ATP Kitzbuhel: Sonego lotta ma la crisi è ancora profonda, vince Andujar. Avanti anche Thiem

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ATP Kitzbuhel: Sonego lotta ma la crisi è ancora profonda, vince Andujar. Avanti anche Thiem

La tds n. 9 si consegna al tie-break finale, dopo aver sciupato due break di vantaggio nel terzo set. Al prossimo turno per lo spagnolo, ci sarà il 20enne di casa Filip Misolic

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Lorenzo Sonego - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
 

P. Andujar b. [9] L. Sonego 6-4 3-6 7-6(4)

Il veterano castigliano Pablo Andujar dà continuità alla finale ottenuta la scorsa settimana in Romania al Challenger di Iasi, dove si è arreso al brasiliano Meligeni Alves, imponendosi al primo turno del Generali Open di Kitzbuhel per 6-4 3-6 7-6(4) dopo quasi tre ore di partita sulla tds n. 9conseguenza dovuta al tabellone rivoluzionato per via dei ritiri di Ruud e Berrettini – Lorenzo Sonego. L’aria del Tirolo austriaco non riesce a trasferire nuova linfa al torinese, che incorre nella quarta sconfitta consecutiva. Eppure nell’edizione 2019 del torneo aveva dimostrato di trovarsi particolarmente a suo agio su questi campi spingendosi sino alla semifinale, nella quale avrebbe ceduto il passo al padrone di casa Dominic Thiem.

Lungo il percorso di tre anni fà eliminò proprio due spagnoli, Roberto Carballes Baena e Fernando Verdasco. Mentre quest’oggi non è stato in grado di rinverdire tale tradizione a lui favorevole, contro un avversario che è situato in classifica ben 40 posizioni dietro di lui. Il 36enne di Cuenca torna quindi al successo nel circuito principale, dopo 6 ko in fila tra Barcellona e Wimbledon frutto anche dei tanti problemi fisici accusati nell’ultimo periodo, suo vero tallone d’Achille da quando è attivo nel Tour. Tre gli H2H, si erano affrontati per la prima volta in assoluto nel 2018, scontro andato in scena nella semifinale del Challenger di Firenze con vittoria del n. 98 delle classifiche. Nel 2019 l’italiano pareggiò i conti nel ‘250’ di Cordoba, infine sempre in quella stessa stagione il confronto più prestigioso al 2°T dello Us Open. Match portato a casa in tre set da Andujar, che poi avrebbe raggiunto gli ottavi ottenendo il miglior risultato della carriera nei tornei del Grande Slam. L’iberico si scontrerà al secondo round con il n. 205 ATP Filip Misolic.

 

IL MATCH – L’incontro comincia con qualche minuto di ritardo, poiché a causa della pioggia che si è abbattuta sulla città austriaca nella prima mattinata i due giocatori non hanno potuto effettuare il classico warm up nelle ore precedenti alla sfida, per cui il riscaldamento invece che durare i canonici 5 minuti viene prolungato esattamente per il doppio del tempo rispetto alle tradizionali tempistiche.

Al primo cambio campo Sonego guida 2-1, entrambi i protagonisti sono partiti molto centrati al servizio lasciando soltanto un quindici a testa nel loro primo turno di battuta. Il torinese, successivamente, si complica un po’ la vita nel terzo game dopo aver spedito in corridoio un diritto, ma sul 30-30 ne viene fuori alla grande affidandosi allo schema principale del suo tennis: prima di servizio, seguita dal dritto pesante. Sia l’azzurro che Andujar riescono ad indovinare qualche ottima risposta trovando profondità e non dando angolo, attraverso ribattute centrali nei piedi dell’avversario per punire un’eventuale lentezza del battitore nel preparare l’esecuzione in uscita dal servizio, ma nessuno dei due riesce ad infilarle in modo consecutivo per mettere realmente pressione.

