WTA Berlino: Bencic rimonta Sakkari e conquista la finale, sfiderà Jabeur

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WTA Berlino: Bencic rimonta Sakkari e conquista la finale, sfiderà Jabeur

Belinda Bencic la spunta al terzo set su Maria Sakkari. Per lei è la quinta finale su erba. Contro di lei Ons Jabeur che supera Gauff

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Belinda Bencic - Madrid 2022 (foto @MutuaMadridOpen)
 

[8] B. Bencic b. [2] M. Sakkari 6-7(6) 6-4 6-4

Ci sono volute oltre tre ore di gioco per decidere il nome della prima finalista al bett1 Open di Berlino. Belinda Bencic ha battutto in tre set la greca Maria Sakkari dopo aver perso il primo set e completando la quinta rimonta della stagione.

Ottimo l’inizio di Sakkari, che attacca bene e incide con il dritto in risposta, conquistando il break nel secondo game tramite un parziale di 8 punti a 1. La gioia è però alquanto effimera per l’ateniese, che nel terzo gioco da 20 punti, alla settima palla break capitola con un doppio fallo all’aggressività di Bencic, che alza la qualità del suo gioco e opera un immediato contro-break. Proseguono i disastri al servizio di Sakkari, che appare quasi spaesata al momento di impattare i colpi in uscita, un tallone d’Achille finora, complice anche un’ottima Bencic in risposta, sempre profonda. Ma soprattutto arriva anche il break del sorpasso per la tds n.8 nel quinto gioco, ancora suggellato con un doppio fallo. Continua la parabola di break, con Sakkari che rimette in piedi il set ristrappando il servizio a Belinda, che compie un gran passaggio a vuoto tra errori in uscita e scelte sbagliate. Rischia però subito dopo la greca, che deve salvare l’ennesima palla break, ma mostra alla svizzera quanto possa fare male se prende bene il tempo col dritto, più realizzabile da fondo con l’erba molto consumata. In un momento di relativa tranquillità, arriva l’undicesima palla break del set a favore della svizzera, subito però cancellata da una robusta prima di Sakkari, che ora nei momenti importanti sta trovando più pesantezza, a fronte di una Bencic più spumeggiante ma un po’ sprecona . Alla fine la spunta la giocatrice che più è apparsa in difficoltà, specie al servizio, nel corso del set, e cioè Maria Sakkari. Tie-break in cui inizia decisamente meglio, qualche errore la porta a disunirsi, ma è attenta ad annullare un set point con un ottimo uno-due e poi a vincere 8 punti a 6, con un gran bacio della fortuna, rendendo il colpo deviato dal nastro vincente, che emotivamente può incidere su Bencic, anche provata dalle tante partite in tre set giocate di recente.

 

In apertura di set subito occasionissima per Sakkari di indirizzare decisamente l’inerzia della partita verso di lei, con una doppia palla break, dove però Bencic subito ritrova il giusto smalto e annulla con prontezza brillantemente. La greca ora trova con meno continuità la pesantezza con il dritto, complici anche i pochi riferimenti offerti dalla sua avversaria. Secondo parziale che scorre via molto più regolare del primo, senza palle break eccetto le due per la greca nel primo game. Bencic sta variando molto di più, anche prendendo più rischi, mentre Sakkari continua la sua spinta forsennata, a cui servirebbe solo un po’ più regolarità, accoppiata però ad un’ottima resa al servizio, sia con la prima che con la seconda. Dopo un decimo game lunghissimo, al quinto set point Bencic riesce a rompere l’equilibrio mai neanche lontanamente intaccato nel set, trovando quello che è stato probabilmente il suo miglior gioco in risposta. Benissimo soprattutto sul lato sinistro, dove mette a segno colpi strabilianti di rovescio, tra cui un passante da biliardo per annullare una palla game alla greca che la dice lunga sulla voglia e il carisma di questa ragazza. Forza dunque il terzo set con un 6-4, quasi pazientando tutto il tempo e concentrando tutte le energie sul finale riuscendo finalmente a togliere il servizio all’avversaria.

