Le reazioni all'addio di Serena: da Michelle Obama a Tiger Woods, passando per Federer: "nel '99 rimasi sveglio fino a tardi"

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Le reazioni all’addio di Serena: da Michelle Obama a Tiger Woods, passando per Federer: “nel ’99 rimasi sveglio fino a tardi”

LeBron James, Magic Johnson, Billlie Jean, Oprah Winfrey, fino ad arrivare a Rafa Nadal e Iga Swiatek. Tutti in coro per celebrare la campionessa americana

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Serena Williams - US Open 2022 (foto Twitter @wta)
 

Per celebrare ed omaggiare Serena Williams, dopo l’ultima partita della carriera, abbiamo raccolto una selezione delle reazioni di coloro che hanno condiviso lo spogliatoio con la 23 volte campionessa Slam, in questi primi sei giorni di US Open, che per la statunitense sono stati anche gli ultimi della carriera professionistica.

FEDERER, CAPITOLO A PARTE

Prima di lasciarvi alle parole dei protagonisti, merita un capitolo a parte Roger Federer che in un introspettivo video rilasciato sul sito dell’ATP, – prima che lo US Open prendesse il via – ha regalato anche una piccola chicca della sua infanzia in relazione a Serena, che certamente non dispiacerà ai suoi fan: “Volevo congratularmi con te per la sua incredibile carriera. So cosa hai raggiunto,cos’hai fatto. È semplicemente incredibile. Probabilmente adesso starai vivendo sentimenti contrastanti, visto che lascerai questo meraviglioso sport che ti ha dato tutto e di più. Ti auguro tutto il meglio con la tua famiglia“- ha detto il 20 volte campione Slam, il quale ha poi raccontato un bel aneddoto che lo lega a Serena – “Penso che nel ’99 agli US Open, quando hai giocato contro Martina Hingis, sono rimasto sveglio fino a tardi per gaurdarti lottare, e quello è stato l’inizio della tua incredibile carriera. Il tuo futuro sarà certamente meraviglioso per te, ne sono certo. Ti prego di tornare al tennis. La comunità tennistica è la tua famiglia, ti accoglieranno sempre a braccia aperte e saranno sempre felici di rivederti, quindi ti prego di tornare. Per ora goditi questo momento, goditi lo US Open, goditi tutto ciò che ti aspetta nelle prossime due settimane, anche se potrebbe essere difficile per te. Ti penso sempre e ti rispetto con tutto il cuore. Ti auguro tutto il meglio per il tuo futuro. Abbi cura di te Serena“.

 

Iga Swiatek: “Di sicuro lei è stata ed è il grande esempio. Anche per il modo in cui ha affrontato l’avere degli affari, con il giocare a tennis o essere una madre, tutto allo stesso tempo. È semplicemente fantastico avere qualcuno del genere nel nostro sport, qualcuno che ha spianato la strada agli altri e ci ha dimostrato che si può fare qualsiasi cosa. Il limite è soltanto il cielo”.

Rafael Nadal: “Ho parlato molte volte di Serena, di quanto fosse importante per il nostro sport. Penso che lei non sia stata solo una tra le tenniste più importanti di sempre, ma sia stata anche una delle atlete più importanti nella storia dello sport. Quindi, dal punto di vista del tennis, è una grande perdita. Merita tutte i trionfi che ha raggiunto, perché ha lavorato tanto per ottenerli per così tanto tempo, con molta determinazione, dedizione, disciplina. In caso contrario, è impossibile conquistare tutto ciò che lei ha conseguito. Quindi ora è il momento in cui merita di scegliere quello che vuole fare. Spero solo che continui ad essere coinvolta nel mondo del tennis, sarebbe fantastico per il tennis poiché credo che lo sport in generale, sia sempre più grande ed importante quando le leggende gravitano intorno ad esso, e Serena è una leggenda”.

