ATP Basilea: Murray si salva grazie a una follia di Safiullin. Carreno approfitta di un Baez sempre più in crisi

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ATP Basilea: Murray si salva grazie a una follia di Safiullin. Carreno approfitta di un Baez sempre più in crisi

Lo scozzese recupera dal 4-1 per il russo al terzo set e conquista la 26esima vittoria dell’anno: mai così tante dal suo magnifico 2016

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Andy Murray - ATP Rotterdam 2022 (Twitter @abnamrowtt)
 

A. Murray b. [q] R. Safiullin 6-7 (5) 6-3 6-4

Il piatto forte della sessione pomeridiana della seconda giornata dello Swiss Indoors Open è stato indubbiamente il match tra Andy Murray e Roman Safiullin. Nonostante una prestazione tutt’altro che brillante, a prevalere è stato l’ex numero uno del mondo che ha comunque dimostrato di essere sul pezzo da un punto di vista fisico-atletico. Lo scozzese è infatti riuscito non solo a rimontare un set di svantaggio ma anche a concludere l’incontro con una serie di 5 game vinti consecutivamente che gli ha permesso di recuperare dal 4-1 per il russo. Quest’ultimo è stato autore di un’autentica follia quando ha deciso di fronteggiare una palla per il controbreak nel settimo gioco del set decisivo battendo da sotto: Roman ha poi perso il punto commettendo un grave errore a rete e in quel momento ha abbandonato mentalmente la partita.

IL MATCH – Safiullin parte bene trovando grande profondità con i suoi colpi e infastidendo non poco lo scozzese. Nel quarto game, un paio di errori in lunghezza di Murray concedono le prime chance di vantaggio al russo, il quale ne approfitta piazzando il break a ‘0’. Il gioco finora estremamente solido del numero 93 del mondo si inceppa proprio sulla palla del possibile 4-1: un doppio fallo e due dritti sul nastro rimettono in corsa Murray con un immediato contro-break. Gli ultimi game del set scorrono rapidamente e c’è quindi bisogno del tie-break per decidere questo parziale: il primo mini-break è di Murray che però spreca tutto con un doppio fallo. Arrivati sul 5-5, Safiullin prende coraggio ed entra ampiamente nel campo per rispondere a una seconda molto morbida dello scozzese: la scelta paga e nel punto successivo il russo si prende il set ringraziando il nastro per aver respinto una buona difesa dell’ex numero 1 del mondo.

 

Il secondo parziale offre molto presto un game potenzialmente fatale per Murray, da cui però il britannico esce illeso, anche grazie a un paio di miracoli compiuti nei pressi della rete, dopo aver annullato ben cinque palle break. Safiullin, invece, sembra controllare abbastanza agevolmente i suoi turni di battuta. Eppure, sotto 3-2, incappa in un game in cui il servizio non lo aiuta quasi per niente: Andy sfrutta le tante seconde dell’avversario giocando una serie di risposte profondissime e così è lui ad operare il primo allungo nel set. Il tre volte campione Slam è poi impeccabile al momento di capitalizzare il vantaggio sul 5-3: dopo un’ora e cinquanta di gioco si va al terzo set.

Dopo un avvio di parziale interlocutorio, nel quarto game Murray commette due sanguinosi doppi falli che concedono altrettante palle break a Safiullin ma è poi bravo a salvarsi ritrovando la prima di servizio. Il russo però non si dà per vinto e spingendo bene da dietro riesce a mettere ulteriore pressione sullo scozzese, troppo attendista. Sulla quarta palla break, allora, il rovescio di Andy si piega e la palla finisce ampiamente larga.

Le emozioni sono però lungi dall’essere finite: sul 4-2 in suo favore, Safiullin va in confusione in un paio di occasioni in cui è costretto ad attaccare palle corte e basse. Concede quindi due opportunità di controbreak e sulla seconda si trasforma per un attimo in Kyrgios: non perché scagli un ace a oltre 220 km/h ma anzi perché serve la prima palla dal basso. In realtà, il russo non perde il punto direttamente per questa scelta folle ma per un brutto errore al volo al termine di uno scambio intenso. In ogni caso, la partita di Safiullin finisce lì: la testa di Roman è ferma a quell’errore e Murray mette in campo tutta la sua esperienza per brekkare ancora. La parola fine sul match arriva poco dopo: l’ex numero uno del mondo chiude sul 6-7 6-3 6-4 in 2 ore e 40 minuti di gioco. Al secondo turno affronterà Bautista-Agut o Djere.

