ATP Sofia: l'altura fa bene a Huesler, 1° titolo in carriera. Rune battuto

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ATP Sofia: l’altura fa bene a Huesler, 1° titolo in carriera. Rune battuto

Lo svizzero completa una settimana da sogno: si conferma specialista dell’aria rarefatta, e ottiene il best ranking al n. 64 guadagnando 31 posizioni. Il giovane danese manca quattro set point nel secondo parziale, non centrando il secondo alloro

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Marc Huesler - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)
 

M-A Huesler b. [5] H. Rune 6-4 7-6(8)

Sono trascorsi appena otto giorni dal momento che ha segnato questa stagione tennsitica, insieme “all’evoluzione” di Serena Williams, e più in generale un’era del tennis maschile: il ritiro dalle competizioni di Roger Federer. Ebbene dopo più di una settimana da quell’evento, che ha costretto il mondo tutto a versare lacrime su lacrime; un altro svizzero ci riconcilia con il tennis. Ovviamente non stiamo parlando di un facsimile di Re Roger, perché questo sarebbe impossibile; ma il 26enne di Zurigo Marc-Andrea Huesler incarna l’essenza di quello che era il modo d’intendere questo sport del 20 volte campione Slam: protagonisti sul campo, cercando a tutti i costi di essere artefici del proprio destino. Il mancino elvetico, n. 95 ATP – ancora per poco – ha giocato un torneo sensazionale, sublimando il suo cammino bulgaro con il successo in finale sulla tds n. 5 Holger Rune per 6-4 7-6(8) dopo 1h42′ di gioco. Una partita nel quale ha dimostrato di possedere diverse e differenti frecce nella propria faretra, oltre al serve&volley con il quale ci è stato presentato è in grado di sapersi districare anche attraverso altre soluzioni.

Prima di tutto, come detto, è tanto di più, molto di più del solo servizio e volée. Può contare su una pesantezza di palla, anche grazie al suo metro e 96 per 86 kg, devastante quando in giornata; una potenza che può essere sprigionata da entrambi i lati con la medesima efficacia. Poi chiaramente quando si può chiamare in causa un servizio di tale portata, è tutto più semplice. Anche se volendo farne una questione meramente numerica, per certi versi oggi il danese ha fatto anche meglio; ma la costanza di Huesler è impareggiabile. In aggiunta cio che desta enorme sorpresa, è la mobilità negli spostamenti di Huesler: si muove benissimo per un giocatore delle sue leve, a tal punto da coprire perfettamente il campo. Infine è vero che Rune, avendo mancato quattro set point – due nel dodicesimo gioco e altrettanti nel tie-break – avrà parecchi rimpianti, tuttavia allo stesso modo si può affermare che se il mancino delle Alpi avesse sfruttato l’0-40 in apertura di secondo set, forse staremmo parlando di un parziale a senso unico, dato che nel primo il classe 2003 ha pagato l’unico piccolo svarione – fra l’altro a freddo – nonostante poi abbia davvero servito molto bene.

 

Si tratta del primo titolo in carriera a livello ATP per Huesler, che diventa il primo mancino ad imporsi all’Arena Amreec del Sofia Open in sette edizioni del torneo, oltre che il terzo dopo Basic e Sinner – ci si riferisce alla vittoria nel 2020 – a trionfare da non testa di serie. In aggiunta lo svizzero ha un record assolutamente invidiabile nelle finali, seppur tutte – ad eccezione del match odierno – di livello inferiore, con 7 vittorie e 2 sole sconfitte. Ma la vera particolarità di questo dato, sta nel fatto che ha sempre trionfato in eventi disputatisi sopra i 300 metri sul livello del mare; oggi poi si è addirittura superato affermandosi in una cornice geografica che è situata a 500 metri sul livello del mare. Inoltre per il 26enne rossocrociato questa è la quarta vittoria contro un Top 50, altre due sono arrivate questa settimana: la prima invece era giunta in Svezia, all’ATP 250 di Bastad, in cui batté proprio Holger nel loro unico confronto diretto prima dello scontro in terra bulgara. Per il n. 31 dellle classifiche niente seconda gioia, dopo quella giunta in maggio a Monaco di Baviera anche per mezzo del ritiro di Van De Zandschulp.