Elena Rybakina: “Sono stata fortunata a giocarci contro al Roland Garros, lo scorso anno. È stata un’esperienza straordinaria per me. Se parliamo di Serena, ovviamente, è una leggenda, qualcuno che ha dato molto al nostro sport

Leylah Fernandez: “È un’icona, una leggenda. Queste sono le prime parole che mi vengono in mente quando penso a lei. Ha fatto così tanto, non solo per lo sport e per il tennis, ma anche per le donne in generale. Ha combattuto per noi. Ha fatto cose incredibili. È un po’ triste vederla lasciare lo sport. Ma ci lascia in eredità un buon percorso, da perseguire per tutte le giocatrici della WTA e per i giocatori dell’ATP. Una strada da seguire, per far sì che ognuno raggiunga i propri obiettivi, esprima i propri pensieri e continui a lottare per ciò in cui crede. Penso che il suo, sia un ottimo modo per lasciare lo sport”.

Stefanos Tsitsipas: “Serena ha avuto un effetto domino con la sua carriera, ha attraversato i confini di tutto il mondo. È stata molto stimolante, anche per me. Quello che ha saputo fare sul campo da tennis e fuori dal rettangolo di gioco, ha portato il tennis così in alto a tal punto da renderlo uno fra gli sport più importanti. Quindi le do molto credito, perché merita molto per quello che ha fatto in questo sport”.

Emma Raducanu: “Serena ha ottenuto così tanto nella sua carriera. Giocare per così tanto tempo, penso sia davvero stimolante. E’ stata una guida per tutto il tennis. È incredibile quanto sia stata dominante, per la maggior parte della sua carriera”.

Coco Gauff: “Quando penso a Serena, ciò che prima di tutto m’impressiona di più è il modo in cui è stata in grado di trascendere e di dominare in uno sport che era, almeno primadella sua affermazione, prevalentemente bianco. Prima che arrivasse Serena, non c’era un’icona di questo sport che mi assomigliasse. Quindi grazie a lei, crescendo, non ho mai pensato di essere diversa perché la giocatrice numero uno al mondo era qualcuno che mi assomigliava. Penso che questo sia l’insegnamento più grande che posso apprendere da Serena. Poi, anche, a livello più personale ho avuto modo di avere un paio di conversazioni con lei e credo di aver imparato che sia il modo in cui si è sempre gestita ha fatto la differenza: non si è mai abbattuta, ha sempre creduto in sé stessa. A volte essendo io una donna, una donna nera, tendo ad accontentarmi più facilmente. Sento che Serena mi ha insegnato anche questo, perché guardandola è chiaro che non si è mai accontentata”.

Daniil Medvedev: “È la donna più forte al mondo nel tennis. Quando vinse il primo Slam, a New York nel 1999, io avevo tre anni. Ventitré anni dopo lei è ancora qui, io sono riuscito ad avere qualche successo nella mia carriera, e Serena sta ancora giocando, giocando il suo ultimo US Open. È semplicemente leggendario. Ogni volta che l’ho vista di persona, percepisci questa energia leggendaria intorno a lei. Lei, di sicuro, avrà un’eredità straordinaria nel tennis. Sono sicuro che tra cent’anni parleremo ancora di Serena Williams”.

Naomi Osaka: “Penso che la sua eredità sia davvero ampia, al punto che non si possa nemmeno descriverla a parole. Ha cambiato lo in maniera così imponente, ha introdotto persone nel nostro sport che prima di lei, non avevano mai sentito parlare di tennis. Io ne sono un esempio, penso di essere un prodotto di quello che ha fatto. Non sarei qui senza Serena, Venus, e tutta la loro famiglia. Le sono molto grato. Onestamente penso che sia la più grande forza di questo sport. Con questo non voglio dire, che Federer o Nadal abbiano ricoperto o ricoprano per questo sport un ruolo minore. Semplicemente, penso solo che sia la più grande di sempre, al maschile e al femminile, che si potrà mai ammirare in questo sport. È stato davvero uno onore, avere l’opportunità di vederla giocare”.