[5] P. Carreno-Busta b. S. Baez 6-2 6-1

Il day 2 dell’ATP 500 di Basilea si era aperto con la netta vittoria di Carreno-Busta su Baez. Lo spagnolo ha dominato il match sostanzialmente senza soluzione di continuità impiegando solamente un’ora per guadagnarsi l’accesso al secondo turno. L’argentino non è riuscito ad opporsi alla pesantezza di palla dell’avversario e ha avuto enormi difficoltà nel trovare spunti in grado di dargli punti veloci. Del resto, si tratta di una tendenza ormai consolidata in cui Baez è intrappolato da diversi mesi: dal 17 luglio ad oggi, l’attuale numero 39 del mondo ha giocato 14 partite, vincendo solo quella di primo turno a Napoli con Sonego. Per valutare in maniera più fondata se Carreno, ancora in corsa – almeno da un punto di vista matematico – per la qualificazione alle Finals, si sia ripreso dopo le due eliminazioni premature in Spagna (Gijon) e in Italia, bisogna quindi aspettare test più probanti: il prossimo avversario sarà Cressy o la wild card Stricker.

A. Molcan b. [SE] M. McDonald 5-7 6-4 7-5

Sul secondo campo dello Swiss Indoors Open c’era stato poi spazio per una partita decisamente più combattuta. Lo slovacco Molcan ha superato in rimonta e dopo due ore e mezzo di gioco McDonald ed è così tornato a vincere un match ATP dopo due mesi e mezzo di astinenza. Il caso ha voluto che questo ritorno al successo arrivasse proprio contro l’ultimo giocatore che Molcan era stato in grado di battere, durante il 1000 di Montreal. L’americano ha pagato, alla lunga, le fatiche della trasferta italiana, articolatasi tra Firenze (quarti di finale) e Napoli (semifinale). Al secondo turno lo slovacco affronterà Rinderknech, capace di eliminare Cilic all’esordio.

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Due francesi ai box: fermi per infortunio Corentin Moutet e Pierre-Hugues Herbert

Il mancino di Neuilly-sur-Seine si è operato al polso destro, ancora problema al ginocchio per il doppista cinque volte campione Slam

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Corentin Moutet - 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Non arrivano buone notizie dall’infermeria per il tennis francese. Due giocatori dovranno rimanere fermi dal circuito per due infortuni delicati. Questa mattina Corentin Moutet ha annunciato sul suo profilo Instagram di essersi sottoposto ad un intervento chirurgico al polso destro con una foto che lo rappresenta con il braccio ingessato. “Voglio ringraziarvi per il grande sostegno ricevuto, farò di tutto per tornare in campo più forte di prima. So che la strada sarà lunga, ma sono motivato a fare del mio meglio”, scrive il classe 1999 nel suo post. Moutet è stato eliminato al secondo turno degli Australian Open, sconfitto da Francisco Cerundolo in quattro set: già nello Slam australiano usava spesso il rovescio in slice per evitare di sollecitare il polso destro: “Era difficile persino prendere una bottiglia d’acqua in mano”. Il mancino francese ha già annunciato il forfait per i tornei di Cordoba e Buenos Aires in Sudamerica, ma potrà tornare velocemente ad allenarsi essendo il braccio destro interessato dell’infortunio.

Infortuni che non danno pace a Pierre-Hugues Herbert. Il doppista vincitore delle ATP Finals 2019 e 2021 si era ripreso da poco dal lungo stop per un problema al ginocchio sinistro accusato nel Challenger di Ilkley dopo una caduta a terra, sull’erba nello scorso giugno, poco prima di Wimbledon. Il giocatore francese ha avuto una ricaduta nel match della scorsa settimana a Quimper contro Dominic Stricker: poco dopo aver colpito un dritto, ha accusato un forte dolore al ginocchio sinistro, cominciando a zoppicare.

