Sì, è stato un match con molte emozioni, perché si trattava di un quarto di finale Slam. Sì, è stato molto difficile chiudere la partita. Ho accettato la situazione e ho guardato avanti. Eccomi qui sono in semifinale, quindi ce l’ho fatta.

D. Dato che il tuo nome è Martina, quanta pressione e aspettative di essere una grande giocatrice ci sono su di te?  Perché pensi di giocare così bene in questo momento?

MARTINA TREVISAN: Sì, sto giocando molto bene. Ho giocato molte partite. Penso di giocare il mio miglior tennis, ma so di poter giocare ancora meglio. Sì, non vedo l’ora di sapere cosa mi riserverà il futuro.

D. Oggi hai sperimentato il livello più alto di pressione nella tua carriera? Pensi che la semifinale ci sarà un livello di pressione più alto?

MARTINA TREVISAN: Per il momento sì, ma non sappiamo cosa sarà in futuro. Oggi c’è stata molta tensione in campo. Ma penso che sia normale, perché si trattava del secondo quarto di finale per me, ma ero così vicino alla semifinale. Quindi penso che sia normale provare quel tipo di emozione.

D. So che non avevi mai giocato contro di lei prima di oggi, ma hai percepito che c’era qualcosa di strano nel suo modo di muoversi? Sentivi che fosse già infortunata prima di scendere in campo?

MARTINA TREVISAN: No, non all’inizio. Forse di più nel secondo set. Ma, voglio dire, ho cercato di concentrarmi sul mio gioco perché non sai mai cosa succede dall’altra parte del campo

D. Hai affrontato alcune sfide difficili fuori dal campo e anche sul campo. Cosa ci dicono le ultime due settimane e la prestazione di oggi su come sei come persona?

MARTINA TREVISAN: Insomma, penso che tutti abbiano un vissuto importante. Penso che ciò che conta è chi sono in questo momento, che sono felice in campo, che sto facendo quello che amo. Quindi il mio passato è passato e mi aiuta a essere nel presente, a essere quella che sono adesso.

D. Dato il match point non convertito nel secondo set, come sei riuscita a rimanere solida e mentalmente forte fino al terzo? Perché spesso quando qualcosa è così combattuto e vicino alla conclusione, un giocatore potrebbe innervosirsi e non giocare altrettanto bene.

MARTINA TREVISAN: Mi sono guardata intorno ed ero nel campo più importante del mondo. Anche io sentivo molta tensione ed ero così nervosa perché persino le mie braccia sentivano la tensione, ma ero comunque felice. Ho accettato la situazione, perché, come dicevo, era normale sentire la tensione, perché stavo giocando per la mia semifinale ed ero a match point. Quindi ho accettato la situazione e ho cercato di essere concentrata su ogni punto. Queste sono state, credo, le cose più importanti che ho fatto oggi.

D. Giochi con molta passione e lo vediamo dal modo in cui giochi. Quando è un fattore a tuo favore quando sei in campo, e quando a volte non è una cosa così positiva?

MARTINA TREVISAN: Mi piace lottare. Mi piace l’adrenalina. Mi piace il momento prima di entrare in campo, perché c’è molta energia. Sono tutte cose che ti rendono vivo.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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WTA Toronto: Gauff vince lo scontro tra neo finaliste Slam con Rybakina, Pliskova domina Anisimova

Karolina si prende la rivincita dopo la sconfitta subita a San José pochi giorni fa. Le difese di Cori prevalgono sulle staffilate di Elena

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Cori Gauff - Berlino 2022 (Twitter - @wtatour)
Cori Gauff - Berlino 2022 (Twitter - @wtatour)

Il National Bank Open di Toronto entra nel vivo con la quinta giornata di gare, oggi mercoledì 10 agosto era la volta dei match di secondo turno valevoli per un posto negli ottavi di finale del “1000” canadese.

