Gianni Clerici ed Hemingway

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Gianni Clerici ed Hemingway

Ricordi e aneddoti su Gianni Clerici: dall’incontro con Hemingway, alle passeggiate tra i vialetti di Wimbledon

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Gianni era dolcissimo e fumantino allo stesso tempo. L’ho conosciuto più di dieci anni fa a una conferenza stampa della Schiavone, che aveva appena passato un turno a Wimbledon. Gianni Clerici le chiese se la leonessa (nomignolo, che forse le aveva appioppato proprio lui) fosse tornata a ruggire…E lei: “Voi giornalisti dovete smetterla di chiamarmi così”…Non l’avesse mai detto. Gianni da persona affabile divenne un leone e alla Schiavone replicò che lei non doveva permettersi di apostrofarlo come “giornalista”, perché lui era un semplice scriba e non poteva essere accomunato con nessuno. Abbandonò la conferenza stampa e non ci mise più piede quell’anno e negli anni successivi. Gianni era così: un aristocratico del tennis e della scrittura.

Gianni Clerici e quel bar sospeso tra tennis e tempo

 

Al Press Center di Wimbledon la mattina era tra i primi ad arrivare. Condividevo questo privilegio per la mia insonnia. Alla macchinetta del caffè il primo commento: Repubblica mi ha dato le solite 40-50 righe striminzite di spalla“…
“Gianni preferisco leggerti altrove… nei tuoi libri
E lui si illuminava e ribatteva: “ma va là…

Gli raccontai che un amico di mio figlio, Guido, aveva assistito a una match vicino a lui ed era rimasto folgorato dalle sue parole. Gianni si ricordò perfettamente di questo ragazzo gracilino e molto educato, compagno di una partita. Gianni era un peripatetico. Gli piaceva tantissimo passeggiare lungo i vialetti di Wimbledon, il nostro Eden, e raccontare. Un giorno incontrò Ernest Hemingway in un baretto di Pamplona. Ma dai Gianni…

“Sì, ho origliato quello che diceva a un amico. Parlava di un torero, Romero, ucciso dal torello di cui si era innamorato”. Al grande scrittore americano Gianni si presentò come ammiratore e scriba, chiedendo se Romero fosse al centro del suo nuovo romanzo. E lui rispose con la proposta di un gentlemen’s agreement: se lui non avesse utilizzato quella storia, avrebbe potuta scriverla l’interlocutore appena conosciuto.

Il pittore della carta stampata: il ricordo di Gianni Clerici di Steve Flink

Gianni qualche tempo dopo mi inviò una copia di “Quello del tennis”, appena edito. C’era la storia del torero Romero, ereditata da Hemingway. Con questo biglietto che conservo come una reliquia: “Caro Antonio, non sono in molti, oltre a noi, ad aver giocato a Wimbledon. Alla prossima edizione! Gianni”.

Era un uomo generoso. Avevo partecipato al torneo dei giornalisti accreditati a Wimbledon, vincendo una bottiglia di Champagne che la sera avevamo bevuto assieme al ristorante. Gianni nobilitò questa partecipazione con quelle righe. Lui, invece, aveva partecipato al Wimbledon vero, all’età di 23 anni, dopo aver raggiunto Londra in Topolina.

Ciao Gianni, porterò nel cuore quelle lunghe passeggiate e quelle cene offerte il giovedì ai giornalisti dal Wimbledon Club. Al termine mi chiedevi mezzo toscano, che fumavi con orgoglio, facendo il giro dei tavoli. Gianni, la Hall of Fame già dal 2006 ti ha accolto tra gli immortali del tennis. Per me resti un caro amico che condivide i vialetti di Wimbledon come se fossero quelli dell’Eden. Grazie.

Antonio De Florio

L’addio a Clerici sui giornali italiani: “Lui, Mura e Brera, i tre grandi Gianni del racconto sportivo”

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Le parole di Djokovic all’Asics Tennis Summit: “Nel 2023 devo essere meno umile. Non mi va di vivacchiare al n.25 al mondo”

C’è anche il serbo all’evento che presenta le nuove scarpe dell’azienda per il 2023, lasciando varie dichiarazioni

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Novak Djokovic - Asics Tennis Summit 2022 (foto via Twitter @Ubitennis)

Al Puente Romano di Marbella, in occasione dell’Asics Tennis Summit, evento in cui la nota marca giapponese presenta una nuova linea di scarpe per il 2023 (tra cui una sviluppata anche insieme a Matteo Berrettini, la Gel-resolution 9), si fa vedere anche Novak Djokovic. Il serbo, che appunto calza Asics, è in Spagna per presentare una nuova scarpa che sarà indossata proprio da lui, che ha contribuito a sviluppare, e cioè la Court FF3. Ma Nole, come sempre, sia in campo che fuori, non si limita mai a fare il minimo, e così ha anche lasciato una serie di interessanti dichiarazioni a proposito di sé stesso, della bontà e importanza della scarpa, della prossima annata.