Nel quinto gioco però il n. 58 del mondo s’inceppa nuovamente dal lato destro commettendo altri due gratuiti, il secondo propiziato anche da un’efficacie risposta iberica e così il 36enne di Cuenca trova il primo break del match, sigillato dal doppio fallo del piemontese. Lorenzo è però bravissimo a non abbattersi, certamente un’impresa non semplice per l’italiano dato il suo momento negativo, e a reagire subito ristabilendo immediatamente la parità anche grazie alla ricerca di alcune variazioni dallo spartito primario, come la discesa a rete in controtempo. Lo spirito, dunque, è quello di sempre purtroppo però non lo sono i colpi: l’ex n. 21 del ranking infatti inanella una nuova sequenza di gratuiti con il diritto perdendo per la seconda volta di fila il proprio turno di battuta.

Un rammarico ulteriore, per questo vantaggio riconsegnato prontamente nelle mani del veterano castigliano, è dato dal fatto che Sonego si era portato sul 40-15 prima di soccombere a causa di un filotto di quattro punti in favore di Pablo. Dispiace per Sonny perché aveva anche approcciato nel modo migliore all’incontro, con le sue armi che sembravano in grandissimo spolvero. Poi però come era abbastanza fisiologico prevedere, quando manca la fiducia, alla prime difficoltà si è aperto un vero cratere nel tennis del torinese, inserendo la tds n. 9 in una spirale di sensazioni che gli hanno tolto ulteriore consapevolezza nei propri mezzi. L’atteggiamento, come detto, è però inappuntabile e per certi versi anche la lucidità tattica non sta mancando, visto che Lorenzo ha capito perfettamente che in questo stato di forma non può permettersi minimamente di farsi ingabbiare nel palleggio prolungato.

L’ex. 32 del ranking infatti, nonostante l’età avanzata, contro questa versione dell’azzurro è nettamente superiore negli scambi lunghi essendo il classico regolarista da terra dotato di grande consistenza ed intelligenza tattica. L’unica possibilità per il 27enne di cuore granata è alternare costantemente tipologia di colpi, altezza e velocità; cercando poi di affondare con un’esecuzione definitiva appena gli si presenta l’occasione. Chiaramente questa strategia per essere messa in campo alla perfezione presuppone grande precisione, ma purtroppo per ora le misure del rettangolo di gioco non sono state ancora registrate da Sonego. Perciò il nativo di Cuenca può chiudere facilmente il primo parziale, dopo 44 minuti per 6-4. Per fortuna arriva puntuale l’aiutino del classe ’86 in apertura di secondo set, Pablo è infatti vittima di un passaggio a vuoto piuttosto grave; manda sul 2-0 l’allievo di Gipo Arbino facendosi strappare il servizio addirittura 0, con l’ultimo punto che testimonia perfettamente il blackout iberico: goffo errore al volo con la palla scaraventata in rete.

A questo punto l’alfiere italico si carica, rinvigorisce il suo gioco e trovando anche alcuni vincenti di rovescio vola rapidamente sul 3-0. Dall’altra parte si è invece totalmente spento il n. 98 ATP, sembrerebbe in debito di ossigeno visto che prova ad accorciare gli scambi venendo avanti, sono però offensive senza molta convinzione e alquanto insensate rispetto alle sue caratteristiche tecniche. Finalmente ora Lorenzo ha trovato un pò di continuità e ritmo in risposta, dopo che Andujar era riuscito – a parte l’unico game in cui aveva perso il servizio – a tenere con grande tranquillità nella prima frazione tutti i propri turni di battuta nonostante un numero elevato di seconde. Il tennista nato nella città sabauda va vicinissimo al doppio break di vantaggio trovandosi sul 3-1, 15-30.

