BJK Cup: Cocciaretto spreca e perde con Andreescu, l’Italia è fuori dalla competizione

Billie Jean King Cup

BJK Cup: Cocciaretto spreca e perde con Andreescu, l’Italia è fuori dalla competizione

Dopo un inizio un po’ in sordina, la canadese Bianca Andreescu trova il ritmo giusto e si impone su Cocciaretto. Rammarico per il set point non sfruttato nel primo da Elisabetta. Italia fuori dalla Billie Jean King Cup

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Elisabetta Cocciaretto - Australian Open 2018 (@RDO foto)
 

Le ragazze azzurre avevano bisogno di una vittoria per 3-0 sul Canada per tenere vive le speranze di una qualificazione alle semifinali del torneo. Cocciaretto parte bene ma manca un set point sul servizio dell’avversaria e nel momento di chiude il primo set sul 5-3 in suo favore concede il break a 15. Nel tie-break che decide il primo set, la canadese non si fa trovare impreparata e, complice una Cocciaretto comprensibilmente nervosa per le occasioni mancate che commette qualche errore di troppo, porta a casa il tie-break 7-3. Nel secondo set, l’italiana mette nuovamente la testa avanti e si porta avanti 2-0 ma la canadese rientra e chiude agevolmente.

CANADA – ITALIA 1-0

Bianca Andreescu b. Elisabetta Cocciaretto 7-6(3) 6-3

 

IL MATCH – Nel game di apertura del match, Cocciaretto concede una palla break ma si salva anche grazie alla provvidenziale chiamata di hawk-eye sul rovescio lungolinea di Andreescu, chiamato buono dal giudice di linea che invece è di poco lungo. Si carica Elisabetta che trova profondità e precisione coi colpi da fondo campo che le valgono il break nel secondo gioco. La ventunenne di Ancona resiste bene alla potenza dei colpi di Andreescu durante lo scambio e trova un buon timing in anticipo anche sulle variazioni proposte dalla canadese che le permettono di non perdere campo e anzi presentarsi per chiudere il punto a rete, portandosi rapidamente avanti sul 3-0. Nel quinto gioco, Cocciaretto torna a concedere una palla break ed è brava l’avversaria ad aggredire una timida seconda dell’italiana e concludere il punto con lo schiaffo al volo di diritto, riaprendo il set. Brava Cocciaretto a procurarsi una palla break su una palla corta non definitiva della canadese; un errore di diritto in lunghezza, consente alla marchigiana di portarsi avanti 4-2. Sul 5-2, Andreescu concede il primo set point all’italiana che manca con un diritto lungo e tiene il servizio, lasciando alla numero 65 la responsabilità di chiudere il set. L’italiana trema e restituisce il break di vantaggio facendosi brekkare a 15. La canadese riprende fiducia alza il ritmo dei colpi e completa l’aggancio: 5-5. Entrambe le giocatrici tengono agevolmente il proprio turno al servizio: il primo set sarà deciso dal tie-break. L’italiana è nervosa e sebbene si sia trovata avanti 3-2, commette decisamente troppi errori e subisce un parziale di 5-0. In poco più di un’ora di gioco, Andreescu è avanti un set.

Nel primo gioco del secondo set, Cocciaretto reagisce e, alla prima palla break concessa dalla canadese, è brava a convertirla con un ottimo rovescio lungolinea. Ma la numero 45 del mondo non ci sta e si riporta sul 2-2. Il sesto gioco con l’italiana al servizio è il più combattuto ma Cocciaretto riesce in qualche modo a salvarsi. Al cambio campo sul 4-3, la numero 65 del mondo chiede un medical time-out alla coscia sinistra, fasciata già da inizio partita. Alla ripresa del gioco, la canadese ottiene il break decisivo che la manda a servire sul 5-3. Al primo match point, Bianca Andreescu chiude la partita 7-6(3) 6-3 e condanna l’Italia che dice addio alle speranze di qualificazioni alle semifinali.

Buona la prestazione di Elisabetta Cocciaretto che, come nel match di ieri contro la svizzera Jil Teichmann, non è riuscita a sfruttare le sue occasioni e a chiudere un primo set in cui era avanti 5-2; nel secondo set è scesa di rendimento, complice anche le fatiche della partita di ieri durata più di 3 ore. L’italiana ha dimostrato di avere il ritmo delle migliori ma è mancata lucidità nei momenti importanti che potevano girare entrambi i match. Con questa sconfitta, l’Italia è matematicamente fuori dalle semifinali di BJK Cup: le ragazze erano chiamate a compiere un miracolo, data l’assenza di Camila Giorgi che poteva fare molto bene su una superficie così rapida. Ora in campo Martina Trevisan contro Leylah Fernandez, già sconfitta durante lo scorso Roland Garros.

