Il ritratto di Ben Shelton, la nuova stella del tennis americano

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Il ritratto di Ben Shelton, la nuova stella del tennis americano

Dopo la netta affermazione su Ruud e con Norrie ad aspettarlo in ottavi, facciamo un viaggio nel mondo del mancino di Atlanta: il dubbio amletico lo attende al varco

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Ben Shelton - Cincinnati 2022 (foto Twitter @atptour)
 
 

Ben Shelton era destinato ad impugnare una racchetta da tennis fin dal principio, nonostante la sua imponente mole fisica lo avrebbe ben visto districarsi anche sul parquet con una palla a spicchi in mano, perché se respiri questo sport sin da quando emetti i primi vagiti; la tua vita si modella attorno al percorso incessante da una parte all’altra di una rete della sfera rotonda che né è protagonista. Il 9 ottobre di vent’anni fa, venne alla luce ad Atlanta quello che oggi è un tennista dalla “castagna” facile, accompagnato da un carattere indomito, una mentalità d’acciaio ed un fisico già più che sviluppato e plasmato considerando la sua giovane età.

L’EREDITA’ DEL PADRE BRYAN – Ma come si suol dire, i detti hanno sempre un fondo di verità, buon sangue non mente: il 19enne Ben è infatti figlio d’arte, suo padre Byran è stato un ottimo giocatore degli anni ’90. Bryan Shelton si ritirò nel 1997, cinque anni prima – precisamente il 23 marzo del 1992 – raggiunse il proprio best ranking alla posizione n. 55 della classifica ATP, mentre due stagioni dopo (nel 1994) ottenne il risultato più importante della carriera con gli ottavi conquistati a Wimbledon. In tutti le altre prove dello Slam vanta invece come miglior piazzamento il 2°T, vinse due titoli nel circuito maggiore in back to back a Newport nel biennio ’91-’92 più anche due allori in doppio: in particolar modo da menzionare quello alzato al cielo nel 1996 ad Indianapolis affianco dell’ex n. 1 Patrick Rafter, sconfiggendo nell’ultimo atto una delle coppie di specialità più forti di sempre, i Woodies.

UNA NUOVA STELLA, NEL RINATO FIRMAMENTO USA – Certamente l’ambizione al giovane statunitense non manca, e il suo obbiettivo è chiaro: quello di fare anche meglio del padre, il quale siamo sicuri sarebbe ben contento di vedersi superato dal figlio essendo lui stesso il suo mentore e colui che l’ha instradato alla vita da atleta. Shelton si sta affacciando al mondo del professionismo, in un momento in cui gli Stati Uniti hanno bisogno d’idoli che risollevino le sorti del movimento tennistico d’oltreoceano per far sì che torni a splendere e brillare come i fasti del passato, ma alla stesso tempo in una fase di ripresa per il tennis statunitense con numerosi giovani giocatori che si stanno affermando ad alti livelli – come ha evidenziato Andrea Mastronuzzi, nella sua analisi dettagliata della rinascita Usa -. Dunque un periodo storico, che sembrerebbe terreno fertile per scovare e far esplodere nuovi talenti ma che tuttavia, allo stesso modo, è comunque portatore di un maggiore tasso di pressione derivante dalla concorrenza più agguerrita; aspettative da sostenere che però parrebbero non rappresentare un problema per il 19enne di Atlanta visto la personalità mostrata.

 

La nuova promessa del tennis yankee, tutt’ora al college, gioca per l’Università della Florida e fa parte della squadra dei Florida Gators – così come membro ne fu il padre -. Si è laureato campione NCAA al suo secondo anno di College, con un bottino complessivo di 37 partite vinte e solamente 5 perse. E’ bastato, quindi, pochissimo al 19enne di Atlanta per mostrare le enormi potenzialità di cui è in possesso. Ora però arriva il grande dilemma, che lo segnerà compiutamente nei prossimi mesi: continuare il percorso universitario e rinviare l’approdo definitivo al mondo Pro, oppure gettarsi già adesso a capofitto nel circuito?