La straordinaria cavalcata in quel di Sofia, garantirà a Huesler di guadagnare ben 31 posizioni, a partire da domani, issandosi così al best ranking di n. 64 del mondo. Anche per il classe 2003, ci sarà un piccolo miglioramento in termini di posizioni scalate: un +5, che lo porterà alla miglior classifica di sempre di n. 26 ATP.

Speravano in una finale tutta azzurra, l’ottava di sempre dell’Era Open, ma alla fine ci possiamo comunque ritienere soddisfatti. I nostri sensi tennistici sono stati soddisfatti da uno spettacolo piu che degno: stili opposti che hanno fatto divertire, consegandoci bellezza.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI SOFIA 2022

IL MATCH – Pronti via ed è subito break. Lo svizzero gioca un primo game magistrale, infilando Rune prima con uno strettino di rovescio spettacolare e poi lasciando tutti a bocca aperta attraverso uno straordinario drittone in contropiede. Il 19enne danese è un giocatore che certamente ha in serbo nel proprio bagaglio tecnico, la capacità d’imprimere un ritmo agli scambi che sarebbe insostenibile per il 26enne di Zurigo. Ciò può avvenire, però, solo a patto che non lasci l’iniziativa a Huesler; per cui sarà fondamentale per lui mettere subito pressione, nei game di risposta, ricercando profondità per togliere il tempo al mancino rossocrociato. Il problema, come ha ampiamente dimostrato il match di Lorenzo Musetti, è che contro Marc non ci si può permettere il minimo calo al servizio, perché se ciò dovesse accadere l’elvetico potrebbe anche non offrire mai l’aggancio per rialzarsi. Infatti, il n. 95 ATP è dotato di un fondamentale d’inizio gioco, assolutamente tra i più letali del circuito: è un colpo che praticamente non lascia intravedere punti deboli, è estremamente completo. Innanzitutto possiede la curva mancina, che è già un bel biglietto da visita, ma la vera grandezza – dell’arma svizzera – sta nella modalità in cui viene utilizzato. E’ efficacie sia sulla prima che sulla seconda, oltre che potersi affidare a qualsiasi angolo – esterno, alla T, al corpo – oltre che a qualunque taglio – slice, kick, piatto -. Holger, quindi, non può ovviamente essere tranquillo in questo avvio di gara, poiché si è visto strappare la battuta nonostante due ace ma più di tutto, Huesler si sta dimostrando superiore nel terreno di caccia che invece dovrebbe essere quello preferito del classe 2003, ovvero le martellate da fondo. Difatti, per ora, le progressioni a rete del nativo di Zurigo sono state alquanto sporadiche.

Tuttavia non appena cala anche solo leggermente la presenza della prima palla mancina, nel rettangolo del servizio, e contestualmente il n. 31 del mondo riesce ad essere più incisivo in ribattuta, ecco che le difficoltà iniziano a manifestarsi anche per Marc-Andrea: si materializza così il primo break point per Rune, ma incredibilmente dopo un punto sul filo del rasoio ad alto pathos emotivo il metro e 91 si salva grazie ad un autentico miracolo a rete. Al volo, infatti, para un rovescio devastante in avanzamento del tennista scandinavo, mediante una volée che s’inerpica lobbando il giovane di Copenaghen. Holger riesce ad arrivare sulla palla e ad eseguire il tweener, ma Huesler è attento e con una – assolutamente non banale – veronica cancella la chance. Qualche instante dopo il fumantino Vitus Nodskov sbaglia un passante di rovescio incrociato, e allora la rabbia montante di Holgerino nostro non può che esplodere e abbattersi sulla sua povera racchetta. Il quartofinalista dell’ultimo Roland Garros non demorde, anzi, continua ad aumentare i giri del motore cercando di far valere le sue fiammate. Ancora palla break, tuttavia questa volta ci pensa la prima vincente a togliere le castagne dal fuoco per lo svizzero. Non ci saranno più opportunità per il danese, con il n. 1 di Svizzera a mettere in cascina il primo set: 6-4 dopo 36 minuti.