Il terzo e decisivo set vede un inizio con entrambe le giocatrici a fare gli straordinari in battuta. Tutte e due, però, riescono a salvarsi ai vantaggi per poi tenere invece agilmente i loro successivi turni di servizio. Così dopo 23 minuti di durata del parziale il punteggio è totalmente pari (2-2). Ecco che però il momento di svolta è dietro l’angolo, nel quinto gioco Sakkari prende in mano gli scambi a suon di sontuose risposte, che le permettono di entrare e comandare con il dritto. Infatti, proprio grazie anche all’ausilio del 22esimo winner da destra la greca si procura le prime chance di break della frazione – palle break in favore della 26enne ateniese che mancavano dal set inaugurale. Bencic è però una sentenza con il fondamentale d’inizio gioco e attraverso anche il secondo ace della sua partita cancella le opportunità. Ma la svizzera si complica nuovamente la vita, facendo seguire alle prime vincenti un doppio fallo. Maria allora ci riprova, accelera progressivamente con la spinta da fondocampo e si guadagna una terza possibilità per strappare la battuta alla campionessa olimpica. Tuttavia, anche questo break point sfuma, Belinda finalmente aggrappandosi definitivamente al fondamentale d’inizio gioco riesce a sollevarsi dalle sabbie mobili di un game che avrebbe segnato un di rotta dell’inerzia in modo irreversibile.

La n. 6 del mondo, diversamente, continua a non conoscere sofferenza in battuta e questo trasporta inevitabilmente tutta la pressione sulla tds n. 8. La 25enne di Flawil dimostra, pur offrendo tante palle break alla n. 1 del seeding in questo set, di essere sempre in grado di alzare il livello in quei frangenti in cui è ad un passo dal burrone. Perciò, nonostante incontri diversi ostacoli sulla sua strada, l’equilibrio regna ancora sovrano. Dopo due turni al servizio abbastanza complessi, ambedue giunti ad oltranza e con tre break point offerti complessivamente, la n. 17 WTA torna a vincere un gioco tranquillo in battuta e rimette il muso avanti nel punteggio. Arrivati al momento della verità, come spesso accade, chi deve inseguire può incorrere nella tensione; se poi ci si aggiunge il carico del peso emotivo derivante dalle occasioni mancate, beh l’epilogo finale è facilmente prevedibile. Il braccio di Maria s’irrigidisce, facendole perdere di conseguenza il controllo dei colpi. Anche la prima si smarrisce e così la rossocrociata vola sul 15-40. L’orgoglio greco frantuma i primi due match point; ma la risposta bimane di Bencic (19-4 il distacco a livello di vincenti dal lato sinistro a fine match per la connazionale di Federer) va che è una meraviglia permettendo il materializzarsi del terzo punto partita. E’ quello buono, dopo una strabiliante battaglia di oltre tre ore è Belinda ad imporsi, la quale si lascia cadere a terra dopo la volée vincente. Dopo la quarta partita vinta al terzo set, su altrettante disputate nel torneo – così come era gli era accaduto anche alle Olimpiadi – si può affermare che l’oro olimpico di Tokyo si esalti in zona Cesarini.

Domenica, alla sua quinta finale su erba, andrà a caccia del secondo titolo su questa superfice dopo Eastbourne 2015 – fra l’altro il primo della carriera -, sperando in cuor suo di migliorare la finale dello scorso anno, dove si arrese a Ljudmila Samsonova.

Nella seconda semifinale pochi problemi per Ons Jabeur che ha superato in due set Coco Gauff con il punteggio di 7-6(4) 6-2. C’è stato equilibrio solo nel primo set quando Gauff è scattata alla grande dai blocchi salendo 3-0. Da lì in poi Jabeur è salita in cattedra andando infine a dominare il tie-break dove si è portata 6-2 prima di chiudere al terzo set point. Senza storia il secondo parziale con la tunisina che si è portata 5-1 prima di chiudere 6-2.