UNA SCALATA IMPRESSIONATE, CON IL PRIMO ACUTO ATP RAGGIUNTO IN CASA – Non è una scelta per nulla facile, con varie ripercussioni dalle quelle di natura economica a quelle strettamente sportive. Partiamo, nell’analizzare i pro e i contro di questa complessa decisione che dovrà compiere Ben, dalla contestualizzazione dei risultati ottenuti e quindi dal ritorno alla stretta attualità. Innanzitutto bisogna ricordare, per prendere piena coscienza della repentina e fulminea crescita del mancino a stelle e strisce, che meno di 15 mesi fa non aveva neanche classifica ATP: la situazione adesso è diametralmente opposta, la sua scalata ai vertici lo ha portato fino al n. 229 del ranking. Questa imponente ascesa non è un caso che si sia avuta durante i mesi estivi, visto che coincidono con la chiusura dell’anno accademico e la pausa prima che ricominci il successivo: tutto è iniziato a giugno con la prima semifinale Challenger a Little Rock – sconfitto da Kubler – per poi assistere all’accelerata con le prime due finali conquistate nel circuito minore nell’arco di tre settimane, in Georgia a Rome arresosi al cinese Wu e lo scorso weekend perdendo per mano del russo Safullin. In mezzo però Ben aveva già piazzato il primo assolo ATP, una gioia che più bella non poteva sognarla, essendo giunta nella sua città natale nel ‘250’ di Atlanta contro l’indiano Ramanathan, prima di essere eliminato da Isner ma solo al tie-break del terzo set.

Infine la definita esplosione a Cincinnati, con il successo ai danni di Sonego che gli ha garantito la prima vittoria in un Masters 1000 e la prima affermazione contro un Top 100, arrivata a compimento con la prestazione d’autore attraverso cui ha battuto nettamente il n. 5 del mondo Casper Ruud. Al prossimo turno ci sarà Cameron Norrie (tds n. 9), ma Shelton potrà approcciare a questo match con la leggerezza di chi non ha nulla perdere, alla quale si aggiunge una fame agonistica nel volersi imporre che richiederà al britannico una performance senza cali di attenzione.

LE RIPERCUSSIONI ECONOMICHE E SPORTIVE DEL PASSAGGIO AL PRO – Dunque se osserviamo i traguardi ottenuti finora in questo swing americano, il salto tra i professionisti dovrebbe essere soltanto una formalità. Un passaggio che garantirebbe, anche un succoso aumento degli introiti: poiché i giocatori iscritti e frequentanti il College, che prendono parte agli eventi destinati agli atleti professionisti, sono tenuti a dover riconsegnare l’assegno ottenuto nel corso dei tornei, potendo intascare i prize money degli eventi a cui partecipano solo una volta completato il loro percorso universitario. Ma probabilmente il tema più importante sul quale dovrà riflettere allungo Shelton, è quello riguardante l’eventuale piega che la sua carriera assumerebbe: il talento per fare grandi cosi c’è, e questo è indubbio, ma quante eccezionali promesse universitarie si sono poi smarrite una volta compiuto il salto, disattendo le aspettative?

Moltissime perché il passaggio al microcosmo pro, per quei giocatori che si sono formati tennisticamente nei College americani, presuppone un cambiamento radicale delle loro abitudini. Sono stati abituati a poter contare su un concetto di team e di squadra molto più sviluppato, di quello che normalmente si ha a disposizione nel Tour; e così quando si trovano a dover affrontare delle difficoltà lungo il loro cammino ecco che si smarriscono poiché costretti, maggiormente, ad uscire dalle sabbie mobili con le loro forze. Per questo forse sarebbe una scelta più saggia per Ben, con una visione a lungo termine, fare quantomeno un altro anno di College, il che vorrebbe dire sicuramente rinunciare ad alcuni vantaggi nell’immediato oltre che non ottenere subito quei risultati che lo potrebbero proiettare già in alto in classifica; ma certamente restare un altro anno in un ambiente più ovattato e meno impellente dal punto di vista competitivo, sarebbe un investimento per il futuro per arrivare più maturo e pronto al professionismo, con la possibilità di ottenere molti più traguardi prestigiosi.

