ATP Tel Aviv: Djokovic un treno non dirottabile, Andujar evita quantomeno il doppio cappotto

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ATP Tel Aviv: Djokovic un treno non dirottabile, Andujar evita quantomeno il doppio cappotto

Pablo esulta nell’ottavo game del match, quando finalmente si sblocca, come se avesse compiuto l’impresa del secolo. Pospisil, prossimo avversario di Novak, non sarà contento

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Novak Djokovic - Laver Cup 2022 Londra (foto Twitter @lavercup)
 

[1] N. Djokovic b. P. Andujar 6-0 6-3

Era affamato, lo si era già compreso appieno durante la Laver Cup, almeno finché le energie fisiche lo hanno sostenuto. Era voglioso di riconquistarsi il terreno perduto, in termini di partite giocate ed eventi a quali non ha potuto prendere parte nel 2022, era motivato a dimostrare a tutti i costi che lui non ci pensa minimamente a cedere lo scettro. L’adrenalina del campo, poi, è cresciuta a dismisura a causa del mancato esordio in doppio in Israele, dove avrebbe dovuto accompagnare al canto del cigno il padrone di casa e specialista Erlich. Dunque arrivati al suo match di singolare, tutta l’essenza del campione che ha in corpo non poteva non essere sprigionata travolgendo tutto quello che incontrava.

Così si racconta il 6-0 6-3 in neanche un’ora e mezza, di una mattanza “quasi” totale, che la tds n. 1 del Watergen Tel Aviv Open Novak Djokovic ha inflitto al veterano castigliano Pablo Andujar; al cui spirito combattivo, oltre che alla lucida abilità nel saper modificare il piano partita strada facendo, si deve il mancato – non per molto – doppio capotto. Un “one Nole show“, caratterizzato principalmente da una prima di servizio ed in generale da una battuta massacrante – per gli avversari – per costanza ed efficacia: 8 ace scagliati, il 66% di prime in campo, l’81% di trasformazione, ma anche un invidiabile 71% di realizzazione con la seconda (10/14) e dulcis in fundo 0 palle break concesse. Ma ciò che più di tutto impressiona, è l’enorme ventaglio di opzioni del fondamentale d’inizio gioco balcanico: ogni taglio, ogni angolo, all’interno di una costante variazione per non dare punti di riferimento. A sottolineare, infine, le difficoltà incontrate dal 36enne di Cuenca; l’incredibile – in negativo – dato di punti vinti sulla prima nel parziale d’apertura: solo 6 e addirittura 0 sino al 5-0. In quarti di finale Vasek Pospisil è avvisato, il problema al polso è ormai solo un lontano ricordo.

 

IL MATCH – A discapito di quello che potrebbe far pensare la nomea di Andujar, derivante dall’etichetta appiccicatagli agli albori della sua carriera di solido regolarista fondocampista della terra battuta, caratteristiche riscontrabili nel tipico giocatore di formazione spagnola; il 36enne castigliano è un tennista che ben si adatta ai campi veloci. E’ vero che il suo “titolo” di specialista del rosso, il n. 115 ATP se l’è guadagnato non solo per via delle sue origini iberiche o del proprio stile di gioco, ma anche a suon di successi sulla terra; infatti i quattro tornei vinti in singolare, nella sua longeva carriera, – nonostante sia sta profondamente martoriata dagli infortuni – da parte del classe ’86 nativo di Cuenca sono stati conquistati tutti sul mattone tritato. Eppure andando a scandagliare approfonditamente gli anni trascorsi nel circuito dal veterano Pablo, si ci rende conto di come abbia ottenuto i risultati più prestigiosi, negli appuntamenti di maggiore rilevanza del Tour, sul cemento: in veneranda età, tre anni fa, si è spinto sino agli ottavi dello US Open raggiungendo il proprio miglior risultato negli Slam. Ma purtroppo per lui, oggi, si sapeva che le cose sarebbero state alquanto – per usare un eufemismo – complicate; questo non perché nel secondo turno dell’ATP 250 di Tel Aviv trovava dall’altra parte della rete un 21 volte campione Slam, recordman di settimane – e stagioni concluse – al n. 1 del ranking mondiale e di svariati altri primati della storia di questo sport: ma semplicemente un giocatore come Andujar non può minimamente impensierire un atleta delle qualità di Djokovic. Terzo confronto diretto tra i due, vittorie balcaniche a Umago 2007 e ad Indian Wells 2012, in California successo al set finale.