Andy Murray: “Quello che ha fatto, i suoi successi in questo sport, sono ovviamente incredibili. Diventerà una delle migliori tenniste che abbia mai giocato, se non “la” migliore sul versante femminile. Quello che hanno fatto lei e Venus, insieme, è ancora più notevole, ed è altamente improbabile che vedremo di nuovo in futuro qualcosa del genere, da due sorelle. Penso che sia stato davvero bello che abbiano giocato in doppio, una affianco all’altra, veramente bello. Ovviamente Serena ha avuto un impatto enorme sullo sport. Basta ascoltare alcune delle interviste, che molti giocatori e giocatrici hanno fatto su di lei per rendersene conto”.

Frances Tiafoe: “Ho giocato la Hopman Cup con lei. Ho avuto l’opportunità di trascorrere quel tempo con lei, e di vivere appieno quell’esperienza al suo fianco. Dopo che hai visto quanto sia genuina, e quanto una persona normalissima, allora ti accorgi completamente della sua grandezza. Giocare con lei tutta la settimana, andare a cena, vederla scherzare, è stato bellissimo. Vedere qualcuno come lei, che viene da Mount Rushmore, e appurare come il successo non l’abbia cambiata, e che anzi la sua normalità è rimasta intatta è stato pazzesco. E’ stato meraviglioso osservare, come tratta tutti con un tale rispetto. E’ semplicemente una vera leader. Aver condiviso il campo con lei, essermi allenato con lei.  Mi ha invitato più di qualche volta a pranzo con lei, si è dimostrata veramente accogliente nei miei confronti perché vuole vedermi far bene. È triste vederla andare via, abbandonare il campo. Adoro il modo in cui ha comunicato, dicendo che la sua è un’evoluzione e non un ritiro”.

Belinda Bencic: “Sono molto orgogliosa di essere riuscita a batterla. Ma adesso che la sua carriera sembra giunta alla fine, ho la percezione che mi renderò conto soltanto quando smetterà della grandezza che ha rappresentato, di quanto sia stato grande quello che ha fatto. A volte quando vivi un preciso momento, non riesci a capirne appieno la portata”.

Danielle Collins: “Ho idolatrato Serena e Venus per tutta la vita; sono state persone a cui ho davvero guardato, a cui mi sono ispirata e da cui ho tratto tanto. Questo è un momento così importante nella storia del tennis. Adoro il modo in cui il nostro sport celebra i grandi campioni”.

Jessica Pegula: “E’ venuta qui, questa settimana per giocare. Ha lavorato molto duramente nelle ultime due settimane, e penso che sia stata una Serena diversa, la stessa Serena fuori da campo, ma più vicina più alla versione dominante ammirata in passato. Il pubblico si è accesso, perché tutti vorremmo vogliamo continuare a vederla giocare all’infinito. Negli spogliatoi, non c’era un giocatore che non ha seguito le sue partite. Credo che questo faccia capire la sua grandezza, non serve aggiungere altro”.

Viktoria Azarenka: “Credo che raffiguri là grandezza nel tennis, con così tanta forza, e non c’erano dubbi sul fatto che la gente l’avrebbe sostenuta a New York. Poi nessuno ha voluto perdersi l’ultimo torneo di Serena, e le sue ultime partite. È stato un momento speciale. Sono sicura che non è stato mai facile, per nessuna, essere dall’altra parte della rete, e affrontarla in tutti questi anni; ma allo stesso tempo avendo condiviso il campo con lei posso dire che è anche molto speciale”.

Carlos Alcaraz: “Serena m’ispira molto. La sua ultima partita di ieri è stata fantastica e, naturalmente, durante la sua carriera ha ispirato me e molti giocatori”.

Garbine Muguruza: “Ho visto le sue partite. Sai, non sono sorpresa. Penso che abbia giocando come Serena, come ha sempre fatto nella sua carriera: forte e solida, con il suo inconfondibile stile. Lo ha ritrovato nel momento giusto, per poter dare tutto un’ultima volta”.