GIOCO FRIZZANTE E APPROCCIO AL TENNIS ALTERNATIVO – Al di là della decisione che Shelton prenderà, le stigmate del grande giocatore ci sono tutte: sul campo da tennis è puro Rock and Roll, ha un gioco elettrico: servizio esplosivo, che gli permette di variare a piacimento garantendogli di mantenere sempre il controllo dello scambio – estremamente efficacie con il kick e a livello di velocità con la traiettoria alla T -. Il dritto è sicuramente la sua arma principale, con la quale genera buoni angoli, inoltre è abbastanza versatile sul piano della resistenza fisica, il suo vero fiore all’occhiello è proprio il fisico imponente, è un autentico “armadio”. Il rovescio è di buon livello, anche se ogni tanto arriva scomposto sulla palla ma riesce a compensare grazie ad un’eccezionale reattività. Sul piano mentale poi gode di straordinaria tenuta, si esalta nei punti importanti, anche per via del suo approccio alternativo al tennis: “Sono solo un ragazzo del College che va in campo e si diverte. Non mi stesso troppo per ogni partita. Mi concentro e voglio dare il massimo, ma non la prendo come vita o morte”. Ebbene, questa è un’altra motivazione a sostegno della tesi che afferma, che gli converrebbe proseguire il College: dove eviterebbe la pressione dei media, che altrimenti si catapulterebbe su di lui.

Noi possiamo solo che augurare il meglio a Ben, sperando di gustarci nei prossimi anni tanti duelli di una saga tutta mancina contro il “cugino” britannico Jack Draper. Due che divertono e che sono destinati all’elité del tennis mondiale.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI CINICNNATI

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Scanagatta: “Laver Cup, Tiafoe e Sock hanno onorato il tennis giocando così contro Federer e Nadal”

Il direttore commenta le critiche al doppio statunitense: “Chi ha inventato la Laver cup è stato un genio. Oggi si può dirlo. È invece populista, anche Adriano Panatta, che dà di trogloditi a Tiafoe e Sock per aver sparato a tutta forza su Federer e Nadal. Ci pensate se qualcuno avesse loro chiesto di giocare più piano e di perdere? Federer non lo avrebbe mai chiesto

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Rafa Nadal e Roger Federer - Laver Cup 2022 (foto via Twitter @LaverCup)

0.29: “Non sono d’accordo con Adriano Panatta e chi come lui sostiene che Tiafoe non avrebbe dovuto tirare forte su Federer.”

1.40: “La posizione di Federer sulla Laver Cup è sempre stata che ci si impegna come in vero torneo.”

3.24: “Adriano Panatta ha detto che Sock e Tiafoe sono dei trogloditi, tirano solo forte, ma sono affermazioni populiste.”

 

4.50 : “Federer ha chiuso da vincente tutta la sua vita, anche per le partite che ha perso.”

Qui sotto il video-commento completo:

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Laver Cup: Berrettini/Djokovic travolgenti, poi Nole arringa la folla: “C’è sempre una piccola speranza che Roger possa tornare”

Matteo e Novak mostrano una grande alchimia in campo, trionfando in un doppio comunque spettacolare. Al Team Europe, domani, basteranno due vittorie per il quinto sigillo

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Europa – Resto del Mondo 8-4

