Roland Garros: il coraggio e la buena suerte di Nadal, il dramma Zverev mancato n.1. Tanti ritiri vissuti, ma nessuno così importante. Domani tocca a Ruud il cui idolo era Rafa

Editoriali del Direttore

Roland Garros: il coraggio e la buena suerte di Nadal, il dramma Zverev mancato n.1. Tanti ritiri vissuti, ma nessuno così importante. Domani tocca a Ruud il cui idolo era Rafa

PARIGI – Super spot per l’Accademia Nadal a Manacor nel giorno del compleanno del maiorchino. Ruud lo affronterà per la prima volta in un match non accademico. Due i fattori che gli giocano contro: il campo e l’esperienza

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Ero già pronto a fare una ricerca sui match più lunghi della storia del tennis, visto come si erano messe le cose, oltre tre ore di gioco fra Rafa Nadal e Sasha Zverev e non erano nemmeno finiti due set.  185 minuti per 24 game meno un un tiebreak (10 punti a 8) durato 18 minuti esatti: senza considerare le pause dei cambi campo la media per game sfiorava i 7 minuti (6,958333333…so che alcuni lettori sono pignoli).

Andando a quel passo il record del Roland Garros di Giustino-Moutet (2020), 6h e 05 m, victoire 0-6, 7-6, 7-6, 2-6, 18-16 sarebbe stato ridicolizzato e, en passant, anche quello  sulla distanza dei due set su tre stabilito nel 2009 nella semifinale di Madrid fra Djokovic e Nadal, 4 ore e 3 minuti, sarebbe stato polverizzato…se Rafa Nadal fosse riuscito a portare a termine la terza maratona in sei giorni.

 Otto ore e mezzo fra Aliassime e Djokovic, più altre tre ore nel giorno del suo compleanno, facevano già oltre 11, quando Zverev non sembrava per nulla disposto a fargli il suo regalo (salvo quando doveva mettere in campo la seconda di battuta oppure quando, sul secondo dei 4 setpoint consecutivi nel tiebreak condotto 6-2, aveva messo fuori una comoda volee di rovescio, quasi un rigore).

 

Già, proprio così. Nel drammatico momento in cui Zverev è finito a terraurlando di dolore per la distorsione alla caviglia destra – un’immagine davvero terribile con lui sdraiato che batteva i pugni a terra per essersi subito dolorosamente reso conto che la sua partita era finita proprio nel momento in cui un dritto lungolinea di Rafa conquistava il secondo tiebreak del match – il dubbio che il match potesse non avere un epilogo naturale sembrava decisamente più legato alla condizione fisica di Rafa Nadal che a qualcos’ altro.

Ho guardato le oltre tre ore del match, avvitato a un seggiolino della tribuna stampa accanto a Luca Marianantoni di Gazzetta e scambiando contemporaneamente di tanto in tanto impressioni whatsapp con mio figlio Giancarlo che a Firenze guardava l’appassionante duello alla tv – apprezzando su Eurosport la telecronaca dell’ottimo duo Federico Ferrero e Barbara Rossi – e vi posso garantire, scambiando commenti anche con altri vicini di banco, che non ero davvero il solo a pensare che continuando a quel modo difficilmente l’irriducibile Rafa l’avrebbe spuntata, se non avesse vinto nuovamente al tiebreak anche il secondo set mille volte pregiudicato da Zverev (ma un pochino anche da lui stesso in almeno deu break subiti). Ma, tuttavia, sono anche quasi sicuro che avrebbe giocato anche quel secondo tiebreak con lo stesso infinito coraggio del primo.

Mai dare per bollito Rafa, per carità, ma che fosse parecchio stanco mi pareva evidente. A Zverev, il fragile Zverev quando si trattava di chiudere un set, il primo come il secondo, sarebbe bastato nel prosieguo del match continuare a mantenere con pazienza e intraprendenza il pallino nei lunghi palleggi – 33 punti fatti su 53 negli scambi fra 5 e 8 palleggi, 20 su 36 in quelli con più di 9 palleggi – e perfino il fenomeno immarcescibile Nadal avrebbe prima o poi finito inevitabilmente la benzina.

Invece è successo quel che è successo. La scivolata dello sfortunatissimo  Zverev è stata rovinosa, il replay televisivo impressionante, rabbrividente. Ho avuto la sensazione che il malleolo avesse sfiorato l’argilla rossa. Mi sono subito augurato che non si fosse rotto i legamenti. Ma comunque sia andata, qualunque sia il verdetto, non gli ci vorrà poco a rimettersi, temo. Lo dirà l’ecografia. Ma secondo me sarà un mezzo miracolo se potrà riallenarsi come si deve prima di WimbledonEra iscritto a Halle (13 giugno), ma lì se lo possono scordare.

In quasi mezzo secolo da “voyeur” non ricordo di aver mai visto un tennista che, costretto al ritiro per un infortunio, fosse poi tornato sul campo con le grucce per stringere la mano all’arbitro, all’avversario e ufficializzare la resa.

 E comunque mai in un incontro di questa importanza, fra uno che aspirava –e aspira – a vincere il suo quattordicesimo Roland Garros e un altro che aspirava a diventare n.1 del mondo già due giorni dopo, cioè questa domenica (quando sulla carta avrebbe dovuto essere considerato favorito contro Ruud se…non avesse avuto paura di vincere).