Viola Tamani

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Competizioni a squadre, il bilancio dopo tre anni di rivoluzioni

Ecco quanto ha funzionato e quanto no (per ora). BJK Cup e Coppa Davis sono cambiate molto in questi ultimi anni. L’ATP ha introdotto l’ATP Cup (già defunta e sostituita dalla United Cup, assieme alla WTA)

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L’anno tennistico si è appena concluso,  condotto a termine dalla Coppa Davis vinta dal Canada. Quella del 2022 è stata la terza edizione tenutasi secondo la nuova formula che ha rivoluzionato la competizione nel 2019.  Parimenti, la fu Fed Cup, omologo femminile del torneo, nel 2020 ha cambiato nome – diventando Billie Jean King Cup, in onore della tennista e attivista americana – e formula, del tutto simile a quella della controparte maschile. 

Dopo tre anni (nel 2020 gli eventi non si sono tenuti a causa del Covid) possiamo dire che le modifiche siano state positive? O, al contrario, hanno peggiorato una situazione già critica?  

La Coppa Davis che Gerard Pique, con la sua Kosmos, ha preso in mano tre anni fa era in grave perdita economica e in crisi di notorietà. Secondo quel pensiero progressista espresso da Mouratoglu col suo evento UTS (un campionato “a tempo”, che sembrava più un gioco di carte che tennis ma che sarà disputato anche nel 2023) lo sport stava perdendo appeal fra i più giovani, ormai incapaci, immersi come sono nell’informazione e nell’intrattenimento lampo dei social, di concedersi e concedere al tennis del tempo. Il tempo che questo sport necessariamente richiede. Ed allora, come prima modifica, i tre set su cinque sono diventati due su tre. Alla notizia in molti s’erano disperati di perdere per sempre il pathos delle grandi battaglie, di vedere la Davis declassata dal rango di “quinto slam”. Eppure, a ben vedere, forse questa risulta oggi la modifica più riuscita. Salvo la programmazione disastrosa della prima edizione (con match che terminavano alle 4 di mattina) gli orari e le durate dei match si sono dimostrate adeguate ad una fruizione televisiva e “giovane”.  

 

Ora, oltre ad aver accorciato la durata delle partite, è stata accorciata pure la durata dei tie, che prima erano spalmati su tre giorni – quattro singolari e un doppio – mentre oggi si consumano in un pomeriggio di due singolari e un doppio. 

Quest’ultima specialità è passata ad assumere, matematicamente, un’importanza nuova ed elevata: prima il 20 per cento dei punti, ora il 33. Ciò ha permesso a squadre come la Croazia e l’Australia (l’abbiamo visto nell’ultima Davis) di sfruttare le loro forti coppie per farsi strada nel torneo. Questo anche se i giocatori “famosi” che dovrebbero attirare un pubblico giovane e mainstream disputano prevalentemente il singolare. Ed un appassionato di tennis medio spesso non conosca tutti i nomi delle coppie presenti anche solo alle ATP Finals. E che spesso molti doppisti non disputino, nella fase finale, alcun match, a causa della prematura conclusione del tie. Non si è forse puntato sulla carta sbagliata? 

Un altro problema di questa Davis riguarda proprio la presenza – o più spesso l’assenza – dei top player. Piqué (o chi per lui) ha deciso di concentrare la competizione nell’ultima settimana di calendario, in un unica sede (quest’anno Malaga, in precedenza Madrid e sede itinerante). Questo ha fatto certo sì che la Davis richiami molta più attenzione mediatica, (anche se la percentuale di biglietti venduti a tifosi stranieri rimane il 21 per cento) e che in un certo senso si ponga come omologo del mondiale di Calcio (quest’anno al via, tra l’altro, in contemporanea). Manca, tuttavia, la sacralità della cadenza quadriennale, una tradizione ed una cultura sportiva ben differente: la Coppa Del Mondo non si chiama Coppa Rimet, mentre la Coppa Davis mantiene il nome del suo fondatore, Dwight Filley Davis.  

E i giocatori migliori spesso la disertano. Match così importanti concentrati in una massacrante dieci giorni, peraltro alla fine della stagione, non devono convincere fino in fondo i migliori del mondo, maniacalmente attenti ad una preparazione che non ammette la minima sovrapposizione e che li mantenga sempre in perfetta forma. Non a caso Alexander Zverev, in un primo momento, si è addirittura rifiutato di scendere in campo nella nuova Davis.  

Le stesse considerazioni possono benissimo essere estese alla BJK CUP, ugualmente soggetta ad una trasfigurazione che ha portato effetti positivi, ma che non sembra, in definitiva, aver adempiuto totalmente al suo compito di rebranding, almeno per ora. Potrebbero le competizioni ITF imitare quelle ATP e WTA? Sull’altro fronte, le due associazioni professionistiche hanno messo in campo, negli ultimi anni, alcune iniziative discutibili e perlomeno discusse. 