 

È riuscito a concludere il match, ma dovrà fermarsi di nuovo per un periodo indefinito come scrive sul suo profilo Instagram, ritraendosi con un tutore al ginocchio. Herbert compirà 32 anni nel prossimo marzo: vedremo se il ginocchio gli darà tregua e gli permetterà di tornare ai livelli a cui ci aveva abituati.

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L’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Zverev sul caso Sharypova: “Non ci sono prove sufficienti”

In un comunicato ufficiale, l’ATP fa chiarezza sulla questione Zverev, ma con una precisazione: “Il caso potrebbe essere riaperto se emergeranno nuove prove”

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Alexander Zverev è alla ricerca della forma migliore dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi dallo scorso Roland Garros. Il tedesco, scivolato al n°14 del ranking, ha disputato quattro match fino ad ora, perdendone tre. È comunque comprensibile che il suo livello sia ancora lontano da quello espresso nelle ultime stagioni – che lo aveva portato a lottare per il numero 1 ATPcome da lui stesso affermato qualche settimana fa alla United Cup.

La notizia odierna, tuttavia, permette al finalista dello US Open 2020 di tirare un bel sospiro di sollievo per una vicenda extra-campo che lo vedeva coinvolto da tempo. Zverev, infatti, era stato accusato di violenza domestica dall’ex fidanzata Olya Sharypova, con le indagini che sono durate quasi un anno e mezzo. Come si legge sul sito dell’ATP, l’investigazione che coinvolgeva il tedesco è stata completata oggi e non comporterà provvedimenti disciplinati ai suoi danni per mancanza di prove.

Le indagini riguardavano le presunte violenze subite dalla donna nell’ottobre 2019, durante il Masters1000 di Shanghai, ma non solo. La lente d’ingrandimento era puntata anche su altri possibili simili avvenimenti, a Monaco, New York e Ginevra. Le indagini dell’LFG (Lake Forest Group, ente di grande esperienza nel settore, anche per quanto riguarda lo sport professionistico) sono state condotte in maniera totalmente indipendente, con l’ATP che ha sempre avuto accesso alle informazioni e agli eventuali aggiornamenti.

 

Sono state ascoltate tanto le due parti in causa quanto altre persone potenzialmente coinvolte, per un totale di 24 individui tra familiari, amici e tennisti. Dopo oltre 15 mesi, l’LFG ha ultimato le indagini, consegnando all’ATP quanto emerso. Considerata la mancanza di prove sufficienti, così come le dichiarazioni contrastanti di Sharypova, non è stato possibile confermare le accuse di quest’ultima. Di conseguenza, l’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Alexander Zverev, che ha sempre fermamente negato le accuse e supportato le indagini dell’ATP. Il caso potrebbe comunque essere riaperto nel caso in cui emergessero nuove prove.

Massimo Calvelli, CEO dell’ATP, si è così espresso sulla vicenda: “La serietà e complessità di queste accuse hanno richiesto un’investigazione completa, così come l’intervento di investigatori specializzati. Questo processo ci ha mostrato la necessità di essere ancora più pronti e preparati per queste circostanze. Ci aspetta ancora un lavoro molto importante in futuro”.

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Il dominio degli anni ’80 nel tennis maschile: tra Djokovic, Murray e Nadal è 12-1 sulla generazione anni ’90 nelle finali Slam

Dodici vittorie e una sconfitta, recita il bilancio delle finali Slam fra esponenti della “generazione ‘80” e “generazione ‘90”: un dato che deve far riflettere

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)
Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)