Rune è nervoso, sa perfettamente di essere il favorito per aggiudicarsi il titolo, ma l’avversario odierno è uno di quelli tosti e ostici, che neanche nella partita domenicale del proprio circolo si vorrebbero affrontare, e che come ha già fatto vedere: non perdona svarioni. Per nulla facile la situazione nel quale si trova il danese, considerando che ha perso il primo set vincendo più punti sulla prima al servizio (81% contro 75%) e con lo svizzero che ha messo in campo solo il 63% di prime oltre che raccolto soltanto il 58% sulla seconda. Ciò significa che può unicamente migliorare questi numeri, considerando le sue caratteristiche e il valore del suo servizio ammirato questa settimana. E non a caso, Holger si trova ad un passo dal baratro già in apertura di seconda frazione: va immediatamente sotto 0-40. Tuttavia, anche se ogni tanto inciampa in qualche eccesso caratteriale, la tds n. 5 ha nella capacità combattiva da lottatore purosangue uno dei suoi maggiori punti di forza: risale punto dopo punto ed esce indenne dal turning point che avrebbe potuto segnare in maniera indelebile il match, anche grazie ad uno strabiliante passante di dritto, giocato in corsa sul 40-40 con la palla radente il suolo.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI SOFIA 2022

Va certamente sottolineato, come l’incontro si stia rivelando alquanto spettacolare e piacevole sotto tutti i punti di vista. L’evidente differenza di stili, non fa che dar vita a scambi assolutamente entusiasmanti: sembra di essere ritornati agli ’90, senza ovviamente voler fare scomodi confronti ma è indubbio che delle similitudini ci siano, quando i passanti di Agassi fronteggiavano le volée di Sampras. Quando il bolide a propulsione, che corrispondeva alla battuta di Pete, si scontrava con i fendenti di contro-attacco di André. Huesler però non è solo servizio e volée, che pure fa egregiamente anche se oggi con meno frequenza, ma anche un tennista dotato di una pesantezza di palla che non sfigura per niente a questi livelli. Tutt’altro, in diverse occasioni ha pietrificato un motorino come Rune, inoltre è in grado di generare potenza da entrambi i lati. Chiaramente con il dritto, lo svizzero ha anche la possibilità di eseguire soluzioni più arcuate, mentre con il bimane ricerca di più l’accelerazione. A testimonianza di ciò, Huesler mette in mostra uno stupefacente rovescio con il peso del corpo leggermente all’indietro. Dopo il momento di grossa paura, vissuta da Rune in apertura di set, il resto del parziale scivola via rapidamente – l’unico altro piccolo scossone giunge nel quinto gioco, con il danese costretto ai vantaggi -. Da par suo, invece, il mancino rossocrociato continua ad essere una macchina impeccabile alla battuta, mettendo pure a segno un filotto di otto punti vinti consecutivamente alla battuta – tra il suo secondo e il suo terzo turno di servizio nel parziale -, e affidandosi spesso e volentieri, per concretizzare la mole prodotta con il fondamentale d’inizio gioco, a ricami al volo di strabiliante fattura, dimostrando di avere una capacità non indifferente nel dosare e controllare – specie di rovescio – i tocchi volanti.