Qui in qualche modo l’esperto spagnolo riesce a venirne capo ai vantaggi, mentre in seguito ci si mette anche la cattiva sorte contro l’azzurro. Il campo infatti non è in perfette condizioni, tant’è che già nella pausa tra i due parziali la giudice di sedia era andata a verificare personalmente la tenuta del mattone tritato. Nel quinto game però Sonny perde gli appoggi rischiando seriamente di farsi male e allora c’è bisogno di un’interruzione per permettere che la porzione di campo interessata – appena oltre la linea fondo – venga sistemata. Questa sospensione tuttavia avviene quando il tennista italiano stava per fronteggiare la seconda palla – sulla prima si era ben salvato con un’ottima seconda – del conto-break, alla ripresa Lorenzo sbaglia e la racchetta viene prima scagliata a terra e poi presa a calci. Lo scoramento del n. 58 è evidente, anche perché come era accaduto per lo strappo decisivo del primo set l’azzurro si è fatto rimontare dal 40-15. Pablo non si fa pregare e piazza l’aggancio, dalla panchina nostrana Volandri e Rianna provano a sostenere Lorenzo ma il n. 4 d’Italia continua a sbagliare troppo di diritto.

Tutto sembra apparecchiato per una rapida conclusione del match, sennonché il castigliano torna ad elargire un sostegno a cui far aggrappare l’italiano, il quale stava affogando nelle incertezze e nella rabbia: sul 3-4, al servizio e avanti 40-15, lo spagnolo fà e disfa e dopo aver sprecato altre due chance di 4-4 concede al primo tentativo il nuovo allungo italico. Sonego rimesso in corsa ancora una volta, ritrova la sua verve agonistica e mette in ghiaccio la frazione per 6-3 dopo 51 minuti di durata, con un vincente pazzesco che va di diritto nella classifica dei migliori colpi dell’anno: bolide dalle fioriere di puro polso a velocità sovraumana. Il momento di rottura dell’iberico prosegue anche nel terzo set, al contrario di un Sonego sempre più in palla. Il risultato che ne consegue è un doppio break di vantaggio, 4-0, con il campo che per Andujar si rimpicciolisce progressivamente e che per Sonny invece si trasforma in un oceano. Come ben sappiamo però quando la forma non è delle migliori, basta un’inezia per compromettere anche un vantaggio che all’apparenza potrebbe sembrare inscalfibile: Pablo si scuote, al contempo il nostro si distrae e restituisce uno dei due break. Sul 5-4 Sonego completa la frittata con due doppi falli finali, non riuscendo così a porre fine alla contesa; ma grazie alla sua caparbietà raggranella le ultime energie e si guadagna due possibilità per servire una seconda volta per il match. Ora però il dritto dell’iberico martella a dovere e quindi si arriva tie-break, Pablo si porta sul 4-2 per poi chiudere 7 punti a 4 al secondo match ball. La crisi di Sonego è senza fine.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI KITZBUHEL

GLI ALTRI MATCH (Giovanni Pelazzo) – La partita che tutti aspettavano con ansia era il ritorno in patria di Dominic Thiem, che prosegue nella ricerca della forma migliore. L’austriaco, in gara grazie al ranking protetto, si sbarazza facilmente del lucky loser russo Alexander Shevchenko, battuto 6-4 6-2. Buona prova in generale per l’ex numero 3 del mondo, che si procura ben 13 palle break (sfruttandone 4) e continua nel suo buon momento di forma.

Al prossimo turno sarà derby biancorosso con Sebastian Ofner, numero 235 del mondo che firma la sorpresa di giornata eliminando in rimonta Richard Gasquet. Il francese, testa di serie numero 10, non ha problemi nel primo set, ma perde secondo e terzo alla distanza e in modo piuttosto simile, non sfruttando un break di vantaggio e perdendo la battuta nel dodicesimo game. Finisce 1-6 7-5 7-5 per Ofner, che centra la prima vittoria ATP dell’anno. Il terzo austriaco impegnato oggi, Gerald Melzer, è invece costretto al ritiro contro Yannick Hanfmann, sul punteggio di 6-4 1-1 in favore del tedesco, che al secondo turno affronterà Tallon Griekspoor.