 L’unica volta che avevo visto un giocatore, anzi due, entrare con le grucce su un campo da tennis fu uno scherzo: Ion Tiriac e Ilie Nastase qui sul Philippe Chatrier che al Roland Garros tornavano a giocare insieme da vecchietti per un match di leggende (quali certo sono stati e non solo in Romania).

Di ritiri per infortuni a seguito di cadute (e non di stiramenti o crami che sono cose diverse) ne ho visti invece alcuni (e, scusate il personalismo, uno anche vissuto di persona, ahimè, in finale a Forlì in un torneo di seconda categoria quando dopo 3 games il romano Bruno Orecchio mi giocò una diabolica palla corta sulla quale caddi peggio di Zverev senza essere Zverev: un mese di gesso in piena estate…e warning ancora adesso!) a cominciare da un Becker-Scanlon a Wimbledon 1984 con Boris sedicenne che contro il texano di 11 anni più anziano continuava a tuffarsi sull’erba come se fosse in piscina, finchè si fece anche lui una terribile storta e dovette abbandonare il match sul 6-2,2-6,7-6,1-2 per Scanlon. Accade l’anno prima di trionfare nel primo dei suoi tre Wimbledon (1985-1986-1989).

Di uscite dal campo in seggiola a rotelle qui ne ricordo due: la più recente qella di Kiki Bertens contro Sara Errani (2020) quando Sara perse 9-7 al terzo dopo aver servito invano 3 volte per il match, aver visto svanire un matchpoint e all’indirizzo dell’olandese che sui crampi sul campo ci aveva indubbiamente marciato un po’ disse frasi pesantucce assai (“Non mi piace essere presa per il c**o…”, fu solo la più gentile fra quelle).

Nel più lontano 2014 fu Shuai Peng a rimanere quasi paralizzata dai crampi agli US Open in semifinale con la Wozniacki e a dover uscire con la seggiola a rotelle. Assomigliò un po’ ai crampi che attanagliarono Stefano Pescosolido in Davis con il Brasile a Maceiò, quando rimase rigido come un baccalà e fu portato fuori a braccia.

Ma il mio ricordo forse più vivido è la finale di Coppa Davis a Mosca 1995, quando Pete Sampras vinse 6-4 al quinto con Chesnokov (che in semifinale aveva battuto Stich annullandogli 9 matchpoint!) con un dritto vincente nel colpire il quale finì per terra in preda ai crampi più spaventosi che io ricordi.

Miglior timing non poteva esserci… però fu portato anche lui fuori dal campo a braccia, come Pescosolido, perché non riuscì nemmeno a stringere la mano a Chesnokov e all’arbitro a fine primo match di quella finale che praticamente vinse da solo. Tre punti su tre. Infatti il giorno dopo Pete vinse il doppio al fianco di Todd Martin e nella terza giornata battè anche Kafelnikov. Sulla terra rossa lenta dell’Olympic Stadium e contro Kafelnikov e tutta Madre Russia non fu per nulla facile. Il mio titolo fu“La resurrezione di Pete”.

Già, perché sulla terra rossa di Parigi, quello stesso anno 1995 Pistol Pete aveva perso al primo turno. Dall’austriaco Gilbert Schaller.

Nel 1990, mio primo Australian Open per Tele+ ricordo che Gabriela Sabatini si era storta una caviglia nel corso di un match di terzo turno con la tedesca Claudia Porwik, ma venne ugualmente in seggiola a rotelle in sala stampa dopo che io avevo chiesto se era possibile intervistarla. Sei anni prima lei aveva arbitrato una finale del torneo giornalisti a Montecarlo fra l’argentino Guillermo Salatino e il sottoscritto (che le aveva fatto ottenere una wildcard al torneo junior di Santa Croce sull’Arno, naturalmente vinto). Credo che venne da me in segno di riconoscenza, anche se io non avevo insistito, pur essendo quello il mio primo Australian Open da “intervistatore ufficiale”.

Il Rebound Ace quando faceva caldo a Melbourne era terribile. Ci si restava appiccicati con le suole. Quell’anno – ma anche nei seguenti – ci furono diversi ritiri, non so più quante distorsioni e anche Mark Woodforde, il mancino dei due celebri Woodies, ne fu vittima.

Scusate tutte queste divagazioni che magari vi annoiano, ma le scrivo per mettere al servizio dei lettori una memoria storica che i più giovani non possono avere. Spero non disturbi. Se ne può certo fare a meno, magari non saranno interessanti, ma almeno li ho vissuti di persona e con il dito sul cellulare basta scrollare giù e leggere altro.

Del resto la cronaca dei due primi interminabili set l’ha già scritta per Ubitennis e in modo più che esauriente Vanni Gibertini.

Io posso solo aggiungere che non ricordavo di aver mai visto Nadal perdere il servizio 4 volte di fila (per prendere uno dei rarissimi 6-0 ne bastano tre…), anche se in due di quei servizi persi in una serie di ben 8 break in 9 games –situazione che per solito non si registra che in qualche singolare femminile e non fra giocatori capaci di battere sopra i 200 km orari – Rafa era stato avanti 40-15, nel secondo e nel sesto game di quel pazzo, anomalo secondo set. Né ricordavo di aver visto un giocatore della forza di Zverev, un aspirante in quel momento a diventare n.1 del mondo se fosse riuscito a vincere questo torneo… capace di perdere un set nonostante 4 setpoint consecutivi e di non chiuderne un altro quando ha servito per sul 5-4 e ha commesso ben 3 doppi falli, pur cercando di mettere la seconda palla in campo, con battute fra i 230 e i 240 km orari.

