Haddad-Maia senza freni: due trofei sull'erba, la rincorsa verso Wimbledon

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Haddad-Maia senza freni: due trofei sull’erba, la rincorsa verso Wimbledon

La brasiliana, arrivata in top 30, ha vinto vinto a Nottingham e a Birmingham (e ci riprova a Eastburne). A 26 anni sembra essere arrivato il momento della maturità, dopo tanti guai compresa una squalifica per doping.

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Beatriz Haddad Maia - Birmingham 2022 (foto Twitter @the_LTA)
 
 

Sulla strada verso Wimbledon, due trofei consecutivi sollevati sull’erba. No, non parliamo stavolta di Matteo Berrettini. Con le dovute proporzioni e qualche agevolazione (il ritiro di Shuai Zhang nell’ultimo atto di Birmingham), Beatriz Haddad-Maia sta vivendo in questo mese il momento migliore della sua carriera e si candida tra le outsider per lo Slam londinese. La ventiseienne mancina di San Paolo – che non aveva mai sollevato un trofeo in singolare, prima di questo mese – apre così la settimana al best ranking (29 WTA) con la spinta di statistiche che non possono essere ignorate. Dieci vittorie su dieci, ovviamente, nelle ultime due settimane erbivore contraddistinte anche da successo significativi: a Nottingham ha battuto in tre set la prima testa di serie Maria Sakkari, nell’ultima settimana ha fermato la corsa di due campionesse di Wimbledon (Kvitova e Halep) lasciando appena cinque game a Camila Giorgi. Decisamente non male.

UNIVERSALE – L’erba, va detto, non era mai stata la sua superficie d’elezione. Pur senza brillare al Roland Garros, Haddad Maia aveva spinto forte anche nel mese di maggio sulla terra: il successo nel WTA 125 di Saint Malo nella prima settimana, seguito dalla finale persa nell’omologo torneo di Parigi (battuta da Claire Liu). Aggregando i dati e ponderando con buon senso il livello delle avversarie, tiriamo una linea: su 22 partite giocate da inizio maggio tra terra ed erba, ne ha perse soltanto due. Da apprezzare, in stagione, anche una certa trasversalità tra le superfici: restano agli atti la finale di doppio persa all’Australian Open (in coppia con Elena Dalinina, contro Krejcikova/Siniakova) e – in singolare – la semifinale di Monterrey. Nell’approccio a una delle edizioni di Wimbledon più imperscrutabili, la “Sharapova del Brasile” – come la definiscono in patria, in maniera abbastanza colorita, ma i 185 centimetri ci sono e i lunghi capelli biondi pure – va tenuta d’occhio.

I TORMENTI – La maturità sembra essere arrivata relativamente tardi per questa giocatrice, che negli anni scorsi – suo malgrado – ha avuto modo di non consumare tanta benzina. Tanti gli acciacchi nella prima parte della carriera, quando dinamiche sfortunate (anche un incidente domestico nel 2016) e gli scricchiolii di un fisico così imponente l’hanno costretta spesso ai box. Nel 2019, poi, il momento più complicato: nel mese di luglio, dopo essersi tolta lo sfizio di battere Muguruza a Wimbledon, viene trovata positiva a un controllo antidoping nel torneo di Bol, in Croazia. Accolta la tesi difensiva dell’involontaria assunzione degli anabolizzanti rilevati, ma allo stesso tempo la negligenza – aveva dichiarato integratori vitaminici, senza conoscerne tutti gli ingredienti – le costa una squalifica per dieci mesi (comprensiva di sospensione). Complice lo stop per la pandemia, è riuscita a tornare in campo solo a settembre 2020 negli ITF, dove spesso ha collezionato successi.