Ons Jabeur: “In Tunisia tutti conoscono Serena, in realtà conoscono entrambe le sorelle Williams. Tutti i tunisini, sono sempre stati molto impressionati da quanto sia potente e da quanto sia incredibile il gioco di Serena. Ho avuto modo di guardare Serena crescere molto ed è stato bellissimo ammirarla da spettatrice, non solo sul campo ma anche come con coerenza portava avanti le sue idee e contestualmente batteva record ovunque. Lei e Venus, sempre una sola cosa. È incredibile quello che hanno fatto per questo sport .E’ stato fantastico vederle nei corridoi e negli spogliatoi, per tutte queste stagioni. Ho avuto la fortuna di giocare in doppio con lei qualche tempo fa, e questo momento lo custodirò gelosamente dentro il mio cuore e lo amerò per tutta la vita. È come vincere un Grande Slam per me“.

L’OMAGGIO DELLE PIU GRANDI CELEBRITA’ AMERICANE

Non solo il mondo dello Sport, tutti rendono omaggio alla più grande di sempre, ma ovviamente non poteva non arrivare anche il saluto di colei che prima delle Williams ha lottato per equiparare il tennis femminile a quello maschile: “La sua incredibile carriera ha lasciato il segno sulla storia del tennis. Eppure il suo contributo più grande deve ancora arrivare. Grazie Serena, il tuo viaggio continua”, scrive sul proprio profilo Twitter Billie Jean King. “Ti adoro Serena, è stato il piacere più grande della mia vita vederti giocare e diventare ciò che sei oggi. Non velo l’ora di seguire i tuoi prossimi passi. Grazie vecchia amica”, le parole di saluto di Andy Roddick.

Tanti i grandi dello sport americano a rendere onore alla 23 volte campionessa Slam, o con un messaggio o con un post social. Semplicemente un ringraziamento a Serena per le imprese compiute, quello di Pat Mahomes – quaterback dei Kansas City Chiefs -. Sulla falsa riga LeBron James, che però aggiunge un piccolo dettaglio di primaria importanza al suo “Grazie Serena, sei una figata”: un emoji di una capra, a simboleggiare l’acronimo di Greatest of all Time visto che in inglese capra si dice GOAT.

Sul filone leggendario ed epico, invece la celebre conduttrice statunitense Oprah Winfrey: “25 anni, eroina, leggenda per sempre”. Persino l’ex first lady Michelle Obama, le invia un messaggio: “Congratulazioni per una incredibile carriera Serena. Siamo stati fortunati di aver potuto vedere una ragazzina da Compton crescere e diventare una delle più grandi atlete di tutti i tempi. Sono orgogliosa di te amica mia e non vedo l’ora di seguire la tua vita, nel modo in cui vorrai continuare a viverla e a renderla speciale trasformandola grazie ai tuoi tanti talenti”.

Sei letteralmente la più grande in campo e fuori. Grazie per aver ispirato tutti noi a inseguire i nostri sogni. Ti amo sorellina!”, le parole di Tiger Woods, che come ricordato anche dalla stessa Serena ha avuto un ruolo fondamentale nel motivarla a tornare un’ultima volta. Infine anche l’ex stella dei Los Angeles Lakers, Magic Johnson le manda un saluto: “Congratulazione per una carriera. Che è stata di grande ispirazione. Cookie – la moglie di Magic – e io siamo felici per te. Ricordo quando mi parlasti di voler diventare imprenditrice. Ora potrò vederti crescere nel mondo degli affari”.