Mi sono detto in quei momenti: ma che potrebbe mai combinare il fragile Sasha se domenica fosse in finale e in lizza per diventare n.1 del mondo, ma non gli entrasse la “prima”? Ricordate Thiem-Zverev, finale US Open 2020?

Ecco, mi sono spiegato. Quella volta Zverev dominò i primi due set giocando con la stessa aggressività con cui ha giocato oggi i primi due, rovesci missili, ma anche dritti possenti e senza paura. La paura gli venne dopo. Anzi, si trattò di vera tremarella. 15 doppi falli e una serie di regali simili ad alcuni che ha fatto anche ieri con Nadal, sebbene non avesse alcuna intenzione di celebrarne il compleanno. C’era davvero anche parecchia umidità, sotto il tetto, palle più pesanti del solito –e a Rafa non piacevano davvero: “Non prendevano lo spin…” – la mano sudava, la segatura non usa più dai tempi di Lendl e a un certo punto al tedesco gli è pure volata via la racchetta in modo imbarazzante mentre voleva avventarsi su una palla per colpire un dritto senza misericordia.

Io confesso che pur avendo assistito da Montecarlo 2003 a 19 anni di “Rafa-legend” e  a non so più quanti suoi miracoli maiorchini –e davvero strepitosi, proprio miracolosi sono stati due spettacolari passanti di dritto nel tiebreak del primo set, uno incrociato e stretto, l’altro lungolinea sul quinto setpoint: solo quei due del magnifico repertorio Nadal valevano il prezzo del biglietto! – non mi sarei sentito di scommettere dieci euro sulla sua vittoria dopo quei due set interrotti così drammaticamente. Senza alcuna pietà e comprensione per i sogni di Sasha. Lasciatemi dire che si è trattata di una conclusione triste e ingiusta, anche se certo Nadal ha 14 anni di crediti da riscuotere. Ma, ripensandoci, non ne ha forse già riscossi parecchi?

Ripensandoci ancora: non solo Rafa ha vinto un match che probabilmente – mi scusino i tifosi di Nadal se la penso così nonostante l’indubbia fragilità di Zverev – avrebbe finito per perdere se si fosse protratto per altre due ore come sembrava dovesse, ma si è risparmiato anche quelle due o tre  ore (almeno!) che avrebbero potuto pesare moltissimo anche in caso di sua vittoria nel match di finale contro Casper Ruud.

Meglio di così, sia detto cinicamente, non gli poteva andare a fine di una giornata in cui non era stato brillantissimo e aveva subìto più che dettato gioco, fosse o no colpa della palle. Di certo giocava molto più corto del solito e questo aiutava Zverev a comandare di rovescio come di dritto. Per come è finita, davvero buena suerte senor Nadal, come dicono al suo Paese.

SPUNTI TECNICI: MARIN CILIC AO 2018, Lo sventaglio di dritto per l’assalto al titolo

Ruud ha già trovato in semifinale un Cilic già pago della semifinale raggiunta a caro prezzo a quasi 34 anni dopo la battaglia di cinque set con Rublev. Ha perso un set e dominato gli altri tre con l’intermezzo di 10 minuti della ragazza che ha pensato bene di incatenarsi alla rete per mandare al mondo un messaggio globale sulla necessitò di evitare l’eccessivo riscaldamento della terra. E ora il buon Casper non sa  quale razza di Nadal incapperà domenica. Il miglior Nadal? Un Nadal spossato per metà?

Di certo non potrà contare sulla sua collaborazione, né su quella del pubblico che sarà dalla parte del maiorchino come e più di sempre. Intanto è certo che la finale Nadal-Ruud è un’incredibile spot pubblicitario per l’Accademia di Nadal a Manacor.

Ruud ha cominciato a frequentarla 4 anni fa, quando il suo idolo era Rafa Nadal. Ora se lo ritrova per la prima volta di fronte in una partita vera e non in un allenamento… accademico (forse un tantino menomato, ma chissà se è vero) per l’appuntamento più prestigioso della sua carriera. Come reagirà. Da freddo nordico, quale sostiene di non essere –“Da ragazzino gridavo e spaccavo racchette…”?

Avrà una terribile pressione sulle spallelui che nell’ultimo anno e mezzo ha vinto più partite sulla terra rossa di chiunque altro, ma la freschezza della sua età e forse l’intima convinzione di non aver nulla da perdere, nonché la ragionevole presunzione che più il match andasse per le lunghe e maggiori diventerebbero le sue chances di successo, potrebbero equilibrare il fattore campo e il fattore esperienza. Due fattori che davvero non gli appartengono. 

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: la risposta di Sinner contro il servizio di Isner, ma sarà più bello il duello Kyrgios-Tsitsipas

A Nadal fa più paura il Covid che qualsiasi avversario, Sonego incluso… fino alla finale con Djokovic! Oppure Kyrgios che ha provocato i media che lo avevano preso di mira. Altri rimpianti per Matteo Berrettini

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Jannik Sinner - Wimbledon Credit- AELTC:Jon Super

Il COVID non fa distinzioni fra ricchi e poveri, fra campioni e Carneadi, ma è ancora ben vivo, purtroppo, miete ancora vittime un po’ in tutto il mondo e a Wimbledon i ritiri dei contagiati si susseguono – l’ultimo Bautista Agut, sulle… tracce di Berrettini e non solo – e Rafa Nadal, che a questo torneo tiene da morire con l’obiettivo (non palesato apertamente ma evidente) del Grande Slam, ha raccomandato grande prudenza a tutto il suo entourage.