WTA 250 BIRMINGHAM – Tutto rinviato a domenica per il torneo inglese. La pioggia ha cancellato completamente il programma di giornata dunque le semifinali e la finale si giocheranno nella stessa giornata.
Alle 12 italiane in contemporanea le due semifinali: Halep vs Haddad Maia e Zhang vs Cirstea. La finale si giocherà a poche ore di distanza dalla loro conclusione…

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WTA Monastir: il bel torneo di Stefanini finisce con un ritiro

L’azzurra non recupera dalla fatica della maratona vinta con Linette e si ritira sotto di un set e un break

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A Monastir al “Jasmin Open”, Lucrezia Stefanini non recupera dalla fatica della maratona con Linette e si ritira in avvio di set lasciando strada a Diane Parry già in vantaggio di un set e un break, 6-3, 1-0 (30-15).

Davvero un peccato per l’azzurra grande protagonista fin qui al WTA Monastir tra la qualificazione e la vittoria al primo turno su Magda Linette. La francese conquista i quarti dove attende la vincente del match tra Kudermetova e Frech. La gara si è protratta sino all’ora di gioco quando è arrivato l’abbandono da parte della n. 152 del ranking WTA.

Parry è partita fortissimo, portandosi sul 5-0 con un invidiabile 14/14 punti realizzati su altrettante prime di servizio. Stefanini, oltre ad aver problemi con la risposta sulla prima dell’avversaria, fa fatica a impostare il gioco sulla sua seconda di servizio. L’azzurra ha un sussulto e dopo aver evitato il 6-0, annulla quattro set point prima di accorciare sul 5-3 per la sua avversaria. La quinta palla set è decisiva per chiudere il primo parziale in favore della francese. La prima palla break del secondo set indirizza subito il parziale prima che Stefanini sul 30-15 saluti tutti. Applausi comunque per la 24enne di Carmignano.

 

GLI ALTRI MATCH – Sempre al “Jasmin Open”, Katerina Siniakova non si ripete e va fuori al secondo turno contro Claire Liu. Dopo le meraviglie slovene, per la russa arriva lo stop in due set con il punteggio di 7-5, 6-2 in 1he31’. Ben sette i break in dodici turni di servizio necessari per consegnare la prima frazione a Liu. Avanti di un break in tre circostanze, la campionessa di Portorose non riesce ad allungare a causa anche di una prima di servizio servita col 53% e ben otto doppi falli commessi. Siniakova non tiene mai il suo turno di battuta anche nel secondo set e muove il punteggio solo grazie ai due break ottenuti.

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DEL WTA DI MONASTIR

Paolo Michele Pinto

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ATP

ATP Astana, Djokovic devastante: vince in un’ora contro Garin e trova Van De Zandschulp agli ottavi

Prestazione perfetta del campione serbo che va veloce contro il cileno e si candida come principale pretendente al titolo in Kazakistan

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Novak Djokovic - ATP Astana 2022 (Twitter @atptour)
Novak Djokovic - ATP Astana 2022 (Twitter @atptour)

N. Djokovic b. C. Garin 6-1 6-1

Dopo i match andati in scena in mattinata, ad aprire la sessione serale dell’Astana Open in questo mercoledì è stato Novak Djokovic, che ha avuto vita facile contro Cristian Garin, battuto in un’ora e pochi minuti di gioco: 6-1 6-1. Continua così la conquista dei punti di Novak Djokovic per risalire nella Race e blindare una partecipazione alle ATP Finals di Torino che ha comunque pesantemente ipotecato già con la vittoria di Wimbledon. Dopo aver vinto il torneo di Tel-Aviv è atterrato in Kazakistan. Entrato in tabellone grazie ad una wild card, Novak Djokovic ha sconfitto in modo quasi imbarazzante il cileno di Santiago numero 81 del ranking ATP che è sembrato davvero in grave difficolta nel match di oggi. Non è riuscito a mettere in difficoltà il 35enne di Belgrado neanche una volta. Non ha provato alcuna variazione o soluzione alternativa. È rimasto a fondo campo a guardare le soluzioni invece perfette di Djokovic, che troverà agli ottavi dell’Astana Open l’olandese Van De Zandschulp, oggi numero 34 del ranking.