 

VERSO WIMBLEDON – Dopo la consegna del trofeo di Birmingham, dolci le parole rivolte all’avversaria costretta al ritiro. Insieme a Shuai Zhang, la brasiliana aveva conquistato appena una settimana prima il titolo di doppio a Nottingham. “Sei la dimostrazione che possa esistere un’amicizia vera nel circuito – ha detto con commozione alla cinese -, mi dispiace per come sia finita oggi ma ci tengo a farti pubblicamente i complimenti per la persona che sei. Sono una combattente e ho al mio fianco le persone giuste, è difficile raccontare quanto sia stato difficile il percorso degli ultimi due anni ma adesso sono qui e voglio godermi ogni singolo match e torneo, prima di Wimbledon sarò anche a Eastburne“. Lì dove il suo cammino inizierà al secondo turno contro Kaia Kanepi, replay della sfida già vista al Roland Garros e vinta dall’estone. Il Brasile – dove solo la grande Maria Bueno aveva lasciato il segno, nel tennis femminile – tifa per lei, con un fermento social e mediatico che si è impennato nelle ultime settimane. In parallelo ai suoi risultati.

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Wimbledon: Sinner gioca una gran partita, ma Djokovic rimonta due set e la spunta al quinto

LONDRA – Battaglia memorabile tra Jannik e Novak. L’azzurro va in vantaggio 2 set a zero, il serbo lo riprende e conquista la semifinale

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Pic credits Wimbledon Twitter

[1]N.Djokovic b. [10]J.Sinner 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Pubblico delle grandi occasioni, Kate Middleton e il principe William compresi, per l’incontro che apre il programma del campo centrale di Wimbledon, il primo quarto di finale della parte alta del tabellone. Di fronte il sei volte campione qui, e detentore del titolo, Novak Djokovic, e l’attuale numero uno italiano, Jannik Sinner. I consueti pronostici fatti al volo tra i presenti in tribuna stampa danno il serbo come vincitore quasi all’unanimità, la speranza è che sia almeno una partita lottata.

L’avvio sembra purtroppo dare ragione al pessimismo generalizzato, con sette punti a zero per Nole, che in due minuti scarsi si ritrova 1-0 e tre palle break, dire che Jannik è partito contratto è poco. Un paio di colpi vincenti dell’italiano finalmente arrivano, ma arriva anche un brutto errore di dritto che manda Djokovic in vantaggio 2-0. Dal vivo si vede bene la difficoltà, chiara conseguenza della tensione, che Sinner incontra nel far scorrere il braccio e nel muoversi con la necessaria reattività. Il 3-0 vede un parziale di 12 punti a 3 per Nole, uno di quei tre è un doppio fallo: difficile fare peggio, speriamo che le cose migliorino, alla fin fine è solo un break. Un paio di game regolari portano il punteggio sul 4-1, Jannik pare sbloccarsi, peccato l’handicap iniziale concesso in quel modo. Bravo Sinner ad annullare col servizio una palla del secondo break che sarebbe stata letale, e ad accorciare sul 4-2. Poco dopo, un’ovazione del centrale saluta le prime due palle break per l’italiano, che ora è ben salito di livello, e incassa volentieri il doppio fallo (secondo del game per Djokovic) che gli consegna il contro-break, per poi pareggiare 4-4.

Ci sono voluti 30 minuti, ma adesso la palla di Jannik viaggia che è un piacere, e Nole si trova spesso in difficoltà, c’è equilibrio, e per come era iniziata va già benissimo così. La gente si alza in piedi gridando per un rovescio diagonale di violenza spaventosa che porta Sinner a un’altra palla break, ma Djokovic è bravo a cancellarla col dritto, per poi salire 5-4. Senza corrrere rischi l’italiano tiene la battuta, e poi sale 15-40, altre due opportunità per lui: uno splendido dritto incrociato fa letteralmente venire giù lo stadio, ma soprattutto manda Jannik a servire per il set. per la prima volta con qualcosa da perdere, Sinner sembra esitare, commette un doppio fallo, la prima latita, ma non trema spingendo le seconde palle, e si procura un set point. Bravo e fortunato Nole a salvarsi col rovescio esterno che sfiora il nastro, ma poi una sontuosa smorzata di Jannik, e una battuta vincente, decretano il 7-5 per l’azzurro. Che set ragazzi, intensità altissima, spettatori entusiasti, tutto davvero bello.