Inevitabile allora, che si giunga al tie-break, ma prima che ci si arrivi c’è da registrare un dodicesimo game in cui Rune produce il massimo sforzo in risposta, arrampicandosi dai vantaggi a due set point – la terza e la quarta palla break offerte nella partita dal mancino, le prime dall’ottavo gioco del primo set -. Tuttavia Marc-Andrea picchia con il dritto, anomalo e non, quando la palla scotta senza tradire la minima tensione, e dunque tredicesimo game sia. Il gioco decisivo segue pedissequamente le battute, sino al settimo punto dove i miracoli difensivi del danese – uno incredibile togliendosi la sfera dalla pancia, con il dritto, correndo verso la direzione opposta – garantiscono il primo strappo. Ora Holger riesce a trovare maggiormente gli angoli, e muovendo di più il lungagnone rossocrociato a lungo andare lo sfianca. Ma mai dare morto lo svizzero, che sta giocando un torneo ed una finale sensazionale, che centra il contro mini-break grazie ad un terrificante drittone inside-out dal centro. Arrivano ambedue a set point in risposta, i servizi però sono implacabili. Sul 7-7, poi è Huelser a regalare affossando un dritto in rete. Rune allora ha disposizione il quarto set point, il secondo del tie-break, ma un profondissimo bimane incrociato dello svizzero termina sulla riga salvandolo – anche con un pò di fortuna – dal terzo set. Infine, il 26enne di Zurigo completa il suo capolavoro: prima passa Rune con uno stratosferico passante lungolinea, in corsa e di dritto, per regalarsi qualche secondo dopo – con una prima al corpo direttamente vincente – il 10-8, che significa primo titolo della carriera.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI SOFIA 2022

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ATP e WTA, calendario di gennaio: manca poco al via della stagione 2023 in Australia

A breve si ricomincia In Australia. Dopo la United Cup, ATP e WTA di nuovo in campo ad Adelaide. Ecco il calendario ufficiale del primo mese dell’anno

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La stagione 2022 si è conclusa da poco con le finali di Coppa Davis e della Billie Jean King Cup – e le storiche vittorie rispettivamente del Canada e della Svizzera – tuttavia manca pochissimo all’avvio del circuito 2023 che, come da tradizione, ripartirà dall’emisfero australe.

Oltre alla United Cup, competizione mista a 18 squadre che si svolgerà tra Brisbane, Perth e Sydney dal 29 dicembre all’8 gennaio, i ragazzi possono ricominciare a scaldare i motori il 2 gennaio con l’Adelaide International 1, evento della categoria 250. Per il primo appuntamento del 2023 hanno confermato la loro presenza Novak Djokovic – fresco campione delle Nitto ATP Finals – e Jannik Sinner che ha scelto proprio Adelaide per ricominciare a competere dopo lo stop per infortunio.

Si gareggerà contemporaneamente anche a Pune (in India, l’unico evento ATP a gennaio che non si trova nell’emisfero australe), con un torneo della stessa categoria. Dal 9 gennaio i ragazzi saranno impegnati ancora ad Adelaide con l’Adelaide International 2 e con l’opzione dell’ASB Classic di Auckland, in Nuova Zelanda.

Anche per le ragazze, oltre alla United Cup, la stagione riparte il 1 gennaio da Adelaide (Adelaide International 1), anche se per loro il torneo apparterrà alla categoria 500. Allo stesso tempo si svolgerà anche il torneo femminile 250 ASB Classic di Auckland (una settimana prima rispetto a quello maschile), a cui parteciperanno anche le sorelle Fruhvirtova (Linda grazie al ranking e Brenda con una wild card). Dal 9 gennaio, si continua con l’Adelaide International 2 (ancora un 500 per le donne). Il circuito WTA sarà impegnato contemporaneamente anche all’evento ‘250’ di Hobart.

E poi, dal 16 gennaio, tutti presenti a Melbourne per il primo slam dell’anno, l‘Australian Open, che si concluderà il 29 gennaio con la finale maschile. La finale femminile si disputerà invece il sabato 28.