È molto difficile cambiare la scarpa durante la stagione“, esordisce Nole, che è anche ambassador di Asics, “un po’ come per la racchetta. Ci chiediamo sempre se stiamo facendo questo cambio nel momento giusto. Bisogna avere decisione nel fare queste scelte, anche il parere del team aiuta“. Chiaramente il serbo, come ben risaputo, ambisce la perfezione in ogni minimo aspetto della sua vita, partendo dal gioco, fino ad arrivare a dettagli (fondamentali) come la scarpa: “Se si prova a fare la scarpa perfetta perché non curare ogni singolo dettaglio fino alla perfezione? Io sono un perfezionista. Con Asics abbiamo lavorato molto per curare tutti i dettagli della Court FF3“. E curare ogni minimo dettaglio, anche della scarpa, per un giocatore come Djokovic che fa delle scivolate una parte essenziale del suo gioco, può essere decisivo anche dal punto di vista fisico. “Molti mi chiedono perché scivolo molto nel mio gioco“, spiega il serbo in merito a una delle caratteristiche che lo hanno reso il campione che è, “deriva molto dallo sci, nella mia famiglia si sciava molto, anche io lo faccio e quindi è una cosa che mi viene naturale e che aiuta a recuperare subito la posizione in campo“.

E, entrando nei meriti del gioco, sarebbe stato impossibile non lanciare uno sguardo al 2023. La stagione in arrivo, infatti, sicuramente vede il serbo partire tra i favoriti per vincere lì dove conta, dopo l’incredibile finale di 2022. “Devo essere meno umile nel 2023“, riflette Djokovic, “il 2022 mi dice che devo puntare ai grandi tornei, vincerli. E voglio anche giocare per la mia nazione. Voglio rimanere sano e giocare al livello più alto, non mi vedo al numero 25 ATP e vivacchiare, voglio vincere il più possibile“. La voglia di competere sempre al massimo di Nole è cosa ben nota, così come la sua maniacale precisione nel curare il corpo e mantenersi sano, che sottolinea nelle ultime parole, un messaggio a chi sogna di arrivare così in alto (e, giustamente, anche un pizzico di pubblicità): “Lo sport è molto importante per avere un’anima sana in un corpo sano, penso che avere libertà di movimento sia fondamentale, bisogna spingere i ragazzi verso questa direzione. Se si ha una scarpa buona è anche più facile”.

 

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Circoli in vista

Serie A1 femminile: Canottieri Casale e TC Parioli finalisti. Appuntamento il 10 dicembre al Circolo Stampa Sporting Torino

II titolo del massimo campionato nazionale a squadre si deciderà sul veloce indoor del Circolo Stampa Sporting Torino, tra una delle squadre più titolate a una a caccia del primo successo

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Cesena 12 Dicembre 2021 - Serie A1 Finali 2021 Il team del TC Parioli festeggia la vittoria Foto Giampiero Sposito

Si sono concluse le gare di andata delle semifinali scudetto e quelle delle sfide per non retrocedere della Serie A1 femminile 2022. Il ritorno in programma sabato 3 e domenica 4 dicembre. 

Finisce 2-2 la semifinale di andata tra il TC Rungg Sudtirolche inseguiva la seconda finale consecutiva, e la Canottieri Casale, giocata sabato 26 novembre in Alto Adige (il club altoatesino è l’unico ad essere approdato nei playoff scudetto sia con la squadra femminile che con quella maschile)Per le “padrone di casa” a segno l’olandese Quirine Lemoine sia in singolare che in doppio in coppia con Verena Meliss mentre i punti del club piemontese portano la firma di Lisa Pigato e Jessica Pieri. Il match di ritorno domenica 4 dicembre è stato vinto 3-1 dalla Società Canottieri Casale grazie anche al doppio di Sara Errani/Lisa Pigato, e ora cercheranno di far loro il titolo di campionesse d’Italia per la prima volta nella loro storia.