IL MATCH – Primo set: Parte bene il serbo che va a prendersi subito aggressivo due palle break nel primo gioco di questa sfida. Ne basta una ed il primo game è già di Djokovic. E con 8 punti a 1 il serbo si guadagna velocemente anche il secondo game. Garin non sembra ancora essere sceso in campo. Finalmente il tennista di Santiago si sblocca nel terzo gioco e tiene il servizio a 0. Ma le cose si mettono nuovamente male nel turno successivo di servizio di Garin dove si ritrova a dover salvare altre 3 palle break per il serbo. Se ne va la prima risposta di Djokovic, ma nello scambio successivo sfodera una magica smorzata ed in soli 15 minuti di gioco il serbo conduce 4 giochi a 1. Il cileno ora non riesce neanche più a mettere la palla in campo e per Novak è fin troppo facile.  In 24 minuti Djokovic vince il primo set 6-1.

Secondo set: Garin deve fare delle magie per riuscire a portare per la prima volta dall’inizio del match il serbo ai vantaggi del primo game, dove finalmente si vede uno scambio degno di questa partita. Ma Djokovic rimane impassIbile e senza problemi chiude 1-0. Arriva un’altra palla break per il 35enne serbo grazie ad una smorzata strepitosa dove Garin non riesce ad arrivare. Il cileno riesce a salvarsi con un rovescio tirato a tutto braccio sull’incrocio delle righe di fondo. Ora il sudamericano cerca di caricarsi, deve trovare il coraggio di tirarne altri. Djokovic tiene il suo turno di servizio e si gira: 2-1 per il serbo. Anche in questo quarto gioco i due vanno ai vantaggi: arriva un’altra palla break per Djokovic che oggi sta facendo lezione al cileno e non sbaglia niente: 3-1 per il serbo. Turno di servizio successivo altrettanto perfetto e con un ace, il serbo si porta avanti 4-1. Altre due palle break a favore del serbo: la prima se ne va, ma la seconda lascia tutti senza parole. Un dritto lungolinea vincente che davvero pochi sanno fare concede a Djokovic di andare a servire per il match dopo soli 59 minuti di gioco. Tutto quello che succede dopo sembra quasi uno scherzo. Djokovic vince in modo devastante anche il secondo set 6-1 e troverà Van De Zandschulp agli ottavi dell’Astana Open.

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DELL’ATP 500 DI ASTANA

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ATP

ATP Astana: Goffin e Huesler non si confermano e sono già eliminati

All’ATP 500 kazako Rublev batte facilmente Zhang. Il belga, dopo l’impresa contro Alcaraz, perde da Mannarino

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Marc-Andrea Huesler - ATP Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

L’Astana Open, ATP 500, si sta rivelando teatro di diverse soprese, ma anche di grandi emozioni oltre che portatore di numerosi ed interessanti spunti di riflessione. Nella mattinata di mercoledì sono andati in scena due dei protagonisti del circuito degli ultimi giorni, lo svizzero Marc-Andrea Hueslertrionfatore a Sofia – e il belga David Goffin, che proprio ieri aveva eliminato il numero uno del mondo Carlos Alcaraz. Entrambi, però, hanno finito per essere eliminati. Vediamo cosa è accaduto, nel dettaglio, nella sessione diurna della giornata odierna con i primi due ottavi e i restanti primi turni della parte bassa.