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Nakashima: “Devo migliorare sui cinque set, Sinner ne aveva più di me allo US Open” [ESCLUSIVA]

Intervistato da Steve Flink, il vincitore delle Next Gen Finals Brandon Nakashima parla del percorso nel torneo milanese, “Più corti sono i set più c’è divertimento”, gli insegnamenti di Pat Cash, “Andare a rete il più possibile”, e dei suoi big match in stagione

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Brandon Nakashima - Milan 2022 (Twitter @nextgenfinals)
Brandon Nakashima - Milan 2022 (Twitter @nextgenfinals)

Nel 2022 ha vinto nella natia San Diego il suo primo e finora unico titolo ATP, ma ha alzato anche il trofeo Next Gen a Milano. Classe 2001, anche in questa stagione Brandon Nakashima ha continuato il percorso di miglioramento in quel termometro che è il ranking di fine anno. Se nell’agosto del 2021 aveva fatto l’ingresso in top 100, quest’anno ha sfondato il muro successivo e lo ritroviamo così al numero 47, dopo un picco al 43° posto.

Intervistato da Steve Flink per Ubitennis.net, Brandon ha cominciato la conversazione rispondendo alle domande sull’esperienza milanese, soprattutto per quanto riguarda la gestione del formato particolare e delle regole differenti. “Con i set brevi, subisci un break e in pratica vai al set successivo. Toglie dall’equazione l’elemento del cercare di rientrare quando sei in svantaggio perché è estremamente difficile farlo. Personalmente preferisco il solito sistema di punteggio, ma è una buona idea provarlo per le Next Gen Finals. Più corti sono i set, più divertimento c’è per i fan”.

Naturalmente, ha approfittato del vantaggio di aver già giocato con queste regole l’anno prima, quando aveva raggiunto le semifinali, sconfitto da Korda. “Mi ero un po’ abituato al formato, ma ero comunque nervoso prima dell’esordio di quest’anno. Sapevo di avere l’opportunità di fare bene e avevo delle aspettative alte”.

 

E, in effetti, proprio il suo primo match è stato quello più impegnativo, con Matteo Arnaldi unico a costringerlo al quinto set sulle ali dell’entusiasmo del pubblico amico. “Un incontro che mi ha aiutato per quelli successivi in termini di mentalità e approccio ai punti decisivi”.

Lo ha certo aiutato nella vertiginosa semifinale contro Jack Draper, del quale dice: “Ha un buon gioco a tutto campo per diventare un top player. Sono certo che questa non sarà stata l’ultima volta che ci gioco. Ci spingeremo l’un l’altro a migliorare nei prossimi anni”.

La parte più difficile della finale è stata giocare di nuovo contro Lehecka, giù battuto nel girone. “Sapevo che il primo match non significava granché a quel punto. Lui cercava la rivincita e sarebbe partito forte, quindi dovevo superare la tempesta. Un paio di punti nei tie-break hanno fatto la differenza. Alla fine, questo torneo sarà un trampolino”.

Abbiamo detto del primo titolo, che era uno degli obiettivi stagionali per Nakashima. “Sapevo di aver il gioco per riuscirci, mancava solo l’occasione giusta. Vincere nella mia città natale con famiglia e amici a tifare è stato speciale, non lo dimenticherò mai”.

Brandon aveva già avuto modo di dire che il suo idolo era Roger Federer, nonostante il suo gioco assomigli più a quello di Djokovic. Tenere i piedi sempre vicini alla linea di fondo sembra quasi un dogma per lui, tanto che nessuno avrebbe nulla da ridire, anzi, se in determinate situazioni si prendesse un po’ più di tempo e spazio. 188 cm di altezza, inappuntabile dal punto di vista atletico e muscolare, è sedicesimo nella classifica dei migliori battitori dell’anno compilata dall’ATP. Non è bastato per superare colui che in quella classifica è secondo, Nick Kyrgios, trascinato comunque al quinto agli ottavi in Church Road per il miglior risultato Slam del californiano. “Ho avuto l’opportunità di giocare contro alcuni dei più forti e ho tirato fuori il mio tennis migliore. Mi ha dato tanta fiducia. È stato fantastico giocare sul Centrale di Wimbledon oppure sull’Armstrong allo US Open nonostante abbia perso. La vittoria su Dimitrov a New York è stata uno dei migliori momenti della mia stagione”.