Nell’altra semifinale le campionesse in carica del TC Parioli (Nastassja Burnett, Beatrice Lombardo, Martina Di Giuseppe) hanno messo una bella ipoteca sulla finale superando a Roma per 3-1 nel match di andata il Tennis Beinasco, che aveva chiuso in testa il Girone 2. A mantenere una chance di ribaltare il risultato nella gara di ritorno, il doppio vinto da di Giulia Gatto Monticone e Giulia Pairone, ma il 4 dicembre nella provincia di Torino le ragazze del TC Parioli si sono conquistate la chance di bissare il successo della scorsa stagione, andando a caccia dell’ottavo titolo.

 

Risultati dell’andata dei playoff – domenica 27 novembre:

TC Rungg Sudtirol – Società Canottieri Casale 2-2 (giocata sabato 26 novembre)

Lisa Pigato (C) b. Martina Spigarelli (R) 6-4 6-3

Quirine Yannicke Lemoine (R) b. Anastasia Kulikova (C) 7-6(4) 7-6(6)

Jessica Pieri (C) b. Verena Meliss (R) 6-1 6-3

Quirine Yannicke Lemoine/Verena Meliss (R) c. Lisa Pigato/Deborah Chiesa (C) 7-5 6-4

TC Parioli – Tennis Beinasco 3-1

Martina Di Giuseppe (P) b. Giulia Gatto-Monticone (B) 6-3 6-2

Beatrice Lombardo (P) b. Giulia Pairone (B) 6-3 6-1

Nastassja Burnett (P) b. Anna Turco (B) 6-1 6-0

Giulia Gatto-Monticone/Giulia Pairone (B) b. Martina Di Giuseppe/Beatrice Lombardo (P) 6-2 7-6(4)

Risultati del ritorno dei playoff – domenica 4 dicembre:

Società Canottieri Casale – TC Rungg Sudtirol 3-1 (andata 2-2)

Lisa Pigato (C) b. Verena Meliss (R) 62 64

Martina Spigarelli (R) b. Sara Errani (C) 75 63 

Jessica Pieri (C) b. Lara Pfeifer (R) 60 60

Sara Errani/Lisa Pigato (C) b. Martina Spigarelli/Verena Meliss (R) 62 62

Tennis Beinasco – TC Parioli 1-2 (andata Parioli 3-1)

Martina Di Giuseppe (P) b. Reka-Luca Jani (B) 64 63

Giulia Gatto-Monticone (B) b. Beatrice Lombardo (P) 60 61

Nastassia Burnett (P) b. Giulia Pairone (B) 76(4) 46 63

Nell’anticipo di sabato il TC Genova mette subito le cose in chiaro: grazie a Lucia Bronzetti e Denise Valente, a segno sia nei rispettivi singolari che in doppio, supera 3-1 la matricola AT Verona Falconeri (Raggi, Moratelli e la greca Grammatikopoulou), che ha affrontato questa serie A1 senza alcun timore reverenziale mancando davvero di un soffio i playoff (terza nel Girone 1 con 10 punti!) e che domenica 4 dicembre proverà a rimettere in discussione la permanenza in A1.

Nell’altra sfida il BAL Lumezzane (Anastasia Piangerelli, Chiara Carini, Rubina De Ponti) è stato sconfitto in casa per 4-0 dal TC Italia Forte dei Marmi (Jasmine Paolini, Claudia Giovine, Anastasia Bertacchi), finito al terzo posto con tre vittorie e tre sconfitte in un combattutissimo Girone 2. Nella gara di ritorno – sabato 3 dicembre – al club toscano basterà vincere un match soltanto per assicurarsi la permanenza in A1.

