Questo non significa che Garcia non abbia lasciato un segno meritevole di essere ricordato nell’ultimo decennio di circuito WTA. Il primo picco di rendimento arriva proprio alla fine del 2017: nel giro di quindici giorni Caroline vince i due WTA 1000 (allora Premier) cinesi di Wuhan e Pechino. Per conquistare i due tornei sconfigge una dopo l’altra Kerber, McHale, Cibulkova, Makarova, Sakkari e Barty (a Wuhan) mentre a Pechino dopo il bye in apertura supera Mertens, Cornet, Svitolina, Kvitova e Halep. Insomma, tutto si può dire tranne che siano stati successi agevolati dai tabelloni. Grazie ai 1900 punti conquistati entra per la prima volta in Top 10 e raggiunge anche le WTA Finals di Singapore da numero 8.
Sembra davvero il momento della svolta definitiva; l’anno successivo continua a giocare bene arrivando al best ranking di numero 4. Però non compie il salto di qualità negli Slam. Essendo ampiamente Top 10, nel 2018 li gioca da testa di serie altissima, ma nei Major non riesce ad andare oltre il quarto turno (Australian Open e Roland Garros), mentre a Wimbledon perde al primo turno (da Belinda Bencic) e a New York al terzo (da Carla Suarez Navarro).
A conti fatti una serie di risultati inferiori alle aspettative del tennis francese, che dopo il ritiro di Amélie Mauresmo, è sempre alla ricerca di una giocatrice trainante, capace di essere stabile protagonista ad altissimi livelli, anche perché Marion Bartoli ha deciso di ritirarsi subito dopo aver vinto il suo primo e unico Slam (Wimbledon 2013). Garcia fatica a reggere il peso di un movimento così importante come quello d’oltralpe, e nemmeno le compagne di squadra di quel periodo (Mladenovic, Cornet, Parmentier), hanno i mezzi per sostituirla in un ruolo del genere quando lei attraversa i periodi di crisi.
Se questa posizione di giocatrice di rilievo nazionale ha sicuramente aiutato Caroline nelle fasi di esordio sul circuito (sotto forma di wild card negli Slam ottenute grazie alla Federazione, ma anche di aiuti tecnici e finanziari), a lungo termine si è rivelata un freno per il suo sviluppo tennistico. L’attenzione di media, appassionati e tecnici francesi finisce per diventare eccessiva e controproducente per il carattere di Garcia. E forse anche così si spiega il suo “storico” deludente rendimento al Roland Garros: 15 partecipazioni nel tabellone principale con un bilancio di appena 18 vittorie e 15 sconfitte.
Dopo il picco del 2017-18 Caroline va incontro a una inattesa fase di difficoltà. A 24 anni dovrebbe essere nel pieno della maturità sportiva e invece i risultati non arrivano più. Nel triennio successivo (2019-20-21), Garcia chiude le stagioni con una di percentuale di vittorie del 50% (65 partite vinte, 64 perse). Quasi inconcepibile per una atleta del suo talento, che oltre tutto ha la fortuna di non subire infortuni di grave entità.
Delusione dopo delusione, Caroline decide che occorre cambiare qualcosa, e nel maggio del 2021 annuncia la separazione tecnica dal padre, che le ha sempre fatto da coach. Non è mai semplice prendere una decisione del genere, visto che il rapporto non è solo professionale ma anche affettivo. Però nel caso di Garcia la scelta si rivela giusta: nel 2022, a 28 anni, il secondo grande picco di risultati. Comincia la stagione da numero 74 del ranking e la chiude, di nuovo, da numero 4. Ancora nel mese di giugno è numero 75, ma in estate il rendimento esplode. Otto semifinali raggiunte, quattro finali conquistate e tutte vinte: sull’erba di Bad Homburg contro Andreescu, sulla terra di Varsavia contro Bogdan, sul cemento di Cincinnati contro Kvitova e infine alle WTA Finals di Forth Worth contro Sabalenka.
Quattro successi su tre superfici differenti, impreziositi dalla vittoria più importante, quella di Forth Worth che la elegge “maestra”, nel torneo più qualificato della stagione WTA. In questi mesi di grande fulgore riesce, come detto, anche a raggiungere la semifinale allo US Open, ottenendo il miglior risultato personale in uno Slam.
L’anno successivo, il 2023, da numero 4 del mondo, si pensa possa essere finalmente il suo momento anche nei Major; invece arriva una serie di sconfitte sconcertanti, contro avversarie, sulla carta, ampiamente alla portata: in Australia perde da Linette, al Roland Garros da Blinkova, a Wimbledon da Bouzkova e a New York addirittura dalla qualificata Wang Yafan. A conti fatti l’annata 2022, giocata a 28 anni, rimane l’ultima grande fase della sua carriera. Le tre stagioni successive non le porteranno più nulla di simile. L’ultima finale WTA raggiunta rimane quella del febbraio 2023 a Monterrey, persa 7-5 al terzo contro Donna Vekic.
Chiuderà con 11 tornei vinti in singolare: le WTA Finals 2022, 3 WTA 1000 (Wuhan, Pechino, Cincinnati) e 7 titoli di livello 250 (su 11 finali raggiunte). A questi successi in singolare vanno aggiunti quelli in doppio: 2 Slam vinti nel torneo di casa (Roland Garros 2016 e 2022, in coppia con Kiki Mladenovic) oltre a una finale persa allo US Open 2016 (sempre con Mladenovic, superate da Safarova/Mattek-Sands).
Infine il titolo di squadra in Fed Cup 2019, conquistato contro pronostico in casa dell’Australia di Barty e Tomljanovic, grazie al punto decisivo arrivato dal doppio (Garcia/Mladenovic contro Barty/Stosur). Difficile dire se Caroline ricordi con piacere quel successo australiano, visto che in singolare aveva perso 6-0 6-0 da Barty: una mazzata che aveva spinto il capitano a non schierarla nel secondo singolare (per lasciare il posto a Parmentier). Però, sempre in Fed Cup va ricordata l’impresa compiuta da Garcia nella finale di Strasburgo nel 2016 contro la Repubblica Ceca, quando aveva sconfitto in singolare sia Pliskova che Kvitova; in quella occasione, per arrivare al titolo era mancato il punto decisivo del doppio: le favorite Garcia/Mladenovic avevano perso dalla coppia molto meno rodata Strycova/Pliskova con un duplice 7-5.
In sede di bilancio rimane da capire perché la carriera di Caroline Garcia sia stata, a conti fatti, al di sotto delle aspettative. Capace di raggiungere picchi di gioco notevolissimi, come ha dimostrato soprattutto nel 2017 e nel 2022, però mai nei tornei che nel tennis contemporaneo contano più di tutto: gli Slam.
a pagina 3: I principali limiti di Caroline Garcia