Il livello non scende a inizio secondo set, ora se le stanno suonando di santa ragione, e da fondocampo è spesso Sinner a comandare. Il gran tennis di Jannik appare sempre più incisivo, e arriva un altro break nel terzo gioco, confermato per il 3-1. In tribuna stampa ci si stropiccia gli occhi, il parziale ora è di 9 giochi a 2 per l’italiano dopo il 4-1 iniziale (ripensandoci, quanto è stato fondamentale in quel game il servizio che ha cancellato una palla del 5-1 Djokovic). Che non siamo davanti a una gran versione di Nole è chiaro, ma Sinner è bravissimo a tenerlo costantemente sotto pressione. Sul 4-2 per l’azzurro, Djokovic si salva momentaneamente dal doppio break (con un nastro assassino in suo favore), ma poi un doppio fallo e una risposta di Jannik che pizzica la riga lo mandano sotto 5-2, roba da non credere. Poco dopo l’ora e mezza di gioco, la battuta vincente di Sinner decreta il 6-2, due set a zero in suo favore, speriamo davvero che l’inerzia della vicenda non cambi. C’è la consueta pausa che consente ai tennisti di andare in bagno.

Nel secondo game del terzo set Jannik, che sembra stia un attimo tirando il fiato, annulla bene una palla break (Nole non ne aveva più avute dopo la metà del primo parziale), ma poco dopo si trova sotto 0-40, e stavolta cede, 3-1 Djokovic. Ci sta un calo dopo due set giocati in modo straordinario, così come ci sta la reazione del campione, che allunga 4-1. Sinner non cede, tiene la battuta, e riprova la rimonta come all’inizio. Uno splendido pallonetto vincente fa ben sperare, ma servendo e passando bene Nole si porta 5-2. Come temevo, l’inerzia è cambiata, spingendo alla grande il serbo va 15-40, sono due set point. Jannik li annulla con coraggio, servendo potente e solido accorcia 5-3, ma la conclusione del parziale è solo rimandata, Djokovic non esita ed è 6-3, si va al quarto.

Il passaggio a vuoto di Sinner purtroppo continua, il fatto che Nole sembri piuttosto rinfrancato e più sicuro di sè chiaramente non aiuta, e il primo game del quarto set vede subito un break subìto dall’italiano. E’ davvero un momentaccio adesso, a Jannik volano via dritti lunghi anche di metri, sbaglia tocchi banali, lascia palle dentro di spanne, è come se stesse pagando lo sforzo più mentale che fisico profuso nella prima parte della partita. Quando nel terzo gioco arriva il secondo break per Djokovic, si inizia a fare il conto alla rovescia per il quinto set. Sinner, ammirevole, giustamente non molla, tiene due turni di battuta, si procura una palla break sotto 2-5, e capitola solo al terzo set point. Nell’ultimo game, un attimo di paura per l’azzurro quando si impunta la caviglia sinistra in un recupero in avanti, bello e sportivo il gesto di Nole che si precipita ad assicurarsi che vada tutto bene, per fortuna nulla di grave. Inizia il quinto, siamo a tre ore di gioco, che gran battaglia comunque vada.

Jannik tiene con autorità il primo game al servizio, nel secondo concede buona una palla mal chiamata fuori a Djokovic risparmiandogli un “challenge”, dal punto di vista del fair play l’atmosfera in campo è esemplare. Devo onestamente rilevare che in questa edizione di Wimbledon i giudici di linea non stanno facendo proprio una gran figura. Sull’1-1, alla fine di uno scambio durissimo, Sinner fallisce una smorzata, ed è ancora break per Nole, che sale 2-1, e senza problemi allunga 3-1. Pochi minuti dopo, il Djoker (è proprio il caso di definirlo così) spara un passante incrociato di rovescio in corsa irreale, brekka per la seconda volta, e va a servire per il match sul 5-2. Ormai qui sul campo centrale lo sappiamo in 15.000 come andrà a finire, e quando il cronometro segna 3 ore e 35, la battuta vincente di Nole gli consegna la semifinale. Pochi rimpianti per Jannik, che ce l’ha messa tutta, forse all’inizio del terzo avrebbe dovuto fare di più per impedire al serbo di ringalluzzirsi, ma è facile dirlo dalla tribuna. L’intramontabile Djokovic attende il vincitore della sfida fra Goffin e Norrie.