Gli organizzatori del torneo hanno deciso di non mutare l’ora d’inizio del programma, inizialmente prevista per le 12:00 – ora locale – ma poi modificata dopo la giornata di lunedì funestata dalla pioggia con la decisione di anticipare di un’ora l’avvio della sessione diurna. Dunque il menù tennistico odierno, del Canadian Open al femminile, ha visto aprire i battenti alle 17:00 italiane considerando le sei ore di fuso orario che ci sono rispetto al Bel Paese.

Sul Court 1, terzo campo per importanza, hanno dato il via alla mattinata nordamericana la tds n. 14 Karolina Pliskova e la statunitense Amanda Anisimova. La 20enne del New Jersey dista in classifica dall’esperta ceca ben 8 posizioni, essendo attualmente situata al n. 22 del ranking. Lo scontro sembra che stia diventando una “classica” del tennis femminile contemporaneo, dato che quello in terra candese è stato il sesto confronto diretto tra le due giocatrici nonché il quinto nelle ultime due stagioni. Il ricordo dell’ultima vota che si sono date battaglia sul campo è freschissimo, è accaduto esattamente una settimana fa: agli ottavi del cinquecento californiano di San José, la giocatrice di origini russe si è imposta in rimonta per 6-1 al terzo.

 

UNA PLISKOVA INCONTENIBILE – Anche oggi il medesimo punteggio del set conclusivo, nel loro più recente duello, si è manifestato a più riprese ma con al differenza che in questo caso a goderne è stata Karolina. La due volte finalista Slam ha infatti fatto sua la partita con un netto doppio 6-1 in neanche un’ora di gioco, accedendo così al round successivo e vendicandosi della sconfitta subita pochi giorni fa. Un successo che rimarca la distanza nel computo totale degli H2H, ora la finalista uscente del torneo guida 5-1. A rompere l’equilibrio del match, segnandolo in modo irreversibile è stato il parziale della ceca di 8 game consecutivi, che dal 1-1 del set inaugurale hanno condotto la 30enne di Louny sino al 4-0 “pesante” del secondo. Pur non potendo usufruire di una percentuale di rilievo con la prima palla di servizio, Plsikova si è mostrata molto abile nel saperla rendere efficacie con 7 ace e il 71% di punti vinti. Anche la seconda non è stata da meno: un ottimo 65% di realizzazione, che è stato di grande aiuto nel far sì che la n. 14 WTA superasse indenne le uniche due palle break concesse nell’incontro.

La National Bank Granstand è stata invece inaugurata dall’interessante incrocio tra due delle maggiori novità presentate dai primi sei mesi di stagione. Due nuove stelle, che hanno dimostrato di essere competitive per i massimi livelli raggiungendo la loro prima finale Slam della carriera. La prima, n. 11 del ranking, ha solamente diciotto anni ma è oramai sulla bocca di tutti da diverse stagioni con l’appellativo di predestinata; dall’altro canto se batti una certa Venus Williams sui prati londinesi di uno “sconosciuto” Centre Court quando le tue coetanee sono unicamente assillate dal complesso passaggio dall’infanzia all’età adolescenziale, è fisiologico che si scateni a più non posso l’attenzione dei media.

DUE ASTRI NASCENTI PRONTI A DARE INIZIO AD UNA SAGA – L’altra, in questo momento posizionata alla 27esima piazza della classifica – ma avrebbe dovuto essere molto più su – è una 23enne kazaka scartata dalla madre patria Russia e quindi costretta a cercare fortuna e sostegno dalle parti di Nur Sultan. Un ripiego non così disdicevole, tenendo presente l’enorme possibilità economica della federazione kazaka, ma certamente molto più all’oscuro dal grande tennis. Si pensava di lei, che fosse sicuramente una giocatrice di buon livello: moderna, grandi servizi, staffilate piatte da fondo che fanno male. Però obbiettivamente quasi nessuno avrebbe scommesso, neppure un penny, che la bella Elena si sarebbe addirittura spinta fino al trionfo nell’evento di tennis più importante da quando l’uomo ha memoria. Una cavalcata così sorprendente, che persino la protagonista dell’impresa è stata sopraffatta dalla comprensibile emozione di chi è totalmente spaesato – e nel momento non a proprio agio in quel tipo di situazione – nell’ambiente in cui si trova. Stiamo ovviamente parlando della finalista del Roland Garros Cori Gauff e della campionessa in carica di Wimbledon Elena Rybakina.