Se poi la versione del 35enne di Belgrado, è quella magnifica ammirata già settimana scorsa contro Tiafoe in Laver Cup, è presto fatto che il match sostanzialmente è soltanto un’utopia. E’ più corretto definirlo un one man show. Chiaramente, inoltre, il livello dell’avversario odierno è inferiore rispetto a quello che può esprimere un tennista. come Frances, capace di raggiungere la semifinale a New York meno di un mese fa: ciò vuol dire score ancora più a senso unico. Un 6-0 in 29 minuti, che ha mostrato tutti i limiti dello spagnolo e, allo stesso tempo, tutti i punti di forza leggendari del campione serbo. L’ex n. 32 nel ranking ci ha provato, ma nell’incontro odierno la tattica che normalmente utilizza contro qualsiasi avversario, ovvero allungare lo scambio sfiancando il duellante attraverso l’impermeabile solidità, al cospetto del n. 7 al mondo è unicamente controproducente. Infatti se c’è uno stile, con il quale Novak va a nozze è proprio quello che viene prodotto dalla racchetta di un regolarista da fondo, poiché lui da contro attaccante – celeberrima invenzione del Poeta Clerici, per definire Andre Agassi – raffinatissimo qual è, in parole povere fa le cose in campo in maniera migliore. Pablo può contare su un ottimo equilibrio tra i due fondamentali, non ha un colpo a rimbalzo nettamente superiore all’altro, ma manca dell’esecuzione definitiva; di quella “castagna” in grado di destabilizzare il punto per incisività, velocità o potenza – per capirsi il drittone alla Berrettini, o alla Del Potro -. Possedere una arma definitiva, provoca come conseguenza il restringimento del rettangolo di gioco per l’avversario, banalmente la porzione di campo da poter – dover – centrare visto che non ci si può permettere di mandare la sfera di feltro nella metà campo “infestata” dalla mazzata altrui.

Dunque in questo contesto tattico, il ribattitore per antonomasia non può che sguazzarci con il proprio tennis. Andujar però, purtroppo per lui, deve fare i conti anche con una giornata in cui non perviene la profondità nei suoi colpi. Ebbene se poi il 36enne di Cuenca, considerando il suo gioco, offre palle comode da spingere dalla linea del servizio; a Nole viene servita sul piatto d’argento l’opportunità di dominare in lungo e largo. E’ uno spettacolo della natura tennistica, il sette volte campione di Wimbledon: monumentale in risposta, implacabile nell’anticipo, robotico – nel senso di non umano, non di poco stilistico – nell’efficacia dei suoi colpi, imbarazzante – per l’iberico – nella consistenza, elegante e mortifero nei tocchi sopraffini. L’ex n. 1 del mondo regala perle, da fare invidia ai più grandi: accelerazioni in contro-balzo di rovescio magnifiche, stop-volley e drop-shot inavvicinabili dai comuni mortali.

L’assolo non cenna ad arrestare la sua corsa. Ma quantomeno nel secondo parziale Djokovic trova un minimo di resistenza in più che regala qualche, seppur isolato ed effimero, bagliore di equilibrio che possa giustificare la dicitura “partita”: la quale dovrebbe presuppore due avversari che si affrontano cercando di superarsi a vicenda. E’ portatore di tratti addirittura drammatici ed eroici, il secondo game della “nuova” frazione: la bellezza di 27 punti giocati, 20 minuti di durata, cinque palle break sfumate che avrebbero significato l’ottavo gioco consecutivo vinto dalla tds n. 1. Soprattutto, però, a svettare su tutti gli altri numeri, le sei chance non concretizzate dal castigliano prima che si materializzasse la settima opportunità per, finalmente, ottenere il tanto agognato e sospirato primo game della sua partita. Boato del pubblico, anche Nole è costretto a boccheggiare. Pablo alza le braccia al cielo come se avesse vinto un torneo, quando invece ha solo cancellato lo zero dalla propria casella, che tuttavia forse oggi è veramente un’impresa di cotale importanza. In verità anche sul 5-0 del primo, qualcosa si era iniziata a smuovere, con un altro turno di servizio maratona da 17 punti, con il n. 115 che ha messo tutto se stesso per iscriversi al match. Tuttavia un affamato Novak non si è dimostrato caritatevole in alcun modo, mettendo in mostra la propria micidiale capacità – quasi unica del suo genere, l’unico a poterne replicare le gesta è Nadal – di coprire il campo a tutto tondo; da sopra a sotto e viceversa. Emblematico, un quindici, nel quale Nole recupera il lob spagnolo, e subito dopo, s’intasca il punto grazie ad un scatto bruciante in avanti con cui riprende la volée stoppata dall’ex n. 32. Di fronte a questa ennesima prodezza, Andujar si accovaccia sulla rete in segno disperazione e lesa maestà: la fotografia della prima parte della sfida, insieme all’espressione – da meme social – di Ivanisevic sorpreso e sbalordito dal suo allievo.