[5] A. Rublev [Q] Z. Zhang 6-3 6-2

Ad aprire il terzo giorno di gare, per quanto riguarda il main-draw, è stata l’affermazione della testa di serie numero 5 Andrey Rublev, con lo score di 6-3 6-2 in appena 59 minuti di gioco, ai danni del qualificato cinese Zhizhen Zhang, uno dei due ottavi di scena nell’odierna sessione diurna. Una partita sostanzialmente senza storia, dominata dal primo all’ultimo momento dal 24enne di Mosca, e rivelatasi poco più di un allenamento. Soltanto cinque giochi concessi da parte del n. 9 ATP, in quella che di fatto è stata una sorta di sessione di training agonistico: Il tennista russo è partito subito a spron battuto, issandosi rapidamente sul 3-0. Da quel frangente in poi è stato rispettato l’ordine dei servizi, senza che nessuno dei due giocatori riuscisse ad impensierire minimamente l’avversario in risposta: almeno sino all’appuntamento con la chiusura del set dove Andrey, come spesso gli accade, s’irrigidisce offrendo le prime palle break del suo incontro; ne concede ben tre, ma rimontando dal 15-40 e superando un altro scoglio ai vantaggi, s’intasca il parziale inaugurale quando l’orologio indica il primo giro di lancette dopo la mezz’ora iniziale.

 

Ancora più netto il divario, che va a delinearsi nella seconda frazione, con lo strappo che arriva nel terzo game. Il vantaggio viene ulteriormente incrementato, dal vincitore juniores del Roland Garros 2014 sul 4-2, attraverso un secondo break che mette in cassaforte lo scontro. Questa volta l’ex n. 5 del ranking riesce anche nell’intento di evitare di tremare, nel turno di servizio in cui deve apporre il francobollo prima di poter spedire la lettera: 28 minuti la durata di un secondo set mai in discussione. Una giornata brillante in battuta per il Re dei ‘500’, che ha reso così la sua scampagnata asiatica odierna un piacevole diletto: 6 aces scagliati, il 73% di prime in campo, l’83% di trasformazione e un ottimo 69% di realizzazione con la seconda. Ma forse più di tutti gli altri dati a far comprendere pienamente la performance assolutamente positiva del russo, è la voce che recita 0 ai doppi falli commessi; spesso e volentieri infatti Rublev nei momenti di tensione tende a perdere lucidità e a forzare la seconda incorrendo in errori fatali, quasi sempre nelle fasi più concitate delle sfide.

Oggi ciò non è accaduto, probabilmente anche perché la superficie gli sta consegnando quellla fiducia e quella tranquillità, necessarie per esprimersi al meglio. E’ indubbio, difatti, che il cemento indoor sia uno dei terreni di caccia prediletti dal finalista del Masters 1000 di Cincinnati 2021; soltanto in questa stagione ha un record – considerando l’affermazione di oggi e solo le specifiche condizioni del veloce al coperto – di 9-1. Non a caso, anche nell’esordio contro Djere, ha avuto un unico momento di sbandamento in cui ha servito sul piatto d’argento tre break point all’avversario salvo però essere invalicabile nei restanti nove turni alla battuta. Eppure nonostante abbia gestito al meglio la situazione, passeggiando in ciabatte verso i quarti dove ad attenderlo ci sarà Mannarino, questa sfida inedita per Rublev preventivava molte insidie alla vigilia. Probabilmente ai più il 25enne di Shanghai non dirà molto, ma invece è stato un autentico dominatore del circuito Challenger del 2022, con risultati in successione impressionanti che gli hanno permesso di scalare quasi 200 posti in classifica raggiungendo il proprio best ranking al n. 122 lo scorso 12 settembre. Un traguardo che ha riscritto la storia della Cina tennistica, quantomeno al maschile, portandolo a diventare il giocatore con il ranking più alto fatto mai registrare da un uomo cinese con una racchetta in mano. Un’esplosione quella di Zhang, con anche un po’ d’Italia coinvolta, visto che nella sua estate d’oro tra luglio e agosto ha raggiunto quattro finali Challenger: due di queste sono arrivate sul suolo italico, ma in particolar modo l’unico trionfo lo ha ottenuto il 7 agosto agli Internazionali di Tennis del Friuli Venezia Giulia a Cordenons contro Vavassori il primo della sua carriera -, mentre la sua corsa a Trieste è stata interrotta da Francesco Passaro. Purtroppo per lui, però oggi, non è riuscito a ripetere l’impresa compiuta cinque anni fa a Shenzen, nella quale raggiunse i quarti eliminando – tra gli altri – anche il nostro Paolo Lorenzi.