L’incontro andato in scena è stato al cardiopalma, quasi tre ore di struggente contesa la kazaka è abituata alle lotte prolungate. Le due protagoniste era come se volessero dimostrare, che il loro approdo all’ultimo atto di un Major non sia stato un acuto senza possibilità di essere ripetuto, inoltre avevano la necessità di far vedere di possedere qualcosa in più rispetto all’avversaria, autrice dello stesso percorso. E’ probabilmente quel lumicino in più a favore di Coco, che non ha ancora raggiunto il grande traguardo, può aver delineato la minima differenza che ha deciso la sfida. Dal canto suo Rybakina ha lottato fino alla fine, ma si è dovuta arrendere per 6-4 (8)6-7 7-6(3).

Dopo aver perso il primo set, nonostante avesse avuto lei a disposizione le prime palle break della partita nel quarto game, in cui ha pagato lo strappo dell’americana sul 3-3; la nativa di Mosca si è trovata ad un passo dalla resa definitiva nel tie-break del secondo. La n. 27 WTA, ha visto infatti la tds n. 10 involarsi sul 6-3 nel gioco decisivo, ma è stata freddissima Elena ha scovare dentro di sé la forza necessaria per cancellare i tre match point consecutivi – i primi due in risposta – più un quarto ancora in ribattuta nel quindicesimo punto del deciding game; per poi sfruttare il secondo set point e rimandare il verdetto al terzo. La frazione finale è stata condizionata pesantemente dall’instabilità dei servizi: girandola di strappi e cuciture, dal terzo gioco ce ne sono stati ben 6 nei successivi 7 turni di battuta. Inevitabile perciò che l’esito venisse redatto nuovamente al jeu décisif, se il set regolare era stato teatro di break a ripetizione, il game finale ha fatto anche peggio: 3 mini-break a testa, più un settimo in favore di Gauff che ha chiuso il match. Cori è riuscita ad avere la meglio nonostante 13 doppi falli commessi e un in insufficiente 46% di trasformazione con la seconda. Sul piano la strabiliante abilità difensiva della classe 2004 di Atlanta, si è dimostrata alla lunga superiore sulle bordate offensive della kazaka da fondocampo.

IL TABELLONE DEL WTA 1000 DI TORONTO

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ATP

ATP Montreal: Il magic moment di Kyrgios continua, battuto Medvedev in rimonta. Alcaraz piegato da Paul, gli avversari si esaltano contro Carlos

L’australiano centra la seconda vittoria contro un n. 1 della classifica mondiale: ci riuscì nel 2014 contro Nadal a Wimbledon. Le due partite sembrano segnare altrettante fasi della carriera di Nick

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

Erano 21 anni che le prime due teste di serie di un torneo di categoria “1000”, oggi denominati ufficialmente Masters 1000, non venivano eliminate contemporaneamente al primo turno, che nel loro caso potendo godere di un bye è il secondo round. Infatti a succedere alle cocenti sconfitte di Guga Kuerten (n. 1) e Andre Agassi (n. 2) a Stoccarda 2001 per mano rispettivamente del bielorusso Max Mirnyi e del marocchino Hicham Arazi, ci sono i ko di Daniil Medvedev e Carlos Alcaraz al Omnium Banque Nationale presented by Rogers. Una situazione, che andando ad approfondire per gli amanti dei numeri, non si verificava all’Open del Canada addirittura dal 1996, quando Thomas Muster e Goran Ivanisevic abbandonarono l’evento nordamericano sotto i colpi del padrone di casa Daniel Nestor e dello svedese Mikael Tillstrom.