Risultati dell’andata dei playout – domenica 27 novembre:

 TC Genova – AT Verona Falconeri 3-1 (giocata sabato 26 novembre)

Lucia Bronzetti (G) b. Valentini Grammatikopoulou (V) 6-4 6-2

Angelica Moratelli (V) b. Martina Caregaro (G) 6-0 7-5

Denise Valente (G) b. Angelica Raggi (V) 6-0 6-0

Lucia Bronzetti/ Denise Valente (G) b. Valentini Grammatikopoulou/Angelica Moratelli (V) 6-3 7-5

BAL Lumezzane – TC Italia 0-4

Jasmine Paolini (I) b. Chiara Catini (L) 6-1 6-1

Anastasia Bertacchi (I) b. Anastasia Piangerelli (L) 7-6(4) 7-6(10)  

Claudia Giovine (I) b. Rubina Marta De Ponti (L) 6-2 6-4

Anastasia Bertacchi/Jasmine Paolini (I) b. Chiara Catini/Rubina Marta De Ponti (L) 6-2 6-2

Risultati del ritorno dei playout – domenica 4 dicembre:

TC Italia –  BAL Lumezzane 2-1 giocata sabato 3 dicembre (andata Italia 4-0)

Jasmine Paolini (I) b. Chiara Catini (L) 64 64

Claudia Giovine (I) b. Anastasia Piangerelli (L) 63 61

Rubina Marta De Ponti (L) b. Emma Belluomini (I) w.o.

AT Verona Falconeri – TC Genova 4-1 (andata Genova 3-1)

Angelica Moratelli (V) b. Martina Caregaro (G) 36 63 64

Lucia Bronzetti (G) b. Valentini Grammatikopoulou (V) 57 64 61

Aurora Zantedeschi (V) b. Denise Valente (G) 63 64 

Angelica Moratelli/Aurora Zantedeschi (V) b. Lucia Bronzetti/Denise Valente (G) 64 63

Angelica Moratelli/Aurora Zantedeschi (V) b. Lucia Bronzetti/Denise Valente (G) 46 76(4) 10-6

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Resto del mondo, tra Laver Cup e belle vittorie, torna ad alzare la testa. Il dominio europeo resiste, ma inizia a scricchiolare

Il Canada vince la Coppa Davis, un americano torna in semifinale Slam dal 2018, un giapponese vince un torneo dopo oltre 3 anni. La ricca esibizione è solo l’ennesimo indizio che qualcosa, al di là dell’oceano, sta tornando a muoversi

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Team World festeggia la vittoria della Laver CUp 2022 (Twitter @LaverCup)

Che la Laver Cup sia un’esibizione, carina e spettacolare, è sotto gli occhi di tutti, e che al contempo i match in essa disputati vadano considerati con il giusto peso, appare ancor più scontato. Ma quanto accaduto nell’edizione 2022, è a suo modo storico (e non solo perché ha segnato l’addio al tennis di Roger Federer): infatti, per la prima volta in cinque edizioni, non è lo strafavorito Team Europe a vincere, bensì l’arrembante e spumeggiante Team World. Lì dove Raonic, Anderson, Del Potro e Isner avevano fallito, Fritz, Auger-Aliassime, Tiafoe e De Minaur hanno trionfato.

I giocatori inizialmente elencati, per primi hanno dovuto convivere con la quasi imbattibilità degli europei nel tennis degli anni ’10, facendo da apripista a una nuova generazione di tennisti d’oltreoceano che finalmente sta iniziando ad alzare la voce. Milos, Delpo e Kevin hanno dovuto combattere contro troppi infortuni, che hanno portato al ritiro due dei tre – con Raonic ufficialmente ancora attivo, che non gioca una partita dal 26 luglio 2021. Ma senza l’ex n.3 al mondo, difficilmente il Canada avrebbe iniziato a porre importanti basi nel mondo del tennis che l’hanno portata alla vittoria della Coppa Davis 2022, con la squadra guidata da Felix Auger-Aliassime e Denis Shapovalov. E proprio Felix, insieme a Taylor Fritz, ha scritto una nuova pagina della storia del tennis extraeuropeo: per la prima volta dal 2018, infatti, c’è più di un giocatore d’oltreoceano in top 10 a fine anno (allora furono addirittura quattro, di cui Del Potro e Anderson in top5, oltre a Nishikori e Isner).

Ma al di là del rilancio ai piani alti del tennis, il movimento nel resto del mondo sta iniziando a riemergere anche a livelli medio-alti, di top 30-35, e di vittorie di titoli nel tour. Infatti 8 giocatori tra Argentina, Australia (arrivata tra l’altro in finale Davis, la prima senza squadre europee dal 1990, quando proprio gli aussies si arresero agli Stati Uniti), Canada e USA hanno chiuso l’anno tra i primi 30 al mondo (uno in più rispetto al 2021), ma soprattutto l’aumento c’è stato in termini di tornei portati a casa: 17 su 69, rispetto ai 10 su 61 dell’anno precedente, con una percentuale di quasi il 25% di trofei approdati fuori dall’Europa. Le statistiche forniscono un quadro ben preciso della situazione, ma vediamo nel dettaglio a chi sono dovute queste incoraggianti percentuali.