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Coppa Davis

Coppa Davis, Australia in finale: Purcell e Thompson sorprendono Mektic/Pavic

Un’Australia che non muore mai ha ragione di una Croazia che pecca di sufficienza. Finale per gli aussie con la vincente di Canada-Italia

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Jordan Thompson e Max Purcell – Davis Cup by Rakuten Finals 2022 (Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

M. Purcell/J. Thompson (AUS) b. N. Mektic/M. Pavic (CRO) 6-7(3) 7-5 6-4

Non appena finito il match fra Spagna e Croazia praticamente tutti gli addetti ai lavori davano per probabile una Croazia in finale. Quello che doveva essere uno scoglio temibile, ovvero la Spagna di Alcaraz, si è dimostrato un boccone molto più digeribile del previsto e la strada per la finale sembrava spianata. Bene, a quanto pare i pronostici sono fatti per essere smentiti. Oggi non è bastato un Coric in gran forma. Probabilmente il team croato dopo l’1-0 si era già sentito con un piede in finale, considerando che i croati non perdevano un doppio che contava da quasi due anni. Ma le cose sono andate diversamente. Mektic e Pavic non sono stati oggi all’altezza della loro fama e hanno ceduto le armi contro un’Australia tutto sommato non trascendentale, ma che ha certamente dimostrato di avere più cuore. Domenica il team down under attenderà la vincente di Canada-Italia, che ricordiamo potrete seguire a partire dalle ore 13, anche con il live di Ubitennis.

Dopo i primi due singolari, conclusi abbastanza nettamente in favore di Coric e De Minaur, devono scendere in campo i rappresentanti del doppio di Australia e Croazia per dirimere la tenzone. La prima sorpresa è l’annuncio di Hewitt con cui schiera Jordan Thompson al fianco di Purcell, numero 33 al mondo delle classifiche di doppio. Evidentemente il capitano australiano ha voluto rispettare le gerarchie che di solito vedono giocare Kokkinakis in singolare, anche per avere Thompson fresco per il doppio.

 

Ai nastri di partenza la Croazia è la chiara favorita, potendo schierare una coppia che regolarmente va alle ATP Finals di doppio e che l’anno scorso alle final eight di Madrid ha vinto tutti gli scontri in cui è stata chiamata in causa. Dall’altra parte l’Australia schiera il meglio che ha disposizione in questo momento, stante anche l’indisponibilità di Kyrgios che ormai da tempo immemore marca visita in Davis.

Il match inizia tutto sommato sui binari dell’equilibrio, entrambi le coppie reggono bene al servizio, con ottime performance dietro la prima di servizio. La prima palla break arriva soltanto nel nono game, ma gli australiani sono bravi a tenere botta e a non tremare. In generale comunque la sensazione è che questa non sia la versione scintillante dei giorni migliori per la Croazia, anche se comunque sufficiente per un match equilibrato.

Si va così al tie break, giusta conclusione del primo parziale. Partenza migliore della Croazia con l’Australia che va subito sotto di un paio di minibreak; dopo che durante tutto il set gli australiani erano riusciti a difendersi bene al servizio perdono tutti e 3 i primi punti giocati sul proprio servizio, con la Croazia che si invola 6-1. Molto più incisivi in risposta e a rete i croati nel momento che conta. Chiude Pavic con una volée elementare.

M. Pavic e N. Mektic
Davis Cup by Rakuten Finals 2022 (Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La sensazione che entrambe le coppie abbiano giocato in maniera standard, come ci si aspetta che un doppio debba essere giocato; giocando ad armi pari però è emersa la superiore caratura della coppia croata. Anche da un punto di visto emotivo partita abbastanza piatta, il pubblico prevalentemente neutrale non è mai stato coinvolto, sebbene il colpo d’occhio degli spalti sia tutt’altro che disprezzabile.