N. Kyrgios b. [1] D. Medvedev (2)6-7 6-4 6-2

Il match del torneo, quello che tutti fremevano di ammirare appena dopo l’esito dell’urna del sorteggio, è andato a Nick Kyrgios. Continua l’incredibile annata del rilancio per l’australiano, che sta approdando finalmente verso i lidi del tennis mondiale che competono al suo magnifico talento. Oggi ne ha dato l’ennesima riprova, mostrando crescenti progressi sul piano psicologico: ha saputo andare oltre la fatica e la stanchezza, con fine abilità nel perseguire una partita impostata sul serve&volley. Il 27enne di Canberra ha prevalso in rimonta sul n. 1 del tabellone Daniil Medvedev per (2)6-7 6-4 6-2 in due esatte di gioco. Un confronto tra due giocatori molto in palla, entrambi vittoriosi la scorsa settimana a Washington e Los Cabos.

 

Si vendica così Nick della sconfitta subita in quattro set all’inizio dell’anno a casa sua in Australia, portandosi sul 3-1 nel computo degli H2H, ha vinto anche a Roma e nella finale di Washington tre stagioni fa. Ma probabilmente il dato più rilevante è che questa è la seconda vittoria della carriera contro un n. 1 per Kyrgios, ci era riuscito soltanto nel 2014 agli ottavi di Wimbledon contro Nadal. Quella fu la partita che fece conoscere Nick al grande pubblico, ma soprattutto fu la dichiarazione di cosa era capace di fare. Il talento ce sempre stato, la continuità mentale pare averla raggiunta adesso. Perciò è un match epocale e spartiacque che segna un prima e un dopo per certi versi nella sua carriera, dal successo ad appena 19 anni sul campo più importante del mondo con il proprio nome sulla cresta dell’onda ma che è stato uno dei tanti exploit dei successivi 8 anni privi di stabilità per raggiungere grandi risultati; al trionfo della maturità raggiunta a 27 anni e che potrebbe regalare a Nick nell’ultima parte della sua vita da atleta le vittorie che il suo braccio merita.

IL MATCH – Il primo game della partita è già indicativo sullo stato delle condizioni fisiche dell’australiano, Kyrgios si proietta costantemente verso la rete mostrando chiaramente la sua strategia tattica per la sfida odierna: ha intenzione di utilizzare frequentemente il serve&volley per sprecare il meno possibile a livello di energie ed evitare d’invischiarsi nel terreno di caccia preferito del russo, quello del palleggio da fondocampo. Ovviamente è facile intuire che se Nick vorrà perseguire uno schema di gioco estremamente aggressivo, sarà fondamentale per lui avere una resa al servizio inossidabile e continua.

La prima parte del set ci dice che la battuta, come del resto sta avvenendo nell’ultimo periodo, sta funzionando a meraviglia. S’intravedono alcuni scambi soltanto durante i turni di servizio di Medvedev, ma anche il n. 1 del mondo è molto solido con il fondamentale d’inizio. In particolar modo Daniil sta brillando nel primo colpo in uscita dal servizio, giocando la prima esecuzione con eccezionale precisione. Questo gli permette di comandare immediatamente il punto, per poi sfiancare il giocatore di Canberra sulla diagonale sinistra. Nel sesto gioco si vedono le prime variazioni con il back del n. 37 ATP e la smorzata dell’orso di Mosca, ma l’equilibrio regna sovrano.