E. Ruusuvuori b. M-A. Huelser 6-0 6-2

Il National Tennis Center ha anche ospitato, nella prima mattinata italiana, il duello fra il mancino svizzero Marc-Andrea Huesler e il finlandese Emil Ruusuvuori. Ad aggiudicarsi la contesa è stato il 23enne di Helsinki, che reduce dalla prematura uscita al secondo turno di Tel Aviv contro il francese costruitosi nei Challenger Corentin Lestienne, ha fatto un sol boccone del n. 64 ATP. Il tennista di Zurigo aveva le pile scariche, dopo la scorpacciata di Sofia che gli è valsa il primo titolo della carriera nel circuito maggiore, fisicamente non ne aveva più e lo si è visto compiutamente soprattutto negli spostamenti laterali – sempre in costante ritardo ed affanno -. Un atleta, il 26enne elvetico, che a causa della sua imponente mole fisica ha sofferto sovente per tutta la propria attività da professionista di ricorrenti problemi fisici, che ne ha minato il fisico ed impedito che potesse arrivare qualche anno fa nel tennis che conta. 6-0 6-2, il punteggio inequivocabile maturato in 1h09′ che testimonia come, quantomeno oggi, il gioco offensivo e verticale di Marc sia stato tramortito e surclassato dal ritmo e dalla regolarità di Emil. Il n. 53 delle classifiche, dopo aver maramaldeggiato nel set d’apertura, ha visto nel primo gioco della seconda partita l’unico vero frammento di pathos e tensione del suo match: game maratona da 16 punti, in cui ha dovuto cancellare tre palle break, le sole lasciate per strada nell’incontro. Emil ora, è pronto all’esame Medvedev.

[9] M. Cilic b. O. Otte 5-7 7-6(4) 6-2

Huesler non è stato però l’unico esponente del serve&volley ed in generale di una proposta di stile d’attacco, impegnato in questo mercoledì sui campi dell’ex Nur Sultan. Infatti ha fatto il suo ingresso in campo, anche l’erbivoro tedesco Oscar Otte. Il 29enne di Colonia non sta vivendo un momento particolarmente felice, considerando che ha perso otto delle ultime nove partite disputate nel Tour ATP. Una striscia negativa iniziata, pensate, addirittura il 1 luglio scorso con l’eliminazione subita da Alcaraz al 3°T di Wimbledon. L’astinenza dal successo, 6 ko di fila, è stata interrotta soltanto la settimana scorsa vincendo all’esordio a Sofia contro il carneade svedese Madaras per poi essere rimontato da Majchrzak. A sottrarre certamente ulteriore fiducia, oltre che a complicare decisamente la situazione, ci ha pensato anche l’operazione al ginocchio che il n. 55 ATP ha dovuto affrontare; un infortunio che gli ha tolto certezze soprattutto nei momenti difficili degli incontri: sconfitta con tanto di match point in Davis contro Goffin, ancora rimonta subita a Metz da Barrere. Dunque quella attuale non è certo la versione di Oscar, che per la prima volta – qualche mese addietro – era riuscito a sfondare il muro della Top 50, grazie alle semifinali raggiunte a Stoccarda e Halle.

Il suo obbiettivo era dunque quello di ripartire, ma il sorteggio non è stato così benevolo nei suoi confronti mettendogli di fronte al primo turno il rinato e pimpante Marin Cilic. Il croato, campione Major a New York 2014 e promosso a tds n. 9 dopo il forfait di Sinner, gode di un buon momento di forma: solamente qualche giorno fa ha giocato la finale del ‘250’ di Tel Aviv, nella quale è arrivata la 20esima sconfitta in 22 confronti diretti al cospetto di Nole Djokovic. Tuttavia il n. 14 del ranking lo scorso anno proprio durante la parte di stagione sul veloce indoor con la finale di Mosca ed il titolo a San Pietroburgo, diede nuovo slancio alla sua carriera, che stava volgendo verso il basso e incanalandosi nel rettilineo finale. Una rinascita che è rispecchiata alla perfezione, dal ritorno in Top 15 e che è stata conseguenza di una grande continuità di rendimento: non perde al primo turno dal mese di aprile sulla terra di Estoril. E anche oggi non si è smentito, imponendosi però soltanto in rimonta per 5-7 7-6(4) 6-2 in oltre due ore e mezza di gioco. Una vera battaglia senza quartiere, che nonostante le premesse, ha presentato un Otte voglioso e combattivo. Ancora una volta al tedesco è stata fatale la mancanza di fiducia, che in match incentrati sulla lotta leonina si rivela elemento imprescindibile e decisivo nella fasi clou. Ciò nonostante la strada intrapresa è quella corretta, bisogna solo ritrovare il sorriso della vittoria per scacciare definitivamente i cattivi ricordi.