Il dominio e lo strapotere di Novak Djokovic hanno fatto da padroni anche in questa edizione 2023 degli Australian Open. Il 35enne serbo ha trionfato a Melbourne per la decima volta, vincendo per la 22esima volta un torneo del Grande Slam ai danni del 24enne Stefanos Tsitsipas. Un successo che ha riaperto anche l’eterna questione di un ricambio generazionale che nel tennis maschile di vertice tarda ad arrivare. Infatti, appena due esponenti della classe ’90 (giocatori nati tra il 1990 e il 1999) hanno vinto uno Slam: Dominic Thiem in uno US Open estremamente particolare nel 2020 contro Alexander Zverev in finale, sfruttando anche la chance della squalifica di Djokovic per una pallata al giudice di linea nel match contro Carreno Busta; Daniil Medvedev sempre allo Us Open nel 2021 contro un Djokovic che avvertì la pressione del Grande Slam sulle sue spalle. Se allarghiamo il campo a tutti i giocatori nati dopo il 1990, anche Carlos Alcaraz, classe 2003, ha vinto uno Slam lo scorso anno, sempre quello newyorkese imponendosi nella finale contro Casper Ruud.

La statistica più impressionante riguarda i confronti nelle finali Major tra i giocatori nati tra il 1980 e il 1989 e quelli nati tra il 1990 e il 1999. Il bilancio è inequivocabile: 12 vittorie e 1 sconfitta per i più “anziani” a partire dalla finale di Wimbledon 2016 fino alla finale degli Australian Open di quest’anno.


Il primo scontro generazionale in una finale Slam avviene proprio nel 2016 ai Championships: Andy Murray batte in tre set il canadese Milos Raonic vincendo per la seconda volta sui prati londinesi. Nel 2018 e nel 2019 al Roland Garros Rafa Nadal nel suo feudo sconfigge Dominic Thiem: nella prima occasione perdendo appena nove giochi, nella seconda occasione lasciando per strada un set, ma vincendo comunque senza grossi patemi. Sempre nel 2019 a faticare moltissimo nella finale US Open è lo stesso Nadal contro Medvedev: il russo rimonta due set di svantaggio, ma non può nulla al quinto contro la voglia di non mollare dello spagnolo. Neanche Thiem va lontano dal successo nel 2020 all’Australian Open contro Novak Djokovic: va avanti due set a uno, ma anche l’austriaco cede nella sua prima finale Slam lontana dalla terra battuta. Nel 2021 ci provano in tre nell’anno magico del serbo: Tsitsipas, Berrettini e Medvedev. Il greco perde in cinque set la finale del Roland Garros dopo essere stato avanti di due set, il romano perde la finale di Wimbledon dopo aver vinto il primo set e il russo perde nettamente la finale in Australia, ma si prende la rivincita a New York, giocando il miglior tennis della carriera e fermando la corsa di Djokovic verso il Grande Slam.
La tendenza si conferma nel 2022 (e nel 2023) con i successi di Nadal su Medvedev all’Australian Open con una clamorosa rimonta da uno svantaggio di due set, la vittoria del maiorchino su Ruud al Roland Garros e i trionfi di Djokovic su Kyrgios a Wimbledon e su Tsitsipas qualche giorno fa a Melbourne.

 


Qual è il problema delle nuove generazioni? La sudditanza psicologica nei confronti dei mostri sacri Djokovic e Nadal è certamente un fattore per chi cresce nel mito di certi giocatori, ma l’ipotesi è pure quella di un’inferiorità tecnica e un’inadeguatezza a porsi al livello di leggende come Djokovic, Nadal e Murray. Ancora nei match 3 su 5 sono sempre i più esperti a farsi valere negli scontri generazionali: la longevità agonistica è indubbiamente cresciuta rispetto a qualche decennio fa, basti pensare che tutti e tre i big 3 hanno vinto gli Australian Open a 35 anni. Federer e Nadal hanno vinto rispettivamente nel 2017 e nel 2022 e da lì in avanti hanno trionfato ancora a livello Major. L’impressione è che Djokovic abbia ancora un fisico che lo sostenga nei match di lunga durata, oltre ad una tenuta mentale fuori dalla norma: vedremo se in questo 2023 i nati negli anni Novanta si daranno un’altra possibilità di spezzare un’egemonia che va avanti da tre lustri o se lasceranno già spazio ai Millennials nati dal 2000 in poi come Alcaraz (che ha già vinto uno US Open), Rune, Auger-Aliassime o Sinner.

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