Molto soddisfatto Nole nell’intervista post.match: “Possiamo parlare solo degli ultimi tre set, e non dei primi due? (risate) Sono sicuro che ci saranno tante possibilità per Jannik in futuro, gli auguro solo tanta fortuna. Sì, sono state due partite differenti, all’inizio lui è stato migliore, poi io sono uscito, mi sono parlato da solo allo specchio – è vero, l’ho fatto! – e insomma, quando vieni messo sotto, è necessario riordinare le idee. Sono stato fortunato a brekkarlo subito a inizio terzo, ho notato qualche crepa nel suo gioco, e sì, il toilet break è stato il momento di svolta. Ho giocato per 20 anni ormai, ma lo stesso mi capitano momenti di dubbio interiore come a tutti, è quella la sfida maggiore, e l’esperienza, gestire le pause, come ho detto sfruttare le pause bagno, credo che sia per quello che sono riuscito diverse volte in carriera a ribaltare partite in cui ero sotto. Questo campo mi ha ispirato a prendere in mano la racchetta quando avevo 5 anni, e spero che mi possa motivare a continuare

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Wimbledon, Nadal: “Sono venuto qui, consapevole che sarebbe servito un grande sforzo da parte mia”

Il maiorchino parla dei progressi a rete: “Quando perdi qualcosa in termini di prestanza fisica, è necessario aggiungere cose al tuo gioco”

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Nadal Wimbledon 2022

Dopo il successo ai danni di Botic Van De Zandschulp, nel quale ha rischiato solo nel finale del match, il due volte campione del torneo Rafael Nadal si è presentato in sala stampa per rispondere alle domande dei giornalisti presenti. Tanti i temi toccati dal fenomeno di Manacor, dal percorso svolto per arrivare ai quarti di Wimbledon dopo aver dovuto attraversare varie vicissitudini di natura fisica, passando per il prossimo incontro con Taylor Fritzintervenuto anche in lui in conferenza, ha individuato nell’aggressività la chiava di volta per avere almeno una chance di battere l’ex n. 1 del mondo – che rievoca allo stesso tempo sia ricordi felici che ricchi di amarezza, (i due precedenti con il 24enne di San Diego, la finale vinta da Rafa nel 2020 ad Acapulco e quella persa dalla leggenda iberica nella stagione corrente a marzo ad Indian Wells, complice la frattura da stress alla costola, in una sfida fra incerottati) fino a sollecitare il 22 volte vincitore Slam sulla tematica dell’adattamento alle condizioni di gioco che l’erba prevede dopo tre anni di latitanza dai prati, e sui miglioramenti compiuti a rete anche per via dell’età che avanza. Infine chiusura lapidaria di Nadal, che ha stroncato sul nascere l’ennesima sequela di domande sul stato fisico, per – citando le sue parole – rispettare la competizione e gli avversari.

D: Hai vissuto un vero viaggio nelle ultime sei settimane in termini fisici e d’infortunio. Hai giocato quattro partite adesso. Come ti senti? Sembra che ti stai avvicinando sempre di più al tuo livello migliore

Rafael Nadal: “L’importante è pensare al lavoro quotidiano, giorno per giorno. E” sempre la stessa routine, anche qui a Wimbledon. Non si tratta di quanto sono vicino al mio livello migliore o meno. Non posso prevedere cosa succederà. Ma la cosa positiva è che mentre le prime due partite non sono state buone, due giorni fa credo di aver giocato ad alto livello per la prima volta nel torneo. E anche oggi per gran parte della partita, ancora una volta, mi sono espresso ad un livello molto positivo e ne sono felice. Questo mi dà la possibilità di avere un giorno in più domani, per andare in campo ad allenarmi ad aggiustare le cose che vanno migliorate, oltre ad esercitarmi sugli aspetti sui quali devo continuare a lavorare. Il miglioramento durante del torneo si sta vedendo. Ovviamente poi sono felice di essere tornato ai quarti di finale, dopo tre anni che non giocavo qui. E’ un risultato positivo per me, quindi molto contento per questo”.