M. Berrettini / N. Djokovic (EUR) b. A. De Minaur / J. Sock (WOR) 7-5 6-2

Si conclude amaramente la seconda giornata della Laver Cup 2022 per il Team World, dopo che per la prima volta in cinque edizioni della competizione la squadra capitanata da John McEnroe era riuscita a chiudere il primo giorno di gare in pareggio grazie a due vittorie arrivate nella sessione serale; proprio con i due match in prime time della O2 Arena entrambi appannaggio del Team Europe. Novak Djokovic, ritornato a disputare un incontro ufficiale dopo oltre due mesi dal settimo Wimbledon messo in saccoccia, è sembrato non essere stato ai box per così tanto tempo. Una versione tirata a lucido del campione serbo, è andata di corsa nel singolare contro Tiafoe per poi ripresentarsi al fianco di Matteo Berrettini per il doppio conclusivo.

 

I due protagonisti, nonostante non avessero mai giocato assieme e pur non essendo fruitori abituali del circuito di specialità – basti pensare che Nole non prendeva parte ad una partita di doppio dalle finali novembrine di Madrid della scorsa edizione della Coppa Davis, in semifinale perse il rubber decisivo in coppia con Krajinovic al cospetto di Mektic/Pavic. Mentre Matteo quest’anno era stato impegnato soltanto tre volte nel tennis di specialità, ad inizio stagione, in ATP Cup due volte con Sinner ed una con Bolelli racimolando però un solo successo -, hanno dimostrato di trovarsi a proprio agio nel giocare uno vicino all’altro. Una sinergia dovuta anche alle loro caratteristiche tecniche, che ben si completano in un gioco di squadra: la robustezza da fondo della leggenda di Belgrado, e la puntuale copertura della rete dell’italiano; la risposta di Djokovic e il servizio di Matteo. Un’abbinamento riuscito anche grazie alla complicità fuori dal campo, Novak aveva già scherzato, nell’intervista a caldo, dopo il suo primo impegno di serata affermando: “Non vedo l’ora di poter parlare in italiano“. Per Berrettini questa non era però la prima esperienza in assoluto in un match di doppio nella Laver Cup, l’anno scorso al suo esordio nella manifestazione giocò in prima giornata insieme a Zverev perdendo da Isner/Shapovalov.

Bisogna comunque sottolineare, che probabilmente la scelta di Alex De Minaur non sia stata la più corretta: l’australiano è stato di gran lunga l’anello debole del duo “rosso”. Ovviamente schierarlo questa sera era un premio per aver portato a casa ieri il punto contro Murray, tuttavia un compagno diverso forse avrebbe stimolato maggiormente un Jack Sock troppo spesso a corrente alternata. Per il doppista di punta di questo evento, infatti, si tratta solamente del terzo ko in doppio in 13 partite disputate. Europei avanti 8 a 4, e nella giornata finale agli uomini di Bjorn Borg basteranno due affermazioni – domani ogni singolo incontro varrà tre punti, la soglia per la vittoria è 13 – per mettere le mani sul quinto trofeo consecutivo e lasciare ancora a bocca asciutta il Resto Del Mondo.

IL MATCH – Il Team Europe decide di schierarsi con Djokovic a destra e Berrettini a sinistra, per dare la possibilità ad entrambi di potersi affidare al loro colpo migliore da fondo nella copertura della zona centrale del campo, la frazione nevralgica del rettangolo di gioco nella maggior parte delle soluzioni che vengono adottate in doppio. Gli “azzurri” si mixano molto bene, con il dirompente servizio del tennista romano e l’eccezionale capacità di ribattere del “muro” serbo. Nole e Matteo, pur essendo poco avvezzi alla specialità, partono alla grande centrando immediatamente il break nel secondo game: strappo che arriva agli albori della partita anche grazie ad un disastroso turno alla battuta di De Minaur. L’australiano si dimentica la prima negli spogliatoi, mentre Robo Novak innalza fin da subito i giri del motore in risposta. Il 21 volte campione Slam, come è accaduto anche nel singolare, mette in mostra già nel primo quindici utile la sua straordinaria abilità nel leggere il servizio altrui e così il povero Alex, nelle successive occasioni, è costretto a forzare la seconda inciampando in un sanguinoso doppio fallo che dà il là all’allungo dei ragazzi di Borg con un parziale di 12 punti a 3, valevole per il 3-0.