Per fortuna, come detto, con grande forza d’animo il veterano della Castiglia riesce a liberarsi della scimmia, che si era posseduta della sua “spalla”, e questo finalmente lo slega dal peso che avvertiva su di sé permettendogli di lasciare andare il braccio. Ciò unito ad un atteggiamento decisamente più propositivo e offensivo, dettato dall’assunta e assoluta consapevolezza del classe ’86 della Roja del fatto che non avrebbe avuto praticamente nessuna occasione di mettere in cascina alcuno dei restanti game; cambia piano tattico verticalizzando maggiormente e prendendo la via della rete con più continuità. Questo, quindi, ci omaggia almeno di un secondo set disputato sulla stessa onda, con una “specie” di equilibrio che si manifesta. Di fatto un vero e proprio nuovo incontro, che raggiunge il suo acme a metà parziale. Sul 3-3, per la prima volta nel match – e seconda, visto che si ripeterà nell’ultimo gioco della partita ma da 40-0 – Andujar si arrampica a 30 sul servizio serbo, ma nell’unico momento di reale pathos della sfida; Djokovic chiama a raccolta la sua prima e si toglie d’impiccio. E’ l’ultimo sussulto del duello, perché Novak dà la sgasata finale portando a casa gli ultimi due game della contesa: 6-3 dopo meno di un’ora e mezza.

LE ALTRE PARTITE (di Paolo Michele Pinto)

Cadono teste di serie a Tel Aviv. Fuori Schwartzman e Van De Zandschulp, ovvero i n. 3 e 5 del tabellone dell’ATP Tel Aviv 2022. L’argentino si fa ammaliare dai colpi potenti di Rinderknech, mentre l’olandese esce sconfitto nella sfida con Broady.

Tel Aviv, invece, continua a impreziosire la settimana di Constant Lestienne che supera nettamente Emil Ruusuvuori in due set, 6-4, 6-2. Il francese parte male ed è costretto ad annullare due palle break che avrebbero portato il finlandese sul 3-0.  Sul più bello si spegne la luce in casa Ruusuvuori che si passa dal 4-3 e servizio al 6-4 per il suo avversario. Il finlandese chiuderà con ben 29 errori non forzati che faranno tutta la differenza del mondo in negativo anche nel secondo set, condotto agevolmente da Lestienne e vinto 6-2. Adesso per il francese la sfida con Cressy, testa di serie n. 4.

L’impresa di giornata è di Liam Broady che batte Van De Zandschulp con il punteggio di 6-4, 4-6, 6-3 in 2he42’. Parte subito bene il n. 174 del ranking che ottiene il break e vola 3-0. L’olandese avrà sei palle per il controbreak ma riuscirà a concretizzare la settima solo nel nono gioco. Ma a sorpresa la testa di serie n. 5 non sfrutta la chance di agganciare il suo avversario e si ritrova sotto di un set. Nel secondo parziale arriva la reazione dell’olandese che potrebbe chiudere 6-2, ma sul finire del set subisce il rientro dell’avversario. Nel terzo set scappa subito via il britannico che ottiene il break e non sfrutta tre palle del possibile 4-0. Poi Broady si complica i piani quando va a servire per il match, ma è costretto ad annullare una palla del controbreak prima di alzare le braccia al cielo.