 

D: Cosa hai imparato su Taylor Fritz quando ha giocato contro di lui e quali sono le tue sensazioni nell’affrontarlo di nuovo, con questa tua attuale condizione fisica, in un match su erba?

Rafael Nadal: “In realtà quello che ho imparato nell’ultima occasione in cu ci siamo affrontati, non ha alcun valore perché in quella situazione giocai con una frattura da stress alla costola ed è stato dunque difficile imparare alcune cose, onestamente. Il dolore è stato terribile quasi insostenibile giocando quella partita. Non sapevo di aver avuto una frattura da stress alla costola durante l’incontro, ma sapevo che qualcosa stava andando storto, visto che il dolore era veramente tanto. In merito alla nostra prossima sfida, beh è abbastanza naturale constatare che stia giocando ad un livello molto alto, ma molto alto, avendo disputato finora una grande stagione con vittorie ovunque. Non a caso ha vinto un torneo la settimana precedente a Wimbledon. Ora è ai quarti di finale qui avendo già vinto un Masters 1000 quest’anno. E’ quindi già arrivato ad un punto molto avanzato del torneo. Purtroppo per lui non potrà guadagnare punti qui ed è una cosa molto negativa per lui, perché raggiungere i quarti di finale, vuol dire ottenere tanti punti. Ma ciò nonostante è comunque già in una posizione molo alta della classifica. Sarà una partita difficile con un grande giocatore. Mas allo stesso tempo siamo ormai giunti ai quarti di finale, quindi non puoi aspettarti un avversario facile da dover affrontare”.

D: Stai giocando il primo torneo sull’erba dopo tanto tempo. Qual è stata la parte più piacevole, per te, nell’adeguarti nuovamente a queste condizioni di gioco particolari?

Rafael Nadal: “Non lo so. Sono venuto qui, consapevole che sarebbe servito un grande sforzo da parte mia. Giocare sull’erba, mi richiede molto sforzo, sia mentale che fisico per provare a giocare in questo grande torneo, dopo i problemi che ho dovuto fronteggiare negli ultimi due mesi. Ma come tutti sanno, Wimbledon è un torneo che mi piace tanto, erano tre anni che non giocavo qui. Avevo davvero grande voglia di tornare. Ecco perché significa molto per me, essere di nuovo ai quarti di finale. Penso di essere migliorato a livello generale, inizio ad avvertire che la mi palla è più penetrante rispetto all’inizio del torneo. Penso che sto, di nuovo, facendo viaggiare la mia palla più veloce sia con il diritto, sia con il rovescio. Penso che stia funzionando bene anche lo slice. Mentre credo che mi manchi ancora un pò il gioco a rete. In generale, però sono felice del mio adattamento all’erba, non è mai facile la transizione dalla terra ai prati. Una difficoltà resa ancora più complessa, per quanto mi riguarda, soprattutto dal mio periodo d’inattività su questa superficie. Ora è il momento di continuare a fare i passi giusti in avanti, se ho intenzione di continuare ad avere delle possibilità“.

D: In questa fase della tua carriera, stai andando a rete molto di più di quanto hai fatto in passato. Quando eri più giovane, quanto ti sembrava naturale giocare al volo? Come si è sviluppata negli anni, questa parte del tuo gioco?

Rafael Nadal: “Beh, ho vinto qui nel 2008. Ho giocato la finale nel 2006 e nel 2007. Devo dire che durante quel periodo di tempo, mi sono disimpegnato veramente molto bene nel gioco al volo. Ci sono stati quindi dei miglioramenti, si può parlare di questo. Ma d’altra parte, nelle primissime fasi della mia carriera, ho giocato bene anche su questa superficie. Ovviamente sto correndo meno di prima, è ovvio, quindi devo migliorare in quell’aspetto lì se voglio continuare a vincere e mantenermi ad alti livelli. Quando perdi qualcosa in termini di prestanza fisica, è necessario aggiungere per mantenersi competitivi. E’ quello che ho fatto per tutta la mia carriera, lavorare e provarci sempre per aggiungere cose al mio gioco, per migliorare le cose di cui avevo bisogno per essere ancora competitivo, anche dopo aver perso un pò della mia capacità fisica o altri aspetti che fisiologicamente perdi durante la carriera. Ma allo stesso tempo una delle cose che mi rendono più orgoglioso è il modo in cui ho saputo adattarmi e accettare la sfide, dettate dai miei continui problemi fisici, essere in di grado di trovare sempre un modo per essere competitivi e migliorare il mio gioco”.