Si giunge sul 4-4, con le ribattute che hanno raccolto solamente 5 punti complessivi. Nick è invalicabile alla battuta, sostanzialmente non parte mai lo scambio nei suoi turni: il massimo a cui si può assistere è un tentativo di passante del moscovita quando la prima o la volée non si rivelano definitive. Questa totale assenza di pericolosità in risposta innervosisce e non poco il campione dello Us Open, perché sa perfettamente che se il finalista di Wimbledon non calasse sarebbe dura per lui impensierirlo. Più passano i minuti e sempre di più si consolida la sensazione di maggiore insidia per la battuta di Medvedev. La percezione diventa realtà nel decimo game, dove Danill chiamato a prolungare il set inciampa in due doppi falli ma soprattutto Nick trova un paio di soluzioni da cineteca: prima una rispostona in allungo vincente di dritto, all’incrocio delle righe, poi il capolavoro con lo slice a rallentare e l’uscita bimane lungolinea folgorante. Arrivano così le prime due palle break del match, che dunque sono anche set point: sono opportunità che pesano come un macigno, ma Medvedev è inappuntabile con il servizio scagliando una prima vincente e un ace.

In realtà il 26enne deve soffrire un altro po, a causa adesso di qualche imprecisione nelle esecuzioni ma senza rischiare ulteriormente si salva. L’ex n. 13 a questo punto deve affrontate le prime reali difficoltà della sua partita, con il primo game ai vantaggi in battuta per via di qualche seconda di troppo, che lo costringe a fare gli straordinari al volo. Tuttavia ancora una volta facendo leva sul proprio repertorio da doppista, peraltro in scia di un doppio trionfo nella specialità tra Atlanta e Washington, Nick non concede nessuna concreta chance. Si arriva così al prevedibile tie-break, dove si deciderà tutto ai punti e nel quale anche la più piccola disattenzione potrebbe costare il parziale: il primo a sbagliare è Kyrgios, tra il terzo ed il quarto punto ricerca un angolo troppo pronunciato con la volée di rovescio e poi sempre nello stesso lato del corridoio manda largo uno schiaffo al volo. Così’ Daniil senza fare nulla di trascendentale si ritrova sul 6-1, Nick allora perde le staffe e scaraventa una pallata fuori dall’impianto, inevitabile il warning. Infine altro gratuito a rete, che chiude il set 7 punti a 2.

L’australiano però non demorde, parte forte nel secondo set e grazie ad un bellissimo cross di dritto breakka immediatamente per poi consolidare l’allungo, nonostante vada sotto 0-30, e salire 2-0 con anche un pericolo 30-30 che non riesce a trasformare in una possibilità di doppio break. Continua l’ex n. 1 a non patire il bimane moscovita, reggendo alla grande quella direttrice oltre a mostrare un’eccezionale capacità di anticipo sulla palla per prendere campo e togliere tempo all’avversario. In questo secondo set si scambia decisamente di più, Daniil mette ancora pressione con un altro 30-30 nel quarto gioco ma il n. 37 non se vuole sapere di cedere il servizio. I fondamentali d’inizio gioco a questo punto non lasciano neanche le briciole e Nick vince 6-4 il secondo set, durato 36 minuti.

La grande battaglia dei servizi continua nella frazione finale, anche se l’equilibrio rischia di rompersi già in apertura come accaduto ad inizio secondo parziale. Il 27enne di Canberra adesso infatti accusa la stanchezza, essendo così costretto a diminuire la velocità del suo servizio per prediligere soluzioni più lavorate in slice per ricercare maggiormente gli angoli e avere di conseguenza più tempo per scendere a rete. Nick oggi è perfetto nelle sistematiche discese in avanti, di vecchia scuola; tuttavia qualche errore in più per via dell’appannamento fisico è fisiologico. Dall’altra parte inoltre è molto concentrato e attento Medvedev, pronto a sfruttare il minimo passaggio a vuoto dell’avversario: ecco quindi materializzarsi due pericolosissimi break point, l’ex vincitore dell’Australian Open 2013 allora decide di mostrare tutti i progressi fatti sul piano mentale quest’anno, con l’ace numero dieci e undici pareggia, e va sull’1-1. Questo salvataggio si rivelerà decisivo e propedeutico per lo strappo finale, nel quinto gioco anche se le energie stanno venendo meno il talento trascina l’australiano; che mette in fila una serie di risposte insensate con spettacolare anticipo. Break sigillato da un passante bimane incrociato tirato da posizione invereconda, con Nick ormai incontenibile che consolida a 0. Il match si conclude qui, Medvedev si spegne: commette un doppio fallo e due marchiani errori di rovescio. Anche il nastro gli è sfavorevole, doppio break (5-2) e Kyrgios può approdare agli ottavi al servizio.