Brandon si sofferma poi sull’esperienza con Pat Cash, terminata alla fine del 2020. “Andare a rete il più possibile è una delle tante cose che ho imparato da lui. Poi ho provato diversi coach e ora ho Eduardo [Infantino] e Franco [Davin]. Collaborano e comunicano molto ed entrambi aggiungono valore al mio tennis”.

B-Nak, questo il suo soprannome, è uno dei nove statunitensi in top 50. “Il tennis Usa è messo bene, quindi per me è grandioso essere a questo punto, ma voglio continuare a migliorare. Gli obiettivi per il prossimo anno sono l’ingresso tra i primi 25 o 30 e andare avanti in tutti gli Slam. Ho 21 anni, quindi sto ancora costruendo la mia forma e diventando più forte e veloce. Una delle chiavi sarà migliorare la resistenza nei tre su cinque. Sento che allo US Open Sinner ne aveva assolutamente più di me negli scambi tirati. Ci sto lavorando, so che differenza può fare”.

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Luca Vanni entra nello staff del Piatti Tennis Center: sarà maestro

L’ex n.100 ATP trasmetterà i suoi valori e conoscenze ai giovani del centro di Riccardo Piatti a Bordighera

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Luca Vanni - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Antonio Milesi)

La legge non scritta che nel tennis si possa arrivare in alto solo se si esplode in età abbastanza giovane, e che i treni passano poche volte, è stata ribaltata, forse non così frequentemente, ma non mancano gli esempi. E in tal senso, per quanto riguarda i colori italiani, Luca Vanni è uno dei maestri. Il 37enne ex n.100 al mondo, ritiratosi nel 2021, ha iniziato a emergere a certi livelli solo verso i 30 anni (best ranking raggiunto proprio a quell’età), mostrando come abnegazione e sacrificio spesso possano ribaltare storie apparentemente già scritte. E così, memore della sua carriera, dopo un anno in cui ha seguito Andrea Pellegrino, si è lanciato in una nuova, entusiasmante avventura: sarà maestro al Piatti Tennis Center di Bordighera. La notizia è stata annunciata con grande entusiasmo dal direttore sportivo Andrea Volpini: “Il nostro obiettivo era di alzare ulteriormente il livello dei maestri, inserendo nel team un coach che avesse grande conoscenza del gioco sulla base di esperienze vissute sulla propria pelle. Ho pensato a Luca: ottima persona e professionista affidabile, con un’enorme passione per il tennis e altrettanta conoscenza di questo sport“.

E lo stesso Vanni, che vanta anche una finale ATP (San Paolo 2015, persa al tie-break del terzo contro Pablo Cuevas), è apparso ben felice di mettere a disposizione dei giovani, dei ragazzi che sognano di emergere in questo sport, la sua esperienza e competenza. “A Bordighera“, spiega Luca, “ho trovato un ambiente davvero stimolante, nel quale si lavora sodo e c’è grande spirito di squadra. Qui i maestri insegnano, ma allo stesso tempo imparano. Trascorrendo ore e ore in campo, a grande intensità, si cresce costantemente. Nella mia prima settimana di impegno ho toccato con mano il funzionamento di un centro come questo, iniziando a capire quali sono i punti cardine del metodo Piatti“. Dunque una collaborazione che promette grandi soddisfazioni, sia per il Piatti Tennis Center, che potrà vantare un ex top 100 tra i propri maestri, sia per Luca Vanni, che avrà l’occasione di trasmettere il suo vissuto e provare a fare da allenatore anche di più di quanto fatto nell’ottima carriera da giocatore.

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