D: Parli di problemi fisici. Ne hai accusati alcuni anche qui a Wimbledon, perché ho visto che avevi, quella che credo fosse una fasciatura o un nastro adesivo sull’addome o sulla pancia. Come mai ce l’hai? Hai un problema lì

Rafael Nadal: Grazie per la domanda, ma ne ho parlato l’altro giorno. In compenso sono un po’ stanco di trattare il tema del mio corpo. Non è che non voglia rispondere al tua domanda, ma è che a volte sono stanco di parlare di tutti i problemi che sto avendo. Preferirei non parlarne ora. Scusami, ma sono nel mezzo del torneo e non ho voglia di continuarlo così, parlando sempre di questo argomento perché non sarebbe rispettoso per il resto degli avversari. Sto solo facendo del mio meglio ogni singolo giorno. Per il momento in cui mi trovo, ovvero abbastanza in salute, ho la possibilità per andare avanti e lottare fino alla fine per gli obbiettivi che voglio raggiungere”.

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Wimbledon, Kyrgios: “Ho una grande opportunità con Garin, quello era lo spicchio di Berrettini”

Nick elogia anche lo sfortunatissimo Matteo, parlando di sé, del torneo, delle sue emozioni

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Nick Kyrgios – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Otto anni dopo, il tennis sembra aver ritrovato quel Kyrgios brillante che batté Nadal per approdare ai quarti di finale di Wimbledon. E oggi, stesso palcoscenico, ma avversario meno celebrato: Brandon Nakashima, anche lui battuto dopo una partita emozionante, che riporta Nick tra i migliori otto di Wimbledon, a cui mancava dal 2014, e in generale di uno Slam(l’ultima volta fu l’Australian Open di 7 anni fa). E la gioia del campo si riflette anche nella serenità mostrata in sala stampa, nella conferenza post gara.

D: “Nick, i tuoi pensieri sulla partita. Una bella partita

Kyrgios: “Sono rimasto davvero colpito da Brandon oggi. Onestamente, non ho guardato troppe sue partite prima di oggi, ma ho guardato il sorteggio, e alcune dei giocatori che ha battuto: Shapovalov, che ha vinto il torneo juniores qui, quindi sapevo che Nakashima avrebbe portato un livello abbastanza buono oggi. Sentivo tante aeree del suo gioco come impressionanti: la seconda di servizio è stata incredibile, non sono stato in grado di attaccarla, e anche il suo rovescio era buono. Sapevo fin dall’inizio che non stavo giocando così bene come mi sarebbe piaciuto, non sentivo la palla come contro Tsitsipas o Krajinovic. Sapevo che dovevo stare a testa bassa e combattere oggi, è stata una buona prestazione mentale“.

 

D: “Stando così le cose, come ti senti per quello che hai raggiunto oggi e dove ti pone per il resto del torneo?

Kyrgios: “Continuerò ad avere la stessa mentalità, prendendo una partita alla volta. Posso capire come Brandon ha fatto il quarto turno qui. È un diavolo di avversario, e ovviamente si sente abbastanza bene. Sono rimasti otto giocatori, quindi tutti capaci in questo momento. Io voglio solo continuare a fare le cose giuste fisicamente e professionalmente. La mia squadra fa un ottimo lavoro, io faccio molta fisioterapia, siamo tutti come una squadra affiatata, e lo stiamo facendo insieme. Speriamo di potermi mantenere così proseguendo“.

D: “Cosa significa per te centrare una semifinale a questo livello?