ALCARAZ MOSTRA I PRIMI SCRICCHIOLII – Dopo due finali consecutive, seppur perse per mano degli azzurri Musetti e Sinner, Carlos Alcaraz non mantiene fede al suo status di seconda testa di serie e all’esordio nel Canada Open viene estromesso immediatamente da Tommy Paul (n. 34 ATP) subendo la rimonta dell’americano per (4)6-7 7-6(7) 6-3, questo lo score finale a conclusione di una battaglia infernale di quasi tre ore e mezza di gioco (3h24). Una versione dell’allievo di Ferrero, che comincia a mostrare i primi scricchiolii e le prime crepe del suo tennis, dopo la devastante prima parte di stagione. Sapevo che un giocatore del suo tipo, non poteva reggere quel livello per 12 mesi, ma la sensazione sempre più incalzante è che in un certo senso porti gli avversari ad innalzare il loro livello massimone avevamo già parlato dopo Miami -. Un match pazzesco, che lo statunitense avrebbe potuto far suo anche in due set se solo non avesse gettato al vento l’opportunità di servire per la sfida sul 5-4 del secondo e non avesse mancato i due match point avuti entrambi sul proprio servizio al tie-break, un set nel quale Carlos era avanti 3-0 salvo poi farsi recuperare e vincere in volata nel gioco decisivo dopo aver rischiato seriamente di finire nel burrone. Infine l’apoteosi del parziale finale, con Tommy a frantumare due break point in apertura e a rompere gli indugi con il break del quarto game. Per completare l’ultimi scampoli thriller: Alcaraz annulla altri 4 match point (6 in totale), due di fila e dopo 12 punti rimane in scia. Questo sforzo gli garantisce un’opportunità per riaprire tutto, ma Paul supera brillantemente l’ultima curva e vince al settimo match ball. Per lui 42 vincenti e 32 non forzati, Alcaraz in perfetto equilibrio (36/36), ma paga la poca efficienza della seconda.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP

ATP Montreal: Sinner batte in rimonta Mannarino e raggiunge Carreno Busta agli ottavi

Jannik Sinner parte male ma esce alla distanza contro Mannarino anche grazie all’aiuto del servizio. Agli ottavi sfida con Pablo Carreno Busta

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Jannik Sinner - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

[7] J. Sinner b. [Q] A. Mannarino 2-6 6-4 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

Esordio non semplice per Jannik Sinner, che ha faticato più di quanto ci si potesse aspettare a entrare in partita contro Adrian Mannarino, cedendo nettamente nel primo set per poi uscire molto bene alla distanza, aiutato anche dal servizio in netto miglioramento. “Ci ho messo un po’ di tempo per capire come giocava, perché sapevo che veniva da tre vittorie e quindi era sicuramente in condizione – ci ha detto Sinner dopo il match – ho provato a trovare una soluzione, perché lui all’inizio stava giocando bene e sbagliava poco. Ho cominciato a servire meglio, poi lui ha fatto un paio di errori nei momenti importanti quando sono riuscito a fargli il break e poi da lì in poi sono riuscito ad alzare il livello”.

IL MATCH – Che non sarebbe stata una giornata facile per Sinner si era capito subito dal secondo game, quando sulla prima palla break in favore di Mannarino il francese si vedeva regalare il punto da un nastro vincente micidiale che lo mandava subito avanti 2-0. Passato attraverso le qualificazioni, il transalpino è una vecchia volpe dei campi e si trova certamente a suo agio nei palleggi ad alta velocità sui quali solitamente Sinner imposta le sue partite.