Tutti, anche Benito Perez Barbadillo, che per il suo ruolo di communication manager deve appunto comunicare, e ha cominciato a girare con il viso coperto dalla mascherina.

Rafa Nadal si imbatterà nel suo terzo turno con Lorenzo Sonego, per un match inedito. A me Lorenzo contro Hugo Gaston, sul campo 14 è piaciuto molto. Ha vinto molto più nettamente di quanto dica il risultato, 7-6,6-4,6-4, contro un avversario che, salvo con qualche palla corta (peraltro poco riuscite in tutta la fase centrale del match), non era in grado di fargli male perché Lorenzo ha sempre servito bene, ha tirato dei gran bei dritti, ha giocato bei slice di rovescio e sui pallonetti di Gaston sulla sua spalla sinistra ha giocato delle gran veroniche stile Panatta. Bravo davvero. E davvero spettacolare, da tre circoletti rossi (spero riusciate a rivederlo in qualche highlights), il primo punto del terzo game del secondo set con tweener di Lorenzo che ha fatto su e giù per il campo tre volte per recuperare smorzate e pallonetti, con Gaston che si è concesso anche un dropshot di sottogamba per il gusto dello spettacolo ma che gli ha fatto giocare in salita un game che gli è costato l’unico break del secondo set, quindi caro assai.

 

Gaston è mancino e gioca il rovescio a due mani, ma per il resto non assomiglia proprio a Nadal. Non si può quindi dire che per Sonego sia stato un match di…preparazione a quello che affronterà domani certamente su un campo molto più importante del 14.

Lorenzo non si è concesso che un break di pausa quando era avanti di due nel terzo set. Invece Nadal si è regalato tutto un set, il terzo, con Berankis dal quale non aveva davvero paura di poter perdere.

Come detto gli fa certo più paura il Covid. La paura, si dice, fa novanta…come gli aces di Isner nei primi due turni di questi Championships. Quegli aces fanno tremare anche il freddo Jannik Sinner che non si illude per aver vinto 6-2 6-0 a Torino contro il gigante USA, né dice a se stesso che non ripeterà lo sfortunato errore che fece nel tiebreak del secondo set a Cincinnati quando al secondo round perse 5-7,7-6 (4)  6-4.

Che cosa ha detto Jannik lo troverete, parola per parola, nell’articolo che ho scritto dopo la mini-conferenza stampa che ha lui fatto con alcuni di noi giornalisti nella suite “Hydrangea” affittata da Lavazza all’interno del building del campo n.1.

Giocheranno ultimo match sul campo n.2, proprio quello che Jannik ha detto diventare assai scivoloso quando va via il sole. Penso che non sarà rimasto contento di questa programmazione.


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Intanto Matteo Berrettini è ancora qua, deve smaltire gli effetti del Covid, penso che sia tenuto anche a negativizzarsi prima di risalire su un aereo. Che abbia avuto il virus non è più certo un segreto per nessuno.

Mi dà francamente (e sciovinisticamente) un po’ fastidio vedere che colui che era il suo avversario di primo turno, il cileno Garin, è arrivato allegramente al terzo turno senza perdere un set – ieri ha dato 6-3,6-1,6-1 al lucky loser francese Grenier in un’ora e 33 minuti. Magari Matteo faceva ancora più alla svelta! Che rimpianto e che rabbia.

Come se non bastasse in quel settore dove era stato sorteggiato Matteo hanno perso ieri il sempre più deludente Shapovalov (in 4 set dal ventenne Nakashima che Steve Flink e io videointervistammo un anno fa convinti di avere a che fare con un ottimo giocatore) e anche Schwartzman (dalla wild card Brit Broady), e insomma l’approdo ai quarti (salvo inciampi in Brooksby o de Minaur) sarebbe stata poco più di una formalità. Che peccato.

Lì nei quarti, però, si sarebbe cominciato a fare sul serio, perché probabilmente più che Nakashima (o Galan) ci arriverà il vincente del duello di terzo turno decisamente più interessante: Tsitsipas-Kyrgios.

L’ateniese ha giocato il suo miglior match di sempre sull’erba con l’australiano Thompson, ma l’australiano che lo attende ha dato una stesa pazzesca – 6-2,6-3,6-1 in meno di un’ora e mezzo – a quel Krajinovic che era stato finalista al Queen’s contro Matteo e che ieri non è mai arrivato a 40 sul servizio di Nick (come potete leggere nella cronaca di Laura Guidobaldi).

Kyrgios era molto fiero di sé, “I am a pretty good player!”, e non aveva nessuna voglia di discutere dei 10.000 dollari di multa presi per aver combinato una delle sue al primo turno con l’inglese uscito dal North Carolina State Paul Jubb che ha alle spalle una doppia tragica storia (entrambi i genitori si sono suicidati).

I media inglesi non lo hanno risparmiato dopo il suo primo turno vinto a fatica, e giocando male, con Jubb. Anche perché, dopo il comportamento già esecrabile sul campo, Kyrgios si era presentato in conferenza stampa con un piatto di sushi e aveva risposto alla maggior parte delle domande con la bocca piena. “Non me l’hanno perdonato sui social – si è lamentato Kyrgios che certo non è mai stato un modello d’eleganza – ‘Oh my God, non ha alcuna educazione…’ hanno scritto- Ma avevo giocato 4 ore e avevo bisogno di mangiare qualcosa. Qualcuno di quelli che hanno scritto ha mai giocato quattro ore di fila? No!”