Kyrgios: “Non è il mio obiettivo. Non sto pensando di alzare un trofeo o fare semifinali o la finale, ma solo alle mie abitudini di ogni giorno; sto cercando di fare una buona prestazione sul campo, poi fare una buona sessione di allenamento, di restare positivo, provare a separarmi davvero. Una volta che me ne vado dal campo, mi godo il ​​tempo con il mio team, la mia ragazza e mi diverto davvero, poi entro nella modalità di gioco. Non sto pensando a niente in anticipo o a obiettivi simili a quello, ma sto solo cercando di godermi il momento“.

D: “Ci sono stati momenti nella tua carriera in cui hai detto che non ti godi lo sport, di non avere la motivazione principale. Come descriveresti quello che stai vivendo in questo momento sul campo in termini di divertimento e motivazione?

Kyrgios: “Mi sembra di averne passate così tante, mi sento come se fossi in grado di rimanere più composto. Oggi stavo quasi solo sorridendo e ridendo tra me e me, sapendo di essere in una battaglia, dove in passato non sarei stato in grado di divertirmi. Era come se mi stessi godendo il fatto di essere due set a uno, ovviamente prima di perdere il quarto; lui stava giocando davvero bene, io non alla grande, ma mi stavo quasi godendo la competitività. Probabilmente è la prima volta nella mia carriera in cui, indipendentemente dal fatto di giocare sul Centrale di Wimbledon, con la folla al completo, non ho giocato bene. Ho potuto solo dire a me stesso ‘Wow, guarda quanto sono arrivato lontano ‘, mentre palleggiavo la palla prima di servire. Ho davvero sorriso tra me e me, è stato gratificante aver fatto una buona prestazione mentale oggi. Penso che mi stia godendo un po’ di più la battaglia, mi aspetto che tutti giochino bene contro di me ora, perché per Brandon io ero quel ragazzo che una volta calpestò quel campo, da underdog, mentre oggi sono stato io a camminare da favorito, ed era un sentimento completamente diverso. Ma sono stato in grado di superare questo test“.

D: “Guardando da fuori il mondo del tennis, quanto è diverso il signor Nick Kyrgios dagli altri tennisti? Più differente per personalità, carisma, gioco?

Kyrgios: “Nessuno di voi mi conosce davvero. Guardate solo cosa vedete in campo, dove sono sempre andato un po’ come sulle montagne russe, quindi capisco come le recensioni siano contrastanti. Ma non lo so: alla gente piace solo avere un opinione. Anche se sto provando cose nuove o cercando di essere diverso, avete tutti un’opinione. Ma per quanto riguarda i miei amici più cari negli spogliatoi, come Jack Sock, Jordan Thompson, Thanasi, ne ho tanti, e sanno come sono. Neanch’io mi prendo sul serio, mi piace venire negli spogliatoi e scherzare. Li sosterrò sempre, sanno che dopo tutto il tennis che è stato detto e fatto, sarò ancora lì come un loro buon amico“.

D: “Pensieri su Garin? È una grande occasione. Hai detto che sei stato qui molte volte, ma da sette anni e mezzo mancavi un quarto di finale. Qualche pensiero sul match? É una buona opportunità, no?

Kyrgios: “Sì, certamente. Quello era lo spicchio di Berrettini. Quando non vedi Berrettini lì, è un sospiro di sollievo per ogni giocatore in tabellone, essendo ovviamente finalista di Wimbledon. Di sicuro é tra i primi tre giocatori sull’erba del mondo. La vedo come una grande opportunità. Garin ovviamente sta giocando un grande tennis; oggi camminavo sul Centrale e vedevo lo score segnare due set a zero De Minaur, erano in una battaglia. Mi aspettavo di giocare con Alex, che penso che sia un un po’ più a suo agio sull’erba. Poi quando ho camminato fuori dal campo e mi è stato detto che era Garin, è stato sorprendente. La vedo come un’opportunità, ma ho bisogno di fare molte cose prima di quella partita per prepararmi. Ho bisogno di riposare, guarire, mangiare e dormire bene. Ci sono tante cose, tanti passi, prima di andare là fuori e competere ancora“.

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