Nel 2020 L’ATP ha inaugurato la ATP Cup, torneo da disputarsi a gennaio in varie città australiane. Il motivo di questa scelta è palese: quasi tutti i grandi tennisti, in quel periodo dell’anno, sono in Australia, freschi e pronti a dare avvio alla stagione. Cercano un torneo di prestigio e di competizione che li carichi, quale può essere il suddetto evento. Non a caso la prima finale del torneo è stata fra la Serbia di Novak Djokovic e la Spagna di Rafa Nadal, spronati fra l’altro dalla posta di punti in palio, prima 750 poi 500. Un’idea che aveva già seguito la Davis dal 2009 al 2015 senza però grande successo. 

L’esperienza dell’ATP CUP si è già conclusa, dopo tre edizioni funestate dal Covid e poste troppo in prossimità con un brand troppo simile, la Coppa Davis. E tuttavia la sua eredità sarà raccolta dalla United Cup, progetto in collaborazione con la WTA, che produrrà una sinergia di tennis maschile e femminile sulla scia di quanto fatto dalla Hopman Cup negli anni passati (con l’Italia in campo il 29 dicembre). Un evento che era sempre stato amato e seguito, senza tuttavia quel fuoco della competizione che dovrebbe ardere ora nella United Cup. Che grazie a questa sua peculiarità potrebbe allontanare i paragoni con la Davis e stemperare la troppa vicinanza fra le due competizioni.  

In definitiva, il tennis sta provando a rinnovarsi. O meglio, le sue istituzioni stanno provando a rinnovarlo. In maniere discordi e scoordinate, spesso. E questo non è mai un bene. Sono stati fatti passi avanti, anche se alcuni di essi si sono rivelati passi falsi. Ma la voglia di cambiare, di “ringiovanire” il prodotto c’è, e può avere dei risvolti positivi sull’industria del nostro sport. Con un occhio di riguardo, ci si augura, alla sua storia centenaria che ne definisce l’essenza. 

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Billie Jean King Cup, l’Australia si conferma al primo posto in classifica

Nonostante la sconfitta in finale con la Svizzera, ora seconda, la squadra aussie resiste in cima al ranking per nazione. Italia 13^

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La squadra australiana di Billie Jean King Cup (foto: Paul Zimmer, via Twitter @BJKCup)

Si è fermata in finale la corsa aussie alle Finals di Billie Jean King Cup, ma tanto è bastato alla squadra di Alicia Molik perché l’Australia si confermasse al primo posto nell’ultimo ranking per nazioni, vetta che occupa dal 2021. La Svizzera si accontenta (per così dire) di aver colto il bramato e storico successo che vale un balzo di tre posizioni fino al numero 2 (best ranking), ma alla fine ha prevalso la maggior costanza nell’ultimo quadriennio, nonostante l’Australia non alzi il trofeo dal 1974 e la finale raggiunta dalla Svizzera nella passata edizione.

In top ten, oltre alla Francia che scende dal secondo al quinto posto, si scambiano posizione anche Germania e Kazakistan. L’Italia, eliminata nella fase a gironi di Glasgow con due sconfitte, scende dal n. 12 al 13.

Ma diamo un (mai troppo) veloce sguardo al metodo di calcolo della classifica, aggiornato nel 2020 in concomitanza con l’adozione del nuovo formato della manifestazione. Il sito ufficiale chiarisce che il sistema ha come obiettivo una giusta distribuzione dei punti a prescindere dal livello e dal numero di tie disputati. Il ranking aggiornato viene pubblicato dopo ogni settimana di competizione e prende in considerazione gli ultimi quattro anni, dando più peso ai risultati più recenti. Una nazione riceve un determinato numero di punti a seconda della “serie” in cui si trova a competere a inizio anno, quindi, in ordine decrescente, Finals, Qualifiers, Gruppo I, II e III. A questi si aggiungono i punti per la vittoria di un tie che dipendono sempre dal livello in cui è stata ottenuta. C’è poi il bonus a seconda della posizione in classifica della squadra sconfitta e, infine, un bonus per la vittoria in trasferta nei Qualifiers o nei Playoff. Ai punti dell’ultimo anno andranno quindi sommati quelli dei tre precedenti con percentuali rispettivamente del 75%, 50% e 25%.