Appena entrato in sala conferenze Kyrgios era partito all’attacco: “Sono proprio curioso di vedere che cosa mi riservate voi giornalisti oggi…”.

E dopo: “Perché mi fate domande su quanto accaduto 2 giorni fa? Non c’è niente di succoso per oggi? Ho battuto Krajinovic e non vi interessa? Sono ancora in lizza per Wimbledon, parliamo di questo no? Il modo in cui ho giocato …contro un tennista che era in finale al Queen’s e che è uno dei primi 30 del mondo …vi rimetterò al vostro posto!” (qui ho messo insieme un paio di risposte…).

Beh, può piacere o non piacere come tipo, ma certo è unico. Ed è unico anche il suo modo di giocare a tennis quando è ispirato.

Di vederlo contro Tsitsipas sabato sono davvero curioso. Se la vittoria dovesse arrivare dalla solidità mentale scommetterei sul greco. Ma per il tennis invece sull’australiano. Sono curioso di leggere le quote che vi troverà il nostro Luca Chito indagando fra i vari better.

Mi fermo qui per oggi, e dopo aver ricordato quel che sul sito c’è già – tipo la vittoria n.37 di Iga Swiatek che eguaglia Martina Hingis ma anche che ha perso finalmente un set – ho già scritto abbastanza e chiudo con il solito elenco delle teste di serie battute in questi primi due turni fin qui. Il conto totale ve lo lascio fare. Mica posso fare tutto io!

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: senza Federer, Berrettini, Medvedev e Zverev, prevedo una finale Djokovic-Nadal

Sarà la delusione per il forfait di Matteo Berrettini, ma in questi Championships in tono minore, se non “esplode” Alcaraz, trionferà la vecchia guardia

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Incontro in sala stampa il collega svizzero Simon Graf, autore di diversi libri su Roger Federer, e all’unisono commentiamo: “Roger arrivava in semifinale nel secondo quarto della metà alta di questo tabellone anche con un ginocchio solo!”.

Gli otto approdati al terzo turno di quel settore sono, scendendo verso il basso, Humbert e Goffin, Tiafoe e Bublik, Norrie e Johnson, Paul e Vesely. La testa di serie più alta fra le sole tre superstiti (Norrie 9, Tiafoe 23 e Paul 30) è, per la gioia degli inglesi (sebbene disperati per le sconfitte di Murray e Raducanu), la n.9 Cameron Norrie che è riuscito a domare soltanto al quinto set lo spagnolo Munar che in 10 partite sull’erba non ne aveva mai vinta una.

Hanno perso Ruud n.3 e Baez n.31 questo mercoledì, Hurkacz n.7 e Dimitrov n.18 lunedì, fatto sta che in semifinale arriverà, probabilmente contro Djokovic che contro Kokkinakis ha giocato molto meglio che contro Kwon, una sorta di outsider, salvo che Norrie debba essere considerato un grande tennista. E francamente io non riesco a considerarlo tale.

 

Gli inglesi faranno il tifo per lui che è nato in Sud Africa (Johannesburg) e cresciuto in Nuova Zelanda a questo punto, perché non gli è rimasto molto altro.

Io comincio a chiedermi se la Raducanu non sia un UFO, un oggetto volante (sui campi da tennis e neppur tanto) non identificato. Ha preso 6-3 6-3 dalla Garcia e dal settembre scorso di quello straordinario US Open – straordinario per lei come per la Fernandez – non ci stati altri momenti di gloria, né per lei né per l’altra ragazza. Un doppio mistero davvero inesplicabile. Sono giovani, dicono tutti, abbiate pazienza.

E noi che ce l’abbiamo con i ripetuti infortuni di Berettini e Sinner, la pazienza abbiamo imparato a coltivarla. Mi sa proprio che dovranno coltivarla anche tutti coloro che pensavano imminente il cambio della guardia solo perché né Djokovic né Nadal sarebbero stati testa di serie n.1 e n.2 in questo torneo se Medvedev e Zverev fossero stati qui.

Io, anche se è dannatamente presto per sbilanciarsi perchè non si è neppure concluso il secondo turno, non riesco francamente a immaginare per questo Wimbledon in tono minore una finale diversa da un Djokovic-Nadal alle prese con la sessantesima sfida, con Nole che cerca di avvicinare i 22 Slam di Rafa e Rafa che vorrebbe raggiungere i 23 (di Serena Williams…ma lui non è superstizioso) e a New York lo Slam.

Se Rafa dice che lui al record degli Slam non ci pensa e non ci tiene, non credeteci. Ci tiene eccome, ma bleffa. Sarebbe anormale che non ci tenesse. Tutti gli sportivi, tutti i campioni, tengono ai record. I record fanno la storia. Rafa ha vinto 14 Roland Garros e sa bene che cosa significa. Facesse il Grande Slam, sfuggito per una partita all’US Open a Djokovic, e si portasse a 24 Slam, figuratevi un po’ che Rafa non ci tenga.


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Ma nella metà sotto gli avversari più temibili, Cilic e Aliassime, non ci sono più. Tsitsipas deve ancora provare di essere forte sull’erba. Un po’ come nella metà sopra Alcaraz. Infatti sia l’uno sia l’altro hanno sofferto al primo turno. Nel secondo Alcaraz ha giocato meglio, ma Greekspor non poteva impensierirlo.