Demon è certamente il giocatore maggiormente in difficoltà sul campo, ma la situazione per il duo Aussie-Usa si complica ancora di più perché anche Sock inizia a sbagliare qualcosa di troppo. Il tennis del 30enne di Lincoln lo si conosce bene, è estremamente rischioso e quindi basta poco per inceppare il meccanismo: il campione di Parigi Bercy 2017 è alla continua ricerca della soluzione definitiva, sia nei pressi della rete al volo che da fondo campo con il suo drittone. Ma le gambe non vanno sempre come dovrebbero, e quindi molte volte arrivano errori marchiani. La tattica di Team World è dunque ben chiara, “sparare forte sull’uomo posto a protezione in avanti appena si ha l’occasione; tuttavia gli europei prendono rapidamente la rete e si muovono perfettamente all’unisono quando devono intercettare al volo le fiondate avversarie. Pian piano però i giocatori in maglia rossa, riescono a far crescere sensibilmente la loro tenuta del campo: con Alex che riesce ad abbinare alla potenza del compagno, le sue variazioni. Ebbene, ecco che quindi si materializzano le prime difficoltà anche per Berrettini e Djokovic, con l’ex n. 1 del mondo che offre la prima palla break dell’intero match alla squadra proveniente dal Resto del Mondo, complice un doppio fallo. Matteo e Nole però si salvano da campionissimi, prima con Berretto che contiene al volo le sbracciate di Sock e poi con il 35enne di Belgrado che sigilla il 5-2 attraverso un portentoso dritto tirato addosso a De Minaur. Capitan McEnroe tuttavia vede i suoi che non riescono ad uscire totalmente dalle sabbie mobili di un primo set per loro veramente molto complesso: nell’ottavo game i soliti problemi di smash del giocatore aussie, con lo statunitense che gli va dietro andando fuori giri in più di una circostanza portano l’Europa ad issarsi a set point.

Jack e Alex si salvano in qualche modo, e addirittura risollevano il morale di John rientrando clamorosamente in partita. Giunge, perfino a 0, il contro-break proprio quando il tennista italiano serviva per mettere in cassaforte il parziale: Djokovic è troppo statico, Matteo toppa incredibilmente uno smash ed è 5-4. I compagni di squadra di Re Roger non ci stanno e reagiscono veementemente, The Hammer si esalta al volo mentre Novak è solidissimo dietro: sul 30-30 però manca ancora il killer instinct alla squadra di casa, il dritto del sette volte vincitore di Wimbledon è eccessivamente affrettato. I due finalisti sui prati dei Championships 2021 stanno certamente disputando un doppio nel complesso migliore rispetto ai loro avversari, sia per qualità generale del loro tennis che per le possibilità che si sono creati: arriva un altro 30-30, grazie anche ad un nastro “fortunello”. Poi però soltanto grandi meriti per Berrettini e Djokovic: il “nostro” comanda meravigliosamente con lo sventaglio muovendo Sock per poi scaraventare lo schiaffo al volo. Secondo set ball, e allora ci pensa Nole esibendosi in uno spettacolare recupero spalle alla rete mediante un uso magistrale del polso a porre fine al parziale: 7-5 Team Europe in 50 minuti di gioco.