 

LA RINASCITA AMERICANA – L’assenza del tennis americano ad alti livelli è stata una sorprendente costante negli ultimi anni, ma i risultati quest’anno sono senza dubbio migliorati: Tiafoe, entrato per la prima volta in carriera in top 20, ha anche centrato la semifinale allo US Open, la prima a livello Slam per gli americani da Wimbledon 2018 (Isner). Dunque al di là della ben nota crescita di Fritz, che ha chiuso l’anno da n.9 al mondo dopo averlo iniziato da n.23, e della tanto attesa, e finalmente arrivata, consacrazione di Frances ad ottimi livelli (i due hanno anche giocato uno contro l’altro la finale di Tokyo), vari giocatori a stelle e strisce si sono fatti largo durante il 2022. Spicca tra questi certamente Maxime Cressy, già salito alla ribalta prima di vincere per la prima volta in carriera un titolo a Newport (a luglio), grazie al suo particolare stile di gioco. Il franco-americano, infatti, è uno dei pochissimi giocatori rimasti nel circuito a giocare ancora solo di serve and volley, seguendo sempre a rete gli ottimi servizi. Cressy, l’ultimo dei panda, è una ventata di aria fresca per il circuito, ma soprattutto per il suo Paese, dove non è solo.

Infatti altro giocatore che ben si è distinto, specie nella parte finale di stagione, è Brandon Nakashima. Il nativo di San Diego, che ha chiuso l’anno al n.47, ha vinto per la prima volta un trofeo ATP proprio nel 250 di casa, oltre a divenire anche il primo americano a vincere le Next Gen ATP Finals, lì dove Fritz, Tiafoe, Brooksby e Korda avevano fallito. E anche Sebastian, figlio del grande Petr, è stato protagonista di una buonissima stagione, a cui è mancato solo il sigillo di un titolo. Due finali di fila giocate (Gijon e Anversa), perse solo da due top 10 come Rublev e Auger-Aliassime, oltre al best ranking di n.30 al mondo raggiunto a maggio.

Risultati che fanno dunque ben sperare al tennis a stelle e strisce, a cui vanno aggiunti anche i netti progressi mostrati da Tommy Paul, che ha raggiunto due quarti di finale 1000, battendo sul cammino Alcaraz a Montreal e Nadal a Bercy, costruendosi sempre più dunque una fama di giocatore temibile oltre che spettacolare. La scuola americana, o meglio del Nord America, sta rinascendo, e le prospettive per il 2023 sono più che rosee. Del Canada, dei record di Auger-Aliassime e delle imprese in Davis se ne è scritto a fiumi in questo autunno, nei giorni scorsi; molto meno invece si è parlato dell’Argentina, che in un anno in cui ha perso la sua stella polare ha comunque saputo reinventarsi trovando vari giocatori degni di nota.

SUL RIO DE LA PLATA, SCHWARTZMAN NON E’ PIU’ SOLO – In un anno che, tra i tanti prestigiosi ritiri, si è aperto con quello, forse già annunciato, ma non per questo meno emozionante, di Juan Martin Del Potro, l’Argentina ha comunque buoni motivi per sorridere. Infatti comunque due tornei (guarda caso, sulla terra) hanno issato a fine settimana la bandiera albiceleste, con le vittorie di Francisco Cerundolo e Sebastian Baez. Il primo, che ha chiuso l’anno come n.30 al mondo e 2 d’Argentina (dietro solo al Peque Schwartzman) è stato una delle più grandi sorprese del 2022. Si parlava molto del fratello minore, Juan Manuel, ma Francisco, partendo dalle retrovie, si è fatto conoscere con la semifinale a Miami, certo fortunosa, ma che resta un enorme risultato, per fare via via sempre meglio col favore anche della mattonella battuta. E così il 17 luglio a Bastad, raggiungendo il best ranking (n.24 al mondo) ha vinto il primo titolo della carriera, con il fiore all’occhiello di eliminare anche Casper Ruud sul suo percorso. L’avversario battuto in finale da Cerundolo, tra l’altro, era proprio Baez, arresosi abbastanza nettamente in due set alla terza finale stagionale.