 

Il servizio dell’altoatesino è sicuramente un’arma più letale, ma grazie alla rotazione mancina e ai movimenti molto puliti anche Mannarino sa farsi rispettare. Il primo set è volato via in 38 minuti senza che Sinner ci abbia capito un gran ché: un po’ troppi errori da parte sua negli scambi da fondocampo, e pochi punti gratuiti ottenuti con il servizio nonostante ottime velocità di punta ottenute con la prima, comparabile a quelle di Berrettini del giorno precedente.

Il secondo set non iniziava meglio del primo: Mannarino continuava a giocare da fermo dando l’impressione di non essere minimamente in difficoltà sugli scambi da fondo e Sinner, nonostante la decisione di aumentare la “net clearance” e aggiungere un po’ più di “curva” ai suoi colpi continuava a commettere errori per lui piuttosto inusuali.

A metà set cambiava qualcosa: Sinner iniziava a far correre l’avversario, muovendo di più il gioco e togliendosi dalle solite diagonali. Con l’assistenza del servizio che consentiva di rilassarsi un poco nei propri turni di battuta, trovava la chiave per iniziare a girare la partita quando, sul 4-4, riusciva a ottenere il break per la prima volta nel match chiudendo con uno splendido passante di rovescio lungolinea. Nel game successivo riaffioravano due errori gratuiti che inguaiavano Sinner sullo 0-30, ma con quattro punti consecutivi l’azzurro in 46 minuti chiudeva il secondo parziale e trascinava il match al terzo.

Mentre il sole vinceva definitivamente la sua battaglia sulle nuvole e il livello superiore del Court Rogers veniva riempito dagli spettatori reduci dalla sconfitta di Alcaraz sul Centrale, Sinner iniziava il set decisivo con il piglio giusto: aiutato anche da un doppio fallo sanguinoso di Mannarino sul 30-30 nel game d’apertura, Jannik prendeva subito un break di vantaggio passando per la prima volta nel match a condurre. Il francese appariva visibilmente contrariato e continuava a toccarsi il ginocchio destro, per il quale finiva poi per chiedere il medical time-out al primo cambio di campo del set.

La fasciatura ottenuta dal medico durava solo un paio di giochi, ma la nave era già salpata per Mannarino: Sinner aveva trovato il suo assetto ideale negli scambi da fondo e riusciva a martellare tenendo saldamente il pallino del gioco in mano sua. Un secondo break sul 4-2 e quattro servizi nel game seguente hanno chiuso il match dopo due ore e 5 minuti di lotta mandando Sinner al terzo turno dove dovrà affrontare Pablo Carreno Busta (precedenti in parità sull’1-1, con l’ultimo incontro disputatosi a Miami la primavera scorsa).

“Dovrò giocare bene contro di lui, che ha battuto Berrettini e Rune in questo torneo. Mi devo preparare bene e vediamo come andrà domani”.

Sinner è arrivato a questo torneo avendo giocato fino a 10 giorni fa sulla terra battuta, per cui ha dovuto gestire il cambiamento di superficie, oltre al repentino abbassamento della temperatura che ha interessato Montreal da lunedì in poi. “Quando si cambia superficie è necessario colpire tante più palle possibili per capire il rimbalzo, la velocità del campo e anche come rispondono le palline. Qui ci siamo allenati molto e abbiamo fatto anche qualche piccola modifica sulla tensione delle corde. La prima volta che abbiamo provato a cambiare la tensione delle corde, mezzo chilo in più, mezzo chilo in meno, è stato a Umago due settimane fa: Simone [Vagnozzi] mi aveva detto che la palla era un po’ lenta, quindi abbiamo provato a modificare la tensione. Qui invece siamo rimasti con un chilo in più, perché spesso la palla tende a volare. Da questo punto di vista mi è molto utile avere Darren [Cahill] e Simone [Vagnozzi] che mi stanno aiutando a migliorare anche da questo punto di vista”.

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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