Tutto facile per Vasek Pospisil contro Edan Leshem, n. 446 del ranking ATP. Match durato 1he21’ con il padrone di casa che, sospinto dal tifo del pubblico, ha retto bene al servizio sino al 2-2. Poi Pospisil ha cominciato con una serie di colpi vincenti che hanno messo in difficoltà l’israeliano. Compito agevole nel secondo parziale chiuso con 5 ace, 11 vincenti e il 93% di punti ottenuti con la prima, ben 14/15. Dall’altra parte Leshem soffre soprattutto con la prima di servizio con la quale vince solo il 48% dei punti.

Il match più spettacolare è senza dubbio quello tra Rinderknech e Schwartzman durato 2he38’ e vinto dal francese con il punteggio di 6-3, 2-6, 7-6(9). Parte bene il n. 58 del ranking che vince ben 17 punti su 18 con la prima di servizio. L’argentino si innervosisce e non riesce mai a entrare in partita. Nel secondo set si invertono i ruoli, Schwartzman comincia a rispondere bene alla prima di servizio dell’avversario e infila una striscia di quattro giochi consecutivi e riequilibra il match. La striscia di game vinti dall’argentino si allunga a sei nel terzo set, con il break in apertura che sembra indirizzare una gara che, in realtà, è ancora lunga da vivere. Rinderknech ottiene il controbreak nel turno di battuta successivo e ne nasce una sfida molto equilibrata. La prima è un gran vantaggio per il francese, mentre l’argentino prova a chiamare a rete l’avversario e ottiene punti preziosi. Sul 5-4 0-30 Rinderknech ritrova la magia della sua prima e la gara si prolunga sino al tie break. In avvio entrambi commettono un doppio fallo. E’ sempre il francese ad ottenere il minibreak e a sprecare a rete quando con la volee distrugge quanto di buono costruito. Schwartman soffre e si spazientisce per le tante righe pescate dal francese. Ma fanno parte del gioco e anche l’ultimo dritto pizzica la riga laterale e regala il passaggio del turno al Rinderknech che chiude al secondo matchpoint.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI TEL AVIV

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Federer torna a Wimbledon per la prima volta da ex giocatore

La leggenda svizzera, ritiratasi definitivamente alla Laver Cup di settembre, ha fatto il suo ritorno sui campi dell’All England Club

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Roger Federer a Wimbledon - Instagram @rogerfederer
Roger Federer a Wimbledon - Instagram @rogerfederer

Non è passato molto tempo dall’ultima volta in cui Roger Federer aveva messo piede sul centrale di Wimbledon. Erano i Championships di quest’anno, e già lo svizzero presenziava ad una fastosa cerimonia apparendo ormai pensionato: l’annuncio e il match conclusivo sono arrivati qualche mese dopo, ma il sentore di ritiro aleggiava già nell’aria.

È per questo che dalla sua nuova visita di venerdì, da giocatore ormai ufficialmente ritirato, deriva soltanto un senso di allegria mista a nostalgia.

Il venti volte campione slam ha testimoniato la visita attraverso delle fotografie pubblicate sul suo profilo Instagram, che hanno fatto il giro del mondo diventando ben presto virali, come d’altronde per ogni segno di presenza di Roger, ovunque e con chiunque. 

 

Federer ha vinto Wimbledon otto volte (record), la prima partecipazione risale al 1998 (vittoria nel torneo Junior), l’ultima al 2021 (sconfitta ai quarti subita da Hubert Hurkacz, che si è rivelata essere anche l’ultimo suo match sul circuito).

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Nadal parla dal Sudamerica: “Aver trovato un trattamento efficace per il piede ha cambiato tutto”

Rafa Nadal si trova ora in Cile dove affronterà Alejandro Tabilo: “Ho bei ricordi di quando sono stato qui nel 2013”

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Rafael Nadal - Tour sudamericano 2022 (foto via Twitter @rnadalacademy)

La prima tappa del tour in America Latina di Rafa Nadal si è conclusa con due vittorie: in singolo contro Ruud e in doppio insieme a Gabriela Sabatini (e contro lo stesso Casper e Gisela Dulko). Dopo l’Argentina, ora tocca al Cile, dove lo spagnolo è arrivato nella giornata di giovedì in vista del match di esibizione che giocherà contro il beniamino di casa Alejandro Tabilo, numero 86 del mondo. La trasferta è comunque ancora agli inizi: sabato Rafa si sposterà in Brasile, a Belo Horizonte; da qui a Quito in Ecuador e poi Bogotà (Colombia) e l’ultima esibizione giovedì prossimo a Città del Messico. Un modo per tenersi in forma, aveva detto il maiorchino che da Santiago già guarda alla prossima stagione: “Ho intenzione di partire per l’Australia (dove è in programma anche la sua partecipazione alla United Cup al fianco di Paula Badosa, ndr) tra tre settimane, poi vedremo cosa succederà”.