Nel secondo set, l’equilibrio si rompe nel terzo game quando sul 30-30, con l’americano al servizio, Berrettini alza un provvidenziale lob e ancora una volta ritorna l’incubo smash a tormentare il 23enne di Sydney, che manda largo il colpo. Il dritto affossato in rete da parte del bronzo olimpico in doppio a Rio 2016, fa il resto: un 3-1 che presto diventa 4-1 con Berretto che mette a referto il suo terzo turno di servizio senza concedere punti. Gli europei ora giocano sulle nuvole, al contrario si spengono fragorosamente gli avversari: emblematico il dritto in rete colpito in salto da Sock, un ghirigoro inutile che gli è costato il punto. Matteo è attentissimo a rete, Novak impenetrabile dalla linea di fondo: suggellato un secondo break nella frazione che vale il 6-2 in 33 minuti (un’ora e ventitre la durata complessiva del match) . Europa conduce 8-4 sul Resto Del Mondo.

LE PAROLE A CALDO DEI VINCITORI

DJOKOVIC: “Per prima cosa, mi sono divertito un sacco. Non gioco spesso il doppio, è un gioco diverso dal punto di vista tattico. Ti devi posizionare anche in modo diverso in risposta. Devi comunque aver fiducia nel tuo compagno e trovare la strategia che va bene ad entrambi, il campo è più grande. Sono molto felice, Matteo mi ha aiutato tantissimo: ha uno dei migliori servizi del mondo. L’avvio della giornata è stato perfetto, due su due con singolo e doppio. Non potevano chiedere di meglio per la squadra europea.

Sulla domanda riguardante che significato abbia giocare questo evento davanti a Rod Laver, Djokovic replica per poi concludere lanciando la bomba sull’incredibile come-back: “Il signor Rod Laver è uno de più grandi di sempre ad ver preso una racchetta in mano. Per me è un onore giocare davanti a lui ogni singola volta che mi capita, mi è successo parecchie volte in Australia. Il maggiore privilegio è stato ricevere il trofeo dell’Australian Open da lui, dalle sue mani. Apprezziamo tutto quello che ha fatto per dare il suo contributo al nostro sport. La storia del tennis è molto importante. Dove siamo adesso, anche a livello globale è per merito suo. Grazie ancora una volta Mister Laver per essere qui. Questa competizione è l’unica in cui puoi avere i rivali di una vita come compagni di squadra ed è per questo che ci divertiamo così tanto. Ci godiamo ogni singolo momento sia dentro che fuori dal campo, soprattutto quest’anno con noi quattro: Andy, Roger, Rafa e io insieme è un’esperienza unica. Infine voglio dire che c’è sempre una piccola speranza che Roger possa tornare e giocare ancora una volta. Fatevi sentire“.

BERRETTINI: “Parla meglio di me l’italiano (sorriso generale, ndr). Gli ho chiesto parliamo in inglese o in italiano, e lui mi ha detto italiano. Per cui mi sentivo a casa. Spero non abbia capito le mie parolacce. E’ stato un grande onore per me giocare insieme a lui, nello stesso lato del campo. L’ho affrontato diverse volte ed è durissima, è molto più facile giocare avendolo di fianco.

Il programma del DAY 3 dalle ore 13 italiane (tre punti a vittoria – tredici punti necessari per vincere)

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ATP

Laver Cup: Djokovic straripante, annichilisce Tiafoe e riporta avanti l’Europa. Pensiero speciale per Federer

Nel suo primo match di giornata in attesa del doppio con Berrettini, Djokovic domina Tiafoe e regala altri due punti all’Europa, che va 6-4

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Foto da Twitter @LaverCup

N. Djokovic (Europe) b. F. Tiafoe (World) 6-1 6-3

Una partita a senso unico, in cui si fa fatica a credere che l’ultimo incontro disputato da Novak Djokovic sia stato la vittoria in finale a Wimbledon due mesi e mezzo fa. Il serbo domina in lungo e in largo, è impeccabile da fondo e concede appena una palla break in tutto il match, chiudendo a zero tutti e quattro i turni di servizio del primo set e riportando l’Europa in vantaggio per 6-4. Immancabili a fine partita le belle parole in onore di Roger Federer.