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Challenger: Goffin vince a Ottignies, Barrere a Quimper, Coria a Concepcion

Il belga torna al successo nel Challenger di casa mentre gli italiani deludono e Benoit Paire sembra sempre più avvitato nella sua spirale di negatività

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David Goffin, United Cup 2023 - Credit: Tennis Australia/Trevor Collens

Al Challenger 125 di Ottignies (Belgio, cemento indoor) finale di rango tra la prima testa di serie, il belga David Goffin (n.41 ATP) e lo svedese Mikael Ymer (n.69 ATP) che hanno giocato davanti ad un foltissimo pubblico, davvero inusuale a questi livelli. Ha vinto il primo in maniera fin troppo netta per 6-4 6-1 e per lui è l’ottavo successo Challenger, circuito in cui non vinceva dal lontano 2014, avendo nel frattempo frequentato ben altri palcoscenici. Il 32enne ex n.7 ATP continua così, dopo un paio di anni di buio, la sua rincorsa ai bei tempi andati. Tempi che difficilmente torneranno ma comunque vederlo giocare è sempre un piacere e poi può sempre capitare che tiri fuori dal cilindro un bel coniglio come successe lo scorso luglio sui prati di Wimbledon con quegli inaspettati quarti di finale. Per lo svedese nuovo best alla posizione n.60 ATP.

Nell’altro Challenger 125 che si giocava a Quimper (Bretagna, cemento indoor) finale tra due francesi, forse non i più attesi: Gregoire Barrere e Arthur Fils. Il vecchio contro il nuovo, volendo fare una sommaria sintesi giornalistica. Ed è il vecchio a prevalere in maniera molto netta col punteggio di 6-1 6-4. Il 28enne Barrere (n.83 ATP e seconda testa di serie del torneo) conferma così di essere in chiara ripresa dopo che il 2022 non gli aveva regalato molte gioie, se non in autunno con le due vittorie di Orleans e Brest. Un po’ di delusione invece per Arthur Fils, di 10 anni più giovane, che sembrava navigare col vento in poppa sulle ali della recentissima vittoria al Challenger di Oeiras 2 che l’aveva proiettato in top 200. Per il vincitore è il sesto successo Challenger e il nuovo best ranking alla posizione n.76 ATP, ottavo miglior giocatore francese. Nuovo best anche per Fils che sale al n.164. Comunque, nonostante la partita abbia regalato poche emozioni, è stata la miglior finale possibile, persi prematuramente per strada gli italiani, ed eliminato a sorpresa Luca Van Assche che, dopo aver battuto il nostro Nardi, è inciampato nel connazionale Geoffrey Blancaneaux. Tra quelli che si sono persi per strada una citazione la merita di diritto Benoit Paire, il disperso per antonomasia, che all’esordio ha raggranellato solo cinque giochi contro l’ucraino Illya Marchenko e sembra ben avviato al quarto anno consecutivo di saldo negativo vittorie/sconfitte.

Si giocava anche in Cile a Concepcion (Challenger 100, terra battuta outdoor) dove in finale sono arrivati Federico Coria (n.76 ATP) e il kazako Timofey Skatov (n.144 ATP). E nemmeno in questo caso l’ultimo atto ha dispensato grandi emozioni. Facile infatti la vittoria dell’argentino che porta a casa il titolo 6-4 6-3 in poco meno di due ore di gioco. E non c’è bisogno che vi spieghi perché sono servite quasi due ore per definire un punteggio in fin dei conti piuttosto netto. Il combinato disposto giocatore argentino più terra battuta ha imposto la sua legge anche questa volta. Per l’ormai 30enne Coria è il quinto Challenger in bacheca mentre il kazako si consola con il nuovo best ranking al n.129 ATP, secondo miglior giocatore del suo paese dopo Alexander Bublik.

 

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Pagelle Australian Open: Nole 10 e gode

Novak Djokovic torna in Australia e torna a vincere. Primo trionfo per Sabalenka mentre Berrettini si consola

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @AustralianOpen)

Diciamo la verità, è stato un Australian Open agghiacciante che non ha offerto alcuno spunto interessante, se non fosse stato per le imprese di Srdjan Djokovic, un uomo che ha un livello di autocontrollo, eleganza e opportunità nei comportamenti pari al numero di vocali nel nome. 
È stato un torneo povero, nel quale non c’era il numero 1 Carlos Alcaraz,  non c’era di fatto Rafa Nadal e chissà se ci sarà più, non c’era Roger Federer e qui mi sa che bisognerà arrendersi all’idea di vederlo sfilare alla Fashion Week di Parigi, non c’era praticamente Danil Medvedev (4) rimasto ai primi due set della finale dell’anno scorso. Per fortuna ci ha pensato Andy Murray (8) a riscaldare i cuori degli aficionados nottambuli ma capirete che se per emozionarci dobbiamo affidarci ad un quasi ex con un’anca di metallo, siamo messi malaccio. 