Di sicuro, il ritiro a stretto giro non è più un’opzione, a differenza di quanto potesse sembrare fino a qualche mese fa. Il problema cronico al piede, manifestatosi in maniera particolarmente severa nell’ultima edizione degli Internazionali d’Italia, aveva tutta l’impressione di poter essere fatale per la carriera di Nadal. Ma il tentativo fatto dopo il Roland Garros con un nuovo trattamento (la radiofrequenza a impulsi) è andato a buon fine scongiurando l’intervento chirurgico: “La stagione ha avuto diverse fasi ed è stata segnata dai miei problemi fisici. Tutto è cambiato quando abbiamo trovato un trattamento efficace per il mio piede, che mi ha aiutato molto. Questo ha cambiato le mie prospettive in modo radicale”.

Per Rafa non si tratta di una prima volta in Cile, ma di un ritorno dopo il torneo disputato nel 2013 a Viña del Mar, dove arrivò in finale perdendo da Zeballos. Nonostante la sconfitta, in quella trasferta cilena Nadal, di rientro da un infortunio al ginocchio, pose le basi per una delle stagioni migliori della sua carriera, chiusa al vertice del ranking dopo le vittorie al Roland Garros e allo US Open: “Sono molto felice di tornare in un Paese che mi ha sempre dato tanto affetto. Ho grandi ricordi di quando sono stato qui nel 2013 e non dimenticherò mai le mie battaglie contro Fernando Gonzalez. La partita più importante della mia carriera contro un cileno è stata la finale di Pechino 2008 contro di lui” – ha ricordato lo spagnolo. Stanotte l’avversario sarà invece Tabilo che non ha nascosto l’emozione, dichiarando che per lui “è stato un onore essere scelto per giocare contro il mio idolo”.

 

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Jannik Sinner, il 2023 parte da Adelaide

L’altoatesino inizierà la prossima stagione partecipando all’ATP 250 di Adelaide 1, dove sarà impegnato dall’1 all’8 gennaio. Niente United Cup per lui

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Jannik Sinner - sessione autografi - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

Archiviata una stagione 2022 alquanto sfortunata per Jannik Sinner è il momento di preparare la stagione 2023. Lo aspetta un grande lavoro di preparazione in questa off-season insieme al suo team per scongiurare i frequenti infortuni che l’hanno attanagliato in questa stagione: anche perché, nonostante alcuni ritiri di una certa importanza – Indian Wells e Roland Garros su tutti -, Sinner rimane tra i migliori.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

L’ultima partita del 2022 risale allo scorso 31 ottobre con la sconfitta al primo turno del Master 1000 di Parigi-Bercy patita contro lo svizzero Huesler con il severo punteggio 6-2 6-3. Qualche settimana dopo l’annuncio di un infortunio -legamento dell’indice – e il conseguente forfait dall’impegno con la nazionale guidata da Filippo Volandri in Coppa Davis. Un’assenza che, sommata a quella di Matteo Berrettini, costringe i nostri portacolori a compiere una sorta di miracolo.

 

La off-season di Sinner è già iniziata: da qualche giorno si trova a Montecarlo ad allenarsi insieme al giovane Massimo Giunta (1287 ATP) che sta disputando la Serie A2 con la maglia dello Sporting Club EUR di Roma.

Partirò da Adelaide. Con il mio team abbiamo deciso di partire da lì, anche perché Darren Cahill (coach insieme a Simone Vagnozzi, ndr) è di Adelaide e quindi abbiamo deciso di iniziare così, non andrò alla United Cup” ha fatto sapere il 21enne, che disputerà questo torneo per la prima volta. Un programma già anticipato nell’intervista concessa a Torino durante le Nitto ATP Finals in cui aveva già comunicato che non avrebbe giocato la United Cup e anzi, di avere la necessità di giocare un torneo tradizionale per preparare al meglio il primo Grande Slam dell’anno in terra australiana.

Viola Tamani

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