Si va così al secondo set con il match che torna a farsi equilibrato; i croati scendono di livello rispetto al tie break, soprattutto in risposta non riescono a incidere e si torna a seguire i servizi. Il secondo set è un po’ una fotocopia del primo; nei primi 10 game neppure lo straccio di una palla break e appena 7 punti vinti in totale del team in risposta. Ma quando tutto sembrava cospirare per un secondo tie break, i croati con Mektic al servizio hanno un piccolo passaggio a vuoto e a seguito di un doppio fallo regalano una palla break; di nuovo defaillance al servizio con lo stesso Mektic che gioca una seconda molto morbida e lascia il tempo a Thompson di girarsi sul dritto e colpire forte lungolinea. Pavic sulla fucilata non può nulla e arriva inaspettato il primo break della partita, a favore dell’Australia.

Thompson al servizio per chiudere il set allora, che però pasticcia e con due gratuiti manda la Croazia avanti 0-30. Australia che risale 30-30 e Pavic che sbaglia una risposta sanguinosa con Purcell che era partito in largo anticipo lasciando sguarnito il corridoio. Occasione che svanisce e Australia che porta a casa il set.

Lleyton Hewitt
Davis Cup by Rakuten Finals 2022 (Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Adesso la faccenda comincia a farsi interessante e gli australiani cominciano ad annusare l’odore dell’impresa. Nel terzo game, di nuovo con servizio Mektic i due aussie portano il game ai vantaggi; adesso la coppia croata comincia a prendere coscienza dell’ipotesi della sconfitta, ma gli australiani non hanno la cattiveria sufficiente per punire, con Purcell che a rete va a farfalle e Thompson che butta fuori un passante non impossibile. La scossa emotiva però non è sufficiente, entrambi i portacolori della squadra adriatica sbagliano delle facili risposte sul 40-40 che avrebbero meritato altro trattamento.

Tuttavia adesso i turni di servizio rispetto ai primi due set sono diventati contendibili e il match potrebbe girare su pochi punti. Emotivamente l’Australia, anche sull’onda dell’insperato secondo set sembra crederci di più, mentre i croati sono piatti, anche nel body language; inevitabile allora che arrivi il secondo break per l’Australia, anche in questo caso frutto di buone soluzioni in risposta. E il pubblico di Malaga sembra chiaramente premiare il cuore australiano, il tifo è tutto per i giallo verdi.

Sul 5-4 Australia momento della verità con Purcell al servizio, in quello che è certamente il turno più importante della sua carriera. L’australiano però non trema e a parte un’incertezza sul primo punto serve bene e manda in visibilio il team australiano.

L. Hewitt e J. Thompson
Davis Cup by Rakuten Finals 2022 (Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

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Coppa Davis

Coppa Davis, Berrettini: “A casa avrei sofferto troppo. Ecco come aiuto la squadra”

MALAGA – Per Matteo oggi ottimo allenamento, il miglior da un po’ di tempo a questa parte, ma siamo ancora lontani dalla forma migliore. Le sue parole con i media italiani

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dal nostro inviato a Malaga

Dopo la grande giornata di ieri oggi abbiamo avuto il piacere di incontrare Matteo Berrettini, per una chiacchierata con la stampa; i principali temi di discussione sono stati il suo stato psicofisico (in netto miglioramento), l’atmosfera che si respira in squadra e le prospettive in vista del Canada.

Come è stata presa la decisione di essere qua a Malaga?

 

Berrettini: “Devo dire che l’anno scorso dopo che mi sono fatto male a Torino mi sono ricordato di quanto mi sia dispiaciuto non aver potuto giocare contro gli Stati Uniti. Quella volta le partite me le sono guardate da casa, ma mi ricordo che soffrivo troppo dal divano; già allora ho pensato che se malauguratamente mi fosse capitata una cosa del genere un’altra volta, mi sarebbe piaciuto stare assieme ai ragazzi. Devo dire che è stata dura però: dopo Napoli (quando Matteo si è infortunato al piede) ero fiducioso; pensavo di saltare Vienna e poi di recuperare per Bercy e la Davis. Purtroppo il recupero andava a rilento e quando ho capito che non c’era niente da fare ho sentito il dovere di comunicare la mia impossibilità a partecipare. Certo è stata una bella botta, ma era la cosa giusta. Poi ho ripensato a quanto ho sofferto a casa l’anno prima e con un po’ di ritrosia ho chiesto a Filo (Filippo Volandri il capitano della squadra di Davis) se potevo aggregarmi, se per lui era un problema insomma. E Filippo al contrario è stato ben felice di accogliermi a braccia aperte, così ho preso il primo volo che ho trovato per Malaga da Roma…peccato solo che mi son dovuto svegliare alle 5 del mattino… (anche i campioni viaggiano low cost, era un Vueling delle 6.50). Ma eccomi qua”.