Quando uno scontro mette in competizione due tennisti dotati di un perforante fondamentale d’inizio gioco, ed inoltre su una superficie così rapida che esalta i grandi battitori, non può che venirne fuori un duello all’ultimo ace a chi sarà più abile nell’estrarre dal cilindro il punto diretto al momento dirimente, o a chi sarà più capace di non dare punti di riferimento ed evitare di farsi leggere le traiettorie in battuta. Insomma, una trasposizione sportiva del capolavoro western di Sergio Leone: il buono, il brutto e il cattivo; un gioco di sguardi e di tenuta mentale. La gara degli aces la vince Otte, 11 a 7, mentre Cilic va meglio in termini di resa della prima, 80% contro il 76%, ma soprattutto per quanto riguarda la trasformazione della seconda: 57% contro 41%. Una differenza sostanziale, per ciò che concerne il peso specifico ricoperto in quei quindici in cui la palla scotta di più, che si ripercuote anche sulla ribattuta alla seconda di servizio altrui (59% a fronte del 43%). Nel primo set ci sono stati, nonostante questi numeri importati alla battuta, tre break: il 34enne balcanico ha strappato per primo al termine di un quinto game fiume da 12 punti, convertendo l’allungo al quarto tentativo complessivo. La tds n. 9, però, in uno dei suoi soliti svarioni di attenzione ha restituito il favore sul 4-3, per poi concedere con un calo piuttosto prolungato il break decisivo nel dodicesimo gioco.

Nella seconda frazione, uscendo indenne da un settimo game in cui ha frantumato ben tre palle break, il tedesco sembrava aver piazzato la spallata definitiva all’incontro. Tuttavia non è arrivato il momento di flessione croata, che tutti si aspettavano dopo le chances mancate, e perciò si è giunti dritti al tie-break. Qui con le spalle ormai al muro il gigante buono ha tirato fuori la propria tempra e il proprio carattere rimandando ogni verdetto al set finale, attraverso un assolo irrefrenabile si è portato infatti subito sul 4-0, ipotecando il jéu decisif, per allungare ancora sul 6-1 e chiudere 7-4. Comunque la sua nomea di essere tutto tranne che un cuor di leone, non è si è smentita completamente neppure in questa circostanza avendo avuto avuto bisogno di quattro set ball per sigillare il parziale.

Il match si è di fatto concluso lì. Questo perché il 6-2 finale maturato in 47 minuti, ha visto sì tanti game lottati ma tutti contraddistinti da occasioni appannaggio dell’ex n. 3 ATP. Poteva essere benissimo un bagel, considerando che Oscar ha cancellato altri due break point nel quarto gioco, e tre nel sesto. Per Cilic in ottavi ci sarà il russo Khachanov.

A. Mannarino b. (LL) D. Goffin 3-6 6-1 7-5

L’ultimo incontro della sessione diurna in Kazakistan vedeva, invece, fronteggiarsi due “pesi leggeri” David Goffin e Adrian Mannarino. Due giocatori con caratteristiche molto simili, che fanno vertere la loro partita su un’eccezionale capacità di anticipo, conseguenza di un’altrettanto formidabile ricerca della palla. Per esprimersi al massimo delle loro potenzialità, perciò, debbono necessariamente possedere una condizione fisica perfetta, propedeutica a far sì che i piedi viaggino a velocità sostenute e gli permettano di arrivare all’impatto, con quel nano secondo prima degli altri, in grado di guadagnarsi il comando delle operazioni. Infatti per poter avere la meglio, hanno bisogno di essere loro a direzionare l’andamento dello scambio in modo tale da ricercare angoli acuti e far muovere l’avversario come un tergicristallo. Poiché se mancassero di queste prerogative essenziali, essendo sprovvisti di un colpo definitivo o di esecuzioni che generino una forte scarica di potenza, verrebbero investiti dal maggiore peso di palla del duellante di turno.