Il nativo di Buenos Aires, semifinalista alle Next Gen Finals 2021, ha ampiamente mantenuto le promesse quindi, avendo comunque ottenuto il primo titolo della carriera ad Estoril, contro Frances Tiafoe, ed arrivando ad un passo dai primi 30 (n.31). La vittoria su Rublev, proprio nella semifinale di Bastad, ha attestato le qualità di Baez anche contro giocatori di maggior calibro, ma è stata purtroppo per lui seguita da un pessimo finale di stagione, con sette uscite consecutive al primo turno, che ne hanno un po’ frenato l’ascesa. E, tra le difficoltà di fine stagione di Baez, di altri sudamericani, e anche di molti big, ad emergere è stata la voce dell’Asia, guidata da Nick Kyrgios e dalla sua Australia in primis…ma non solo.

WAITING FOR NISHIKORI…ECCO NISHIOKA – Tante promesse, tante faville, tra Daniel, Sugita, lo stesso Nishioka…ma la realtà è che il Giappone attende ancora, forse più sognando che realmente sperando, l’astro di Kei Nishikori, che il fisico troppe volte ha frenato sul più bello. Ma quest’anno il paese del Sol Levante (e come vedremo, l’Asia in generale) ha ottimi motivi per festeggiare. Infatti, più di tre anni dopo la vittoria dell’ex n.4 al mondo a Brisbane, un giocatore nipponico è riuscito di nuovo ad alzare un trofeo ATP: Yoshihito Nishioka, nel 250 di Seul, giocando una gran settimana e una spettacolare finale tra mancini contro Shapovalov, dopo aver eliminato anche il n.2 del mondo Ruud. Si è trattato del secondo titolo della carriera per l’attuale n.36 ATP (best ranking). Un finale di stagione entusiasmante per il giapponese, dove si è aggiunta anche una prestigiosa finale a Washington, persa solo da un Kyrgios straripante ma con una vittoria in semifinale sull’allora n.8 del mondo Rublev.

Dunque grande stagione per Nishioka, che tiene alta nel circuito la bandiera giapponese attestandosi a n.1 del suo Paese (n.38 del mondo quando ad inizio anno era n.80) in un movimento asiatico che si sta pian piano facendo sentire. Infatti una grande stagione l’ha avuta anche Zhinzhen Zhang, che pur non vincendo nessun titolo, è diventato il primo cinese della storia ad entrare tra i primi 100, nello stesso anno in cui il compatriota Yibing Wu ha vinto il primo match in uno Slam nell’era Open per la sua nazione (arrivando al terzo turno allo US Open, arrendendosi solo a Medvedev). E il rientro, seppur solo in doppio, di uno dei più grandi rimpianti del tennis degli ultimi anni, come Hyeon Chung, può far sorridere anche la Corea del Sud, aggiungendo ulteriore competitività ad un continente che finalmente sembra pronto a dire la sua a certi livelli (senza dimenticare il giovane Chun-hsin Tseng da Taipei, che ha giocato le Next Gen Finals e già tra i primi 100).

Dunque, tra vittorie prestigiose e tanti best ranking raggiunti, strisce pazzesche (Auger-Aliassime) e promesse che si iniziano a mantenere (Fritz), il tennis extraeuropeo sta ritrovando spolvero. E, come abbiamo visto, stavolta la grande, tradizionale scuola americana non si trova ad essere l’unica alternativa a quel gigante che è la vecchia Europa, ma tra giovani asiatici, australiani ritrovati e sbocciati (anche Kokkinakis, finalmente, ha saputo battere il proprio fisico e i propri demoni nel 2022, vincendo il suo primo titolo ATP) e certezze dall’America Latina, è in ottima compagnia.

Il 2022 è stato l’anno che ha riaperto la porta su questo discorso, con livelli alti, ma non altissimi, quelli solo sfiorati. Che il 2023 possa essere la stagione giusta per riportare anche un trofeo dello Slam fuori dall’Europa, per la prima volta dallo US Open 2009 di Del Potro? Le sensazioni appaiono propizie, vedremo se finalmente i giovanotti terribili, storicamente sempre un po’ “meno disciplinati” dei solidi europei, sapranno sconfiggere anche la pressione e trovare la lucidità quando la pallina scotta davvero.

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