Da chi può perdere Djokovic? Io non riesco a individuare un nome e un cognome. Forse, battuti Kecmanovic nel prossimo derby e uno fra Basilashvili e Van Rijthoven in quello dopo, dal quartetto Sinner-Isner (non è un’anagramma) Otte-Alcaraz, soltanto un Isner che gli servisse 70 aces potrebbe fargli paura. Impossibile? Beh, Isner ne ha serviti 54 al primo turno con Couacaud e 36 con Murray, dal quale aveva perso 8 volte su 8.  Ma stavolta, sebbene un tifoso avesse gridato “Com’on Andy he is older than you!”, perché in effetti il lungo John è due anni più anziano, ma non ha un’anca di metallo. Chissà se rivedremo Andy qua fra un anno. Ma è una domanda che potremmo porci anche per Rafa…

Ma, come accennato sopra, se Djokovic arriva in semifinale l’avversario più forte che può trovare è Norrie. Per questo lo vedo già in finale. Con Nadal. Il quale però forse con Fritz o Cressy (che mi piace molto come gioca su questi campi) potrebbe soffrire più che con Tsitsipas.

Intanto, mentre Elisabetta Cocciaretto non è andata oltre un doppio 6-4 con la Begu, e le nostre donne ce le siamo giocate tutte, Jannik Sinner ha colto la sua seconda vittoria erbosa. In 4 set su Mikael Ymer. Poteva vincere in 3. Avanti due set ha avuto una pausa nel terzo, che pure conduceva con un break di vantaggio, si è fatto riprendere sul 3 pari, ha mancato tante pallebreak… A fine match, dopo il quarto vinto 6-2, si sono contate 19 pallebreak, di cui appena 6 trasformate. Ma il dato forse più interessante è stato vederlo andare a rete 52 volte per fare 38 punti, giocando anche qualche pregevole volee. Certo 4 ace non sono molti, soprattutto se si pensa che Alcaraz ne ha fatti 39 in due partite fra Struff e Griekspoor.  

Io avevo posto ai lettori un quesito nell’editoriale di ieri: per Sinner meglio affrontare Isner o Murray? Ma non avevo espresso il mio parere. Lo faccio oggi. Sapendo che Jannik aveva perso un match su 2 con entrambi (ma anche che quello vinto in Coppa Davis a Torino con Isner è forse quello che conta di meno). Beh, io credo che sull’erba avrebbe sofferto di più i palleggi con Murray che lo aveva messo in difficoltà anche su superfici meno care allo scozzese dell’erba. Mentre sui servizi di Isner, che certamente di ace ne farà tanti, Jannik saprà rispondere quel tanto che basta per fargli qualche break. La risposta è forse il miglior colpo di Jannik…

Oggi intanto seguiremo, nel primissimo pomeriggio, Lorenzo Sonego contro il piccolo francese Hugo Gaston che sull’erba si vedrà parzialmente spuntata l’arma più letale, la sua smorzata (qui le quote del giorno). Lorenzo dovrà attaccarlo a tutto spiano per spuntargliela ancora di più. Lorenzo e Jannik, Jannik e Lorenzo, ci sono rimasti solo loro due. Non è granchè e non sembrano granchè neppure le loro prospettive. Se Sonego vincesse avrebbe poi Nadal. Se vincesse Sinner gli toccherebbe Alcaraz.

Sono saltate fin qui 23 teste di serie, 14 donne e 9 uomini. Le più alte la n.2 Kontaveit e la n.3 Ruud. Eppure non sono grandi sorprese.

primo turno
Uomini – sei
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – dieci
7 Collins (Bouzkova)
9 Muguruza (Minnen)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)

31 Kanepi (Parry)

secondo turno
Uomini (tre, nove in tutto)
3 Ruud (Humbert)
15 Opelka (van Rijthoven)
31 Baez (Goffin)
Donne  quattro, quattordici in tutto
2 Kontaveit (Niemeier)
10 Raducanu (Garcia)
26 Cirstea (Maria)
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Editoriali del Direttore

Wimbledon: mi manca Berrettini. E manca anche a Sinner. Nadal dritto in finale? 15 le “vittime” di primo turno. Serena Williams out ma non per sempre

Tre italiani in “vita” su undici

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Matteo Berrettini - Queen's 2022 (Credit: Getty Image for LTA)

Ritrovarsi a scrivere di un Berrettini che doveva essere un grande probabilissimo protagonista di questo torneo e dover scrivere invece del suo Covid, del suo ritiro, del suo ennesimo sogno svanito senza sue colpe, dopo averne già discusso e scritto non so più quante volte e in quanti video, su Instagram, TikTok, Twitter, e chi più ne ha più ne metta…beh, questa francamente me la sarei voluta proprio risparmiare.

Figurarsi lui. Davvero mi dispiace. E non potete immaginare quanto. E non per me, per Ubitennis, per il tennis italiano. Ma per lui.

Di solito i multimilionari, anche se i loro guadagni se li sono meritati facendo cose che non riescono ai comuni mortali – e i grandi campioni certo appartengono a queste categoria – non suscitano gran tenerezza anche se sono incappati in qualche disavventura.

 

Ma Matteo è un tal bravo ragazzo, educato e mai arrogante sebbene in certe situazioni logistiche, ambientali, sia abbastanza facile diventarlo, che francamente tutte le problematiche fisiche che lo hanno avversato in questi ultimi anni, non possono non stimolare una più che naturale forma di solidarietà.