Dunque affrontandosi due tennisti praticamente quasi identici, se non fosse che uno è mancino, a spuntarla sarà certamente chi si troverà in una giornata migliore. A partire meglio è il belga, e non poteva essere altrimenti, considerando che dopo la sconfitta nelle qualificazioni subita per mano di un brillante Nardi, la sorte ha deciso di correre in soccorso dell’ex n. 7 al mondo: David, prima del torneo kazako, non vinceva un match in un tabellone principale ATP da ben sette partite consecutive. Ma da lucky loser è riuscito ad estromettere dal torneo il numero uno del mondo Carlos Alcaraz, centrando il terzo scalpo in 11 tentativi contro un n. 1 del mondo: curiosamente anche nelle altre due circostanze in cui ha compiuto una cotale impresa, ha battuto uno spagnolo, Rafa Nadal alle ATP Finals 2017 e in ATP Cup 2020.

Il primo set Goffin lo fa suo per 6-3 in 41 minuti, indirizzando il prosieguo del parziale con il 3-0 iniziale. Successivamente sono sfumati per poco due break in fila tra quarto e quinto game, con una chance ciascuno di strappare il servizio altrui. L’unico altro frangente da segnalare nel parziale, il nono gioco, quando l’attuale n. 66 ha servito per incamerare la frazione. Non ha sofferto, ma gli è servito il terzo set point per porre fine alla resistenza francese. Tuttavia Adrian non si è demoralizzato, anzi ha innalzato ulteriormente il proprio livello; forse memore della buone sensazioni che questo torneo gli porta in dote. Basti pensare, infatti, che oltre ad aver interrotto una serie di tre eliminazioni all’esordio, in eventi del Tour maggiore, con il successo su Wawrinka sfruttando il calo fisico dello svizzero nella frazione finale, il n. 51 ATP raggiunse la finale nell’edizione inaugurale del torneo – nel 2020 perdendo da Millman -. L’ex n. 22 del mondo è autore di un secondo set da cineteca, dove a suon di accelerazioni filanti, surclassa il diavolo rosso per 6-1 in 36 minuti.

I precedenti tra i due vedevano il belga avanti 5-2, 3-1 se si considerano soltanto i confronti sul cemento indoor. Si sono già fronteggiati nel 2022, a febbraio, in condizioni simili negli ottavi di Montpellier con il successo del mancino d’oltralpe in due comodi set. Dopo due frazioni dominate prima da uno e poi dall’altro, era inevitabile che il parziale finale fosse caratterizzato da un equilibrio profondo. Adrian prova a dare seguito, sulle ali dell’entusiasmo, al set appena vinto ripartendo forte e subito in spinta nel primo game della frazione: si guadagna tre palle break, ma David non ci sta e lotta dando tutto sé stesso riuscendo a riemergere dopo la bellezza di 16 punti. Nonostante poi il set seguirà un sottile filo del rasoio, in termini di punteggio, Goffin sembra essere agonizzante e sofferente ogni volta che tocca a lui servire: nel terzo game è costretto ad annullare altri due break. In qualche modo riesce a rimanere in vita il vice maestro delle Finals 2017. Ma arrivati al rush finale, la tensione prende il sopravvento e va in scena un filotto di tre break consecutivi: due a favore di Mannarino, che non si fa irretire dalla pressione, e vola ai quarti con il 7-5 finale sfruttando anche diversi errori del belga, che dopo il primo set ha perso per non ritrovarla più la sua consueta solidità.

IL TABELLONE DELL’ATP 500 DI ASTANA 2022

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