Quale contributo pensi di poter dare alla squadra?

Berrettini: “Beh ovviamente in primo luogo vengo a fare il tifo e a sostenere i ragazzi. Poi cerco di dare anche qualche indicazione ai ragazzi. Ad esempio con gli USA, avendo giocato varie volte contro Paul, Tiafoe e Fritz ho dato qualche suggerimento. Per dirne una, Paul avevo notato che aveva certi pattern al servizio e li ho condivisi con la squadra. Poi c’è un discorso più ampio: quando con Filippo (Volandri) abbiamo cominciato questo percorso lui ha messo in chiaro che il suo obiettivo prima di tutto era costruire un gruppo, uno spirito di squadra. E penso che la mia presenza oggi si inserisca in questo disegno più ampio. Il nostro è uno sport individuale e siamo portati a pensare a noi stessi e a stare con i nostri team. Per certi versi è un cambio di paradigma, però è una cosa che arricchisce e devo dire che adesso abbiamo un bel gruppo giovane con tanti ragazzi che potranno far parte della squadra per parecchi anni. Io pure all’anagrafe sono ancora giovane e spero di continuare per parecchi anni, anche se quando vado a fare le risonanze a volte c’è da mettersi le mani nei capelli”.

A livello di gruppo ci puoi raccontare qualche aneddoto?

Berrettini: “Allora vediamo un po’… la musica di sottofondo la sceglie Musetti, praticamente vive con la musica sempre accesa. E poi io non so come fa… è un 2002 e ascolta la musica degli anni ’70, ascolta certe cose che manco conoscevo…Come socializazione gli altri sono fissati con un gioco di carte che si chiama sequence mi pare… per il resto non abbiamo un vero inno, forse una canzone che gli altri mettono per scaramanzia è “notte prima degli esami”, che sarebbe in tema…Però grossi riti scaramantici non ne abbiamo, a parte quello di sederci sempre negli stessi posti sugli spalti”.

Come si batte il Canada?

Berrettini: “Ieri con gli USA abbiamo dimostrato di essere più squadra. Non importa la classifica, la stanchezza. In campo i ragazzi hanno messo il cuore, al di la della tattica e della tecnica. Sonego ieri ha dimostrato tutto quello che può fare. E Musetti ha fatto una gran partita con Fritz. Con il Canada sarà una sfida difficile. Partono favoriti e sarà complicato, ma noi siamo pronti. Io mi sento come un leone in gabbia però sono contento di stare qua. Ovviamente io vorrei giocare in tutti i modi, anche su una gamba sola, ma per me l’importante è cercare di dare il mio contributo in tutti i modi. E questa è una cosa che mi porto dietro dai tempi della Serie C”.

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Coppa Davis

Volandri: “Matteo sta facendo di tutto per giocare, ma parte da lontanissimo. Facciamo un passetto alla volta”

“Con i ragazzi ho un rapporto che si estende lungo tutto il corso dell’anno”. Filippo Volandri sottolinea lo spirito di gruppo e l’attaccamento alla maglia di Berrettini. Contro il Canada serviranno altre partite di grande cuore

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Filippo Volandri - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Giornata di interviste oggi a Malaga, dopo Matteo Berrettini abbiamo avuto modo di sentire anche il capitano della nazionale italiana Filippo Volandri ai microfoni della stampa. Il filo conduttore della conferenza stampa è stato il tema del gruppo; Filippo ha messo in chiaro la sua idea di base: non si può pensare di vincere una Davis senza uno spirito di gruppo, e questo spirito è quello che lui ha cercato di costruire nel corso di questi anni.