IL MATCH – Djokovic serve per primo in un avvio di partita rapidissimo, con tre game consecutivi tenuti a zero dal giocatore in battuta. L’ex numero uno del mondo è tirato a lucido e nel secondo turno di risposta si procura subito due break point consecutivi, nati grazie a due fantastici dritti vincenti e un ottimo passante di rovescio in scivolata. In 14 minuti il serbo vola sul 4-1, mettendo in campo 11 prime su 12 (quattro delle quali sono ace) e non concedendo neanche un singolo quindici. Tiafoe è costretto ai vantaggi nel sesto gioco, con il suo avversario che disinnesca il suo servizio e copre divinamente il campo. Djokovic si costruisce un’altra palla break e, sfruttando un attacco non perfetto dello statunitense, lo punisce e allunga ancora. Il campione di 21 Major archivia 6-1 un primo parziale praticamente perfetto: quattro game di battuta su quattro tenuti a zero e 14 prime su 16 in campo, con cui ovviamente ha sempre fatto punto.

 

“Per essere fuori da così tanti mesi stai colpendo benissimo da fondocampo “ – commenta Roger Federer nella pausa tra i due set, con Djokovic che non può far altro che ringraziare. Il serbo continua ad offrire palle insidiose a Tiafoe, come i back di rovescio molto bassi sul diritto del suo avversario che, con la sua impugnatura, fatica a gestire. Proprio in questo modo l’ex numero uno del mondo si crea la prima opportunità di break anche nel secondo set, concretizzata poco dopo con un contropiede vincente di rovescio. Sotto 0-1 30-0 – e dopo 18 punti persi consecutivamente – il numero 19 del ranking riesce con merito a conquistare i primi punti in risposta. Sono tre, consecutivi e decisamente inaspettati, che gli valgono una possibilità di contro-break. Djokovic la cancella con una gran seconda, torna a dettare legge da fondo e sale 2-0.

Nel gioco successivo Tiafoe prova ad entrare in partita, si fa rimontare da 40-0, ma riesce comunque a tenere il servizio senza offire break point. Il serbo, tuttavia, continua a tenere il suo rivale a debita distanza, procurandosi altre due opportunità di break poco dopo. Lo statunitense è bravo e fortunato: annulla la prima con un fantastico passante di rovescio incrociato, mentre sulla seconda viene salvato da un nastro vincente. Il 24enne del Maryland prova a far qualcosa di diverso ma non riesce mai a strappare più di due punti in risposta in alttrettanti game e, sul 3-5, crolla definitvamente. Djokovic non spreca troppe energie in vista del doppio contro Berrettini (affronteranno De Minaur/Sock), si impone 6-1 6-3 e, nell’immediato post partita, spende – anche lui come Berrettiniparole bellissime per Roger Federer.

Ieri è stato uno dei momenti più belli che si siano mai visti sul campo da tennis, a prescindere dall’essere qui o ad averlo seguito da casa. Sapevamo sarebbe stato un addio emozionante per Roger, ma siamo stati tutti sopraffatti dal momento. C’era un po’ di tristezza, perché uno dei più grandi atleti di sempre ha lasciato questo sport, ma vederlo felice per com’era andata la serata mi ha fatto sentire grato e privilegiato di essere al fianco di così tanti campioni. È stato indubbiamente uno dei momenti più belli della mia vita.

Quando sono arrivati i suoi bambini in lacrime è stato il momento più emozionante per me, insieme alla sua famiglia e alle persone che sono state fondamentali nella sua carriera. La gente pensa che restare così tanto in alto dipenda solo da noi, ma senza le persone che ci stanno vicino sarebbe stato impossibile e lui, con le parole di ieri sera, lo ha dimostrato. Sto parlando troppo, ci sono tante cose che voglio dire: ho testimoniato qualcosa di unico ieri, ma ho solo una ventina di minuti e tra poco devo tornare in campo! Sarà divertente giocare con Matteo, potrò anche parlare in italiano con lui. Speriamo di vincere”.

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