Quindi che cosa poteva accadere di diverso da quello che accade di solito? Novak Djokovic (10), una volta sicuro di poter tornare ad entrare in Australia, ha ripreso a fare quello che ha sempre fatto da queste parti, e non solo: dominare. Al punto che ai suoi avversari e detrattori non resterà che augurarsi l’esplosione di una nuova pandemia.


Stefanos Tsitsipas (8,5) sognava il primo slam ed il numero 1 del mondo: “sarà per la prossima volta”, ovvero la frase che i giovani , i quasi giovani e gli ex giovani del circuito degli ultimi 20 anni si sono sentiti ripetere in continuazione. Comunque Stefanos l’ha presa con filosofia e con la consueta dose di umiltà: “È scritto, sono nato campione, sono andato a soli tre set dall’essere campione slam,  numero 1 del mondo, Papa, Presidente degli Stati Uniti e presentatore del Festival di Sanremo”.

 

A proposito, per evitare le polemiche legate all’invito al presidente ucraino Zelensky, pare che Amadeus abbia deciso di mandare un forte messaggio di pace ospitando nella serata dei duetti Srdjan Djokovic e Apostolos Tsitsipas che si esibiranno prima in “Sei forte papà” e poi, tenendosi per mano in “Allora ti chiamerò trottolino amoroso dududadadà”


E lo so, dovremmo essere politically correct e tessere le lodi dei semifinalisti Tommy Paul (8), emblema del rinascimento del tennis a stelle e strisce, e Karen Khachanov (8), che ha tenuto alta la bandiera invisibile dell’armata russa…ma insomma i russi i russi gli americani, no lacrime non fermarti fino a domani…e invece diciamo che un torneo dello slam con Paul e Khachanov in semifinale non possiamo sopportarlo. Lo sappiamo, direte,  intanto loro fin lì ci sono arrivati (e infatti gli abbiamo dato dei bei voti, che volete, anche se Struff, Davidovich Fokina, Brooksby, Bautista Agut e Shelton  per arrivare in semifinale non è male come percorso eh?) e invece i membri dello squadrone italico che fine hanno fatto? 


Beh, da questo punto di vista il torneo è stato pressoché drammatico. Jannik Sinner (6,5) ha almeno piantato la bandierina nella seconda settimana, ha peggiorato di un turno il risultato dello scorso anno, ma in compenso ha portato al quinto il finalista del torneo ed è tornato a casa in buona salute e non ha rivoluzionato il suo box: insomma si cresce.


Matteo Berrettini (4,5) in realtà non ha tradito le attese: l’obiettivo era occupare le pagine dei quotidiani italiani durante la seconda settimana del torneo grazie alle imprese realizzate verso le 04.30 del mattino ora italiana. Ebbene, game, Satta and match, Matteo! Sei tutti noi! Applausi!

Lorenzo Musetti (4) invece ha perso male al primo turno, tradendo le attese degli esteti del tennis. Per fortuna ci sono le donne (a prescindere, come direbbe Totó). Rybakina (9)  e Sabalenka  (10) hanno dato vita ad una grande finale e il timore che Iga Swiatek (5) potesse soggiogare l’intero circuito femminile è stato subito fugato. Certo a vedere Aryna Sabalenka campionessa slam e ricordandoci di quando appena otto mesi fa veniva presa a pallate da Camila Giorgi (6) al Roland Garros, viene un po’ di magone.


Suvvia tifosi, la stagione è appena iniziata, grandi novità si intravedono all’orizzonte, non avete idea di quante sorprese ci sono in…serbo!

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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