Come si batte il Canada? e come si gestisce il post di una grande prestazione?
Con il Canada sarà ovviamente durissima. Auger è un gran giocatore e quest’anno ha trovato anche quella continuità che gli era mancata. Shapovalov invece è un talento incredibile che quando si accende è un fenomeno, ma è molto più discontinuo. Sul tema della gestione delle energie e delle emozioni sarà importantissima questa giornata off, per far capire ai ragazzi che ancora non abbiamo fatto nulla e per riportare quella giusta tensione che avevamo prima degli USA; poi per giocatori come Fabio e Simone sarà importante il giorno extra per recuperare. Ovviamente cercheremo di preparare per bene la partita, a me piace studiare i nostri avversari e capire come impostare le partite.

In tutte le tue dichiarazioni hai sempre sottolineato l’importanza del gruppo, ma come si crea questa chimica?
Curando i particolari e non limitandosi ad avere un rapporto che dura lo spazio della competizione. Con i ragazzi ho un rapporto che si estende lungo tutto il corso dell’anno. Abbiamo una chat con i ragazzi in cui ci sentiamo durante l’anno e con i ragazzi ho un rapporto personalizzato, ci sentiamo spesso e con ognuno ho un approccio diverso; chiaramente con Fabio (Fognini) non posso pormi come con Muso (Musetti). Un altro aspetto che si collega con quello precedente è quello di fare sentire importanti tutti, anche quando non ci sono. Ad esempio Sonego a Bologna non era convocato, ma per me continuava a fare parte del gruppo; anche se fisicamente non c’era era come se ci fosse. E lo stesso vale oggi con Jannik; lui oggi non è con noi ma ci sentiamo tutti i giorni via chat. Poi cerco di farmi aiutare, c’è una squadra di tecnici, psicologi e preparatori atletici a cui mi appoggio;

 

Parlando invece di Musetti, che cosa vi siete detti? come state preparando la partita con Auger anche alla luce di quello che è successo a Firenze (con Auger Musetti ebbe qualche problema di respirazione al diaframma)
Con Musetti la prima cosa per me è quella di validare la sua prestazione. come ho già detto al di là del fatto di vincere o di perdere per me era importante la prestazione; da questo punto di vista per me entrambi i Lorenzo (Sonego e Musetti) hanno fatto una grande prestazione ieri. Per cui il punto di partenza per me è fargli passare il messaggio che ieri ha giocato molto bene e che non deve preoccuparsi per il fatto di non aver portato a casa il punto. Quella è una partita che Muso ha perso perché non è ancora abituato a questi livelli, a differenza di Fritz. Quando Musetti avrà 30/40 partite al suo attivo poi ne riparliamo. Per quanto riguarda invece la partita di domani con Auger ripartiremo da quanto successo a Firenze. Ci tengo a precisare che in quel caso non è stato un attacco di panico. Semplicemente ognuno reagisce a modo suo; ci sono quelli che spaccano le racchette e quelli che possono avere un piccolo blocco. Nel caso di Lorenzo a Firenze lui si era sentito aggredito fin dai primi scambi in palleggio e ha subito la situazione. Però l’aspetto positivo è che comunque ha cercato delle soluzioni in campo e ha lottato. Per cui partiremo da qua e poi faremo la giusta preparazione al match contro Auger.

Infine un’ultima domanda: che ne pensi del fatto che Tiafoe aveva le cuffie mentre suonava l’inno americano?
Avrà avuto le sue ragioni, non mi metto in mezzo. Io so solo che da noi non sarebbe successo. Con me almeno non sarebbe successo. Cerco di essere un allenatore energico e tutto devono mantenere un comportamento di rispetto nella squadra.

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