 

Ecco allora la freschissima top 20:

1. Australia

2. Svizzera

3. Spagna

4. Repubblica Ceca

5. Francia

6. Canada

7. Usa

8. Slovacchia

9. Germania

10. Kazakistan

11. Russia (sospesa)

12. Romania

13. Italia

14. Belgio

15. Gran Bretagna

16. Polonia

17. Brasile

18. Lettonia

19. Giappone

20. Ucraina

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Billie Jean King Cup

Billie Jean King Cup, Bencic: “Un sogno di bambina che diventa realtà”. Günthardt: “L’esultanza alla Federer e Wawrinka? Una tradizione svizzera”

Irresistibili come lo sono state sul campo, Bencic, Golubic e Teichmann rispondono alle domande dopo lo storico trionfo

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Belinda Bencic e Jil Teichmann – Billie Jean King Cup Finals 2022 foto via Twitter @ITFTennis)

La Svizzera ha vinto la sua prima Billie Jean King Cup, impresa che non era riuscita neanche ai tempi di Martina Hingis – tempi da numero 1 in singolare, oltre che in doppio, visto che la sua ultima apparizione risale ad appena cinque anni fa, in coppia con Belinda Bencic.

Una squadra trainata da Belinda, come al solito particolarmente carica quando indossa la maglia nazionale e vittoriosa in tutti i suoi singolari e nell’unico doppio giocato, quello contro l’Italia, il solo di una qualche importanza. Parimenti fondamentale l’apporto delle altre due ragazze che si sono divise i singolari, Jil Teichmann e Viktorija Golubic, secondo le scelte evidentemente centrate del capitano Heinz Günthardt.

Raggianti, ecco che rispondono alle domande dopo il trionfo finale, in uno stato d’animo ben diverso rispetto a quello successivo all’ultimo tie della passata edizione. Lo conferma subito il capitano.

 

GÜNTHARDT: “Estremamente dolce, forse anche di più dopo l’anno scorso. Difficile fare paragoni. Abbiamo lavorato a lungo per questo risultato. Lo chiamavo il Fed Express, che cercava di arrivare a destinazione ma si fermava sempre prima.”

Belinda, l’oro olimpico nel 2021 e ora questo. Cosa tira fuori il tuo meglio giocando per la Svizzera?

BENCIC: “Già, forse dovrei diventare una giocatrice di squadra e smetterla di giocare per me stessa (ride). Il prossimo torneo è la United Cup, rosso e bianco di nuovo, quindi esprimeremo un gran tennis. È che gioco per la squadra, per tutta la Svizzera. È un sogno di bambina che si realizza. Sentire l’Inno e vedere la bandiera che sventola mi porta a trovare qualcosa in più che forse non trovo negli altri tornei.”

Pensi che questo ti aiuterà il prossimo anno nei tornei individuali?

BENCIC: “Certo, ho solo bisogno di Viki, Jil, Simona, Heinz e Phil in ogni incontro. Se non possono, mi ritirerò (risata).

Viki, non eri in campo oggi, ma hai vinto due match vitali questa settimana. Cosa significa questo trionfo per te?

GOLUBIC: “Significa tutto. Ci stavamo provando da anni. È stato bello per me avere l’opportunità di giocare, ma mi è piaciuto anche il ruolo di sostenitrice di Belinda e Jil. In realtà, per me è stata anche più dura stare in panchina. Ero tesissima durante il match di Jil.”
TEICHMANN: “Doveva essere così, alla fine.”

Avete replicato la celebrazione di Federer e Wawrinka alla fine. L’avevate pianificata o è stata una cosa del momento?

BENCIC: “Una cosa impulsiva, credo, perché è talmente iconica, almeno in Svizzera. Sono felice che abbiamo la stessa foto al femminile.”
GOLUBIC: “Io me la ricordavo, la parte la parte in cui Stan era sdraiato e Roger fa quel gesto con la mano, così ho fatto lo stesso.”
BENCIC: “Erano on fire.”
GÜNTHARDT: “ È una tradizione svizzera.”
TEICHMANN: “Te la insegnano da bambino.”
GOLUBIC: “Come comportarti quando vinci (risata).”

Heinz, hai una grande carriera nel tennis, giocatore, allenatore, capitano. Puoi descrivere le diverse emozioni?

BENCIC: “Siamo finalmente le tue preferite?”
GÜNTHARDT: “Niente eguaglia quando giochi. Ma al secondo posto c’è allenare questa squadra. Se potessi misurare la mia adrenalina, sarebbe altissima. È parecchio difficile. Cerco di aiutarle, ma non posso colpire una sola palla, letteralmente. E comunque sono troppo vecchio. Ma è un privilegio assoluto, non si può paragonare ad allenare un singolo giocatore.”

Heinz, quale eredità pensi che questo successo possa avere sul tennis femminile svizzero?

GÜNTHARDT: “Dopo Federer, Hingis e gli altri, è pacifico che si possa diventare campioni in Svizzera, ma devi riuscirci perché c’è tanta competizione tra i diversi sport. Speriamo che quando qualcuno, specialmente un giovane, ci vede vincere, pensi chi sia fantastico. Giochiamo a tennis, insomma, teniamo viva l’eredità.”

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