Nessuno potrà mai sapere che cosa avrebbe potuto succedere in questo torneo nel quale nel giorno del sorteggio tutti lo avevamo considerato più fortunato che sfortunato.

Il sorteggio era stato giovedì scorso, quando lui si era allenato con Rafa Nadal, e al venerdì Matteo ha sentito salire la febbreUn’orribile sensazione alla vigilia del torneo che era nella sua testa dal 12 aprile, quando si era operato alla mano, quando aveva deciso che avrebbe saltato il torneo più amato, a casa sua al Foro Italico, e poi anche il Roland Garros quando sapeva bene di avere in scadenza la cambiale dei quarti di finale dell’anno precedente. 

E, come Matteo avrebbe fatto trasparire con l’abituale sincerità, se mai si fosse immaginato che l’ATP avrebbe preso la decisione harakiri di togliere i punti conquistabili ai Championships mentre scadevano quelli dell’anno scorso, beh forse avrebbe accelerato la preparazione per scendere in campo già al Roland Garros.

Too late now. Il COVID è peggio del Fato, colpisce a caso. Ok, le precauzioni servono, mettere le mascherine ancora oggi sarebbe più che consigliabile, eppure anche qui sui metrò a Londra – underground, via – non c’è nessuno nel fittume di passeggeri che si pestano i piedi, che le metta. In sala stampa, su centinaia di colleghi, pochissime eccezioni. Eppure nella sala stampa del Roland Garros più di un collega è rimasto intrappolato dal Covid e non ha potuto lasciare Parigi che diversi giorni dopo la conclusione del torneo.

Nella vita, bisogna avere fortuna. E per quanto concerne la salute le differenti situazioni fra i ricchi e i poveri si assottigliano assai, si ammalano i primi come i secondi anche se i primi magari possono curarsi meglio e resta vero poi – come si divertiva a ricordare spesso il mio maestro Rino Tommasi (che non mi stancherò mai di citare) – che tutti nella loro vita hanno diritto alla stessa quantità di ghiaccio: l’unica differenza è che i ricchi ce l’hanno d’estate e i poveri d’inverno.

Berrettini ha avuto in sorte, coltivata con il lavoro di tantissimi allenamenti durati anni e anni con Vincenzo Santopadre, un servizio formidabile e un dritto quasi altrettanto efficaceE quell’altezza, un metro e 96 cm, che gli ha dato il Padreterno altrimenti a voglia a cercare di lavorare duro per tirare cannonballs da 230 km orari: non ci sarebbe mai riuscito se avesse avuto gli stessi centimetri di Fabio Fognini.

Però si allunga fino a oltre i 4 metri e magari si stira i muscoli addominali. Tira missili fracassanti con quel polso e quella mano destra esplosiva e la mano a un certo punto si stufa per tutto quel continuo stress e fa cilecca. È più simpatico, bello e socievole di altri, stringe volentieri e generosamente la mano a tutti, certo più di un tipo “orso e introverso” e magari si becca il COVID quando quell’altro invece la scampa. La vita è così.

Nell’articolo scritto ieri ho accennato al caso di Tamberi cui sparirono sotto il naso, anzi sotto il ginocchio perché fu il tendine d’Achille a tradirlo, anni e anni di sacrifici per partecipare alle Olimpiadi di Rio 2016.

Ecco, a confronto, lo sfortunato Berrettini si può lamentare assai di meno. Fra pochi giorni Matteo starà bene, già ieri sera era senza sintomi, tornerà a giocare e magari già all’US Open – dove Djokovic non ci sarà e Nadal chissà… molto dipenderà proprio da questo Wimbledon in cui il favorito è certo Djokovic a dispetto di un primo turno con Kwon poco convincente – si prenderà una soddisfazione dorata simile a quella che Tamberi ha dovuto attendere fino a Tokyo 2020… che è poi diventato Tokyo 2021. E Tamberi non se l’aspettava quasi più. Berrettini invece può aspettarsela. Mica avrà sempre scalogna!

Fra i tanti che non sono certo contenti, quindi fra milioni di appassionati italiani (e ci metterei anche le…. appassionate! Dopo la partecipazione di Sanremo dove peraltro il solito brillante Matteo non fu per niente brillante, anche a sua stessa detta, ma solo bello… beh, non avete idea di quante signore di varia età che non avevano mai visto una partita di tennis mi hanno avvicinato per dirmi: “Ma quant’è bello e fascinoso Berrettini!”. Un’invidia che non vi dico!) ci metto anche Jannik Sinner.

Eh sì, perché fino a ieri, nonostante la prima vittoria erbosa al quinto tentativo (e su un nome di sicuro prestigio, anche se minimamente appannato dall’età), Jannik si poteva muovere sotto traccia, in penombra. I riflettori erano tutti puntati su Berrettini, come le scommesse. Lui, il secondo tennista più … “puntato” dopo Djokovic nel regno del betting. Perfino più – udite udite – di Rafa Nadal che, insomma, questo torneo l’ha vinto un paio di volte quando c’era in gara un certo signor Federer che non aveva 41 anni come Serena Williams ieri, ma non ne aveva ancora 27 e 29 (anni 2008 e 2010). Un vecchietto solo presunto, quello di Manacor che, frodando sfacciatamente l’anagrafe ben al di là della calvizia incipiente, continua a roncolare dritti mancini paurosi e a dimostrarsi il più forte di tutti al Roland Garros, il torneo più duro di tutti in cui ha trionfato 14 volte. 

Da noi in Italia, e guai a mancargli di rispetto, per carità, è diventato un mito, una leggenda vivente, Adriano Panatta che di Roland Garros ne ha vinto uno solo, a 26 anni. Rafa ne ha 10 di più, 36, ma c’è qualcuno che riesce a considerarlo fuori gioco? Ora soprattutto che nella metà bassa del tabellone Berrettini non c’è più, Auger Aliassime non c’è più, mentre Tsitsipas deve ringraziare l’inesperienza del giovane e talentuoso svizzero Ritschard che nel primo era avanti 4-1 con doppio break e Stefanos è riuscito a vincere soltanto di misura al quarto set. Poi ci sono le supposte mine vaganti Kyrgios e Shapovalov: entrambi  hanno vinto soltanto al quinto set (con Jubb e Rinderknech), proprio come un’altra testa di serie di quei bassifondi, Krajinovic (con Lehecka).

Insomma laggiù solo Bautista Agut (ma con Balasz) e Fritz (ma con Musetti…) sono apparsi in forma sufficiente per impensierire un Nadal ancora in rodaggio erboso. Ma mi dite chi sarebbe favorito di tutti questi contro Rafa? Almeno se il maiorchino giocherà un po’ meglio – dopo 3 anni di digiuno erboso – che contro Francisco Cerundolo, bravino e agguerrito finchè il match non “pesava”, salvo sciogliersi come neve al sole quando avanti 4-2 nel quarto set dopo aver inopinatamente conquistato il terzo, si è fatto strappare il servizio a 0 sul 4-3 in un batter d’ccchio e poi di nuovo – anche se a 30 – sul 4-5.

Rafa non avrà problemi a disfarsi di Berankis e se Sonego, bravissimo a vendicare due sconfitte con Kudla, confermerà la legge del “non c’è due senza tre” con Gaston, sarà proprio Lorenzo a sfidare Rafa al terzo turno. E lì più che gli auguri non gli posso fare.

Beh, insomma dopo questa lunga digressione sulle chances di Nadal, torno ab ovo, da dove ero partito. Da Sinner che suo malgrado, a causa della prematura dipartita di Berrettini – oh Matteo sta bene eh, è un modo di dire, è solo la dipartita dai Championships, tornerà l’anno prossimo… – non potrà più nascondersi.  Oggi ha Mikael Ymer, uno dei due fratellini svedesi di origini afro, ed è certo favorito, anche se il fatto che abbia battuto Altmaier lo deve mettere in guardia. E poi ieri avevo dato per scontata la vittoria di Camila Giorgi e avete visto che fine ha fatto contro la modesta polacca Frech che a 24 anni non può nemmeno essere considerata una speranza? Che match scriteriato! Ma non voglio maramaldeggiare. Le due teste di serie donne ce le siamo perse al primo turno, Giorgi 21 e Trevisan 22, le altre due che non lo erano pure Bronzetti e Paolini pure anche se Jasmine per un set ha illuso con la Kvitova.

Cì è rimasta soltanto la superstite del derby azzurro di primo turno, Elisabetta Cocciaretto (brillante oltre ogni dire contro Martina Trevisan) che oggi affronta la rumena Begu con la quale ha perso un primo duello ma non è detto che perda anche il secondo.

Con inclusa la Cocciaretto, dunque, di 11 italiani al via ce ne sono rimasti solo tre: Sinner e Sonego. Sonego onestamente non lo vedo andare oltre al terzo turno, ma intanto coraggio e che ci arrivi, anche perché un anno fa qui arrivò agli ottavi e il rischio di finire intorno alla settantesima posizione purtroppo c’è tutto. Per quanto riguarda Sinner, senza sottovalutare Mikael Ymer, mi chiedo e già che ci sono vi chiedo: se vincerà come gli auguro  sarebbe meglio affrontare poi un grande e terribile battitore come Isner, classe 1985 (37 anni) oppure l’idolo di casa Andy Murray, classe 1987 (35 anni) che oggi duelleranno sul centre court ma certo non potranno fare sfoggio di grande mobilità? Io dico che Jannik, ove vincesse, farà il tifo perché i due giochino 5 strenui set, fino al limite delle forze, e con Isner almeno un paio di tiebreak è probabile che ci scappino, anche se non potrà più venir fuori un altro 70 a 68 al quinto

Se non fosse così tardi, ancora, parlerei di Serena Williams, battuta al tiebreak del set decisivo dopo 3 ore e 11 minuti dalla ragazza francese di nascita e passaporto ma per metà cinese e metà vietnamita Harmony (che magnifico nome!) Tan di 24 anni, n.115 WTA e best ranking 90, ma voglio andare a letto alle 2 di notte, tanto ci sarà occasione di riparlarne. Anche perché lei ha tutte le intenzioni, e alla fine dopo qualche ritrosia le ha manifestate, di giocare anche il prossimo US open. Credo che neppure lei, ormai, si faccia illusioni sul record di Margaret Court, sui famigerati 24 Slam, ma non ha voglia di smettere. E seppure a sprazzi anche ieri sera ha fatto vedere insieme a tanti errori, anche tanti colpi che le hanno valso il titolo onorifico di miglior tennista del terzo millennio.

Segnalo in conclusione che dopo il primo turno mancano all’appello queste teste di serie. Quattordici in tutto.

Uomini – sei

7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – otto

7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)

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